Il negozio del futuro, pensato dai giovani

Ripensare i piccoli negozi di quartiere e gli spazi sfitti è l’obiettivo del collettivo “The Chioskito.” A farlo saranno giovani tra i 18 e i 30 anni con il loro talento artistico, entrando in relazione con il territorio – fisico e umano – del quartiere Don Bosco, e soprattutto tra di loro, nei tre giorni di residenza artistica al Centro Giovani Villa delle Rose, dove proporranno il loro “negozio del futuro”. è un clima pieno di stimoli, quello del progetto MAPPAtour – organizzato dai “chioskiteri” Giulia Palaia, Lorenza Troian e Hernán Cacace – fra i vincitori del Bando Generazioni 2021.

Chi siete e come è nato “The Chioskito”?
Tre menti creative con formazioni e competenze diverse nel campo artistico: Hernán si definisce teatrista, un termine utilizzato in Argentina per descrivere una figura che ricopre più funzioni nel mondo del teatro; Giulia ha una formazione in architettura e storia dell’arte, ma anche un master in relational design; Lorenza è un’appassionata di illustrazione e ha studiato Belle Arti.
La nostra collaborazione è nata nello spazio coworking Drin e l’acceleratore è stato Generazioni, che ci ha permesso di definirci con più precisione e di scrivere il progetto. “The Chioskito” ha un suono spagnoleggiante che risente dell’influenza di Hernán, argentino, e ricorda il chiosco: una struttura che crea relazione, itinerante, e offre un valore alla comunità nella quale viene ospitata. Ecco, vorremmo essere questo: uno strumento aggregativo, in grado di proporre valore – nel nostro caso l’economia circolare e l’arte partecipata – e poi muoverci di quartiere in quartiere, magari cambiare città.

E il progetto MAPPAtour?
È nato in concomitanza con il bando Generazioni dal tema “Aspirazioni & Ispirazioni”. Lo abbiamo declinato unendo le aspirazioni dei giovani partecipanti alle ispirazioni che riceveranno dal territorio, visitando e indagando il quartiere Don Bosco. Lavorare sugli spazi sfitti e sull’attività dei piccoli esercenti, raccogliendone i bisogni, rientra nella nostra ottica di economia circolare. L’intenzione è quella di rendere gli spazi dei piccoli commercianti sede di arte e aggreganti culturali, chiedendo ai ragazzi, durante la residenza artistica, quale è il negozio del futuro. Vorremmo ripensare e valorizzare questa dimensione attraverso l’arte.

Qual è l’obiettivo?
Desideriamo mettere a disposizione dei giovani le nostre competenze, mostrando loro l’ampiezza delle forme espressive utilizzabili, ma lasciandoli liberi di scegliere quella che secondo loro veicola meglio le idee. Vorremmo anche proporre loro di curare la mostra finale, affinché possano organizzare tutti i materiali. L’obiettivo è poi quello di creare una mostra diffusa e collettiva, con ciò che emergerà dalla residenza artistica e che sarà poi perfezionato da una serie di incontri in autunno. Ci piacerebbe che il pubblico recepisse gli stimoli artistici, che includono le aspirazioni dei ragazzi e i bisogni del quartiere, e che possano diventare una soluzione concreta.

Quali sono le realtà coinvolte?
Innanzitutto COOLtour, con cui è attiva una partnership sempre più preziosa. Questo perché è una realtà che ha più esperienza di noi e può occuparsi di tutta l’organizzazione, ma anche perché è una risorsa fondamentale come contatto col quartiere. Abbiamo cercato di coinvolgere altre realtà nel ruolo di supporter: Frabiato Film, uno studio creativo di produzione audiovisiva che ci segue nella parte mediatica, Bolzanism, Co-Cart e Drin, uno spazio che ci ha dato completa disponibilità e supporto.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Uno scatto in solitudine, da Tolosa a Bolzano

Non solo nei musei è tornata la possibilità di allestire e fruire delle mostre, oggi infatti anche le realtà di promozione culturale dedicano spazi agli artisti locali. Fra queste, COOLtour, destina da anni una delle sue vetrine sul quartiere Don Bosco alle mostre fotografiche. Il primo ad esporre è Luca Zontini, giovane bolzanino appassionato di fotografia.

