Il superpotere di Mork

Bobby Gualtirolo è chitarrista, cantautore e appassionato cinefilo. È un moderato accumulatore compulsivo di libri, fumetti e dischi, ama la natura e il cioccolato.

Il mio principale difetto.
Non sono abbastanza tenace.


Da bambino sognavo di diventare…
Telecronista.


La mia occupazione preferita.
Passare del tempo con le persone cui voglio bene.


Il luogo dove vorrei vivere.
Un’isola.


Il mio piatto preferito.
La pasta..


Non sopporto…
L’ignoranza e la maleducazione che ne deriva, la malafede.


Per un giorno vorrei…
Essere di nuovo nel 1969.


Nel mio frigorifero non manca mai…
Niente.


Se fossi un animale sarei…
Uno di quelli che vanno in letargo.


L’ultima volta che ho perso la calma.
La perdo spesso purtroppo, ma sto migliorando.


La prima cosa che faccio al mattino.
Pregare.


Il mio film preferito.
“L’attimo fuggente” è uno di quelli che mi rappresenta di più.

Il superpotere che vorrei avere.
Quello di Mork: assimilare un libro col solo tocco del dito indice.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo.
Che mi fa sempre venir voglia di andarmene.

L’errore che non rifarei.
Fermarmi a tre esami dal conseguire la mia seconda laurea.

L’ultima volta che ho pianto.
Non piango quasi mai, mi commuovo spesso.

Il mio motto.
Viva la vita!


Il mio colore preferito.
Arancione.

Una città senz’auto

Domenica 14 aprile si è svolta la quarantesima edizione della corsa cittadina “Vivicittà”. Al via oltre trecento persone, nella gara competitiva di dieci chilometri e nella gara non competitiva di cinque chilometri. Strade chiuse in gran parte della città e via libera ai pedoni e ciclisti. Grazie agli scatti del nostro Niccolò Dametto vediamo insieme alcuni volti della giornata.

Bambini “vigili” per un giorno

Il vicecomandante della Polizia locale, sottotenente Riccardo Raffeiner, con i viceispettori Sabrina Amorelli e Jan Halbeisen hanno accolto nel Comando di via Portici una classe della scuola materna Fröbel. Ai piccoli ospiti hanno spiegato i primi concetti di regola, prevenzione e autoprotezione. Ci sono state anche simulazioni di intervento e “prove” dei veicoli in dotazione al Corpo.

L’allegra Babele del caffè delle lingue

Quattro tavoli di conversazione in quattro lingue diverse, in un clima informale e rilassato: alla Biblioteca Don Bosco di Laives è partita l’iniziativa “Il Caffè delle Lingue”, un modo simpatico per imparare le lingue e per socializzare in un ambiente sano.

Nella conoscenza di una lingua straniera sono certo essenziali la grammatica e il lessico. 

Ma altrettanto importante è il calarsi nel contesto culturale di chi quella lingua la parla, conoscendone inflessioni, sfumature e modi di dire. Quello che normalmente non si apprende – o lo si apprende solo in parte – nel percorso scolastico o seguendo corsi di lingua tradizionali. Poter invece conversare in modo rilassato e informale dei più svariati argomenti, senza sentirsi giudicati, è senz’altro la maniera migliore per entrare nel mondo culturale che quella stessa lingua sottende.

UNA REALTA’ IN TUTTA LA PROVINCIA

I Caffè delle Lingue – tavoli a cui si è liberi di sedersi per conversare con persone madrelingua – sono ormai da anni una realtà in molte città compresa Bolzano e finalmente, da mercoledì 27 marzo, l’iniziativa è sbarcata anche a Laives.

Un progetto fortemente voluto dal Comitato Educazione Permanente del Comune di Laives e dalla Biblioteca Don Bosco, a seguito della forte richiesta da parte delle persone. 

La referente del progetto è la traduttrice e interprete Greta Ferrari.

QUATTRO TAVOLI PER QUATTRO LINGUE

Mercoledi 27 marzo alle 20.30 molte le persone, tra cui molti giovani ma non solo, si sono date appuntamento presso la biblioteca per la presentazione del progetto da parte dell’affiatato team organizzatore e poi si è dato immediatamente il via al succo del progetto ovvero i tavoli: quattro sono le lingue con relativi moderatori e moderatrici madrelingua, di professione insegnanti di lingua e/o traduttori – 16 in tutto quelli che si alterneranno ai tavoli – in cui ci si potrà esercitare in questo primo anno di progetto. Si potranno esercitare le proprie competenze linguistiche in tedesco, italiano inglese e spagnolo, ma è possibile compilare anche un modulo in cui si possono indicare una o più lingue di preferenza. 

Qualora dovesse esserci una buona richiesta di qualche lingua in particolare, il Comitato potrà così orientarsi per attivare in futuro ulteriori tavoli linguistici.

Un’iniziativa, quella del Caffè delle Lingue, già molto richiesta e subito apprezzata, anche perché si può partecipare gratuitamente senza prenotazione, così da poter decidere anche all’ultimo momento se prenderne parte o meno, in base agli impegni. 

Il calendario degli appuntamenti per il 2024 è già fissato fino a novembre, sempre un mercoledì verso la fine di ogni mese, ed è consultabile sul sito www.laivescultura.it

SI MIGLIORA ANCHE SOCIALMENTE

Si tratta indubbiamente di un’iniziativa importante, poiché favorisce non solo il miglioramento delle competenze linguistiche, ma anche l’ascolto, il dialogo, la socializzazione e la conoscenza reciproca tra persone e culture.

È consigliato possedere una conoscenza almeno di base della lingua, in modo da poter partecipare attivamente alla conversazione senza annoiarsi o annoiare i compagni.

Il prossimo appuntamento con il Caffè delle Lingue alla Biblioteca Don Bosco di Laives è fissato per mercoledì 17 aprile.

Autrice: Raffaella Trimarchi

L’Arma tutela gli “over”

“Sono il maresciallo dei carabinieri, è successo un incidente a suo figlio. Niente di grave, ma dovrebbe pagare subito la caparra per l’avvocato”. Una telefonata, la vittima si dispera, poi arriva a casa il finto avvocato al quale vengono consegnati contanti e gioielli. Una truffa, ignobile, che malviventi senza scrupoli riescono a portare a termine giocando con i sentimenti degli anziani. Un crimine che si è consumato anche nella nostra (sempre meno) paciosa provincia, ai danni di due anziani di Laives e di Bronzolo. E per fortuna i responsabili sono stati identificati. 

Non è stato semplice per i carabinieri di Egna risalire all’identità dei presunti responsabili di questo reato odioso, che sfrutta la buona fede delle persone più fragili, gli anziani. L’indagine si è rivelata articolata ed è stata portata a termine in maniera discreta. I militari dell’Arma delle stazioni di Laives e di Bronzolo, in stretto coordinamento con l’Aliquota Operativa di Egna, erano da diversi giorni sulle tracce dei due malfattori e grazie ad una serrata attività investigativa, nella quale hanno ricorso anche all’ausilio di supporti tecnico-informatici, sono riusciti a risalire agli autori di due truffe consumate nel mese di febbraio. 

IL TRUCCO DEL “FALSO MARESCIALLO”

I responsabili sono due disoccupati residenti in provincia di Napoli, che avevano messo in atto un vero e proprio stratagemma per raggirare gli anziani con l’obbiettivo di accaparrarsi i loro risparmi e gioielli.

Sono due anziani, residenti a Laives e Bronzolo, le vittime di questa ignobile vicenda i cui fatti risalgono al febbraio scorso. 

La modalità della truffa è purtroppo nota come quella del “falso maresciallo”, ovvero una persona che, qualificandosi come maresciallo dei carabinieri, telefona al numero di casa dell’anziano e gli riferisce di una disgrazia, in questo caso un incidente stradale, in cui è rimasto colposamente coinvolto un suo familiare stretto. 

A quel punto il finto maresciallo tranquillizza l’anziano dicendogli di poter aiutare il suo congiunto in quanto conosce un ottimo avvocato al quale però va subito versato un anticipo. Ottenuto l’assenso dell’anziano il finto avvocato si presenta presso l’abitazione per farsi consegnare quanti più soldi e gioielli possibili.

Così una signora del ‘39 di Laives e un signore del ‘34 di Bronzolo sono stati truffati perdendo complessivamente circa 30.000 euro tra contanti e gioielli: i risparmi di una vita.

Gli investigatori dell’Arma stanno ricostruendo il recente passato dei due soggetti, nel tentativo di risalire ad altre truffe portare a termine dagli indagati, la cui posizione ora è al vaglio della Procura della Repubblica.

Il comandante della Compagnia carabinieri di Egna, il capitano Federico Seracini, invita i cittadini che si trovassero a ricevere delle telefonate dubbie, a prendere tempo contattando immediatamente il numero di emergenza 112 oppure rivolgendosi ad un presidio dell’Arma sul territorio, in modo da ricevere assistenza.

LA CAMPAGNA DI PREVENZIONE

Nel frattempo i carabinieri della Compagnia di Bolzano, attraverso la stazione di Nova Ponente, che per prima ha proceduto ad avviare l’iniziativa, come ogni anno hanno iniziato una campagna di sensibilizzazione sul fenomeno delle truffe agli anziani. L’idea, che ha come obiettivo primario quello di avvicinare sempre di più le fasce più deboli della popolazione all’Arma, è finalizzata ad incontrare le persone più esposte all’insidioso reato nei luoghi di maggior ritrovo quali la chiesa, il bar o la piazza, per informarle sulle nuove strategie adottate dai malfattori autori di potenziali truffe nei loro confronti.

Il progetto, che si affianca a numerose attività di confronto ed incontro con la cittadinanza di ogni fascia d’età ed appartenenza linguistica, tra cui quello più recente con i Nonni vigili, fa parte di un macro – concetto “La cultura della legalità”, che viene diffusa sulle strade, negli istituti di formazione e, più in generale, ove ce n’è più bisogno. “Ringrazio i militari che anche quest’anno stanno svolgendo una nobile attività di informazione e prevenzione dei reati di truffa – spiega il comandante della Compagnia di Bolzano, il  Tenente colonnello Stefano Esposito Vangone – Gli incontri, in parallelo con i quotidiani servizi d’istituto, mirano a sensibilizzare le fasce più deboli della nostra cittadinanza sul modus operandi e le tecniche più diffuse messe in atto dai truffatori. Sappiate che nessun carabiniere vi chiederà mai del denaro: fate attenzione a chi vi chiama, soprattutto se non riconoscete il timbro di voce dell’interlocutore e il suo numero di telefono. Prestate attenzione anche al tenore della richiesta ed inoltre osservate sempre anche chi vi si avvicina durante il prelievo di denaro ai bancomat. L’Arma ha anche distribuito dei dépliant con delle specifiche istruzioni su come riconoscere i tentativi di truffa e su come comportarsi. Chiamate il 112 o recatevi presso il Comando stazione più vicino qualora abbiate dei dubbi o qualcuno, soprattutto estranei, provi a farsi consegnare somme di denaro o preziosi”.

Autore: Luca Masiello

La nascita dei Prati del Talvera

Una vicenda all’insegna del genio e della sregolatezza. Con l’aiuto di Michele Di Puppo riviviamo insieme la rocambolesca vicenda che vide la nascita del polmone di Bolzano, frequentato ogni anno da migliaia di cittadini e ospiti. 

Tra il 1970 e il 1972 si compì la trasformazione del greto sassoso del torrente Talvera in quello che a tutt’oggi sono i Prati del Talvera, una delle aree verdi più amate del capoluogo. L’opera fu resa possibile grazie alla visione, il genio e la tenacia dell’Ing. Michele Lettieri, al tempo professore all’Istituto per geometri “Delai”. L’Ing. Lettieri è scomparso nel 2016 all’età di 92 anni e questo autunno avrebbe compiuto 100 anni. Per ripercorrere la sua storia con la giusta energia, Qui Bolzano ha deciso di intervistare un suo amico, Michele Di Puppo, già assessore e vicepresidente della Provincia dal 1993 al 2003.

L’INTERVISTA

Chi era Michele Lettieri per lei?

Un amico che ho conosciuto quando ormai era in tarda età e del quale ho avuto modo di ricostruire il percorso di vita grazie ai suoi racconti. Ritengo che i Prati del Talvera siano stati l’opera più significativa nel secolo scorso per la città di Bolzano. 
Prima dei lavori, il greto del fiume era una discarica in cui si poteva trovare di tutto, calcinacci, vasi e lavandini di chi ristrutturava il bagno, ma anche immondizia dietro ai cespugli. Le scuole ci mandavano gli studenti a correre per farli sfogare e non lasciarli sempre in palestra.
Un giorno il preside di un Istituto fece notare a Michele Lettieri, allora insegnante all’Istituto Geometri, che sarebbero serviti un paio di campi di calcio per far fare dello sport ai ragazzi. 
Al tempo e dai tempi del CUC, il Circolo Universitario Cittadino, Lettieri era molto conosciuto, avendo anche una certa facilità di rapporti sociali. Consideri che conosceva anche molto bene l’ambiente militare in quanto uno dei suoi fratelli era comandante dell’ospedale militare, e suo padre sarto dell’Unione Militare, cioè l’unica azienda abilitata alla fabbricazione di uniformi. Inoltre, a Bolzano era presente il secondo reggimento Genio. Tutte queste circostanze costituivano una polvere pronta ad esplodere se ci fosse stata una miccia che la innescava. La miccia era appunto la genialità e la sregolatezza di Michele Lettieri, il quale fece partire l’opera del risanamento del greto del torrente Talvera, come diceva lui, da… fuorilegge. 

Perché il Comune di Bolzano prese la decisione di realizzare due campi da calcio? 

Perché il Genio militare aveva segnalato la sua volontà di mettere a disposizione le macchine e gli uomini per realizzare i campi sportivi, sulla base di un desiderio del Comune stesso. In realtà né l’uno né l’altro avevano mai convenuto su questa strada, ma finirono per trovarsi coinvolti, senza una delibera,  sulla scia delle proposte  che fece loro Michele Lettieri. Quindi il Genio mise a disposizione le macchine e le scavatrici, che erano residuati militari di guerra, la Giardineria del Comune pagò il carburante e, quando le macchine si rompevano, si occupò anche della realizzazione e sostituzione dei pezzi di ricambio. Pensi che il Genio arrivò a chiedere agli altri comandi in giro per l’Italia di mandare altre macchiine, anche scassatissime, che vennero cannibalizzate per i pezzi di ricambio in modo da poter andare avanti coi lavori. Questi poterono proseguire anche grazie alla facilità che aveva Lettieri nel suo rapportarsi con le imprese edili. Lui era un “ingegnere strutturista” e aveva molti clienti tra le imprese locali, solo che spesso “si dimenticava” di mandare il conto dei progetti fatti e quindi queste si trovavano in debito verso di lui. Fu così che nei passaggi più difficili si fece mandare specialisti per gli scavi, oppure materiali particolari, come ad esempio i massi ciclopici che sostengono il terrapieno dei due campi di calcio. Questi in sostanza venivano prelevati in cava, portati e messi in opera gratuitamente. Quindi se oggi noi possiamo usufruire dei Prati del Talvera, dobbiamo ringraziare questa persona che non aveva nessun tipo di considerazione per le… formalità.

Quanti mezzi vennero utilizzati per lavorare nel greto? E quanti soldati e studenti?

I mezzi erano una ventina circa. Quanto al numero di persone: le classi venivano portate sul terreno a rotazione, calcoliamo 25 studenti per classe… Se fossero fatte ruotare tre classi, sarebbero stati già 75 studenti. Tra i soldati, oltre agli operatori dei mezzi, c’era anche chi faceva servizio a terra, quindi potevano essere altri 30-40 uomini, tant’è che arrivavano al cantiere con due camion e c’era la corsa in caserma a chi saltava su. Piuttosto che fare servizi di caserma i soldati preferivano venire qui ai Prati e c’era la corsa per accaparrarsi la macchina più comoda per lavorare. Quindi c’era un entusiasmo straordinario; c’era chi addirittura saltava l’intervallo per non perdere la macchina.

E i lavori erano tra Ponte Sant’Antonio e Ponte Talvera, giusto?

Michele Lettieri mi raccontò che il progetto aveva bisogno di consenso, per cui decise di iniziare da Ponte Talvera, in quanto la gente che passava si affacciava al parapetto e vedeva queste macchine, questi soldati lavorare e quindi nessuno ebbe più il coraggio di ritirarsi dall’opera, né il Comune, né i militari. Poi i campi da calcio vennero fatti, ma furono l’ultima opera in tutto questo cantiere.

Può raccontarci qualcosa su come Lettieri fosse come insegnante?

Si dice che non si limitasse ad insegnare la topografia, e a portare gli studenti nel greto del torrente per un’ora. Lui “si dimenticava” di farli rientrare (e pure di dar loro i voti), per cui saltavano anche le altre lezioni, mandando su tutte le furie il suo preside, l’ingegner Morrione. Gli studenti collaborarono attivamente alla progettazione dei lavori. E una volta diplomati, questi ragazzi erano geometri veri, visto che la pratica l’avevano fatta realmente. 

Ha qualche ricordo recente di Michele Lettieri?

Ricordo l’ultima volta che se l’è sentita di fare una passeggiata da Via della Roggia, dove abitava nella casa di riposo, fino all’inizio del Ponte Talvera, dove ci siamo affacciati al parapetto. Era un Martedì Grasso, i Prati erano pieni di bambini in maschera, l’erba confusa con i coriandoli. Devo dire che la vista di Michele Lettieri non era più così capace di distinguere, però si capiva che respirava a pieni polmoni. Quel vociare, quei colori, quel movimento sui suoi prati. Credo che si sia portata via quell’immagine fino all’ultimo minuto della sua vita.

Autore: Till Antonio Mola