Lasecondaluna, cinque nuove mostre

L’Associazione culturale lasecondaluna di Laives ha presentato il nuovo programma 2022. La bolzanina Claudia Corrent apre a marzo la stagione mostre, che si muoverà sul filo conduttore dello “spazio umano”. In autunno l’arte torna a invadere le strade di Laives con il festival “Identity in motion” mentre continueranno le iniziative a favore degli artisti e delle artiste.

Cinque nuove mostre e tante inziative all’insegna dei giovani talenti e dell’arte: così si preannuncia la nuova stagione de “lasecondaluna”, la vivace associazione di Laives, sempre in fermento con nuove idee e iniziative al passo coi tempi. Le esposizioni avranno luogo tra Laives e Vadena e proporanno le opere di artisti di diversa età, formazione e poetica. Il filo tematico delle mostre sarà il del concetto di “Spazio Umano” inteso come spazio di vita e in cui creano le storie dei singoli e della comunità.
Le prime due mostre saranno dedicate alla fotografia. La stagione espositiva partirà infatti a marzo con una personale, curata da Amanda Filippi, della fotografa bolzanina Claudia Corrent con i suoi collage fotografici tra presente e passato. Ad aprile si inaugurerà un’altra personale, dedicata al fotografo trentino Enrico Pedrotti e curata da Valentina Cramerotti.
Si riprenderà poi in autunno, stagione in cui si terranno due mostre dedicate a modalità pittoriche solo all’apparenza molto divese
La prima, a ottobre, consisterà in una personale del giovane artista trentino Ismaele Nones e vanterà la curatela di Gabriele Salvaterra. La seconda inaugurerà invece a novembre e, con la curatela di Nicolò Faccenda, metterà a confronto le due artiste altoatesine Mirijam Heiler e Barbara Prenka. A queste quattro esposizioni, che si terranno nella Galleria 29 di Laives, se ne aggiungerà una quinta che troverà invece sede nella suggestiva location della Galleria Civica di Vadena, dove, a cura di Nicolò Faccenda, sarà allestita una collettiva dedicata agli artisti dell’Istituto per la Grafica d’Arte di Merano.
Nel corso del 2022, parallelamente alla stagione espositiva, proseguirà il progetto “Lasecondaluna for artists”, nato nel 2021 e altro ambito di attività dell’Associazione. Obiettivo del progetto è la valorizzazione di artisti residenti in territorio altoatesino e trentino, con un’attenzione particolare per le nuove generazioni. Oltre alla messa a disposizione di uffici e atelier in cui gli artisti possono lavorare liberamente, “Lasecondaluna for artists” consiste in molte altre azioni di supporto concreto, anche in ottica professionalizzante. Anche quest’anno verranno infatti proposti corsi di formazione e aggiornamento, accompagnati da consulenze per la realizzazione di portfolio e la redazione di testi critici e di presentazione. Non mancheranno nemmeno attività di ricerca di opportunità formative e professionali come residenze, bandi ed esposizioni, ma anche di occasioni di visibilità come premi e Festival.
Tra questi l’edizione 2022 del Trento Art Festival, festival online che si terrà dal 2 al 6 marzo e a cui lasecondaluna parteciperà con il progetto “Tappeti volanti” dell’artista trentina Isabella Nardon.
In settembre sarà il turno della seconda edizione del festival d’arte “Identity in motion”, già realizzato nel 2021 con un ottimo riscontro da parte del pubblico. L’iniziativa, ideata dall’Associazione lasecondaluna, vuole permettere ai cittadini di Laives di entrare in contatto con l’arte nello spazio pubblico, in modo libero da pregiudizi e insicurezze. Altro obiettivo del festival è coinvolgere gli artisti locali per dare loro occasione di entrare in contatto con gli abitanti del proprio territorio, al fine di creare un dialogo duraturo tra arte e cittadinanza.

