Contro l’abbandono dei cani

Una storia per sensibilizzare adulti e bambini sul tema dell’abbandono degli animali e dei cani, soprattutto nei mesi estivi. A scriverlo è stata la stimata e conosciuta psicologa della Bassa Atesina Marlene Vettori, che ha preso ispirazione dal suo cane Wolly per riuscire a rafforzare l’empatia dell’uomo nei confronti degli amici a quattro zampe. 

“Cuore di Cocco” è l’ultimo libro scritto da Marlene Vettori, psicologa, referente di zooantropologia didattica e educatrice cinofila molto conosciuta e apprezzata in Bassa Atesina nella zona di Salorno. Un volume che punta a sensibilizzare bambini e adulti sul tema dell’abbandono degni animali, specie in questo periodo, quello estivo, quando alla vigilia delle vacanze il fenomeno è maggiormente accentuato. Il libro è stato presentato qualche settimana fa a Salorno, nel cortile interno del Palazzo della Signoria, sede attuale della Biblioteca comunale, ed è stato l’occasione per discutere con i più piccoli di questa tematica. Marlene ha scelto proprio i cani come partner coinvolgenti e di fiducia all’interno del suo lavoro di ogni giorno, motivo per cui ha con loro un rapporto speciale.
Ma di che cosa parla il libro? È la storia di Cocco, un cane che come molti altri è stato abbandonato in strada dalla propria famiglia poco prima di partire per le vacanze. A salvarlo è stato un canile, che lo ha curato e rimesso in sesto, salvo poi consegnarlo ad una bambina la cui famiglia ha deciso di adottarlo per regalarli una nuova accoglienza, fatta di amore e affetto. Un viaggio di emozioni e felicità, rappresentato al meglio dalla matita e dalle illustrazioni di Tiziano Beber. Il libro presenta anche una parte più ludica, con disegni e giochi, per fare in modo di coinvolgere a 360 gradi i bambini e rafforzare in loro il senso di empatia verso la storia e verso gli animali.
Se è pur vero che il libro, inteso come strumento di svago, ha perso da tempo il suo appeal e fascino tra i più giovani, è altresì vero che questo volume rappresenta un compagno terapeutico ed educativo per chiunque, e che se letto in compagnia può sprigionare riflessioni e dibattito.
“La storia è nata durante le prime settimane di lockdown dove noi esseri umani ci siamo sentiti rinchiusi, privati delle relazioni significative e i nostri bisogni fondamentali negati. Ciò mi ha fatto pensare al mio cane Wolly e ad agli altri cani che ho adottato dai canili che quella condizione l’hanno vissuta per tanto tempo e senza colpa – racconta la dottoressa Vettori -. Dal 2007 lavoro nell’ambito della terapia e educazione assistita con l’animale, comunemente chiamata Pet Therapy, e nel mio lavoro cerca sempre di passare un messaggio di rispetto, comprensione ed empatia”.

La copertina del libro


Nel 2019 Vettori ha pubblicato il suo primo libro – più scientifico rispetto a quest’ultimo – assieme al Centro Studi Erickson di Trento. Ora con questa nuova storia il suo obiettivo è quello di far riflettere sul fatto che noi, così come i cani e gli animali in generale, abbiamo emozioni, bisogni e motivazioni in comune, in modo che per le persone sia più facile immedesimarsi e capire che impatto ha su un cane una vita in isolamento sociale o addirittura abbandonato.
“È chiaro che la storia è dedicata ai bambini, infatti sono presenti anche schede ludiche allegate, ma può essere utilizzata da educatori, insegnanti, genitori per il lavoro educativo o formativo o semplicemente per riflettere insieme”, prosegue Vettori. E in un certo senso il libro rappresenta lo specchio di questa crisi pandemica mondiale che stiamo vivendo da un anno e mezzo a questa parte. Una crisi che riusciremo a superare grazie alla pazienza e alla speranza, tornando presto ad assaporare quella felicità che ci è stata tolta, proprio come Cocco torna felice tra le braccia di un nuovo padrone.

