Tutti insieme per un “Paese pulito”

Continuano senza sosta in tutta la Bassa le iniziative dei cittadini per ripulire i territori comunali. Nella mattinata dello scorso sabato 26 marzo è stata la volta di Egna. Un gran numero di persone ha aderito infatti all’iniziativa annuale “Paese Pulito-Sauberes Dorf” promossa dal Comune e dall’Assessorato all’ambiente. Sia ad Egna, nel cantiere comunale, che nella frazione di Laghetti, in zona Pinara, si sono ritrovati rappresentanti di associazioni, comuni cittadini, gruppi familiari, amministratori comunali e un gran numero di bambini e ragazzi. Muniti di guanti e sacchi, pronti a raggiungere le zone assegnate da perlustrare, con il prezioso supporto di operai e di alcuni trattoristi, i volontari si sono adoperati nella raccolta dei rifiuti ripulendo aree diverse, distribuite sul territorio comunale. Nella tarda mattinata, “a missione compiuta”, una volta riportati in cantiere i sacchi con i materiali più svariati, tutti i volontari sono stati invitati ad un piacevole momento conviviale con panino e bibita.
Ad Egna, l’assessore all’ambiente Giorgio Nones ha salutato e ringraziato i presenti dicendosi soddisfatto della risposta all’iniziativa che prosegue da quasi trent’anni e che nel tempo ha saputo richiamare un numero sempre maggiore di interessati. Ha spiegato quanto sia importante sensibilizzare e coinvolgere la popolazione, soprattutto i giovani e i bambini, che sanno recepire in modo immediato il messaggio e sanno rendersi protagonisti di un’azione semplice, ma fondamentale, volta al rispetto per l’ambiente. L’assessore Klaus Pichler ha voluto confermare quanto espresso da Nones, e si è unito al grande gruppo, dando supporto nell’organizzazione e nella parte operativa. Nella frazione di Laghetti è stata l’assessora Karin Pichler, affiancata da altri rappresentanti del comune, a fare da portavoce dell’iniziativa.”La valenza educativa di questa iniziativa è indiscussa, poiché mira a sensibilizzare la comunità sull’importanza di tutelare e mantenere pulito il proprio territorio che dev’essere considerato bene comune da preservare. E il significativo numero di giovani presenti sabato, sia a Egna che a Laghetti, ha confermato ancora una volta quanto sia importante coinvolgere le nuove generazioni.”

Autrice: Caterina Longo

Il nuovo campo di padel a Laghetti

“È semplice, immediato e possono farlo tutti e a tutte le età: pensi che l’altro giorno ha giocato anche mia madre, che ha 73 anni!”, così risponde David Rossi, presidente del Tennis Club Laghetti, quando gli chiediamo come mai il padel piaccia così tanto. Un successo tale che diversi comuni della Bassa si stanno attrezzando: a breve è prevista l’apertura del campo di padel a Pineta, ma Laghetti ha battuto tutti sul tempo e lo scorso 26 marzo ha inaugurato il nuovo campo di Padel, presso il Tennis Club. Per chi ancora non lo conoscesse: potremmo definire il padel un cugino del tennis, perchè si gioca con palla e racchetta, ma ha molte meno pretese ed è molto più approcciabile. Ne abbiamo parlato con Rossi.

Da dove arriva il padel?
È uno sport originario del Sud America, che ha preso poi piede in Spagna e adesso è diffussisimo nel Norditalia; in città come Milano o Bologna ci sono centinaia di campi da padel… tutti impazziscono per questo gioco.

Come mai?
Perché è semplice; non è come il tennis, per cui devi essere coordinato nei movimenti e allenarti molte ore prima di cominciare a divertirti veramente. Il padel è intuitivo e per praticarlo basta essere mobili.

