I primi 25 anni del coro DoReMix

Nato nel 1996 alle scuole Manzoni di Bolzano, il coro negli anni ha duettato con artisti nazionali come Fabio Concato e Antonella Ruggiero. Diretto dall’insegnante Eufemia Femia ha formato tanti ragazzi in campo musicale e non solo, apprestandosi ora a festeggiare l’anniversario con un grande concerto che si terrà martedì 31 maggio alle ore 20 presso il Teatro Comunale di Bolzano.

Il coro DoReMix della scuola elementare Alessandro Manzoni di Bolzano compie un quarto di secolo. Si tratta di un traguardo davvero importante per il coro di bambini più importante della città di Bolzano e che verrà festeggiato a dovere con un concerto speciale in cui non mancheranno grandi sorprese.
In tutti questi anni sono stati davvero tanti i bambini che sono entrati a far parte del coro e che si sono avvicinati e innamorati del mondo della musica, abbracciando i generi più disparati ed esibendosi al fianco di personalità famose del calibro di Antonella Ruggiero, Fabio Concato e Matthew Lee, solo per citarne alcuni. è un coro che si è fatto conoscere e apprezzare nel corso degli anni, diventando una piccola fucina di talenti.
A guidare i bambini in tutte le attività dal lontano 1996 c’è la direttrice Eufemia Femia, insegnante di italiano e matematica e grande appassionata di canto, che ha raccolto la sfida di far avvicinare i bambini a questo mondo, condividendola con il suo ‘braccio destro’ Stefano Soligo, insegnante alla Scuola di Musica Vivaldi di Bolzano.
Ci siamo fatti raccontare proprio dalla direttrice la storia, e non solo, del coro che oggi conta oltre 60 bambini al suo interno.

Da dove nasce il coro DoReMix?
Il coro è stato fondato nel novembre del 1996 per volere dalla dirigente scolastica dell’epoca, Mirca Passarella, intenzionata ad averne uno per rappresentare la scuola durante le manifestazioni. È nato come un corso di educazione al canto per gli alunni delle elementari fino ai 10 anni, e solo qualche anno fa è stato esteso ai bambini delle scuole medie Foscolo. Conoscendo la mia grande passione per la musica, Passarella decise di affidarmi il compito di dirigerlo. All’inizio non ero tanto convinta, ma poi dopo un primo periodo di incertezza mi sono subito ricreduta.

Cosa ricorda di quei primi anni d’attività?
All’inizio il mio approccio era molto timido. Ero un po’ intimorita perché non conoscevo ancora il feedback che avrei ricevuto dai bambini, non pensavo potesse diventare un’iniziativa così di successo tra di loro. All’inizio cantavamo le canzoni dello Zecchino d’Oro con i 18 bambini che componevano il primo coro. Eravamo davvero alle prime armi, e sono stati tanti i consigli e gli aiuti ricevuti da Alberto Bissoli, il primo musicista che mi ha seguito in questa esperienza, dal maestro Steven Lloyd e dalla collega Lucia Targa. Ricordo che il primo concerto lo organizzammo nell’atrio della scuola con pochi presenti. Passo dopo passo però poi abbiamo affinato la nostra esperienza e grazie ad una forte rete di contatti abbiamo fatto conoscere la nostra realtà anche ad altri cori, orchestre e musicisti.

A proposito di conoscenze: negli anni avete collaborato con nomi davvero importanti…
Durante i primi dieci anni del coro abbiamo sempre duettato con un’ospite altoatesino, nei nostri concerti, tra cui il compianto cantante country George McAnthony. Con il passare del tempo però ci siamo allargati portando a Bolzano artisti come Walter Savelli (il pianista di Claudio Baglioni). Il decennale lo abbiamo addirittura festeggiato con Fabio Concato e fu una giornata indimenticabile. Negli anni successivi abbiamo ospitato anche Matthew Lee e il suo rock anni 60, e Antonella Ruggiero con cui sono state cantate le canzoni più belle della storia di Sanremo. L’ultimo concerto pre-pandemia lo abbiamo svolto con la Merano Pop Synphony Orchestra.

