Merano unita per dire no alla violenza

Sono state molte le iniziative che Merano ha dedicato al 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne. Venerdì 24 le vie del centro sono state illuminate dalla fiaccolata per dire no alla violenza di genere, una lunga scia di persone che si sono riunite per dare voce alle donne che non ne hanno più , e manifestare contro questa strage che è necessario fermare con una vera e propria rivoluzione culturale. 

La fiaccolata, partita dalla scalinata di Corso Libertà superiore, ha visto centinaia di partecipanti, tra cui anche due classi scolastiche: la 3a TSA delle FOS e la 4a LSU A del Gandhi con la presentazione finale di un progetto svolto in collaborazione con la Rete Antiviolenza. 

Il sabato mattina invece è stato dedicato a una campagna di sensibilizzazione attraverso la distribuzione di cartoline realizzate dalle classi 5D/Ku e 5K/Ku dell’istituto Gymme: un progetto ideato e creato graficamente dagli studenti, rivolto agli uomini. Sulle cartoline infatti, appaiono messaggi in cui vengono evidenziati alcuni comportamenti della violenza psicologica di genere, invitando tutti a una riflessione sugli atteggiamenti che assumiamo nella nostra quotidianità nei confronti delle donne.

Inoltre, grazie all’iniziativa delle Poste in cui il 25 novembre è stato rilasciato un francobollo con l’immagine della panchina rossa, Merano ha partecipato con un annullo postale apposito, che potrà essere applicato sulle cartoline della campagna. 

Anche la Biblioteca civica, in collaborazione con Soroptimist Merano, ha contribuito a questa giornata inaugurando “Uno scaffale tutto per sé”, un progetto dedicato al mondo femminile che mette a disposizione una raccolta libraria con l’obiettivo di diffondere la cultura della parità di genere e incentivare un cambiamento culturale e sociale. 

Ad entrambe le giornate è stata presente la Rete Antiviolenza con un infostand in cui distribuiva materiale informativo per tutte coloro che hanno bisogno di aiuto, che si trovano in condizioni di pericolo o che sono a conoscenza di situazioni di violenza e vogliono aiutare un’amica, una sorella, una collega. 

“Il centro antiviolenza dell’Associazione Donne contro la violenza – Frauen gegen Gewalt, che quest’anno ha compiuto 30 anni, è un luogo che definiamo sicuro – afferma Sigrid Pisanu, coordinatrice del centro – Il centro dispone di una consulenza telefonica personale e gratuita al numero 800 014008 h24 per informazioni, consulenza legale e per interventi in situazioni di crisi. 

Per allontanare le donne e i loro figli da condizioni pericolose e violente, il centro mette a disposizione degli alloggi protetti in cui vengono assistite e accompagnate in seguito in un processo di reinserimento dopo le dimissioni.
“Come centro antiviolenza ci occupiamo anche di sensibilizzazione e formazione: due dei nostri pilastri che vanno assieme al lavoro politico e di cultura – spiega Pisanu e continua –  L’obiettivo principale è quello di continuare a richiamare l’attenzione sul fenomeno e i bisogni delle donne promuovendo una cultura della non violenza. Sviluppiamo molti progetti grazie al sostegno del Comune di Merano, in particolar modo nelle scuole. Un progetto che ha riscontrato maggiore successo è quello denominato “Io dico no”: un’iniziativa rivolta alle ragazze che tramite laboratori e brochure informative vengono sensibilizzate sui vari tipi di violenza, con un focus particolare su quello sessuale, offrendo loro consigli concreti di approccio in relazione a situazioni di difficoltà”. 

L’INTERVISTA

Dottoressa Pisanu, quali sono le misure che bisognerebbe intraprendere? 

Adesso c’è una percezione emergenziale sul tema della violenza, ma in realtà è sempre esistita. Spero che l’energia che sento adesso e la volontà di fare non si interrompa, ma diventi qualcosa di maggiormente strutturato e integrato. Nelle scuole non ci possono essere solo workshop o progetti di breve durata, ma abbiamo bisogno di più tempo da dedicare ai ragazzi, offrendo loro un percorso di continuità e progettazione. Inoltre, non possiamo chiedere loro un cambiamento senza che noi adulti facciamo da esempio. È necessaria una riflessione su come noi ci poniamo nelle relazioni, su quali sono gli atteggiamenti e i comportamenti che intraprendiamo nelle situazioni più comuni di tutti i giorni, sul posto di lavoro, in famiglia o nell’associazione di cui facciamo parte. Non penso che sia un cambiamento dall’oggi al domani, voglio pensare che ci sia una prospettiva e che gli adulti inizino ad andare oltre gli stereotipi e i pregiudizi con cui sono cresciuti, in modo da superarli. 

Come ognuno di noi potrebbe contribuire contro questo fenomeno? 

È necessario uscire dall’immaginario dell’individualismo rispetto alla violenza. Ogni nostro comportamento si rispecchia nella società, in quanto non viviamo isolati, ma bensì in una comunità. È essenziale prendere posizione verso quegli uomini che usano qualsiasi tipo di violenza o un linguaggio sessista e irrispettoso, discuterne, farlo notare. È doverosa un’assunzione di coscienza da parte di tutti gli uomini, perché se è assolutamente vero che non tutti gli uomini sono violenti, è altrettanto vero che sono ancora pochi coloro che escono da questo individualismo affermando che così non può andar bene ed è necessario intervenire, mettendo da parte privilegi che la nostra società riserva loro senza nemmeno che essi ne siano consapevoli. 

