Fabio Concato, il “Musico ambulante”

Teatro Puccini pieno a Merano, per il concerto di Fabio Concato svoltosi lo scorso 15 Novembre. Un ritorno per un cantautore che ha scritto alcuni dei brani più poetici degli anni Settanta e Ottanta.

Lo incontriamo nel camerino del Teatro Puccini, a Merano, dopo un brevissimo sound check con il suo collaudatissimo gruppo. Giusto un accenno ad un paio di brani per verificare i livelli del suono: dopo centinaia di repliche in giro per tutta l’Italia, l’affiatamento e tale per cui non serve proprio di più. È Fabio Concato, il “Musico ambulante” come egli stesso si è descritto e che è anche il titolo dell’ultima fatica in sala d’incisione prima di tramutarla in una serie ormai infinita di concerti che hanno riempito le sale dal Nord al Sud della Penisola.

Fabio, quando è cominciata la tua avventura canora?

A dire il vero prima di dedicarmi alla musica attorno al 1977, avevo già esordito in pubblico con un trio di “cabarettari” che era considerato molto in gamba, almeno così dicevano i nostri colleghi dell’epoca e il pubblico che veniva a sentirci.

Ma le radici sono nel jazz la cui impronta si percepisce chiaramente nella tua produzione…

Forzatamente direi perché quella era la musica che si sentiva a casa mia alla fine degli anni Cinquanta. C’erano dei pezzi bellissimi che mio padre ascoltava e suonava tutti. Io sono cresciuto in quell’atmosfera. Erano gli anni di Natalino Otto che ai più non dirà nulla oggi, ma è stato un gigante della sua epoca. 

Attribuendoti il Premio Tenco hanno detto che negli anni Trenta c’era il filone dell’allegria e che Concato negli anni Settanta e Ottanta ne è stato la versione aggiornata. È una definizione che condividi?

Ricordo che quando me la diedero come motivazione rimasi un po’ sorpreso ma poi devo dire che è stato esattamente così. Io facevo delle cose che erano un po’ particolari, anche se poi ho cambiato leggermente strada, ma potevo in effetti essere un Natalino Otto della mia epoca.

“Musico Ambulante” nasce nel 2021. Un ritorno per un Fabio Concato che era rimasto un po’ nascosto?

Si devo dire di si. La storia è abbastanza curiosa. Quel lavoro non era nato per diventare un disco. Era semplicemente un mio desiderio di tornare in sala d’incisione per una versione aggiornata e più acustica, quasi solo voce e chitarra, dei miei brani. Ma era una cosa che io volevo solamente mettere vicino alla mia discografia, solo per me, per il piacere di averla. Poi riascoltandola, quasi casualmente, alcuni amici mi hanno detto, ma perché devi tenertela solo per te? E così ci ho ripensato.

Stai riempiendo i teatri nazionali da tre anni a questa parte. Che effetto ti fa?

Molto bello, direi ed è una cosa che non mi aspettavo. Dipende molto anche dal mio management che sa fare una promozione con gli strumenti moderni dei social dove “smanettano” per bene facendo quelle cose che bisogna fare se vuoi avere un minimo di seguito ai giorni nostri. 

Forse non solo i social, ma anche il segno che tu hai lasciato nel panorama musicale italiano…

Si, sì, certamente non voglio piangermi addosso né sminuire quello che è stato. è sicuramente anche questo.

La tua “M’innamoro davvero” è colonna sonora del bellissimo film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi”. Come è nata questa collaborazione?

Non me l’aspettavo proprio. È arrivata la richiesta ed è chiaro che il mio è stato subito un sì. Non immaginavo di entrare a far parte di una colonna sonora per un film importantissimo. Appena la intono nei teatri, tutti subito sussurrano “questa è quella del film” ed è fantastico.

Autore: Enzo Coco

L’arte all’ombra del campanile

Quando il divertimento si coniuga con l’arte e la cultura, l’evento dispone di una marcia in più, quella in cui confidano l’Associazione culturale “Lasecondaluna”, il Comune di Vadena e alcune associazioni locali,  che hanno organizzato la prima edizione dell’evento culturale “Aspettando il Natale a Vadena”, che si terrà nella frazione Birti.