Come verrà festeggiato il venticinquesimo anniversario?
Al Teatro Comunale di Bolzano ospiteremo alcuni vecchi coristi, tra cui quattro cantanti soliste – Valentina Furegato, Tea Ducato, Chiara Bega e Alice Ravagnani – che hanno fatto della musica la loro grande passione. Ognuna di loro canterà due canzoni nel corso della serata, che è a ingresso gratuito e con offerta libera.

Qual è il segreto della longevità e dell’entusiasmo di questo coro?
Credo risieda nel far conoscere ai bambini un ampio repertorio di generi e canzoni che non annoiano mai. Facciamo adeguare i bambini al genere prediletto dall’ospite che si esibirà con noi. Questo permette loro di crearsi una forte cultura musicale. Sembra impensabile, ma si entusiasmano ad ascoltare anche le canzoni dei tempi dei loro nonni. A volte li sento canticchiare i testi di Claudio Villa o autori simili, durante la pausa. E ci sono anche ex coristi che mi raccontano di come gli siano rimaste dentro determinate canzoni. Vuol dire che abbiamo fatto davvero un buon lavoro…

Il coro è uno strumento formativo a tutti gli effetti?
Certamente sì. È un’attività tanto divertente quanto impegnativa. Le prove sono sempre molto intense, e a volte ci vediamo anche nel weekend. A ridosso dei concerti bisogna imparare i testi e saper gestire la tensione. È un’esperienza che forma i bambini anche in vista del passaggio alle scuole medie e superiori, perché permette loro di affrontare le nuove sfide con serietà e applicazione.

E dal punto di vista organizzativo come si coordina il tutto?
Serve avere un grosso supporto attorno. Io sono fortunata perché l’attuale dirigente scolastico Franco Lever crede molto nel progetto, così come i colleghi docenti che sono sempre molto disponibili e comprensibili con quello che è l’impegno musicale dei bambini. Attorno al coro c’è tanto affetto e questo ci dà una spinta in più.

Qual è stato il momento più bello di questi 25 anni?
Senza dubbio i festeggiamenti per il ventennale. In quell’occasione mi sono resa conto di quanto sia rimasta impressa l’esperienza del coro ai ragazzi cresciuti che sono venuti a trovarci. Solo in quel momento ho capito quello che abbiamo costruito negli anni. Molti ex alunni hanno continuato sulla strada della musica e questo mi ha riempito di orgoglio.

Autore: Alexander Ginestous

La strada dedicata a Hermann von Gilm

Tre poeti, a ciascuno una via nei pressi del ponte Druso: via Dante e via Carducci, collegate da una via minore, la via “Hermann von Gilm”. Se molti sanno chi erano Dante e Carducci, meno noto è Hermann von Gilm. Hermann Rudolf von Gilm zu Rosenegg era nato a Innsbruck il 1° novembre 1812; frequentato il ginnasio a Feldkirch (Vorarlberg), si dedicò agli studi giuridici presso l’Università di Innsbruck. Dal 1840 fu impiegato statale a Innsbruck, Schwaz, Brunico, Rovereto. A Brunico giunse nel dicembre 1842 e si fermò alcuni anni; impiegato di concetto presso la giunta distrettuale, dal 1843 al 1845 abitò al n. 63 della via Centrale, nella casa detta “Kirchbergerhaus”; si fece membro dell’associazione “Verein zum geselligen Vergnügen”, più nota con il nome di “Kasino”, fondata nel 1829. Gli incontri si tenevano nella sala dell’albergo “Zum Goldenen Stern” di Joseph Told; erano occasioni per il poeta di presentare quanto componeva, poesie, sonetti, canzoni. Per il suo fare simpatico e il suo talento drammatico riuscì a radunare intorno a sé sia persone della borghesia che qualche membro della nobiltà locale. Tra le sue opere, canzoni d’amore ma anche canzoni critiche e anticlericali, vi sono le “Sophienlieder” (1844), alcune delle quali furono musicate da Richard Strauss; ad ispirarle sarebbe stata Sophie Petter, tra i grandi amori del poeta. Furono numerose le sue raccolte di poesie, ma dei suoi versi fu pubblicato soltanto un volume, il “Tiroler Schützenleben”. Nell’ottobre 1845 Hermann von Gilm fu trasferito a Rovereto. Da Rovereto nel 1848 passò a Vienna, dove lavorò come tirocinante presso la Cancelleria di Corte, per finire nel 1849 a Lienz (Tirolo orientale), come dirigente dell’ufficio di presidenza del Governatorato; competente per la sezione teatrale, scrisse centinaia di cronache teatrali. Morì a Lienz il 31 maggio 1864; nel 1898, nella casa dove morì, fu scoperto un busto in suo onore, mentre Brunico nel 1992 gli ha dedicato una piazza.