Autrice: Chiara Caobelli

Fabio Concato, il “Musico ambulante”

Teatro Puccini pieno a Merano, per il concerto di Fabio Concato svoltosi lo scorso 15 Novembre. Un ritorno per un cantautore che ha scritto alcuni dei brani più poetici degli anni Settanta e Ottanta.

Lo incontriamo nel camerino del Teatro Puccini, a Merano, dopo un brevissimo sound check con il suo collaudatissimo gruppo. Giusto un accenno ad un paio di brani per verificare i livelli del suono: dopo centinaia di repliche in giro per tutta l’Italia, l’affiatamento e tale per cui non serve proprio di più. È Fabio Concato, il “Musico ambulante” come egli stesso si è descritto e che è anche il titolo dell’ultima fatica in sala d’incisione prima di tramutarla in una serie ormai infinita di concerti che hanno riempito le sale dal Nord al Sud della Penisola.

Fabio, quando è cominciata la tua avventura canora?

A dire il vero prima di dedicarmi alla musica attorno al 1977, avevo già esordito in pubblico con un trio di “cabarettari” che era considerato molto in gamba, almeno così dicevano i nostri colleghi dell’epoca e il pubblico che veniva a sentirci.

Ma le radici sono nel jazz la cui impronta si percepisce chiaramente nella tua produzione…

Forzatamente direi perché quella era la musica che si sentiva a casa mia alla fine degli anni Cinquanta. C’erano dei pezzi bellissimi che mio padre ascoltava e suonava tutti. Io sono cresciuto in quell’atmosfera. Erano gli anni di Natalino Otto che ai più non dirà nulla oggi, ma è stato un gigante della sua epoca. 

Attribuendoti il Premio Tenco hanno detto che negli anni Trenta c’era il filone dell’allegria e che Concato negli anni Settanta e Ottanta ne è stato la versione aggiornata. È una definizione che condividi?

Ricordo che quando me la diedero come motivazione rimasi un po’ sorpreso ma poi devo dire che è stato esattamente così. Io facevo delle cose che erano un po’ particolari, anche se poi ho cambiato leggermente strada, ma potevo in effetti essere un Natalino Otto della mia epoca.

“Musico Ambulante” nasce nel 2021. Un ritorno per un Fabio Concato che era rimasto un po’ nascosto?

Si devo dire di si. La storia è abbastanza curiosa. Quel lavoro non era nato per diventare un disco. Era semplicemente un mio desiderio di tornare in sala d’incisione per una versione aggiornata e più acustica, quasi solo voce e chitarra, dei miei brani. Ma era una cosa che io volevo solamente mettere vicino alla mia discografia, solo per me, per il piacere di averla. Poi riascoltandola, quasi casualmente, alcuni amici mi hanno detto, ma perché devi tenertela solo per te? E così ci ho ripensato.

Stai riempiendo i teatri nazionali da tre anni a questa parte. Che effetto ti fa?

Molto bello, direi ed è una cosa che non mi aspettavo. Dipende molto anche dal mio management che sa fare una promozione con gli strumenti moderni dei social dove “smanettano” per bene facendo quelle cose che bisogna fare se vuoi avere un minimo di seguito ai giorni nostri. 

Forse non solo i social, ma anche il segno che tu hai lasciato nel panorama musicale italiano…

Si, sì, certamente non voglio piangermi addosso né sminuire quello che è stato. è sicuramente anche questo.

La tua “M’innamoro davvero” è colonna sonora del bellissimo film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi”. Come è nata questa collaborazione?

Non me l’aspettavo proprio. È arrivata la richiesta ed è chiaro che il mio è stato subito un sì. Non immaginavo di entrare a far parte di una colonna sonora per un film importantissimo. Appena la intono nei teatri, tutti subito sussurrano “questa è quella del film” ed è fantastico.

Autore: Enzo Coco

Pedibus: educativo ed ecologico

È un vero e proprio “autobus a piedi” e così come in un mezzo di trasporto su gomma c’è bisogno di un autista, linee di percorso, fermate, passeggeri e orari prestabiliti. Proprio in questo modo funziona anche il Pedibus, un’alternativa sicura ed ecologica per l’accompagnamento dei bambini e delle bambine a scuola tutte le mattine. Si tratta di un progetto che anno dopo anno si sta rivelando sempre più un successo. 

Si tratta di un servizio gratuito messo a disposizione per le famiglie che ne fanno richiesta ed è rivolto agli alunni e alle alunne delle scuole elementari italiane e tedesche. Gli scolari vengono accompagnati e assistiti da nonni vigili appositamente formati, così da rendere il servizio oltre che sicuro anche di qualità.
Pino Viti è il coordinatore del progetto ormai da dieci anni e si occupa dell’intera organizzazione e del coordinamento degli attuali 55 nonni vigili volontari attivi in città.

Signor Viti, quali sono i vantaggi del Pedibus?
Sicuramente ridurre il traffico nelle vicinanze delle scuole, aumentare la sicurezza stradale, proteggere l’ambiente e sviluppare le competenze sociali dei bambini e la loro autonomia. Ma soprattutto l’aspetto più importante è quello di offrire ai bambini la possibilità di percorrere la via verso scuola in compagnia dei loro coetanei, divertendosi e al tempo stesso conoscendo meglio la città e imparando il codice della strada. 
Tutti collaborano e i bambini più grandi aiutano i più piccoli e vengono così responsabilizzati, creando un ottimo lavoro di squadra. 
Da quest’anno inoltre, siamo riusciti ad includere anche alcuni bambini con disabilità: una soddisfazione di cui andiamo molto fieri e che sta riscontrando un grande successo. 