Di cosa ti occupi nella vita?
Mi occupo in generale del cinema e di video, di camera e fotografia. Lavoro tanto con numerose produzioni locali. Principalmente con Takt Film, che si occupa principalmente di image film per la Provincia, e in generale, nell’Alto Adige.

Come è nata questa passione?
La passione per la fotografia ho iniziato a coltivarla già dalle superiori, soprattutto per l’analogica. Poi sono stato in Australia, e dopo anche a Berlino. Finito di girovagare per il mondo, ho notato che partiva un corso triennale alla scuola Zelig e mi ci sono iscritto. Sono entrato, ho studiato camera, luci, fotografia, e poi la cosa ha preso piede, fino a diventare il mio lavoro.

Ultimamente è stata esposta la tua prima mostra fotografica.
Sì. Mi occupo principalmente di video, però comunque ho anche questa passione per la fotografia che coltivo da tanto tempo, in particolare per la fotografia analogica. Il progetto nasce in Francia, con la prima foto che ho scattato a Tolosa nell’estate del 2019 e che considero la migliore di tutta la serie. L’immagine fotografata mi dava un grande senso di solitudine e quindi ho cercato di emulare queste sensazioni e ottenere delle altre foto per farne una serie. Devo ammettere di essere stato anche un po’ spinto dai vari lockdown, pensando per esempio a quanto potesse essere pesante affrontare una situazione del genere in solitudine. Le altre foto sono state scattate negli ultimi sei o sette mesi in Germania e a Bolzano, e sono andato a cercarmele – sia per quanto riguarda la sensazione, che per quanto riguarda i contrasti. Non è stato facile scattare in analogico, con una vecchia compatta, ma non ho avuto paura di lavorarci su, anche in postproduzione.

Cosa ti ha spinto ad esporre?
In realtà non avevo mai esposto le mie fotografie, anche perché mi occupo principalmente di film. Il tutto è nato quando ho scattato la prima foto, che mi piaceva davvero tanto e quindi volevo esporre da un po’ di tempo. Insomma, era lì nel cassetto. Poi ho trovato – o meglio, mi sono andato a cercare – le altre foto da scattare per completare la serie e creare qualcosa che potesse essere esposto. Mi si è presentata l’occasione di esporre e non ho potuto rifiutare.

Vorresti continuare a mostrare le tue fotografie?
Sicuramente vorrei continuare a scattare, perché mi piace, soprattutto con il medio formato. Questa volta l’ho fatto con una compatta perché sono partito con quella e per mantenere la stessa sensazione ho continuato con lo stesso formato, mi piaceva questa grana esagerata. In futuro, penso che – se continuerò – si tratterà di foto in formato più grande e uno stile un po’ diverso. Non credo però che succederà a breve, ci vorrà del tempo.

Autrice: Ana Andros COOLtour

Raffaella Carrà

Storie dal multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

Raffaella Carrà, nome d’arte di Raffaella Marie Pelloner, è stata senza dubbio una delle più importanti figure del mondo dello spettacolo altoatesino. Definita dal Guardian “l’icona altoatesina che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso” Raffaella, con la canzone “Alles Gute”, proclamava come fosse bello fare l’amore da Salorno in su.

Autore: Roberto Tubaro

Dove individuare la nuova casa per Ötzi?

Negli ultimi tempi si è parlato molto della possibile nuova collocazione del Museo Archeologico di Bolzano. Nel dibattito che si è aperto la riflessione razionale spesso ha lasciato spazio alla lotta di potere tra lobby, naturalmente rappresentate anche a livello politico, sia comunale che provinciale. Abbiamo pertando cercato di riportare il dibattitto ad un livello di oggettività, sentendo un comitato di cittadini che da tempo opera, relazionandosi con gli enti pubblici preposti a prendere le decisioni in merito alle grandi opere.