Autore: Leone Sticcotti

Più attenti agli abusi su chi non si può difendere

Il Consiglio provinciale ha approvato una mozione che impegna la Provincia nel “superare il tabù degli abusi sessuali a livello sociale e adottare delle misure per affrontare il problema degli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili commessi all’interno di istituzioni religiose e pubbliche in Alto Adige”.

Proposta a gennaio dal Team K, la mozione ha raccolto via via diverse adesioni e, con alcuni emendamenti, è stata infine approvata la settimana scorso in modo pressoché unanime. Del resto chi potrebbe dirsi contrario a che sia fatto tutto il possibile per prevenire gli abusi sulle persone vulnerabili? Anche per questo avevano fatto discutere, nei mesi scorsi, i tentennamenti nell’avviare uno studio sui casi di molestie all’interno della diocesi altoatesina.
Il tema è anche facilmente strumentalizzabile (ciò non toglie il dovere di affrontarlo in modo adeguato). Una certa confusione nella comunicazione non aiuta. Ad esempio l’accostamento tra “istituzioni religiose e pubbliche” ha poco senso e così anche il circoscrivere il problema a questi soli ambiti. Per questo il documento allarga l’orizzonte ai “contesti familiari e di altro tipo”.
Gli abusi avvengono purtroppo ovunque e in particolare in quei luoghi dove le persone vulnerabili cercano un ambiente accogliente, perché è proprio lì che esse vogliono trovare protezione e si fidano.
La mozione ora impegna la Giunta provinciale a istituire “un referente stabile che si occupi dei casi di violenza sessuale su minori e persone vulnerabili e al quale si possano rivolgere le vittime”, a “commissionare degli studi”, a “istituire una commissione indipendente che … formuli raccomandazioni operative e misure concrete al fine di fare chiarezza sui casi di violenza sessuale e abusi sessuali su minori e persone vulnerabili avvenuti all’interno di istituzioni ecclesiastiche e di strutture pubbliche nonché in contesti familiari e di altro tipo in Alto Adige”, a elaborare pacchetti di misure e a promuovere iniziative di sensibilizzazione.
In verità – al di là della persistenza di un atteggiamento omertoso rispetto agli abusi di potere in genere – non si può dire che finora non si sia fatto nulla, soprattutto in campo ecclesiale. Ma questo è un passo ulteriore e necessario verso un’autentica presa di coscienza.

Autore: Paolo Bill Valente

Tornano gli Slowtorch

Ci sono voluti sette anni perché gli Slowtorch potessero dare un seguito al loro disco precedente: il nuovo prodotto conferma l’ottimo stato di salute della band bolzanina e li vede per la prima volta alle prese col formato vinilico.