Per chi non ha mai giocato a padel: come dobbiamo immaginarcelo?
Un po’ come i racchettoni da spiaggia… un mix tra tennis, squash, ping pong e, appunto, racchettoni da spiaggia. Ma, come detto, non serve fare chissà che tiro o avere chissà che doti, basta un po’ di occhio sulla pallina e colpire, non star li “come un cucco” !

Come mai l’idea del campo a Laghetti?
Avevamo uno spazio vicino ai campi da tennis qui al Tennis Club e abbiamo pensato che poteva essere una bella occasione per essere più attrativi. Il Comune ci ha dato il permesso e ha messo a disposizione circa 25 mila euro per le opere preparatorie, mentre gli altri 40 mila euro per la realizzazione li ha messi la società come Tennis Club.

Insomma il campo è costato un po’ e non è “piovuto dal cielo”…
Certo, ma in confronto ad altri impianti non è molto costoso. Le faccio un paragone: basti pensare che per un campo da tennis, se si ha il terreno vuoto, costa almeno 200 mila euro.

A proposito: quali sono le differenze rispetto al campo da tennis?
La grandezza, che per il tennis è 36 per 18 metri, per il padel si riduce a 20 metri per 10. Intorno al campo di padel ci sono delle pareti – il senso è che la pallina resti dentro. Nel nostro caso abbiamo inserito delle pareti di vetro. Si gioca un’ ora e mezza, e natualmente qui si possono nolleggiare racchette e palline.

Il campo è fresco di inaugurazione: come stanno andando questi primi giorni?
Certo qui non è come nelle altre città d’Italia in cui si litiga per trovare un’ora libera, ma abbiamo diverse ore prenotate ogni giorno e con la bella stagione verrà preso d’assalto.

E come procede al Tennis Club?
Grazie anche alla gloria locale Sinner, il tennis negli ultimi due anni ha avuto nuovo slancio; ogni anno aumentiamo il numero dei soci, ora siamo ad oltre i 130 iscritti.
Molti provengono anche da altri comuni come Salorno, Cortina, Laives Bronzolo, ma anche Bolzano. Da noi c’è un ambiente familiare, un clima rilassato e non agonistico.

Avete anche giovani tennisti?
Il tennis è uno sport che si pratica in genere da bambini, poi spesso in età giovanile si smette, per tornare sul campo più tardi, tra i 30 e i 35 anni, magari dopo che si è giocato a calcio. Comunque nella prima settimana di chiusura scolastica faremo un camp in cui si potrà giocare a tennis e padel e con vicino anche un campo di calcetto e dei canestri: crediamo sia una buona strada per far assaggiare un po’ tutti gli sport ai ragazzi e condividere dei momenti di divertimento insieme.