QuiBolzano ha contattato il laboratorio urbano Lab:bz, gruppo indipendente di cittadini che si adopera per uno sviluppo urbano sostenibile, per cercare di fare il punto attuale della situazione intorno al nuovo museo archeologico, che necessita di una nuova sede, più grande, in grado di ospitare, oltre alla mummia del Similaun, anche la mostra permanente della storia altoatesina dal paleolitico all’età carolingia. Per questo motivo la Provincia ha avviato un’ampia ricerca per individuare la migliore ubicazione museale possibile.


A fine giugno abbiamo letto che il Comune di Bolzano ha indicato la sua preferenza per il palazzo ex INA come nuova location del museo di Oetzi.
Vero, ma non dobbiamo dimenticare che il Comune non ha molta voce in capitolo. Il museo archeologico non è suo, ed i palazzi scelti (Palazzo INA ed ex Enel) non sono di sua proprietà. E Bolzano non ha competenza per i musei. La Provincia, che è proprietaria del Museo Archeologico, ha posto un quesito al Comune, in quanto la struttura si trova sul suo territorio ed un suo spostamento ha effetti sullo sviluppo comunale.

La Provincia a monte aveva commissionato uno studio alla ditta Sinloc , che è giunta a prendere in considerazione prima dieci possibili siti, ridotti poi a cinque: ex Enel, carcere di via Dante, ex INA, Virgolo, via Cassa di Risparmio. E formulando infine una specifica proposta: il palazzo ex Enel.
La Provincia ha fatto presentare lo studio in Comune per consentirne una valutazione corretta, ed il Comune si è espresso a favore dell’ex INA (ora occupato in parte dalla Biblioteca civica), anche se c’è chi si è espresso a favore dell’ex ENEL (entrambi i palazzi sono di proprietà di Tosolini). Ma in queste prese di posizione gioca un ruolo fondamentale l’accordo di coalizione. La SVP, in cambio dell’appoggio al sindaco Caramaschi, aveva fatto inserire nell’accordo di governo la permanenza del museo archeologico in centro storico. Non è tuttavia un mistero che in giunta comunale c’è anche chi vedrebbe di buon occhio il museo archeologico sul Virgolo. E la Signa, la società dell’imprenditore René Benko, che sta costruendo il nuovo centro commerciale Waltherpark, ha già iniziato una imponente campagna pubblicitaria online a favore del Virgolo, con tanto di rendering video in cui presenta la funivia che da Piazza Verdi porta direttamente alla sede del nuovo al museo archeologico , accanto al quale potrebbero trovare posto un auditorium da 1000 persone ed un ristorante gourmet con vista spettacolare su città e Sciliar…


Nel frattempo la Signa in una conferenza stampa ha contestato lo studio della Sinloc, che di fatto ha bocciato la soluzione del Virgolo, e la sensazione è che siamo ancora lontani da una decisione definitiva che spetta alla Provincia. Qual è la posizione di Lab:bz rispetto alla nuova collocazione del museo archeologico e rispetto alla soluzione sul Virgolo?
Per noi il museo dovrebbe essere un elemento di connessione tra citta storica e città nuova e quindi proponiamo una qualsiasi posizione tra ponte Talvera e Ponte Druso.
Riguardo al Virgolo: stiamo parlando di un’area tutelata da un punto di vista paesaggistico e fragile da un punto di vista geologico con la presenza di frane attive. Il trasferimento del museo sul Virgolo presupporrebbe anche una variazione di destinazione d’uso di quella zona. Il Virgolo dovrebbe invece secondo noi divenire una zona ricreativa ad uso turistico e della cittadinanza. Per questa soluzione esistono già due progetti di Rudi Benedikter e Stefano Novello (ItaliaNostra), di cui quello di Benedikter era già stato approvato dalla giunta comunale.
Se Ötzi e il suo museo venissero trasferiti sul Virgolo, potrebbero essere raggiunti solo con una funivia o un ripido sentiero a piedi. Inoltre la funivia non sarebbe un regalo dell’investitore ma sarebbe a carico di noi contribuenti altoatesini. Quindi un progetto costoso i cui vantaggi economici trovano dubbie ipotesi di ridistribuzione a vantaggio della collettività.