Autore: Alexander Ginestous

Vadena, la culla dei bambini

Un inaspettato e incredibile primato è stato assegnato a Vadena, piccolo centro della Bassa Atesina: secondo una ricerca condotta dall’Istat e riportata dal quotidiano Repubblica, Vadena è il Comune con il più alto tasso di natalità d’Italia. Solo nell’ultimo anno e mezzo sono nati 31 bambini in quella che può essere considerata una vera oasi dove far crescere la propria famiglia grazie ad agevolazioni e opportunità, messe in campo da un’amministrazione giovane e attenta.

Importante primato per la piccola Vadena. Il comune della Bassa Atesina registra infatti il tasso di natalità più alto di tutta Italia. Estesa per circa 13 chilometri quadrati e con 1.073 abitanti totali, Vadena può vantare un boom delle nascite nel 2020, anno del lockdown e del Covid: ben 21 bambini sono infatti venuti alla luce. E anche questo 2021 è partito bene, con altri 10 bambini nati nei primi mesi che porta così il conto a 31 bambini nati nel solo ultimo anno e mezzo. Un dato da sottolineare con la penna rossa e che non può passare inosservato. A rivelare questi dati e confermare il primato è stato l’Istituto di ricerca Istat, che li ha successivamente forniti al quotidiano nazionale Repubblica, che ha approfondito la curiosità dedicando un ampio reportage all’interno del suo inserto “Salute”, andando a scavare a fondo sui segreti della realtà locale.
Non è di certo una novità che l’Alto Adige si posizioni ai primi posti delle classifiche sulla natalità, toccando i 9,6 nati per mille abitanti. E nell’ambito provinciale spicca proprio Vadena, che si piazza in cima alla classifica in virtù degli alti livelli di crescita naturali, ottenuti dal rapporto tra il saldo naturale (numero di nati meno il numero dei morti nell’anno) e l’ammontare medio della popolazione residente.


“La sensazione provata quando lo abbiamo saputo è stata di gioia e stupore al tempo stesso, come non emozionarsi ad una notizia del genere. Continuiamo ancora a non credere al primato perché vero è che si vedono tanti passeggini in giro per il paese ma primi in Italia rappresenta proprio un gran record”, raccontano in coro il sindaco Elmar Oberhofer e la vicesindaca Martine Parise.
D’altronde Vadena sembra essere costruita su misura di famiglia, un’oasi di pace e tranquillità dove poter trovare tutto ciò di cui si ha bisogno e dove poter crescere con amore la propria prole. È per questo che sono diverse le famiglie altoatesine che hanno deciso di insediarsi nel comune della Bassa per vivere una vita più armoniosa. È proprio Repubblica a confermare questo trend positivo, raccogliendo la testimonianza di una giovanissima futura mamma di soli vent’anni che ha lasciato Bolzano per insediarsi proprio nel piccolo Comune.
“Ormai possiamo dire che la qualità della vita del nostro paese è fortemente vocata alle famiglie, soprattutto giovani e con tanti figli. Come amministrazione, proprio per supportare ed accompagnare i nuovi residenti, stiamo realizzando gli ampliamenti del nuovo complesso scolastico, la riqualificazione del parco giochi. Puntiamo inoltre sull’evoluzione dei servizi come il doposcuola biligue attraverso le associazioni, il Bookstart con la biblioteca o la riduzione della tariffa rifiuti per le nuove nascite”, racconta Oberhofer. E come non menzionare anche le 17 case di recentissima costruzione che ospitano ben 36 bambini in totale nella fascia d’età tra 1 e 13 anni. Perchè anche il fattore immobiliare ricopre un ruolo determinante. A Vadena si trovano case ampie dove poter ospitare famiglie numerose e che possono togliersi anche il lusso di avere un giardino privato, ad esempio. Cosa che nel capoluogo è impensabile a prezzi ragionevoli.


E il motto – si, possiamo proprio dirlo – “largo ai giovani”, lo si nota già guardando la composizone dell’amministrazione comunale. La Giunta è tra le più giovani della provincia: il sindaco ha 50 anni ed è anche il più anziano della compagine. L’assessora alla famiglia Anna Busetti ha “solo” 25 anni e giovane e preparata è anche la vicesindaca Parise, da sempre attenta allo sviluppo culturale del territorio: “Credo vivamente nell’importantissimo ruolo delle iniziative di carattere culturale e sociale come facilitatore dell’integrazione e socializzazione tra residenti. Posso affermare con certezza che tutte le iniziative orientate alle famiglie, ai bambini e non solo, sono sempre apprezzate dalla comunità proprio perché rappresentano l’occasione di incontro, socializzazione e conoscenza tra residenti, nuovi o storici che siano.Per quanto riguarda inoltre il coinvolgimento delle giovani coppie, la nostra assessora alla famiglia Busetti proprio per la sua giovane età, rappresenta per noi un valore aggiunto che poche altre amministrazioni possono vantare”.
Nel corso del 2019 in provincia di Bolzano sono nati 5.310 bambini, di cui 5.101 da madri residenti in provincia (96,1%). Dati in lieve calo rispetto al 2018 e 2017, ma che se inseriti in un quadro generale nazionale restituiscono una fotografia positiva e con il valore più alto stimato in Italia.