Si tratta di un servizio di volontariato, anche se ogni nonno vigile riceve un piccolo compenso. Quali sono gli aspetti più belli nell’accompagnare i bimbi a scuola?
Il gruppo. I bambini che parlano, discutono, raccontano che materie hanno durante la giornata o della partita di calcio che hanno giocato il giorno prima. E intanto camminano, attività oggi non comune a tutti. 
Le maestre mi hanno detto che vedono subito la differenza tra i bambini che arrivano col Pedibus e quelli che smontano dalla macchina davanti a scuola: di prima mattina i nostri bambini sono molto più svegli e attivi, pronti per affrontare brillantemente la giornata.

Attualmente i nonni vigili impiegati in questo servizio sono 14.  Potrebbe essere utile avere altri volontari per migliorare la rete e ampliare le linee?
Sì, certamente. Il mio obiettivo è proprio quello di raggiungere almeno altre due zone della città: il quartiere di Santa Maria Assunta e la zona di Maia Alta. Mancano però i nonni vigili disponibili e sicuramente riuscire ad aumentare il gruppo dei volontari sarà una sfida importante per il prossimo periodo. 

Chi può diventare nonno vigile? E come si fa?
Non è particolarmente difficile, anzi: chiunque che sia nel range di età tra i cinquanta e gli ottant’anni e sia pensionato può fare richiesta presso il comando della Polizia locale del Comune di Merano. 
È necessario essere dotati di un certificato medico e dopo aver superato un semplice colloquio di selezione con me, si diventa idonei, si frequenta il corso della sicurezza e infine viene assegnata la linea di servizio sulla quale si opererà.

Il Pedibus può regalare anche grandi soddisfazioni e a testimoniarlo è la nonna vigile Maria Cristina Boninsegna. 

Signora Boninsegna, qual è il riscontro delle famiglie che riceve ogni giorno?
Questo servizio sicuramente alleggerisce le incombenze dei genitori, permettendo loro di risparmiare tempo e denaro. È un’attività preziosa offerta dal Comune di Merano gratuitamente e sono felice di prenderne parte perché ogni giorno oltre che mantenermi in forma passeggiando per le strade della mia città, lo faccio in ottima compagnia. I bambini mi chiamano “nonna”, mi prendono per mano e condividono con me le loro storie e avventure. È sempre un piacere rivederli e scambiare quattro chiacchiere con loro: un ottimo inizio di giornata! 

A chi si devono rivolgere le famiglie per fare la richiesta d’iscrizione al Pedibus?
Ci si deve rivolgere ai vigili del Comune di Merano oppure compilare direttamente il modulo scaricabile dal sito del comune e inviarlo per mail all’indirizzo raphaela.hafner@oekoinstitut.it. Le richieste vengono prese in considerazione dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige di Bolzano e dirette nella fase successiva dal coordinatore Pino Viti di Merano. 

Autrice: Chiara Caobelli

Un fiume di eventi contro la violenza

È dal dicembre 1999 che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito “La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne” e ha designato il 25 novembre come data per la ricorrenza. Lo scopo di questa giornata è quello di sensibilizzare in ogni nazione l’opinione pubblica sulla gravità e le proporzioni che questo problema ha assunto. Esso prende vita in numerose forme della violenza e si esplica in modo trasversale a tutte le classi sociali, a tutti i livelli di alfabetizzazione e di istruzione e a tutte le latitudini del mondo. 

La data scelta dà inizio a sedici importantissimi giorni, i “16 giorni di attivismo sulla violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani che ha luogo il 10 dicembre di ogni anno. Questo periodo comprende una serie di altre date di grande rilevanza come il 29 novembre, il Women Human Rights Defenders Day (Whrd), il 1º dicembre, la Giornata mondiale contro l’Aids e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montréal, quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler “combattere il femminismo”. 

“Orange the world”

Il colore arancione è utilizzato come colore di identificazione della campagna, ogni anno concentrata su un tema particolare e che dal 2014 ha assunto come slogan “Orange the World”.
Il service club Soroptimist international Merania, il gruppo di donne cioè che opera per le donne, le ragazze e le bambini a livello internazionale, nazionale e locale, aderisce all’intera iniziativa “Orange the world” con un ricco programma. Dal 25 novembre al 10 dicembre viene allestito il “Posto occupato” in numerosi luoghi pubblici come teatro, cinema, impianti sportivi, biblioteca e biblioteche scolastiche.

Una scrittrice in classe

In collaborazione con i licei di lingua tedesca di Merano “Gymme”, è invitata la scrittrice meranese Romina Casagrande a leggere alcuni stralci d’argomento e tratti dalla sua produzione letteraria.
In collaborazione il Comando dei Carabinieri, dove il Soroptimist meranese ha già creato anni or sono “La stanza tutta per sé” dove poter accogliere in un ambiente protetto e confortevole le donne che desiderino denunciare abusi e violenze, e che ha già donato la valigetta “Kit”per le registrazioni audio e video per le denunce in ospedale o altri luoghi, per i 16 giorni verrà illuminata di rosso la caserma.

Uno scaffale per le donne

In collaborazione con la Biblioteca civica di Merano, il 25 novembre alle ore 11 sarà inaugurato “Uno scaffale tutto per sé”. Lo scaffale dipinto di arancione mostrerà libri dalle tematiche femminili, altri scritti da donne. Ogni anno si sceglierà un diverso tema e lo scaffale ospiterà nuovi volumi. Il Soroptimist Club Merania si augura che lo scaffale diventi un punto di informazioni per gli studenti ma anche per i cittadini meranesi.

