Intelligenza artificiale e società

La città digitale è sempre più intimamente connessa all’Intelligenza Artificiale (IA). Algoritmi e tecniche di IA sono impiegati ormai dappertutto: nei nostri cellulari, nelle nostre automobili, nei software gestionali utilizzati dalle aziende, e così via.
Da un punto di vista scientifico l’IA è una disciplina, nata ormai 60 anni fa, il cui scopo ultimo è rendere i calcolatori capaci di manifestare comportamenti “intelligenti”. Nell’ambito dell’IA sono state sviluppate tecnologie informatiche avanzate quali il processamento del linguaggio naturale, la visione artificiale, la robotica, la rappresentazione della conoscenza, il ragionamento automatico, la pianificazione, e l’apprendimento automatico (o machine learning).  Nell’ultimo decennio l’IA ha subito un incredibile rilancio, che l’ha portata dall’essere una disciplina di nicchia e futuristica a una che tocca ormai tutti i settori della nostra società. Tale sviluppo è stato reso possibile da una parte dall’aumento della potenza di calcolo e di memorizzazione dei calcolatori odierni, e dall’altra parte dallo sviluppo di nuovi metodi matematici e statistici nell’ambito del machine learning. Ne derivano interrogativi fondamentali riguardo all’impatto dirompente di tali tecnologie, alle loro implicazioni etiche e sociali, e all’opportunità di favorire uno sviluppo indiscriminato dell’IA.  
Di questo tema si parlerà in una serie di tre incontri, resi possibili grazie all’iniziativa di Luigi Cirimele e Gianfranco Amati e all’organizzazione congiunta di UPAD Merano in collaborazione con l’Accademia di studi italo-tedeschi. I primi due incontri daranno una panoramica storica dell’IA, ne approfondiranno le principali tecniche e applicazioni, e ne discuteranno l’impatto sociale. Saranno tenuti dal Prof. Diego Calvanese e dal sottoscritto. Nel terzo incontro il Dott. Mattia Merlini si concentrerà sul tema della creatività computazionale. Per chi è interessato, il luogo è Villa San Marco a Merano, e le date sono il 12/10/2020, il 26/10/2020, e il 9/11/2020, dalle 18.30 alle 20. L’ingresso sarà libero ma, considerando le misure di distanziamento sociale, la capienza sarà limitata.

Autore: Marco Montali

Gli edifici scolastici di Bolzano dal XVII a XX secolo – #2

“Lo spazio in se stesso è un dispositivo di apprendimento e quindi le scuole con la loro architettura sono fondamentali nel promuovere ogni forma di insegnamento.” Tale assioma durante gli anni del fascismo a Bolzano è un qualcosa che viene immediatamente compreso.
Se la struttura edilizia scolastica per le scuole primarie ricalcherà ciò che già esisteva in precedenza e verranno potenziati edifici scolastici per i nuovi quartieri, diverso è il discorso per la scuola secondaria. Bisognava formare una nuova classe impiegatizza, di tecnici, di insegnanti e dirigenti.
Col piano regolatore comunale, lungo via Cadorna viene individuato il principale polo scolastico. E, se già nel 1929 viene realizzata la Scuola Commerciale di S.Quirino Claudia de Medici, in stile storicista, le altre dovranno avere l’eco di un nuovo stile, più consono ai dettami del regime.
Tra il 1935 e il 1938 l’ingegnere Guido Dorna realizza il Regio Istituto Tecnico Commerciale “Cesare Battisti”. L’impostazione planimetrica ha una forma a U allargata, perfettamente simmetrica, austera e monumentale, secondo i dettami piacentiniani. L’edificio viene rivestito in marmo grigio all’esterno e in marmo policromio negli interni, con un’ampia e scenografica scalinata. Doveva incutere rispetto, ordine e funzionalità ai giovani quadri, rivolti all’ impiego pubblico e privato.
Nel frattempo le Suore Marcelline, fra il 1935/37, useranno il Casinò di Gries per adattarlo a scuola privata, mentre nel 1934 Guido Pellizzari aveva realizzato la Scuola Elementare e di Avviamento al Lavoro in via Battisti. Queste strutture le abbiamo poi conosciute come Longon e Pascoli.
Fra il 1938 eil 1940 nasce la Regia Scuola Tecnica Industriale sempre in via Cadorna. Erede della Fachschule nata a Bolzano nel 1884, progettata dall’ ingegnere Angelo Nolli, va a completare il blocco edilizio delle scuole tecniche. L’Istituto doveva rispondere alle esigenze di formazione del personale per la nuova zona industriale di Bolzano. Vengono istituiti corsi per motoristi, montatori, elettricisti, radiotelegrafisti, armieri, artificieri e meccanici per veicoli militari. Spesso gli insegnanti saranno gli stessi operai della fabbrica Lancia di Bolzano. L’ edificio è all’avanguardia per le officine, i laboratori e le aule specializzate di chimica e di fisica. Viste le forme più semplici e meno ieratiche del vicino ITC, gli americani durante la liberazione di Bolzano, lo preferiscono come loro sede rispetto agli edifici adiacenti.