Autrice: Caterina Longo

Laivesotti, ritratti di giovani identità

Si intitola “Laivesotti, crescere nel subborgo” la mostra fotografica al centro Fly di Laives, visibile fino al 5 marzo prossimo. La mostra nasce da un progetto di Andreas Bertagnoll, fotografo ed educatore del centro, che ha ritratto circa 30 ragazzi e ragazze di Laives e dintorni per indagarne “le diverse linee d’identità nella periferia altoatesina”. Messi davanti all’obiettivo sullo sfondo di luoghi e paesaggi della Bassa, ragazzi e ragazze ci guardano seri e, sembra, fieri di una giovinezza e di un’identità tutta da scoprire.

Cosa si vede nella mostra?
Ritratti di giovani e giovani adulti tra i 14 e i 22 anni – che frequentano o hanno frequentato il nostro centro giovanile- le foto le ho scattate io come fotografo ed educatore, ma i posti in cui farsi fotografare, “mettersi in scena”, li hanno scelti loro.

Qual è l’intento del progetto?
Guardare a cosa significhi vivere da giovani a Laives, che si differenzia rispetto ad altri posti dell’Alto Adige, è una realtà più multiculturale ma anche periferica. 

E cosa è emerso?
Che la noia ha un certo importanza perché è una specie di terra di mezzo, non è come vivere in campagna o città. La vicinanza a Bolzano è allo stesso tempo un vantaggio e uno svantaggio, perché la città chiama e “risucchia”. Molti vivono qui ma non si identificano con il posto, certo senza generalizzare. 

Cosa si aspettano, cosa sognano i giovani? 
Be’ da un lato gli piacerebbero più occasioni di incontro, locali, discoteche – con la pandemia abbiamo tutti vissuto sulla nostra pelle che la dimensione digitale non sostituisce la vita reale. Molti soffrono del fatto che Laives sia stato costruito molto, anche edifici non sempre belli, ma che non abbia un vero e proprio centro, una piazza… per certi versi, il centro è una lunga strada, con un nome del presidente americano Kennedy. Ma ci sono anche aspetti positivi.

Ad esempio?
Ci sono impianti sportivi e tante associazioni attive nello sport, oltre alla vicinanza alle zone verdi, questo è un grande vantaggio. E poi tutto dipende dai punti di vista: un ragazzo che abita a Laives ma ha origine indiane mi ha detto che la città è bellissima, e gli piace il fatto che si incontrino persone di tutti i paesi. Insomma, dipende sempre da quello che hai da perdere o da realizzare.
E’ parte del progetto anche un catalogo con testi di Yvonne Saltuari, Marco Russo e Andreas Bertagnoll. La mostra “Laivesotti” è visitabile dalle ore 15 alle ore 18.30 dal 18 al 20.02 , dal 24 al 26.02 e dal 03 al 05/03. Centro giovani Fly, Passaggio scolastico Marian Damian 8, Laives (ingresso gratuito nel rispetto delle normative anti Covid). 

Autrice: Caterina Longo

Una pioggia di cuori per i malati

Nelle scorse settimane giovani e adulti di tutta la provincia hanno lavorato duro per realizzare oltre 2 mila cuoricini, e in occasione della Giornata del malato gli assistenti spirituali li hanno distribuiti ai pazienti degli ospedali. Evento speciale a Silandro, dove era presente il vescovo Ivo Muser.

Quest’anno l’Ufficio pastorale, la Commissione per la pastorale della salute e del lutto, la Caritas e gli assistenti spirituali in ospedale, hanno pensato a qualcosa di speciale per la Giornata mondiale del malato e, assieme all’Associazione delle residenze per anziani e le parrocchie locali, hanno lanciato l’iniziativa “Un piccolo cuore…da tanti cuori!”.

