Casa gioco: i bambini diventano “visibili”

Laura e Jasmin, le due responsabili della Spielhaus del VKE in via Parma ci raccontano il grande lavoro che svolgono nel quartiere.

Che cos’è la Spielhaus?
La Casa gioco è uno spazio dell’associazione VKE. Il nostro scopo è rendere visibile la presenza infantile e far comprendere agli adulti che è una presenza che fa bene a tutti noi. Laddove si è verificata la necessità di creare, animare e sostenere l’idea che giocare sia qualcosa di grande valore per le persone che vivono il quartiere, lì siamo riusciti a portare avanti la mission dell’associazione: giocando si impara a conoscere il mondo a tanti livelli, motorio, sensoriale, cognitivo, emozionale; tutto messo assieme con i bambini che si divertono ci ha permesso di entrare in contatto con le famiglie e le persone che vivono qui e rispondere ai loro bisogni.

Quali sono le attività che svolgete con i bambini? 
Ci sono attività che sostengono la mobilità dei bambini e attività manuali. Nessuna è fine a se stessa, lo scopo è spesso creare rete nel quartiere creando oggetti per le altre realtà, come la casa di riposo. C’è sempre l’aspetto della casa gioco che si rivolge al quartiere, alle mamme, alle famiglie per stimolare l’inclusione e la convivenza oltre che imparare sempre qualcosa di nuovo.
D’estate viviamo del materiale che raccogliamo dal giardino, in primis i petali dei fiori con cui facciamo sacchettini profumati. Abbiamo l’orto da circa sette – otto anni, di cui ci prendiamo cura con i bimbi, tutti i prodotti li usiamo poi in cucina qui alla Spielhaus.

Quanto è importante la partecipazione dei bambini?
È importantissima. I bambini hanno voglia di partecipare alla vita, di essere anche orgogliosi e mostrarlo a noi adulti. Il loro contributo per il quartiere ci deve essere. Il fatto che facciano loro aiuta nel tempo: creano un bene comune che continueranno a proteggere.

L’azione verso il quartiere in che direzione va? 
Abbiamo avuto in mano una pubblicazione degli anni 2000 in cui si parlava della sicurezza nel quartiere, oggi lavoriamo a un progetto e ci rendiamo conto che il tema maggiore ora è la convivenza: si è compreso che si può vivere in sicurezza vivendo bene insieme. Vogliamo riuscire ad arginare l’intolleranza del quartiere e di creare pace sociale per vivere bene insieme.
La nostra attività si è concentrata negli ultimi 8 anni sul tema della creatività e della partecipazione per usare in maniera costruttiva e divertente tutto quello che avevamo a disposizione. Abbiamo ad esempio rivalutato i muri del parchetto pulendoli e ridipingendoli.

Autrice: Anna Michelazzi COOltour

La stagione del traffico

È tornata la stagione del traffico a Bolzano, la città che punta sul turismo dei giorni di pioggia. Ogni volta che il meteo della Provincia segnala brutto tempo, fiumane di turisti in automobile cercano in tutti i modi di raggiungere il centro storico, unendosi ai pendolari abituali e a quelli idrorepellenti, che solitamente si spostano in bicicletta. “Fra vent’anni con l’areale ferroviario sistemeremo tutto” comunicano dal Comune. Da vent’anni. Buone notizie anche dalla Provincia: “abbiamo capito che la situazione è veramente drammatica, per risolverla realizzeremo subito la nuova circonvallazione di Sluderno”.

Autore: Roberto Tubaro

Eureka: il concorso per giovani inventori

Al via la seconda edizione del bando per promuovere le discipline scientifiche a tutti i livelli. Iscrizioni fino al 30 giugno 2022. Vettorato: “Promuovere una cultura scientifica tra i giovani”.

