Manifestare e governare

A fine febbraio sono rimasto molto colpito dalla civiltà con cui, nel capoluogo, si sono svolte le due manifestazioni pro e contro la cosiddetta remigrazione. Non era scontato. Altrove nel passato, anche recente, simili iniziative sono purtroppo generate in scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti della cosa pubblica, eccetera. A Bolzano non è successo ed è un bene. La proposta – estrema – di rendere in qualche modo legittima l’espulsione di massa di stranieri ha avuto modo di essere per così dire spiegata, sia per strada che alla stampa. Allo stesso modo un numero ben più ampio di residenti ha potuto esprimere la propria contrarietà a tale approccio, partendo da motivazioni, sensibilità e diverse esperienze. Sullo sfondo da una parte è stata rivendicata la necessità di difendere l’identità nazionale, un concetto oggi quanto mai sfumato rispetto al passato, sulla scia di una modernità che procede trasformando ad alta velocità il nostro presente. Soprattutto nella nostra terra plurale per definizione, verrebbe da dire. Dall’altra sono stati invece richiamati valori quali diritti umani, uguaglianza, libertà, solidarietà e – ancora una volta – antifascismo quale valore fondante della nostra Repubblica. 

Alla manifestazione “contro” la remigrazione hanno partecipato anche alcuni politici locali, sulla scia della condivisione dei valori appena richiamati. Altri politici hanno invece criticato sia le manifestazioni che la partecipazione dei loro colleghi alla manifestazione “contro” la remigrazione. Alcuni di loro hanno osservato l’inopportunità di schierarsi su versanti definiti entrambi radicali ed estremi. Ma facendo questo hanno posto sullo stresso piano la manifestazione per la remigrazione con quella che vi si opponeva, quando la seconda nella maggior parte dei casi non faceva che riaffermare principi fondanti della nostra Costituzione. Altri addirittura sono arrivati a dire che non è con le manifestazioni che si governa un fenomeno quale quello dell’immigrazione necessario per il futuro della nostra economia, ma anche spesso portatore di insicurezza e criminalità, non solo micro. Questi politici forse si sono dimenticati che le manifestazioni e le riunioni in Italia sono regolate dalla Costituzione, che ne garantisce il diritto fondamentale all’interno di una cornice democratica, sulla scia della libertà d’opinione sancita dall’Art. 17. Se ritengono poi che regolare l’immigrazione sia compito della politica, allora – verrebbe da dire – è il caso che facciano finalmente – e meglio – il loro lavoro. Noi cittadini intanto cercheremo di fare il nostro, nelle scelte elettorali ma anche e soprattutto nella vita reale di tutti i giorni. 

Autore: Luca Sticcotti

Gries e Bolzano, cento anni dopo: la fusione che cambiò la città

Giusto 100 anni fa la città di Bolzano assunse la forma territoriale che la caratterizza ancora oggi. Questo avvenne grazie all’unificazione con il comune di Gries, che fece seguito a quella di poco precedente con il comune di Dodiciville. Ne abbiamo parlato con lo storico Hannes Obermair.

Nel novembre 2025 è ricorso il centenario dell’inclusione di Gries — allora comune rurale con una forte vocazione agricola e meta di soggiorno climatico per la cura delle malattie polmonari — nel Comune di Bolzano. 
Si trattò di un passaggio amministrativo che segnò una svolta decisiva per lo sviluppo urbanistico e demografico del capoluogo altoatesino. 
Quella fusione, sancita in pieno periodo fascista, non fu soltanto un atto formale: aprì la strada al progetto della “Grande Bolzano”, ridisegnando equilibri, spazi e simboli della città. 
Per comprendere meglio quel momento storico e le sue conseguenze, abbiamo intervistato Hannes Obermair, senior researcher dell’Accademia Europea di Bolzano ed esperto di storia cittadina.

L’INTERVISTA

Professor Obermair, cosa accadde un secolo fa?

Proprio cento anni fa, tra il 1925 e il 1926, Gries veniva fusa con Bolzano con un atto del governo fascista. I tentativi di inglobamento erano però più antichi: risalgono già al periodo del sindaco Perathoner, molto conosciuto per la sua attività modernizzatrice. Allora non andarono a buon fine. Nel 1911 venne inglobata Dodiciville, ma Gries rimase fuori, anche per una sua resistenza a mantenere il proprio stato di comune rurale agricolo e di importante luogo di cura dell’ultimo impero austro-ungarico.

