“I giovani sanno quello che fanno”

Bistrattata, poco ascoltata, non capita e spesso vittima degli stereotipi. È questa la fotografia che in molti scattano della Generazione Z, la generazione di ragazzi nati tra il 1995 e il 2010. I cosiddetti “nativi digitali” con il cellulare sempre in mano e che fanno della tecnologia il loro credo.
Questo fino a poco tempo fa.
Perché le cronache d’oggi ci parlano di un gran numero di ragazzi impegnati nel sociale e in tematiche delicate che condizioneranno il loro futuro. Come i membri del movimento Fridays For Future South Tyrol, che lottano duramente nelle piazze per far aprire gli occhi e le menti sul tema del cambiamento climatico. Un cambio di passo dettato da una maggiore consapevolezza del periodo storico che stiamo vivendo e che mira a dare un futuro migliore alle nuove generazioni.
Con loro ci ha chiacchierato alla Casa della cultura di Merano, Federico Taddia, autore televisivo, saggista, conduttore radiofonico e televisivo, giornalista e divulgatore scientifico. Invitato nell’ambito della rassegna “Generazioni”, a dialogare con i ragazzi, tratta spesso temi come la difficoltà di comunicazione, le diffidenze degli adulti nei loro confronti e viceversa, messaggi e linguaggi. La persona giusta nel posto giusto, si potrebbe dire. Taddia ha scritto un libro insieme a un quattordicenne che si intitola “Vi teniamo d’occhio” e anche uno per bambini “Perché la terra ha la febbre”, sul riscaldamento climatico.
Ecco perché i giovani li capisce e li ascolta molto volentieri.

Taddia, partiamo senza indugi: i giovani d’oggi come sono?
Le nuove generazioni hanno molto da poterci dare e insegnare. Sono lucidi e consapevoli del tempo che stanno vivendo, hanno le idee chiare e si informano. Mi piace la loro voglia di mettersi sempre in gioco, impegnandosi perché credono in quello che fanno. Spendono energie e risorse per i loro ideali e questo è un insegnamento prezioso anche per noi adulti.

Cosa crede che li spinga a interessarsi a tematiche spesso più grandi di loro come il clima?
Sono tematiche grandi ma allo stesso tempo molto piccole, perché quando toccano la tua quotidianità e le prospettive per il futuro diventano automaticamente vicine e tangibili. Tutti da giovani crediamo di essere “immortali” ma poi quando ci scontriamo con i problemi reali si crea una specie di cortocircuito che ci fa aprire gli occhi sul mondo, e i ragazzi lo hanno fatto. La maggior parte di loro è davvero preoccupata per un pianeta che sembra essere diventato ormai insostenibile.

Un grande cambio di paradigma rispetto a molti anni fa…
Si, ma non tanto di protesta quanto di proposta. Per loro manifestare per il clima non è solo un alzare la voce fine a se stesso ma viene fatto in maniera consapevole e facendo proposte concrete per salvaguardare il proprio futuro. Credo sia questa la vera differenza con i movimenti del passato.

Nel mezzo c’è anche un senso di rivalsa nei confronti degli adulti?
Sicuramente. I ragazzi accusano gli adulti di non essere ascoltati e presi in considerazione. Quello del clima è un campo dove i giovani possono fare la loro parte e contrastare la – ormai -rassegnazione degli adulti, diventandone però complici. Perché gli adulti possono ancora portare qualcosa di positivo in questo mondo…

La grande sfida non è quella di abbattere il muro di incomunicabilità tra le due generazioni?
Il divario comunicativo tra le generazioni c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché cambiano i linguaggi e i valori di riferimento. Spesso mi chiedo però se anche i giovani non abbiano delle colpe nel non farsi capire dagli adulti. È la grande sfida dei prossimi tempi, e un linguaggio alla fine lo impari. È importante però capire se ci sono delle lacune nella propria comunicazione che vadano oltre alla doppia velocità in cui vivono adulti e ragazzi.