La prima edizione di “Eureka!” ha visto la partecipazione di oltre 50 ragazze e ragazzi. Un percorso rivolto a nuovi inventori, tra gli 8 e 18 anni, ideato per promuovere le discipline scientifiche tra i giovani. Il progetto si rinnova anche quest’anno, in concomitanza con l’avvio dell’edizione 2022 di “Le mille e una scienza” (milleeunascienza.com), il programma di attività di divulgazione scientifica rivolto a ragazzi, ragazze e a tutta la cittadinanza di Arciragazzi Bolzano – Teslab. “È grazie alla scienza e alla ricerca che la società progredisce” sottolinea l’assessore alla cultura italiana Giuliano Vettorato. “Pensiamo semplicemente al fondamentale ruolo svolto dagli scienziati durante la pandemia che stiamo attraversando. Ritengo fondamentale promuovere una cultura scientifica tra le giovani generazioni. Eureka, il concorso per giovani appassionati dell’ufficio politiche giovanili, è uno strumento azzeccato, che vuole valorizzare in maniera semplice, e non puramente scolastica, le passioni delle ragazze e dei ragazzi della nostra provincia”.

UN CONCORSO,  PIU’ COLLABORAZIONI

Eureka!” è organizzato dall’Ufficio politiche giovanili della Ripartizione cultura italiana della Provincia, con la collaborazione dell’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia, dell’intendenza scolastica italiana e della Facoltà di scienze e tecnologie informatiche della Libera università di Bolzano. “Il premio nasce per “stanare” quei giovani che magari non vanno benissimo a scuola, ma in realtà stanno coltivando, nelle loro camerette, importanti passioni in ambito scientifico e tecnologico” sottolinea il direttore dell’Ufficio politiche giovanili Claudio Andolfo. “L’obiettivo è valorizzarli agli occhi dell’opinione pubblica e farli diventare testimonial di passioni che devono diventare “cool”, tanto quanto siamo riusciti a fare con la musica e il teatro” conclude Andolfo. Il bando “Eureka” scade il 30 giugno 2022: la premiazione avverrà durante il festival della scienza “Le mille e una scienza” che si terrà a Bolzano in autunno 2022. È possibile partecipare singolarmente o in gruppo. 

Per tutte le informazioni gli interessati possono visitare il sito dedicato al bando Eureka (bit.ly/3tt724N ) e per ricevere supporto nella partecipazione al concorso e nella realizzazione del proprio lavoro, scrivere all’indirizzo eureka.concorso@gmail.com

Ecco il ritorno degli esami “completi”

Prenderanno il via mercoledì 22 giugno gli Esami di Maturità 2022. Così come per le scuole superiori, anche per le scuole medie ci sarà un ritorno al modello d’esame precedente alla pandemia, avente come protagonista le prove scritte. A livello locale è arrivata la decisione di conformarsi pienamente alle indicazioni nazionali che, come negli anni passati, sono arrivate mentre l’anno era già in corso d’opera e, questo, non ha certo facilitato la vita a studenti e docenti.

CORREGGERE IL TIRO

Per quanto riguarda la prima prova non si sono presentate grandi novità rispetto alla Maturità 2019, al contrario di ciò che è avvenuto con la seconda prova che differisce per ogni indirizzo. “Nel periodo delle lezioni – spiega Silvia Vergani, docente di Scienze Umane al Liceo Pascoli – ci troviamo a lavorare in assenza di informazioni complete. Quest’anno abbiamo avuto solo pochi mesi per correggere il tiro circa i temi da affrontare.” Il caso esemplare riguarda appunto la seconda prova che avrà una traccia sorteggiata tra le 3 proposte dai docenti della materia d’indirizzo. “Insieme abbiamo delineato le macro tematiche trattate da tutti, necessarie per affrontare la prova. Personalmente – sottolinea Vergani – credo sarebbe stato preferibile seguire il modello degli ultimi 2 anni, caratterizzato dalla creazione di un elaborato che consentiva di mettere in evidenza gli interessi dei singoli studenti.”

PER GLI STUDENTI IL TIMORE NON MANCA

Tra i ragazzi della Consulta Provinciale degli Studenti – che, avendo avuto l’occasione di dialogare direttamente con il Ministro dell’Istruzione Bianchi, hanno spinto per aumentare a 50 punti i crediti assegnati al triennio (ne erano previsti 40) – c’è Emily Saccani, studentessa del Liceo Linguistico Marcelline che prevede un percorso scolastico quadriennale. “Con il senno di poi, non opterei più per fare solo 4 anni di Liceo: avendone dovuti svolgere la metà in DaD, i programmi sono stati affrontanti in maniera spesso frettolosa e forse superficiale. Ora – dice Saccani, riportando le istanze condivise anche dai compagni – il rischio è quello di non essere pronti al 100%.” Anche in questo caso, i maggiori dubbi vertono sulla seconda prova in quanto, per gli studenti, non c’è stato il tempo di esercitare in modo adeguato lo scritto delle materie d’indirizzo e i vari collegamenti concettuali che porta con sé. “Specie durante la DaD – continua Saccani – si è privilegiata la forma orale. Adesso dovremo affrontare due scritti da 6 ore ciascuno, non sarà facile.”