Autore: Alexander Ginestous

Con la musica nel cuore

QuiIntevista a Marion Moroder, una giovanissima cantautrice altoatesina con una voce eccezionale. Da qualche anno è passata dallo suonare la batteria – pur continuando a usare la grancassa e il piatto – alla chitarra e al pianoforte. Ha iniziato a scrivere le sue canzoni con molta intimità e impatto e le esegue come one-woman-band o in gruppo. Ha vinto l’ultima edizione del concorso UploadSounds 2020 e presto uscirà il suo primo album, intitolato “In cold State”.

Il mio principale difetto.
L’essere destinata a rompere spesso bicchieri e altre cose fragili.

La volta che sono stata più felice.
Al concerto di Paul McCartney.

Da bambina sognavo di diventare…
Un’artista!

L’errore che non rifarei.
Confondere vespe con formiche…

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Grande libro dei Cocktail”, di Andrea Bertelli.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Dipingendo un quadro molto impegnativo.

La mia occupazione preferita.
Dipingere e suonare.

Il luogo dove vorrei vivere.
Nella fabbrica del cioccolato.

Il colore che preferisco.
L’arancione.

Il fiore che amo.
Il papavero.

Il mio musicista preferito.
Non saprei scegliere, ce ne sono tanti.

Il mio pittore preferito.
Claude Monet.

Il mio piatto preferito.
Nessun piatto… il caffè!

Non sopporto…
L’omofobia.

L’ultima volta che ho pregato.
Tanto tempo fa…

Il giocattolo che ho amato di più.
La “cocòch”.

La disgrazia più grande.
L’assimetria.

L’oggetto a cui sono più legata.
La mia prima chitarra.

Il mio primo ricordo.
Il mio gemello.

Dove mi vedo tra 10 anni.
Dove non lo so, ma sicuramente tanto felice!

Per un giorno vorrei essere…
Un uomo.

Nel mio frigo non manca mai…
La Philadelphia.

Se fossi un animale, sarei…
Un axolotl.

Mi sono sentito orgogliosa di me stessa quando…
Ho sentito per la prima volta le registrazioni delle mie canzoni.

Il mio motto:
“I need flowers, always and always”.

