https://abo.athesiamedien.com/beleg-exemplar/f3fad6ff595ea5d19bd2f168d
Autore: Luca Sticcotti
Nardo Dee: il nuovo album è “Roba Vecchia”
Il rapper bolzanino torna con un nuovo album “Roba Vecchia EP” e ci racconta un po’ di sé. Come hai intrapreso la carriera da rapper a Bolzano?
È nato tutto un pomeriggio estivo del 2007. Ero di ritorno verso casa dopo una giornata al campetto di basket, ho visto un gruppetto di ragazzi sotto casa mia che facevano freestyle e fino ad allora non avevo mai conosciuto altri coetanei con il mio stesso interesse. Se dovessi dare una precisa collocazione temporale dell’inizio della mia carriera, quel pomeriggio estivo nel quartiere Don Bosco è stato il giorno 1 di Nardo Dee.
Chi o cosa ti ispira a fare musica e scrivere canzoni?
Una volta in un brano ho scritto: “Il rap è musica per disagiati fatta da poeti mezzi pazzi”. Ovviamente è il mio punto di vista, però penso che saper fare liriche, sfogarsi e creare allo stesso tempo del buon rap, sia un toccasana per la mente. Nel mio percorso artistico ho trovato ispirazione ascoltando dischi di rapper come Bassi Maestro, Zampa e Ghemon.
Questo nuovo album di cosa tratta?
È un Album in collaborazione con Dj fede, storico produttore e dj di rap italiano, composto da 4 tracce dal suono inconfondibilmente “classico”, con ritornelli e strofe, senza autotune per intenderci. Ogni canzone all’interno dell’Ep ha una sua storia e un suo preciso messaggio. Le atmosfere variano di brano in brano, così come le collaborazioni, che sono molte, ma indispensabili per confezionare un prodotto unico.
Il titolo “Roba Vecchia EP” da cosa è nato?
Il titolo è una provocazione, ma allo stesso tempo una meravigliosa etichetta sulla musica che produciamo. Per certi versi viviamo in un momento storico dove anche la musica è “fast-food”. Se un brano non diventa un tormentone, può durare anche solo un giorno. Gli album tendenzialmente non si fanno più, perché una volta usciti hanno una data di scadenza molto corta. “Roba Vecchia Ep” è decisamente contro corrente, essendo un disco che non è stato fatto per entrare in questa logica, ma anzi, la sua realizzazione è stata dettata solo dal piacere di fare musica come piace a noi.
Di questo album c’è una canzone alla quale sei particolarmente legato?
Ovviamente tutte, ma se devo sceglierne una in particolare scelgo “capo di sto gioco” perché finalmente posso dire di aver fatto una canzone con il mio rapper preferito di sempre.
Qual è un posto dove ti piacerebbe esibirti?
Mi piacerebbe esibirmi in piazza Tribunale, dove anni fa si teneva “Playground”, il festival del rap regionale per eccellenza. Vorrei vedere un festival simile, ma nuovo allo stesso tempo; organizzato da giovani con entusiasmo. Un festival dove i locals che si esibiscono parlino solo attraverso la propria musica, il proprio talento e soprattutto che portino avanti i valori della cultura hip-hop.
Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour
Don Bosco: ecco il cambio di presidenza
Come per quanto avvenuto a Gries San-Quirino, anche a Don Bosco si è recentemente assistito a un cambio di Presidenza del Consiglio di Quartiere. Il 4 maggio, infatti, l’ormai ex Presidente Alex Castellano ha passato il testimone alla collega Francesca Fiori. Da allora, i consiglieri si sono riuniti due volte. La neo-presidente Fiori fa luce sulle principali tematiche legate al rione: dal ghiaccio sintetico della Pista Zero, fino alla programmazione di eventi serali in vista dell’estate. Non mancheranno iniziative rivolte a tutte le generazioni.