Un dono per i pazienti e per i loro famigliari

Gruppi parrocchiali, organizzazioni, associazioni, scuole, bambini, giovani e ospiti delle case di riposo, hanno realizzato nelle scorse settimane oltre 2 mila cuoricini, che sono stati poi distribuiti dagli assistenti spirituali ospedalieri ai pazienti, ai loro familiari e al personale degli ospedali dell’Alto Adige: un gesto di vicinanza e comunione che è riuscito a portare un po’ di gioia a tante persone. All’ospedale di Silandro la Giornata ha avuto forse una marcia in più grazie alla presenza del vescovo diocesano, che malgrado i condizionamenti legati al Covid ha voluto far visita ai pazienti ed al personale del nosocomio. Negli incontri con pazienti, personale sanitario, assistenti spirituali, il vescovo ha ricordato che il Covid “ha costretto a infrangere il tabù della malattia e della morte, ad affrontare temi finora confinati in una privatizzazione strisciante: l’esperienza della pandemia mostra invece il nostro bisogno di persone che non abbiano paura del contatto con il prossimo, che trasmettano vicinanza ai malati e ai sofferenti, agli anziani e ai moribondi, che difendano la loro dignità nonostante le fragilità”.

Il grazie del vescovo muser

“Molti malati – ha aggiunto il vescovo Ivo Muser – vivono dell’aiuto e della compagnia, e non da ultimo della fedeltà che mantiene vive le relazioni”. Per questo nella Giornata del malato il vescovo ha ringraziato “tutti coloro che stanno facendo un grande lavoro negli ospedali, nelle strutture di cura e nelle case di riposo in questo tempo difficile, dimostrando che ogni vita merita protezione, aiuto e compassione”. 

“Ringrazio tutti coloro che mettono in pratica questa fedeltà  – ha spiegato – visitando i malati o assistendoli in vari modi. Il servizio ai malati è un servizio a Dio. Ringrazio coloro che si prendono cura dei familiari, ringrazio chi aiuta gli altri a vivere la loro vita”.

Al termine della celebrazione liturgica il vescovo ha pranzato con il personale nella mensa ospedaliera e ha poi fatto visita ai pazienti in alcuni reparti, fra cui, appunto, quello Covid.