UN PRIMO APPUNTAMENTO IMPORTANTE

Ad essere ottimista sugli Esami, in particolare quelli di terza media, è Marco Fontana, Dirigente Scolastico delle scuole Alfieri. “Avere la commissione interna, composta da insegnanti consapevoli dei trascorsi dei singoli alunni, è un fattore confortante per gli studenti, questi ultimi vedono gli esami come un appuntamento importante e, in molti, desiderano fare bene. Quest’anno si è tornati a un modello d’esame simile a quello degli anni passati, ma con due prove in meno: inglese e tedesco” spiega Fontana. Infatti, così come per le scuole medie, anche per le superiori le lingue saranno oggetto di valutazione durante il colloquio orale. Sugli scritti, Fontana rassicura: “La scelta era prevedibile. Sebbene l’esercitazione della forma scritta da parte degli studenti ha subito momenti buchi, alle scuole medie c’è stato comunque il tempo sufficiente per fare pratica, nell’ultimo periodo come in DaD”. A rimanere escluse dalla valutazione, come nel periodo pre-covid, sono le prove INVALSI, somministrate alle classi già in aprile.

Autore: Andrea Dalla Serra

Pasta broccoli e alici

INGREDIENTI

Per 2 persone:

200 g di pasta orecchiette 

75 g di filetti di alici 

(metà vasettino circa)

2 broccoli

2 spicchi d’aglio

4 cucchiai di olio di oliva

Formaggio Grana q.b.

PREPARAZIONE

Pulite e lavate i broccoli sotto acqua corrente.

Mettete dell’acqua in una pentola, abbastanza grande, sul fuoco e quando arriverà a bollore buttateci il sale grosso e i broccoli. 

Lasciateli lessare per circa 5 minuti e aggiungeteci anche la pasta che cuocerà per il tempo indicato sulla confezione insieme ai broccoli.

Nel mentre che i broccoli e la pasta cuociono, tagliate finemente 2 spicchi d’aglio e metteteli in una padella con 4 cucchiai di olio e le alici. 

Posizionate la padella sul fuoco molto basso e lasciate che le alici si sciolgano del tutto, attenzione però a non bruciarle, dovrete mescolarle di tanto in tanto come anche la pasta con i broccoli.

Una volta passato il tempo di cottura della pasta, scolate il tutto e buttate la pasta e i broccoli nella padella dove ci sono l’olio,l’aglio e le alici.

Mescolate il tutto e impiattate con un po’ di parmigiano.

Una passeggiata ecologica per Salorno

Una passeggiata ecologica partita da Piazza San Giuseppe a Salorno e terminata al biotopo Paludel, con l’obiettivo di rendere la zona più pulita e quindi vivibile per tutti. È quella organizzata lo scorso 5 giugno in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente dalla onlus Plastic Free e dalla sua referente locale Maria Pia Weber, e alla quale hanno partecipato circa una ventina di persone e volontari. E il risultato è stato incredibile: sotto il caldo afoso di inizio estate sono stati raccolti ben 230 kg di rifiuti e materiali vari come plastica, bottiglie, mozziconi, cuscini e persino un piccolo frigorifero. I sacchetti sono stati poi lasciati in determinati punti raccolta prefissati con il Comune per il ritiro. I partecipanti – tra di loro anche due giovanissimi e tre ragazze del Centro di riabilitazione psichiatrica Gelmini – si sono impegnati e hanno lavorato senza sosta uniti dallo stesso scopo: “È un impegno faticoso, però quando ti volti indietro e vedi tutte le magliette blu raccolte sotto la stessa bandiera di Plastic Free capisci che sei sulla strada giusta per aiutare l’ambiente che ci circonda in maniera concreta”, spiega Weber.
L’iniziativa, oltre all’atto pratico di pulizia delle strade, puntava infatti a sensibilizzare la popolazione dimostrando che se si vuole si può aiutare l’ambiente in maniera attiva. La stessa iniziativa verrà replicata sabato 18 giugno a Magrè.