Autore: Alexander Ginestous

Le ginnaste fanno scintille ai Nazionali

Le atlete dello Sportclub Merano ritornano alla carica ai campionati nazionali di ginnastica artistica, l’evento più importante nel panorama del movimento della ginnastica italiana. La settimana dal 18 al 27 giugno le meranesi sono state impegnate sia in prove di squadra che individuali nel campionato Silver alla fiera di Rimini, raggiungendo risultati brillanti in tutte le categorie.
Già le prime giornate di gara, dedicate alle atlete più giovani (classe 2010-2011), sono state decisive: nella categoria LC Allieve, la squadra formata da Giada Filippi, Sophie Arduini,Maximiliane Nestl, Emma Kleon e Noemi Masin, riesce a posizionarsi tra le prime quaranta squadre migliori d’Italia, un risultato molto importante come prima esperienza in campo nazionale. Nelle prove individuali invece, a brillare ci pensa Sara Zanetti che con degli ottimi esercizi si qualifica per la finale all-around, nella quale raggiunge la 25esima posizione. Mentre la giovanissima Carolina Walder, appena 8 anni, nella categoria LBAllieve si posiziona 108esima.
Nei giorni successivi i risultati non vengono a mancare e il team costituito da Julia Santomaso, Hanna Reiner, Mavie Kaufmann, Magdalena Fliri, Greta Urru e Giorgia Moretto non delude le allenatrici, conquistando punteggi eccellenti in tutti gli attrezzi.
A fare la differenza però sono le atlete più esperte, ovvero la squadra senior composta da Noemi Longo, Sofia Pellegrini, Alessia Paggetti e Anna Höllrigl che aggiudicandosi il pass per la finale nella prova di qualifica, conclude la gara ad un meritatissimo quarto posto.
Nelle gare individuali invece, a raggiungere l’eccellenza è Noemi Longo, che nella categoria LE all-around sale sul terzo gradino del podio, conquistandosi la medaglia di bronzo. Nelle finali all’attrezzo, l’atleta non smette di raccogliere allori, guadagnandosi la quarta posizione al corpo libero, la quinta alla trave e la decima alle parallele. La sua compagna di squadra Sofia Pellegrini invece, eccelle alle parallele, che dopo aver centrato la finale, si aggiudica la settimana posizione.
Insieme ai successi soddisfacenti delle atlete allenate da Clio Rossetto, Alessandra Marabese e Sofia Sginzo, le ginnaste altoatesine portano a casa un ricco bagaglio di esperienza e la consapevolezza di potersi migliorare sempre di più. A Rimini, erano presenti centinata di società, tra cui alcune molto prestigiose. A differenza di queste però, lo Sporctlub Merano non gode di una palestra dotata di attrezzi fissi e combatte così per un’adeguata struttura dove potersi allenare. Ciononostante, le giovani passiriane non si arrendono e con grinta e passione portano avanti il loro lavoro a testa alta, senza mollare mai.

Autrice: Chiara Caobelli

Osko Tv: in diretta per parlare di Merano

Ben 65 dirette web, 116 persone invitate, 10.500 visualizzazioni, questi i numeri di Osko Web Tv, un palinsesto digitale nato su Facebook da un’idea dei meranesi Enzo Nicolodi e Max Carbone che si è successivamente arricchita della collaborazione di Sandra Lando e Maurizio Citarda. I 4 moderatori di Osko Tv hanno accompagnato i video ascoltatori in una maratona social durata più di mezzo anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 ha costretto tutti noi a stare a casa in isolamento. Un format nuovo e molto gradito dedicato ai temi locali, alla città di Merano, alla storia e alla cronaca dei suoi abitanti.
Siete soddisfatti del vostro programma nato sui social? Vi aspettavate questo risultato?
Sì, siamo davvero contenti di essere diventati un punto di riferimento per tanti meranesi che hanno seguito le nostre dirette dai canali Facebook e Youtube. La nostra mission era quella di sfruttare l’idea di riuscire a stare insieme durante il periodo di isolamento attraverso modi e forme nuove e possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo cominciato il 24 novembre 2020 con la prima puntata in diretta dal titolo “giovani donne in politica” e abbiamo terminato il 1 luglio 2021, prima della pausa estiva, con la presentazione del libro “Scenari in movimento” di Grazia Barbiero.

Da chi è partita l’idea di OSKO Tv Web?
Partiamo dall’inizio. Osko, “acronimo di Osservatore Santa Klaus Observer”, è un gruppo politico-culturale nato negli anni ‘90 da un’idea di Enzo Nicolodi e Max Carbone che organizzavano tavoli di discussione al ristorante Santa Klaus, nel quartiere Steinach, ogni sabato mattina.
Osko Web TV non è altro che la riproposizione di quell’idea di portare all’attenzione dell’opinione pubblica temi al centro della vita politica e culturale meranese: dalla redazione di libri, al dibattito politico, dagli aspetti legati al territorio alla scuola, dalle donne e dagli uomini che hanno dato un grande contributo alla crescita culturale della città alle giovani e ai giovani che si impegnano oggi a diventare cittadini consapevoli e responsabili.
Com’è nata la collaborazione tra di voi? Com’è stato girare le dirette?
La collaborazione è stata spontanea, noi quattro ci conosciamo da tempo e non è stato difficile abbracciare l’idea di realizzare un format sui canali social. Ci siamo buttati in rete casualmente e istintivamente. Inoltre con le piattaforme e le applicazioni a disposizione non è stato difficile fare dirette pur restando a casa, anche se ogni tanto la tecnologia tradisce…