Autore: Till Antonio Mola

Via la mascherina, ma… con calma

Le più recenti disposizioni in merito alla gestione della pandemia ci hanno fatto riconquistare la parte più significativa del cosiddetto “linguaggio non verbale”. Togliere la mascherina, almeno all’aperto, ci sta finalmente consentendo di osservare di nuovo rossetti, barbe, e soprattutto sorrisi, oltre che tutte quelle espressioni della parte inferiore del viso che di norma sono una parte fondamentale del nostro comunicare. Com’è noto infatti nella comunicazione non è presente solo il livello semantico, ovvero quello relativo al significato letterale delle parole (anche se spesso anche qui ogni tanto ci incartiamo, come ci ricordano i teorici dell’analfabetismo funzionale). Insomma: quando ci rivolgiamo agli altri un ruolo importante è rappresentato anche dall’uso che facciamo del nostro corpo e in questo caso ad essere messi in gioco sono specifici “codici” che ci consentono di comprendere i contenuti che le parole esprimono solo parzialmente.
Tornare a vedere la parte inferiore dei volti delle persone è dunque un bel passo in avanti per tornare a capirsi un po’ di più, in un periodo come questo caratterizzato per molti versi dal disorientamento. Anche se – in assenza di sorrisi e smorfie – noi italiani abbiamo anche avuto occasione di distinguerci per la nostra innata capacità (o abitudine, vizio?) di gesticolare. In questo senso paradigmatico è stato negli ultimi giorni il “meme” (contenuto visivo umoristico) che ha spopolato sui social, in merito alla “mano all’italiana” utilizzata dal calciatore Nicolò Barella per chiedere lumi e farsi capire dall’arbitro, durante una partita degli Europei.
La mascherina abbassata in estate senz’altro ci consente di respirare meglio, ma non è il caso di farsi prendere la mano. E particolarmente significativa è stata la smorfia di preoccupazione manifestata dal governatore altoatesino Kompatscher mentre certificava, numeri alla mano, la riluttanza nei confronti del vaccino anti-covid manifestata finora dagli altoatesini under 50. Per convincere gli indecisi si è persino deciso uno stop ai tamponi nasali, finora considerati quasi una sorta di panacea.
In definitiva: prestiamo attenzione e… speriamo bene.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Bronzolo si rimbocca le maniche

Il peggio sembra essere passato, e anche Bronzolo si è pian piano lasciata alle spalle i mesi più bui della pandemia. Ora è tempo di ripartire dopo aver tratto insegnamenti preziosi dalla gestione della crisi. Tra attività estive, sport e progetti per la cittadinanza, abbiamo fatto il punto della situazione con la sindaca Giorgia Mongillo, capace di gestire con grande polso e responsabilità un anno molto difficile.

È tempo di ripartire. I programmi della sindaca di Bronzolo, Giorgia Mongillo, mirano alla messa in sicurezza del paese e dei suoi abitanti. Riprendono anche le iniziative sportive e quelle rivolte a bambini ed anziani. “Sono contenta di come stanno andando le cose: la voglia di ripartire c’è e sono sicura che ce la faremo tutti. La speranza è quella di tornare a vederci e ridarci la mano – commenta – chissà se ne saremo ancora capaci”.