Autrice: Caterina Longo

In arrivo l’orto didattico a Pineta

Sorgerà nello spazio abbandonato tra Pineta e il ponte pedociclabile di Laives, la nuova serra didattica che sarà messa a disposizione delle scuole locali e pensata per trasmettere una corretta educazione ambientale a tutti gli studenti. Un progetto ideato dal Comitato Civico di Pineta e che ha ricevuto il via libera dall’amministrazione comunale di Laives, grazie anche all’intervento dell’assessore provinciale Giuliano Vettorato che ha deciso di scommettere su questa interessante iniziativa. Si tratta di un progetto che permetterà di valorizzare un’area momentaneamente trascurata, favorendo al tempo stesso un apprendimento attivo attraverso l’uso di un vero e proprio orto.
“Si tratta di un programma che si prefigge di dare alla scuola e agli insegnanti gli strumenti necessari per indirizzare i nostri ragazzi a vivere la quotidianità, avendo come prospettiva naturale il rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Un dovuto impegno per gli adulti di domani”, precisa Franco Magagna, del Comitato Civico di Pineta.
All’interno dell’area – scelta sia per motivi logistici grazie alla sua facile raggiungibilità che per motivi paesaggistici vista la vicinanza alla bella struttura del ponte – sorgerà come detto una serra didattica fotovoltaica, che potrà essere sfruttata tutto l’anno dagli istituti sia all’interno, grazie ad un ambiente tecnologico protetto e confortevole, che all’esterno, vista la presenza di alcune aiuole con cui si potrà completare il ciclo d’insegnamento.
Qui i ragazzi potranno capire e toccare con mano quella che è l’importanza del verde sul nostro territorio, piantando semi e vedendo crescere le piante, ponendosi domande, cercando risposte e scoprendo i processi che regolano l’ambiente attorno a noi.
Ma non solo: studieranno i cicli naturali, verranno sensibilizzati sul tema del risparmio energetico, comprenderanno l’importanza della raccolta dell’acqua e rifletteranno sugli sprechi alimentari.
Il tutto in maniera completamente inclusiva: “All’interno della serra ci saranno cinque aiuole che tra semina e germinazione trasmetteranno agli alunni l’importanza della terra coltivabile che ricopre parte del nostro pianeta e da cui dipende la sopravvivenza di tutta l’umanità e pertanto il rispetto che dobbiamo ad essa. Sul lato opposto, con la centralina del fotovoltaico, si parlerà del risparmio energetico e di tutto quello che ne consegue a favore dell’ambiente”, continua Magagna. Ci sarà poi una zona dedicata alla raccolta dell’acqua piovana che potrà essere riutilizzata per l’annaffiatura delle aiuole, ed anche un angolo dove gli alunni potranno vedere dal vivo la procedura del compostaggio e come avviene il processo di trasformazione della sostanza organica in terriccio fertilizzante.
È poi in programma la realizzazione di una struttura per la raccolta differenziata e un tavolo con delle panche dove poter fare lezione, dialogare e scambiarsi opinioni e idee. A fare da contorno alberi, panchine e, forse, anche un piccolo laghetto.
Un progetto apprezzato e condiviso da tutti, grazie al suo imprinting sostenibile che ben si sposa con la visione provinciale in tema ambientale. La giunta ha attuato una strategia in linea con gli obiettivi di sostenibilità fissati dalle Nazioni Unite, e si è impegnata a rispettarli nel suo programma di governo. Il progetto della serra didattica rientra quindi pienamente nella campagna Everyday for future, “Insieme per la sostenibilità”.

Autore: Alexander Ginestous

Enrico Pedrotti: la mostra fotografica

Inaugura venerdì 22 aprile alle ore 18 a Lasecondaluna di Laives la mostra “Enrico Pedrotti. Presenze”. Pedrotti è stato un importante fotografo e ha attraversato un secolo: nato nel 1905, è stato attivo in Trentino Alto Adige fino alla sua morte, nel 1965. Molti ricorderanno il suo studio in via della Mostra a Bolzano, in cui si dedicava ai ritratti, ma anche alla fotografia industriale e alla pubblicità. La sua specializzazione erano le immagini di montagna e gli sport alpini. Ma Pedrotti è stato anche uno sperimentatore; nella sua carriera si era avvicinato alla corrente artistica del “futurismo” e aveva collaborato con l’artista Fortunato Depero. E proprio su questo aspetto più sperimentale di Pedrotti che si concentra la mostra a Laives. “Si è volutamente scelto di indagare il mondo introspettivo, quello sperimentale e d’avanguardia, da lui percorso in maniera più o meno consapevole.” spiega la curatrice Valentina Cramerotti. In questo senso, la selezione di opere in mostra, provenienti dall’archivio privato del figlio Luca Pedrotti e dalla Cineteca CAI Milano, invita ad osservare la produzione fotografica dell’artista da un punto di vista inedito. Per approfondire: venerdì 6 maggio alle ore 18 si svolge una visita guidata alla mostra con Valentina Cramerotti e Luca Pedrotti, mentre mercoledì 11 maggio alle ore 17 si terrà un laboratorio di cianotipia con Claudia Corrent. Entrambi gli appuntamenti sono a ingresso libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a info@lasecondaluna.eu. La mostra rimane visibile fino al 14.05.2022 (ingresso libero) presso la Sala Espositiva in via Pietralba 29, Laives, mar- giov 16 – 19, ven- sa 10 – 12 e 16 – 19.