Autrice: Rosanna Pruccoli

La genesi di un sogno: il Kurhaus, centro della mondanità

Ben trentotto anni dopo la consacrazione di Merano come Luftkurort (1836), in città mancavano ancora quelle tipologie di edificio necessarie per le diverse terapie ma anche per l’intrattenimento e lo svago, sempre presenti, nelle città di cura Mitteleuropee. Di impedimento alla realizzazione dei differenti stabili erano sì carenze economiche ma soprattutto l’ostinata opposizione dei politici conservatori. Il dibattito sull’opportunità di costruire un Kurhaus era iniziato nel 1846, quando, sotto la spinta di un primo afflusso turistico già consistente, l’allora sindaco Valentin Haller aveva invitato i cittadini a fondare una società per la costruzione del Kurhaus (Kurhausaktiengesellschaft).

Fu solo nel 1874 che la città poté inaugurare il suo Kurhaus. Il progetto e la realizzazione stessa dell’edificio apparve sobrio ed elegante nelle sue linee architettoniche neorinascimentali, con una struttura semplice, un corpo centrale, con atrio e scale, e due ali laterali ripartite in diversi locali adibiti alle molteplici attività con una lunghezza totale dell’edificio di settantaquattro metri. 

Qui si sarebbero concentrate le attività culturali, di svago e quelle più propriamente terapiche, secondo un modello già molto diffuso fra i centri di cura dell’impero e non solo. 

I bagni di cura trovavano posto al pian terreno del lato nord che si affacciava sulla Habsburgerstrasse. 

Nella sala posta nella zona mediana del corpo di fabbrica avevano luogo i balli, le feste, i concerti ecc. 

C’erano inoltre la Konversationsal, la sala di lettura, la sala giochi provvista di tavoli da biliardo, la sala da fumo, gli uffici della Azienda di cura e un salone per le signore. 

Il 14 novembre 1874 si ebbero i festeggiamenti di inaugurazione che non lasciarono a desiderare: centocinquanta gli invitati d’onore al banchetto, la sala della cerimonia era illuminata da centodue lampade a gas, eleganti decorazioni floreali impreziosivano l’ambiente e due busti dei coniugi imperiali davano un tono di ufficialità all’evento, sottolineato dalle note armoniose dell’orchestra di cura.  Il Kurhaus era ora il fulcro delle attività e degli incontri della società vacanziera. La sala di lettura, dall’ingresso gratuito, era aperta dalle otto del mattino per chiudere, oltre che nella breve pausa del mezzogiorno, alle nove di sera. 

Era l’Azienda di cura e soggiorno ad occuparsi dell’organizzazione delle singole attività e delle manifestazioni, quali concerti, balli e persino pezzi teatrali nonostante il progetto non prevedesse una sala teatrale o un palcoscenico. Si rimediò con un palco smontabile lungo tredici metri e profondo otto. 

Vista la concorrenza data dal gran numero di città di cura in tutto il territorio dell’impero e d’Europa, le attrezzature andavano continuamente aggiornate e rinnovate, così a pochi anni di distanza, nel 1880, lo stabilimento venne rinnovato e dotato di apparecchiature all’avanguardia. Negli anni Novanta però l’edificio denunciava la sua inadeguatezza data dagli spazi ormai divenuti angusti per un così cospicuo flusso di turisti. 

Nel 1899 dunque le autorità preposte si ritrovavano nuovamente nel vortice del dibattito sulle soluzioni possibili, in bilico fra l’ipotesi di una ulteriore ristrutturazione e quella di una definitiva ricostruzione. 

Si dovrà giungere però fino al 1906 per indire un primo concorso di proposte per la ristrutturazione, per arrivare infine ad una soluzione più drastica nel 1911 che prevederà la completa ricostruzione e l’ampliamento verso est lungo la passeggiata dell’edificio.  

Autrice: Rosanna Pruccoli

Viaggio fra gli archivi della città

Sono il testimone silenzioso della storia, un registratore che annota i particolari degli eventi, delle giornate, di ciò che si possiede, sono la memoria di un paese: la quinta edizione delle Giornate europee del patrimonio sarà dedicata agli archivi della città, che dal  16 al 26 novembre verranno eccezionalmente aperti a tutta la cittadinanza.

“Gli archivi esistono in tutto il mondo e in tutte le culture. Non di rado vengono anche definiti la memoria della società, perché conservano e salvaguardano un patrimonio culturale insostituibile che è stato tramandato di generazione in generazione. Rendendo accessibili vecchi documenti, mappe o lettere, non solo si documentano azioni e decisioni, ma si conserva anche la memoria. Svolgono un compito sociale straordinariamente importante, conservando per i posteri la conoscenza della società”, scrivono gli organizzatori della edizione 2023 delle Giornate europee del patrimonio nella brouchure stampata per l’occasione. È il quinto anno consecutivo che la città partecipa all’iniziativa, e quest’anno l’assessorato alla cultura collabora con il Palais Mamming Museum e – appunto – l’Archivio storico.
Saranno dieci giorni in cui gli archivi storici apriranno le loro porte, ma non solo: verranno presentati infatti anche fondi meno conosciuti quali il catasto degli alberi, l’archivio parrocchiale, il fondo dei costumi con biblioteca del teatro comunale, l’archivio degli spartiti dell’azienda di soggiorno, l’archivio dei libri d’artista per bambini Ópla nonché documenti, testimonianze e dipinti dell’ippodromo. Una serie di incontri ed iniziative a ingresso libero.