Piuttosto ricco il programma messo in campo, e i promotori non fanno mistero nell’affermare che “l’idea generale è quella di approfittare del periodo natalizio e dell’attenzione che in questo periodo viene riservata ai mercatini di artigianato per offrire ai cittadini l’occasione di entrare in contatto con opere e installazioni artistiche”. 

Si inizia sabato 2 dicembre dalle 10.30 con l’apertura del mercatino dell’arte e dell’artigiano, uno di libri e diversi stand con specialità gastronomiche e brulé caldo nella zona di fronte al campanile della piccola frazione. “Si tratta di un punto strategico importante: è strettamente legato alla storia del paese”, affermano i promotori. 

Sabato e domenica alle ore 17 il campanile fungerà infatti da schermo per la mostra del ciclopico atlante “Theatrum De Fabrica Mundi” scritto ed illustrato dall’artista Lukas Zanotti. L’evento sarà occasione per una “passeggiata geografica”, reale e spirituale, nei luoghi immaginari e non-luoghi inventati e fabbricati dall’artista. L’evento espositivo funge anche da pretesto per una più amplia riflessione sul significato e l’utilizzo nella storia di una disciplina come quella della Geografia. Per il pubblico che visiterà l’esposizione nella mattina di domenica 3 dicembre dalle ore 10.30 alle ore 11 l’artista realizzerà una performance musicale dal vivo.

Alle 18.30, sempre la facciata della torre campanaria ospiterà la videoarte “Domestic Universe”, realizzata di Mike Fedrizzi. 

A chiudere la giornata, fino alle 21, ci sarà la musica dal vivo dei “Radioswing” con Lorenzo Barzon (violino), Enrico Lombardi e Mike Ometto (chitarra) e Roberto Dellantonio (basso).

Domenica mattina, alle ore 11, si esibirà il duo “Birgit&Friends”, con Birgit Laimer (voce e pianoforte) e Alessandro Fabris (basso).

“Questi due giorni rappresentano un’occasione di incontro e socialità per i cittadini – confidano gli organizzatori -. Soprattutto, offrono loro la possibilità di diventare fruitori di creazioni artistiche, che, forse, in un differente contesto non avrebbero avuto l’occasione di vedere”.

Autore: Daniele Bebber

Un gruppo Facebook per regalare oggetti e solidarietà

Compie due mesi di vita il 19 novembre il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo – Laives e dintorni”, nato quasi per caso per svuotare un garage e oggi piazza virtuale per ridare vita agli oggetti in disuso, ma anche dare un aiuto a chi non può permettersi il superfluo.

Avere due figli, si sa, presuppone una miriade di cose – dalla carrozzina al seggiolone, dai vestitini alla culla: tutti oggetti che riponiamo quasi sempre in buono stato in attesa di sapere     ma che, poi, rimangono a languire per anni in soffitte e cantine finché non possiamo più rimandare la decisione di liberarcene. 

Stessa cosa avviene, nell’epoca del consumismo portato all’estremo dalle piattaforme online del low-cost, con quasi qualunque altro oggetto di uso quotidiano. 

In soli due mesi già duemila iscritti

Due mesi fa, il 19 settembre, quando al rientro dalle ferie estive il riavvio della routine quotidiana incombe, la necessità strettamente pratica di far posto in un garage oberato di oggetti per bambini ormai cresciuti dà vita a qualcosa che sembra inizialmente niente più che – appunto – un modo facile e veloce per far posto: nasce così il gruppo Facebook “Se vieni a prenderlo te lo regalo. Laives e dintorni”. Ma ad oggi, in appena due mesi di attività, la rete di scambio si è estesa al comune di Bolzano e oltre.

Presupposto principale e necessario è quello di incaricarsi personalmente del ritiro nei luoghi, tempi e modi più consoni a chi regala. 

L’idea è venuta a una mamma

Un piccolo disturbo, in fondo.

A creare il gruppo, una mamma di due bambini, pasticcera di origine albanese da tanti anni in Italia, stabilitasi ormai da cinque anni nel comune di Laives, Brjseida Begaj. 