Autore: Alexander Ginestous

Gli anni francesi nell’Unterland

Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, gli equilibri europei furono sconvolti dalle guerre napoleoniche. Il millenario Sacro Romano Impero della nazione germanica conobbe il suo tramonto e, per così dire, nulla fu più come prima. Anche la Bassa Atesina fu coinvolta negli eventi di quel periodo turbolento, trovandosi i suoi territori sulla linea di confine tra le potenze belligeranti.
Nel giro di pochi anni, cambiò “padrone” per ben quattro volte. Il principato ecclesiastico di Trento, istituito nel 1004 da Enrico II a favore del vescovo tridentino Udalrico I e di cui Unterland e Oltradige erano parte integrante, fu soppresso al pari di quello di Bressanone. I trattati di Campoformio (1797) e di Luneville (1801) stabilirono che i principati ecclesiastici sarebbero serviti a indennizzare i principi tedeschi deposti da Napoleone.
Nel 1802 a Francesco II fu attribuita la piena sovranità su entrambi i principati vescovili, che vennero annessi all’Austria e uniti alla provincia del Tirolo.
Il 10 gennaio 1801, le truppe francesi salirono lungo l’Adige da Salorno verso Bolzano. La tregua armata tra le parti reggeva a fatica. Nessuno capiva quale fosse il suo destino e, per non sbagliare, nessuno voleva deporre le armi. I Francesi, che avrebbero dovuto ritirarsi, si fermarono tra Laives e Bronzolo e in quest’ultimo paese, stabilirono il loro quartier generale. Anche tutti gli altri paesi della Bassa furono occupati dai 5000 e più soldati di Napoleone, da Montagna a Magrè, da Aldino a Cortaccia. La linea di confine tra le due potenze correva da Bressanone a Bolzano e da qui a Merano fino in Valtellina. In questo modo, tutto l’argine destro dell’Adige e gran parte della Bassa Atesina vennero a trovarsi all’esterno della linea di demarcazione e rimasero di fatto in mano francese. In altre parole, due mesi di caos totale.
Il generale francese Poully pretese di esser accolto a Bolzano poiché, disse, “non si può pretendere che io soggiorni in paesi come Laives o Bronzolo”. A questo punto, il barone von Auffenberg si recò a Laives e presso l’albergo Grosshaus / Casagrande affrontò il generale nemico.
La parziale e provvisoria ritirata delle truppe francesi in Bassa Atesina si protrasse per alcuni mesi e non avvenne senza problemi: nel paese di Aldino, i contadini catturarono tre soldati sopresi a rubare e un quarto venne massacrato a bastonate. A Bronzolo, le truppe napoleoniche rimasero fino al 26 marzo, causando non pochi disagi e danni alla popolazione. In sostanza, le urgenze belliche impoverirono tutti i paesi e ridussero in miseria gran parte della popolazione. La piccola criminalità prese il sopravvento, raccolti andati in fumo, carestia e epidemie varie fecero il resto.
L’uomo di fiducia dei francesi era il trentino Simon Franz Fidel Mundig, curato del paese dal 1794 al 1818. Redasse, in quei giorni, un singolare e dettagliato elenco delle spese “di guerra” sostenute dal comune e dai singoli cittadini. Le case ossia famiglie erano complessivamente 68. Il comune sborsò di suo 15372 fl. e 37 kr. per il sostentamento delle truppe nemiche. Il curato – primo in lista – lamentò perdite per 89,06 fl. Ben 12 fl. gli costarono le guardie della canonica, il resto se ne andò in vino, fagioli, riso e altri generi di conforto. La compagnia di spedizioni di Sacco, che gestiva il trasporto delle merci sull’Adige, subì perdite per 331,45 fl. Per bottiglie e “bicieri” rotti 2,54 fl., per vino buono 37,30, per caffè e “zuccaro” oltre 20 fl., per 2 pajoli e 2 baccine grandi 35,30 fl. Si passa quindi alle spese sostenuto dal fabbro, dal medico, dal calzolaio eccetera. Il maso di Anton Psenner (casa v. Ferrari), subì “perdite” per 3000 fl.: qui erano alloggiate le truppe napoleoniche. Delle 67 case comprese nell’elenco del curato, a metà del secolo scorso (1950) erano rimaste a Bronzolo solo 7 famiglie: i Della Dio (Delladio), Fedrigotti, Lantschner, Valduga, v. Webern, Wiedenhofer e Wieser. Complessivamente, i danni subiti da Bronzolo ammontarono a 33700 Gulden. Non è noto se i danni siano stati risarciti o se la lista della spesa fosse rimasta, per così dire, lettera morta. Anche perché, fino alla sconfitta di Napoleone e alla restaurazione del 1815, con in mezzo l’insurrezione di Andreas Hofer contro i “liberali” bavaresi, passarono altri 15 terribili anni di guerra e povertà.