In foto principale: La Regia Scuola Tecnica Industriale, che sorse in via Cadorna tra il 1938 e il 1940

Autore: Flavio Schimenti

Città sostenibili perché inclusive e sicure perché accoglienti

Sindaci, giunte, consigli comunali e di circoscrizione si apprestano a riprendere in mano il presente e il futuro di centri abitati più o meno grandi. Verso dove? L’obiettivo di sviluppo numero 11 dell’Agenda 2030 dell’ONU indica la direzione: “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”.

I punti in cui l’ONU declina l’obiettivo 11 sono un vero e proprio programma per i nuovi eletti. “Le sfide che le città affrontano possono essere vinte in modo da permettere loro di continuare a prosperare e crescere, migliorando l’utilizzo delle risorse e riducendo l’inquinamento e la povertà. Il futuro che vogliamo include città che offrano opportunità per tutti, con accesso ai servizi di base, all’energia, all’alloggio, ai trasporti e molto altro.”
Eccoli i sottopunti in sintesi. Entro il 2030 vanno garantiti “a tutti l’accesso ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti”. Va assicurato “l’accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile”, “potenziando i trasporti pubblici, con particolare attenzione ai bisogni di coloro che sono più vulnerabili”. Va attuata “un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile” in uno stile che sia a sua volta “partecipativo, integrato e sostenibile”. Entro il 2030 va ridotto “l’impatto ambientale negativo pro-capite delle città, prestando particolare attenzione alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti urbani”. Gli spazi verdi devono essere accessibili e sicuri, “in particolare per donne, bambini, anziani e disabili”. Città e campagna devono fare sistema, promovendo “i positivi legami economici, sociali e ambientali tra aree urbane, periurbane e rurali”.

Le città non sono semplicemente un susseguirsi di case, uffici, aziende, strutture per attività di vario tipo. Sono innanzitutto persone, famiglie, gruppi che condividono, volenti o nolenti, un territorio da rendere vivibile e bello nell’ottica del bene comune. Non un territorio da conquistare e da dominare, ma un territorio da condividere nella dinamica di una comunità inclusiva.