L’INTERVISTA

I mesi più bui della pandemia sembrano passati. Come è stato?
L’inizio è stata una cosa nuova, è stato difficile capire come funzionava il tutto e in particolare spiegare alla cittadinanza quale fosse il problema e come andava affrontato. Poi ci siamo adeguati alle ordinanze e abbiamo cercato di trasmettere dei messaggi rassicuranti ai cittadini. Per fortuna non abbiamo avuto focolai, quindi la nostra cittadinanza ha risposto bene alle varie ordinanze. È stato difficile perché sentivo molto il senso di responsabilità nei confronti della salute dei cittadini, augurandomi che stessero bene, e al contempo avevo il dovere di far capire e rispettare le regole.

Giorgia Mongillo

Qual è stato il settore più colpito?
Le attività economiche, i nostri esercizi pubblici, i bar e i ristoranti. Abbiamo dato la possibilità di occupare anche il suolo pubblico, gratuitamente, a coloro che non lo avevano, così che potessero riaprire anche all’esterno, viste le limitazioni. Per fortuna adesso hanno riaperto e si stanno riprendendo. Inoltre, ne hanno risentito anche le attività delle associazioni, proprio perché d’estate di solito si organizzavano sagre e feste che permettevano loro di autofinanziarsi. Nonostante tutto, c’è chi è riuscito ad arrangiarsi anche online, in qualche modo. Adesso hanno ripreso anche le associazioni, cominciando a richiedere le licenze per le manifestazioni pubbliche.

L’ostacolo più difficile da affrontare?
Non poter proseguire con le attività programmate è stata la cosa che mi è pesata di più. Il momento più difficile è stato proprio dover vedere fermarsi i nostri progetti politici. Avevamo in mente delle opere pubbliche che abbiamo dovuto fermare per qualche mese, e che quindi hanno subìto un ritardo. Pensavamo a diversi lavori pubblici per la messa in sicurezza del paese, come ad esempio quello della zona sportiva, che stiamo iniziando a recuperare.

Gruppo comunità amica delle persone che convivono con la demenza

E il momento in cui ha avuto più speranza?
Pensiamo così tanto alle cose brutte e così poco alle cose belle, che quasi non mi viene in mente nulla. Riflettendoci, però, sicuramente penso a quando un paio di settimane fa abbiamo inaugurato le nostre panchine arancioni, un’iniziativa legata a Sente-Mente, progetto che vede i Comuni di Bronzolo e Vadena come Comunità Amiche delle persone che vivono con la demenza. È stato uno dei primi momenti pubblici durante il quale abbiamo potuto rivedere un po’ di gente, dove ci siamo ritrovati. Quello è stato proprio il momento più bello, finalmente ritrovarsi insieme a un po’ di associazioni e cittadinanza.

Quali sono i progetti per la ripartenza?
Per quest’estate sono ripartiti i servizi estivi dedicati ai bambini organizzati dal Gruppo Giovani Flowers e anche le attività del Kindergarten Verein. Di solito, poi, i nostri anziani andavano al mare le prime due settimane di giugno: l’anno scorso non ci sono andati, quest’anno invece finalmente sì, seppure in un altro periodo. Infatti, anche il Centro Anziani ha ripreso le sue attività, cominciando ad aprire il sabato mattina e proponendo qualche iniziativa, almeno per rivedere le persone. Non mancheranno poi le occasioni culturali – perché ci sarà un concerto in luglio – e nemmeno quelle sportive, data la ripartenza del tennis club e di alcune associazioni del calcio a cinque. Ho sentito anche dei giovani che vorrebbero organizzare la sagra del pesce, chissà. Le attività ci sono, sono tante, come la voglia di ripartire.

