Naufragi

Ricordo come fosse ieri il momento in cui ebbi la possibilità di vedere con i miei occhi l’autografo della poesia L’infinito di Giacomo Leopardi.
Mi avvicinai e osservai da vicino la grafia minuta del grande poeta di Recanati, fissata su un libricino. E mi immaginai Leopardi – supportato dalla recente visione del film Il giovane favoloso magnificamente interpretato da Elio Germano – mentre si accingeva a fissare su carta l’ultimo verso “E il naufragar m’è dolce in questo mare”. Un verso musicalmente e meravigliosamente profondo, la bellezza in grado di sublimarsi in un abbandono, il massimo dell’ottimismo praticabile nella vita e nell’opera di Leopardi.
Di ben altri naufragi si sono invece occupati purtroppo nei giorni scorsi le cronache, sempre più impazzite sull’onda di una frenesia nella quale si fatica a distinguere una prospettiva. Il 13 giugno si è verificata forse la più grande tragedia dell’immigrazione nel Mediterraneo, con centinaia e centinaia di vite abbandonate a sé stesse nelle acque della Grecia sulla scia di un sistema di soccorso che vogliamo tutti essere stato farraginoso più che colpevolmente assassino. A inabissarsi sono stati volti anonimi in un tentativo di riscatto umano, individui ai quali non siamo stati in grado di porgere l’aiuto che tutti noi vorremmo per noi stessi e i nostri cari, se ci trovassimo in mare in difficoltà, magari in viaggio verso le nostre vacanze.
Solo 5 giorni dopo un altro naufragio, assurdo, ha riguardato altre 5 persone, calamitando l’attenzione di tutto il mondo e in maniera più continuativa e dettagliata, in quanto i 5 uomini a bordo del piccolo sottomarino Titan non erano migranti qualsiasi ma miliardari, avventurieri e imprenditori del… turismo delle tragedie del passato. C’è stato bisogno del regista del film Titanic James Cameron per dire senza mezzi termini che il naufragio del Titan è stato all’insegna dell’imprudenza come e forse anche più di quello del Titanic 100 anni fa.
So di compiere un triplo salto mortale se paragono, in conclusione, i naufragi e i fallimentari soccorsi di cui sopra con le recenti elezioni provinciali in Molise, che hanno visto partecipare alle urne solo il 48% degli aventi diritto. Mi fanno sorridere coloro che hanno parlato (e scritto) di una vittoria schiacciante di una parte politica. Quando invece si tratta di un naufragio della nostra democrazia, sempre meno rappresentativa a quanto pare. Anche in questo caso il salvataggio è un compito che spetta a tutti noi.
Senza eccezioni.

Autore: Luca Sticcotti

Poesia della natura

Viaggia per oltre duemila chilometri fino alla nostra sponda del Mediterraneo, è capace di schermare la luminosità solare, di mostrarci che alcuni luoghi remoti non sono poi così lontani, di rendere inconsueto il giorno, di colorare il paesaggio in ogni sua sfumatura come stessimo ammirando una fotografia tinta di seppia: parliamo del pulviscolo Sahariano, frammenti infinitesimali di rocce millenarie erose dai venti e raccolti dalle grandi tempeste di sabbia fra le dune, che viene letteralmente sospinto in quota dall’alta pressione atmosferica. Merito di queste polveri sospese se, in questi giorni molto caldi, non abbiamo superato i 35°C, ma, a prescindere, credo che ognuno di noi abbia percepito il cambio di rotta meteorologico, coinciso appunto con l’inizio dell’estate astronomica. Il pulviscolo si deposita ovunque, sporca le auto parcheggiate e macchia quella poca neve rimasta sulle cime, e porta con sé persino il fenomeno della fertilizzazione, perché in quella polvere primitiva ci sono il fosforo, l’azoto ed il ferro, nonché altri minerali. La debole saccatura di qualche giovedì fa ha solo temporaneamente rimescolato le masse d’aria, riportando un caldo più secco e sopportabile ed una ventilazione tesa da nord, senza però apportare preziosi millimetri di pioggia alla terra sulle nostre zone. 