È lei a raccontare di come l’idea del gruppo, che conta già quasi 2000 iscritti, sia nata molto in piccolo con un passaparola tra parenti, amici e conoscenti.

Neppure lei si immaginava che nel giro di pochissimo questo ruscello si trasformasse in un fiume di iscrizioni, tanto da costringerla a dover regolamentare l’uso del gruppo per permettere a tutti gli iscritti di ricevere prima o poi qualcosa e cercare di evitare le furberie, come infatti racconta, “è capitato di ricevere delle segnalazioni di persone che, una volta ricevuto qualcosa in regalo, lo rimettevano nel circolo della rete cercando di guadagnarci qualcosa. In questo caso, dopo tre segnalazioni, la persona viene bannata dal gruppo”. 

Un aiuto (anonimo) per chi non se la passa bene

Ma non è del lato negativo che vogliamo far parlare, poiché questo gruppo sta nel tempo permettendo non solo a chi regala di disfarsi di qualcosa che non utilizza più, ma comunque in buone condizioni, ma anche l’orgoglio e la soddisfazione di aver spesso aiutato qualcuno in difficoltà. Infatti, non solo chi regala ha diritto di scegliere liberamente a chi donare tra gli interessati, magari spartendo il “bottino” tra più persone, ma è possibile anche richiedere in privato all’amministratrice qualcosa di cui si ha bisogno o lasciare un messaggio in anonimo. 

In questo modo, persone che hanno difficoltà economiche possono essere messe in contatto con chi offre ciò di cui hanno bisogno, garantendo loro la privacy necessaria. Allo stesso modo, anche chi offre in regalo può – se lo desidera – rimanere anonimo. Come si sa, la beneficenza va spesso di pari passo con l’anonimato… Di ogni genere sono gli oggetti protagonisti della donazione: si va dall’abbigliamento alle suppellettili da cucina, dai giocattoli al mobilio. 

Quando i social  educano all’altruismo 

“Quando la mia figlia maggiore ha saputo che regalavo le sue vecchie cose è rimasta entusiasta – racconta Brjseida – anche perché attraverso il gruppo è stato possibile aiutare le sue maestre a trovare materiali utili per le attività scolastiche. 

Una mamma ha raccontato che il figlio non era contento di regalare un indumento che non utilizzava più, ma quando ha saputo la gioia della bambina che lo ha ricevuto, ha subito cambiato idea”: decisamente un bel modo per insegnare l’altruismo anche ai bambini.

Una mano concreta da “sos laives”

Ad aiutare Brisejda nella promozione della sua iniziativa c’è anche il gruppo Facebook “Sos Laives”, amministrato da Giancarlo Schiavon, presidente della Don Bosco e vero deus ex machina dell’attività sociale e di volontariato nel comune e oltre. 

Il suo supporto e quello di altri potrebbe, in futuro spera Brisejde, far da leva a una iniziativa di incontro non più virtuale ma reale tra le persone appartenenti al gruppo. Insomma, non solo un modo molto social di aiutarsi – cosa in cui la comunità laivesotta è maestra – ma anche una maniera per trasportare il virtuale nella realtà, per fare comunità e aiutarsi tra membri della stessa.

Autrice: Raffaella Trimarchi

Ecco i giovani scienziati di Eureka 2023

Nel suggestivo scenario del Castel Mareccio, sabato 11 novembre, si è svolta la premiazione del concorso “Eureka”. Questo evento ha offerto una piattaforma per le menti giovani e creative, premiando idee e invenzioni scientifiche presentate da ragazze e ragazzi. I numeri record di tre anni di Eureka e Mille Una Scienza dimostrano in sostanza che le famiglie e i giovani dell’Alto Adige sono molto interessati alle scienze e che l’alleanza tra politiche giovani, ricerca, università, scuola e altre realtà, possono davvero dare grandi risultati.