Presidente Fiori, è passata qualche settimana e siete già al lavoro…
Assolutamente sì! Le cose da fare sono molte… non si pensi che le Circoscrizioni servano solo a organizzare le feste in Piazza e il cinema all’aperto d’estate. Il nostro compito è quello di avvicinare i servizi pubblici agli abitanti, diminuendo la distanza tra le Istituzioni, la politica e i cittadini.
Temi all’ordine del giorno?
La tematica più calda riguarda l’utilizzo della Pista Zero, una colonna portante della nostra zona. Visto il caro-bollette dell’ultimo periodo, si era deciso di sostituire il ghiaccio naturale con delle piastre di materiale sintetico di alto livello. Nonostante ci siano anche squadre di hockey importanti a livello internazionale che si allenano sul ghiaccio sintetico, a Bolzano non ha riscosso il successo che speravamo. Le entrate stagionali si sono abbassate, ma d’altra parte questo cambio rappresenta una novità, ora ragioniamo insieme al Comune se proseguire nella stessa direzione o apportare dei cambiamenti.
A Don Bosco abitano molte famiglie, avete già programmato qualche evento per l’estate adatto a tutte le fasce d’età?
Tra luglio e agosto ci saranno ben quattro serate di cinema all’aperto: due a Parco Europa e due in Piazza Don Bosco. Un film sarà rivolto ai bambini, due agli adulti e uno sarà in lingua tedesca sottotitolato in italiano. Inoltre, anche quest’anno prenderà vita “Semirurali Social Park”, un evento che coinvolge venti associazioni. È un qualcosa di importante per la vita di chi vive qui e il parco si presta molto bene a questo genere di iniziative culturali e rivolte anche ai giovani.
A proposito di giovani: la sera andranno tutti in Centro o è previsto qualcosa di attrattivo nel quartiere?
Prima dell’inizio della scuola, quindi a fine agosto, organizzeremo una serata di “silent disco” al Casanova, quindi chiunque potrà ballare come fosse in discoteca, ma con la musica nelle cuffie, così da non disturbare il vicinato.
Per ultimo, qualcosa è riservato agli anziani?
Lavoriamo molto insieme agli altri quartieri per proporre serate informative, spesso sulle nuove tecnologie. Ma non solo: un team del Teatro Stabile ha incontrato gli ospiti delle Rsa per farsi raccontare le loro storie intrecciate con il quartiere. Da questo progetto è nato il “Bolzano Sud Quiz Show”, che verrà presentato nei centri di ritrovo, nelle piazzette e tutti i cittadini potranno prenderne parte, così da scoprire la storia di ciò che li circonda.
Autore: Andrea dalla Serra
I viaggi e la libertà
La vita e la vita nella scuola di Luisanna Fiorini sono un’unica cosa. Musicista, professoressa, maestra, dirigente scolastica, direttrice del servizio di valutazione provinciale, ricercatrice, docente universitaria e formatrice; è stata queste cose ogni volta, fino a quando si è divertita. Ha sempre avuto fiducia nei giovani, che sono la sua forza. Ora che è in pensione a mancargli sono loro, le studentesse e gli studenti, e in particolare gli sguardi indomiti dei più difficili, quelli che avevano più bisogno di lei. Cerca il futuro in ognuno dei suoi viaggi. Il presente lo vive.
La cosa che mi piace di più di me stessa.
La perseveranza.
Il mio principale difetto.
L’impulsività.
Da bambina sognavo di diventare…
Ricca.
L’errore che non rifarei.
Nessuno, sono contenta dei miei errori.
La persona che invidio di più.
Chi inizia un viaggio.
La persona che ammiro di più.
Chi dedica totalmente la sua vita a servizio della libertà altrui.
Un libro da portare sull’isola deserta.
Un manuale su come sopravvivere.
Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Cerco di assecondare tutti i miei capricci.
L’ultima volta che ho perso la calma.
Oggi?
La mia occupazione preferita.
Curare il mio orto e viaggiare.
Il paese dove vorrei vivere.
Se non l’Italia, l’Argentina.
Non sopporto…
L’ipocrisia.
La qualità che preferisco in un uomo.