La pandemia ha accentuato queste situazioni?
I ragazzi sono usciti devastanti dal lockdown e devono riprendere in mano la loro vita. La pandemia ci ha fatto scoprire nuove modalità di vita, con forti crisi che ci hanno portato a rimettere in discussione i rapporti. È fondamentale non far finta che non sia successo nulla. Chi ha colto le opportunità della pandemia riuscirà a risollevarsi.

Il mondo politico cosa dovrebbe fare per avvicinarsi ai ragazzi?
I giovani credono nella politica ma non credono nei politici. La domanda forse potrebbe essere cosa può fare il giovane per farsi capire dalla politica. Servono spazi e tempi nuovi, che negli anni si sono persi, per generare forza propositiva e non solo di protesta incondizionata.

Uno sguardo al futuro: siamo ancora in tempo per salvare il pianeta terra?
Gli ultimi rapporti sono allarmanti. La scienza ci ha indicato le direzioni che dobbiamo prendere per riprenderci in mano la terra. Alcune situazioni sono ormai irreversibili, ma tante altre sono recuperabili. Dobbiamo approcciarci a nuovi modi di vivere per non arrivare a un punto di non ritorno.

Autore: Alexander Ginestous

Dalla Bassa alle vette

Alexia Tabarelli di Salorno e Dante Vidri di Bolzano sono stati premiati ad Ora dalla FISI Alto Adige. Le due giovani promesse dello sci alpino ci hanno raccontato come è stato allenarsi e vincere, nonostante tutto, dopo una stagione “bella tosta”.


Se è vero che il limite è uno stimolo, allora di stimoli ne hanno avuti davvero tanti i ragazzi e le ragazze impegnate nello sci agonistico lo scorso inverno. Perché per molti la sfida era riuscire ad allenarsi nonostante le restrizioni dovute al Covid e spesso già arrivare sulla pista era una piccola vittoria. Soprattutto per chi doveva raggiungere le vette partendo dalla “Bassa” e da Bolzano. Lo sanno bene Alexia Tabarelli di Salorno e Dante Vidri di Bolzano, che lo scorso quattro settembre sono stati premiati ad Ora dalla FISI Alto Adige, insieme ad altri quaranta ragazzi e ragazze provenienti da tutta la provincia. Tabarelli, nata a Salorno nel 2003, quest’anno è campionessa provinciale di slalom nella categoria under 18, con il miglior tempo nella categoria under 21. Ad Ora è stata premiata anche per il secondo posto nella categoria sci alpino under 18 per la Marlene Cup – preceduta da Nicole Ploner e seguita da Magdalena Pircher. A Dante Vidri, classe 2007 di Bolzano, campione provinciale under 14, è stato assegnato il primo posto per il Raffeisen Grand Prix nello sci alpino. Entrambi si sono allenati lo scorso inverno con il centro di formazione “Traininggzentrum Überetsch-Unterland”, che offre la possibilità ai ragazzi di diversi sci club del “sud” dell’Alto Adige di poter fare pratica insieme. E gli allenamenti hanno dato i loro frutti, considerata la difficile stagione trascorsa, come ha ricordato il Presidente della FISI Alto Adige Markus Ortler in occasione della premiazione ad Ora: “L’inverno passato non è stato facile. Ciò nonostante, siamo riusciti a organizzare molti allenamenti e anche molte competizioni. Anche se la stagione è iniziata in condizioni difficili, si è rivelata in realtà molto buona per gli sport invernali. Ora è importante guardare avanti.”
Al di là di coppe e medaglie, ci siamo fatti raccontare dai due giovani la loro esperienza, iniziando con Alexia, fresca di allenamenti estivi, grazie anche alla partecipazione nel comitato provinciale.

A sinistra Alexia Tabarelli, a destra Dante Vidri

Come è stato allenarsi in queste stagioni segnate dalla pandemia di Covid 19?
Per fortuna ho potuto continuare ad allenarmi, ma per i miei genitori è stato un grande sacrificio perché, a causa delle restrizioni, dovevamo raggiungere le piste autonomamente ed erano loro a dovermi accompagnare ad Obereggen o Nova Ponente, ogni volta un’ora di macchina.