Autore: Luca Masiello

Un progetto musicale per celebrare il quartiere di Sciangai

Sciangai, scritto come si dice. Sarebbe interessante fare una ricerca sul perché il vasto quartiere che si estende nella parte meridionale della città al di qua dell’Isarco abbia preso questo nomignolo mutuato dall’omonima (ma non omografa città cinese).
Il confine tra Sciangai e il resto della città è sempre stato piuttosto labile, propendiamo per un confine che si è spostato nel corso del tempo a seconda della memoria di chi ci ha abitato e vi è cresciuto, ma approfondire oltre l’argomento in questa sede potrebbe scatenare polemiche.
A noi interessa parlare di una canzone che è stata pubblicata su youtube nelle scorse settimane e che ora è anche colonna sonora di un video distribuito gratuitamente in DVD che include anche un altro video, più lungo accompagnato da versi recitati da Emilio Insolvibile.
“Tutto è cominciato qualche anno fa – ci racconta Beppe Grandinetti, anima del progetto insieme a Luca Sommacampagna – mentre ero in sala prove con Coco Chinaglia, lui aveva un giro di chitarra attorno al quale si è sviluppata la canzone, intitolata Sciangai. Tra allora e la realizzazione del progetto è trascorso del tempo, ci sono state alcune traversie. Poi ho incontrato Luca, sciangaiolo come me e musicista, e la cosa ha cominciato a prendere forma. È lui che mi ha aiutato a dare forma al brano e che ha coinvolto altri musicisti.”
Grandinetti e Sommacampagna hanno così portato a termine il progetto non solo dal punto di vista musicale, per il quale si sono affidati ad altri bravi strumentisti e cantanti, ma anche sotto l’aspetto della ricerca e dell’assemblaggio di materiale fotografico e documentaristico che è finito a costituire le immagini che scorrono sulle sulle note della canzone. Il risultato è un omaggio sentito e molto riuscito ad un quartiere la cui storia è mutata paesaggisticamente non poco con l’abbattimento delle case semirurali che ne erano state la principale caratteristica.
“Fare un DVD oggi può sembrare un po’ fuori moda – spiega Luca Sommacampagna – ma volevamo che ci fosse un supporto fisico con il risultato del nostro lavoro, certo i video ormai girano con gli smartphone e sui social, ma ci pareva bella l’idea di poter dare qualcosa in mano alla gente.”
Il risultato del lavoro dei due appassionati sciangaioli di differente generazione è assolutamente godibile e ben riuscito, frutto degli sforzi congiunti di un gruppo di lavoro allargato che ha lavorato bene coinvolgendo molte persone.
“Innanzitutto – prosegue Sommacompagna – per poter depositare il brano alla SIAE ci siamo affidati a Tiziano Astolfi che ha anche fornito materiale video/foto dal suo archivio. Poi ci è parsa una buona idea chiedere ad un paio di cantanti storici, proprio provenienti dal quartiere, di dividere con Beppe le parti cantate del brano, così ci siamo rivolti a Memo Emeri e Macao Timpone che hanno aderito con entusiasmo. Per la parte suonata, io mi sono occupato della batteria e dei cori, Daniele Ceccarelli ha suonato il basso, Giorgio Fiore le tastiere e Gregor Marini ha curato gli arrangiamenti, suonato le chitarre e ha provveduto alla regia, dalla registrazione alla produzione.”
Il risultato è un brano eccellente, ben fatto, professionale e accorato: le tre voci si mescolano bene e ciascun vocalist mette davvero l’anima nella propria interpretazione, con un plauso particolare a Memo, che nonostante età e acciacchi ha una voce ancora parecchio grintosa. Insomma, una canzone che funziona, qui un altro plauso va indubbiamente alla produzione di Marini, e che racconta il quartiere attraverso immagini di repertorio: nei filmati si riconoscono senza fatica sia il giovane Grandinetti che il giovane Astolfi, ma soprattutto emerge la fisonomia di Sciangai, i volti, gli sguardi e le anime dei suoi abitanti. L’anima. Perché quello che sono riusciti a fare Sommacampagna e Grandinetti è lontano da scontate, facili e già ascoltate marchette musicali dedicate a una Bolzano o a un Alto Adige da cartolina: Sciangai, il quartiere Don Bosco, le semirurali non sono mai stati patinata meta turistica e le immagini finali delle ruspe che abbattono e vecchie case riportano lontanamente alla mente la storia cantata dal rocker californiano Ry Cooder dedicata al quartiere Chavez Ravine, a Los Angeles, che subì analoga sorte negli anni cinquanta.
“Ricordo persone – è Macao Timpone a raccontare ora – che non avevano idea che esistesse in Cina un posto con lo stesso nome e che si facevano mille meraviglie spalancando gli occhi quando ti dicevano: hai visto? In Cina c’è una città che si chiama come il nostro quartiere…”
Il gancio finale, per la realizzazione del brano e la sua diffusione sono stati l’appoggio della circoscrizione Don Bosco presieduta da Alex Castellano e dell’associazione CooolTour: “Castellano e Roberta Catania – ci dice Sommacampagna – sono stati importanti per concretizzare questo progetto, così come tutti coloro che ci hanno fornito con piacere il materiale filmato usato sia per la canzone che per il video con la voce di Emilio. Tutte persone animate dalla stessa filosofia positiva per cui tenersi le cose nei cassetti senza condividerle non è di alcuna utilità per nessuno.”
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POLEMICHE

Tra la stesura e la pubblicazione di questo articolo, attorno al brano dedicato a Sciangai sono scaturite polemiche infuocate riguardo alla paternità del brano: posto che la somiglianza tra il brano dei Dedy CEMM e quello cantato da Grandinetti/Macao/Memo è innegabile, posto che con ogni probabilità farà fede la data di deposito dello spartito alla SIAE, pensiamo che la verità – come spesso accade – stia nel mezzo e vogliamo astenerci dal commentare la cosa. Alla scena musicale bolzanina mancava giusto una faida del genere, non lontana da quelle che le bande di quartiere combattevano nei cortili di Sciangai negli anni cantati nel brano.
Peccato. Dispiace soprattutto per quelle associazioni e istituzioni che nell’appoggiare un bel progetto sono state messe in imbarazzo da una cosa che poteva essere evitata.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