Autore: Paolo Bill Valente

La ricostruzione del Duomo di Bolzano

è dal 20 dicembre 1959 che sulla facciata est del duomo di Bolzano si trova una targa in pietra che ricorda un evento importante per la Chiesa locale ma anche per la città stessa, se si può considerare suo emblema il leggiadro campanile gotico. Sicuramente non molti si fermano a leggerne il testo redatto in latino; cosa si ricorda?
Si tratta della consacrazione, dopo la sua ricostruzione, della chiesa fortemente danneggiata dai bombardamenti, tra le atrocità belliche, che tra il 1943 e il 1945 colpirono fortemente la città (ne fu vittima anche il teatro civico) provocando gravi danni al duomo. Era una grave ferita alla ricca storia, anche in fatto di arte e architettura, del tempio cristiano. Da basilica paleocristiana del VI secolo a chiesa alto medievale e poi romanica, fu consacrata nel 1180.
Circa l’attuale chiesa, la sua costruzione, iniziata nel 1295 in forme ancora romaniche da maestranze lombarde, fu proseguita nel 1340 in stile gotico da maestranze sveve.
Circa il campanile, la cui parte inferiore risale alla fine del 1200, la sua forma attuale è dovuta al rifacimento dal 1501 al 1519, dopo l’incendio del 1499.
Sopravvissuto al bombardamento, il campanile fu oggetto di restauro dal 1976 al 1988, mentre il restauro della chiesa ebbe luogo dal 1946 al 1959.
Il tutto fu possibile grazie al sostegno, come ricorda la targa sulla facciata est, di numerosi benefattori, della città e della regione.
Un elenco di benefattori del restauro del campanile si trova invece, dopo cenni storici sul duomo, nella lastra commemorativa, datata 1989, posta sulla facciata sud, verso via Isarco.
Si tratta di istituzioni, come Provincia Autonoma, Comune Bolzano, Cassa Risparmio, Corporazioni, ma anche di varie personalità.
Dopo il testo in lingua tedesca, la targa si conclude con un cenno in lingua italiana: “Questa lastra commemorativa ricorda i lavori di restauro del campanile del duomo di Bolzano tra 1976 e 1988 ed elenca la storia del duomo stesso.”

In foto principale: Il duomo danneggiato dai bombardamenti

Autore: Leone Sticcotti

La proroga per le concessioni

Avete una concessione edilizia che sta per scadere? Temete di non riuscire a rispettare il termine di fine lavori per completare le Vostre opere? Non c’è motivo di allarmarsi: la recentissima legge 11 settembre 2020, n° 120 ha convertito in legge il decreto-legge n. 76/2020, recante “misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale” (cosiddetto Decreto Semplificazioni). Esso prevede, all’art. 10 comma 4, la proroga generalizzata di tre anni dei termini di inizio e di ultimazione dei lavori come indicati nei permessi di costruire rilasciati o comunque formatisi fino al 31 dicembre 2020. Tale proroga è ammessa purché, al momento della presentazione della domanda, i suddetti termini non siano già decorsi e sempre che i titoli abilitativi non risultino in contrasto con nuovi strumenti urbanistici nel frattempo approvati o adottati.
Tale previsione è in questo senso funzionale a garantire una trasformazione edilizia conforme alla pianificazione urbanistica vigente, evitando così che l’intervento edilizio “prorogato” diventi incoerente con gli strumenti urbanistici che possono intervenire negli anni.
Si badi che la norma estende tale proroga anche alle SCIA presentate entro lo stesso termine.
Attenzione però: la proroga non opera automaticamente! Il soggetto che intende avvalersene deve comunicarlo espressamente entro il giorno di scadenza dei termini originari; al riguardo è sufficiente una comunicazione rivolta all’amministrazione competente.
Un aspetto sicuramente positivo è che la comunicazione di proroga non deve essere motivata e non è soggetta a valutazioni discrezionali da parte dell’amministrazione in relazione alle ragioni che possono giustificarla: essa opera per il fatto stesso di essere stata richiesta, sempre che siano stati rispettati gli altri presupposti previsti. Una maggiore serenità, quindi, per il cittadino che presenti la domanda, in quanto può fare legittimamente affidamento sul fatto che sarà accolta.

Autore: Avv.to Dott. Massimo Mira

Nel centro storico di Merano svetta il cuore dell’Impero

MERANO Forse non molti sanno che, a pochi passi dai Portici, esiste una residenza che è stata per secoli rifugio e dimora sicura per principi e imperatori. Essa è nota col nome di Castello Principesco, costruito per volere del duca Sigismondo il Danaroso,conte di Tirolo nel 1450 “a ridosso e al di fuori delle mura”, come residenza meranese.
La corte era ormai da tempo a Innsbruck, ma il legame con Merano era imprescindibile. Sigismondo fece costruire la residenza con tutte le comodità dell’epoca e ogni dettaglio stilistico reca l’impronta di quel tempo: dagli affreschi ai rivestimenti lignei delle stanze, dagli arredi agli stemmi araldici, ai ferri battuti, ai pavimenti e alle stupende stufe in maiolica.
Di notevole interesse sono la cappella Palatina, con tutti gli elementi di arredo risalenti al 1450 e con una meravigliosa grata lignea in stile gotico, e la “ stanza dell’imperatore”.