Autore: Reinhard Christanell

3 maggio 1945

Recentemente è stato presentato un bel volume, scritto da Carlo Romeo e Mario Rizza, dedicato al 3 maggio 1945 a Bolzano. Si trattò di una giornata tragica che fece 36 morti e quasi 60 feriti tra partigiani e civili, donne e bambini compresi. Molti anziani se lo ricordano ancora oggi, quel terribile giorno. In particolare la mattinata di sparatorie, rappresaglie e rastrellamenti, quartiere per quartiere, strada per strada, in alcuni momenti anche casa per casa. Tra i numerosi episodi che insanguinarono la nostra regione nei giorni di fine guerra, tra mobilitazione partigiana e aggressiva ritirata tedesca, quello del Tre Maggio a Bolzano (e in parte Merano) fu poi da subito uno dei più controversi. E il libro edito dall’Archivio Storico del Comune di Bolzano – la cui direttrice intervistiamo su QuiBolzano e QuiBassaAtesina (ndr per il lettori di QuiMerano l’articolo è visibile su quimedia.it) – mira a ricostruirlo, presentandolo nei suoi vari aspetti. Dopo l’8 settembre 1943 a confrontarsi spesso in maniera violenta furono le due diverse anime della nostra terra. Ma nella lettura del libro di Romeo e Rizza a colpire oggi sono altri aspetti.
Innanzitutto i nomi delle vittime, dei feriti, dei partigiani. Tra essi molti di noi scorgono successivi volti noti della città come il futuro sindaco Luciano Bonvicini, Cesare Lettieri, Bruno Zanoni, ma sono anche identificabili cognomi noti come vicini di casa, amici di famiglia, in alcuni casi anche parenti. Insomma: quelli eravamo noi, non altri. La nostra vita, vita reale.
In secondo luogo nel libro colpisce la descrizione della guerriglia urbana e dei rastrellamenti compiuti dall’esercito tedesco in ritirata, con tanto di carri armati, riguardante le strade e le vie dove noi normalmente oggi abitiamo, lavoriamo, andiamo a fare la spesa. Particolare impressione a me in particolare ha suscitato leggere e ricordare che uno dei principali teatri degli scontri fu l’asse di Via Volta in zona industriale a Bolzano, il luogo dove si trovano gli uffici di questo giornale. A 80 metri da dove sono state scritte queste righe ad un certo punto di quel tragico 3 maggio vennero fucilate (dal mitragliatore di un’autoblindo) 20 persone, di cui ne morirono 11. Leggendo di quei fatti inevitabilmente il pensiero va alle città ucraine che in questi giorni stanno vivendo lo stesso destino, non per un giorno ma per mesi interi.
Furono anni a dir poco intensi, quelli. 13 mesi dopo era il 2 giugno e di nuovo finalmente si poté votare, ma non in Alto Adige il cui destino non era stato ancora definito. Le prime elezioni politiche nazionali che ci videro protagonisti furono il 18 e 19 aprile del 1948. E da lì a poco arrivarono le prime elezioni comunali e provinciali.