Quali erano i collegamenti tra le due realtà?

Il tram che allora esisteva collegava la stazione centrale di Bolzano — inserita nella rete ferroviaria dell’Impero austro-ungarico e collegata direttamente alla capitale Vienna — con il cuore di Gries, fino a piazza Gries e oltre. La stazione si chiamava peraltro Bozen-Gries, e già questo nome è quasi una spia della volontà di unire queste due realtà sociali ed economiche. Il tram rappresentava una sorta di spina dorsale del turismo di allora.

Come si arrivò formalmente alla fusione?

Ci fu un regio decreto del novembre 1925, controfirmato da Federzoni e Rocco, cioè dai grandi gerarchi fascisti, ed emanato da Vittorio Emanuele III. Decretava la fusione di Gries a Bolzano. Venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e seguì l’autoscioglimento del Consiglio comunale di Gries, che aveva sede nella casa Altmann in piazza Gries.

Cosa rappresentò politicamente questa decisione?

La logica profonda della fusione, decretata dall’alto e non voluta dalla Gries di allora, era creare lo spazio di espansione di cui la città di Bolzano aveva bisogno per arrivare all’estensione che vediamo oggi. Nella pianificazione del regime fascista, Bolzano doveva diventare una sorta di fiore all’occhiello della nuova provincia e doveva raddoppiare i suoi abitanti, cosa che fece nel volgere di pochi decenni.

È qui che nasce il progetto della “Grande Bolzano”?

Sì. Ogni centralità di quello che oggi è il centro storico doveva passare al di là del Talvera, attorno al Monumento alla Vittoria, che fungeva da volano di nuovi boulevard e assi magistrali: corso Italia, allora viale Giulio Cesare. L’architetto Marcello Piacentini fu la mente urbanistica e architettonica di questo disegno, mentre la mente politica era Mussolini. Ancora oggi questo impianto è leggibile negli edifici e nella disposizione urbanistica.

Che cosa ci insegna oggi questa vicenda?

Fa capire come in una storia regionale vi siano tracce di qualcosa di molto più grande. La storia della fusione tra Gries e Bolzano è il riflesso di decisioni e di un contesto molto più ampio, che è giusto ricostruire per comprendere in profondità ciò che è accaduto.

Autore: Till Antonio Mola

Coerenza – Competenza – Collaborazione

“A un certo momento della nostra esistenza, perdiamo il controllo della nostra vita, che comincia così ad essere regolata dal destino. Questa è la più grande menzogna della vita.” Con questa citazione di Paolo Coelho tratta da “L’alchimista”, “mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno” in Alto Adige ha dato il via a una delle sue prime campagne nel 2007 e da allora continua a distinguersi con progetti poco convenzionali.

Gli inizi 

Grazie alla collaborazione tra Ursula Goldmann Posch, Martina Ladurner ed Erika Laner, nell’estate del 2007 mamazone è stata fondata anche in Alto Adige. Nel 1999 Ursula Goldmann Posch, giornalista originaria di Bolzano, sulla base della sua esperienza personale come paziente con tumore al seno, ha fondato in Germania l’iniziativa delle pazienti con tumore al seno, che oggi conta oltre 2000 membri. La sua visione: le donne affette da carcinoma mammario, medici, ricercatrici e ricercatori scientifici devono unirsi con l’obiettivo di migliorare in modo decisivo le prospettive di vita e di sopravvivenza delle donne con cancro della mammella. Come sostenitrici di una migliore diagnosi e cura anche in Alto Adige, Erika Laner, lei stessa affetta da un tumore al seno diagnosticato per caso, Martina Ladurner, all’epoca deputata del Consiglio provinciale particolarmente impegnata nella salute delle donne, e Ursula Goldmann Posch, hanno avviato il progetto “transfrontaliero”.

Prendere in mano il proprio destino

Il via di “mamazone” (acronimo che sta per mammella e amazzone) è stato dato con una conferenza stampa il 1° ottobre 2007, accompagnata da una campagna pubblicitaria molto discussa, con la quale l’associazione ha lanciato un messaggio chiaro: il tumore al seno non fa distinzioni! 