I numeri delle vostre dirette sono strepitosi se pensiamo alla concorrenza delle varie dirette offerte sui social e al fatto di rivolgervi ad un pubblico prevalentemente locale. Quali sono stati i segreti del vostro successo?
Sì, assolutamente: 65 trasmissioni dedicate, 116 ospiti e quasi 10.500 visualizzazioni per tutte le dirette web sono un bel risultato. Inoltre osservando i dati statistici ci siamo accorti che le persone continuavano a seguirci anche il giorno dopo e durante la settimana. Questo dimostra quanto i nostri temi fossero attuali e interessanti, soprattutto quelli che riguardavano le giovani e i giovani meranesi. Un altro aspetto di successo è stata la moderazione alternata tra noi gestori e la durata delle dirette che non hanno sforato l’ora. Chi ha partecipato alle nostre dirette ci ha ringraziato per l’accoglienza, il ritmo pacato delle conversazioni, il clima amichevole e il ragionamento riflessivo.

Quali sono stati i temi trattati durante le dirette?
Abbiamo seguito essenzialmente tre filoni: Yesterday, Today e Tomorrow. Il primo di carattere storico-culturale dedicato alla memoria della città raccontato da cittadine e cittadini meranesi profondi conoscitori del proprio territorio, il secondo incentrato sul dibattito politico dopo il commissariamento di Merano a seguito della mancata elezione del Sindaco e della Giunta, il terzo tutto incentrato sulla biografia del viaggio, una sorta di diario di bordo scritto dai meranesi e dalle meranesi con la passione dei viaggi in terre lontane.

Ora che vi siete fatti conoscere sui canali social, quali sono i vostri progetti per l’anno prossimo?
L’esperienza di Osko Web TV è stato un antidoto all’isolamento durante la pandemia. Vorremmo riprendere i nostri incontri in presenza, anche se i canali social ci hanno permesso di farci conoscere ad un pubblico più vasto e soprattutto di portare l’informazione sui temi locali ad un numero sempre più crescente di persone. Quindi ci piacerebbe restare attivi sia in presenza che a distanza.

Autrice: Francesca Morrone

Giulia: le sette note per viaggiare

Classe 1993, Giulia Martinelli ha pubblicato di recente su Youtube il suo ultimo lavoro musicale intitolato “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Si tratta di un brano pop sentimentale dalle sonorità mediterranee che segna un momento importante nella carriera della giovane artista meranese, alla ricerca del successo in Europa.

Giulia Martinelli, quando nasce la sua passione per la musica?
In realtà c’è da sempre, da quando ero piccola. La mia famiglia mi ha sempre motivato e spinto verso due cose, essenzialmente: lo sport e la musica. Alle scuole medie la mia insegnante di musica mi disse che ero particolarmente portata per il canto.
Poi alle scuole superiori c’è stato l’incontro fortunato con la cantante Sonia Ferrari con la quale ho fatto un percorso di formazione ed oggi eccomi qui. In realtà sono sempre stata timida e cantavo per lo più in casa, poi l’amore per la musica e le varie esperienze mi hanno portato ad esibirmi e ad espormi sempre di più.

Che lavoro fa attualmente?
Lavoro come impiegata presso un’azienda di marketing e mi occupo di social media.
Ho studiato a Milano filologia moderna con indirizzo in comunicazione moderna. Mi piace il mio lavoro perché è molto creativo e mi permette allo stesso tempo di gestire il mio profilo artistico per la produzione e promozione musicale.

Pochi giorni fa è uscito il suo ultimo lavoro “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Come mai la scelta di cantare in un’altra lingua?
Adoro le lingue e grazie ai tirocini universitari ho fatto diversi viaggi a New York, Madrid e San Francisco dove ho potuto perfezionare lo studio dell’inglese e dello spagnolo.
Sono perfezionista e insicura per natura; per scrivere il testo della canzone mi sono affidata ad una consulente spagnola che ha curato la traduzione e la pronuncia.

Perché “mentiroso”?
Mentiroso in spagnolo vuol dire “bugiardo”. Il brano non è autobiografico ma, diciamolo, quante di noi non hanno mai incontrato nella vita una persona che racconta così tante bugie da poterle leggere già nello sguardo? Il mio è un brano che invita a scegliere sempre per se stesse e per la propria felicità. Chiudere una porta per accogliere qualcosa di nuovo.

