La strada dedicata ai Tre Santi. Chi erano?

Nel quartiere Gries-S. Quirino vi è,  tra le vie Duca d’Aosta e Penegal, via Tre Santi. Chi erano e cosa fecero? Si tratta di  Sisinio, Martirio, Alessandro. Riferimenti alla loro vita si trovano nelle lettere di San Vigilio, vescovo di Trento, come negli scritti di Sant’Agostino e di San Massimo di Torino. I tre vissero mentre si stava diffondendo il cristianesimo, nei centri storici ma anche nelle vallate, come l’Anaunia (attuale Val di Non). Per evangelizzare appunto tale valle il vescovo di Milano, Ambrogio, aveva raccomandato al vescovo di Trento, Vigilio, al momento con scarsità di pastori nella diocesi, tre evangelizzatori, provenienti dalla Cappadocia (attuale Turchia); erano Sisinio, diacono, Martirio, lettore, e il fratello Alessandro, ostiario. I pagani del luogo, adirati per l’adesione alla fede cristiana di molti, che abbandonavano l’adorazione del dio Saturno, al rifiuto dei neo convertiti al cristianesimo di ritornare al politeismo, ritenendo responsabili di ciò gli evangelizzatori Sisinio, Martirio e Alessandro, li assalirono e li malmenarono nel loro tempio, edificato presso Methon (Medol). Il primo morì subito dopo l’aggressione, i due fratelli vennero arsi insieme davanti all’altare del dio Saturno. Era il 29 maggio 397. Secondo la tradizione popolare la scena del martirio sarebbe stata la chiesa di San Zeno in Val di Non. Le loro ceneri furono traslate a Trento per volontà dei fedeli, mentre sul luogo del martirio venne eretta una chiesa in memoria. Nel 1927 la basilica milanese di San Simpliciano concesse di restituire alcune reliquie dei tre martiri alla basilica di San Zeno, riunite in un antico e prezioso reliquiario.  Nel 1997, nel 1600° anniversario della loro morte, le loro reliquie hanno visitato in pellegrinaggio tutte le parrocchie del Trentino. Nel corso degli anni reliquie dei “Tre Santi” furono inviate in varie località (Milano, Costantinopoli, Brescia, Ravenna, Verona, Roma, Saint Riquier (diocesi di Amiens).

Autore: Leone Sticcotti

“Non sono poverine”: focus sulla tratta sessuale a Bolzano

La tratta sessuale esiste. Anche a Bolzano. Non catene di ferro, ma vincoli invisibili: ricatti, minacce, debiti impossibili da estinguere. Tutto questo è parte di un meccanismo preciso: lo sfruttamento. A intercettare e contrastare questo meccanismo da oltre vent’anni c’è Alba, progetto che ogni anno entra in contatto con centinaia di persone e accompagna decine di donne in percorsi di protezione.

Si tratta di numeri che raccontano la portata di un fenomeno che non si consuma lontano, ma tra le strade della città e dietro le porte di appartamenti anonimi. Non è un salvataggio spettacolare, ma un lavoro lento, fatto di fiducia.

Due sono le ramificazioni principali del lavoro di Alba: outreach (sensibilizzazione) e contatto con i servizi. Le équipe portano cibo, contraccettivi, informazioni, organizzano test rapidi per le malattie sessualmente trasmissibili. Soprattutto, offrono tempo. Perché la fiducia non si improvvisa, si costruisce. E quando una donna trova il coraggio di fidarsi, spesso diventa passaparola: altre seguono, altre bussano. È così che nasce un ponte: tra chi è intrappolata nella tratta e la possibilità di uscirne, tra la persona e i servizi. 

La maggior parte delle sex workers intercettate arriva dalla Costa d’Avorio, dall’Albania, dal Sud America, dalla Romania e da altri Paesi dell’Est Europa. Per superare barriere linguistiche e culturali sono fondamentali le mediatrici culturali, che aprono canali di comunicazione altrimenti impossibili.

Il secondo asse riguarda i servizi: far conoscere il fenomeno, creare rete, sensibilizzare e formare chi, nel proprio lavoro quotidiano, può incontrare vittime di tratta. Riconoscere i segni dello sfruttamento è già un atto di protezione.

Le operatrici lo ripetono con chiarezza: “Non stiamo salvando nessuno, non sono ‘poverine’”. E sottolineano un nodo rimasto aperto: i clienti. Sono loro a conoscere indirizzi, orari, dinamiche. Sono loro i primi che potrebbero segnalare situazioni sospette. “Non vi giudichiamo” dicono, come rivolgendosi direttamente a loro. “Se avete il sospetto che una ragazza sia vittima di tratta, parlate con i servizi”.

Alba non promette miracoli. Ma il vero risultato non si misura nei numeri. Sta in quel tempo lungo, fragile e ostinato, in cui una donna accetta un tè caldo e decide di raccontare la propria storia. Sta nella possibilità che un cliente, per una volta, smetta di girarsi dall’altra parte. Sta nel ricordare che la schiavitù non è finita: continua finché facciamo finta di non vederla.

Autrice Giulia Artemisia Buonerba COOLtour

Le suggestioni di Flora, tra Tirolo e Venezia

Il rapporto tra il Tirolo, soprattutto quello “italiano” e Venezia è sempre stato problematico, basti pensare all’allergia che molti ambienti sudtirolesi mantengono tutt’oggi quando sentono parlare, invero oggi sempre più raramente, di Triveneto. Questa allergia senz’altro non ha mai contagiato l’artista e illustratore Paul Flora, uno delle figure  più significative dell’arte altoatesina novecentesca. Nato nato nel 1922 a Glorenza e morto a Innbruck nel 2009, Flora è noto soprattutto come disegnatore e vignettista. Come caricaturista ha raccontato per decenni con tono spiritoso e dissacrante la scena politica soprattutto di area tedesca. I suoi paffuti Schützen e musicisti di Musikkappelle, così come i suoi ossuti viandanti e alpinisti, tutt’oggi forniscono suggestioni in bilico tra rappresentazione, memoria e ironico distacco. L’aspetto più affascinante della sua cifra stilistica forse è il tratto fine e graffiato, in grado di far affiorare dal bianco della carta fitte trame d’ombra che scolpiscono figure grottesche, intente a muoversi su sfondi vibranti di sospensione, inquietudine e magia. 

Flora amò profondamente anche Venezia, come dicevamo, e grande fascino rappresentarono su di lui gli scorci di San Marco e le nebbie lagunari, catturate con grande  maestria con pochi tratti di china sulla carta. Molte sue opere grafiche titolate a mano si possono ammirare fino al 18 presso la Galleria Casciaro in Via Cappuccini a Bolzano. L’ingresso è libero e gratuito.

Autore: Luca Sticcotti

Tagliatelle al sangue con formaggio grigio

Ingredienti

Preparazione:
circa 50 minuti

Per 4 persone
100 g farina di segale
200 g farina di frumento
1 uovo
100 ml sangue di maiale
sale
50 g formaggio grigio,
sbriciolato
½ cucchiaino di anice
2 cucchiai di erba cipollina, tagliata finemente
50 g burro rosolato

Preparazione

Impastare la farina di segale e quella di frumento con l’uovo, il sangue di maiale e il sale fino a ottenere un impasto liscio e farlo riposare, coperto, per circa 20 minuti.
Stendere sottile la pasta con la macchina per la pasta.
Tagliare la pasta in sfoglie lunghe 20 cm e farle asciugare per circa 25 minuti.
Arrotolare le sfoglie singolarmente e tagliarle a strisce sottili con un coltello.
Cuocere in acqua salata per circa 5 minuti.
Disporre le tagliatelle sui piatti. Cospargerle con il formaggio grigio, l’anice e l’erba cipollina e irrorarle con il burro rosolato.

Suggerimenti

  • Potete servire le tagliatelle al sangue anche con delle
    patate lessate e arrostite.
  • Questa pasta si può anche essiccare o congelare.
  • Potete tagliare le tagliatelle anche con la macchina per la pasta.
  • Chi non vuole fare a casa la pasta, la può anche comperare in negozi di pasta fresca specializzati oppure online.

Libro: I classici delle Dolomiti – Le ricette più famose da preparare
ISBN: 978-88-6839-734-0

I volti sorridenti di Pop Up Fest

Sabato scorso 27 settembre sono stati in molti a partecipare a Pop Up Fest, un’iniziativa gratuita dedicata alla possibilità di immergersi nel vastissimo mondo della cultura pop, attraverso workshop e talk sul fumetto, il cinema, il gioco di ruolo e tanto altro. Alcuni volti della giornata sono stati immortalati dal nostro Niccolò Dametto.

San Giacomo e i “vecchi tempi”

Musica live, stand gastronomici, mercatino e perfino una postazione per taglio capelli e tatuaggi. Il “Rewind Music festival”- organizzato a San Giacomo dall’Associazione culturale Holos Accademia Dialetti in collaborazione con Exos e la partecipazione di molte associazioni – si è rivelato un successo. Un vero weekend di immersione nei ricordi anni degli anni ‘70, 80 e 90.

Avanti, nonostante tutto

E’ forse l’unico musicista di heavy metal al mondo che non beve, non fuma ed è un ciclista sfegatato. Claudio Pisoni lavora in un’impresa di pompe funebri, ma i più lo conoscono come frontman degli Skanners, una delle band più longeve e famose della scena musicale altoatesina. 

La cosa di me che mi piace di più.

La tenacia e la forza psicologica di andare sempre avanti nonostante tutto.

Da bambino sognavo di diventare…

Non ho mai sognato di diventare chissà che cosa… poi col tempo mi sono dovuto adattare.

Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Direi suonare in Giappone.

Il luogo dove vorrei vivere.

Lago di Garda, sponda veronese.

I miei piatti preferiti.

Pizza, lasagne, spaghetti… pesce.

Non sopporto…

I  falsi e i traditori.

Nel mio frigorifero non manca mai…

Non posso più mangiare molto, però yogurt a go go.

Se fossi un animale sarei…

Un lupo.

Sono stato orgoglioso di me stesso quella volta che… 

Lo sono tutte le volte che aiuto come volontario un rifugio di cani dove li curo e li coccolo quando sono stati abbandonati per strada o cessioni di proprietà. E lo sono di aver suonato nell’Olimpo del rock ‘n’ roll a Los Angeles al Whiskey Go Go questa estate a giugno.

L’ultima volta che ho perso la calma.

5 minuti fa, haha.

Tre aggettivi per definirmi.

Testardo, coraggioso, sensibile.

Il mio film preferito.

Frankenstein Junior.

Il mio attore preferito.

Nicolas Cage.

Il mio sogno ricorrente.

Avere giustizia dopo aver subito un torto.

La disgrazia più grande. 

La morte di mio padre per incidente stradale.

Amo il mio lavoro perché…

Perché aiuto le persone nel momento più duro della loro vita la perdita di un loro caro.

L’errore che non rifarei.

Dare la fiducia e la mia disponibilità a persone che si sono dimostrate nei miei confronti tutto il contrario di quello che pensavo.

La persona  che ammiro di più.

Ronnie James Dio, ex cantante di Rainbow e Black Sabbath.

L’ultima volta che ho pianto.

Quando mi hanno diagnosticato un tumore.