Da allora, mamazone interviene con competenza e coerenza, con le più svariate iniziative, informando l’opinione pubblica sul tema attraverso diverse campagne di sensibilizzazione e incoraggiando le donne a prendere in mano il proprio destino. 

Una donna su otto 

Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne; una donna su otto ne è affetta. In Italia, all’anno, sono 55.000 le donne (ma ci sono anche ca. 500 uomini) che ricevono la diagnosi di tumore al seno, mentre in Alto Adige sono circa in 400. 

A livello mondiale il numero dei casi è in costante aumento. Allo stesso tempo, però, si è riusciti a ridurre la mortalità per cancro al seno. Ciò è possibile grazie a una diagnosi precoce dagli elevati standard qualitativi e al trattamento con farmaci antitumorali all’avanguardia, di nuovissima generazione. 

Mamazone Alto Adige rinnova quindi la richiesta di uno screening mammografico a livello provinciale per le donne a partire dai 40 anni in centri senologici certificati. Il fatto che sempre più donne giovani si trovino ad affrontare una diagnosi di cancro al seno sottolinea l’importanza di questa richiesta.

Mamazone pone inoltre l’accento su trattamenti e terapie conformi alle linee guida e su un’assistenza post-terapeutica individualizzata delle pazienti. L’associazione sostiene le donne con tumore al seno e promuove un approccio attivo, informato e autonomo da parte delle pazienti, e promuove l’approccio interdisciplinare garantito in centri senologici certificati. Inoltre, mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno si impegna affinché venga estesa la fascia di età dello screening mammografico fino a 75 anni.

Campagne di sensibilizzazione 

Mamazone lancia regolarmente campagne di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione sull’importanza di una corretta gestione della propria salute mammaria e invita tutte le donne ad avvalersi dell’offerta di screening, perché è l’unico modo per individuare e curare il tumore al seno in fase precoce. 

Queste campagne di sensibilizzazione vengono promosse mediante volantini, opuscoli, interventi radiofonici, televisivi e social media, nonché con iniziative come “Insieme contro il tumore al seno”, e la recente campagna di informazione “Check yourself – la diagnosi precoce ti salva la vita”, promossa su facebook e Instagram.

Diventare esperte

Con la conferenza sul tumore al seno DIPLOMPATIENTIN/PAZIENTE DIPLOMATA, fiore all’occhiello di mamazone, donne sane e malate ricevono una grande quantità di informazioni sul cancro al seno in forma compatta e comprensibile. Relatori di alto livello provenienti dall’Italia e dall’estero si danno appuntamento presso l’Eurac di Bolzano e riferiscono in un linguaggio alla portata delle pazienti sulle ultime scoperte scientifiche e sulle possibilità di trattamento, nonché sugli ultimi sviluppi e risultati nella diagnostica e nella terapia del carcinoma mammario. L’obiettivo di questa campagna di sensibilizzazione è quello di trasformare le donne da pazienti in cura a donne che si prendono cura del proprio seno, non trincerandosi dietro al tabu, diventando attive senza temere il camice bianco e non facendosi prendere dall’ansia, perché oggigiorno del tumore al seno non si deve più avere paura. Grazie a terapie individualizzate il tumore al seno infatti non è più una condanna di morte. 

Quest’anno siamo alla 19esima edizione della conferenza sul tumore al seno PAZIENTE DIPLOMATA che è in programma sabato 17 ottobre 2026 sempre all’Eurac di Bolzano. Alla conferenza è possibile parteciparvi sia in presenza che online. Per informazioni e il programma consultate il sito www.mamazone.it 

L’appello di mamazone – Donne e ricerca contro il tumore al seno è di non trincerarsi dietro al tabu e di prendere in mano il proprio destino perché la salute è nelle “TUE mani”! Se preso per tempo, in fase iniziale, il tumore al seno non deve fare paura perché oltre il 90% sopravvive alla diagnosi. “La diagnosi precoce è l’arma più efficace nella lotta contro il tumore al seno”, sostengono Erika Laner e Martina Ladurner, responsabili di mamazone in Alto Adige.