Dopo quanto tempo è uscito il brano?
“Mentiroso” è un esperimento musicale che nasce durante il periodo della pandemia e ci ho messo quasi un anno a realizzarlo. Il genere è un pop folk dalle sonorità spagnoleggianti. Il video, invece, è stato realizzato grazie alla collaborazione di due mie care amiche, Asia De Lorenzi e Samira Mosca. Come sfondo scenografico abbiamo scelto il paesaggio di Monticolo, mentre nel brano precedente – “the crown”, dedicato sempre alle donne – al centro del setting c’era la città di Merano. Mi piace valorizzare la nostra terra attraverso dei clip.

Perché tiene particolarmente al lavoro con Asia De Lorenzi e Samira Mosca?
Perché sono due giovani artiste che mi supportano, dandomi consigli sinceri soprattutto per quanto riguarda la mia immagine. Diciamo la verità: non sono mai andata d’accordo con il mio fisico e fare video clip mi ha sempre creato qualche imbarazzo. Grazie alle consulenze di Asia e samira sono riuscita a superare le mie insicurezze e ad accettarmi così come sono. Mi piacerebbe trasmettere questo tipo di messaggio in un mondo come quello musicale, dove l’immagine è tutto. Vorrei essere ricordata ed apprezzata per la mia voce e la mia musica, mentre oggi complici social e Tv siamo abituati a vedere cantanti donne alle prese con fisici mozzafiato e magrissimi.

Crede di poter indirizzare un messaggio alle ragazze e alle giovani donne che lottano contro il proprio fisico?
Spesso mi è capitato di bloccarmi durante le riprese di un video; mi dicevo che avrei girato quando mi sarei messa a dieta. Ma io non faccio la modella e non è il mio fisico che la gente deve giudicare, ma la mia voce e la mia musica. Fortunatamente tramite la musica mi esprimo e non ho paura. Nel brano “the crown” racconto proprio questo, la corona che indossa ogni donna è la consapevolezza del suo valore. Non permettiamo di farci togliere la nostra corona!

È un messaggio femminista?
La verità? Non ho mai avuto pensieri femministi prima di oggi; mi sono sempre sentita fortunata e non ho mai dovuto lottare per affermarmi. Ma col tempo, crescendo, mi sono accorta di alcune differenze e delle fatiche che da donna bisogna affrontare, per farsi conoscere ed apprezzare come artista. Anche l’ambiente musicale può infatti essere molto sessista.

Chi la segue, chi è il suo pubblico?
Il mio pubblico è internazionale perché mi sono formata all’estero e perché ho già fatto un primo tour in Germania, che io stessa ho organizzato.

Quindi ha organizzato un tour da sola?
In un certo senso sì, ho fatto una ricerca su una serie di locali in Germania in base all’ambiente, alla musica, al tipo di pubblico. Ho prenotato delle date, le risposte sono state immediate e così ho potuto esibirmi in diverse località contando sulle mie forze e soprattutto sulla conoscenza delle lingue.

Che tipo di risposta ha avuto?
È stata una bellissima esperienza; ho trovato sempre un pubblico attento. Quello che ho apprezzato è stato il fatto che le persone in Germania fossero molto concentrate all’ascolto delle canzoni, anche di pezzi inediti…

Ha un sogno nel cassetto?
Ho tanti sogni, quello che mi preme più in questo momento è riprendere a viaggiare, magari per organizzare un altro tour dopo la pandemia. Insomma.. mi piacerebbe ritornare alla normalità.

Cosa vede nel suo futuro?
Musica, tanta musica, ma anche collaborazioni con giovani donne artiste e la possibilità di farmi conoscere di più in Alto Adige, soprattutto a Merano dove non sono ancora riuscita a trovare degli spazi per esibirmi.

Cosa si augura?
Mi auguro che la musica di qualità possa sconfiggere e abbattere le barriere di tipo linguistico; abbiamo una grande fortuna qui in Alto Adige, quella di poterci esprimere tranquillamente in italiano, in tedesco, in inglese e anche in dialetto. Viviamo in un terreno fervido di sperimentazioni musicali, ma, dispiace ammetterlo, il mondo tedesco e italiano sono ancora divisi, mentre la musica dovrebbe poter essere compresa al di là dalla lingua.

Autrice: Francesca Morrone

Per un mondo pulito

QuiIntervista a Petra Laner. Nata e cresciuta a Merano, ha due figli e un meraviglioso nipotino. È presidente uscente del comitato di quartiere di Maia Bassa e attiva ambientalista per il diritto di vivere in salute e sicurezza la propria città.