Autrice: Caterina Longo

“Atlante delle parole” fa tappa in città

La mostra itinerante nata dall’omonimo progetto Caritas giunge a Merano. Dopo un viaggio tra le biblioteche del capoluogo altoatesino, le parole scelte dalle persone migranti per raccontarsi saranno ospitate per un mese, a partire dal 26 aprile, presso l’Accademia di Studi Italo-Tedeschi.

È nata in Casa Aaron, una residenza per rifugiati gestita dalla Caritas, l’idea di svolgere un laboratorio che permettesse alle persone di raccontarsi. Il modo più efficace per cambiare la narrazione che si è costruita nel tempo sulle persone migranti, è proprio quello di mettersi in ascolto e farsi raccontare da loro le loro storie. Sono state 35 le persone protagoniste del progetto che per più di un anno le ha viste confrontarsi con il loro vissuto, attraverso interviste e conversazioni, in un viaggio alla ricerca delle parole più adatte a descrivere e descriversi. Kenya, Marocco, Nigeria, Senegal, Guinea, Iraq, Pakistan e Bangladesh sono i paesi d’origine dei partecipanti, specchio non solo di culture fra loro diverse, ma anche di lingue, pensieri e modi di vedere, vivere e raccontare differenti esperienze. Dal confronto e dalle riflessioni di ciascuno nascono ragionamenti su parole – e argomenti – come la tolleranza, l’amicizia e la paura. “Appropriarsi delle parole di una lingua sconosciuta, per descrivere la propria vita e i propri pensieri, significa anche riscoprire se stessi in un contesto nuovo”, spiega Alessandro Pedrotti, che ha gestito il progetto. Proprio quest’ottica ha incuriosito l’Accademia di Studi Italo-Tedeschi di Merano, che si occupa di cultura e diritti umani e accoglierà la mostra per questo mese. “Qui da noi, sotto l’Accademia, ha sede anche l’associazione Euphur (Euregio Platform on Human Dignity and Human Rights) che si occupa di diritti umani e dignità umana – chiarisce Verena Pohl, organizzatrice della mostra presso l’Accademia – per questo motivo spesso cerchiamo di occuparci insieme di questi temi. Organizziamo spesso convegni, ma molto spesso questi sono frequentati solo da professori, esperti e persone che orbitano intorno a queste tematiche. Una mostra invece è una cosa che può interessare a più persone e di ogni tipo: giovani, anziani, studenti”.
La mostra sarà infatti fruibile gratuitamente e senza prenotazione, dal 26 aprile al 27 maggio presso il Giardino di Villa San Marco di Merano, tutte le mattine, dal lunedì al venerdì.
“Noi speriamo veramente di creare un po’ di interesse per questi argomenti, perché purtroppo spesso ognuno rimane chiuso nella sua bolla e non vuole uscire dalla propria zona di comfort, oppure entrare in contatto con quelle che possono essere altre realtà. Allora forse con questa mostra la gente diventerà più aperta, o almeno un po’ più consapevole di quello che pensano i migranti, di come si raccontano”, conclude Pohl.

Autrice: Ana Andros

Il direttore d’orchestra

Roberto Federico è un musicista e direttore d’orchestra siciliano che nel 2000 si è trasferito in Alto Adige per insegnare presso la scuola di musica “Vivaldi” di Bolzano come docente di viola e violino. Sposato con Antonella ha due figli, Giuseppe ed Alessia. È consigliere della Comunità Comprensoriale del Burgraviato, componente del CdA dell’Ente di gestione Kurhaus e teatro Puccini di Merano e presidente del Circolo culturale “La Quercia” di Lagundo. Dalla sua fondazione dirige la Merano Pop Symphony Orchestra.