Con l’anticiclone delle Azzorre a spasso fino a latitudini nordiche e non più come quella costante ben piantata a ovest della penisola Iberica, che ci garantiva le estati fresche e moderate degli anni ’80, adesso ogni risalita del promontorio di alta pressione subtropicale diventa un ospite imprevisto e, almeno per quel che mi riguarda, piuttosto sgradito: zero termico fino a 5000 metri, fusione esponenziale dei ghiacciai, notti tropicali, un caldo fuori scala, eccessiva umidità e, più in generale, tanta, troppa energia in gioco a tutte le quote.  Sono condizioni, soprattutto le ultime tre, che non ci appartenevano e che diventano una lama a doppio taglio qualora uno spiffero più fresco in quota busserà alla porta della catena alpina determinando un cedimento della circolazione anticiclonica. Ecco che, quasi per magia, la troposfera diventa un laboratorio a cielo aperto con l’innesco di moti convettivi, imponenti cumulonembi, classici e ad incudine, in rapido sviluppo verticale… che tradotto in soldoni significa temporali cattivi, nubifragi, tempeste di fulmini, downburst (le cosiddette raffiche lineari), tutti fenomeni accompagnati quasi sempre da grandine di medie/grandi dimensioni. Nulla di artificiale, solo poesia che appartiene maestosamente a Madre Natura.

Autore: Donatello Vallotta

Poveri di scuola e poveri di giustizia

“Il mondo ingiusto l’hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l’avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la può avere solo un povero che è stato a scuola”. Lo scriveva don Lorenzo Milani negli anni ‘50. Ma “i poveri”, oggi, negli anni ’20 del terzo millennio, ci vanno a scuola?

Dal rapporto statistico presentato questa settimana a Roma da Caritas Italiana risulta che i due terzi (65,9 per cento) delle persone che si rivolgono a un Centro d’ascolto in cerca di aiuto non sono andati oltre la terza media. Un dato analogo (62,4) vale per le diocesi del Nordest, cui appartiene l’Alto Adige. Se qui aumenta la quota dei “laureati poveri” è perché si tratta di cittadini stranieri che non riescono a far valere il proprio titolo di studio.

Ciò che emerge da questi numeri è una correlazione tra “povertà” e livello di istruzione. La mancata scolarizzazione, la cosiddetta povertà educativa – definita come “la privazione da parte dei bambini, delle bambine e degli/delle adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” – causa impoverimento.

Don Milani metteva in guardia già tanti anni fa: “Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose”. E i ragazzi di Barbiana, nella loro Lettera a una professoressa, scrivevano: “Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

L’Agenda 2030, che ha come primo obiettivo di “porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo”, al punto numero 4 vuole garantire “un’educazione di qualità, inclusiva, equa, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”, poiché “un’istruzione di qualità è la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile”.

Le due cose – buona scuola e buona vita – sono strettamente legate. Ammoniva don Lorenzo: “Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali”.

Autore: Paolo Bill Valente

L’ascesa in paradiso? È solo rimandata

Dopo una stagione esaltante, conclusasi sulla soglia della massima serie, il Südtirol si sta preparando a nuove stagioni da protagonista, coinvolgendo cittadinanza e tifosi. Le ambizioni della squadra di Mister Pierpaolo Bisoli sono evidenti e, come dicono gli anglosassoni, il cielo è il limite. Con l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer abbiamo parlato del futuro della società e del rapporto con la città di Bolzano. 

Quella appena conclusa è stata la vostra prima stagione in serie B ma le ambizioni e le capacità della squadra sono evidenti. Qual è la vostra visione e il vostro piano strategico per i prossimi anni? 