Sì, perché Massimiliano I (1493-1519), imperatore, qui vi soggiornò a lungo, preferendola alla sua sede di Vienna. Dopo di lui vi soggiornò anche l’imperatore Ferdinando I nel 1564, in fuga da Innsbruck con tutta la famiglia, dopo che una grave epidemia aveva infestato l’intera valle dell’ Inn. Anche l’ Arciduca Massimiliano (1602 – 1618) vi soggiornò a lungo. Poi, a poco a poco, i membri della casa d’Asburgo se ne disinteressarono, lasciando andare il castello in progressiva rovina. Nel 1806 i conti Thurn von Taxis lo ricevettero in dono dall’allora governo bavarese, come “regalia postale per il Tirolo”.
Acquistato dal Comune di Merano nel 1875, fu restaurato ripristinando la struttura alla sua parte originaria, eliminando le successive superfetazioni. Trasformato in museo a partire dal 1880, in esso hanno trovato dimora diverse suppellettili di interesse storico e artistico.

Copyright foto principale: IDM/Azienda di soggiorno di Merano/Alex Filz

Autore: Flavio Schimenti

Diego Baruffaldi, cantautore “da grande”

Il 26 settembre esce il primo album di Diego Baruffaldi in veste di autore di canzoni. L’educatore, organizzatore di evernti e musicista bolzanino è finalmente giunto a dare alle stampe un CD che s’intitola significativamente “La musica è chi ho incontrato”.