Il concorso “Eureka” ha contemplato due categorie di partecipanti suddivise in base all’età: la prima categoria, destinata ai giovani tra gli 8 e i 12 anni, e la seconda categoria, per i giovani tra i 13 e i 18 anni. Le proposte potevano riguardare invenzioni, opere d’arte o video della durata massima di 5 minuti, incentrati sul tema dello spazio e della sua esplorazione. Gli aspiranti partecipanti avevano la possibilità di concorrere sia come singoli che in gruppo.

In tre anni di premio sono centinaia le ragazze e i ragazzi che fra gli 8 e i 18 anni hanno partecipato al premio con le proprie invenzioni confermando la partecipazione positiva delle nuove generazioni al tema delle scienze e della tecnologia.

Fra le idee di quest’anno hanno vinto nella categoria dei più giovani “Ascoltando lo spazio” di Gea Capisani che riproduce l’esperienza di trovarsi nello spazio grazie a cartone e colori e nella categoria dei più grandi il video trilingue “Caccia alla supernova” di Alex Pardew e Noah Knapp che spiegano in un video di 5 minuti come sono riusciti a vedere una supernova con un telescopio.

L’evento ha visto l’assegnazione dei premi alle menti più brillanti e creative, con riconoscimenti speciali per chi si è distinto. Questo è solo un esempio dell’impegno dell’Ufficio Politiche giovanili della provincia di Bolzano nell’ambito delle scienze e delle tecnologie. In un’epoca in cui la tecnologia e il digitale permeano sempre di più la nostra quotidianità, è essenziale riflettere, insieme agli attori principali di questo cambiamento, sul potenziale delle nuove tecnologie e riconoscere coloro che si dedicano con passione e determinazione all’approfondimento e alla riflessione su questi temi.

Il progetto “Mille e Una Scienza”, come “Eureka”, è finanziato dall’Ufficio Politiche giovanili e mira a mettere in luce i giovani del territorio per i quali la scienza rappresenta un elemento cruciale della loro vita. Questo evento è realizzato grazie alla collaborazione con Arciragazzi Bolzano e una rete di partner, tra cui l’Ufficio Ricerca scientifica della Provincia di Bolzano, l’Intendenza scolastica italiana e la Libera Università di Bolzano.

Un’altra iniziativa in questa direzione è “GameGround”, un progetto di BeYoung finanziato dall’Ufficio Politiche giovanili, che da tre anni porta il mondo dei videogiochi nell’Alto Adige. Quest’anno, in particolare, il progetto ha dedicato uno spazio significativo al tema del lavoro, offrendo ai giovani appassionati l’opportunità di mettersi alla prova nel creare un videogioco partendo da zero.

Vista l’importanza del tema e la positiva risposta del territorio, l’Ufficio Politiche giovanili desidera creare un gruppo di giovani interessati a esplorare le possibilità offerte dal territorio per promuovere le passioni legate al mondo della tecnologia, del digitale e del gaming. Coloro che fossero interessati a partecipare possono contattare il collaboratore dell’Ufficio, Fabio Raffaelli, all’indirizzo e-mail fabio.raffaelli@provincia.bz.it o chiamare il numero 0471 411286.

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Pedibus: educativo ed ecologico

È un vero e proprio “autobus a piedi” e così come in un mezzo di trasporto su gomma c’è bisogno di un autista, linee di percorso, fermate, passeggeri e orari prestabiliti. Proprio in questo modo funziona anche il Pedibus, un’alternativa sicura ed ecologica per l’accompagnamento dei bambini e delle bambine a scuola tutte le mattine. Si tratta di un progetto che anno dopo anno si sta rivelando sempre più un successo. 

Si tratta di un servizio gratuito messo a disposizione per le famiglie che ne fanno richiesta ed è rivolto agli alunni e alle alunne delle scuole elementari italiane e tedesche. Gli scolari vengono accompagnati e assistiti da nonni vigili appositamente formati, così da rendere il servizio oltre che sicuro anche di qualità.
Pino Viti è il coordinatore del progetto ormai da dieci anni e si occupa dell’intera organizzazione e del coordinamento degli attuali 55 nonni vigili volontari attivi in città.

Signor Viti, quali sono i vantaggi del Pedibus?
Sicuramente ridurre il traffico nelle vicinanze delle scuole, aumentare la sicurezza stradale, proteggere l’ambiente e sviluppare le competenze sociali dei bambini e la loro autonomia. Ma soprattutto l’aspetto più importante è quello di offrire ai bambini la possibilità di percorrere la via verso scuola in compagnia dei loro coetanei, divertendosi e al tempo stesso conoscendo meglio la città e imparando il codice della strada. 
Tutti collaborano e i bambini più grandi aiutano i più piccoli e vengono così responsabilizzati, creando un ottimo lavoro di squadra. 
Da quest’anno inoltre, siamo riusciti ad includere anche alcuni bambini con disabilità: una soddisfazione di cui andiamo molto fieri e che sta riscontrando un grande successo. 

Si tratta di un servizio di volontariato, anche se ogni nonno vigile riceve un piccolo compenso. Quali sono gli aspetti più belli nell’accompagnare i bimbi a scuola?
Il gruppo. I bambini che parlano, discutono, raccontano che materie hanno durante la giornata o della partita di calcio che hanno giocato il giorno prima. E intanto camminano, attività oggi non comune a tutti. 
Le maestre mi hanno detto che vedono subito la differenza tra i bambini che arrivano col Pedibus e quelli che smontano dalla macchina davanti a scuola: di prima mattina i nostri bambini sono molto più svegli e attivi, pronti per affrontare brillantemente la giornata.

Attualmente i nonni vigili impiegati in questo servizio sono 14.  Potrebbe essere utile avere altri volontari per migliorare la rete e ampliare le linee?
Sì, certamente. Il mio obiettivo è proprio quello di raggiungere almeno altre due zone della città: il quartiere di Santa Maria Assunta e la zona di Maia Alta. Mancano però i nonni vigili disponibili e sicuramente riuscire ad aumentare il gruppo dei volontari sarà una sfida importante per il prossimo periodo. 

Chi può diventare nonno vigile? E come si fa?
Non è particolarmente difficile, anzi: chiunque che sia nel range di età tra i cinquanta e gli ottant’anni e sia pensionato può fare richiesta presso il comando della Polizia locale del Comune di Merano. 
È necessario essere dotati di un certificato medico e dopo aver superato un semplice colloquio di selezione con me, si diventa idonei, si frequenta il corso della sicurezza e infine viene assegnata la linea di servizio sulla quale si opererà.

Il Pedibus può regalare anche grandi soddisfazioni e a testimoniarlo è la nonna vigile Maria Cristina Boninsegna. 

Signora Boninsegna, qual è il riscontro delle famiglie che riceve ogni giorno?
Questo servizio sicuramente alleggerisce le incombenze dei genitori, permettendo loro di risparmiare tempo e denaro. È un’attività preziosa offerta dal Comune di Merano gratuitamente e sono felice di prenderne parte perché ogni giorno oltre che mantenermi in forma passeggiando per le strade della mia città, lo faccio in ottima compagnia. I bambini mi chiamano “nonna”, mi prendono per mano e condividono con me le loro storie e avventure. È sempre un piacere rivederli e scambiare quattro chiacchiere con loro: un ottimo inizio di giornata! 

A chi si devono rivolgere le famiglie per fare la richiesta d’iscrizione al Pedibus?
Ci si deve rivolgere ai vigili del Comune di Merano oppure compilare direttamente il modulo scaricabile dal sito del comune e inviarlo per mail all’indirizzo raphaela.hafner@oekoinstitut.it. Le richieste vengono prese in considerazione dall’Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige di Bolzano e dirette nella fase successiva dal coordinatore Pino Viti di Merano. 

Autrice: Chiara Caobelli

Pedagogia e pallone

Luca Vanin, 31 anni è insegnante di scienze umane al liceo Gandhi di Merano. Collabora con l’Upad in diversi progetti educativi sul territorio, è un pedagogista presso un asilo nido e offre consulenze per bambini, ragazzi, genitori e famiglie. Oltre al suo ruolo nel mondo dell’educazione, Luca è un portiere in una squadra di calcetto e le sue gioie più grandi sono i suoi bimbi: Riccardo e Leonardo. 

Il tratto principale del mio carattere.

La pazienza.

Il mio principale difetto. 

Fatico a dire di no.

L’incontro che mi ha cambiato la vita.

Quello con mia moglie, scontato, ma vero.

La mia gioia più grande.

La nascita dei miei figli.

Da bambino sognavo di diventare…

Un calciatore.

Non sopporto…

Le persone egoiste.

La volta in cui sono stato più felice.

Il mio primo giorno da insegnante.

E più infelice…

La perdita dei miei nonni.

La qualità preferita in un uomo.

La gentilezza.

… e in una donna.

Anche.

Dico bugie solo…

Quando non voglio ferire eccessivamente.

La mia paura maggiore.

Rimanere solo.

Il mio cantante preferito.

Eminem.

Il pittore che amo.

Amedeo Modigliani.

L’oggetto a cui sono più legato.

La porta da calcio, faccio il portiere.

Mi sono sentito orgoglioso…

Quando mi sono laureato.

Il mio piatto preferito.

La carbonara.

Dove mi vedo tra dieci anni. 

A casa con i miei figli.

Il paese dove vorrei vivere.

Sto bene qui.

La persona che ammiro di più.

Sono due: mio padre e mia madre.

La mia occupazione preferita. 

Insegnare.

Il mio primo ricordo… 

Il secondo giorno di elementari in cui mio fratello scappò dalla scuola.
Nel mio frigo non manca mai…

Lo speck.

L’ultima volta che ho perso la calma…

Ieri sera. A casa quando sono stanco a volte capita.

Un sogno nel cassetto.

Vivere in una casa con un giardino.

L’errore che non rifarei.

Essere uno studente ansioso.

Del mio aspetto non mi piace…

Ormai mi sono accettato.

La persona che invidio più di tutti.

Non mi piace invidiare, ma prendere spunto.

Autrice: Chiara Caobelli

Anna Ferigo: il particolare e l’incanto

Quella di Anna è una storia di passioni brucianti che si sviluppano inanellate l’una nell’altra, dipendenti e capaci di sostanziarsi reciprocamente. Il design, la grafica, la fotografia, l’arte, l’architettura. Da fruitrice e da fotografa ella si misura costantemente con la creatività di cui si circonda tanto nei rapporti amicali che negli oggetti che arredano la sua casa o che indossa. Anna Ferigo è nata a Merano, dove vive e lavora. 

Il suo luogo di lavoro si trasforma spesso in un salotto d’incontro per artisti, fotografi e creativi. 

Adora viaggiare e fotografare, ama visitare i musei e trarne ispirazione.

 Le sue fotografie parlano di ciò che vede, di ciò che in un battito di palpebre ha colto e cercato di fermare. Sono scatti che narrano i suoi gusti, la sua sensibilità, ciò che le riempie gli occhi e i pensieri. 

Le fotografie non sono per lei certo un mezzo per mettersi in scena, anzi:  sono semplicemente un suo bisogno personale. 

Parigi, Berlino, Amsterdam, Marrakech, città dal fascino differente, non sovrapponibile, non confondibile, ma da assaporare fino in fondo, carpendone l’essenza, l’atmosfera, gli afrori, le tonalità. Palazzi, vicoli, mercati, volti, piedi: sono le piccole tessere di un puzzle minuzioso. 

A Merano sono gli artisti di strada ad ammaliarla: i volti truccati, i travestimenti, le movenze, i balzi, le danze, la fatica, il sudore, la stanchezza. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Un fiume di eventi contro la violenza

È dal dicembre 1999 che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito “La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne” e ha designato il 25 novembre come data per la ricorrenza. Lo scopo di questa giornata è quello di sensibilizzare in ogni nazione l’opinione pubblica sulla gravità e le proporzioni che questo problema ha assunto. Esso prende vita in numerose forme della violenza e si esplica in modo trasversale a tutte le classi sociali, a tutti i livelli di alfabetizzazione e di istruzione e a tutte le latitudini del mondo. 

La data scelta dà inizio a sedici importantissimi giorni, i “16 giorni di attivismo sulla violenza di genere” che precedono la Giornata Mondiale dei Diritti Umani che ha luogo il 10 dicembre di ogni anno. Questo periodo comprende una serie di altre date di grande rilevanza come il 29 novembre, il Women Human Rights Defenders Day (Whrd), il 1º dicembre, la Giornata mondiale contro l’Aids e il 6 dicembre, anniversario del massacro del Politecnico di Montréal, quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler “combattere il femminismo”. 

“Orange the world”

Il colore arancione è utilizzato come colore di identificazione della campagna, ogni anno concentrata su un tema particolare e che dal 2014 ha assunto come slogan “Orange the World”.
Il service club Soroptimist international Merania, il gruppo di donne cioè che opera per le donne, le ragazze e le bambini a livello internazionale, nazionale e locale, aderisce all’intera iniziativa “Orange the world” con un ricco programma. Dal 25 novembre al 10 dicembre viene allestito il “Posto occupato” in numerosi luoghi pubblici come teatro, cinema, impianti sportivi, biblioteca e biblioteche scolastiche.

Una scrittrice in classe

In collaborazione con i licei di lingua tedesca di Merano “Gymme”, è invitata la scrittrice meranese Romina Casagrande a leggere alcuni stralci d’argomento e tratti dalla sua produzione letteraria.
In collaborazione il Comando dei Carabinieri, dove il Soroptimist meranese ha già creato anni or sono “La stanza tutta per sé” dove poter accogliere in un ambiente protetto e confortevole le donne che desiderino denunciare abusi e violenze, e che ha già donato la valigetta “Kit”per le registrazioni audio e video per le denunce in ospedale o altri luoghi, per i 16 giorni verrà illuminata di rosso la caserma.

Uno scaffale per le donne

In collaborazione con la Biblioteca civica di Merano, il 25 novembre alle ore 11 sarà inaugurato “Uno scaffale tutto per sé”. Lo scaffale dipinto di arancione mostrerà libri dalle tematiche femminili, altri scritti da donne. Ogni anno si sceglierà un diverso tema e lo scaffale ospiterà nuovi volumi. Il Soroptimist Club Merania si augura che lo scaffale diventi un punto di informazioni per gli studenti ma anche per i cittadini meranesi.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Walter Bonatti in mostra alla Civica

C’è tempo fino al 7 gennaio per visitare la mostra “Walter Bonatti, stati di grazia. Un’avventura ai confini dell’uomo”. Organizzata dal Museo Nazionale della Montagna di Torino, la mostra è stata fortemente voluta dal Cai di Bolzano, che, grazie al Comune che ha concesso il patrocinio, ha ottenuto gli spazi della centralissima Galleria Civica.

L’esposizione è un’avventura ai confini dell’uomo dedicata a Walter Bonatti, alpinista ed esploratore, che ha saputo andare alla scoperta non solo della montagna e del mondo, ma soprattutto di se stesso, attirato dal senso di avventura e dai viaggi nell’ignoto che portano a confrontarsi con il sé.

Perché portare una mostra su Walter Bonatti a Bolzano?
Maurizio Veronese, presidente del CAI Bolzano – Il capoluogo aveva già risposto molto bene diversi anni nel 2005 fa quando Bonatti era venuto in città per la mostra “Fermare le emozioni”, sempre alla Galleria Civica, e ad una successiva conferenza all’Auditorium Roen. 
Io ho visto questa mostra a Torino due anni fa, me ne sono innamorato, e ho lavorato affinché Bolzano potesse godere di questa cosa.

Daniela Berta, Lei è la direttrice del Museo Nazionale della Montagna. Perché avete scelto Bolzano per questa mostra?
Daniela Berta – Abbiamo trovato qui a Bolzano una forte affezione per la figura di Walter Bonatti e lo sforzo del Cai Bolzano, e anche la disponibilità degli spazi da parte della città ci ha consentito di proporre un adattamento di questa esposizione. Qui a Bolzano c’è molta  attenzione per i temi che riguardano le terre alte e sicuramente la presenza di Reinhold Messner, anche il suo legame personale con Bonatti, è un elemento che può contribuire a incrementare l’interesse per un’esposizione, attraverso la quale vogliamo raccontare l’approccio di Bonatti all’avventura verticale e all’avventura orizzontale.

Un grande tema di questa mostra sono le sue esplorazioni… 
Non volevamo  appiattire la figura di Bonatti sulla sua attività alpinistica, pur essendo noi un museo della montagna, perché leggendo i suoi scritti, ascoltando le sue interviste, lavorando sul suo archivio, è emerso quanto fossero per lui parimenti importanti anche le esplorazioni nelle terre all’epoca non ancora conosciute, che oggi invece lo sono.

Autore: Till Antonio Mola

Le bambole di ceramica di Nonna Lelli

Nonna Lelli e le bambole di ceramica. Con la “pasta” giusta, la passione può durare per sempre.

Anna ed Elisa intervistano Nonna Lelli, chiedendole di svelare i segreti delle sue bamboline di ceramica.

Anna – Come è iniziata la tua passione per le bamboline?
Questa avventura è iniziata nel ‘98, parecchi anni fa su insistenza di una mia amica che voleva assolutamente insegnarmi a fare le bamboline e io non volevo imparare perché pensavo di non essere all’altezza. Poi finalmente mi sono decisa e ho iniziato. E da lì è partita la passione, un passatempo, un hobby a cui dedico le mie ore libere. Ho iniziato con la pasta di sale. Per diversi anni ho prodotto questi oggetti con la pasta di sale, però la pasta di sale a un certo punto si rovina, si deteriora, non è per sempre. E così, cercando informazioni qua e là, ho captato suggerimenti diversi. Ho appreso delle nozioni per riuscire a produrre degli oggetti con la porcellana fredda, una tecnica non così facile come quella della pasta di sale.

Elisa – E quindi ha una casa piena di bamboline?
Sì. Ne ho, poi le faccio anche da appendere, non solo da tavolo. Sperimento tante tipologie di bamboline.

Elisa – Le prepara ogni settimana?
No, d’estate un po’ meno perché fa caldo, oppure me ne occupo di sera. Anche quando lavoravo, le facevo di sera e mi servivano a rilassarmi. Veramente non avrei mai immaginato che sarebbe diventata un’attività così gratificante.

Elisa – Quindi è felice di aver imparato da questa amica?
Sì sì sì. E sono l’unica di cinque amiche che ha continuato. Ci si trovava ogni tanto per passare così il tempo insieme.

Elisa – E ha un posto preferito, diciamo in casa, dove lavorare alle bamboline?
Sì, è una stanza che era dei miei figli, una stanzetta tutta per me e così lascio tutto lì. Prima lavoravo in soggiorno però ogni volta dovevo pulire, togliere tutto, invece adesso ho il tavolo tutto per me e la stanza è diventata il mio laboratorio. 

Elisa – E si è ispirata a qualcosa in particolare quando creava queste bamboline? O è tutta fantasia?
No, ho dei libri. Però diciamo che quando ho la base dopo vado a fantasia. Cioè lavoro secondo quello che al momento mi viene in mente.

Anna – Potremmo fare anche un’ esposizione…
Se vuoi, puoi portarne alcune con te. Si può fare senz’altro, basta avere un tavolino, tanto sono là. E poi, sai, non è che ho smesso, ne farò ancora. Perché è un passatempo. Ecco, questa è la mia storia. Non immaginavo, diventa davvero una cosa che ti prende.

Elisa – Quanto tempo ci vuole per fare una bambolina?
Un’ora e mezza, circa. Per quelle in piedi impiego meno perché il vestito è di stoffa, le altre vanno anche dipinte e ci si mette di più, circa due ore. 

Elisa: Qual è il procedimento ? Come avviene la creazione?
Per fare l’impasto della porcellana fredda ci vuole la colla vinilica, la farina di maizena, la Nivea, l’olio di glicerina e un po’ d’acqua. Si mette in padella e si cuoce sul fuoco: quando si addensa si deve togliere subito dal fuoco perché l’impasto rischia di diventare troppo duro, poi la manipolo finché diventa elastica e poi la coloro con le tempere.

Anna Crepazzi e Elisa COOLtour