Il catasto degli alberi  e delle note musicali

Il primo appuntamento è stato fissato per giovedì 16 novembre alle ore 18 in Biblioteca civica in via delle Corse 1: Niccolò Fornasini, tecnico della Giardineria comunale, mostrerà ai cittadini l’attuale banca dati e catasto degli alberi pubblici di Merano, offrendo al contempo l‘opportunità di presentare le innovazioni tecnologiche e progetti futuri per il verde urbano. 

Da venerdì 17 a domenica 26 novembre nelle sale meeting 1 e 2 del Kurhaus resterà aperta una mostra particolare,  quella dell’archivio musicale cittadino. L’archivio degli spartiti raccoglie circa 7.500 opere di musica classica e moderna ed è anche il lascito di una delle istituzioni musicali più storiche della città, l’Orchestra del Kurhaus di Merano.  L’esposizione, curata da Karl T. Kogler ed Elfriede Hallama, resterà aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 14, sabato e domenica dalle 10 alle 16. Inaugurazione ufficiale sarà venerdì 17 alle ore 17.

L’archivio storico e quello parrocchiale

Sabato 18 e domenica 19  presso l’archivio storico in vicolo Passiria 7 si potranno varcare le porte dell’archivio storico e scoprire i suoi tesori: un’ampia varietà di documenti, tra cui l’ordinamento civico del 1317. Le visite guidate sono previste in entrambi i giorni: alle 11 e alle 16 con Eugenio Valentini (archivio storico) ed Elmar Gobbi (Palais Mamming) in italiano, e alle 10 e alle 15 con Markus Gamper (archivio storico) in tedesco. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it, o via telefono al numero 0473 250211).

Sabato sarà anche possibile visitare l’Archivio parrocchiale del Duomo e scoprire un libro matricola.

I costumi e i libri  del Teatro Puccini

Il Teatro Puccini di Merano dispone di un vero “archivio tessile”: il fondo costumi conta più di 800 costumi di scena storici, e i  pezzi più pregiati risalgono agli anni tra il 1900 e il 1915, e la biblioteca è dotata di oltre 18.000 volumi che custodiscono alcune curiosità della cultura teatrale e musicale fin de siècle. Sabato 18 e domenica 19 novembre presso il teatro sono previste visite guidate: alle 10 e alle 14 con Patrick Rina (giornalista), Veronika Rieder (storica) e Sabine Hillebrand (fondo costumi) in tedesco; alle 11.15 e alle 15.15 in italiano. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it oppure 0473 250211).

Opla, il libro d’artista per i bambini

Ópla è un archivio che dal 1997 ricerca e custodisce un vastissimo patrimonio di libri realizzati da artisti per bambini, e sabato 18, presso il Centro per la Cultura in via Cavour 1, lo si potrà scoprire. Sono previste diverse visite guidate alla collezione: alle 16 con Sonja Pircher (direttrice della biblioteca civica) in tedesco, alle 15 in italiano con Ilaria Degasperi (biblioteca civica); tra le 17 e le 19 è previsto l’accesso libero all’archivio, e per le ore 15 è stato organizzato un laboratorio per i bambini dai 5 agli 8 anni il cui focus sarà sulla reinterpretazione della fiaba nel libro d’artista per bambini. È necessaria l’iscrizione (cultura@comune.merano.bz.it, 0473 250211).

Borgo Andreina  e l’ippodromo

Sabato 18 e domenica 19, infine, ci si recherà all’ippodromo di Maia per una mostra particolare: saranno esposti manifesti, libri, riviste e dipinti dei vincitori del Gran Premio del passato e per conoscere meglio le personalità che hanno contribuito allo sviluppo dell’ippica. Visite guidate in tedesco alle 15.15 con Leo Haller e in italiano alle 14.30 con Carla Zanfrà. È necessaria l’iscrizione.

Autore: Luca Masiello

Uno scenario nuovo

Le recenti elezioni provinciali del 22 ottobre hanno aperto prospetive inedite per la politica altoatesina. Per la prima volta la giunta provinciale dovrà essere basata su una vera coalizione, composta da almeno tre partiti. Ne abbiamo parlato con il politologo nativo di Bronzolo Günther Pallaver.

A grandi linee i risultati del voto del 22 ottobre erano stati ampiamente previsti dai sondaggi ma,  lo sappiamo, una cosa è paventare nuovi scenari anche per forzare gli elettori nelle loro scelte dell’ultima ora, e un’altra è invece confrontarsi con il nuovo panorama  degli eletti in consiglio, prossimamente impegnati a dare un nuovo governo alla nostra provincia, 

Le novità sono molte, naturalmente tutte volute dagli elettori direttamente attraverso le loro scelte di voto oppure indirettamente attraverso la decisione di disertare le urne. Su tutte spicca un passaggio epocale, ovvero la necessità per la SVP di allearsi per la prima volta anche con un partito “di lingua tedesca”. è la fine di un’epoca, quella della rappresentanza esclusiva del gruppo linguistico (etnico) tedesco. Un vero e proprio cambio di paradigma per l’autonomia altoatesina.

L’INTERVISTA

Davvero è cambiato tutto, ora?