I Krapfen: dolci per Carnevale

INGREDIENTI

Porzioni: 16 krapfen
Tempo: 200 minuti
500 g farina manitoba,
½ bustina di lievito di birra,
60 g zucchero, scorza grattugiata di un limone,
190 ml latte a temperatura ambiente, 2 uova,
1 cucchiaino di pasta di vaniglia, 1 cucchiaio di liquore all’anice, 7 g sale, 100 g burro morbido
Per friggere:
olio per frittura
Per farcire:
crema pasticcera, confettura
di frutta, crema al cioccolato
Per cospargere:
zucchero a velo

PREPARAZIONE

  1. Mescolare la farina e il lievito di birra poi aggiungere tutti gli altri ingredienti tranne il sale e il burro. Iniziare ad impastare e, appena i liquidi saranno stati assorbiti, aggiungere il sale. Impastare per circa 8 minuti finché l’impasto risulterà liscio ed omogeneo.
  2. Aggiungere il burro morbido a piccoli pezzetti in tre volte, continuando ad impastare. Formare una palla, inserirla in una ciotola, coprire e lasciare lievitare in frigorifero per 12 ore.
  3. Stendere l’impasto dello spessore di 2 cm e copparla con il coppapasta del diametro di 6 cm. Adagiare ogni singolo krapfen su dei quadrati di carta da forno della dimensione di circa 15 x 15 cm. Lasciare lievitare i Krapfen in un luogo tiepido, al riparo dagli spifferi e coperti con un panno per 3 ore.
  4. Scaldare l’olio in una pentola profonda o in una friggitrice a 160 °C. Immergere i Krapfen e cuocerli per un paio di minuti finché il fondo sarà dorato. Capovolgere i Krapfen con l’aiuto del retro di due stecchini di legno e terminare la cottura. Scolarli dall’olio e adagiarli a raffreddare in una gratella. Successivamente trasferirli su della carta paglia.
  5. Farcire i Krapfen a piacimento con crema pasticcera, confettura di frutta, crema alle nocciole e spolverarli con lo zucchero a velo.

Loghi, memorie, banche e monete

Recentemente le onorificenze annuali Nord Tirolesi riservate alla Provincia di Bolzano sono state assegnate a tre personaggi molto noti, anche per il loro percorso per molti versi libero e… non allineato. Interessante è il fatto che siano tutti e tre scrittori di successo. L’unico autore come prima professione è Joseph Zoderer, mentre gli altri due (Lilli Gruber e Reinhold Messner) lo sono solo come corollario delle loro altre attività. è – anche questo – il segno della solida tradizione letteraria della nostra terra. Che spazia nei generi più vari, come dimostrano anche le schede che vi presentiamo in questo numero del nostro giornale. In questo caso ci concentriamo in particolare sulle biografie che incrociano l’arte e sulla numismatica locale. Cogliamo l’occasione per ricordare che questa pagina vuole essere al contempo uno spazio in cui segnaliamo le novità degne di nota nel campo dell’editoria locale, ma anche un luogo a disposizione dei tanti altoatesini che coltivano a vario titolo la passione per la scrittura. Prossimamente in questa rubrica avremo anche occasione di incontrare autrici e autori nazionali o internazionali che ogni tanto si affacciano nel panorama locale, per presentare le loro opere o per raccontare il loro percorso nella narrativa, poesia o saggistica. Vi invitiamo a seguirci e – eventualmente – anche a darci utili suggerimenti in merito.