Da sempre alfieri, almeno a livello locale, di un certo modo di fare quello che gli addetti ai lavori chiamano stoner-rock, gli Slowtorch (Bruno Bassi alla chitarra, Matteo Meloni al canto, Karl Sandner al basso e Fabio “The Holy Barbarian” Sforza alla batteria) ne sono una delle migliori incarnazioni e, pur collocandosi perfettamente nella scia dei gruppi di riferimento contemporanei non mancano di avere ampi richiami nell’hard rock classico di gente come i Black Sabbath. The Machine Has Failed, questo il titolo del nuovo lavoro, è stato presentato lo scorso 29 aprile e in quell’occasione abbiamo avuto modo di parlare con Bruno Bassi, componente storico del quartetto.
“La gestazione del disco è stata abbastanza lunga – ci racconta – considerando il fatto che sono trascorsi quasi due anni tra la registrazione della prima facciata e quella della seconda. Un po’ perché all’inizio c’era l’idea di fare un EP, ma nel frattempo gli EP sono passati di moda, un po’, soprattutto, perché ci si è messa di mezzo la pandemia: i primi cinque brani erano già stati registrati a gennaio del 2020 e l’esperienza fatta presso lo studio Sotto il mare, a Verona, ha funzionato bene, tanto che a dicembre dell’anno scorso ci siamo tornati per incidere le quattro canzoni che sono finite sulla seconda facciata dell’LP”.
Ritmica incalzante, riff di chitarra convincenti al pari dei soli, una voce tra le più interessanti del panorama metal/hard altoatesino, forse appena appena indietro nel mix finale. Particolarmente riuscita la tripletta che chiude il lato A, composta da Man Vs. Man, Behold e dall’ottima Kraken, scelta come secondo singolo propedeutico all’uscita del disco, nonché la title track, posta sul lato B, che è stata il singolo apripista accompagnato da un video girato in maniera ultraprofessionale da Morgan Silvestri.
Il disco vede tra l’altro il ritorno nel gruppo del bassista originale Karl Sandner, che aveva lasciato la formazione dopo l’uscita di Serpente e il cui ruolo era stato ricoperto per un po’ di tempo da Marco Comi.
“I cambi di formazione – prosegue Bassi – ci hanno sempre imposto degli stop, visto che sia quando nel gruppo è arrivato Mela (nickname di Matteo Meloni, n.d.r.), sia quando Fabio ha sostituito Andrea Masetti alla batteria, prima di metterci a lavorare su materiale nuovo abbiamo dovuto prendere le misure con la nuova versione della band. Quando nel 2018 è rientrato in formazione Skan (Karl Sandner, n.d.r.) abbiamo cominciato a lavorare su nuovo materiale con l’intenzione di fare un disco. Durante lo stop forzato siamo entrati in contatto con l’etichetta sarda Electric Valley Records, che lo ha pubblicato. Anzi, per dirla tutta, c’era anche stata un’altra label che aveva dimostrato interesse, così abbiamo potuto permetterci il lusso non scontato di poter scegliere noi con chi andare”.

Il nuovo disco è uscito oltre che in formato digitale su bandcamp anche in due versioni viniliche, una marrone ed una quasi trasparente color acquamarina con striature più scure che richiama la copertina del disco realizzata dall’artista SoloMacello (che ha lavorato, tra gli altri per Bobo Rondelli e per le ristampe di colonne sonore morriconiane d’altri tempi). La copertina raffigura un’imbarcazione con quattro persone in balia di una tempesta, intente da un lato a sfuggire ai tentacoli di una creatura marina e dall’altro a cercare salvezza su una non meglio identificata fortezza che emerge dalle onde.
“Ci siamo rivolti a SoloMacello – conclude Bassi – perché ci piace molto lo stile dei suoi artwork, non solo per dischi: gli abbiamo chiesto se volesse occuparsi della copertina di The Machine Has Failed, gli abbiamo inviato i brani da ascoltare e lui ci ha mandato questa copertina. L’idea che ci siamo fatti è che si sia ispirato al brano Kraken, che parla di persone che scappano via mare. Lo abbiamo scritto nel periodo più critico degli sbarchi di profughi che arrivavano sulle coste italiane e il testo parla proprio di questo”.
Per l’estate è prevista anche la ripresa dei concerti, la prima data casalinga per il gruppo sarà il 21 maggio prossimo a San Lorenzo di Sebato.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Nuova piazza per Laives: è arrivato l’ok

Il tre maggio scorso il Consiglio comunale ha approvato il progetto per la nuova piazza ed il nuovo nucleo centrale di Laives. L’intervento, firmato dallo studio dell’architetto Cecchetto di Venezia, prevede un grande edificio ad “L” che raccoglierà in sé diverse funzioni. Grandi facciate trasparenti andranno ad abbracciare la piazza, che mira a diventare un nuovo punto di ritrovo per la comunità. Costo totale: circa 23 milioni di Euro, di cui 5 coperti dai fondi del PNRR. Tra la generale approvazione, non sono mancate le puntualizzazioni da parte dell’opposizione.