Direi di sì. Non c’è stata infatti solo la discesa della SVP più o meno al 35% dei consensi complessivi. La grande novità è che la Volskpartei non ha più l’esclusiva della rappresentanza dei gruppi linguistici tedesco e ladino. Oggi rappresenta infatti solo il 45% della “minoranza”; il restante 55% di elettori di madrelingua tedesca ha votato altri partiti. Ora la Stella Alpina a Roma, Vienna e Bruxelles non può più dire “noi rappresentiamo le minoranze linguistiche”. In secondo luogo, diretta conseguenza di questo, la SVP ha ora bisogno di un partito partner di giunta anche di lingua tedesca. è la prima volta questo accade dal 1948, si tratta davvero di un momento storico. In sostanza: la SVP non è più un “partito di raccolta”.

Si ragiona molto sull’emorragia di voti della SVP. Cos’è davvero successo al suo tradizionale elettorato?

Ha pesato molto la rissosità all’interno del partito tra le varie fazioni, che evidentemente all’elettorato non sono piaciute. Non sono riusciti a trovare un consenso tra le varie anime interne. La SVP era diventata il partito delle lobby dei contadini e degli albergatori. Ci sono poi tutta una serie di questioni politiche che sono rimaste irrisolte. Basti pensare alla questione del limite dei posti letto da mettere a disposizione per il turismo, oppure ai problemi legati all’urbanistica o alla gestione delle risorse energetiche. Si è poi verificata anche una certa discrepanza tra l’obiettivo della sostenibilità ambientale per il territorio indicata dal presidente Kompatscher come importante obiettivo da raggiungere, e quello che si è riusciti concretamente a realizzare. Il freno, com’è noto, è giunto appunto dalle lobby interne. C’è poi anche un altro aspetto, particolarmente interessante che va considerato. 

Quale?

La SVP è stata sempre il partito di grande successo, in grado di portare sicurezza alla minoranza grazie all’autonomia che tutti ci invidiano. L’autonomia è quindi diventata quasi… ovvia ed è venuto meno il collante etnico che alimentava il consenso del partito di raccolta. Il tradizionale appello all’unità perché la minoranza sarebbe sempre sotto attacco, in sostanza è stato superato dalla normalizzazione. E quindi ora gli elettori di lingua tedesca si sentono nelle condizioni di uscire dall’alveo della difesa rappresentato dalla SVP. Possiamo dire che la Volkspartei in qualche modo è vittima del successo da lei ottenuto. 

A questo proposito si parla molto degli “italiani” in consiglio provinciale e degli “italiani” in giunta. Le categorie etniche della politica quanto sono ancora attuali dopo questo voto?

Sì e no. Durante il voto sono meno attuali, ma poi quando si va alla formazione del governo ovviamente i gruppi esistono eccome. Lo vediamo dalle lacrime del gruppo italiano che è rappresentato da soli cinque consiglieri. In realtà è la seconda volta che questo succede, erano stati cinque già nelle elezioni del 2013. Ma in una democrazia consociativa, come quella di cui facciamo parte (* cfr box a fondo pagina) una delle logiche è l’inclusione massima di tutti i gruppi sociali e nel nostro specifico i gruppi linguistici. Dal punto di vista formale oggi puoi senz’altro dire che se in consiglio provinciale gli italiani sono cinque, poi in giunta ce ne sarà uno. Ma quell’uno andrà quindi a rappresenta solo una minima parte della popolazione di lingua italiana. E questo dal punto di vista politico diventa un problema. Questo meccanismo è uno dei motivi di quello che abbiamo chiamato disagio di italiani: mano a mano si sono sentiti sempre più estromessi. Certo che chi non va a votare… Basti vedere che nella maggior parte dei 116 comuni la percentuale di voto è stata più o meno dell’80%. A Bolzano, Merano e Laives, invece siamo andati sotto il 60%. La differenza è notevole. 

I prossimi passi sono l’insediamento del consiglio, l’elezione dell’ufficio di presidenza e poi le trattative per la giunta per le quali ci sono a disposizione 90 giorni. Cosa succederà? Quanto peseranno Roma e i risultati delle elezioni in Trentino?

La SVP è combattuta al suo interno. Ma per capire cosa succederà è utile partire da una serie di precondizioni. Innanzitutto per avere una maggioranza solida ci vogliono 19 consiglieri su 35, 18 sono pochi. 19 erano anche all’inizio della scorsa legislatura. Vanno rispettati poi la proporzionale etnica e la quota riservata alle donne. C’è poi anche la questione della vicinanza o distanza politica rispetto alla SVP. Nell’ultimo periodo Fratelli d’Italia ha assunto una posizione molto moderata su autonomia e proporzionale, con lo scopo di accreditarsi per entrare in giunta. Ma dal punto di vista ideologico sappiamo che a Roma nel partito ci sono ancora molti rappresentanti nostalgici del fascismo. Sta di fatto che nella SVP c’è un’ala conservatrice che vuole allearsi con Fratelli d’Italia per avere un collegamento con Roma, e un’altra metà che invece non lo vuole. Si parla anche dell’intenzione della Volkspartei di fare un sondaggio tra i suoi iscritti, prima di fare eventualmente questo passo. A mio avviso la Volkspartei non può poi fare una coalizione con un partito che vuole l’autodeterminazione al posto dell’autonomia, come Südtiroler Freiheit. Un’altra questione è la posizione o meno a favore dell’Europa sovranazionale oppure il sovranismo. Sappiamo che la Lega è un partito antieuropeo e che a questo proposito la Meloni è meno rigida. Poi: può la SVP fare un’alleanza con un partito come la Lega che ha appena aperto un contenzioso a livello europeo contro le limitazioni al traffico commerciale introdotte dall’Austria che, lo ricordiamo, è la potenza tutrice dei sudtirolesi? 
In definitiva: fare una coalizione con Fratelli d’Italia è difficile. Ma avere un contatto con Roma è importante e la SVP con le sue coalizioni ha sempre rispecchiato il governo nazionale, a parte il periodo di Berlusconi. Secondo me allora la Stella Alpina cercherà comunque di fare una coalizione con la Lega. Con questo partito ha già governato negli ultimi cinque anni e già allora nel programma di coalizione insieme avevano sottoscritto un preambolo a favore anche dell’Europa. Va poi detto che  Christian Bianchi è stato eletto nella lista della Lega, ma in realtà è un indipendente candidato in rappresentanza della sua lista civica Uniti per Laives. Bianchi è quindi autonomo e ha governato per anni in grande sintonia con la SVP a Laives. Poi la SVP ha bisogno di un partito tedesco e qui in pole position a mio avviso c’è il Team K. Il diciannovesimo consigliere potrebbe quindi essere Gennaccaro. 