Haus nummer 6
Scrittore: Andreas Hapkemeyer

“Una bella bistecca e passa tutto!” o “ai miei tempi c’era giusto il necessario, mai di più”: frasi simili a queste si sentono e tramandano in molte famiglie.
Per il suo libro “Haus Nr.6 “ (Casa Nr. 6) Andreas Hapkemeyer ha raccolto quelle della sua di famiglia, giunta da Vienna a Gries all’inizio del novecento. Sono frasi, frammenti di ricordi, ascoltati o tramandati, in ben cento anni da nonni, zii, genitori e nipoti, che vanno a comporre una vivace biografia famigliare. Ai brevi testi sono associati degli schizzi, immagini che, partendo dagli interni della casa di famiglia a Gries- la Casa Nr.6, appunto- ci portano attraverso le strade di Bolzano. Sfogliare il libro è come cercare nella memoria, perchè i disegni sui fogli sovrapposti e traslucidi si compenetrano e sovrappongono, un po’ come i nostri ricordi. Le voci sono spesso femminili – la nostra era una “casa di donne”, dice l’autore- e raccontano momenti personali, ma anche momenti legati alla guerra “se quando faccio una gita in montagna sono stanco mi immagino di avere i russi alle calcagna” o visioni politiche e religiose. E natuaralmente, frammenti vissuti di storia altoatesina, nel Sudtirolo austriaco, poi italiano. Emerge così una vivace convivenza tra idee diverse – dall’anticlericalismo del nonno “al mio funerale non vengo se ci sono preti” alla più profonda spiritualità. Un affascinante esercizio di memoria insomma che è anche un invito a farci ritrovare il nostro lessico familiare.

Autrice: Caterina Longo

Andreas Hapkemeyer (Osnabrück 1955, vive a Bolzano) è storico dell’arte, curatore e docente universitario. “Haus Nr. 6”, 138 pag., è pubblicato da Ritter Verlag Klagenfurt.

Monete e banche medievali tra le Alpi e l’Adriatico
Scrittore: Helmut Rizzolli

Questo libro vuole offrire un approccio facilmente comprensibile alla storia monetaria e bancaria tra Alpi e Adriatico nel periodo che va dall’anno 920 al 1519. La straordinaria importanza delle zone alpine per l’area economica nord italiana si evince dal tesoretto occultato nel 1329 a Padova e contenente 4000 monete praticamente tutte di tipo tirolese (acquistato dalla Cassa di Risparmio di Bolzano). I vari sovrani, ecclesiastici o temporali, coniavano nelle zecche di Verona, Trento, Merano, Padova, Treviso, Dobbiaco/Lienz (a partire dal 1460) e Hall (dopo il 1477), cioè in area monetaria veronese = veronenses, ad Aquileia e Lienz (fino al 1460), cioè in area aquileiana = aquilegenses) oppure a Innsbruck e Bressanone, cioè in area augustana = augustenses. Soprattutto questo manuale vuole essere un supporto alla classificazione, dedicato a collezionisti, archeologi, storici e a tutti gli interessati.

Anche a Oltrisarco e Europa Novacella si registra una popolazione in calo

Per il terzo anno di fila la popolazione residente dei rioni Oltrisarco-Aslago ed Europa-Novacella diminuisce. E anche i ragazzi che vivono attivamente i due quartieri sono sempre di meno. Segnali di un tempo in cui il concetto di famiglia è mutato e dove il fare figli non è più una prerogativa per molte persone. Ma anche di una città che sembra non essere in grado di trattenere – e attirare – giovani dinamici a causa dei prezzi troppo alti e della mancanza di studentati.

