La stagione totale del Teatro Stabile di Bolzano

Rocco Papaleo, Claudio Bisio, Ottavia Piccolo, Paolo Fresu, Natalino Balasso, Michele Placido, Anna Della Rosa, Danio Manfredini e Antonio Rezza tra i protagonisti della stagione 2021/22.

A Bolzano la nuova stagione 2021/2022 si compone di 19 spettacoli nella Sala Grande del Teatro Comunale. Una programmazione ricca e ad ampio raggio, sia per il numero di spettacoli che vengono presentati nel corso dell’anno teatrale, che per le cinque produzioni e coproduzioni che suggellano collaborazioni con gli artisti e le realtà teatrali più interessanti e vitali del panorama italiano.

Rocco Papaleo e Fausto Paravidino

Inaugura la stagione 2021/2022 “Tango Macondo. Il venditore di metafore”, la nuova produzione dello Stabile che fonde narrazione a musica popolare, tanghi, riti arcaici e contemporaneità. Lo spettacolo, che debutta in prima assoluta al Comunale di Bolzano giovedì 28 ottobre alle 20.30, è scritto e diretto da Giorgio Gallione sulle musiche composte ed eseguite dal vivo da Paolo Fresu. Un viaggio ai confini tra delirio e geografia, interpretato da Ugo Dighero, Rosanna Naddeo e Paolo Li Volsi, in dialogo continuo con il trio composto da Fresu, Daniele di Bonaventura e Pierpaolo Vacca e con i danzatori Francesca Zaccaria, Valentina Squarzoni, Angela Babuin e Luca Alberti.

Paolo Fresu

“Balasso fa Ruzante (Amori disperati in tempo di guerre)” è un altro spettacolo nato e cresciuto a Bolzano. Balasso riscrive l’opera di Angelo Beolco detto il Ruzante e interpreta questo nuovo testo teatrale, nato da una raffinata e profonda ricerca linguistica, assieme ad Andrea Collavino e Marta Cortellazzo Wiel. A dirigerli Marta Dalla Via, raffinata caratterista e profonda conoscitrice delle corde espressive di Balasso / Ruzante.

Natalino Balasso

Rocco Papaleo assieme a Fausto Paravidino sono i protagonisti principali di “Peachum. Un’opera da tre soldi”, lo spettacolo che Paravidino ha scritto ispirandosi a Bertolt Brecht. Per la prima volta assieme, Papaleo e Paravidino portano in scena questa epopea dedicata all’antieroe Peachum, re dei mendicanti.

Dalla sinergia tra talenti e personalità nasce in seno allo Stabile bolzanino anche “Eichmann. Dove inizia la notte” di Stefano Massini. In questo dialogo di squassante semplicità Massini immagina il confronto tra la filosofa e politologa Hannah Arendt e Adolf Eichmann. A interpretare questa spettacolo troviamo due personalità del teatro: Ottavia Piccolo e Paolo Pierobon, dirette da Mauro Avogadro.

Claudio Bisio, Valerio Binasco, Lucia Poli, Umberto Orsini, Pippo Del Bono, Anna Della Rosa, Silvio Orlando, Antonio Rezza, Deniz Özdoğan, Arturo Cirillo, Danio Manfredini, Silvio Orlando, Valter Malosti, Sara Bertelà, Filippo Dini, Franco Branciaroli, Tindaro Granata e Michele Placido sono quindi alcuni tra i protagonisti degli altri spettacoli in cartellone, mai come quest’anno aperto a tutte le forme del fare teatro d’arte.

Claudio Bisio

Michele Placido interpreta il perfido Don Marzio nella commedia goldoniana “La Bottega del Caffè” per la regia di Paolo Valerio. Claudio Bisio, diretto da Giorgio Gallione, sarà il protagonista de “La mia vita raccontata male”, dirompente monologo tratto dal romanzo di Francesco Piccolo. Due fuoriclasse come Umberto Orsini e Franco Branciaroli vestono i panni di due amici che si ritrovano dopo un non motivato distacco: nella commedia “Pour un oui ou pour un non”, Nathalie Serraute, una delle più importanti scrittrici francesi del Novecento, s’interroga sui motivi della loro separazione.
Il tema dell’amicizia è alla base anche di un evento speciale, lo spettacolo “THE SPANK” di Hanif Kureishi, scrittore di fama planetaria. Kureishi ha costruito un testo che attraversa un ampio spettro di emozioni, con straordinario senso dell’umorismo e una nota malinconica. “THE SPANK” è diretto da Filippo Dini e interpretato assieme a Valerio Binasco, artisti e amici dalla sensibilità affine.
Valter Malosti dirige e interpreta “Se questo è un uomo” di Primo Levi, portando per la prima volta in scena direttamente il romanzo, senza alcuna altra mediazione.
A un’altra opera letteraria, quella di Romain Gary, si ispira il monologo di Silvio Orlando “La vita davanti a sé”. Orlando, accompagnato da una band composta da quattro musicisti, conduce il pubblico tra le pagine del romanzo che dipinge con leggerezza e poesia le vite sgangherate del piccolo Momò e di Madame Rosa.
Filippo Dini offre una nuova rilettura di “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen.
Geppy Gleijeses, Lucia Poli e Maurizio Micheli per la regia di Guglielmo Ferro, sono gli straordinari interpreti di un testo di culto dedicato alla vita dei teatranti: “Servo di scena” di Ronald Harwood.
Arturo Cirillo, regista e attore napoletano con una spiccata sensibilità per la danza e la musica, darà nuova vita al personaggio di “Cyrano de Bergerac”, nato dalla penna di Edmond Rostand.
Leonardo Lidi, giovane e promettente regista, ha deciso di riprendere “Lo zoo di vetro”, il testo più noto di Tennessee Williams, per proporre una nuova visione di questo classico, grazie all’interpretazione di Lorenzo Bartoli, Tindaro Granata, Mariangela Granelli e Anahì Traversi.
Pippo Del Bono, il talento più folle e visionario del teatro contemporaneo, è protagonista di due spettacoli, “La Gioia” e “Amore”, presentati a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Due spettacoli che Del Bono porta in scena con la sua Compagnia che rappresentano il percorso, travagliato e complesso, alla ricerca dei sentimenti più puri.
Il filo rosso dei grandi maestri del contemporaneo ha il volto del maestro invisibile Danio Manfredini che presenta il suo nuovo spettacolo, “Nel lago del Cor”. In cui Manfredini descrive la condizione dei lager che rappresentano la ferocia dell’uomo, simboli di terrore e sofferenza, di quello smarrimento esistenziale e spirituale mai provato altrove.
Nuovo è anche il testo “Sorelle”, scritto dal regista e autore francese Pascal Rambert che ha scelto Sara Bertelà e Anna Della Rosa per portare in scena il rapporto tempestoso e il profondo legame d’amore che lega due sorelle.
Delirante, incontenibile, spiazzante sarà infine lo spettacolo “Bahamuth”, di Antonio Rezza e Flavia Mastrella.

Michele Placido

I BIGLIETTI

Le normative relative al riempimento delle sale sono in continua evoluzione e anche per questa stagione il TSB vende solo biglietti singoli per gli spettacoli in cartellone. In accordo con i principali enti teatrali della città (VBB, Fondazione Orchestra Haydn e Teatro Cristallo), il TSB ha adottato una politica di prezzi semplificata che accentua ulteriormente l’accessibilità da parte di un vasto pubblico: le fasce di prezzo sono solo tre: 15 euro biglietto intero, 10 euro ridotto, 6 euro Under 26. Agli abbonati 2019/2020 riserva il prezzo ridotto di €10. I biglietti per tutti gli spettacoli sono in vendita alle casse del Teatro Comunale di Bolzano, sul sito www.teatro-bolzano.it e si possono acquistare inoltre scaricando l’APP Teatro Stabile di Bolzano (iOs e Android).
Chi si assicura i biglietti per tutta la stagione (19 spettacoli) entro il 14 novembre potrà godere di un prezzo ridotto di 170 euro.+

(Inserzione pubblicitaria)

Vadena, una ripartenza con nuove energie

La nuova giunta comunale di Vadena si è insediata proprio all’inizio della seconda ondata della pandemia, nell’autunno 2020. Il sindaco Elmar Oberhofer ci ha raccontato come è andato quest’anno tra le difficoltà, ma anche tanti nuovi progetti e la forza di un paese rimasto unito.

L’autunno è un momento di  ripartenza per tutti. Anche il comune di Vadena riparte, dopo un anno di strette legate alla pandemia. Ce lo racconta il primo cittadino Elmar Oberhofer, che nonostante le difficoltà non ha mai abbandonato i suoi concittadini. “Supereremo questa pandemia il più presto possibile, questo è il mio augurio”.

Un insediamento della giunta comunale all’inizio della seconda ondata, quello di Vadena. Come è stato? 
In realtà non particolarmente complesso. Da quindici anni lavoro in Comune, sono stato anche consigliere comunale e dunque questo mondo non mi è nuovo, conosco i miei colleghi e tutti i meccanismi del mestiere. Ovviamente la pandemia ha richiesto grande spirito di adattamento, che anche Vadena non ha tardato a seguire: abbiamo trasferito i servizi a distanza, anche se ci siamo sempre impegnati a mantenere qualche ufficio aperto, nel rispetto delle norme di contenimento del virus. L’anagrafe, ad esempio, offre vari servizi che non possono essere forniti a distanza; quindi, è rimasta aperta e ci ha permesso di mantenere il contatto con i cittadini.

Come è stata affrontata l’emergenza sanitaria? 
Vadena è un piccolo comune che conta poco più di mille abitanti e perciò la situazione non è mai sfuggita di mano. La prima cosa da organizzare e affrontare, non appena insediata la giunta, sono stati i tre giorni di screening con i tamponi rapidi a novembre. La popolazione ha reagito bene e il paese è rimasto molto unito e per fortuna non ci sono state vittime. Dovendo fare un bilancio, è stato un anno più o meno positivo. 

Quale è stato l’ostacolo più grande che ha dovuto affrontare? 
Senza dubbio il periodo durante il quale due assessori sono risultati positivi al virus. Il momento era complesso di per sé, la gestione del Comune era a distanza e ovviamente avere due collaboratori malati non è stato il massimo. Ho avuto anche paura per i cittadini più anziani – su 1.073 abitanti, Vadena conta all’incirca 40 ultraottantenni – e saperli malati mi teneva col fiato sospeso. Ora per fortuna stanno tutti bene. 


Elmar Oberhofer

Il settore più colpito, invece? 
A livello nazionale è stato il turismo. Qui gli alberghi si basano sul turismo dei laghi, in particolare del laghi di Caldaro e Monticolo. Non dovendo affrontare la stagione invernale, il bilancio è stato abbastanza positivo e, in generale, il settore può considerarsi salvo.

Con quale umore ha affrontato questo periodo? 
Sono sempre stato molto fiducioso e ottimista. Si inizia ad intravvedere la luce in fondo al tunnel, anche grazie alla campagna di vaccinazione a cui gli abitanti stanno rispondendo in maniera molto positiva. Si è infatti da poco conclusa la nostra esperienza con il VaxBus, che ha riscosso successo nella zona.

Qual è l’umore dei cittadini, invece? È cambiato nel corso di quest’anno? 
Devo ammettere che è cambiato parecchio. I mesi invernali non sono stati facili, si sentiva la gente che si lamentava: essere chiusi sempre a casa e non poter lasciare il proprio comune non è semplice. Adesso la gente è più sensibile, un po’ per tutto, questa è sicuramente una cosa negativa che ha portato la pandemia, una volta si era un po’ più flessibili. Ora, nel periodo estivo, mi sembra che la situazione sia migliorata parecchio: da quando la gente si può muovere, andare al ristorante e al bar, ma soprattutto in ferie e lasciare il comune, è più tranquilla, forse anche contenta. Penso che non si sia tornati come prima ma l’umore è di nuovo positivo. 

Quali sono i piani per il futuro? È fiducioso? 
Sono fiducioso che questa pandemia, nel giro massimo di un anno, sia superata e che si torni, spero al più presto, ad una situazione quanto più normale possibile. Sono anche convinto che non tutto tornerà a come era prima della pandemia, però la maggior parte delle cose torneranno di nuovo ad essere viste e vissute in maniera più ottimista. Spero di avere ragione.

Quali sono state le iniziative portate avanti dopo la ripartenza?
Attualmente la giunta comunale sta lavorando a diversi progetti pubblici. Uno di queste, ad esempio è pensato per i nostri anziani, che ci hanno fortemente richiesto un orto: la giunta ha quindi aggiunto ai 14 orti già presenti negli Schrebergärten altri cinque orti a Vadena Nuova. Ci siamo anche dedicati ai giovani e ai bambini, rifacendo il parco giochi dietro a uno dei complessi scolastici, cosicché anche i più piccoli abbiano nuovi spazi per potersi divertire. E la lista potrebbe continuare a lungo… 

Un ultimo pensiero.
Vorrei ringraziare tutti i cittadini e le cittadine e specialmente le associazioni di volontari, i nostri vigili del fuoco che in questi mesi, quando c’era bisogno, hanno sempre dato una mano all’amministrazione comunale. Vorrei ringraziare di cuore tutti, anche perché organizzare il primo atto di test di massa in novembre non è stato semplice. Fa molto piacere sapere che, nonostante tutte le difficoltà che ciascuno ha avuto con la pandemia, il paese è restato unito e abbiamo superato insieme questi mesi. Devo ringraziare anche gli uffici comunali: i collaboratori hanno dato il massimo per gestire il comune nella maniera più normale e serena possibile. 

Autrice: Ana Andros

Don Bosco, un autunno di proposte

Al Centro Don Bosco sono ancora “freschi” e vividi i ricordi del Grest e del campo tenda, nonostante l’estate ormai sfumata. La soddisfazione per la stagione appena trascorsa è tanta e certamente alimenterà con nuove energie la macchina organizzativa del Don Bosco, che sta lavorando a pieno ritmo alle attività autunnali.
Ne abbiamo parlato con Florian Thaler, responsabile per le attività giovanili, partendo dalla sua impressione sulle attività estive: “È un conoscersi e ri-conoscersi” – spiega Thaler con la calma di che ne vede molte, ma non perde l’entusiasmo. “Con l’interruzione delle attività a causa della pandemia, molti ragazzi si sono persi per strada, e, soprattutto, in questi mesi siamo cambiati noi e sono cambiati loro; occorreva riprendere le misure”. La voglia di tornare a stare insieme, comunque, quest’estate non è mancata: il campo tenda ha riscosso un successo inaspettato, con 140 iscritti in tre turni ed anche le settimane del Grest hanno registrato il tutto esaurito. “Certo, il post covid si è sentito: meno tenuta fisica, più timori ed una grande attenzione alla sanificazione”, continua Thaler. Durante gli incontri estivi in molti hanno manifestato la volontà di continuare ad incontrarsi anche durante l’anno, ci aveva raccontato Paola Massimio, volontaria del Grest, nello scorso numero.
Destinazione radio
Un filo diretto che il Centro Don Bosco vuole continuare a mantenere anche con le attività autunnali. Che verranno “presi per l’orecchio”. Destinazione radio è infatti il nome del progetto che prenderà avvio da metà ottobre e che guiderà ragazzi e ragazze passo passo alla realizzazione di una trasmissione radiofonica in diretta. Ognuno potrà portare la propria musica o proporre dei pezzi di altri, per costruire, insieme a un fonico specializzato, una trasmissione musicale. Si tenta così di captare l’interesse di molti giovani a Laives, che scrivono e compongono – a quanto pare molta musica del genere trap, ma non solo.
Per i più piccoli continua invece il servizio del doposcuola nel pomeriggio, con l’aiuto per i compiti ma anche giochi, educazione musicale e al movimento e diversi laboratori, come ad esempio quello di cucina. Il doposcuola riprende infatti per questo nuovo anno scolastico, dopo una stagione in cui non si era mai interrotto, anche se con molte regole e limitazioni.
Anziani: ritrovare la fiducia
Sul fronte degli anziani ha preso nuovamente avvio, da metà settembre, il pomeriggio anziani, che si svolge ogni lunedì e mercoledì dalle 14.30 alle 18 un’occasione per trascorrere del tempo insieme. Per tutta l’estate e fino all’inizio di ottobre si sono svolti invece i soggiorni degli anziani a Cesenatico al mare, a Predazzo e alle terme di Abano, per gli ultimi turni. Nonostante le adesioni, per gli anziani il bilancio ha un sapore dolce-amaro: “Con il settore degli anziani siamo stati sostanzialmente fermi da ottobre 2020 a quest’estate e, anche se ci siamo impegnati per tenere i contatti, non possiamo non avvertire le paure e i timori nel riprendere una vita sociale. Molti temono il contagio e preferiscono non rischiare, perché si sentono fragili: la paura è per se stessi o per il compagno o la compagna affetti da qualche patologia. Ad esempio, negli anni precedenti avevamo numerosi volontari che ci davano una mano per i campi tenda dei ragazzi. Quest’anno in molti non se la sono sentita”. Intanto, lascia ben sperare un primo sondaggio fatto per tastare l’interesse sulla ginnastica e i balli di gruppo per la terza età: a quanto pare l’interesse non manca. Non resta che augurarci che un po’ di fiducia venga ritrovata al ritmo di un valzer.

Autrice: Caterina Longo

Oltre la pittura, lezioni di sguardo

È un dialogo sul filo della luce e del colore e molto di più “PitturaxPittura”, la mostra inaugurata sabato 25 settembre scorso all’associazione lasecondaluna di Laives. L’esposizione mette in relazione l’opera degli artisti Federico Casati (Milano, 1968) e Rolando Tessadri (Mezzolombardo, 1968), che da sempre si confrontano con la pittura. Ma definirla una mostra di pittura sarebbe riduttivo. Perché la pittura è solo un punto di partenza, che, se stiamo al gioco e aguzziamo la vista, può prendere altre strade -moltiplicarsi, come suggerito dal segno “x” nel titolo- e arrivare a far vacillare ciò che crediamo di vedere, e quindi di conoscere.

Le opere di Casati e Tessadri nascono da un processo che inizia con una accurata preparazione e una grande padronanza di mezzi tecnici e pittorici e termina, o meglio ricomincia, nell’occhio di chi guarda. Sono opere sottili, che esaltano la riduzione e la sottrazione senza essere mai finite, né chiuse, perché mutano col tempo, con il meteo e con il cambiare della luce. Ma soprattutto con il nostro punto di vista.

Federico Casati presenta diversi lavori realizzati negli ultimi due anni  fino a oggi. L’artista crea tavole su cui applica degli elementi in ottone, cerchi di diverse dimensioni che fuoriescono dalla superficie del dipinto e allo stesso tempo ne fanno parte, perché colorati in tonalità simili allo sfondo. Questo rende difficile riconoscere, leggere chiaramente il quadro. Ne abbiamo parlato con l’artista.

Qual è il meccanismo dietro alle sue opere, come “funzionano”?
Le mie opere cercano di disorientare l’occhio di chi guarda: sul dipinto si vedono delle ombre, ma in un primo momento è difficile capire da cosa siano generate, si può pensare che siano dipinte. Ma poi, cambiando il punto di vista, e la luce, cambiano anche le ombre… insomma l’opera non ha mai una forma definitiva ed è difficile cogliere come sia nella realtà. 

Una questione di visione?
Si, ma non solo. Questa mutevolezza per me esprime il labile confine tra realtà e apparenza, metafora del mondo intorno noi, in cui siamo immersi. E non mi riferisco solo al piano estetico e della percezione, ma anche al piano delle relazioni con gli altri, alla difficoltà di conoscere il vero volto, la realtà di un fenomeno o di un rapporto. Conoscere cosa si cela dietro ciò che appare ai nostri occhi è aspirazione impossibile, quanto ammaliante: il tema è ampio, da brevi cenni sull’universo, noi qui ci permettiamo di volare meno alto parafrasando una frase scritta da Stephen King nel celebre romanzo ‘It’: “vedere la forma autentica della cose vuol dire conoscerne il segreto”.

Federico Casati e Rolando Tessadri

Rolando Tessadri crea invece dei monocromi (cioè tele di un solo colore o tonalità) – spesso di grandi dimensioni, come quelli esposti alla secondaluna: due dipinti inediti del 2020/21, che superano i tre metri. L’artista lavora con la tecnica del frottage, intervenendo con una spatola sul colore appena steso. Una modalità che si pone a metà strada tra pittura e grafica – in uno stretto intreccio tra tela e pigmento. 

Una ricerca intensa, prolungata e silenziosa, che porta alla creazione di lievissimi passaggi cromatici, una “sfida” che non tollera sguardi superficiali, ma esige uno sforzo in più. “Il rapporto con lo sguardo non può che essere complesso” – ha detto l’artista. Le sue opere hanno subito un’evoluzione “rispetto al periodo precedente, in cui mi sono concentrato sui bianchi e grigi, sui ‘non colori’, che esigevano una visione frontale e di superficie, legata a una certa temperie minimalista, negli ultimi due anni è emerso il bisogno di una pittura più comunicativa, sono passato ai colori più chiari. E ho sentito l’esigenza di dare dei titoli”, racconta Tessadri. Uno sviluppo e una apertura avvenuti, per assurdo, durante i mesi di chiusura e di lockdown, in cui Tessadri ha trascorso molto tempo nel suo studio a Salorno. Quanto ai titoli delle opere, essi sembrano attribuire caratteri ai colori, e agli stessi dipinti. Leggiamo ‘Pensiero interrotto’, ma anche ‘Ipocrita’ e ‘Ospite sospetto’: ognuno è libero di cercarlo fuori o dentro di sé.

PitturaxPittura 
a cura di Stefania Rossi
lasecondaluna, sala Espositiva, via Pietralba 9, Laives. 
Ingresso gratuito, Green Pass obbligatorio. Fino al 16 ottobre, giorno in cui si svolge un artist talk alle ore 18.30 (incontro gratuito ma prenotazione obbligatoria scrivendo a info@lasecondaluna.eu).

Autrice: Caterina Longo

Castelvecchio, luogo di solenne sacralità

Nel corso dei nostri viaggi attraverso l’Unterland abbiamo vistato i diciotto comuni che fanno parte della comunità comprensoriale Oltradige-Bassa Atesina. Quasi sempre ci siamo fermati solo nei centri principali, tralasciando, per mancanza di tempo e spazio, i piccoli borghi e i luoghi preistorici spesso remoti. Infatti, se oggi i paesi sorgono soprattutto nel fondovalle, in passato si privilegiavamo i siti in altura o, più tardi, a mezza costa, su colline o terrazze soleggiate che offrissero, accanto ad una vita meno complicata, anche la necessaria protezione. La discesa a valle dei nostri progenitori è stata, per così dire, lenta e meditata – associata sempre a un determinante mutamento delle condizioni ambientali e/o storiche.
Alcuni di questi siti erano di assoluto rilievo: pensiamo al triangolo sacro tra S. Maurizio e Settequerce, a Castel Firmiano, a Monticolo, al Pigloner Kopf di Vadena, a Enzbirch sul Montelargo, a Castelfeder o, per arrivare alla nostra meta odierna, a Castelvecchio tra Caldaro e Termeno.
“Siamo in presenza di un territorio occupato fin dalla preistoria” (seit grauer Vorzeit), scrive lo storico Karl Atz. Ma fino a qualche decennio fa, Castelvecchio / Altenburg (nei documenti spesso solo “Castello”, benché dell’antica “Ringburg” non sia rimasto nulla), situato a 600 m di altezza a pochi chilometri da Caldaro, era pressoché irraggiungibile in mezzo ai boschi di pini e faggi che dalla Mendola raggiungono il Lago di Caldaro. Una polverosa mulattiera consentiva il transito di carri trainati da buoi che ancora in pieno novecento trasportavano l’uva alle cantine vinicole. Da quel sentiero transitò anche Federico Barbarossa con la sua corte in uno dei suoi viaggi in Italia. Dopo la metà del XIX secolo, venne realizzata la strada carrabile e, più tardi, anche un sentiero per escursionisti.
Dietro la bella chiesa del XV secolo dedicata a S. Vigilio (vescovo di Trento che cristianizzò la pagana Bassa Atesina), attraverso un ripido sentiero si raggiunge l’area sacra di epoca preromana e, poi, paleocristiana.
Colpiscono, accanto alle rovine dell’antico castello medievale sotto un vertiginoso ponte, le arcaiche mura della basilica di S. Pietro, simile a quelle contemporanee di Milano e Aquileia. Si tratta forse della prima chiesa di tutto il Tirolo, risalente all’epoca di S. Vigilio (IV secolo) che secondo la leggenda l’avrebbe fatta erigere in questo luogo appartato e sicuro. A pochi passi, torniamo indietro di altri 1500 anni e troviamo una sorta di vasca scolpita nella roccia lunga circa 2 m. Scoperta nel 1934, venne chiamata “tumba” e sembra si tratti del luogo in cui, 1000 anni prima di Cristo, venivano collocate le vittime sacrificali sia animali che umane, il cui sangue raccolto attraverso canalette in una sorta di tazza di porfido veniva offerto agli dei.
Tutt’attorno, diverse pietre rivolte a meridione sono costellate di ampie coppette, i cosiddetti Schalensteine: ancora oggi non se ne conosce l’esatto utilizzo nelle funzioni rituali. Di fronte alla basilica, a suo tempo è stata trovata anche la sepoltura di un uomo risalente al XII secolo a.C., chiamato “il tessitore” per il corredo adagiato accanto al suo corpo.
Un luogo senza tempo, dunque, immerso in un’area naturale di solenne sacralità e con una vista stupefacente sull’Unterland e i monti che lo delimitano. Nel corso dei secoli, non ha perso nulla del suo fascino originale di centro di culto preistorico e culla del Cristianesimo ma anzi continua ad attirare magicamente le anime in cerca di un rapporto autentico con l’esistenza e i suoi misteri.

Autore: Reinhard Christanell

Pedalando su per la Mendola

“Giornata senz’auto – in bici sulla Mendola” è il titolo dell’iniziativa svoltasi lo scorso sabato 18 settembre nell’ambito della settimana della mobilità. Un titolo che è già un programma: per un’intera giornata, dalle nove del mattino alle 16.30 del pomeriggio, la strada della Mendola è stata chiusa al traffico e aperta a biciclette e pedoni, caldamente invitati a percorrere i 15 tornanti, 13 km e 7% di salita della storica strada. Il tutto con le proprie forze o al massimo con l’aiuto di una e-bike.
Complice anche una splendida giornata di sole, in molti hanno risposto: gli organizzatori hanno registrato ben 2979 partecipanti.
Tra questi c’era anche Massimiliano Mariz, designer di Bolzano. Gli abbiamo chiesto come è andata: “Premetto che non sono un fanatico della bicicletta come certi ‘super sportivoni’. Pratico ciclismo solo da tre-quattro anni e senza fanatismi, ho iniziato ad affrontare le salite solo da qualche tempo. La mattina di sabato ho deciso d’impulso, mi sentivo motivato e… ce l’ho fatta! Devo dire che, arrivato in cima, insieme al fiatone, ho provato tanta soddisfazione, ma anche una certa emozione”.

Massimiliano Mariz

E come è stato salire senza il rombo dei motori alle spalle? Che atmosfera c’era?
“È stato fantastico, molti affrontano la Mendola anche col traffico, ma questa è tutta un’altra esperienza. C’era una bellissima atmosfera per niente competitiva – con la gente più varia e diversa. La strada era ben frequentata, ma mai affollata. Famiglie con bambini, i ‘super sportivoni’ appunto, che salivano sparati a tutta e tante bici elettriche. Ecco, quelli provvisti di e-bike salivano allegramente chiacchierando e scherzando, chi invece saliva con la bici da corsa come mem beh… qualche improperio lo lanci nei momenti più duri! In fin dei conti sono 13 km di salita costante”.
Per la cronaca, la gioia per aver raggiunto la vetta era tale che, nonostante la stanchezza, Mariz ha deciso di affrontare anche il Passo Palade lo stesso giorno.
Una giornata pienamente riuscita insomma, nonostante qualche restrizione a causa del Covid, per cui, ad esempio, non potevano essere presenti dei punti di ristoro.
Per gli organizzatori – la Federazione Ambientalisti Sudtirolesi, il Comune di Appiano e il Comune di Caldaro, in collaborazione con l’Azienda per il Turismo della Val di Non – l’azione è stata soprattutto una buona occasione per ricordare alla cittadinanza che in molti casi si può fare a meno della macchina. Inoltre, la limitazione generale del traffico e la rinuncia a viaggi inutili in macchina sono dei passi concreti per la protezione del clima. E già si pensa alla prossima “Giornata in bici sulla Mendola”, in programma per sabato 17 settembre 2022, sempre nell’ambito della Settimana europea della Mobilità.

Autrice: Caterina Longo

La vita torna in scena

Dal canto per Europa di Rumiz alla grande prosa di In scena, dai cantautori Michele Bravi, Morgan, i Rovere, al teatro per bambini, a quello amatoriale, ai corsi del Centro giovani fino agli interpreti di questo tempo sospeso: la suora di clausura Teresa Forcades, il cardinale Matteo Zuppi, Marco Balzano, Elvira Mujčić…

Anna Foglietta e Paola Minaccioni ne “L’attesa”

“È proprio lì, in mezzo al mare nero, che cominciai a sentire il canto d’Europa”.
Forse non ci rimane che il mito per tentare di capire quello che siamo in questo nostro tempo sospeso. Dentro il mare nero, oscuro, della nostra modernità presa in ostaggio da un virus informe che disintegra le antiche certezze, ecco che un narratore raffinato come Paolo Rumiz si fa sorprendere dal Canto per Europa, un viaggio fatto di barche di legno e remi di fortuna verso la libertà e la pace. La traversata di Rumiz andrà in scena sul palco del Teatro Cristallo il 7 ottobre alle ore 21. Il suo “Canto per Europa” (regia di Franco Però con Lara Komar, Giorgio Monte e musiche di Sasha Kalic e Vangelis Merkouris) sarà una potente metafora della speranza che sopravvive anche all’attraversamento del mare tenebroso, come avviene in questo mare limaccioso del tempo pandemico. Un tempo dove perfino i teatri e i cinema hanno dovuto spegnere luci e proiettori e sospendere i sogni in attesa di un ritorno possibile del canto, del delirio…
“La vita torna in scena” e tenta di riprendere il viaggio onirico verso un altrove possibile. Su questo ritorno in scena della vita il Teatro Cristallo ha costruito la nuova stagione 2021-2022, divisa in due atti, il primo fino a dicembre con gli spettacoli già programmati su libretto e la seconda a partire da gennaio con spettacoli ed eventi che verranno presentati successivamente, con l’avvio del nuovo anno.

Morgan

RACCONTI DI MUSICA
Dopo il concerto introduttivo di Michele Bravi la rassegna dell’associazione “L’obiettivo” curata da Lucio Paone, prosegue il 23 ottobre alle 21 con Morgan & Megahertz. I due artisti proporranno, sul palco del Cristallo, un viaggio epico-musicale sul solco di artisti famosi: David Bowie, Depeche Mode, Duran Duran, Kraftwerk. Sabato 25 alle ore 21 sarà la volta dei Rovere, una band giovanissima, nata e cresciuta a Bologna, che ha debuttato con l’album omonimo “Rovere”. Il 25 Novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne con un palco tutto al femminile: Petra Gruber, Greta Marcolongo, Judith Pixner, Evi Mair e Camilla Guerrini. La serata “Donne in jazz. Stop the violence” vedrà anche l’esibizione di musicisti come Fiorenzo Zeni, Michele Giro, Flavio Zanon, Michele Vurchio. Sarà anche l’occasione per ricordare la cantante Michela Marinello.

Band Rovere

IN SCENA
La grande stagione in prosa del percorso “In Scena”, proposto in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, inizia il 12 novembre alle ore 21 con “L’attesa” di Remo Binosi per la regia di Michela Cescon con Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Cornelia, nobile veneta promessa i sposa al duca di Francia, è segregata in campagna dalla famiglia perché resa gravida da un altro uomo durante una festa di Carnevale. Il 24 novembre (ore 21), con Il Grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini – interpretato da Elio (arrangiamenti musicali di Paolo Silvestri). Il 3 dicembre (ore 21) – va in scena uno spettacolo potente, di denuncia di quel male radicale che si insinua nelle pareti di casa e che penetra poi nella psiche delle vittime. “Dentro. Una storia vera, se volete” per la drammaturgia di Giuliana Musso, che è anche interprete del testo insieme a Maria Ariis, racconta la violenza sessuale come un segreto che permane tutta una vita dentro alle case, dentro agli studi dei medici, degli psicoterapeuti o degli avvocati.

CORPI ERETICI
Il 24 settembre alle 21 torna Alessandro Bergonzoni, per la rassegna Corpi eretici, con il suo “Trascendi e sali”, lo spettacolo firmato insieme a Riccardo Ridolfi. Bergonzoni provoca la coscienza morale perché superi e scacci via i demoni della violenza e della guerra e innalzi, oltre i confini sociali e gli impedimenti culturali, l’aspirazione alla pace. La forbice di Bergonzoni taglia, con le parole, il tessuto ingiallito dei luoghi comuni e delle ristrettezze dell’ordine e si fa anelito di un cambiamento possibile.

IL TEATRO È DEI BAMBINI
Il 9 ottobre alle 16.30 debutta la rassegna “Teatro per bambini” della compagnia teatroBlu con “Il piccolo clown” per la regia di Klaus Saccardo, che prosegue sabato 30, sempre alle 16.30 con con “Forse che sì, forse che no…” per la regia di Nicola Benussi. In questo viaggio fra passato e futuro alla ricerca di un nuovo senso della storia, non poteva mancare Pippi Calzelunghe, l’eroina che vuole difendere lo spazio magico dei bambini. La compagnia ariaTeatro mette in scena la sua storia per la regia di Nicola Benussi. La rassegna si chiude il l’11 dicembre con “Fratellino Sorellina”, un testo che racconta il desiderio di conoscenza e di innocenza che muove i bambini a superare ogni impedimento e crescere.

Pippi Calzelunghe

BUONA DOMENICA A TEATRO
Come ogni anno la Uilt (Unione italiana libero teatro) porta il pubblico a teatro con spettacoli comici e grotteschi per una domenica all’insegna delle risate. Sei le proposte fino a dicembre: Il 10 ottobre (sempre con orario 16.30) Jena Ridens, uno spettacolo carico di risate del Teatro Amathen di Verona. Il 24 ottobre un rifacimento del testo shakesperiano Questo Otello è tutta un’altra storia del Teatro Ronzinante. Il 14 novembre le Luci della Ribalta propongono Il colpo della strega. Il 28 novembre, Una casa di pazzi, spettacolo che ruota intorno al tema della salute mentale e alla “rivoluzione” della legge Basaglia. Il 19 dicembre, La verità di Freud de La Kombriccola di Merano.

I PERCORSI CULTURALI
Accanto agli spettacoli, Il Cristallo prosegue con le sue proposte culturali nei vari percorsi (Madre Terra, Educare alla giustizia, Le vie del sacro).
Mercoledì 29 settembre (ore 20.30) il palco del Teatro ospiterà una delle donne più interessanti e affascinanti della nostra Europa. Teresa Forcades è una suora benedettina di clausura spagnola che era destinata, prima della conversione ai temi della teologia femminista e teologia queer, a una folgorante carriera come medico immunologo. Il richiamo di Dio l’ha messa sui sentieri della ricerca di nuovi aspetti della teologia.
“Quando tornerò” è il titolo del nuovo romanzo di Marco Balzano, giovane scrittore affermato, noto al pubblico per il successo di “Resto qui”. Nel nuovo libro, che verrà presentato il 14 ottobre alle ore 18 per il percorso Madre Terra, l’autore sarà in dialogo con Liliana Di Fede.
Per “Le vie del Sacro” il 16 novembre, alle ore 18, ci sarà un altro ospite d’eccezione, ossia il cardinale di Bologna Matteo Zuppi che rileggerà l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”.

Il teatro Cristallo ringrazia i sostenitori della nostra stagione, l’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, la Regione Trentino Alto Adige, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, Alperia SpA e la Cassa di Risparmio di Bolzano.

Foto principale: Elio in “Il grigio”. Fotografo: Giuseppe Maritati

(Inserzione pubblicitaria)

Da Bolzano al Sudafrica, per un’agricoltura sostenibile

Thomas Bringhenti – giovane bolzanino cresciuto nel quartiere di Europa Novacella – vive attualmente tra la provincia del Limpopo, nel Nord Est del Sudafrica, e Göttingen, in Germania, da dove si è collegato in video-chiamata per raccontare la sua storia e dove, dopo i tre anni passati a Bolzano a studiare Scienze e Tecnologie Agrarie, ha svolto un master specializzandosi in Agricultura Tropicale. Ed è proprio durante il periodo di studio in Germania che, nel 2017, Thomas sceglie di partire per il Sudafrica. “Non era la prima volta che mi capitava di viaggiare per motivi di studio, in passato sono stato a Capo Verde per studiare le esigenze idriche delle piantagioni di banane. Insomma, non era la prima volta che andavo in un Paese del Sud del mondo. In Sudafrica ho trovato un Paese meraviglioso e accogliente, ma al tempo stesso pieno di contraddizioni, a cominciare dalle disuguaglianze etniche che, da altoatesino, non ho potuto non confrontare con la storia della mia terra…”

Thomas Bringhenti

Gli aspetti sociali:
Provincia di Bolzano e Limpopo a confronto

“In un Paese con una storia recente così travagliata agli studenti sudafricani, questa materia non viene proprio insegnata al contrario della nostra realtà dove fortunatamente si approfondisce la storia locale. Come da noi – spiega Bringhenti – anche in Sudafrica sono rari gli esempi di scuole ‘miste’ e, fino a pochi anni fa, esistevano ancora Università separate per i diversi gruppi etnici. Queste ‘segregazioni’ sono tuttora visibili in diversi aspetti della società, e come ‘europeo’ ho fatto fatica a conviverci, perché in forte contrasto con i miei valori.”
Durante la sua prima fase di ricerca, Thomas si è occupato della diversità genetica delle specie coltivate nei giardini dei piccoli agricoltori del Limpopo – dagli alberi da frutta alle spezie – e di come questa si potesse tradurre in sicurezza alimentare e, soprattutto, diversità nutrizionale per gli abitanti del posto.

Fiore di macadamia

Coltivazioni sostenibili
“Successivamente, nel 2019, mi si è presentata la possibilità di tornare in Sudafrica per il mio dottorato. Tra impegni e Covid – racconta – sono potuto tornare in Italia solamente a giugno di quest’anno. Oggi ho l’opportunità di coordinare un progetto internazionale di ricerca, SALLnet, – finanziato dal Ministero della Ricerca e Istruzione della Germania e che vede protagonisti numerosi partner tedeschi e sudafricani – finalizzato ad accrescere la resilienza e la sostenibilità nell’uso del territorio, anche in vista dei cambiamenti climatici. Non mi occupo più solamente dei piccoli agricoltori, ma anche delle grandi piantagioni che riforniscono il commercio globale. Il mio oggetto di studio, questa volta, è la noce di macadamia, originaria dell’Australia ma di cui il Sudafrica è il primo produttore al mondo. Questo albero ha bisogno di irrigazione nei mesi secchi ma, da parte dei coltivatori, c’è la tendenza a irrigare oltre il necessario. Personalmente mi concentro a trovare i valori minimi e massimi per l’irrigazione nelle diverse fasi della coltivazione, ho potuto infatti condurre esperimenti scientifici in diverse piantagioni. L’obiettivo della ricerca è quello di ridurre gli sprechi idrici, vista l’importanza e la scarsità della risorsa, e, allo stesso tempo, consentire alle piante una buona produzione di noci, trovando un giusto equilibrio tra l’acqua utilizzata e le noci prodotte.”
Sono considerazioni, quelle di Thomas, che evidentemente superano ogni confine e che consentono a tutti una riflessione sociale e ambientale.

Autore: Andrea Dalla Serra

“I farmacisti non possono vaccinare: siamo fra gli unici in tutta Italia”

“La farmacia è un luogo familiare per la cittadinanza, fra noi ed i pazienti si crea un rapporto di fiducia. Eppure l’Alto Adige è una delle due uniche province in Italia in cui non ci si può vaccinare in farmacia. E non riusciamo a capire il motivo”: è amaro lo sfogo del presidente dell’Ordine dei Farmacisti altoatesino, Maximin Liebl, che da oltre tre mesi ormai sta cercando di ottenere l’autorizzazione ad effettuare i vaccini anti – Covid nelle farmacie e riuscire dunque a dare una svolta al trend negativo di cittadini non vaccinati in provincia.

Maximin Liebl

Dottor Liebl, l’Alto Adige è maglia nera nella percentuale di vaccinati. Cosa si potrebbe fare?
Un’opera di sensibilizzazione al primo posto, una diffusione di dati concreti che possano affossare certi pensieri basati sul nulla che vedono i vaccini come strumenti letali.
Perché l’unico mezzo per combattere la pandemia è la vaccinazione: o facciamo morire la gente o usiamo questo strumento.
Ci possono essere dei dubbi, certo, ma la valutazione rischio – benefici è enorme: si calcola che il vaccino possa dare degli effetti collaterali importanti a 1 caso su 2 milioni. Di questi casi gravi 1 su 10 milioni muore. Osservando i grandi numeri risulta che i casi mortali sono uno su 20 milioni; questo significa che in Italia avremmo 3 morti per il vaccino. Finora per il Covid sono morte circa 120 mila persone: vogliamo davvero mettere
a confronto 3 casi contro 120 mila? In Alto Adige, poi, manca uno strumento importante: il vaccino in farmacia.

Perché, nel resto d’Italia non bisogna recarsi per forza in un centro specifico come avviene in provincia di Bolzano?
Solo in due provincie non ci si può vaccinare in farmacia, nel resto dello Stato sì. E noi facciamo parte di questa minoranza.
II farmacista è stato autorizzato dal Ministero della salute a somministrare i vaccini; noi siamo pronti da giugno: in tantissimi hanno fatto il corso, si sono certificati, hanno studiato per potersi abilitare, ma ancora oggi stiamo aspettando l’autorizzazione da parte dell’Azienda sanitaria, che chissà perché non arriva.

E ritiene che in questo modo molte più persone si dimostrerebbero disponibili a farsi vaccinare?
Direi proprio di sì, e non lo dico solo io: lo dimostrano studi decennali in altri stati, dalla Germania agli Stati Uniti: se il vaccino viene somministrato in farmacia la percentuale di vaccinati sale pesantemente. A Roma ci sono 500 farmacie che effettuano 30 vaccinazioni al giorno: basta fare due conti per comprendere la portata di questa innovazione. A noi manca solo l’autorizzazione finale. Non capisco cosa stiano aspettando.

Però potete fare i tamponi…
Sicuramente i tamponi sono una mezzo importantissimo per poter combattere la pandemia, e il fatto che possiamo effettuarli noi è stato di grande aiuto per tutta la popolazione: raggiungere una farmacia è facile per tutti, in ogni paese, anche il più piccolo, e fra i nostri clienti – pazienti e noi si instaura un rapporto di fiducia. Oggi in Alto Adige – con esclusione del Vax Bus – bisogna prenotarsi, telefonicamente o online, trovare il giorno giusto e recarsi al centro vaccinale. È decisamente più macchinoso e complicato che recarsi semplicemente in farmacia e chiedere la propria dose.

In questo periodo avrete ancora più lavoro, visto che chi non ha il Green pass deve farsi tamponare ogni 48 ore. È una spesa per queste persone: quanto costa?
Il tampone costa – per decreto del Commissario straordinario – al massimo 15 euro, e per i bambini 8 euro. Molti si lamentano che sono costretti a questa spesa ogni due giorni, e a loro io rispondo: la vaccinazione è gratis. Il fatto che debbano sborsare dei soldi di tasca loro per farsi controllare non è una punizione: dovrebbero solo capire che bisogna vaccinarsi, non c’è altra soluzione.

Autore: Luca Masiello

Tutti i vincitori del campionato dell’anziano

“L’importante è partecipare”: con questo motto si è svolto nei giorni scorsi il settimo Campionato degli anziani dell’Alto Adige presso il Campo sportivo a S. Michele, Appiano. Nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, circa 100anziani di 26 residenze si sono confrontati nelle due discipline “percorso ad ostacoli e birilli”. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione delle Residenze per Anziani dell’Alto Adige (ARpA) in collaborazione con Velpa (Associazione degli Ergoterapisti, Logoterapisti e Fisioterapisti nell’ambito geriatrico), il Pensionato e Centro di degenza “S. Paolo” di Appiano, la Fondazione Casa di Riposo “Heinrich von Rottenburg” di Caldaro e la Fondazione “S.ta Elisabetta Jesuheim” di Cornaiano.
L’anno scorso l’evento era stato annullato, quindi quest’anno la gioia degli anziani di prendervi parte è stata ancora maggiore.
Per la presidente dell’ARpA, Martina Ladurner, il Campionato degli anziani assume quest’anno un significato particolare: “Siamo lieti che sia stato possibile realizzare questo campionato,rispettando tutte le misure di sicurezza necessarie e fornendo così un segno positivo verso la normalità”.
Gli anziani hanno dimostrato le loro abilità indossando magliette colorate, che sono state decorate dai partecipanti stessi prima dello svolgimento delle gare. Una giuria ha poi selezionato, valutando le magliette decorate dagli stessi residenti, la residenza con le magliette più belle. Alla fine, ha poi deciso il pubblico: grandi applausi per la residenza fondazione “Hans Messerschmied” di San Candido.
Il team dei terapisti Velpa è stato molto contento di essere coinvolto anche quest’anno nell’organizzazione dell’evento: “Durante il lungo e difficile periodo della pandemia Covid, i terapisti hanno sempre cercato di tenere attivi i residenti, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale e cognitivo. Così anche oggi in questo giorno speciale, dove i residenti delle strutture hanno partecipato con gioia e si sono confrontati nelle diverse discipline o in maniera indipendente, o con ausili per camminare o in sedia a rotelle”, dice Martina Mondini della Velpa.
Grandi festeggiamenti soprattutto per la residenza centro per anziani Fiè allo Sciliar che è risultata“vincitrice assoluta” nelle discipline individuali.
Ma anche quest’anno nessuno ha perso: tutti i partecipanti hanno ricevuto una medaglia e grazie ai numerosi sponsor, sono stati consegnati, con una lotteria e diversi regali agli anziani.

I VINCITORI

Ecco i nomi dei vincitori delle singole discipline individuali:
Birilli:
Categoria “in piedi”: 1. Hildegard M.; 2. Luciano B.; 3. Anna S.
Categoria “seduti”: 1. Franz P.; 2. Domeniko T.; 3. Peter P.
Percorso ad ostacoli:
Categoria “sedia a rotelle con accompagnamento”: 1. Franz M.; 2. Erika M.; 3. Helmuth T.
Categoria “sedia a rotelle”: 1. Marianna J.; 2. Luis M.; 3. Anneliese W.
Categoria “con ausili”: 1. Luise P.; 2. Johann K.; 3. Veronika E.
Categoria “senza ausili”: 1. Anna G.; 2. Siegrun L.; 3. Anetta Nella S.