Il lato femminile.
La qualità che preferisco in una donna.
L’indipendenza e l’autonomia.
Dico bugie solo…
A chi non stimo.
La mia paura maggiore.
Ho troppa paura per dirlo.
La disgrazia più grande.
La guerra.
L’oggetto a cui sono più legata.
Tutte le mie collane.
La massima stravaganza nella mia vita.
Oh, tante, adoro la stravaganza.
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Quando da ultra quarantenne ho preso la seconda laurea.
Il mio motto.
Vai avanti!
Il mio più grande rimorso.
Aver smesso di suonare e cantare a livello professionale.
La voglia di leggere non si ferma in estate
In spiaggia sotto l’ombrellone o all’ombra di un albero in montagna o, ancora, per allietare le calde ore estive di chi resterà in città. Sarà in ogni caso un’estate all’insegna della lettura quella dei frequentatori della Bibliothek Branzoll, la biblioteca in lingua tedesca del paese, che il prossimo ottobre festeggerà il suo 25esimo anniversario sotto la guida della presidente Margot Pizzini. E proprio la presidente si è riunita pochi giorni fa con le volontarie della biblioteca, per discutere le attività dei prossimi mesi.
Due sono le iniziative che verranno proposte per tutta l’estate, la prima unicamente in lingua tedesca rivolta ai bambini delle primarie e l’altra – a livello provinciale e bilingue – rivolta a ragazzi e adulti a partire dagli 11 anni. Sebbene in lingua tedesca, l’iniziativa per i bambini delle primarie “Mit 3 bist du dabei!” è sicuramente interessante anche per i bambini di madrelingua italiana o straniera – sottolinea Adele Daum, da 2 anni volontaria molto attiva della biblioteca – per stimolare alla lettura in seconda lingua, sia con titoli suggeriti dagli insegnanti di L2 sia con la scelta di letture libere. Questa iniziativa, che consiste nel prendere in prestito almeno 3 libri durante l’estate, è promossa da tutte le biblioteche di lingua tedesca della Bassa Atesina e ha luogo dal 1 giugno fino al 31 agosto. I prestiti verranno segnati su un segnalibro e a settembre, dimostrato il numero minimo di 3, i bambini riceveranno una piccola sorpresa.
L’iniziativa rivolta invece ai più grandi e agli adulti, “Liesmich-Leggimi 2023”, promossa dalle Ripartizioni Cultura italiana e tedesca, è volta a creare una rete che stimoli la lettura: 80 in totale – 40 in lingua tedesca e 40 in lingua italiana – sono i titoli tra cui lettrici e lettori potranno scegliere, per poi rispondere a un quiz o lasciare un commento online sulla propria esperienza di lettura. Il culmine dell’iniziativa sarà in ottobre, con il sorteggio di ben 200 vincitori.
L’iniziativa, attiva dal 1 maggio al 30 settembre, è supportata naturalmente anche dalle biblioteche in lingua italiana, dalla Vivaldi quindi per quanto riguarda Bronzolo.
Non bisogna mai smettere di leggere, per questo è importante continuare a avviare attività di promozione della lettura, sostiene Adele che, da mamma di due bambini in età scolare oltre che volontaria della biblioteca e grande appassionata di lettura, è molto sensibile al tema. In questo senso, il gruppo di 10 volontarie della Bibliothek Branzoll, tutto al femminile, è molto attivo sui social, in particolare Facebook e Instagram. Non solo promuovendo le iniziative proposte dalla biblioteca, ma mostrando anche il “dietro le quinte“ di questa preziosa attività di volontariato. I post e le interazioni sui social mirano tra il resto ad avvicinare anche la popolazione più giovane, spesso la più restia alla lettura.
Nessuna scusa quindi, quest’estate, per non infilare un bel libro in valigia!
Autrice: Raffaella Trimarchi
Un impresario americano a Merano
L’impresario teatrale statunitense che aveva fatto calcare i palcoscenici americani a molti importanti attori italiani, approdò con moglie e figlia, come turista di cura, in riva al Passirio nel giugno del 1925 per non andarsene mai più. Nel 1932 commissionò la propria villa che finì per essere un fulgido esempio di architettura moderna.
Josef Mandelkern era nato il 17 gennaio 1863 a Bialjstock in Podlachia, una regione della Polonia orientale, figlio di Jsrael e di Francesca Delugatz, ed era coniugato con Teresa Jung dalla quale aveva avuto una figlia, Tea che, come spesso accadeva nelle famiglie ebree statunitensi, aveva mantenuto i cognomi di entrambi i genitori: Jung – Mandelkern. Josef Mandelkern era assai conosciuto come impresario dell’attrice Eleonora Duse che – come è noto – era morta proprio durante la tournée statunitense, a Pittsburgh, nell’aprile del 1924. L’anno seguente Mandelkern era giunto a Merano con la sua famiglia e quello che sarebbe dovuto essere solo un soggiorno si trasformò in una residenza stabile ma purtroppo, come vedremo, anche una trappola.
Fin da subito l’impresario si era inserito a pieno titolo nella società cittadina partecipando a raccolte fondi per le famiglie più disagiate, iscrivendosi all’Associazione Protezione Animali – creata in città da Nahida Ruth Lazarus – diventando, col passare degli anni, noto ai giornalisti che spesso scrivevano di lui o gli chiedevano un’opinione oppure lo menzionavano in articoli di costume definendolo sempre “uno dei nostri più vecchi ospiti di cura residenti”, oppure “Il signor Mandelker è un vero self-made-man e un globetrotter, ha girato proprio tutto il mondo e conosciuto gli angoli della terra più belli ma ha scelto Merano – la perla – come dimora”.
Decisi infatti a restare, i coniugi Mandelkern commissionarono all’architetto Franz Lottersberger quella che sarebbe divenuta la loro villa: Villa Dux / Duse. La costruzione appartiene a quel filone stilistico del Razionalismo tedesco che ebbe sviluppo in Germania con espressioni diverse quali “Deutscher Werkbund”, “Bauhaus”, ma tutte riconducibili al “Movimento Moderno” che aveva fatto della purezza delle linee, delle forme cubiche elementari e della mancanza di ornamenti il nuovo linguaggio rivoluzionario dell’architettura.
A partire dall’estate del 1938 le cose però precipitarono e il 22 agosto del 1938 Josef Mandelkern fu aggiunto all’elenco degli “Appartenenti alla razza ebraica” di Merano. Il documento lo classifica come “residente stabile”. In quanto cittadino americano, il rimpatrio negli Stati Uniti non avrebbe dovuto costituire una difficoltà eppure Josef rimase, e il 7 dicembre 1939 alle ore 14.30 morì nella sua residenza di via Maia, all’età di 76 anni per “paralisi del cuore”.
Fu sepolto nel cimitero ebraico di Merano. L’Alpenzeitung che aveva seguito molto spesso la sua vita meranese annunciò la sua morte nonostante le Leggi razziali lo vietassero: “A Maia Bassa è morto Mandelkern il noto impresario americano che era in contatto con i più grandi attori italiani”. La villa fu messa all’asta il 31 ottobre del 1941.
Autrice: Rosanna Pruccoli
“L’Algido” di scena al teatro delle Muse
Hanno trascorso una settimana assieme lavorando ad una produzione teatrale. Ma l’esperienza che li ha uniti, seppur iper così poco tempo, li ha portati a intraprendere un nuovo progetto artistico dal titolo “L’Algido”, che verrà portato in scena sabato 17 Giugno alle ore 20.30 al Teatro delle Muse di Pineta di Laives. Protagonisti della pièce, i membri del neonato gruppo artistico BoNa, che gravita attorno all’estro letterario di Gennaro Carrano.
La storia è affascinante, e non solo quella che verrà narrata sul palcoscenico del Teatro delle Muse; è la storia di un gruppetto di persone, chi più chi meno abituato a calcare il palco, che si ritrova per caso e si lascia trasportare da quelle affinità elettive che li porterà a creare qualcosa assieme, qualcosa di grande, qualcosa di artistico. E così nel giro di un annetto, questo gruppo di amici riesce a trovare le forze e la capacità di organizzare uno spettacolo e guardare addirittura subito al futuro, con un’altra rappresentazione che verrà portata in scena in ottobre.
Gennaro Carrano, come è nato questo sodalizio?
Un anno fa ho partecipato ad un laboratorio teatrale durato il tempo di una settimana, al quale aveva partecipato una decina di persone; ma in quel poco tempo siamo riusciti a stare così bene assieme che abbiamo deciso da subito di andare avanti, creare una compagnia teatrale nostra. Ed è così che è nato il gruppo artistico “BoNa”. Siamo un gruppo di amici che cerca di creare arte per sé stessi e per il prossimo. Facciamo tutto da soli e ci autofinanziamo pure. Infatti al teatro di San Giacomo l’entrata è libera, ma è benvenuto chiunque voglia lasciare un’offerta per sostenerci.
“BoNa”: è una sigla?
Esattamente: sta per Bolzano incontra Napoli, ed è un po’ come una strada che collega Bolzano – che mi ha adottato – e Napoli, la mia città natale. Si tratta di un collegamento che non deve eliminare le differenze culturali ma anzi sottolinearle, nel bene e nel male, affinché le unicità e le diversità siano punti di forza per stringere uno stretto legame che possa portare a creare qualcosa di speciale, umanamente e artisticamente.
Lo spettacolo si intitola “L’Algido”. A cosa si riferisce, qual è la sua trama?
È un dramma che ho voluto scrivere pensando ad ognuno degli attori singolarmente, alle loro specificità, ai loro movimenti, a quel personaggio che si cela dietro la loro identità di persona. Parla di arte, di artisti, che non son altro che ladri mossi dall’ambizione della vita eterna e che cercano un senso e scopo per la loro esistenza, appropriandosi delle vite altrui pur di creare le proprie opere. Parla della storia di uno di essi che sta per terminare il suo viaggio su questa terra, e la Morte viene a reclamare la sua anima. Mossa a compassione però la Morte gli dà tempo fino al tramonto per dipingere il suo ultimo quadro. Proprio in questo momento la fiamma dell’Ispirazione, indispettita con l’artista per il suo impossessarsi e sventolare ai quattro venti la vita, l’anima, e l’intimità degli uomini, si vendica sigillandogli l’estro. E cos’è un artista senza ispirazione? Semplicemente Algido.
Come crede si evolverà questa amicizia? Avete già pensato a qualcosa, per il futuro?
Certo, anzi: abbiamo già due date: sabato 7 ottobre ci sarà la premiere di un altro mio pezzo, “Francesco”, al teatro di Gries, e lo stesso spettacolo verrà poi proposto in replica al Teatro Cristallo di Bolzano. È con questo spettacolo che ho vinto il festival “Futura”, riservato agli autori emergenti della provincia di Bolzano. Vi avevo partecipato quasi per gioco, presentandola mia opera pochi giorni prima della scadenza del bando.
Narra la storia del piccolo Francesco, appunto, nato in una famiglia come tante, impegnata ad affrontare le difficoltà quotidiane in un mondo che sembra quasi perfetto: il papà Salvo, bottegaio, innamorato della mamma Annarella, che si occupa della casa e del figlio. Ostacoli e debiti trasformano però la vita di questa famiglia felice portando dolore, bugie ed una solitudine da cui Francesco resta indelebilmente segnato.
I nomi dei personaggi emanano atmosfere partenopee..
Effettivamente la prima stesura era in dialetto napoletano, poi ho voluto stravolgere il tutto, adattandolo, anche in questo caso alle personalità degli attori, che provengono tutti da zona diverse. Così ci saranno due napoletani, un avellinese, una lucana una trentina ed un veneto. È anche questo che è piaciuto alla giuria del festival, ed è così, con questo melting pot di dialetti italiani che saliremo sul palco.
Autore: Luca Masiello
“Strapaes”: una compagnia giovane
Il viaggio nel mondo delle compagnie teatrali amatoriali della Bassa Atesina sta quasi volgendo al termine, ma non senza fare prima una tappa al teatro di San Giacomo per conoscere la filodrammatica “Strapaes”. Si tratta di una compagnia di recente fondazione, avvenuta ufficialmente nel 2000, dopo la scelta di separare, per varie motivazioni, l’attività sul palcoscenico dalle numerose e diverse proposte del Circolo Culturale San Giacomo.
“All’inizio, del nuovo gruppo che si era formato, recitavano soprattutto i membri del direttivo, presieduto per molti anni da Enzo Martinelli” racconta Linda Franceschini, attuale presidente della compagnia teatrale amatoriale. Personaggio piuttosto conosciuto nella San Giacomo, l’attuale alta incaricata descrive Martinelli come una persona di poche parole, ma molto pratica. “Diciamo che ha lavorato piuttosto bene nel promuovere la nostra filodrammatica”.
Presidente Linda Franceschini, voi recitate in italiano o in dialetto?
A dire il vero in entrambe. Le commedie le recitiamo sempre solo in dialetto, mentre quando portiamo in scena dei musical li facciamo in italiano. Anche perché i musical ci hanno permesso di raccogliere molte persone nuove che non sanno bene il dialetto. All’interno della nostra compagnia, come credo anche in altre, si tende all’adattamento per correre incontro alle esigenze dei vari attori, facendoli sentire a proprio agio.
Quale la commedia più bella?
È difficile definire la “più bella commedia”, perché credo che la scelta sia sempre molto personale. La commedia più recitata è senza dubbio “D…come donna, danno, divorzio”, 43 repliche dal 2005 al 2007, un grande successo, oltre che per gli attori storici della compagnia, anche per l’impegno organizzativo del presidente storico Enzo Martinelli.
Mentre la piece più emozionante per la gran parte della compagnia è sicuramente “Storia di un uomo”, che prevedeva un mix tra “Mistero buffo” di Dario Fo e “La buona novella” di Fabrizio De André, con canzoni cantate e suonate dal vivo. È stato un gran traguardo unire così tante persone e proporre un lavoro così complesso. Ed è stato sicuramente un valore aggiunto avere musicisti dal vivo sul palco.
Avete ottenuto qualche riconoscimento in questi anni?
Ci siamo classificati come secondi alla diciannovesima rassegna “Isidoro Trentin” di Povo (2006 / 2007) con “D…come donna, danno, divorzio”. Prima ancora, nel 2001 abbiamo ottenuto il secondo posto come gradimento del pubblico al “Teatro in castello”, svolto al Castel Mareccio di Bolzano, con “Sartor da dona”.
In apertura si accennava a nuovi arrivi: Quanti siete?
Al momento, oltre i 34 soci, abbiamo una decina di volontari in più per l’allestimento della ripresa di “Forza venite gente”. In più abbiamo altri volontari che occasionalmente si prestano per sostituzioni, supporto tecnico luci / audio e trucco.
State lavorando a qualcosa di nuovo?
Abbiamo molto in cantiere: oltre il riportare in vita il musical “Forza venite gente”, abbiamo una nuova commedia dialettale e un altro musical scritto dalla nostra regista.
Autore: Daniele Bebber
Le “arimannie”: obolo per il vescovo
Nel 1004 venne costituito il Principato vescovile di Trento. L’imperatore Enrico II di Baviera donò al vescovo di Trento Udalrico I il comitatus trentino, corrispondente più o meno all’attuale provincia di Trento e parte della Bassa Atesina e dell’Oltradige. Il sovrano volle in tal modo ricompensare il fedele alleato per l’aiuto nel conflitto contro il re d’Italia Arduino di Ivrea. Insieme a quello di Trento, anche il vescovo di Bressanone soccorse l’imperatore.
Scrisse a tal proposito l’arcidiacono della basilica di Trento Joseph Kögl: “Il 9 aprile 1004 l’imperatore Enrico II il Santo (…) sostava a Trento, e, validamente appoggiato dal Vescovo di Trento e da quelli dei dintorni (Bressanone), trovava modo di aggirare Arduino d’Ivrea, che gli aveva ostruito la strada imperiale lungo l’Adige verso Verona”.
Qualche anno dopo, nel 1027, la donazione fu in certo qual modo ripetuta o forse formalizzata: il 31 maggio e il 1. giugno, infatti, l’imperatore Corrado II donò alla chiesa di Trento le contee di Venosta e di Bolzano, oltre a quella di Trento. Il territorio, assegnato “in proprium jus et dominium” rimaneva tuttavia saldamente incorporato nel Sacro Romano Impero e il vescovo continuava a dipendere dall’imperatore. Aveva l’obbligo, oltre a quello di amministrare la giustizia e di incamerare le tasse, di assistere militarmente l’imperatore quando se ne ravvisasse il bisogno. In particolare, era responsabile della sicurezza dell’importante strada di collegamento tra Roma e la Germania nel tratto di sua competenza.
Proprio in quel periodo e nei secoli successivi, nei documenti notarili e ecclesiastici compare spesso il termine “arimannia”, a volte anche modificato in “Rimanien” o “Romanien”. Sappiamo che gli arimanni (da Heermannen) erano guerrieri longobardi (nobili o liberi contadini) a cui tradizionalmente venivano assegnati dei terreni da coltivare sottratti ai vecchi proprietari romani in cambio della salvaguardia del territorio, in particolare lungo le linee di confine. Questi arimanni si riunivano in arimannie, comunità autogestite attorno ad un castello. Anche il territorio trentino, con la Bassa Atesina e la Val di Fiemme da un lato, l’Oltradige e la Val di Non dall’altro erano presidiati da arimannie. Se ne conoscono, per quanto riguarda la Bassa Atesina, a Ora e a Montagna, mentre in Val di Fiemme sono note quelle di Castello e di Trodena.
Proprio gli abitanti di Trodena, che facevano parte della comunità generale di Fiemme (che arrivava proprio dalla “clussa de Trodena fino al pons de la Costa” presso Moena) nel 1111 sottoscrissero un contratto con il Vescovo di Trento Gebardo (1106-1120) che li esonerava dal pagamento di tutti i dazi e le tasse in cambio di 24 arimannie. In quel periodo, i Longobardi erano spariti dalla scena da secoli ma, stranamente, i tributi dovuti dalla popolazione al Vescovo venivano ancora calcolati in vecchie arimannie. Ciò ci dimostra quanto fossero forti e radicate la tradizioni longobarde in questo territorio di confine. Cos’erano, dunque, le arimannie di Trodena? Ovviamente non più truppe di guerrieri a cavallo che sorvegliavano il territorio del Vescovo trentino ma il controvalore in denaro o i beni necessari per armare e mantenere un arimanno in tempo di guerra. E che questo arimanno fosse in realtà anche un cavaliere è dimostrarlo dalla presenza del termine “fodrum”, la biava per il cavallo. Dunque, gli abitanti di Trodena – che faceva parte della comunità di Castello-Carano-Trodena) si obbligarono a versare nelle casse del Vescovo il corrispondente di 24 arimannie in cambio dell’esenzione da dazi e tasse. Presumibilmente, dato il numero esiguo di abitanti, le arimannie a carico della sola Trodena non superavano le dieci unità. Chi era tenuto a contribuire all’obolo da versare al Vescovo e come era composto? Per quanto riguarda Trodena, erano i proprietari dei masi i titolari dell’imposta, mentre alcune case come quella parrocchiale o le prime ville dei ricchi villeggianti di Egna erano esentati dal pagamento. In un documento del XIV secolo risulta che le arimannie di Trodena erano da versare il giorno di S. Martino e precisamente 6 starioli di orzo e segale, 6 starioli di frumento, 10 Berner (monete) e in maggio ulteriori 10 Berner. In totale, erano probabilmente una cinquantina gli edifici di Trodena, Carano e Castello obbligati al versamento delle arimannie. Per tale motivo venivano anche chiamate – come nella vicina Cavalese – case romane.
Dopo il XIV secolo, le arimannie andarono lentamente scomparendo e al loro posto per il calcolo delle imposte venne introdotto il concetto di focolare, che rimarrà in vigore fino alla fine del principato vescovile di Trento nel 1802.
Autore: Reinhard Christanell
A Caldaro due giorni per le finali
Il Maia Alta Obermais vince il titolo provinciale U15 e quello U17, il Velturno quello U19, il Lagundo la Falkensteiner Cup, il Laives l’U15B, l’Appiano l’U17A eil Cadipietra la Forst Cup. Sono i risultati della due giorni di finali Provinciali e di Coppa del calcio provinciale Figc – Lnd, manifestazione organizzata dal Cpa di Bolzano e dalla società Kalterer Fussball.
Il titolo provinciale U15 A finisce nella bacheca del Maia Alta Obermais, che a Caldaro, nella sfida inaugurale delle finali organizzate dal Comitato Provinciale Autonomo di Bolzano e dall’Asv Kalterer Fussball, piega 2-0 il Bozner. E dopo questo titolo, il Maia Alta Obermais a Caldaro strappa anche la vittoria nella finale provinciale U17 B, battendo 3 – 1 il Neugries B.
Il Velturno Feldthurns conquista il titolo provinciale U19: dopo aver vinto lo spareggio contro il Latzfons Verdings, la formazione in maglia gialloblù, formata dai ragazzi del Velturno e del Barbian Villanders, si impone di misura a Caldaro sul Tscherms Marling e alza al cielo la coppa.
Servono invece i supplementari per assegnare la Coppa Terza Categoria Falkensteiner Cup, e alla fine dei 120 minuti, a Caldaro ad alzare al cielo il trofeo è l’Algund Raiffeisen, che piega 1 – 0 il Dietenheim Aufhofen. A decidere la finale è un gol di Angelillo, che regala il trofeo alla squadra di mister Avancini. Dopo aver vinto il girone A di campionato, la squadra porta a casa anche la coppa.
Il Voran Leifers riesce ad aggiudicarsi il titolo provinciale U15 B al termine di una sfida bella e combattuta contro la Virtus Bolzano B.
E nella finale del Campionato Provinciale U17 A, al termine di una bella e combattuta partita a fare festa è l’Eppan, che conquista il titolo provinciale vincendo contro il Campo di Trens Freienfeld.
Nell’epilogo di questa bella e intensa due giorni di Caldaro, con l’organizzazione del Cpa di Bolzano e del Kalterer Fussball, il Sav Steinhaus Cadipietra supera ai rigori il Plose e alza al cielo la Coppa Seconda Categoria Forst Cup. Davanti a un pubblico calorosissimo, in una partita pazzesca, in cui succede di tutto, i pusteresi conquistano il trofeo e volano agli spareggi con le seconde classificate del campionato. Il sorteggio, svolto al termine della finalissima, metterà di fronte proprio Plose e Steinhaus in questa sfida infinita, mentre l’altro accoppiamento è Auer Ora-Malles Mals.
Per lo Steinhaus una dedica particolare a Erich Lechner, tifosissimo della squadra e tragicamente scomparso nei giorni scorsi. Prima della partita si è tenuto un minuto di silenzio in sua memoria.
È andata dunque in archivio la due giorni delle finali provinciali e di Coppa. Le premiazioni sono state effettuate dal presidente del Cpa di Bolzano Klaus Schuster con il vice presidente vicario Guenther Pfoestl e i consiglieri Andreas Canal, Andrea Oberjakober e Veleo Sgarbi, il segretario Roberto Mion e il vice segretario Stefan Campregher.