Autore: Luca Sticcotti

La zeolite

La zeolite o zeolite cubana è un minerale, una roccia sedimentaria, formatosi milioni di anni fa e di origine vulcanica. La zeolite è dotata di una struttura cristallina e microporosa a base di alluminosilicato e può essere sia di origine naturale che sintetica. Essa si presenta come una polvere sottilissima di colore bianco. Grazie alla sua versatilità trova largo impiego in molti settori, dall’industria petrolchimica alla produzione di detergenti (contro il calcare), all’addolcimento delle acque e alla depurazione delle acqua nere, dall’asfaltatura a freddo alla medicina (ghiaccio secco) e alla zootecnia (mangimi e lettiere per animali); è stata impiegata, inoltre, per estrarre sostanze radioattive dopo il disastro di Fukushima in Giappone.
Da qualche anno la zeolite naturale (clinoptilolite) spopola anche nel BalconORTO e più in generale in agricoltura come corroborante e potenziatore delle difese delle piante. Miscelata alla terra nei vasi in primavera e aggiunta nell’innaffiatoio aumenta la ritenzione idrica, rivitalizza e combina i microelementi del terriccio e riduce sensibilmente la frequenza delle annaffiature. La zeolite nebulizzata per via fogliare ha l’effetto di asciugare l’umidità sulle foglie, di prevenire le malattie fungine – oidio e peronospora in primis – di creare una barriera contro i parassiti (afidi e acari), di cicatrizzare ferite da taglio o dovute alle intemperie, di stimolare la fotosintesi, di proteggere le piante dalla luce solare e dalle scottature, di abbassarne la temperatura, e, di far assorbire, grazie alle sue qualità di ottimo scambiatore di ioni, elementi minerali secondari indispensabili, come il calcio; nel caso dei pomodori di evitarci il famoso marciume apicale dei frutti. Abbinata al bokashi liquido ed al guano ci libererà finalmente dall’uso abitudinario dei noti concimi NPK (azoto/fosforo e potassio) che così tanto bene alla natura non fanno. La zeolite è un’ottima strategia anche per abbandonare il verderame o poltiglia bordolese per gli stessi motivi.
NB: questa farina di roccia vulcanica dalle molteplici proprietà è basica! Quindi per chi ha grandi superfici coltivabili è essenziale, prima di farne uso, richiedere un’analisi del terreno per capire se esso tenda all’acido o al calcareo per orientarsi nelle dosi. Lo stesso discorso vale anche per chi ama le piante acidofile. Come tutte le cose che fanno bene è opportuno non eccedere ed in caso di vaporizzazione tramite soffietti si consiglia l’uso di una mascherina a protezione delle vie respiratorie.

Autore: Donatello Vallotta

Giovani, termometro della società

Oliver Schrott ha vinto il Premio Solidarietà del Comune di Merano per il suo impegno nel mondo del sociale e dell’associazionismo. Direttore dello Jugenddienst, lavora a contatto con i ragazzi tutti i giorni dando vita a numerosi progetti e attività. Ci ha raccontato il suo punto di vista sul rapporto tra i giovani e la città.

“Ha dedicato la sua vita ai bisogni e alle preoccupazioni dei bambini e dei giovani, svolgendo il suo lavoro con cuore, convinzione e anima, prestando servizio anche come volontario. È sempre in prima linea per reagire alle ingiustizie sociali, cercando non solo di parlarne, ma anche di dare segnali visibili o di incoraggiare nuovi progetti. Con il suo impegno ha contribuito in modo significativo alla prosperità della nostra comunità”. 

È con queste parole di elogio che il sindaco di Merano Dario Dal Medico ha consegnato, lo scorso 29 marzo, il Premio Solidarietà 2020 a Oliver Schrott, direttore dello Jugenddienst e importante figura nel panorama sociale e associazionistico del Burgraviato. Schrott, meranese classe ‘74, lavora da più di vent’anni a contatto con bambini e ragazzi, e nessuno meglio di lui ha potuto osservare la trasformazione delle nuove generazioni e i nuovi approcci al mondo che gli circonda. “I ragazzi sono il termometro della nostra società: se loro stanno bene, il futuro sarà radioso per tutti”.

Oliver Schrott, quanta emozione c’è stata nel ricevere questo premio?
Tanta, ero sorpreso ed emozionato, non me lo aspettavo affatto. Sono rimasto contento perché non ne avevo mai ricevuto uno ed è stato un bel riconoscimento che ripaga per tutti questi anni d’impegno nel campo sociale. 