Tornano anche le attività sportive giovanili

E quelli più a lungo termine?
Innanzitutto, stiamo lavorando ad un regolamento per istituire un comitato delle pari opportunità nel nostro Comune. Portiamo avanti il progetto Sente-Mente e stiamo infatti pensando a qualche altro evento e momento di condivisione in autunno. Dopodiché, abbiamo deciso di fare un controllo generale alla rete fognaria, cosa che non è mai stata fatta, finora. Inoltre ci stiamo concentrando sulle barriere architettoniche e stiamo lavorando anche in questo senso, sulla sicurezza. Ciò non vuol dire che il paese non sia sicuro, ma che occorre sistemare, in base al piano delle zone di pericolo, proprio tutte quelle aree che potrebbero avere o causare problemi qualora si verificassero eventi come ad esempio le piogge insistenti. A questo proposito, Bronzolo è uno dei Comuni pilota prescelti da Eurac per il progetto RiKoSt, riguardo alla percezione del rischio sulla popolazione, da cui è emerso che la percezione del rischio naturale a Bronzolo – ovviamente – non è costante, ma il pericolo che possa esondare il fiume o franare la montagna c’è. Proprio per questo ci teniamo ad avere un paese sicuro.

LA STORIA DELLA CITTA’

Bronzolo è un comune dell’Alto Adige di 2.774 abitanti. Situato nel fondovalle, sulla sinistra orografica dell’Adige circa 13 km a sud di Bolzano, fa parte del comprensorio Oltradige-Bassa Atesina. Sulle sponde dell’Adige (a fianco del ponte per Vadena) si può vedere l’antico porto fluviale. Bronzolo ha una stazione ferroviaria servita da tutti i treni regionali.
La storia del piccolo insediamento è stata da sempre legata al fiume Adige, che proprio nella zona di Bronzolo diventa navigabile con meno rischi che non già a Bolzano.
Il villaggio fu costruito, similmente alle città vicine di Laives ed Ora, su un ampio cono alluvionale, per evitare i pericoli d’inondazioni o esondazioni del fiume Adige, che si verificavano molto comunemente in origine. Sin dal medioevo sono attestate le zattere, che attraccarono in zona per trasportare le merci verso il meridione o per riportarle con l’aiuto del traino ippico, lungo le rive del fiume.

Autrice: Ana Andros

Multe e notifiche via PEC

Novità in materia di notificazione a mezzo PEC delle sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada. Il Ministero dell’Interno ha di recente fatto seguito alla richiesta del Garante per la protezione dei dati personali di intervenire sull’argomento, imponendo particolari accorgimenti quando il veicolo, con cui è stata commessa la violazione, è intestato ad una persona fisica e non ad un’impresa/persona giuridica.
Ciò in quanto, in tali casi, il veicolo potrebbe essere effettivamente utilizzato dal proprietario a titolo privato e non nell’esercizio di attività imprenditoriale; con la conseguenza che la notifica del verbale all’indirizzo PEC, ottenuto attraverso la consultazione del registro online INI-PEC, può, secondo l’Autorità, determinare un’illecita comunicazione dei dati personali a terzi, essendo la PEC visibile a tutto il personale dell’azienda. La problematica deriva dalla circostanza che, nel registro INI­ PEC, con riferimento alle imprese individuali, non è possibile distinguere l’indirizzo della persona fisica, che ne è titolare, da quello dell’impresa come persona giuridica.
Per tale motivo, il Ministero ha fornito alcune istruzioni operative; prima fra tutte, quella secondo cui, nella ricerca dell’indirizzo PEC del proprietario del veicolo, con cui è stata commessa una violazione, potrà essere utilizzato il codice fiscale della persona fisica (ricavato, ad esempio, dal PRA) solo quando è accertato che il veicolo era stato utilizzato nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. In ogni altro caso (ad esempio, violazione accertata con dispositivi di controllo remoto), il codice fiscale della persona fisica intestataria del veicolo può essere utilizzato solo per interrogazioni della sezione “professionisti” del registro INI-PEC.
Seconda – e fondamentale – istruzione operativa è che la notifica del verbale non potrà avvenire a mezzo PEC nel caso di abbinamento del codice fiscale della persona fisica ad una PEC di chiara matrice aziendale; in tali casi, la notifica del verbale di violazione deve essere effettuata nelle forme ordinarie, e non attraverso PEC.

Autore: avvocato Massimo Mira