In generale a Oltrisarco ed Europa-Novacella si contano, rispettivamente, 14.630 e 16.061 abitanti. Numeri in leggera flessione rispetto a quelli di fine 2020 (14.667 e 16.208) e dei due anni precedenti ancora. Una variazione negativa che è stata registrata anche a livello assoluto, dato che Bolzano è passata dai 107.968 cittadini del 2020 ai 107.530 di fine 2021. A diffondere i dati è stato l’Ufficio Statistica e Tempi della Città del Comune di Bolzano, che, come ogni anno, ha informato riguardo all’andamento demografico del capoluogo altoatesino: “Fornire un quadro attualizzato della struttura della popolazione della nostra città, delle sue dinamiche, e dello sviluppo dei suoi quartieri aiuta la politica a lavorare per dare risposte e misure adeguate a garantire condizioni ottimali per il vivere comune, a prescindere dalle diverse generazioni e dalle estrazioni culturali”, ha spiegato l’assessore Angelo Gennaccaro.
A preoccupare sono però i numeri riguardanti le classi d’età più diffuse nei due quartieri cittadini. A Oltrisarco i giovanissimi tra fino ai 24 anni sono 3.656, pari a circa un quarto dell’intera popolazione del quartiere. Situazione molto simile anche a Europa-Novacella, per dimensioni il quartiere più piccolo di Bolzano, ma anche tra i più anziani: sono più di 4.500 le persone con un’età tra i 45 e 64 anni che vivono attorno a viale Europa. In forte minoranza sono invece i giovanissimi tra i 15 e 24 anni: solamente 1.466. Una fotografia grigia che non restituisce particolari prospettive di sviluppo futuro. Ma dai dati si evince anche come Bolzano sia sempre di più una città composta da famiglie di sole due persone. Delle 6.418 famiglie che abitano a Oltrisarco, ben 4.055 non hanno figli. Stessa fotografia se ci spostiamo a Europa-Novacella: qui le famiglie sono 7.996, di cui ben 5.510 senza prole. Lieve calo, infine, anche per quanto riguarda la popolazione straniera residente a Oltrisarco ed Europa. Nel primo caso sono 2.991 le persone non italiane che vivono lì (2.994 nel 2020), mentre nel secondo sono 2.647 (2.679 nel 2020). Nonostante ciò, però, Oltrisarco rimane il secondo quartiere della città con il maggior numero di residenti stranieri dietro soltanto al centro cittadino.

Autore: Alexander Ginestous

L’esodo giuliano-dalmata in Alto Adige

Un nuovo memoriale per mantenere vivo il ricordo e non dimenticare. Ma anche per mettere faccia a faccia le nuove generazioni con il passato e far sì che quest’ultimo non si ripeti di nuovo. È stata inaugurata sul Lungo Talvera San Quirino, all’altezza di via Fiume, la nuova area riqualificata dedicata alla storia dell’esodo della comunità giuliano-dalmata, fuggita alla fine della Seconda Guerra Mondiale dai territori dell’Istria e dalla Dalmazia, per sottrarsi ai partigiani di Tito e all’orrore delle foibe.

Si tratta di un’opera necessaria che funge da monito contro i pericoli del fanatismo ideologico e delle discriminazioni dilaganti nella società dei giorni nostri. Dei circa 350mila cittadini di nazionalità italiana fuggiti verso nuovi lidi, 2.500 arrivarono nella nostra provincia con la speranza di potersi rifare una vita dimenticando le sofferenze di quella precedente. A Bolzano molti trovarono ascolto e protezione, riuscendo ad integrarsi – seppure con iniziale fatica – nel tessuto sociale, culturale ed economico della città, creando un valore aggiunto d’arricchimento al suo sviluppo.

IL MEMORIALE
Il progetto dietro al nuovo memoriale è stato sviluppato basandosi su tre concetti che hanno fatto da pilastro per la sua realizzazione.
Il primo concetto è quello di confine, da sempre simbolo di esodi e di divisione, che si è concretizzato nella realizzazione di un “muro” composto da assi di legno.
Il secondo è quello di sosta, raffigurato all’interno del memoriale dalle panchine di marmo bianco. L’ultimo concetto è quello di ricordo, simbolizzato dalla stele e dalle scritte informative presenti nell’opera. Quello che ne è venuto fuori è un nuovo spazio pubblico dove tutti i cittadini potranno incontrarsi, leggere le storie di chi ha subito il dramma storico, porsi delle domande e ricordare un avvenimento storico ancora troppo spesso dimenticato.