Come è nata la passione per lo sci?
Da piccola. Avevo tre anni quando ho visto mio fratello sciare e ho costretto mia mamma ad affittare l’attrezzatura. Ricordo che il casco mi ballava in testa perché era troppo grande, ma non m’importava, non volevo smettere: l’importante era avere gli sci ai piedi! Poi a otto anni ho iniziato a praticare a livello agonistico, con lo Skiclub di Ora.

Cosa ti piace dello sci?
Mi diverto molto e mi piace sentire la soddisfazione di farcela, raggiungere il risultato. Certo devo fare delle rinunce, a volte devo dire di no a una serata con gli amici, ma gli sforzi sono ripagati. E, per fortuna, ho il pieno appoggio e comprensione anche da parte delle docenti e dei docenti della mia scuola, l’Istituto tecnico economico di Ora.

Vuoi farne una professione?
Si, mi piacerebbe molto.

Hai un “mito”?
L’americana Mikaela Shiffrin, stella mondiale dello sci alpino.

Il mito di Dante Vidri è invece Dave Ryding, fino allo scorso anno unico sciatore britannico in coppa del mondo. Ryding ha iniziato a sciare sull’erba sintetica, con mille difficoltà dato che il paese di provenienza – l’Inghilterra – non è proprio famoso per le cime innevate. Si tratta di un modello non casuale per il giovane campione bolzanino che, grazie alla doppia cittadinanza inglese / italiana e al talento è stato chiamato anche a far parte della nazionale britannica. E a proposito di posti poco adatti allo sci: quando lo abbiamo intervistato, Vidri era appena tornato da una settimana di allenamento in una pista al chiuso a Landgraaf, in Olanda.

A proposito di sciare in situazioni di difficoltà: come è stato allenarsi nell’ultimo inverno di pandemia?
è stata molto dura, perché a Bolzano le piste non sono proprio dietro l’angolo ed in alcuni momenti non potevamo proprio muoverci dalla città … mentre sui social vedevo le immagini dei miei compagni delle valli che uscivano per allenarsi anche senza impianti, sui prati innevati vicino casa. E comunque, anche quando poi potevamo spostarci, a causa delle restrizioni non potevamo utilizzare il pulmino del club, quindi per tre volte alla settimana i miei genitori dovevano fare la spola tra Bolzano e Obereggen in macchina. Ho lavorato molto, allenandomi anche “a secco”, come si dice in gergo, a casa.

Come è nata la passione per lo sci?
Scio da quando avevo due anni, da molto tempo, ma ho iniziato relativamente tardi con l’agonismo. Mi è sempre piaciuto provare la sensazione di libertà che si respira sulle piste, sentire la velocità senza limiti: mi divertivo ad aprire la giacca mentre scendevo. Era come volare.

Disciplina preferita?
Preferisco il super-G, lo trovo più emozionante. Suona strano, ma in realtà avere più controllo permette anche di essere più veloci, fluidi. Lo slalom invece è sempre una scommessa.

Vuoi farne una professione?
Mi piacerebbe, ma quello che verrà verrà. Intanto quest’anno frequenterò lo “Ski & Ice College” a Pozza di Fassa, una struttura che mi permetterà di praticare l’attività agonistica e continuare a studiare.

Un nuovo inizio quindi, lontano da casa, ma Vidri ha grinta e talento da vendere per superare questa e altre sfide. Alle giovani promesse dello sci non resta che augurare in bocca al lupo per la stagione in arrivo!