Di che cosa si occupa lo Jugenddienst?
L’associazione compirà l’anno prossimo 40 anni e si occupa di accompagnare e supportare diverse iniziative dedicate al mondo giovanile. Cerchiamo di essere presenti a 360 gradi al fianco dei ragazzi e il nostro lavoro quotidiano spazia su più frangenti. Passiamo dall’occuparci di tutto quello che concerne la burocrazia con i Comuni, alle attività sociali di integrazione dei giovani nel mondo dello studio e del lavoro, con progetti come la cura del giardino Soulgarden o quello della “Tenda di Abramo”, con cui consegniamo alimenti a persone bisognose. Siamo attivi anche nel volontariato e in diversi progetti dedicati alla sostenibilità, mentre con la Kija svolgiamo attività ecclesiastiche. Negli anni abbiamo creato anche una rete forte con i centri giovanili e con gli streetworker, figure chiave che scendono in strada a cercare di aiutare i ragazzi più difficili. Infine, abbiamo una serie di attività estive, tra cui camp e gite.

Merano è stata al centro della cronaca per diversi episodi di bullismo e baby-gang. Da dove nascono questi fenomeni?
Purtroppo sono sempre esistiti, ma internet, i social e la pandemia hanno contribuito a farli degenerare. Lavoriamo ogni giorno con ragazzi che vivono situazioni difficili e molti di loro reputano tali azioni come un vanto, un qualcosa per cui farsi notare e finire sui giornali. Hanno bisogno di sentirsi qualcuno, emulando atteggiamenti che vedono sui social. Gran parte di loro se presi singolarmente sono molto bravi e intelligenti, mentre in gruppo si trasformano e si fanno trascinare. 

Che soluzioni ci sono per arginare il problema?
Bisogna continuare a lavorare con loro, investendo su tempo e persone che stiano al loro fianco e facciano capire loro cosa è bene e cosa è male. Bisogna guidarli lungo nuove vie alternative, mostrando che c’è altro oltre alla violenza. In tal senso gli streetworker stanno facendo un lavoro enorme, sia d’ascolto che di consiglio. Molti psicologi ci hanno avvertito che in futuro il fenomeno potrebbe peggiorare, perciò è necessario intervenire il prima possibile su tutti i fronti per non farci trovare impreparati un domani.

Merano è una città a misura di giovane?
Non ancora, bisogna lavorarci. Offre possibilità sia dal punto di vista lavorativo che di svago, ma entrambe non sono abbastanza valorizzate. In primis bisognerebbe smettere di creare distinzioni tra i gruppi linguistici. Bisogna poi individuare i luoghi adatti in cui far sfogare i ragazzi, senza il rischio di scontri con i residenti che cercano solo quiete. Ma per questo serve anche una mano dalla politica. 

Il rischio non è quello di una ghettizzazione dei giovani?
Certo, ne siamo consapevoli. I ragazzi dovrebbero rappresentare un valore aggiunto per la comunità ed essere integrati al suo interno. Spesso si dà più attenzione alle esigenze dei turisti che vengono da fuori, confinando i gruppi di ragazzi fuori dal centro storico. È un problema diffuso, i tavoli di confronto potrebbe aiutare per cercare nuove soluzioni.

Nell’ultimo periodo avete avuto a che fare anche con giovani ucraini?
Sì, e non è facile perché sono fragili psicologicamente e segnati dal conflitto. Alcuni hanno esternato il desiderio di tornare in patria per combattere, altri non vogliono dividersi dalla madre.Vivono in uno stato di paura ed è una situazione delicata, per questo stiamo cercando di capire quali sono le attività adatte per loro. Ma abbiamo riscontrato anche una forte solidarietà da parte di chi si è già integrato: alcuni ragazzi ucraini già residenti a Merano ci hanno aiutato a mediare con i nuovi arrivati, superando le barriere linguistiche.

Qual è l’aspetto che preferisce del suo lavoro?
Amo la vivacità del mio lavoro, il non essere costretto a rimanere ancorato ad un punto fermo. I giovani sono attivi, hanno tanta energia e da loro si può imparare tanto. È un arricchimento personale. Creare progetti e vederli concretizzati è una gioia perché capisci che i ragazzi che hai di fronte si stanno impegnando per diventare cittadini migliori in futuro.

Autore: Alexander Ginestous