LE PAROLE DEL SINDACO CARAMASCHI
La cerimonia d’inaugurazione, avvenuta in occasione della Giornata del Ricordo 2022, si è aperta con il racconto di una delle storie simbolo di questo esodo, quella di Egea Haffner, l’allora bambina che fu fotografata con una valigia in mano e la scritta “Esule Giuliana”.
Uno scatto dal forte impatto visivo diventato iconico.
“È importante conoscere e comprendere il dramma vissuto dalle tante persone che hanno dovuto abbandonare la propria terra, la propria casa, i propri affetti, i propri cari. I totalitarismi sono la negazione della libertà e della dignità umana e noi vogliamo tenere vivo il ricordo con questo nuovo memoriale. Molti esuli istriani, fiumani e dalmati si sono dovuti ricostruire le proprie esistenze in una città a loro sconosciuta, ma che li ha comunque accolti senza discriminazione, contribuendo con impegno allo sviluppo cittadino”, ha dichiarato il sindaco Renzo Caramaschi, che ha colto l’occasione anche per consegnare due medaglie d’onore agli ex sindaci di Bolzano originari di quelle terre Giovanni Salghetti Drioli e Giovanni Benussi.

Autore: Alexander Ginestous

Tutti insieme appassionatamente con l’onorificenza

Lilli ‘Die Walsche’ festeggia ballando sull’altra collina in compagnia dei suoi amici Reinhold e Joseph: altissimi, purissimi, onoreficentissimi. “Da oggi dedicherò il mio programma a Messner e lo chiamerò Ottomila e mezzo!” ha dichiarato la giornalista. “Sono contenta per questa onorificenza, anche se mi sembra strano che qui a Innsbruck tutti mi chiedano di fare nuovi accordi con De Gasperi”.

FAI: per avvicinare i giovani alla cultura

Il FAI è un’associazione che si occupa di diffondere e proteggere la cultura e le bellezze italiane, in quanto costituiscono delle risorse importanti ed è necessario conoscerle e comprenderle. Greta Sofia Lampis, volontaria e curatrice dei social del FAI giovani, ci illustra le attività organizzate dal FAI e l’importanza del lavoro dei giovani volontari.

Quali sono le attività che svolgete e che promuovete?
Gli eventi principali che organizziamo durante l’anno sono: le giornate FAI d’autunno, progettate dal FAI giovani e le giornate FAI di primavera, coordinate dalla delegazione del FAI. 
Sono eventi nazionali, quindi coinvolgono tutta l’Italia, e consistono nell’apertura al pubblico di luoghi che sono solitamente chiusi o difficilmente accessibili. 
In queste occasioni i volontari si occupano di diversi aspetti, tra cui fare da guida in questi luoghi.
Negli anni ci stiamo inoltre impegnando sempre di più per valorizzare l’aspetto ambientale, abbiamo infatti realizzato diversi eventi legati al cambiamento climatico.

Come comunicate coi giovani?
Coi giovani comunichiamo innanzitutto attraverso il FAI scuola, a cui si dedica la coordinatrice Alessandra Braccili, professoressa del liceo classico.
Lei si occupa di preparare gli Apprendisti Ciceroni, ragazzi delle scuole superiori che studiano ed espongono al pubblico il materiale che noi mettiamo a disposizione.
Per avvicinarsi al FAI inoltre è molto semplice, chiunque voglia aderire è il benvenuto, basta scrivere una mail all’indirizzo bolzano@faigiovani.fondioambiente.it oppure scriverci sui canali social.

Che ruolo ha il FAI nel quartiere Don Bosco?
Quando qualche anno fa ci è stata proposta la possibilità di avere questa sede a Don Bosco abbiamo subito colto l’occasione. 
In futuro vorremmo organizzare delle attività per far conoscere meglio questo quartiere. 
Abbiamo anche progettato di aprire un info point in via Sassari 13/C, presso COOLtour, in cui le persone possono venire a chiedere informazioni riguardo al FAI e le attività che vengono organizzate.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour