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Autore: Luca Sticcotti
L’appalto della carne a Bronzolo
Se oggi è l’inflazione il cruccio delle famiglie, con il costo dei generi alimentari in costante lievitazione, anche agli albori del ‘900 i cittadini si lamentavano del prezzo dei beni primari. Ovviamente anche allora i commercianti elencavano gli elevati costi a loro carico: materie prime, personale, energia e trasporti incidevano non meno di oggi sul prezzo della merce.
A Bolzano i consumatori minacciavano di assaltare le botteghe come ai tempi raccontati da Manzoni. I commercianti, dal canto loro, denunciavano sempre più furti nei loro depositi e negozi e i contadini vedevano la loro frutta e verdura andare letteralmente a ruba. Inoltre, la forbice della disuguaglianza tra ricchi e poveri era in costante crescita, la grande guerra alle porte. Nella lontana Russia una sommossa seguiva l’altra e la disoccupazione minacciava il benessere delle famiglie.
Curioso in tal senso il caso dell’appalto della carne di Bronzolo.
Nel paesino della Bassa era scoppiata una vera e propria rivoluzione delle massaie che minacciavano di ricorrere alle vie di fatto se non intervenivano le autorità preposte.
Scrive la “Bozner Zeitung” del 21 giugno 1904: “Come a Bolzano, anche a Bronzolo è scoppiata la guerra del prezzo della carne”. La “questione in questione”, per dirla con un bisticcio di parole, traeva origine dalla massiccia immigrazione di famiglie trentine in paese. Queste persone, oltre alla loro lingua e cultura, avevano portato a Bronzolo anche le loro tradizioni e usanze, che con l’andare del tempo si imposero su quelle preesistenti.
In particolare, vi era nel Welschtirol la consuetudine di appaltare l’esercizio del mestiere di macellaio. Il vincitore della gara aveva l’esclusiva della vendita nel territorio aggiudicato. Questa tradizione, che in origine doveva garantire la presenza dei macellai nei paesi, venne introdotta dagli immigrati trentini anche in provincia di Bolzano. In particolare ne furono interessati i paesi della Bassa Atesina di Bronzolo e Salorno, dove la popolazione trentina aveva quasi del tutto sovrastato quella originaria. Ma se nel resto dei comuni questo monopolio, con la possibilità di stabilire il prezzo della carne senza attenersi ai regolamenti vigenti, riguardava soltanto i pregiati bovini da ingrasso, a Bronzolo si permetteva al macellaio aggiudicatario di estendere il principio a tutti i tipi di carne con esclusione della sola carne di maiale.
I cittadini di Bronzolo si erano ribellati al sopruso ma il tribunale amministrativo, subito interpellato, gli aveva dato torto. La sentenza aveva destato scandalo poiché era in netto contrasto con le leggi correnti nella monarchia asburgica, che garantivano a tutti i commercianti il diritto di offrire le loro mercanzie di in ogni paese e città dell’impero.
A Bronzolo l’esercizio della macelleria era stato inizialmente appaltato per l’importo di 260 corone mentre nel frattempo era arrivato a 1325 corone, un importo molto elevato per un paese di 1200 abitanti. L’aggiudicatario dell’appalto, “strozzato” dalla somma da versare, aveva scaricato il costo sul prezzo della carne, senza attenersi a quella che allora era definita la “BoznerTaxe”, ossia il prezzo massimo di vendita consentito. A suo dire, era “costretto” a vendere anche le carni meno pregiate allo stesso prezzo della carne migliore, anche in questo caso contravvenendo ai regolamenti vigenti in materia.
I Bronzolotti, al contrario, ritenevano che egli non aveva nessuno diritto di praticare prezzi da strozzino ma che avrebbe dovuto fare i suoi conti prima di accettare l’appalto. Inoltre, fece presente il comitato dei cittadini, l’appalto era stato aggiudicato a un altro macellaio che poi – vizio ovviamente ben radicato – aveva subappaltato l’attività a una persona neppure in possesso dei titoli per partecipare alla gara. Non rimase, agli infuriati Bronzolotti, che mandare giù l’amaro boccone o trasferirsi, per i loro acquisti, in un altro paese.
Autore: Reinhard Christanell
Live Muse omaggia il “re dei sorcini”
È l’ultimo concerto della stagione, e gli organizzatori hanno deciso di dedicarlo ad un cantautore che ha fatto la storia della musica italiana, e non certo solo per la sua voce e i suoi testi: sabato 6 maggio alle ore 21, quasi venti musicisti si alterneranno sul palco del teatro delle Muse di San Giacomo per celebrare il “re dei sorcini”, Renato Zero.
“Il triangolo”, “Mi Vendo”,” Felice e perdenti”, e poi ancora “I migliori anni della nostra vita” “Spiagge” e “Il cielo”: sono brani che ogni italiano ha bene in mente, canzoni che fanno parte del patrimonio della musica leggera dagli anni Settanta ad oggi.
Così come il loro autore, Renato Zero: un artista che nel corso della sua lunga carriera ha pubblicato 44 album, ma che soprattutto è stato capace di costruire un personaggio in grado di sconvolgere i cliché del mondo dello spettacolo della Penisola importando il “glam” in tutti i suoi colori e le sue sfaccettature.
Ci saranno anche questi brani nel repertorio che lo staff del Live Muse ha elaborato per la serata di sabato 6 maggio, quando a partire dalle ore 21 la presentatrice Cristina di Zanutto introdurrà sul palco del teatro delle Muse le tre formazioni che si alterneranno sul palco.
Aprirà la serata sarà quella capitanata dal batterista Max Martinelli con Daniela Peroni (voce), Elisa Bernini (tastiere), Luciano Zattel (basso), Andrea Trebo (chitarra), Virgilio Moroni (chitarra), Max Martinelli (batteria).
Poi sarà la volta dell’ensemble guidato da Paolo Tomasi (voce), con Marco Casarin (tastiere), Francesco Basciu (chitarra), Stefano Prosseda (basso) e Mario Cosentino (batteria).
Ultima formazione, quella che farà capo ad Alessandro Magri (basso e voce): Federico Barzon (voce), Philipp Skal (batteria), Luca Tommaseo (chitarra), Paolo Tomasi (tromba), Bruno Tagliari (sax) e Filippo Grimaldi (tastiere).
E poi il gran finale, con tutti gli artisti assieme sul palco per eseguire uno dei maggiori successi di Renato Zero, che – per ora – rimane un segreto per non rovinare la sorpresa.
Anche per questo concerto il biglietto d’ingresso è stato fissato a 10 euro, e anche per questa occasione il ricavato verrà devoluto per una buona causa: questa volta tocca al Comitato di Bolzano della Croce Rossa.
Per ulteriori informazioni e prenotazione posti è possibile chiamare il numero 0471 952650 dalle 9 alle 12 dal lunedi al venerdi, o via mail: prenota@teatrofilolaives.it.
Autore: Luca Masiello
Quando arrivò la strada ferrata
A metà del XIX secolo, la costruzione di nuove linee ferroviarie occupò la maggior parte dei governi europei. Perfino nei lontani Stati Uniti il cavallo di ferro era assurto a protagonista della conquista dei vasti territori del selvaggio West. Due binari di ferro avevano risolto un problema atavico dell’umanità: ora spostarsi comodamente e in tempi rapidi era cosa alla portata di tutti.
Anche in Tirolo e nelle altre province dell’impero asburgico fervevano i lavori. L’intento era quello di costruire una fitta rete di collegamenti tra Trieste e Verona, Milano e Como, Verona, Trento e Bolzano fino a Innsbruck. Ovviamente i governi non avevano in mente soltanto la comodità dei cittadini ma anche le loro esigenze militari. La velocità, anche in questo campo, si era impadronita del genere umano e, a quanto pare, non l’avrebbe più abbandonato.
Sulla “Bozner Zeitung” del 19 aprile 1856 apparve in prima pagina un articolo dal titolo “Die lombardisch-venetianischen Staatseisenbahnen” (Le ferrovie statali del regno Lombardo-Veneto – parte dell’impero fino al 1859) in cui si annunciò la costruzione di nuove linee per 355 km. Inoltre, era in programma la costruzione di una linea tra Verona, Bolzano e Innsbruck.
L’idea della cosiddetta linea del Brennero risaliva a qualche decennio prima.Nel 1836 era stato pianificato il collegamento tra Kufstein, Innsbruck, il Brennero e Bolzano. Nel 1858 fu inaugurato il tratto tra Kufstein e Innsbruck, nel 1859 quello tra Trento e Verona. Tra Trento e Bolzano i binari furono posati l’anno successivo e la linea fu inaugurata il 16 maggio 1859. La valle dell’Adige era quindi percorribile da Verona a Bolzano. Poi, con la costruzione del ponte di Cardano, venne finalmente completata l’opera e il 25 luglio 1867 un treno percorse per la prima volta l’intera distanza tra Innsbruck e Bolzano.Il 23 agosto partì da Bolzano l’ultima diligenza per Innsbruck. Pochi anni dopo, anche il trasporto fluviale sull’Adige cessò la sua attività secolare. Nel 1866 il Veneto passò all’Italia e il punto finale della Südbahnasburgica divenne Ala.
Per la costruzione della linea tra Bolzano e Trento fu necessario espropriare diversi terreni. La stessa “Bozner Zeitung”pubblicò l’elenco completo dei proprietari interessati dal provvedimento. Per quanto riguardava il territorio di Laives, il primo nome del lungo elenco è quello dello stesso comune, rappresentato dal Gemeindevorsteher (sindaco) Franz Gerber, cui veniva espropriata la cosiddetta Stierwiese, il campo del toro. Facile immaginare chi in precedenza pascolasse su quel prato. A Johann Pattis e sua moglie Barbara Gottardi venne espropriato un campo denominato Fuchserau, evidentemente collegato all’antico maso Fuchser. Sempre nella Fuchserau dovettero cedere i loro terreni Peter Franko e Dominik Komper, oltre a Franz von Ferrari di Bronzolo. Peter Pfeifer cedette un terreno paludoso e Josef Pircherdel maso Goldegger un terreno nei pressi del Landgraben. Johann Gerber del “Thurmer” cedette la Burgerwiese (di maso Burger), Franz Gerber la Flascherwiese del maso Flascher. Furono espropriati anche Anton Franzelin, noto oste del Casagrande, e ancora Franz Gerber di un campo in località Raut (oggi Curti). Josef Pircher dovette cedere anche la Aspmaierwiese, Peter Zeole Johann Grumerla Giesenwiese. Anche alcuni nobili furono espropriati, tra cui Ludwig von Biegeleben, i von Malfer di Ora, Karl von Zallinger di Bolzano, Guidobald von Thun. A Teresa Kurzl, erede di un’agiata famiglia del luogo, fu espropriato un terreno detto Weisshaus dell’omonimo maso.
Così l’antica linea postale Innsbruck – Roma – Napoli, introdotta da Johann Taxis nel 1489, divenne soltanto un ricordo per i nostalgici dei bei tempi andati.
Autore: Reinhard Christanell
Magazine Salute 2023
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A “ferro e fuoco” per la bella stagione
La primavera è arrivata, e anche a Laives si sentono i suoni della natura che si risveglia, il profumo dei fiori che sbocciano e… delle grigliate. A Laives si potrà godere di questo aroma particolare per dodici ore di fila durante la giornata del 29 aprile, quando in parco Marconi andrà in scena una grande kermesse di musica, spettacoli e gastronomia dal titolo “a ferro e fuoco”.
Sei esercizi pubblici, cinque associazioni, quattro musicisti, tre artisti coinvolti: sono i numeri della manifestazione che sabato 29 aprile lancerà la zona a sud di Bolzano verso la primavera, e un piccolo preludio ai grandi festeggiamenti che verranno celebrati a Laives nel corso dell’estate.
“Una sorta di grande prova generale per il ciclo di eventi che stiamo organizzando per la bella stagione, denominato proprio ‘Pazza estate’ – spiega il direttore dell’ufficio Sociale e cultura, Paolo Brunini – si tratta di un esordio sotto molti punti di vista: perché è la prima volta che organizziamo una kermesse del genere, ma soprattutto perché ‘A ferro e fuoco’ sarà un evento capace di coinvolgere contemporaneamente tutte e tre le realtà che compongono il comune, unendo dunque Laives, Pineta e San Giacomo in un unico luogo per festeggiare assieme”.
Dalle 11 del mattino dunque, verrà proposta un’ampia e variegata offerta culinaria, fra l’altro a prezzi alla portata di tutti, e il programma di contorno sarà in grado di soddisfare ogni esigenza: si partirà già al mattino con i concerti, e dunque le esibizioni di Brigida, del dj Ivan, poi i “Cinnamon Rolls” e in serata il deejay Alessio B. Nel primo pomeriggio per i bambini non mancheranno gli spettacolo di burattini, e poi tanta animazione con i clown dell’associazione Sos smile (di cui parliamo nella storia di copertina nelle pagine 4 e 5), con le incursioni dell’artista di strada Francis Forlan, con i giochi dell’associazione genitori bambini Elki, e dopo le ore 21 ci sarà uno spettacolo di mangiafuoco con una vera professionista; grazie all’Arco club Laives si potrà provare a scagliare delle frecce, con l’associazione di Capoeira “Energia pura” si potranno provare le mosse di questa scenografica arte marziale e dare una mano ai Paesi più poveri allo stand della bottega Altromercato.
“È tutto pronto – conclude Paolo Brunini – non ci resta che sperare nel bel tempo e nella risposta della cittadinanza: questa prima festa è un’ottima occasione per rilanciare l’economia locale, ma anche l’immagine di Laives”.
Autore: Luca Masiello
Le piadine al kamut
Qui Intervista a Francesca Olivetti. E’ nata in marzo nel 1975 a Bolzano. Ha iniziato a muovere i suoi primi passi a Telenuovo Tg Padova, durante il periodo universitario. è giornalista professionista dal 2009 e direttore di Alto Adige Tv dal 2013. Dicono di lei che affronta la vita in maniera naïf, perché va incontro a tutte le situazioni e anche quelle più difficili con il sorriso, ma in realtà è molto sensibile. Ama fare sport, suonare il pianoforte ed essere sempre circondata da persone positive.
La cosa di me che mi piace di più di me.
L’onestà intellettuale.
Il mio principale difetto.
Sono stacanovista sul lavoro.
Il mio momento più felice.
In realtà tutti i giorni… se vanno per il verso giusto.
Da bambina sognavo di diventare…
Giornalista… e con l’impegno e la determinazione il sogno è diventato realtà.
Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Un viaggio coast tu coast in America con le amiche dell’Università.
La mia occupazione preferita.
Ascoltare tutti.
Non sopporto…
Chi tropopo parla e poco fa.
Nel mio frigorifero non mancano mai…
Le piadine al Kamut.
Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…
Sono riuscita ad intervistare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
L’ultima volta che ho perso la calma.
Che ore sono?
Tre aggettivi per definirmi.
Solare, corretta e ottimista.
Il mio attore preferito.
Al Pacino.
Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?
L’attenzione, la cura e la tutela del paesaggio.
La persona che ammiro di più.
Mia mamma, per la sua forza, passione, determinazione ed integrità morale.
L’ultima volta che ho pianto.
In un letto d’ospedale mentre tenevo la mano a mio papà che se ne stava andando lentamente.
Il mio motto.
La vita è una ruota che gira, sempre.
L’oggetto a cui sono più legata.
Il mio pianoforte.
L’Alto Adige in un secolo di letteratura
E’ stato presentato nei giorni scorsi a Bolzano il nuovo lavoro dell’insegnante e scrittore bolzanino Carlo Romeo, una sorta di “viaggio storico” intorno ai ritratti dell’Alto Adige fissati nelle pagine di narratori, poeti, giornalisti e letterati di lingua italiana.
Carlo Romeo, bolzanino classe 1962, accanto al suo lavoro di professore – insegna da oltre 30 anni al liceo classico Carducci – si è sempre occupato a fondo della storia moderna e contemporanea dell’Alto Adige, di cui è considerato uno dei massimi divulgatori. In tutti questi anni, il professore non ha mai nascosto l’altra sua grande passione: la letteratura. Lui stesso è autore di un romanzo dal titolo “Partisan”, recentemente ristampato da Raetia edizioni, in cui ricostruisce la figura del sudtirolese Karl Gufler negli anni della seconda guerra mondiale e dell’occupazione nazista.
Ma è nel suo ultimo lavoro, “Scorci di un confine. L’Alto Adige in un secolo di letteratura italiana”, edito da Alpha & Beta, che Carlo Romeo riesce ad unire queste sue due grandi passioni. Il libro è stato recentemente presentato a Bolzano, e noi ne abbiamo approfittato per scambiare due parole con l’autore.
Professore, è corretto affermare che il libro sia la storia dell’Alto Adige, raccontata attraverso la letteratura in lingua italiana?
In un certo senso sì, possiamo dire che si tratta di un viaggio attraverso un secolo di romanzi, racconti e poesie, in cui io ho cercato di individuare quale fosse la prospettiva da cui questa terra veniva raccontata. Possiamo dire che è un saggio storico, che ha come oggetto la letteratura e le immagini che vengono create da scrittori e poeti. Questo ci permette di intravedere bene anche il cambiamento del territorio e le trasformazioni della prospettiva. Ad esempio, negli anni venti e trenta del novecento, è sicuramente una percezione esterna. Nel periodo successivo cominciano a comparire gli autori nati qui e quindi c’è una vicinanza con il territorio, un’empatia. Quindi sì, con questo libro intendo raccontare la storia di questa terra attraverso le prospettive che la letteratura ha creato.
Il libro è corposo, conta oltre 300 pagine. Ha inserito degli estratti di alcune opere?
Si tratta di un saggio che contiene delle citazioni, quando occorre. Il libro non è piccolo, non è il libro di una sera. Ho sempre cercato di accompagnare la riflessione sulla letteratura con la contestualizzazione. Anche il lettore che non conosce la storia di questa terra, può trovare delle schede in cui ci sono dei riassunti molto brevi, che forniscono delle chiavi di lettura che rispondono a domande come: “questo romanzo in che contesto si cala?” ,“di cosa parla?”. Questo è il motivo per cui il libro è così voluminoso.
Come ha affrontato il lavoro? Ha prima individuato i temi e poi li ha approfonditi?
Ci sono dei capitoli che seguono il filo del tempo, in cui cerco di far emergere un modo di vedere l’Alto Adige. Le faccio un esempio: subito dopo l’annessione, lo sguardo è quello di una nuova provincia ottenuta dall’Italia, quindi, di una provincia tedesca che deve essere italianizzata. Diciamo che ogni spazio del tempo ha anche un suo modo di vedere questa terra.
Autore: Till Antonio Mola
Cambio di presidenza a Gries – San Quirino
Come da accordi di maggioranza stabiliti a inizio legislatura, dopo due anni e mezzo il Presidente della Circoscrizione Gries San Quirino, Diego Laratta, e la Vicepreside Cornelia Brugger si sono dimessi dai rispettivi ruoli. Salvo sorprese, durante la prossima riunione si svolgeranno le elezioni e, i due, dovrebbero semplicemente scambiarsi di ruolo. Proprio in questo periodo, definibile come un “giro di boa” per l’attività dei consiglieri eletti, facciamo il punto su quanto fatto e sulle prospettive del quartiere più popoloso del capoluogo.
VIALE DRUSO E DINTORNI
“In questi 30 mesi – racconta Laratta – ho incontrato decine e decine di Comitati presenti in tutta questa fetta di città che ho avuto il piacere di presiedere. Personalmente ho imparato molto, sono cresciuto, e mi sono reso conto di quanto effettivamente, seppur apparentemente piccoli, i problemi possano incidere sulla vita delle persone. È stata un’esperienza che rifarei. L’obiettivo più grande che siamo riusciti a raggiungere? Certamente la creazione del Centro Giovanile di Gries, che da metà maggio prenderà vita a Palazzo Altmann, nel cuore del quartiere, e sarà rivolto soprattutto alle bambine e ai bambini”.
Altra grande questione, che ha animato gli ultimi mesi della presidenza Laratta/Brugger, è stata la gestione della zona dietro allo Stadio Druso, dove ha avuto luogo la costruzione di un parco giochi, ma non solo.
“È un posto considerato poco sicuro, ma l’inserimento del parco lo ha reso più tranquillo. In molti mi hanno comunicato che, grazie alla presenza di anziani e famiglie, ora si passeggia più rilassati. Forse è l’esempio del fatto che in città servano meno telecamere e più luoghi vivi e di ritrovo, che limitano le situazioni di pericolo. Nella stessa zona, al drusetto, a settembre arriveranno anche gli studenti delle scuole medie Ada Negri, che, vista la ristrutturazione della loro struttura, faranno lezione nei container. E non è tutto, perché grazie ai fondi del Pnrr, verranno riqualificati i campi sportivi del Lido di Bolzano, diventando fruibili dall’esterno anche quando le piscine sono chiuse”, spiega Laratta.
VIA FAGO E BICICLETTE
Il transito delle biciclette intorno alla zona di Via Fago – secondo Cornelia Brugger – è un grande problema che aumenta di mese in mese. “Serve un ridimensionamento del traffico anche per le biciclette, in modo da diminuire i rischi di incidente in alcuni tratti stradali”, evidenzia Brugger. “Questi sono tutti temi che si comprendono incontrando i cittadini in prima persona; per il futuro sto pensando di fare delle assemblee pubbliche a Palazzo Altmann”. In vista dell’estate, nonostante il cambio di guida, rimarrà la volontà da parte dei consiglieri di circoscrizione di continuare a organizzare le feste di quartiere che, specie in settembre, hanno ottenuto una grande riscontro da parte di tutta la città. “I momenti di svago sono importanti e contribuiscono a dare una bella immagine del quartiere”, conclude Brugger.
Autore: Andrea Dalla Serra
Nuovi arrivi?
Si torna a parlare di uno degli uomini più influenti del pianeta: Elon Musk. L’AD di SpaceX, attratto dalle bellezze dolomitiche, si è già trasferito in Val Badia in attesa della sua nuova “ciasa”. Ha già brevettato un’Intelligenza Artificiale in grado di tradurre simultaneamente il badiota (non ancora il gardenese) e si è iscritto alla banda musicale di San Cassiano come suonatore di batterie elettriche. Musk, dopo aver annunciato la costruzione di una rete di tunnel che permetterà la chiusura dei passi e l’utilizzo degli altopiani per il lancio di nuovi satelliti, ha salutato tutti con un caloroso “Giulan!”.
Autore: Roberto Tubaro