Una nuova piazza e molto di più: un nuovo cuore per Laives, centro pulsante di incontro e ritrovo in cui sentire forte e chiaro il senso di un “noi”. Un luogo di identità per la collettività insomma. Queste le aspettative e aspirazioni del progetto per la nuova piazza e il nucleo centrale di Laives approvato il 3 maggio scorso dal Consiglio Comunale della città.
Secondo il progetto, ideato dall’architetto Cecchetto di Venezia, la nuova piazza sarà “abbracciata” da un grande edificio a forma di “L”, con facciate in vetro trasparenti e che accoglierà un bar, uffici della Polizia municipale, la scuola di musica, la biblioteca ed un info point dell’Associazione turistica. Per quanto riguarda la circolazione, una parte di via Pietralba rimarrà pedonale, mentre le macchine troveranno posto in un parcheggio interrato a tre piani, con oltre 100 posti auto. Sulla piazza è prevista anche una grande vasca con acqua, mentre rimarrano gli alberi vicino alla chiesa.
L’architetto Cecchetto ha illustrato il suo concetto durante la seduta del consiglio “Un progetto non è un disegno, ma va vissuto. Il futuro delle città è pedonale ed è importante che la piazza raccolga in sè più funzioni, per offrire diverse occasioni di incontro.
L’edificio è concepito come uno spazio fluido, in modo tale che lo spazio al piano terra si possa aprire con facilità sulla piazza, facendola “entrare” nell’edificio e viceversa. Considero l’intervento come punto di partenza per un ragionamento più ampio, in cui al centro c’è la collettività”. Il progetto ha riscontrato un generale consenso e apprezzamento, ma con alcune puntualizzazioni dall’opposizione, tra cui quella della consigliera Raveane, che ha fatto notare come la biblioteca sia prevista al secondo piano e non al piano terra: se così rimanesse, sarebbe un’occasione persa, perchè per la biblioteca verrebbe a mancare la visibilità e la possibilità di interagire in maniera spontanea con il pubblico e i passanti, come parrebbe essere nella “filosofia” del concetto di Cecchetto.
Parlando invece di costi, siamo sui 23 milioni ca di Euro, di cui 5 verranno coperti dal contributo statale del PNRR. I prossimi passi per la realizzazione sono la consegna del progetto esecutivo entro la fine dell’anno e l’inizio della gara di appalto nel 2023, per una conclusione dei lavori entro giugno 2026.

Autrice: Caterina Longo

Tornare a correre tra boschi e sentieri

Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, lo scorso aprile si è tornati a gareggiare in una giornata di bel tempo (salvo qualche rada gocciolina verso sera) la Laives Trail. Giunta alle sesta edizione, la Laives Trail è una corsa in montagna per atleti e atlete che amano lo sport estremo.

Il trail si svolge in ambiente naturale, in un misto tra strade boschive e ghiaia tra Laives, Nova Ponente, Aldino e Monte San Pietro. Tre le categorie in cui è possibile gareggiare: 51, 21 e 11 km. Mentre la 21 e 51 sono vere e proprie gare agonistiche, la 11 km è una camminata. I tracciati sono molto vari: salite ripide, discese veloci, sentieri con ghiaia o radici e un panorama mozzafiato sulle montagne.
La gara, giunta alle sesta edizione, ha riscontrato una buona affluenza. Anche se non ci sono stati i picchi di iscrizioni degli anni passati, in cui si era arrivati a ca. 360 iscritti, l’edizione 2022 ha visto comunque ben 250 iscritti, molti della Bassa, in particolare di Laives. Ma non solo “Alla Laives Trail partecipano anche molte persone dal nord Italia e dalla Germania” ci ha raccontato l’organizzatore Brugnara.
“Il livello dei partecipanti è alto, c’era gente molto forte ed è stata una bella sfida: arrivano molti atleti che poi partecipano ai mondiali italiani. è la classica gara di inizio stagione” continua. Per quanto riguarda l’età dei partecipanti “Va da 18 fino a 67 anni (!), con una signora di Ferrara che ha fatto la 51” ci ha detto Brugnara. Bilancio più che positivo insomma per la gara, a cui è associato anche un bel momento conviviale. A fine corsa infatti si svolge sempre una festa con musica e cibo presso lo Pfarrheim di Laives. “La cosa che più ci fa piacere è vedere l’impegno e la passione dei volontari che ci supportano. Molte persone che vengono da fuori ci ringraziano per l’organizzazione e la cordialità”, conclude Brugnara. Che preannuncia qualche possibile novità sui sentieri e i percorsi per l’edizione 2023. La Laives Trail è organizzata dall’ASD Laives Runners in collaborazione con l’Azienda Turismo, i volontari Croce Bianca, Croce Rossa, Vigili del Fuoco e Soccorso Alpino, oltre a sostenitori privati.
Per quanto riguarda le classifiche, nella Laives Trail di 51 km, categoria faemminile le prime tre sono state: Helene Ogi, Francesca Perrone e Angelika Eckl; nel maschile Gil Pintarelli, Mattia Depaoli, Andreas Vieider. Nella Laives Sky Trail di 21 km, le prime tre del femminile: Giluia Marchesoni, Renate Kreidl, Petra Dibiasi; nel maschile: Andreas Reiterer, Matthaeus Zoeggeler, Fabiano Roccabruna. Nella Laives Trail Experience, 11 km, nel femminile: Verena Huber, Stephanie Stroka, Loretta Fistarol; nel maschile: Marc Slanzi Gamper, Moreno Micheletti, Germano Fava.

Autrice: Caterina Longo

Aiutarsi camminando insieme

Un celebre proverbio africano dice che per crescere un bambino ci vuole un villaggio. Frase vera oggi più che mai, in cui si diventa genitori tardi, non si vive più con le famiglie allargate, magari i nonni sono anziani e bisognosi a loro volta di cure, e, insomma, ci si ritrova soli. Tutte le famiglie possono vivere un periodo di difficoltà nella gestione della quotidianità e nel rapporto con i figli. E, anche se questo non significa necessariamente arrivare a situazioni limite, molte famiglie vivono comunque situazioni faticose, e sono messe alla prova. Proprio per dare supporto a queste famiglie e creare una rete di aiuto nasce il progetto di affiancamento familiare che è sta prendendo il via nel distretto della Bassa atesina di Laives Bronzolo e Vadena con la Comunità Murialdo Trentino Alto Adige IS e la Fondazione Paideia. L’idea alla base dell’affiancamento – già sperimentato con successo in altri comuni italiani – è semplice: una famiglia affianca un’altra famiglia cioè le “sta accanto”, con l’impegno reciproco di camminare insieme, facendo leva sulle risorse e le capacità di ognuno, per un periodo di tempo e con degli obiettivi ben definiti. A seguire le due famiglie c’è naturalmente un tutor. Ma cosa fa la famiglia affiancatrice, nel concreto? In realtà si tratta di piccole grandi cose, concrete, e di grande valore. A noi ricordano quelle che una volta facevano i buoni vicini di casa, senza bisogno di distretti sociali. Ad esempio si dà la dispobilità a dare una mano regolarmente con i compiti; si offre un’occasione di svago, come una gita o una passeggiata a un bimbo/a più grande a cui è nato un fratellino/sorellina, di cui la mamma deve occuparsi a tempo pieno. O, ancora, si dà una mano se l’altra famiglia non riesce ad entrare nel registro elettronico della scuola. Dalle prime indagini, sono molte le famiglie nella Bassa che sarebbero desiderose e bisognose di “essere affiancate”; l’obiettivo quindi è trovare altre famiglie disposte a “camminare insieme”.
Per info sul servizio, che è completamente gratuito, si può contattare la tutor Alessandra 345 080274 o scrivere a: genitorialita@murialdo.taa.it

Autrice: Caterina Longo

Notti magiche con le Luci sul Ponte

“Dopo due anni di pausa forzata torna la manifestazione che tutti aspettiamo! Quella che da il via all’estate, quella che trasforma un ponte in un luogo magico, non solo di collegamento ma anche di scambio e di convivialità!” Con queste parole colme di entusiasmo il Comune di Vadena ha annunciato che quest’anno che il primo giugno tornerà finalmente la manifestazione “Luci sul Ponte”.
Il ponte di Vadena è infatti un luogo identitario: attraversa l’Adige e unisce le comunità di Bronzolo, Vadena e Laives che, proprio grazie al ponte, possono fondere quotidianamente le loro attività. Un punto di snodo che, con la sua bellezza, si presta a “unire” in un momento di piacevole convivialità e cultura le comunità della Bassa atesina. Dopo il grande successo riscontrato dall’evento nella prima edizione del 2019, quest’anno “Luci sul Ponte” verrà quindi riproposto con nuovi ospiti e qualche sorpresa. Per un’intera serata la strada verrà chiusa al traffico e verrà realizzata una performance artistica che sul ponte prende forma e si sviluppa: musica, giochi di suoni, di luci, audio e video. Anche la gola avrà la sua parte, con diversi prodotti tipici, in un’atmosfera elegante e raffinata.
In questa edizione è stato poi organizzato un concorso intitolato #storiesulponte per raccogliere storie, aneddoti o massime da condividere sul tema del ponte. Per partecipare basta mandare un messaggio whatsapp con la storia al numero 347 0600950 entro il 20 maggio. Per ulteriori info sull’appuntamento si può consultare la pagina Facebook del Comune “Vadena cultura e società”.

Autrice: Caterina Longo

Forze d’attrazione, energie grafiche

Sono opere cariche di energia, sperimentazione, idee e visioni personali quelle presentate nella mostra “Forze d’attrazione” alla Sala Espositiva di Vadena. L’esposizione organizzata dall’associazione “Lasecondaluna” di Laives e curata da Michele Fucich, presenta i lavori di undici artisti e artiste dell’Istituto per la Grafica d’Arte Merano.

Nella grafica d’arte le opere sono riprodotte attraverso la stampa. L’artista “disegna” su una base detta matrice, che poi viene cosparsa d’inchiostro per la stampa dell’opera grafica. Le tecniche possibili sono diverse, e variano a seconda degli strumenti e del supporto utilizzato, dalla xilografia (incisione su legno) all’acquatinta (incisione su metallo), al collage e molto ancora. Le opere grafiche si possono riprodurre più volte, ed hanno quindi un’origine e “storie” diverse da quelle dei singoli quadri, esemplari unici. Inoltre, presuppongono una grande padronanza della tecnica.
Anche se l’opera grafica può essere vista come il semplice risultato di un’azione meccanica e replicabile all’infinito, in realtà nasconde, quindi, una fase di creazione e di indeterminazione in cui convivono due passaggi: l’artista che ha fabbricato l’opera e il macchinario, che però l’ha solamente prodotta.

La mostra “Forze d’attrazione. Opere dall’Istituto per la Grafica d’Arte Merano” invita ad andare oltre la superficialità del prodotto finito, a riflettere sull’opera e su come è stata creata, così come sul ruolo che l’artista ha avuto nella sua realizzazione.

Ecco i nomi degli artisti/e in mostra: Ambrogio Dessì, Reinhold Ebner, Monika Fiechter Rossi, Renate Hausbrandt Gruber, Hilde Kljun, Osvaldo Martinelli, Margaretha Pertoll, Reinhold Steiner, Anke Stampfer, Eva Maria Thaler Pixner e Martha Unterholzner Gazzarata.
Info: Mostra “Forze d’attrazione”, Sala Espositiva di Vadena, ingresso libero. Orari: mer- sab 15.30–19.30. Domenica 10– 12.30. Lunedì e martedì chiuso
Fino a domenica 29.05.
Venerdì 27 maggio alle ore 16.30 ci sarà una visita guidata alla mostra con il curatore Michele Fucich, accompagnata da un laboratorio di stampa con l’Istituto per la Grafica d’Arte Merano (durata: 2.5 h circa).
L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria scrivendo a info@lasecondaluna.eu.

LA STORIA

L’Istituto per la Grafica di Merano è nato nel 1982 per iniziativa di un gruppo di artisti e di Rina Riva (Ala 1922 – Merano 2010), assistente presso la Scuola Internazionale della Grafica di Venezia e figura di primo piano della grafica artistica altoatesina fin dagli anni Sessanta.
L’Istituto meranese è divenuto ben presto un punto di riferimento per artisti grafici di tutti e tre i gruppi linguistici presenti in provincia. in dalla sua fondazione, l’Istituto svolge attività nel campo della formazione, della ricerca artistica e, più specificamente, dell’arte grafica.