È stata una stagione entusiasmante, piena di soddisfazioni e quasi inaspettata per il risultato raggiunto. È stato esaltante vedere lo stadio pieno, l’entusiasmo degli appassionati di calcio aumentare di volta in volta. Il nostro piano strategico prevede una crescita costante, un passo alla volta ma sempre cercando di migliorarci per rispondere alle aspettative dei nostri tifosi che sono sempre di più.

Quali sono le principali aree in cui la società intende investire per garantire una crescita sostenibile e un successo sportivo nel lungo termine? 

Gli investimenti per far crescere una società devono essere adottati a 360°: nella prima squadra ma anche nel settore giovanile e ciò perché dobbiamo cercare di formare al meglio possibile i nostri giovani talenti. Infine non dimentichiamo il calcio femminile che in questa stagione ha fatto un bel passo in avanti con la promozione dall’Eccellenza alla serie C. Il prossimo anno ci sarà per la prima volta una squadra dell’FCS  nella serie C femminile e non può che farci enormemente piacere. Continueremo ad investire anche nei settori del marketing e comunicazione, nell’organizzazione e nelle infrastrutture. L’obiettivo è garantire un’ulteriore crescita.

Quali misure state prendendo per potenziare l’infrastruttura e le strutture del club al fine di soddisfare i requisiti richiesti per partecipare alla Serie A?

Lo stadio Druso è di proprietà del Comune di Bolzano che decide in ultima istanza quali azioni intraprendere con l’impianto sportivo. È risaputo si tratta del più piccolo di tutta la serie B. La nostra società è in una fase ascendente e sarebbe bello accompagnare tale crescita anche con un allargamento dello stadio per permettere a tutti gli appassionati di calcio di venire ad assistere alle nostre partite. Quest’anno 9 partite su 21 sono state sold out. Ciò fa enormemente piacere e ci dispiace che magari tanti non siano riusciti a venire allo stadio proprio per mancanza di capienza. Ci piacerebbe trovare una soluzione a questa problematica ma sono fiducioso perché i contatti col Comune Bolzano sono assolutamente positivi.

Come conciliare la presenza di uno stadio e delle tifoserie nel cuore della città?

Credo che la stagione passata abbia dimostrato che Bolzano è comunque pronta per ospitare partite di serie B. È chiaro che ci vuole uno sforzo organizzativo notevole per conciliare sia le esigenze dei cittadini che anche quelle dell’evento sportivo, ma abbiamo visto che è fattibile e penso che, in linea di massima, tutto abbia funzionato bene. 

Cosa rispondete alle preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza? 

Mi rendo conto che i cittadini delle volte possano essere un po’ preoccupati per la sicurezza. Nella stagione 2022-2023 abbiamo dimostrato che con l’impegno di tutti e con la collaborazione di tutti – forze dell’ordine, istituzioni, società di calcio – siamo riusciti a garantire la sicurezza  prima, durante e dopo le partite. Per questo motivo posso solo dire che anche in futuro ce la metteremo tutta e cercheremo in ogni caso di garantire la massima sicurezza. Ma, ripeto, in merito sono abbastanza tranquillo.

Avete in programma di ampliare la base di tifosi e coinvolgere la comunità locale? In tal caso, quali iniziative state prendendo per attirare nuovi sostenitori? 

La base dei tifosi in questi ultimi mesi è cresciuta tantissimo. Abbiamo vari fan club sparsi su tutto il territorio, tantissimi appassionati che ci seguono allo stadio. Si organizzano continuamente momenti per crescere insieme al nostro seguito e stiamo già abbozzando iniziative per i prossimi mesi e anni.

Qual è la vostra strategia di sviluppo del settore giovanile e come pensate di integrare giovani talenti nella prima squadra? 

Il settore giovanile ci sta enormemente a cuore e gli investimenti nei prossimi anni verranno sicuramente aumentati. Da questo punto di vista quello che cerchiamo di fare è coltivare competenza all’interno del settore giovanile investendo su allenatori preparati, persone che possano seguire al meglio i nostri giovani talenti per farli crescere come meritano. Poi, quando questi giocatori dimostrano di raggiungere un certo livello, sicuramente avranno anche la possibilità di esordire in prima squadra. Da questo punto di vista io nutro grandi speranze di una ulteriore crescita anche perché gli investimenti che abbiamo previsto nel settore giovanile aumenteranno notevolmente. Il settore giovanile è certamente una priorità.

Come state lavorando per rafforzare la squadra e reclutare giocatori di talento che possano aiutare il club a raggiungere l’obiettivo della promozione? 

Diciamo che l’obiettivo fondamentale adesso è stabilizzarci nella categoria, rimanere in serie B cercando di disputare un buon campionato di serie B sempre con l’obiettivo della salvezza. Il direttore sportivo col suo team sta facendo un ottimo lavoro, abbiamo un team di scout che ci stanno segnalando tanti giocatori interessanti e, nelle prossime settimane, credo che riusciremo a trovare una quadratura che ci permetterà di andare in ritiro già con un buon gruppo e prepararci al meglio alla prossima stagione.

Come si svilupperà il rapporto tra Bolzano, l’Alto Adige e il Südtirol in futuro?

Da tanti anni abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni. Quello che è stato fatto in tutto questo tempo, la crescita della società, passa anche attraverso una buona collaborazione con istituzioni come la Provincia e il Comune di Bolzano. Nel futuro intendiamo continuare su questa strada per consentire alla società di crescere ulteriormente e rappresentare ancora al meglio sia Bolzano che il territorio. 

Autore: Nilo Ruggeri

Un edificio e una strada per Adolph Kolping

Doppia intitolazione ad Adolph Kolping, quella di una via bolzanina e di un importante  edificio, la “Casa Kolping”. Chi era e cosa fece? Nato l’8 dicembre 1813 a Kerpen (Renania), nei pressi di Colonia, a 13 anni imparò a fare il calzolaio a Kerpen e altrove, fino a Colonia, dove si rese conto della condizione giovanile in quel tempo in Germania. Crescendo il desiderio di farsi sacerdote, frequentò il ginnasio Marzellen di Colonia, conseguendo la maturità classica il 3 aprile 1841. Il 15 maggio si immatricolò all’Università di Monaco. Dopo due anni proseguì gli studi di filosofia e teologia a Bonn; il 26 marzo 1844 entrò nel seminario di Colonia. Fu ordinato sacerdote il 13 aprile 1845. Ebbe vari incarichi a Eberfeld, dove conobbe il “Gesellenverein”, associazione cattolica di artigiani, comunità pedagogica e culturale, di cui Kolping divenne l’assistente religioso. Il 15 marzo 1849 fu nominato vicario del duomo di Colonia. Il 6 maggio fondò il “Gesellenverein” di Colonia. Da Colonia l’opera di Kolping si diffuse in Europa e in America del Nord, grazie anche all’instancabile impegno di Kolping come giornalista. Nel 1854 visitò a Bolzano il primo  “Gesellenverein” del Tirolo meridionale, fondato il 5 marzo 1854. Seguirono Case Kolping a Merano, Bressanone, Vipiteno, Brunico; l’intento era dare ai garzoni, e ai giovani apprendisti, vitto e alloggio, nonché assistenza. Necessitava una casa per l’accoglienza dei giovani artigiani e lavoratori che venivano dai comuni limitrofi a lavorare a Bolzano. Trovato il terreno nelle vicinanze dell’ospedale, la posa della prima pietra ebbe luogo il 19 marzo 1866. Dopo l’ampliamento del 1907, si arrivò alla terza Casa Kolping, inaugurata il 14 giugno 1985, che poteva ospitare 150 giovani, lavoratori o studenti. Circa il fondatore, Kolping fece altri viaggi in Europa, che influirono sulla sua già malferma salute;  Adolph Kolping morì il 4 dicembre 1865. Fu beatificato in San Pietro il 27 ottobre 1991. L’opera arrivò ad avere più di 500 mila membri in 61 paesi del mondo.

Autore: Leone Sticcotti

Singoli e intingoli #3

L’inizio dell’estate e dei primi bollori climatici ci ha portato una ventata di musica fresca e nuova nell’ormai sempre più comune formato singolo o videosingolo. Vediamoli insieme.

L’uscita più sorprendente ci è però giunta in solo formato audio lo scorso 2 giugno ed è davvero una delle cose musicali più belle ascoltate in questa prima metà del 2023. Si tratta del debutto assoluto della giovanissima cantante di Vadena Sara Sgarbossa, in arte Bossa, che si è presentata alla corte dei Roots Stable Studios ad Aica di Fiè, la casa musicale di Florian Gamper e Thomas Maniacco, con una canzone da lei composta, intitolata Like Wendy. È stato una sorta di colpo di fulmine, la bontà della canzone, la voce non comune di Bossa, hanno convinto i due produttori a realizzare al più presto la registrazione che ora possiamo ascoltare tramite il link youtu.be/I627E8vrW7A: il brano è stato rivestito con un arrangiamento mai invadente, essenziale, con una formazione che include alcuni dei musicisti più in vista del panorama bolzanino, vale a idre oltre ai produttori, entrambi negli Shanti Powa, Mirko Giocondo (Homeless Band) e Antonio Del Giudice (Atop The Hill).

Tutt’altro genere quello proposto dal meranese Diego Federico, che il 9 giugno ha consegnato alle stampe – si fa per dire – il suo nuovo video, Wow Ciao. L’artista della città in riva al Passirio aveva già dato un’ottima prova quando lo scorso inverno aveva pubblicato Son Of Titan (youtu.be/IVh6PMNT5r0). Col nuovo lavoro ci consegna un’altra composizione all’insegna del pop elettronico caratterizzato da una voce che si distingue nella moltitudine, il brano ha la giusta orecchiabilità e sicuramente funzionerà bene nei circuiti dedicati alla musica dance. Per quanto riguarda il video (youtu.be/IVh6PMNT5r0) la produzione del singolo precedente era sicuramente più elaborata e interessante, ma per quel che concerne la musica il risultato c’è.

Il terzo brano di cui ci occupiamo è quello dei Lost Zone, la versione acustica di Other Side (youtu.be/L4o7EeSU6Oo) condivisa con la cantante Tracy Merano in un connubio sicuramente avvincente e riuscito. I Lost Zone avevano realizzato la scorsa primavera una ristampa del loro album di debutto, Resilience, uscito appena un anno fa, con in aggiunta la versione acustica dei brani del Cd pubblicato dalla Drakkar, etichetta dal nome evocativo. Il brano proviene proprio da quelle registrazioni, che includevano appunto degli ospiti, il primo singolo della nuova versione vedeva un duetto col cantante dei Meinfelt, Patrick Strobl. Il connubio tra la voce folk pop di Tracy e la vocalità teatrale del frontman Florian conferma la statura della band e ovviamente anche della cantante.

L’ultimo singolo di cui ci occupiamo è Stringimi le mani (youtu.be/D_crNMUdZ5o), la produzione più recente del cantautore Stefano Mascheroni, un veterano della scena locale. Mascheroni si è recentemente proposto di presentare ogni tre mesi un nuovo brano e stavolta si è affidato ad Andreas Perugini per realizzare il videosingolo. “È un modo – dice Mascheroni nel comunicato di presentazione – per mantenere vivo il contatto con tutti quelli che amano la musica, ed in particolare chi mi segue e mi vuole bene”. Il brano risente un po’ degli arrangiamenti ridondanti e molto anni ottanta del trentino Marco Mattia, tanto che l’uso smodato della batteria elettronica lo fa sembrare quasi un demo, cosa che invece non sembra essere per quanto riguarda la parte cantata.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Turismo 2.0

Finalmente, dopo anni di tentativi, le Dolomiti sono riuscite ad aggiudicarsi il Guinness dei Primati per densità di turisti: ben 5 persone a euro quadro. Grande festa sulle Odle, dove gli hotel a 5 stelle sulle cime hanno organizzato grandi picnic e happy hours. Molti dei presenti sono venuti con il classico vestito da orso, mentre nessuno è venuto con il vestito da lupo, forse per via dei fuochi del Sacro Cuore. La lista d’attesa invece è molto lunga per la nuova speciale visita al Vajont: con 250.000€ sarà possibile visitare le profondità della diga e rivivere in prima persona il luogo della tragedia del 1963. 

Autore: Roberto Tubaro

Arci Scacchi, da sempre in mezzo alla gente

In questo numero vi proponiamo un focus su una delle più importanti realtà associative che, a livello locale, promuovono la millenaria pratica del gioco degli scacchi. Nello specifico abbiamo intervistato il presidente dell’Arci Scacchi Arnaldo Brandolese.

“Quest’anno l’Arci Scacchi, associazione sportiva dilettantiustica, festeggia i 40 anni di attività. Abbiamo cominciato sulla scia del Campionato del mondo di scacchi che si era tenuto a Merano nel 1981. Eravamo un gruppo di ragazzi a cui l’Arci, nella persona del suo presidente Velio Crepaldi, diede l’opportunità di disporre di scacchiere, figure e libri specialistici e utilizzare una sala nella centralissima piazza Walter, a palazzo Schgraffer. In quel periodo, sempre grazie all’Arci, organizzammo un primo corso di scacchi con un maestro internazionale. A questo sono seguiti corsi per principianti organizzati e tenuti da noi. Per farci conoscere mandavamo lettere – non c’erano i social media – alle persone che conoscevamo che potevano essere potenziali giocatori di scacchi.”

Dove avete oggi la vostra sede?

L’Arci, che ha sede in Via Dolomiti, ci dà delle sale e una di queste è un bar dismesso in via Nazario Sauro, che è stato anche sede del Circolo Angela Nikoletti. Noi in realtà siamo affiliati alla UISP di Bolzano, che ha sede in Via Firenze 37, in quanto in passato c’è stata una scissione tra Arci e UISP. L’Arci da allora si occupa di cultura e la UISP di sport, praticamente di tutto quanto è affiliato al CONI , scacchi compresi. Noi comunque abbiamo deciso di mantenere Arci nel nostro nome e cerchiamo di collaborare con entrambe le realtà.
Al momento ci troviamo a giocare il lunedì e il mercoledì dalle 17.15 alle 18.45, che è l’orario in cui vengono i più giovani. Ma alle 18.45 è raro che si chiuda, in quanto arrivano gli adulti e l’attività prosegue anche fino a molto tardi.

Chi pensa ad Arci Scacchi, pensa al “Torneo internazionale open di Bolzano” a Palazzo Mercantile. Ma a livello agonistico siete presenti su più fronti…

Siamo parte sia della Federazione Scacchistica Italiana del Coni, che della Lega Scacchi Alto Adige,che ha una caratteristica che viene invidiata un po’ in tutta Italia, in quanto organizza un campionato provinciale a squadre. L’anno passato è andato molto bene per noi, in quanto comincia a vedersi qualche frutto dell’attività svolta. Abbiamo ottenuto una promozione dalla Serie C alla B di una squadra molto giovane, abbiamo mantenuto la squadra di B, e la squadra di serie A ha fatto praticamente un record, piazzandosi al quinto posto sulla graduatoria altoatesina.
A livello giovanile invece partecipiamo ad un torneo al mese tra l’autunno e la primavera: i ragazzi giocano in due macro-gruppi, però poi vengono premiati separatamente le categorie fino a dieci anni e dodici anni e a due a due fino alla maggiore età. 

Parliamo delle vostre attività estive.

Ormai si va a settembre: saremo presenti al Festival del Movimento il 2 settembre e alla Bolzano in bici, il tradizionale giro della città con la bicicletta che prevede cinque tappe nei quartieri di Bolzano. In una di queste tappe troverete anche l’Arci Scacchi.
Per rimanere aggiornati, ci trovate al sito www.arciscacchi.it, ma anche su Instagram e Facebook.

Autore: Till Antonio Mola

Da Berlino a Cuba, con le immagini

Il giovane documentarista del Renon, Matthias Lintner, racconta cosa lo ha portato a realizzare i suoi primi due documentari. Il primo, pubblicato nel 2019, narra di una casa popolare (quasi) abbandonata nel cuore di Berlino; il secondo, che è in produzione e in attesa di ulteriori finanziamenti, uscirà il prossimo anno e collegherà l’Alto Adige con la situazione politica a Cuba. 

Matthias, dove ti sei formato?

Ho iniziato ad appassionarmi al mondo dei documentari, della sceneggiatura e della fotografia, fin da giovane, così ho deciso di iniziare l’Accademia DFFB di Berlino Ovest. Ed è proprio qui, nella ex Berlino dell’Est, che ho girato il mio primo documentario. 

Quali tematiche hai trattato?

Al tempo, ero venuto a conoscenza della presenza di una casa costruita a metà dell’Ottocento, ora di fatto abbandonata a sé stessa, riservata ai dipendenti delle ferrovie. Dunque ho scelto di andare ad abitarci per un periodo limitato, affittando regolarmente una stanza. È da considerare che il complesso aveva circa cento appartamenti e solo sette erano ufficialmente abitati. E questa struttura era nel centro di Berlino, ma nessuno se ne prendeva cura. Così ho deciso di organizzare eventi, cinema all’aperto, feste e mostre d’arte, rivitalizzando il cortile condominiale, che di fatto era diventato una discarica e le piante erano cresciute talmente tanto da diventare un bosco. Da qui è nata anche l’esigenza di raccontare ciò che stava avvenendo. 

In che senso? Su cosa hai messo il focus?

La casa è una struttura protetta in quanto edificio storico, e nessun grande investitore era ancora riuscito ad avere tutte le autorizzazioni per metterci mano. Tutti sapevano che prima o poi quel luogo sarebbe cambiato. Dunque volevo tenere traccia della storia di quel luogo, documentandola in tutti i suoi aspetti, anche quelli socialmente più difficili. 

Com’è stato accolto il documentario dalla critica?

Benissimo! L’ho presentato a CPH:DOX di Copenaghen, in diverse città della Germania e della Polonia e anche a Mosca.

Di cosa tratterà la tua prossima fatica cinematografica?

Come fatto nel primo film cercherò di raggiungere un livello di narrazione che tocchi tutto il pubblico attraverso delle esperienze mie personali. I miei film non sono informativi e oggettivi, ma il frutto di una visione soggettiva delle cose. L’obiettivo è trasformare la dimensione privata in una dimensione politica. Infatti, un mio incontro privato, con un attivista cubano per i diritti umani venuto in Alto Adige diciassette anni fa, ha dato il via a una riflessione sulla democrazia a Cuba. Tenterò di dimostrare che quel che succede lontano da noi ha influenze anche vicino a noi, anche qui in Provincia di Bolzano.

Il tuo interesse per i documentari è nato appunto quando eri giovane. Cerchi di far appassionare anche altri ragazzi?

Assolutamente! Da un film all’altro passano anche 5 anni, quindi nel mentre organizzo workshop e, d’estate, insieme a un collega, propongo ai bambini un’attività di due settimane. I piccoli registi del domani, l’anno scorso, sono riusciti a produrre un film interamente fatto da loro.

Autore: Andrea dalla Serra