Da queste elezioni Kompatscher come ne esce? C’è chi lo indica come corresponsabile della “sconfitta” e chi invece lo ritiene colui che è riuscito a contenere la perdita di consenso della SVP.

La SVP ha diminuito i consensi ma all’interno del suo partito Kompascher ne è uscito rafforzato. Nel 2018 il 57% dell’elettorato della SVP aveva dato la preferenza a Kompatscher, nel 2023 la percentuale è stata invece del 60%. Molti hanno detto di aver votato SVP, questa volta, “per dare man forte a Kompatscher”. E senza la ricandidatura di Kompatscher a Landeshauptmann probabilmente il partito avrebbe perso ancora di più. Inoltre ora in consiglio provinciale Kompatscher ha con sé la maggioranza del gruppo consigliare, cosa che prima non c’era. Invece molto  indebolita è la figura di Achammer, che secondo me prima o poi durante la legislatura verrà sostituito nel ruolo di Obmann del partito. Trovarne uno nuovo non sarà facile, a causa del compito davvero ingrato. Quindi forse potrà anche rimanere…

Sì, ma non più con le percentuali bulgare di consenso degli scorsi anni…

Eh già. E anche questo è un grande cambiamento.

Autore: Luca Sticcotti

San Michele Arcangelo: il custode del cimitero civico

Merano, Maia Bassa, Maia Alta e Quarazze avevano i propri cimiteri posti attorno alle chiese. Sin dal 1325 e fino al 1848 il cimitero dei cittadini abbienti di Merano si trovava intorno al Duomo mentre quello delle classi subalterne, dei malviventi e dei viaggiatori si trovava alle spalle della chiesa di Santo spirito e dell’ospedale. Un ossario è documentato nel 1381 e nel 1422 fu costruito nella cappella mortuaria di Santa Barbara posta a lato dell’abside del Duomo.

A tutt’oggi le lapidi più significative di quell’antico cimitero sono visibili sulle pareti esterne del Duomo e sul muro di cinta del sagrato. Nel 1884 il cimitero cittadino fu spostato e ampliato una prima volta. Fu utilizzato lo spazio alle spalle della chiesa di Santo Spirito al quale furono aggiunti nel 1861 ilcimitero protestante e nel 1872 il cimitero ebraico.
Con l’espansione ottocentesca della città e con lo sviluppo turistico oltre che per ragioni di igiene il cimiteri furono spostati in zone limitrofe al centro nel 1907. Mentre nell’area degli antichi cimiteri nel 1938 fu costruito il parco Marconi.
Il cimitero civico di Merano fu quindi posto nell’attuale via San Giuseppe, alle spalle della stazione ferroviaria e al confine con Lagundo.
Ideato, con i suoi 4,5 ettari suddivisi in 22 campi e l’edificio principale dall’architetto boemo Anton Weber (3.12.1858 – 29.3.1942) allievo e collaboratore dell’architetto germanico Josef Schmitz (8 novembre 1860 – 29 marzo 1936). Legato alla corrente storicista e neogotica, Weber fu chiamato più volte nel territorio a sud del Brennero, sia per progettare e costruire nuovi edifici, sia per restaurare costruzioni medievali.
Nel 1881 ad esempio restaurò il Duomo di Merano e la Chiesa di Santo Spirito, nel 1898 costruì ex novo la parrocchiale di Marlengo, fra il 1907 e il 1913 progettò e realizzò appunto il corpo di fabbrica del cimitero che è composto dalla chiesa e dalle due ali di arcate che stanno alla sua destra e alla sua sinistra, dalla casa del custode e dalle arcate poste sul lato sud e ovest del perimetro.
Lo stile scelto dall’architetto Weber è il neo-bizantino riconoscibile nella planimetria della chiesa e soprattutto nel tamburo ottagonale finestrato della cupola. Il cimitero, come per tradizione, è dedicato al San Michele Arcangelo – Mi-ka-El ossia “Chi è come D-o?”.
L’arcangelo è raffigurato nel bassorilievo marmoreo posto a corona dell’ingresso con quelli che sono i suoi attributi tipici quali l’armatura, la spada, la bilancia per procedere alla psicostasia.
Nei due piatti della bilancia sono ben visibili le due anime: la prima, leggera è in piedi e guarda fiduciosa verso il paradiso, la seconda, più pesante a causa dei peccati è seduta e in preda alla disperazione tenendo la faccia fra le mani. San Michele Arcangelo è colui che guidò la milizia.

Autrice: Rosanna Pruccoli

La villa del medico in stile modernista

Nel 1934 i coniugi Diessbacher fecero costruire la propria villa in via Maia, a poca distanza dalla Casa Littoria che aveva preso il posto della vecchia e fatiscente costruzione dell’ospizio annesso alla chiesa di Santo Spirito. Primo edificio della via Maia, la villa affacciava anche su via Roma. 