La cosa che mi piace di me.
Trovo sempre il lato positivo in ogni cosa che succede.

Il mio principale difetto.
Sono troppo riflessiva.

La volta che sono stata più felice.
Per la nascita del nipotino.

La persona che ammiro di più.
Mio marito.

Un libro da portare sull’isola deserta.
“Südtirol aus der Luft”.

La mia occupazione preferita.
Il giardinaggio.

Il paese dove vorrei vivere…
Qui.

Il mio piatto preferito.
Spaghetti aglio olio e peperoncino.

Non sopporto...
La gente che è sempre in ritardo.

Per un giorno vorrei essere…
Invisibile.

La mia paura maggiore.
Che non facciamo in tempo a cambiare le cose e le future generazioni non avranno un pianeta meraviglioso da vivere.

Nel mio frigo non manca…
La birra.

Se fossi un animale sarei…
Un cane.

Mi sono sentita orgogliosa quando…
Mi sento così ogni volta che posso aiutare qualcuno.

Il mio motto.
C’è sempre una soluzione a tutto.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Un giro in moto Harley sui passi.

Il giocattolo che ho amato di più.
Una scimmietta di peluche.

I miei artisti preferiti.
Senza dubbio Elvis Presley e gli U2.

Il dono di natura che vorrei avere.
Essere una musicista.

La qualità che preferisco in una donna…
La sincerità.

…e in un uomo.
La lealtà.

Dico bugie solo…
Mai.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Mi vedo come una nonnina attivista incallita.

Il colore che preferisco.
Il rosso.

L’ultima volta che ho perso la calma.
Davanti alla spazzatura in giro per i monti.

Da bambina sognavo…
Volevo fare la maestra.

Autrice: Francesca Morrone

Ballare nel parco

Lo scorso 10 luglio al Parco delle Semirurali si è svolta l’iniziativa Danza on-LiVe. Nel corso della manifestazione si sono esibiti molti allievi delle scuole di danza della città, tra cui anche i più piccoli accompagnati dai genitori e dai nonni. Niccolò Dametto di COOLtour ha realizzato questi scatti per voi.

Perché si invecchia a ritmi diversi?

Qual è lo “stato dell’arte” della ricerca scientifica sui processi di invecchiamento? In un articolo dal taglio interdisciplinare pubblicato di recente – “How does the environment affect human ageing? An interdisciplinary review“ – Barbara Plagg e Stefan Zerbe hanno riunito ed esaminato le conoscenze esistenti nei campi della medicina e dell’ecologia. “Nella sola Italia, il “gap anagrafico” tra la popolazione più povera e quella più ricca è di circa 10 anni”, affermano i due autori della rassegna che ambisce a proporsi come documento di indirizzo per le politiche sanitarie e ambientali che puntano a ridurre il divario.