Viene quasi naturale citare il titolo del primo storico disco di Renzo Arbore, a proposito del debutto discografico di Diego Baruffaldi: in realtà però cantautore, Diego, lo è in pectore da sempre, solo che fino a oggi non si era quasi mai, o addirittura mai proposto in questa veste.
Nell’ambito musicale bolzanino tutti lo conoscono nelle vesti di animatore e organizzatore di ogni tipo di eventi, o per i suoi trascorsi musicali con i Nuova Epoca, con gli Swingin’ Pavones o, più recentemente con i Polemici; ora è finalmente giunto il momento di ascoltare le sue canzoni, dieci per adesso, raccolte in un CD che uscirà il prossimo 26 settembre e che s’intitola significativamente “La musica è chi ho incontrato”.
“All’inizio – ci racconta il vulcanico Diego – avevo pensato a una mossa originale del tipo presentare i brani affidandoli a dieci arrangiatori diversi, mi ero rivolto a Fiorenzo Zeni, Luca Sticcotti, Francesco Brazzo, per dare a ogni canzone una differente connotazione. La cosa però era troppo impegnativa e avrei dovuto investire più tempo e più energie. Così mi sono affidato a Marco Gardini e Davide Dalpiaz, un team collaudato e molto bravo, vicino alla componente pop dei miei gusti musicali. Loro mi hanno chiesto che cosa ascoltassi per farsi un’idea del tipo di suono. Ovviamente uno dei miei punti di riferimento è Nicolò Fabi e loro si sono tarati su certe sue produzioni, ma si sentono anche altre mie influenze che mi porto dietro dagli anni Novanta, tipo Vasco o gli Stadio.”
Il risultato è un disco molto godibile, che rivela soprattutto il talento di Baruffaldi per il mettere insieme le parole con buone soluzioni a livello di metrica, mai troppo disgiunta o troppo veloce, di pari passo c’è la scoperta della sua voce, molto personale e interessante, qua e là si colgono gli echi anni Novanta di cui sopra, in particolare nel contagioso rock di “Imparerò”, per “Solo sfumature” Gardini tira fuori un intro di chitarra addirittura hendrixiana mentre tra i brani più intimisti sicuramente emergono la conclusiva “Non ti ho lasciato il tempo” e “Gli innamorati”.
“Le canzoni – prosegue Baruffaldi – nascono tutte dagli incontri che faccio, quando sono in giro e parlo con qualcuno poi torno a casa e scrivo perché un dato incontro mi ha lasciato l’ispirazione, oppure da incontri con un libro che leggo e che mi stimola a scrivere e naturalmente dagli incontri musicali. Si tratta di cose scritte in un arco di tempo abbastanza lungo e scelte tra le tante che ho nel cassetto e che molte persone, soprattutto in ambito familiare, mi hanno spinto a tirare fuori. Scrivere canzoni è il mio linguaggio ideale per dire cosa penso, per comunicare delle cose, non ho dentro il fuoco sacro di dover diventare un cantautore di successo, però adesso che il disco l’ho fatto so che non voglio che resti lì. Avrei piacere che girasse e venisse ascoltato e in questo posso contare sull’assist della Sonitus di Milano che ne cura le edizioni musicali e lo metterà online nella su libreria virtuale pop.”
Per finanziarsi almeno parzialmente l’operazione, Baruffaldi ha fatto degli house-concert a casa di amici e non solo, una sorta di crowdfunding a modo suo, e così gli piacerebbe poter presentare al pubblico il risultato, senza band al seguito, anche se la band è stata fondamentale – e mai invasiva – nel creare il corpo sonoro del disco: oltre ai due produttori e arrangiatori, in vesti di tastierista e chitarrista, ci sono Matteo Dallapè alla batteria e Francesco Dallago al basso: “È stata una scelta voluta – continua raccontarci il cantautore – per focalizzare l’attenzione su di me e sulle mie canzoni, in alcune di esse ci sono i cori di Giò Chiericati, in una c’è la voce di Anna Mongelli, ma l’unico pezzo con un ospite vero e proprio è ‘Qui è facile’, che ho scritto e cantato con Tachi, il cantante dei Polemici.”
Tra l’altro, proprio nella parte finale di questo brano, in coda al cantato di Tachi, Baruffaldi mette sul piatto una riuscitissima performance vocale. Unico appunto che ci viene da fare al disco, è riguardo alla grafica, un po’ troppo compressa, che rende difficile la lettura dei testi.
Per intanto in attesa di concretizzare l’idea di presentare il disco con piccoli eventi casalinghi, Diego in occasione dell’uscita del disco, il 26 settembre, terrà due concerti acustici in solitudine a Villa delle rose, uno alle 18.30 e l’altro alle 20.30, per poter garantire il distanziamento sociale: ovviamente viste le ristrettezze imposte dall’emergenza, è gradita e consigliata la prenotazione, telefonando direttamente a lui al numero 331 7538866.