Autrice: Caterina Longo

La navigazione con zattere sull’Adige

Oggi l’Adige scorre pacato nell’omonima valle quasi si fosse scordato del suo glorioso e alquanto “movimentato” passato, inabissato per sempre nelle sue acque. Infatti, per secoli questo fiume, che collega il mondo alpino (e le terre d’Oltralpe) a quello padano e mediterraneo, si trovò al centro dell’attività economico-commerciale – e non solo – delle popolazioni residenti tra Bolzano e Verona. Per un lungo periodo, il mezzo di trasporto più utilizzato fu quindi la zattera, un’imbarcazione di tronchi d’albero legati tra loro. Dopo il 1850, con l’arrivo della ferrovia, iniziò l’inesorabile declino di un mondo vitale e variegato che aveva raggiunto l’apice del “successo” nel medioevo, quando il fiorente commercio di legname verso le Venezie e l’emergente attività mercantile di Bolzano determinarono un incremento significativo della navigazione sul fiume e di tutte le attività connesse.
Le strade, certo, esistevano da sempre, gli stessi Romani ne avevano realizzata una di grandi dimensioni (si trattava di far transitare le legioni dirette in Germania) che attraversava tutta la valle fino a Passo Resia e Augusta (Augsburg). Era chiamata Claudia Augusta in onore dell’imperatore Claudio che l’aveva terminata nel 46. Ben prima dei Romani, arrivati nel 15 a.C., i Reti, che non disponevano di uno “stato” organizzato e neppure di grandi eserciti, si spostavano su cammini “storici” e mulattiere adeguati alle loro esigenze.
Sappiamo con certezza che furono proprio i misteriosi popoli alpini della cultura di Fritzens-Sanzeno a sfruttare per primi e in modo sistematico le potenzialità del fiume. Nel periodo citato, nacquero, in modo più o meno spontaneo, vari “approdi”: probabilmente a Terlano, ai piedi di Castel Neuhaus, poi forse a Gmund / Monte, all’altezza dell’attraversamento del fiume sotto la collina di Castelfeder, infine a Laimburg, sotto il Hohenbühel e i castelli medievali di Laimburg e Castelchiaro. Proprio qui sorse, alle spalle del porto, anche un grande insediamento che rimase attivo per quasi mille anni fino al termine del periodo romano e di cui conosciamo soprattutto l’annessa necropoli. A sud di Vadena, Egna, Trento, Sacco presso Rovereto e poi Verona possedevano a loro volta importanti “porti” sull’Adige. Laimburg / Vadena, di per se luogo “marginale”, paludoso e poco appetibile per un insediamento significativo, deve la sua grande rilevanza al collegamento viario attraverso il varco Kreith (o Passo del Much) con l’Oltradige, il passo della Mendola e l’Anaunia, dove si trovavano numerose officine specializzate nella lavorazione dei metalli e in particolare del ferro. Ovviamente, i ritrovamenti archeologici confermano anche il notevole flusso di merci in direzione opposta, ossia provenienti dall’Etruria (a cui i Reti erano anche culturalmente legati) e dai territori occupati dai Veneti.
Quando esattamente il porto venne spostato di qualche chilometro a nord, tra Bronzolo e Vadena, non è noto. Il motivo dello spostamento può essere riconosciuto nel lento declino economico del sito di Vadena a favore di altre località emergenti come Laives e la stessa Bolzano, commercialmente più attivi e allettanti.

L’attività della navigazione fluviale nei tempi antichi non ha lasciato tracce significative. Solo a partire dal XIII secolo è riccamente documentata grazie alla circostanza alquanto insolita che essa fu gestita e quasi monopolizzata per secoli (ossia fino al periodo napoleonico) da una sola “azienda”, ovvero alcune famiglie della piccola località di Sacco presso Rovereto (per gli asburgici Sackh bei Roverend). Essi detenevano di fatto un privilegio intangibile per il trasporto delle merci (e delle persone) provenienti e dirette ai mercati di Bolzano, allora in forte crescita, e inoltre conquistarono anche un controverso diritto di prelazione sul legname prodotto nei boschi della Val d’Ega.
(1. continua)

Autore: Reinhard Christanell