Il quadro è lo stesso in Alto Adige e nel resto del mondo: le persone invecchiano a ritmi diversi. Ma quali gruppi stanno invecchiando più velocemente di altri? Quali fattori influenzano l’aspettativa di vita e cosa compromette la nostra salute e un sano processo d’invecchiamento?
La revisione della letteratura scientifica effettuata dal prof. Stefan Zerbe e dalla ricercatrice Barbara Plagg ha cercato di rispondere a queste domande combinando le conoscenze della medicina e dell’ecologia.
“Il processo di invecchiamento non può essere fermato ma è possibile promuovere un invecchiamento sano”, affermano Plagg e Zerbe.
Le principali cause di morte nei paesi industrializzati sono rappresentate ancora dalle malattie croniche: quelle malattie che durano a lungo, sono difficili o impossibili da curare e, al contrario delle malattie infettive, si sviluppano gradualmente in periodo di tempo prolungato. Nel loro lavoro, i due scienziati di unibz hanno identificato i fattori che promuovono l’insorgenza delle cosiddette “malattie associate all’età” (es. demenza, cancro o malattie cardiovascolari). “Invecchiare in modo sano non significa fermare l’invecchiamento o riuscire a mantenere i ritmi di una società sempre più competitiva ma, piuttosto, mantenere la salute mentale e fisica il più a lungo possibile e vivere autonomamente fino alla vecchiaia”, sostengono Plagg e Zerbe, “La velocità con cui invecchiamo è determinata solo in piccola parte dai nostri geni; fattori ambientali come le tossine nell’aria, nell’acqua e nel suolo e fattori sociali ed economici come la formazione, la situazione abitativa, la vita lavorativa e lo stile di vita giocano un ruolo centrale”.
Considerando che in Europa più del 60% della popolazione vive ormai in città, fattori dell’habitat urbano come l’inquinamento dell’aria, le ondate di calore e l’inquinamento acustico sono particolarmente significativi. Il prof. Stefan Zerbe, uno dei promotori del network scientifico TER dell’Alto Adige (Transdisciplinary Environment and Health Research Netwotk) – che conduce ricerche sulle relazioni tra ambiente e salute – vede la pianificazione della sostenibilità urbana e, in particolare, degli spazi verdi, come una leva importante per contrastare l’invecchiamento legato allo stress. “L’individuo può modificare da solo il suo stile di vita prestando attenzione all’alimentazione, praticando attività sportiva e tessendo relazioni sociali ma l’ambiente, spesso caratterizzato dallo spazio urbano, è in gran parte aldilà della sua influenza diretta. La rassegna che abbiamo realizzato dimostra che gli spazi verdi urbani, frutto di un’accurata pianificazione, e la riduzione della polvere e del rumore possono abbassare i livelli di stress. Ciò, a sua volta, può rallentare il processo di invecchiamento”, afferma Zerbe, docente di Ecologia del Paesaggio alla Facoltà di Scienze e Tecnologie e membro del comitato consultivo scientifico della Fondazione tedesca Fritz und Hildegard Berg-Stiftung. “In generale, in medicina stabilire legami causali tra malattie, processi di invecchiamento e fattori ambientali, ed è per questo che la collaborazione interdisciplinare è così importante”, aggiunge Zerbe.
Barbara Plagg, che insegna alla Facoltà di Scienze della Formazione e lavora come ricercatrice all’Istituto di Medicina generale della Claudiana, è sulla stessa linea del collega. La sua attenzione, come ricercatrice, è rivolta allo studio dei processi di invecchiamento e dell’assistenza sanitaria. “La questione dell’equità sanitaria è centrale perché non possiamo considerare il processo di invecchiamento e l’aspettativa di vita di una persona indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche”. Un manager ad alto reddito, per esempio, può permettersi una situazione abitativa migliore rispetto a un operaio, una dieta più sana, un accesso più facile ai servizi sanitari, mentre allo stesso tempo il suo lavoro è meno impegnativo dal punto di vista fisico o di anni di lavoro notturno. “Le statistiche lo dimostrano: la popolazione più ricca vive circa 8-10 anni più di quella più povera. Ciò vale anche per l’Alto Adige”, sottolinea Plagg.
I fattori ambientali come il clima, la qualità dell’acqua e dell’aria sono considerati, ma anche gli ambienti e i fattori artificiali come lo spazio verde urbano, i fattori socio-economici o il reddito. “Il processo di invecchiamento è complesso, molti processi cellulari sono ormai conosciuti ma ciò che li innesca non è ancora stato pienamente compreso”, afferma la ricercatrice, “In termini di prevenzione, tutti conoscono l’importanza di un’alimentazione sana, di un alloggio senza muffa e dell’esercizio fisico, ma a cosa servono queste informazioni se il mio livello di istruzione o di reddito mi costringe a ricorrere a carne macinata a buon mercato e a vivere in un quartiere densamente popolato con poco spazio verde per l’attività fisica?”.
L’articolo di revisione dello stato dell’arte della ricerca scientifica ha l’obiettivo scopo di utilizzare le conoscenze disponibili per avanzare nello sviluppo di misure socio-politiche che vadano nella direzione dello slogan inglese “Make the healthier choice the easier choice”: l’alternativa sana dovrebbe essere anche quella più ovvia e più facile per tutti, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione. “Lo studio mostra le relazioni tra fattori ambientali, la salute umana e processi di invecchiamento”, conclude Stefan Zerbe, “Renderle il più possibile positive e sane per tutti dovrebbe essere un’importante preoccupazione socio-politica perché, alla fine, un malato a lungo termine costa più delle persone sulla cui salute e benessere si fanno investimenti precauzionali”.