(inserzione pubblicitaria)

Più prevenzione e meno incidenti

Più ritiri di patente per l’uso del cellulare, ma meno per l’abuso di alcool. Più incidenti, ma meno feriti. Sono i dati del bilancio delle molteplici attività svolte dal Corpo della Polizia locale Merano –  Burgraviato nel corso del 2025. Si tratta di dati che sorprendono, sia in positivo che in negativo, ma che testimoniano anche una maggior presenza delle forze dell’ordine locali sul territorio.

Osservando i grafici ci si chiede che cosa possa essere successo  nell’arco di questi ultimi anni: i casi di guida in stato d’ebrezza si sono più che dimezzati dal 2019 a oggi, e dalle quasi 5.400 infrazioni per eccesso di velocità del 2022 si è passati a poco più di 250. “Sono risultati che confermano una maggiore presenza operativa della Polizia locale sul territorio, un progressivo aumento dei controlli nei luoghi più sensibili (scuole, parchi e centro città), l’impegno costante nella prevenzione, nel controllo della velocità e nel contrasto ai comportamenti pericolosi alla guida”, spiega la sindaca Katharina Zeller, a cui risponde il comandante della Polizia locale Merano – Burgraviato Alessandro De Paoli. “Nelle zone scolastiche – ha spiegato – sono stati effettuati 291 controlli (276 nel 2024), con 141 sanzioni complessive. Anche nei parchi pubblici si è registrato un forte incremento delle attività preventive: 847 controlli (663 nel 2024), con 2 sanzioni per violazioni del regolamento di Polizia urbana”.

Sicurezza stradale

“Nel 2025 abbiamo rilevato 389 incidenti stradali, in crescita rispetto al 2024 (368) e al 2023 (355). Tra questi non vi è stato  nessun incidente mortale, registrando una diminuzione rispetto agli anni precedenti (1 nel 2023 e nel 2024). Ci sono stati poi 134 incidenti con lesioni (dato stabile rispetto al 2024), 238 incidenti con soli danni e 5 incidenti che hanno coinvolto pedoni (dato in calo rispetto agli anni precedenti). La diminuzione degli infortuni gravi si accompagna all’aumento della presenza sul territorio e dei controlli mirati alla prevenzione”, ha sottolineato De Paoli.

Ritiri patente per uso del cellulare 

Nel 2025 sono stati registrati 119 ritiri di patente per violazioni gravi del Codice della Strada, 299 ritiri ai sensi dell’art. 173 (uso del cellulare alla guida), con oltre 6.978 punti patente decurtati complessivamente. “L’uso del cellulare alla guida – ha ribadito il comandante – continua a rappresentare una delle principali cause di distrazione: le violazioni accertate sono infatti più che raddoppiate rispetto al 2024.

Guida in stato di ebbrezza 

Nel corso dell’anno le violazioni per guida in stato di ebbrezza sono scese a 53 (erano 76 nel 2024), mentre le violazioni per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti sono aumentate a 7 (da 2 nel 2024).

Controlli velocità

Il numero di infrazioni accertate tramite autovelox e telelaser è diminuito drasticamente, passando da 1.336 nel 2024 a 261 nel 2025, anche soprattutto in conseguenza delle più recenti norme che hanno imposto regole più severe per l’utilizzo degli apparecchi autovelox nei centri urbani.

Attività sanzionatoria 

Nel 2025 sono state elevate 27.162 sanzioni, un dato in aumento rispetto alle 24.371 del 2024. Tra le principali tipologie: 10.063 sanzioni per sosta irregolare, 12.181 violazioni della Ztl, 1.296 violazioni per il mancato rispetto di semafori e segnaletica, 309 sanzioni per uso del cellulare alla guida, 69 violazioni in materia assicurativa.

Veicoli rimossi o sequestrati 

Nel 2025 sono stati rimossi 936 veicoli per sosta irregolare, mentre sono stati effettuati 27 fermi amministrativi, 55 sequestri amministrativi e 2 sequestri penali. Inoltre sono stati recuperati 3 veicoli oggetto di furto e rimossi 47 veicoli abbandonati (un dato, questo, in forte aumento).

Polizia giudiziaria

L’attività di Polizia giudiziaria conferma un impegno costante: 87 informative all’Autorità Giudiziaria, 3 persone arrestate, 49 sequestri per stupefacenti, 569 atti delegati dall’Autorità Giudiziaria, 75 denunce di smarrimento documenti, 314 accertamenti anagrafici.

Autore: Luca Masiello

Tutta la comunità unita per il trasloco dell’asilo

Quando si parla di trasloco si pensa quasi sempre a fatica, costi e stress. A Vadena, invece, il trasferimento delle scuole dell’infanzia, per quanto abbia richiesto impegno, si è trasformato anche in un momento di festa e di convivialità, in grado di unire le comunità italiana e tedesca in un grande gesto collettivo di collaborazione.

Erano le 8 del mattino di un sabato quando la comunità di Vadena si è rimboccata le maniche per contribuire a svuotare gli spazi all’ultimo piano del Municipio e dell’edificio vicino, che negli ultimi due anni e mezzo hanno ospitato in via del tutto provvisoria le attività didattiche delle scuole dell’infanzia italiana e tedesca. 

Genitori dei bambini iscritti, cittadini senza figli a scuola, amministratori e persino qualche alunno hanno deciso di partecipare per dare una mano. Sono servite circa un paio d’ore di dedizione senza sosta dedicate al trasloco degli arredi, per spostare scatoloni, il materiale didattico e pure i giochi. 

Un aiuto da tutti, anche dai più piccoli

Qualche bambino ha partecipato entusiasta, trasportando piccoli pacchi e rotoli di carta, sentendosi in questo modo parte attiva di un momento importante per la propria scuola. Accanto ai volontari c’erano anche la vicesindaco Martine Parise e gli assessori Mario Grenga e Josef Untersalmberger, assieme alla coordinatrice Ornella Simoncelli e alla dirigente Roberta Lubiato. 

“Abbiamo avuto a disposizione anche dei mezzi agricoli – racconta la vicesindaco -. Alcuni contadini ci hanno supportato guidando i trattori con i rimorchi carichi di tutto il necessario: mobilio, scatole, materiali, giochi. È stata un’immagine bellissima. Grazie di cuore a chi è riuscito ad esserci. Ogni gesto è stato importante e soprattutto prezioso. È stata una bellissima dimostrazione di amore per la comunità”. 

E in effetti la giornata ha assunto ben presto il tono di un momento conviviale. Una volta concluso il tutto, i presenti si sono fermati per una merenda improvvisata “sul carro” alla quale ognuno aveva portato qualcosa, una thermos di caffè, dei dolcetti. “Oltre ad essere stato un lavoro è stato un momento di gioia – commenta Parise -. Abbiamo finito il trasloco e poi siamo rimasti altre due ore a chiacchierare. In un mondo dove ci sono sempre più regole, quest’attività è stata spontanea, volontaria, partecipata. E questo è il bello, ci racconta queste realtà sono ancora possibili.” 

Un aspetto significativo è stata la partecipazione congiunta delle due realtà linguistiche del paese. “Tutti i volontari erano insieme, sia della scuola tedesca sia di quella italiana, senza divisioni. Ci tengo a sottolineare che, come amministrazione, cerchiamo di comunicare positività e unione, perché questo clima poi si riversa sul paese”, continua la vicesindaca Parise.

Di nuovo fra i banchi dopo una passeggiata

Il ritorno tra i banchi risale allo scorso lunedì 9 febbraio, quando bambini e insegnanti hanno raggiunto la nuova scuola con una passeggiata simbolica, culminata nel taglio del nastro affidato proprio ai più piccoli, tra palloncini e sorrisi. 

Per l’inaugurazione ufficiale, però, pare che bisognerà attendere ancora un po’, si stima in primavera quando verranno completate la mensa e la microstruttura Kita, strutture che garantiranno ulteriori spazi e servizi. La nuova scuola rappresenta però anche un traguardo atteso da anni. “Le nascite sono aumentate e con esse la richiesta di posti. Adesso la struttura può contare anche su un’ulteriore piano rialzato” spiega Martine Parise, ricordando un risultato divenuto possibile per merito dei fondi Pnrr, che hanno concesso di approntare un intervento atteso e assai necessario per restituire ai propri giovanissimi concittadini, finalmente, una struttura moderna e più ampia”.

Autore: Daniele Bebber