Copyright foto: Samira Mosca

Autore: Paolo Crazy Carnevale – musicofilo

La città di Nisselburg

Se abbandoniamo la terra ferma della storia per addentrarci nell’intricato universo delle leggende che accompagnano la nascita e, spesso, anche la scomparsa dei paesi della nostra terra, ci imbattiamo immancabilmente nella misteriosa cittadina di Nisselburg, antesignana della moderna Laives. Si racconta infatti che la fiorente località sorgeva “molti anni addietro alle porte di Bolzano, dove oggi si estende, su un verde terrazzo ricco di vigneti affacciato sulla valle, il paese di Laives”.
A quei tempi (tra Impero romano e Medioevo?), il Montelargo e la caratteristica rocca di S. Pietro ancora uniti ospitavano un laghetto dalle acque cristalline, sulle cui rive viveva un’operosa colonia di piccoli minatori. Gli esuberanti abitanti di Nisselburg presero a canzonare ferocemente i laboriosi omini, arrivando al punto di tagliare entrambe le orecchie a uno di loro. Apparve allora in paese uno sconosciuto che, al cospetto degli increduli cittadini, pronunciò le seguenti parole: “Io sono così vecchio, / conosco il bosco del Montestretto / per nove volte i campi e nove volte i boschi, / lo Sciliar come un cuore di noce, / il passo degli Oclini / come una lama di coltello, / sul Corno del Renon / il miglior grano / e a Pietralba / il vino di Termeno”.
Gli abitanti di Nisselburg si piegarono in due dalle risate e presero a bastonate anche l’imperscrutabile vecchio, minacciando di affogarlo nell’Adige insieme a tutti gli gnomi del Lago Cristallino.
L’uomo che aveva ripreso i villani di Nisselburg era un contadino di Settequerce di nome Burkhard, che a suo tempo aveva venduto la figlia Elisabetta al Signore di Greifenstein, tale Mainardo. Accompagnando la figlia al castello (dove non giunse mai perché riuscì a fuggire), il contadino aveva attinto l’olio dalla roccia oleosa, che tuttora sorge ai piedi del castello, per rivenderlo al mercato di Bolzano. Per punizione era stato condannato a vagare in eterno nei boschi della zona avvisando gli abitanti dissoluti dei paesi delle disgrazie che stavano per colpirli.
Scacciato in malo modo dal paese, Burkhard raggiunse la rocca di S. Pietro ed esclamò: “Nisselburg deve scomparire, / nessuna casa deve rimanere in piedi / e poveri e ricchi, giù giù / nell’umida tomba”.
E così avvenne. Gli omini offesi scavarono notte e giorno finché la montagna franò sul paese sommergendo tutte le sue case, torri e mura. Anche il bel castello sulla rocca crollò e rimase, unica traccia del suo glorioso passato, solo un enorme buco che un tempo aveva collegato il castello al fondovalle.
L’uomo scomparve verso il passo degli Oclini e gli omini si ritirarono per sempre nel cuore della montagna. Di Nisselburg non restò traccia.

In foto principale: Il lago di Laives
Copyright: Gianni Beordo

Autore: Reinhard Christanell

I parassiti #4

Ragnetto rosso: aracnide fitofago molto pericoloso con elevato potenziale infestante, visto che è in grado di riprodursi rapidamente. È piccolissimo (300/500 micrometri), col corpo colorato di rosso nello stadio adulto, di giallo o arancione nello stadio giovanile. Il suo apparato boccale è appuntito e consente di pungere le parti vegetali per succhiarne la linfa. Si manifesta principalmente sulle foglie, che si decolorano improvvisamente sul margine superiore assumendo una colorazione bronzea. Questo stadio porta al loro disseccamento e alla conseguente caduta. Sul margine inferiore si può assistere alla necrosi del tessuto vegetale o alla comparsa di macchioline biancastre pulverulente dovute ai residui e agli escrementi della larve. Dopo qualche giorno, sui margini fogliari e sui germogli, compaiono fitte e sottili ragnatele con minuscoli puntini rossi in movimento: uno sguardo attento è determinante per salvare le piante colpite. Le infestazioni sono favorite da climi caldi e asciutti, ventosi e con assenza di umidità. NB: Il ragnetto rosso non si deve confondere col ragnetto rosso del travertino, presente su muretti e pietraie, innocuo per uomo e piante!
Rimedi: 1) lavaggio completo della pianta con acqua molto fredda con l’aggiunta di 5 g di sapone di Marsiglia a scaglie in 500 ml; 2) acaricida biologico a base di estratto puro di cannella: 1 ml in 500 ml; 3) insetticida biologico Botanigard 22wp a base di spore di Beauveria bassiana; 4) coccinella Stethorus punctillum; 5) l’acaro predatore Phytoseiulus persimilis.
Aleurocanthus spiniferus: aleurodide tropicale, originario di Africa, Asia e Australia. In Italia le prime segnalazioni risalgono al 2008 nel Leccese. Da allora quest’insetto polifago ha raggiunto l’Emilia Romagna e a causa del riscaldamento globale si sposterà ancora più a Nord. Vista la sua pericolosità, è considerato parassita da quarantena e inserito nell’elenco A2 dell’EPPO, in tutto il territorio della comunità Europea. Questo vuol dire che se dovessimo scovarlo fra le nostre colture è necessario segnalarlo ai servizi fitosanitari provinciali/regionali. Gli adulti hanno l’aspetto di piccole mosche, ali lunghe e affusolate quasi trasparenti tra il grigio e il blu metallizzato. L’adulto è lungo tra 1,3 e 1,7 mm. Le uova sono reniformi, piccolissime (200 micrometri) e vengono deposte a spirale nella pagine inferiori delle foglie. I quattro stadi ninfali presentano colori cangianti, filamenti spinosi laterali, forma ovale e la superficie dorsale di colore nero lucido circondato da un anello di cera bianca. Colpisce soprattutto gli agrumi, ma sono stati segnalati casi anche su vite, guava, kako, pero e rose. I danni solo molti simili a quelli della cocciniglia.
Rimedi: 1) potatura dei rami colpiti e bruciatura degli stessi; 2) olio di Neem (Azadirachta indica): 3-5 g da diluire in 500 ml di acqua ed irrorare la sera – Carenza 3/6 giorni; 3) sapone potassico molle, 8-15 g x 500 ml di acqua aggiungendo al composto 5-15 g di farina fossile di terra diatomacea, in base al grado di infestazione; 4) olio bianco minerale durante il riposo vegetativo, che agisce per soffocamento solo sugli adulti: diluire 5-10 ml di olio minerale in 500 ml di acqua, agitare bene e vaporizzare tramite spruzzino – Carenza: minimo 20 giorni; 5) coccinella Delphastus catalinae; 6) insetti antagonisti: Encarsia smithi e Amitus hesperidum.