La cosa che mi piace di me.
La sincerità e la responsabilità nell’affrontare tutto ciò che la vita mi riserva.

Il mio principale difetto.
Essere a volte troppo impulsivo.

Il mio momento più felice.
Il giorno della nascita dei miei figli.

La persona che ammiro.
Mia moglie Antonella, mi supporta e mi “sopporta”, sin dal primo momento che ci siamo conosciuti.

Un libro sull’isola deserta.
In realtà questo non è stato scritto ed il titolo è: “La pace nel Mondo”.

La mia occupazione preferita.
Fare l’insegnante.

Il paese dove vorrei vivere.
Sempre in Italia! Il Paese più bello del mondo.

Il piatto preferito.
Linguine con zucchine, fritte con olio d’oliva della Valle del Belice e gamberi di Mazara del Vallo.

Non sopporto…
La falsità, e in giro ce n’è abbastanza.

Per un giorno vorrei essere. 
Federico II di Svezia Re di Sicilia. Vorrei far ritornare anche per un giorno la mia terra allo splendore del passato.

La mia paura maggiore.
Non vedere crescere i miei figli.

Nel mio frigo non mancano…
Nutella e Coca Cola.

Se fossi un animale sarei.
Un Rottweller: duro fuori, ma morbido dentro. Proteggo le persone a me care e non solo.

Mi sono sentito orgoglioso…
Il giorno della mia laurea in viola, lo strumento della mia vita.

Il mio motto.
Un animo onesto quando viene offeso si irrita più del normale.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.
Un viaggio negli Stati Uniti con la mia famiglia.

Il giocattolo che ho amato di più.
Un binocolo: mi piaceva guardare “lontano”…

Il dono di natura che vorrei avere.
La calma assoluta, ma so che non è pane per i miei denti.

Dico bugie solo… 
Le bugie hanno le gambe corte, ma preferisco rischiare se queste potrebbero portare per esempio ad un gesto di pace.

Dove mi vedo fra dieci anni.
Spero nella mia casetta (in verità di mia moglie) in riva al mare di  Torretta Granitola (TP).

Il colore che preferisco 
Verde (speranza: l’ultima a morire).

L’ultima volta che ho perso la calma.
Meglio lasciare stare, ma è successo un mesetto addietro.

Da bambino sognavo… 
Di diventare un direttore d’orchestra.

Torta Linzer

INGREDIENTI

Impasto
300 g di burro ammorbidito
300 g di zucchero
1 pizzico di sale
Scorza grattugiata di 1 limone
1 bustina di zucchero vanigliato
3 uova
1/2 c di cannella in polvere
1 presa di chiodi di garofano in polvere
1 C di rum
400 g di farina
250 g di mandorle grattugiate finemente
1 bustina di lievito in polvere
250 g di marmellata di mirtilli rossi per il ripieno
20 g di burro per ungere la tortiera
1 uovo per spennellare
Zucchero a velo per spolverare

PREPARAZIONE

Mescolate con le fruste burro, zucchero, sale, scorza di 1 limone e zucchero vanigliato. Aggiungete poco alla volta le uova, la cannella, i chiodi di garofano in polvere e il rum. Mescolate la farina, le mandorle e il lievito in polvere ed unite il composto al resto.
Far riposare la massa per 30 minuti circa.
Imburrate una tortiera e cospargetela di farina.
Versate 2/3 della pasta nella tortiera, spianate la superficie con una spatola, versate un denso strato di marmellata di mirtilli rossi avendo cura di lasciare lo spazio della larghezza di un dito dal bordo.
Inserire il resto della pasta in un sac à poche (con una bocchetta liscia n. 5), spremetela a grata sulla superficie della torta e lungo il bordo della forma.
Spennellate con l’uovo.
Cuocete nel forno statico preriscaldato a 180 °C per 40 min. Raffreddatela prima di sformarla e spolverate con lo zuc­chero a velo.

Il ricordo di Rolf Mandolesi: una vita per il cinema

Lo scorso anno è scomparso l’instancabile registra di “corti” e documentarista meranese. Vasta fu la sua produzione di cortometraggi – in 8 mm, Super 8, 16 mm e Video – con i quali partecipò a numerosi concorsi in 29 paesi, più volte con grande successo. La memoria di Mandolesi è vivissima tuttora in Alto Adige, come testimoniano i suoi amici del Cineclub Bolzano, che hanno sollecitato questa “memoria”.

Con l’alleggerimento delle restrizioni (per la pandemia in corso), in fatto di attività “in presenza”, è ripresa anche la possibilità di assistere a proiezioni cinematografiche, con la visione di film, corto o lungometraggi. È un’attività culturale, quale quella promossa dal Cineclub Bolzano, associazione di appassionati di cinema e video amatoriale; fondata il 1° febbraio 1969, si propone di svolgere attività di cultura cinematografica mediante proiezioni, nonché dibattiti, conferenze, pubblicazioni, produzione di film di formato ridotto. Nell’intento di presentare al pubblico i lavori dei vari cineamatori, nacque subito la rassegna “Opere nuove”, come concorso sociale e poi provinciale, con proiezioni presso il Teatro comunale di Gries.
Il Cineclub di Bolzano fa parte della FEDIC (Federazione italiana dei Cineclub), che comprende anche il Filmclub di Merano, del quale dal 1960 faceva parte Rolf Mandolesi, considerato, come cineamatore e cineasta, uno degli autori “più professionali tra i non professionali”.

Deceduto a 88 anni all’inizio di settembre 2021, Rolf Mandolesi, instancabile regista di “corti”, ha lasciato un grande vuoto, oltre che nella famiglia (moglie, figli, nipoti), nel vasto mondo del cinema non professionale. È passato qualche mese ma in molti è ancora vivo il ricordo.
Era nato il 28 ottobre 1933 a Merano, città dove risiedette dal 1957 e dove fino al 1992 fu attivo come odontotecnico presso lo studio Singer. Con la passione del cinema già da giovane, dal 1960 fece parte del Filmclub di Merano, nonché della FEDIC (Federazione italiana dei Cineclub). Nel 1983 fondò il Super 8 & Video Club di Merano, del quale, oltre che l’anima, fu Presidente.
Fu vasta la sua produzione di cortometraggi, in 8 mm, Super 8 16 mm e Video, con i quali partecipò a numerosi concorsi in 29 paesi, più volte con grande successo.
Nel 1985, a Bludenz (Austria), fu nominato senatore dell’Accademia Internazionale Alpina di Film e Autori.
Come organizzatore ha promosso, tra l’altro, due Festival del cinema, (a Lana nel 1989, a Merano nel 1995), nonché, nel 1992 a Lido degli Estensi, un Festival mondiale UNICA.
Fu componente di giuria in diversi Festival nazionali e internazionali.
Nel 1989, in occasione dell’Euro Filmfestival a Lana, fu nominato ambasciatore del Film Europeo e nello stesso anno, a Roma, eletto vicepresidente della FEDIC (membro dell’UNESCO), ruolo che esercitò fino al 2009.
I suoi cortometraggi – con i quali Rolf Mandolesi ha magistralmente ripreso persone, luoghi e contraddizioni della società – costituirono anche fondamentale materiale per un’analisi storico-critica in occasione della elaborazione della tesi “Produzione di film amatoriale in Südtirol”, con la quale nel 1990 Marco Zancolli conseguì la laurea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Bologna.
Nel 1994 Rolf Mandolesi fu eletto, a Hradec Kralove (Cecoslovacchia), consigliere nel Comitato UNICA (Union Internationale du Cinema).
Dal 2003 al 2006 fu Presidente del Festival internazionale del Cortometraggio FILMVIDEO di Montecatini Terme.
Le sue opere sono state trasmesse da TV private, dalla TV canadese e da Antenne 2 (Parigi).
Furono numerosi i riconoscimenti, (Medaglie, Trofei, Premi), per i suoi cortometraggi. Tra essi per: Devoti (1966), L’attesa (1976), Uomini (1988), Replay( 1989), Dissonanze (1990), Mala tempora (2002), Sala d’Attesa (2003).

Autore: Leone Sticcotti

Il nuovo Parco Ducale

Circa un anno fa i residenti attorno al Parco Ducale di Bolzano, nel cuore del quartiere Gries, avevano fatto scattare una protesta: l’area verde si trovava in condizioni disastrate, le scritte sui muri si moltiplicavano, le panchine erano in parte rovinate o inutilizzabili e il laghetto si era trasformato in una pozzanghera d’acqua e fango. E anche l’area giochi versava in condizioni fatiscenti, tanto che erano sempre meno le famiglie e le mamme che portavano lì a giocare i propri bambini. Il Comitato Genitori della zona si è quindi rivolto al Comune, illustrando con precisione quali interventi andavano attuati per ridare nuova vita a quella che è a tutti gli effetti una piccola oasi verde di pace. E ora qualcosa si è mosso concretamente. Dopo mesi di attesa e il via libera arrivato da parte del Demanio, proprietario del parco, il Comune di Bolzano ha potuto dare semaforo verde ai lavori di riqualificazione dell’area giochi. Un primo passo verso quello che sarà un restyling più ampio di tutto il parco: “È vero, questo spazio necessitava di interventi urgenti e la cittadinanza ha diritto ad avere uno spazio nuovo da poter vivere – ha spiegato Luis Walcher, vicesindaco e assessore ai lavori pubblici -. Alcune strutture vetuste e non più utilizzabili sono già state eliminate nel corso dello scorso anno, mentre altri giochi presenti sono stati oggetto di manutenzione ordinaria già lo scorso autunno”.

I LAVORI
Ruspe, escavatori e operai sono già a lavoro per dare un nuovo volto al parco giochi. Il costo totale dei lavori sfiora i 100mila euro e, condizioni meteo permettendo, si concluderanno il 6 maggio prossimo. Fino a quella data, ovviamente, l’area resterà chiusa al pubblico. Certo, scegliere di dare il via ai lavori proprio durante il periodo primaverile in cui i parchetti tornano a riempirsi non è l’ideale, e per questo le istituzioni chiedono un po’ di pazienza ai fruitori dell’area.
“La riqualificazione del Parco Ducale è qualcosa che chiedevamo da tempo come circoscrizione e siamo contenti di vedere che finalmente sono partiti i lavori. Ci siamo confrontati a lungo con cittadine e cittadini che il parco lo frequentano quotidianamente per capire come rinnovarlo e abbiamo pensato ad uno luogo dove tutti i bimbi abbiano la possibilità di divertirsi in sicurezza”, spiega soddisfatto Diego Laratta, presidente di circoscrizione del quartiere Gries-San Quirino.
Tra gli interventi in programma ci sono l’installazione di una nuova altalena ad amaca, un dondolo a bilico ed un percorso di equilibrio in corde, gioco quest’ultimo molto amato e soprattutto utile allo sviluppo delle capacità motorie di bambini e ragazzi. Il percorso sarà infatti composto da sei ‘moduli’ che vedono la presenza di un cono d’arrampicata in rete, pedane e gradini sospesi, trapezi di equilibrio, tunnel di rete ed un ponte oscillante. L’area giochi del Parco Ducale è amata da genitori e bambini proprio perché le sue attrazioni risultano essere formative, inclusive e in linea, tra l’altro, con il metodo Montessori. Resteranno al loro posto la combinazione di torri e scivoli, la piramide di arrampicata, l’altalena doppia, l’altalena coccodrillo ed una sabbiera. Verrà inoltre sistemata anche la pavimentazione, che sarà realizzata in gomma colata, con colori tenui e naturali dal marrone al beige, che ben si inseriscono nel contesto del parco. Le alberature, che verranno mantenute e tutelate, faranno da contorno al nuovo spazio ricreativo.

Autore: Alexander Ginestous

Europa Novacella: il quartiere si rilancia

Proseguiamo nel nostro percorso che ci sta portando ad incontrare i responsabili delle Circoscrizioni, per chiedere loro come i giovani vivono nei loro quartieri e quali sono le iniziative che vengono messe in atto a favore di teenager e dintorni. Questa volta incontriamo il Presidente di Europa Novacella Christian Battisti.

Tra associazioni presenti nel territorio, proposte per i giovani, parchi giochi e nuovi punti di incontro, Christian Battisti – Presidente della circoscrizione Europa-Novacella – mostra i punti di forza, e le attività da incentivare, del proprio quartiere che definisce: “Il più piccolo e, allo stesso tempo, quello con la maggiore densità abitativa del capoluogo; una zona con poche neo famiglie che si impegna a diventare uno dei punti d’incontro tra le generazioni più giovani e quelle più anziane”.

Presidente Battisti, il suo è un quartiere prettamente abitativo che, però, ingloba diverse associazioni. Come sono i rapporti tra il Consiglio che presiede e queste ultime?
Abbiamo ottimi rapporti con le realtà della zona. Appoggiamo molto le associazioni e cerchiamo sempre di trovare una buona sinergia. Ad esempio, per i più giovani è in programma una attività con Murarte durante la quale alcune pareti del passaggio Carla Lazzerini verranno trasformate in murales. Collaboriamo inoltre anche con il club della Visitazione, riservato ai cittadini più anziani.

Crede sia possibile incentivare degli incontri trasversali all’interno del quartiere, dove giovani e meno giovani possono partecipare alle stesse attività?
Proprio in questo periodo abbiamo la volontà di creare un’unione tra le diverse generazioni. Il problema, attualmente, è costituito dal fatto che le attività riservate alle diverse fasce d’età si accavallano, vi è quindi una divisione netta che impedisce la formazione di un punto d’incontro tra persone di età differenti. Coordinandoci con le associazioni, come ad esempio La Strada-Der Weg, il club della Visitazione o il Cristallo, possiamo proporre attività interessanti per tutti, in giornate differenti.
Un servizio che sarà disponibile a breve, offerto da LUGBZ e riservato ai più anziani, è lo sportello per imparare a utilizzare le nuove tecnologie. Una competenza sempre più necessaria per digitalizzarsi, nella quale le diverse generazioni possono venirsi incontro per insegnare ed apprendere.

Come circoscrizione state già predisponendo un calendario di eventi per questa estate?
I lavori organizzativi sono in corso e, a breve, verranno tutti sottoposti ai consiglieri. Il programma, posso anticipare, verterà su cinema, concerti, teatro e manifestazioni all’aperto nelle piazze del quartiere, come Piazza Rauzi, Ziller o Casagrande.

Tra le zone più frequentate della zona, specie tra i giovanissimi, ci sono i parchi giochi, come quello all’interno del passaggio Nâzım Hikmet. Avete nuovi progetti in programma?
Senza dubbio, i parchi, sono posti dove trovarsi all’aria aperta e praticare sport. Proprio nel passaggio Hikmet, l’ultima estate abbiamo avuto due proiezioni cinematografiche con numerosi feedback positivi. I parchi che abbiamo, ci impegniamo a mantenerli bene, anche perché è difficile allargarsi essendo, il nostro, un territorio molto urbanizzato. Un polmone verde è invece il prato che circonda l’ex casa dell’aeronautica militare che, forse, potrà prendere vita in un prossimo futuro diventando un centro culturale e un punto d’incontro, anche in questo caso si potranno riunire nello stesso posto gli abitanti di tutte le età.

Autore: Andrea Dalla Serra