Mattheus Diessbacher fu medico assai noto in città e, nell’arco della sua lunga vita, sempre apprezzato per le sue doti umane. Durante la Prima guerra mondiale Matthaeus stava frequentando il liceo dei Benedettini e avrebbe dovuto assolvere all’esame di maturità nel 1917 ma, approfittando della possibilità di sostenere la cosiddetta “maturità di guerra”, si licenziò un anno prima, nel 1916. Entrato subito nel servizio militare, servì la patria nel II. Reggimento dei Kaiserjäger. 

Come capitano fu impiegato sul fronte tirolese e poi su quello del Pasubio da dove prese parte all’offensiva austriaca in Italia settentrionale. Finita la guerra – e autofinanziandosi dando lezioni private – iniziò gli studi di medicina all’Università di Innsbruck, dove si laureò con la lode nel 1922. L’anno seguente, nell’ambito della cosiddetta Piccola Opzione, egli compare nell’elenco delle persone che nel mese di aprile ottennero la cittadinanza italiana dalla Regia Prefettura di Trento. 

Ultimata anche la specializzazione in otorinolaringoiatria nel 1925, rientrò subito a Merano per aprire il proprio ambulatorio specialistico. L’anno seguente sposò Sidonie Kinz, originaria di Kufstein e sorella della famosa attrice Franziska Kinz.

Nel 1934 i coniugi Diessbacher fecero costruire la propria villa in via Maia rivolgendosi agli ingegneri Augusto Rovighi e Walter Nörden che realizzarono una villa funzionale e nel segno dello stile modernista. 

La villa si articolava su tre piani: al piano interrato trovavano posto oltre a quattro cantine, una cucina e due stanze. Al pian terreno la sala d’attesa, l’ambulatorio e il “lavatorio”, la stanza e il bagno per la cameriera. Al secondo piano trovavano posto la cucina, un wc e un bagno, e tre stanze; stesso schema per il secondo piano. Fino al 1978 il dottor Dissbacher visse e tenne ambulatorio nella villa. Sulla facciata spiccano un ingresso elegante, un vistoso bovindo tondeggiante, e l’affresco poderoso di Paul Mathias Padua, realizzato nello stesso anno della costruzione dal pittore salisburghese e raffigurante i santi Cosma e Damiano. 

Il cancello d’ingresso è sovrastato da un arco di ferro battuto sul quale troneggia il simbolo della medicina: il caduceo di Hermes e il serpente, stesso simbolo che peraltro campeggia anche sul frontone della Kurmittelhaus.  Durante la seconda guerra mondiale il dottor Diessbacher esercitò anche come medico condotto a Lauregno e Proves. 

Subito dopo il conflitto, vista la sua bontà d’animo ma anche il suo carattere aperto e amichevole, fu invitato a far parte del Rotary Service Club fin dal 1950 quando ancora esso aveva sede solo a Bolzano. Nel 1962 fu tra i fondatori della sede meranese del Rotary e il primo fra i membri meranesi ad essere insignito con la più importante onorificenza rotariana: il “Paul Harris Fellow”.   

Il desiderio di voler sempre essere aggiornato sui progressi e sulle evoluzioni legate alla sua specializzazione lo portava a frequentare numerosi corsi di aggiornamento Innsbruck, Zurigo, Monaco, Freiburg, Kiel, per citarne solo alcune. 

Nel 1963, però, la sua vita fu sconvolta all’improvviso: in un incidente automobilistico presso Colma mori la moglie Sidonie. Per eternarne la memoria egli istituì una borsa di studio che veniva consegnata ogni anno a Natale.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Clean up day, raccolti 50 chili di rifiuti

“Non rassegnatevi al brutto, continuate ad impegnarvi per avere cura del vostro paese e tenerlo pulito”: è l’appello di Petra Laner, referente locale di Plastic Free all’indomani del “clean up day”, azione di pulizia delle strade di Sinigo durante la quale sono stati raccolti oltre 50 chili di rifiuti. 

Cinquanta chilogrammi di rifiuti vari, soprattutto lattine e bottiglie di plastica, ma anche una batteria di auto: questo il risultato del “clean up day”, la giornata ecologica di pulizia promossa dall’associazione Plastic Free nella zona di Sinigo. 

Una dozzina i partecipanti all’iniziativa, che hanno perlustrato gli spazi verdi del rione a caccia di immondizie abbandonate con il duplice intento di rimuovere i rifiuti gettati nelle aree pubbliche e di sensibilizzare la cittadinanza sulla tema della tutela dell’ambiente e in particolare sui rischi dell‘inquinamento da plastica. 

“È stata una bellissima giornata, moltissime persone si sono unite al nostro gruppo e alla fine tutti ci hanno ringraziato – spiega la referente Petra Laner – purtroppo, però, abbiamo notato che molti residenti del posto sembrano essere rassegnati, come se ormai si fossero abituati a vivere in questa situazione di degrado e sporcizia. Eppure abbiamo visto che ci sono moltissime persone volenterose, che lavorano nell’ombra per tenere pulita Sinigo: noi con la nostra presenza vogliamo incoraggiarli a continuare così, e a coinvolgere tutta la cittadinanza”. Ulteriori informazioni sulle iniziative promosse da Plastic Free onlus sono disponibili sulla pagina Facebook e sulla pagina Instagram dell’associazione.

Autore: Luca Masiello