Autore: Donatello Vallotta

Democrazia, un faro per tutti

Il 15 settembre è la Giornata internazionale della democrazia e ci è voluta l’Associazione universitaria sudtirolese (sh.asus) per ricordarcelo. “Qualche anno fa, quasi nessuno se ne sarebbe interessato”, dicono gli studenti universitari osservando che “oggi invece, nel 2020, la democrazia è sotto attacco da più lati e questa situazione in parte peggiora le prospettive dei giovani”.
Per gli studenti universitari della provincia di Bolzano il clima “estremamente nervoso” provocato dalla crisi del coronavirus rischia di “rendere sempre più accettabili” ideologie di estrema destra, includendo anche le teorie cospirative dei cosiddetti ribelli del coronavirus. “Questo è un problema anche in Alto Adige”, osservano i vertici di sh.asus.
“Noi giovani dobbiamo diffidare di questi agitatori e seguire con convinzione la via del rispetto, del bene comune e della solidarietà”, conclude la forte presa di posizione dell’Associazione universitaria sudtirolese, aggiungendo che “non bisogna lasciarsi coinvolgere troppo nel rifiuto generale di tutti i politici e di tutto ciò che è politico, cosa molto in voga tra le generazioni adulte, un vero veleno per la democrazia”.
Il 20 e il 21 settembre tutti i cittadini della provincia di Bolzano saranno chiamati a fare una doppia scelta, volta da un lato a rinnovare i consigli comunali e i sindaci e dall’altro a confermare o meno la riforma che lo scorso anno decise di ridurre il numero dei parlamentari.
In primo luogo vogliamo quindi ricordare che operare queste scelte è un “dovere civico” per tutti noi. In secondo luogo va considerato il fatto che è proprio la democrazia a consentirci questa scelta e a metterci in una condizione ancora nuova e privilegiata, rispetto lunghi periodi di un passato per nulla lontano.
I nostri padri, prima di noi, hanno lottato per poter vivere in una società aperta e libera. Ma allo stesso tempo hanno capito, scrivendolo nella Costituzione, che tali condizioni sono possibili solo in una comunità che si fa carico delle esigenze di tutti, con particolare attenzione alle esigenze dei più deboli.
Teniamone conto, al momento del voto.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale