Connettersi, attraverso il linguaggio

Che cos’è l’Associazione di volontariato Scioglilingua?

E’ un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, cioè nella quale nessuno viene pagato per il lavoro che svolge. Siamo in 43, quasi tutti insegnanti in pensione, poi professionisti in pensione e altri* volontar* che ancor lavorano e dedicano il tempo libero all’associazione.

E che cosa fa?

Noi insegniamo italiano e tedesco alle persone immigrate che arrivano a Bolzano da tanti paesi lontani.

Dov’è la sede della vostra associazione?

La nostra associazione si trova in via Torino 67 ma una classe è ospitata la mattina presso lo Spazio autogestito in via Dalmazia 77f.

Da dove arrivano i vostri studenti?

Arrivano da tutte le parti del mondo, dall’Africa, dall’Asia, dall’America e dall’Europa. Abbiamo contato, in questi quasi 14 anni di attività, circa 40 nazionalità.

Avete anche famiglie o solo uomini?

Ci sono famiglie, mamme con bambini e uomini, ognuno di loro ha una storia diversa, una storia di dolore e speranza.

Perché dolore e speranza?

Hanno sofferto molto quando sono stati costretti a lasciare la loro terra e soffrono ancora quando pensano ai loro cari lontani ma sono pieni di speranza, perché sperano di trovare un lavoro, di avere una casa, di vivere sereni.

E in questi 14 anni di attività ci sono state persone che sono riuscite a realizzare i loro sogni?

Certo, abbiamo tante persone che ancora dopo tanti anni rimangono in contatto con noi e lavorano, hanno trovato una casa, hanno una famiglia, dei figli.

Quali sono le difficoltà maggiori che devono affrontare?

Hanno affrontato tante difficoltà, a partire dal viaggio per arrivare in Italia; molti infatti arrivano da paesi lontani, hanno dovuto affrontare la fame, la sete, hanno rischiato di morire in mare. Poi sono arrivati in Italia e è incominciata la trafila per avere il permesso di soggiorno che permette loro di lavorare. Passano anche anni prima che riescano ad avere i documenti e nel frattempo sono costretti anche a dormire in strada perché non ci sono posti sufficienti nell’accoglienza.

Ma come mai vi è venuto in mente di creare questa associazione?

E’ stato un caso, è successo che una volta un gruppo di amici aveva scoperto che alcune signore marocchine che abitavano nello stesso caseggiato avevano bisogno di imparare l’italiano per poter seguire i figli che andavano a scuola e per poter parlare con gli insegnanti quando andavano ad udienza dai professori. E così abbiamo cominciato con un piccolo gruppo e poi a poco a poco la nostra associazione si è ingrandita.

E adesso quanti studenti avete?

La mattina abbiamo più di 70 persone e nel pomeriggio altre 90 persone che frequentano tutti i giorni dal lunedì al venerdì.

E avete mai riscontrato problemi? 

Non abbiamo mai avuto problemi, le persone sono tutte corrette, gentili, grate per quello che facciamo per loro e si sentono accolte. Abbiamo invece gravi problemi di spazio, dobbiamo rifiutare alcune iscrizioni perchè non abbiamo il posto per accogliere tutti quelli che fanno domanda. Speriamo di poter avere nuovi spazi.

Svolgete altre attività oltre ad insegnare italiano e tedesco?

Sì, abbiamo lo sportello sociale che si occupa di aiutare i migranti per l’ottenimento del permesso di soggiorno, per le diverse pratiche burocratiche, per l’iscrizione a scuola dei figli, ecc. Poi abbiamo un orto comunale che gestiamo insieme agli studenti, una cabina libri sita in Piazza Ziller, e quindi organizziamo la festa di fine anno scolastico con tornei di calcio e cibi etnici.

Autrice: Anna Crepazzi COOLtour

Un derby di serie A

Il 25 novembre ha avuto luogo al Pala Gasteiner in via Roen, il derby di pallamano tra Ssv Bozen Loacker e Sparer Appiano, con oltre trecento spettatori in tribuna. Con l’ottavo successo stagionale, la squadra capitanata dal coach Mario Sporcic si trova ora a un punto dalla capolista Fasano. Attraverso gli scatti del nostro Niccolò Dametto riviviamo assieme il successo del Bolzano.

Gli ex ragazzi delle ex case Lancia si ritrovano insieme

Gli “ex” ragazzi delle “ex” Case Lancia di Bolzano si incontrano ogni anno per ricordare i bei vecchi tempi, fatti di piedi scalzi e di quel poco che bastava per essere felici. Marco è uno di loro e ci tiene a mantenere il legame indissolubile che si è creato attorno alle case Lancia, tra i ragazzi che abitavano insieme un cortile pieno di scoperte.

Cominciamo dal principio: cosa sono e dove si trovano le “Case Lancia”? 

Le “Case Lancia” si trovano tutt’oggi in via Resia al n. 172. Pur essendo quattro case distinte hanno tutte lo stesso numero civico, l’unica differenza sta nella denominazione delle scale, che va dalla “A” alla “L”. Sono state costruite nel 1952 su richiesta dello stabilimento “Lancia” per dare un luogo dove vivere ai molti operai trasferitisi da altre città e regioni.

Com’era la vita alle “Case Lancia”? 

La vita era semplice ma anche semplicemente felice. Per noi ragazzi la vita si svolgeva in cortile, tra i giochi di carte sotto i balconi del primo piano, un po’ raggomitolati su noi stessi per starci, le molte biglie perse nella sabbia, le partite di pallone, il tempo che volava. Erano anni difficili ma ricordiamo sempre i momenti belli, quelli del cuore, condivisi con i compagni di cortile, quelli che sono ancora scolpiti dentro di noi.

E adesso? Come siete riusciti a mantenere i rapporti tra gli “ex” ragazzi delle “ex” Case Lancia?

Nel 2002 abbiamo festeggiato i 50 anni dalla costruzione dei palazzi destinati ai nostri genitori operai. Abbiamo festeggiato proprio lì, dove ci eravamo incontrati tutti, dove siamo stati bambini, poi giovani e adulti. Nel posto in cui siamo stati felici e dal quale ce ne siamo andati per iniziare le nostre di vite, da mariti, mogli, padri, madri. In quell’occasione ci siamo rivisti e riconosciuti, non dimentichi delle persone che hanno condiviso con noi la prima felicità…

E dal 2002 è stato un appuntamento fisso quello di rivedersi?

Non proprio, ma soprattutto a causa di forze maggiori durante il periodo 2020-2022, si capisce. Quest’anno è stata la decima volta che ci siamo incontrati dopo quel 2002. Ogni anno è un appuntamento che attendiamo con trepidazione, perché in fondo quello che facciamo è solo raccogliere altri ricordi condivisi, come quelli di bambini, per non smettere mai di crescere insieme.

Autori: Redazione COOLtour

Spegnere la sveglia…

Attrice e vocologa milanese, ma trapiantata sul Renon. Si occupa di tutto ciò che concerne la voce parlata e i suoi utilizzi, dal public speaking e vocal coaching al doppiaggio. Giornalista pubblicista, la sua più recente pubblicazione è stato il volume “Marco Bernardi – 50 anni di teatro” per Silvana Editoriale ed è in uscita per Athesia il suo primo libro di narrativa, “A perdere – Un gioco senza amore”. In questo periodo è in teatro con “Impronte dell’anima” della Compagnia Teatro La Ribalta di Bolzano. Ha tre figli e tre gatti. 

La cosa di me che mi piace di più.

La capacità di rimettermi insieme dopo le onde d’urto della vita.

Il mio principale difetto.

Una certa tendenza alla procrastinazione.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Un viaggio in India.

La mia occupazione preferita.

Leggere e poltrire.

Il mio piatto preferito.

Vinschgerl caldo al formaggio in una giornata fredda. 

Non sopporto…

L’ipocrisia e la manipolazione.

Nel mio frigorifero non manca mai…

La verdura.

Sono stata orgogliosa di me quella volta che…

Sono riuscita a vincere il mio senso di inadeguatezza e alzare la testa. 

La prima cosa che faccio al mattino. 

Spegnere la sveglia e dormire altri cinque minuti. 

Il mio film preferito.

“To kill a mockingbird” (Il buio oltre la siepe).

Il superpotere che vorrei avere.

Intuire subito le intenzioni delle persone. 

La disgrazia più grande.

Nella mia vita? Il suicidio di mio padre ed essere truffata da una persona di cui mi fidavo ciecamente.

La mia occupazione preferita.

Preoccuparmi?

Il mio ultimo acquisto.

La legna per la stufa: avere la legnaia piena mi fa sentire una regina nel suo castello.

Amo il mio lavoro perché…

Mi piacciono le persone, mi piace tutto ciò che è “voce”. E mi piacciono le storie.

Il mio primo ricordo.

Molto presto, a circa un anno: in giro per le strade di Milano, ero in passeggino e non volevo starci, mi giravo verso mia madre e mia nonna e ho ancora viva la sensazione delle cinghie che mi tiravano sul collo.

Il libro che non potrebbe mancare nella mia libreria.

“L’uomo e il divino” di María Zambrano.

L’arte all’ombra del campanile

Quando il divertimento si coniuga con l’arte e la cultura, l’evento dispone di una marcia in più, quella in cui confidano l’Associazione culturale “Lasecondaluna”, il Comune di Vadena e alcune associazioni locali,  che hanno organizzato la prima edizione dell’evento culturale “Aspettando il Natale a Vadena”, che si terrà nella frazione Birti.

Piuttosto ricco il programma messo in campo, e i promotori non fanno mistero nell’affermare che “l’idea generale è quella di approfittare del periodo natalizio e dell’attenzione che in questo periodo viene riservata ai mercatini di artigianato per offrire ai cittadini l’occasione di entrare in contatto con opere e installazioni artistiche”. 

Si inizia sabato 2 dicembre dalle 10.30 con l’apertura del mercatino dell’arte e dell’artigiano, uno di libri e diversi stand con specialità gastronomiche e brulé caldo nella zona di fronte al campanile della piccola frazione. “Si tratta di un punto strategico importante: è strettamente legato alla storia del paese”, affermano i promotori. 

Sabato e domenica alle ore 17 il campanile fungerà infatti da schermo per la mostra del ciclopico atlante “Theatrum De Fabrica Mundi” scritto ed illustrato dall’artista Lukas Zanotti. L’evento sarà occasione per una “passeggiata geografica”, reale e spirituale, nei luoghi immaginari e non-luoghi inventati e fabbricati dall’artista. L’evento espositivo funge anche da pretesto per una più amplia riflessione sul significato e l’utilizzo nella storia di una disciplina come quella della Geografia. Per il pubblico che visiterà l’esposizione nella mattina di domenica 3 dicembre dalle ore 10.30 alle ore 11 l’artista realizzerà una performance musicale dal vivo.

Alle 18.30, sempre la facciata della torre campanaria ospiterà la videoarte “Domestic Universe”, realizzata di Mike Fedrizzi. 

A chiudere la giornata, fino alle 21, ci sarà la musica dal vivo dei “Radioswing” con Lorenzo Barzon (violino), Enrico Lombardi e Mike Ometto (chitarra) e Roberto Dellantonio (basso).

Domenica mattina, alle ore 11, si esibirà il duo “Birgit&Friends”, con Birgit Laimer (voce e pianoforte) e Alessandro Fabris (basso).

“Questi due giorni rappresentano un’occasione di incontro e socialità per i cittadini – confidano gli organizzatori -. Soprattutto, offrono loro la possibilità di diventare fruitori di creazioni artistiche, che, forse, in un differente contesto non avrebbero avuto l’occasione di vedere”.

Autore: Daniele Bebber

Il cantore Augustin Grieninger di Magrè

Tra i personaggi di spicco nati in Bassa Atesina un posto di primo piano spetta indubbiamente alla misteriosa figura di Augustin Grieninger. Secondo il suo primo biografo, Georg Westermayer, sarebbe nato a Magrè sulla Strada del Vino il 26 giugno 1638.

Il nome della famiglia viene riportato in un documento del 1640 dove si cita Mathias Grieninger, Schuelmaister (maestro di scuola) di Magrè, probabilmente il padre di Augustin. Nel piccolo borgo della Bassa trascorse anche la sua infanzia e fanciullezza. Poi, non si sa quando ne perché, si allontanò definitivamente da Magrè. Tuttavia, in tutti i suoi scritti si qualificò sempre come Augustin Grieninger “aus dem Etschland von Margreid bey Trient” (della Val d’Adige di Magrè presso Trento).
Nella prefazione di un suo testo sulla predica latina scrive testualmente: “Vedo che vorresti conoscere la mia Heimat. Il mio paese natio è Magrè, un paese nella valle dell’Adige, nella zona di confine tedesca, vicinissima all’Italia. Fa parte della diocesi di Trento e dista quattro ore di cammino da questa città. L’Adige, un fiume navigabile, attraversa questo territorio, che da questo fiume prende il suo nome. È una terra magnifica e benedetta da Dio e ricca di frutta e di un nobile vino”.
In un altro punto annota: “Ma c’è una cosa che mi ha convinto ad abbandonare questa terra, e cioè il clima. In estate il caldo è terrificante e gli abitanti sono afflitti da malefiche febbri (malaria N.d.R.) che li fanno somigliare a dei morti. Perciò ho lasciato la mia patria”. Grieninger si spostò in Europa orientale per studiare teologia e filosofia. A Olmütz (attuale Olomouc in Repubblica Ceca) frequentò la facoltà di Teologia. Nel maggio 1664 entrò nell’abbazia dei Canonici Agostiniani di Rottenbuch presso Oberammergau in Baviera e fu consacrato sacerdote nello stesso monastero il 22 aprile 1665.
Inizialmente si prese cura delle anime nelle località prossime al convento e poi fino alla sua morte si occupò della gestione anche amministrativa, archivistica ed economica delle parrocchie di alcuni paesi bavaresi. Una rotula mortuorum (pergamena arrotolata che allora si usava per comunicare ai vari conventi la morte di un confratello) firmata dal prevosto Gilbert Gast annunciò la morte di Grieninger, avvenuta il 22 agosto 1692. Fu sepolto a Steindorf in Baviera.
A cosa deve la sua fama Augustin Grieninger?
Il documento che comunica il suo decesso lo celebra come talentuoso scrittore, poeta e musicista. In particolare sono stati riscoperti di recente (e proposti anche a Bolzano e Innsbruck), presso la Regia Biblioteca Prussiana di Cracovia, alcuni componimenti di musica sacra che collocano Grieninger tra i più importanti autori dell’epoca barocca. Anche come scrittore Grieninger si era guadagnata una notevole fama. In età avanzata compose la sua prima opera, una “Vita poetica di Gesù”. Seguirono altre opere in prosa e versi: “Il vigneto poetico” e il principale dal titolo “Lo scettro salomonico”, in cui, secondo la sua stessa premessa, si pose lo scopo di contrastare la perniciosa melanconia e tristezza umana attraverso il conforto dell’anima. Inoltre pubblicò una serie di prediche in lingua latina. Singolare il fatto che tutti i numerosi scritti e libri di Grieninger (una ventina circa) furono pubblicati nel corso dell’ultimo decennio del sua vita.
Due grandi filoni sono quelli seguiti da Grieninger: da un lato i sermoni dedicati alla formazione dei sacerdoti, dall’altra le opere in versi e prosa rivolte a un pubblico più vasto. In particolare celebrò la creazione come opera di Dio e sollecitò l’uomo ad essere umile e rispettoso fruitore del creato. Ma come tipico esponente barocco non disdegnò di celebrare i lati piacevoli della vita, tanto che in un suo verso scrive: “un’indole allegra procura / una florida vecchiaia: un triste spirito / secca le ossa…”

Autore: Reinhard Christanell

Foto: David Kruk

Un gruppo Facebook per regalare oggetti e solidarietà

Compie due mesi di vita il 19 novembre il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo – Laives e dintorni”, nato quasi per caso per svuotare un garage e oggi piazza virtuale per ridare vita agli oggetti in disuso, ma anche dare un aiuto a chi non può permettersi il superfluo.

Avere due figli, si sa, presuppone una miriade di cose – dalla carrozzina al seggiolone, dai vestitini alla culla: tutti oggetti che riponiamo quasi sempre in buono stato in attesa di sapere     ma che, poi, rimangono a languire per anni in soffitte e cantine finché non possiamo più rimandare la decisione di liberarcene. 

Stessa cosa avviene, nell’epoca del consumismo portato all’estremo dalle piattaforme online del low-cost, con quasi qualunque altro oggetto di uso quotidiano. 

In soli due mesi già duemila iscritti

Due mesi fa, il 19 settembre, quando al rientro dalle ferie estive il riavvio della routine quotidiana incombe, la necessità strettamente pratica di far posto in un garage oberato di oggetti per bambini ormai cresciuti dà vita a qualcosa che sembra inizialmente niente più che – appunto – un modo facile e veloce per far posto: nasce così il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo. Laives e dintorni”. Ma ad oggi, in appena due mesi di attività, la rete di scambio si è estesa al comune di Bolzano e oltre.

Presupposto principale e necessario è quello di incaricarsi personalmente del ritiro nei luoghi, tempi e modi più consoni a chi regala. 

L’idea è venuta a una mamma

Un piccolo disturbo, in fondo.

A creare il gruppo, una mamma di due bambini, pasticcera di origine albanese da tanti anni in Italia, stabilitasi ormai da cinque anni nel comune di Laives, Brjseida Begaj. 

È lei a raccontare di come l’idea del gruppo, che conta già quasi 2000 iscritti, sia nata molto in piccolo con un passaparola tra parenti, amici e conoscenti.

Neppure lei si immaginava che nel giro di pochissimo questo ruscello si trasformasse in un fiume di iscrizioni, tanto da costringerla a dover regolamentare l’uso del gruppo per permettere a tutti gli iscritti di ricevere prima o poi qualcosa e cercare di evitare le furberie, come infatti racconta, “è capitato di ricevere delle segnalazioni di persone che, una volta ricevuto qualcosa in regalo, lo rimettevano nel circolo della rete cercando di guadagnarci qualcosa. In questo caso, dopo tre segnalazioni, la persona viene bannata dal gruppo”. 

Un aiuto (anonimo) per chi non se la passa bene

Ma non è del lato negativo che vogliamo far parlare, poiché questo gruppo sta nel tempo permettendo non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma comunque in buone condizioni, ma anche l’orgoglio e la soddisfazione di aver spesso aiutato qualcuno in difficoltà. Infatti, non solo chi regala ha diritto di scegliere liberamente a chi donare tra gli interessati, magari spartendo il “bottino” tra più persone, ma è possibile anche richiedere in privato all’amministratrice qualcosa di cui si ha bisogno o lasciare un messaggio in anonimo. 

In questo modo, persone che hanno difficoltà economiche possono essere messe in contatto con chi offre ciò di cui hanno bisogno, garantendo loro la privacy necessaria. Allo stesso modo, anche chi offre in regalo può – se lo desidera – rimanere anonimo. Come si sa, la beneficenza va spesso di pari passo con l’anonimato… Di ogni genere sono gli oggetti protagonisti della donazione: si va dall’abbigliamento alle suppellettili da cucina, dai giocattoli al mobilio. 

Quando i social  educano all’altruismo 

“Quando la mia figlia maggiore ha saputo che regalavo le sue vecchie cose è rimasta entusiasta – racconta Brjseida – anche perché attraverso il gruppo è stato possibile aiutare le sue maestre a trovare materiali utili per le attività scolastiche. 

Una mamma ha raccontato che il figlio non era contento di regalare un indumento che non utilizzava più, ma quando ha saputo la gioia della bambina che lo ha ricevuto, ha subito cambiato idea”: decisamente un bel modo per insegnare l’altruismo anche ai bambini.

Una mano concreta da “sos laives”

Ad aiutare Brisejda nella promozione della sua iniziativa c’è anche il gruppo Facebook “Sos Laives”, amministrato da Giancarlo Schiavon, presidente della Don Bosco e vero deus ex machina dell’attività sociale e di volontariato nel comune e oltre. 

Il suo supporto e quello di altri potrebbe, in futuro spera Brisejde, far da leva a una iniziativa di incontro non più virtuale ma reale tra le persone appartenenti al gruppo. Insomma, non solo un modo molto social di aiutarsi – cosa in cui la comunità laivesotta è maestra – ma anche una maniera per trasportare il virtuale nella realtà, per fare comunità e aiutarsi tra membri della stessa.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Pedibus: educativo ed ecologico

È un vero e proprio “autobus a piedi” e così come in un mezzo di trasporto su gomma c’è bisogno di un autista, linee di percorso, fermate, passeggeri e orari prestabiliti. Proprio in questo modo funziona anche il Pedibus, un’alternativa sicura ed ecologica per l’accompagnamento dei bambini e delle bambine a scuola tutte le mattine. Si tratta di un progetto che anno dopo anno si sta rivelando sempre più un successo. 

Si tratta di un servizio gratuito messo a disposizione per le famiglie che ne fanno richiesta ed è rivolto agli alunni e alle alunne delle scuole elementari italiane e tedesche. Gli scolari vengono accompagnati e assistiti da nonni vigili appositamente formati, così da rendere il servizio oltre che sicuro anche di qualità.
Pino Viti è il coordinatore del progetto ormai da dieci anni e si occupa dell’intera organizzazione e del coordinamento degli attuali 55 nonni vigili volontari attivi in città.

Signor Viti, quali sono i vantaggi del Pedibus?
Sicuramente ridurre il traffico nelle vicinanze delle scuole, aumentare la sicurezza stradale, proteggere l’ambiente e sviluppare le competenze sociali dei bambini e la loro autonomia. Ma soprattutto l’aspetto più importante è quello di offrire ai bambini la possibilità di percorrere la via verso scuola in compagnia dei loro coetanei, divertendosi e al tempo stesso conoscendo meglio la città e imparando il codice della strada. 
Tutti collaborano e i bambini più grandi aiutano i più piccoli e vengono così responsabilizzati, creando un ottimo lavoro di squadra. 
Da quest’anno inoltre, siamo riusciti ad includere anche alcuni bambini con disabilità: una soddisfazione di cui andiamo molto fieri e che sta riscontrando un grande successo. 

Si tratta di un servizio di volontariato, anche se ogni nonno vigile riceve un piccolo compenso. Quali sono gli aspetti più belli nell’accompagnare i bimbi a scuola?
Il gruppo. I bambini che parlano, discutono, raccontano che materie hanno durante la giornata o della partita di calcio che hanno giocato il giorno prima. E intanto camminano, attività oggi non comune a tutti. 
Le maestre mi hanno detto che vedono subito la differenza tra i bambini che arrivano col Pedibus e quelli che smontano dalla macchina davanti a scuola: di prima mattina i nostri bambini sono molto più svegli e attivi, pronti per affrontare brillantemente la giornata.

Attualmente i nonni vigili impiegati in questo servizio sono 14.  Potrebbe essere utile avere altri volontari per migliorare la rete e ampliare le linee?
Sì, certamente. Il mio obiettivo è proprio quello di raggiungere almeno altre due zone della città: il quartiere di Santa Maria Assunta e la zona di Maia Alta. Mancano però i nonni vigili disponibili e sicuramente riuscire ad aumentare il gruppo dei volontari sarà una sfida importante per il prossimo periodo. 

Chi può diventare nonno vigile? E come si fa?
Non è particolarmente difficile, anzi: chiunque che sia nel range di età tra i cinquanta e gli ottant’anni e sia pensionato può fare richiesta presso il comando della Polizia locale del Comune di Merano. 
È necessario essere dotati di un certificato medico e dopo aver superato un semplice colloquio di selezione con me, si diventa idonei, si frequenta il corso della sicurezza e infine viene assegnata la linea di servizio sulla quale si opererà.

Il Pedibus può regalare anche grandi soddisfazioni e a testimoniarlo è la nonna vigile Maria Cristina Boninsegna. 

Signora Boninsegna, qual è il riscontro delle famiglie che riceve ogni giorno?
Questo servizio sicuramente alleggerisce le incombenze dei genitori, permettendo loro di risparmiare tempo e denaro. È un’attività preziosa offerta dal Comune di Merano gratuitamente e sono felice di prenderne parte perché ogni giorno oltre che mantenermi in forma passeggiando per le strade della mia città, lo faccio in ottima compagnia. I bambini mi chiamano “nonna”, mi prendono per mano e condividono con me le loro storie e avventure. È sempre un piacere rivederli e scambiare quattro chiacchiere con loro: un ottimo inizio di giornata! 

A chi si devono rivolgere le famiglie per fare la richiesta d’iscrizione al Pedibus?
Ci si deve rivolgere ai vigili del Comune di Merano oppure compilare direttamente il modulo scaricabile dal sito del comune e inviarlo per mail all’indirizzo raphaela.hafner@oekoinstitut.it. Le richieste vengono prese in considerazione dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige di Bolzano e dirette nella fase successiva dal coordinatore Pino Viti di Merano. 

Autrice: Chiara Caobelli

Ecco i giovani scienziati di Eureka 2023

Nel suggestivo scenario del Castel Mareccio, sabato 11 novembre, si è svolta la premiazione del concorso “Eureka”. Questo evento ha offerto una piattaforma per le menti giovani e creative, premiando idee e invenzioni scientifiche presentate da ragazze e ragazzi. I numeri record di tre anni di Eureka e Mille Una Scienza dimostrano in sostanza che le famiglie e i giovani dell’Alto Adige sono molto interessati alle scienze e che l’alleanza tra politiche giovani, ricerca, università, scuola e altre realtà, possono davvero dare grandi risultati.

Il concorso “Eureka” ha contemplato due categorie di partecipanti suddivise in base all’età: la prima categoria, destinata ai giovani tra gli 8 e i 12 anni, e la seconda categoria, per i giovani tra i 13 e i 18 anni. Le proposte potevano riguardare invenzioni, opere d’arte o video della durata massima di 5 minuti, incentrati sul tema dello spazio e della sua esplorazione. Gli aspiranti partecipanti avevano la possibilità di concorrere sia come singoli che in gruppo.

In tre anni di premio sono centinaia le ragazze e i ragazzi che fra gli 8 e i 18 anni hanno partecipato al premio con le proprie invenzioni confermando la partecipazione positiva delle nuove generazioni al tema delle scienze e della tecnologia.

Fra le idee di quest’anno hanno vinto nella categoria dei più giovani “Ascoltando lo spazio” di Gea Capisani che riproduce l’esperienza di trovarsi nello spazio grazie a cartone e colori e nella categoria dei più grandi il video trilingue “Caccia alla supernova” di Alex Pardew e Noah Knapp che spiegano in un video di 5 minuti come sono riusciti a vedere una supernova con un telescopio.

L’evento ha visto l’assegnazione dei premi alle menti più brillanti e creative, con riconoscimenti speciali per chi si è distinto. Questo è solo un esempio dell’impegno dell’Ufficio Politiche giovanili della provincia di Bolzano nell’ambito delle scienze e delle tecnologie. In un’epoca in cui la tecnologia e il digitale permeano sempre di più la nostra quotidianità, è essenziale riflettere, insieme agli attori principali di questo cambiamento, sul potenziale delle nuove tecnologie e riconoscere coloro che si dedicano con passione e determinazione all’approfondimento e alla riflessione su questi temi.

Il progetto “Mille e Una Scienza”, come “Eureka”, è finanziato dall’Ufficio Politiche giovanili e mira a mettere in luce i giovani del territorio per i quali la scienza rappresenta un elemento cruciale della loro vita. Questo evento è realizzato grazie alla collaborazione con Arciragazzi Bolzano e una rete di partner, tra cui l’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia di Bolzano, l’Intendenza scolastica italiana e la Libera Università di Bolzano.

Un’altra iniziativa in questa direzione è “GameGround”, un progetto di BeYoung finanziato dall’Ufficio Politiche giovanili, che da tre anni porta il mondo dei videogiochi nell’Alto Adige. Quest’anno, in particolare, il progetto ha dedicato uno spazio significativo al tema del lavoro, offrendo ai giovani appassionati l’opportunità di mettersi alla prova nel creare un videogioco partendo da zero.

Vista l’importanza del tema e la positiva risposta del territorio, l’Ufficio Politiche giovanili desidera creare un gruppo di giovani interessati a esplorare le possibilità offerte dal territorio per promuovere le passioni legate al mondo della tecnologia, del digitale e del gaming. Coloro che fossero interessati a partecipare possono contattare il collaboratore dell’Ufficio, Fabio Raffaelli, all’indirizzo e-mail fabio.raffaelli@provincia.bz.it o chiamare il numero 0471 411286.

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Un gruppo Facebook per regalare oggetti e solidarietà

Compie due mesi di vita il 19 novembre il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo – Laives e dintorni”, nato quasi per caso per svuotare un garage e oggi piazza virtuale per ridare vita agli oggetti in disuso, ma anche dare un aiuto a chi non può permettersi il superfluo.

Avere due figli, si sa, presuppone una miriade di cose – dalla carrozzina al seggiolone, dai vestitini alla culla: tutti oggetti che riponiamo quasi sempre in buono stato in attesa di sapere ma che, poi, rimangono a languire per anni in soffitte e cantine finché non possiamo più rimandare la decisione di liberarcene.
Stessa cosa avviene, nell’epoca del consumismo portato all’estremo dalle piattaforme online del low-cost, con quasi qualunque altro oggetto di uso quotidiano.


In soli due mesi già duemila iscritti
Due mesi fa, il 19 settembre, quando al rientro dalle ferie estive il riavvio della routine quotidiana incombe, la necessità strettamente pratica di far posto in un garage oberato di oggetti per bambini ormai cresciuti dà vita a qualcosa che sembra inizialmente niente più che – appunto – un modo facile e veloce per far posto: nasce così il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo. Laives e dintorni”. Ma ad oggi, in appena due mesi di attività, la rete di scambio si è estesa al comune di Bolzano e oltre.
Presupposto principale e necessario è quello di incaricarsi personalmente del ritiro nei luoghi, tempi e modi più consoni a chi regala.

L’idea è venuta a una mamma
Un piccolo disturbo, in fondo.
A creare il gruppo, una mamma di due bambini, pasticcera di origine albanese da tanti anni in Italia, stabilitasi ormai da cinque anni nel comune di Laives, Brjseida Begaj.
È lei a raccontare di come l’idea del gruppo, che conta già quasi 2000 iscritti, sia nata molto in piccolo con un passaparola tra parenti, amici e conoscenti.
Neppure lei si immaginava che nel giro di pochissimo questo ruscello si trasformasse in un fiume di iscrizioni, tanto da costringerla a dover regolamentare l’uso del gruppo per permettere a tutti gli iscritti di ricevere prima o poi qualcosa e cercare di evitare le furberie, come infatti racconta, “è capitato di ricevere delle segnalazioni di persone che, una volta ricevuto qualcosa in regalo, lo rimettevano nel circolo della rete cercando di guadagnarci qualcosa. In questo caso, dopo tre segnalazioni, la persona viene bannata dal gruppo”.


Un aiuto (anonimo) per chi non se la passa bene
Ma non è del lato negativo che vogliamo far parlare, poiché questo gruppo sta nel tempo permettendo non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma comunque in buone condizioni, ma anche l’orgoglio e la soddisfazione di aver spesso aiutato qualcuno in difficoltà. Infatti, non solo chi regala ha diritto di scegliere liberamente a chi donare tra gli interessati, magari spartendo il “bottino” tra più persone, ma è possibile anche richiedere in privato all’amministratrice qualcosa di cui si ha bisogno o lasciare un messaggio in anonimo.
In questo modo, persone che hanno difficoltà economiche possono essere messe in contatto con chi offre ciò di cui hanno bisogno, garantendo loro la privacy necessaria. Allo stesso modo, anche chi offre in regalo può – se lo desidera – rimanere anonimo. Come si sa, la beneficenza va spesso di pari passo con l’anonimato… Di ogni genere sono gli oggetti protagonisti della donazione: si va dall’abbigliamento alle suppellettili da cucina, dai giocattoli al mobilio.

“Il gruppo permette non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma anche di aiutare qualcuno in difficoltà”

Brjseida Begaj

Quando i social educano all’altruismo
“Quando la mia figlia maggiore ha saputo che regalavo le sue vecchie cose è rimasta entusiasta – racconta Brjseida – anche perché attraverso il gruppo è stato possibile aiutare le sue maestre a trovare materiali utili per le attività scolastiche.
Una mamma ha raccontato che il figlio non era contento di regalare un indumento che non utilizzava più, ma quando ha saputo la gioia della bambina che lo ha ricevuto, ha subito cambiato idea”: decisamente un bel modo per insegnare l’altruismo anche ai bambini.

Una mano concreta da “sos laives”
Ad aiutare Brisejda nella promozione della sua iniziativa c’è anche il gruppo Facebook “Sos Laives”, amministrato da Giancarlo Schiavon, presidente della Don Bosco e vero deus ex machina dell’attività sociale e di volontariato nel comune e oltre.
Il suo supporto e quello di altri potrebbe, in futuro spera Brisejde, far da leva a una iniziativa di incontro non più virtuale ma reale tra le persone appartenenti al gruppo. Insomma, non solo un modo molto social di aiutarsi – cosa in cui la comunità laivesotta è maestra – ma anche una maniera per trasportare il virtuale nella realtà, per fare comunità e aiutarsi tra membri della stessa.

Autrice: Raffaella Trimarchi