Autrice: Caterina Longo

Un ciclodromo per Laives (che non convince tutti…)

Il movimento ciclistico altoatesino sta vivendo un periodo d’oro. Sono tanti i piccoli campioni che dopo anni di allenamenti e gare stanno raccogliendo i frutti del duro lavoro. Un esempio è Elena Pirrone, bolzanina e medaglia di bronzo nella gara a cronometro agli Europei che si stanno svolgendo a Trento. Una delle palestre che sforna un gran numero di talenti è però Laives, dove i giovani della Polisportiva Libertas, casco in testa, si stanno facendo largo con successo nelle categorie di esordienti e allievi a suon di pedalate. Impegno, passione, sacrificio, pazienza, e tanta motivazione: ecco la ricetta di questo sport. L’ultima stella locale è Mattia Predomo, che qualche giorno fa in Egitto ha conquistato la medaglia di bronzo ai mondiali su pista juniores, nello sprint. “Laives negli ultimi anni sta regalando alla nostra nazionale di ciclismo atleti fantastici, che nei prossimi anni vedremo sicuramente nel panorama sportivo mondiale. Il ciclismo altoatesino va alla grande e non posso che essere molto orgoglioso di tutti i ragazzi, e di tutte le associazioni sportive che permettono loro di fare attività sportiva, culturale, ricreativa”, ha commentato di recente il sindaco di Laives Christian Bianchi.

Salvatore Falcomatà

UN NUOVO CICLODROMO
Ed è cavalcando l’onda dell’entusiasmo che nel 2023, tra Pineta e la zona sportiva Galizia, verrà realizzato il primo ciclodromo dell’Alto Adige, un anello protetto per gli atleti del ciclismo su strada di interesse sovracomunale, ossia accessibile per tutti. L’amministrazione laivesotta in simbiosi con la Provincia ha in mente di dar vita anche ad una scuola provinciale per il ciclismo, che includa anche un “campo scuola” per poter svolgere attività didattiche riferite all’educazione e alla sicurezza stradale.
La Giunta provinciale, su proposta dell’assessore all’edilizia, Massimo Bessone, ha già autorizzato l’intervento per definire le modifiche tecniche necessarie alla realizzazione della struttura che verrà a costare 2,3 milioni di euro, di cui 600mila a carico del Comune di Laives e i rimanenti alla Provincia Autonoma.
“In Alto Adige abbiamo tanti atleti che praticano questo bello sport con grande successo. Abbiamo tante associazioni sportive che si dedicano ogni giorno alle attività su strada e già da tempo si era deciso di creare questo anello che sarà a disposizione di tutti gli atleti provinciali”, puntualizza il presidente altoatesino Arno Kompatscher.
Provincia e Comune di Laives negli anni scorsi, con due convenzioni, avevano previsto la realizzazione del collegamento pedo-ciclabile attraverso un ponte tra Pineta e la zona sportiva Galizia. In seguito, il Comune di Laives, in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana, aveva chiesto alcune modifiche alla convenzione al fine di realizzare un vero e proprio ciclodromo, lavorando per trovare anche la migliore forma per la gestione.

E UN VERO VELODROMO QUANDO?
Non tutti gli attori del panorama ciclistico locale però si trovano d’accordo con questo progetto, anzi. Salvatore Falcomatà, presidente del Centro pista Bolzano e storico allenatore di ciclismo giovanile, storce il naso davanti alla decisione di creare un ciclodromo che, nelle sue idee, non andrebbe a soddisfare le vere esigenze degli atleti e delle associazioni, ma che sarebbe più un’opera a sfondo politico più che sportivo.
“Credo che la soluzione giusta per gli atleti di tutta la Provincia sia quella della realizzazione di un grande velodromo al coperto con una pista da 360 metri che possa ospitare al suo interno attrezzature, palestre, servizi vari e spogliatoi. Un impianto più completo rispetto al progetto di Laives e che potrebbe sorgere all’interno del l’areale ferroviario di Bolzano”, spiega Falcomatà, che ha deciso di iniziare una campagna per convincere la Provincia a realizzare la struttura. Un sogno, quello del velodromo, nato già nel lontano 1996, quando la bolzanina Antonella Belluti vinse l’oro ai Giochi olimpici di Atlanta per poi riconfermarsi nel 2000 in quelli di Sydney. Grandi risultati che non bastarono a far decollare un movimento che è cresciuto poi negli anni a seguire.
Il velodromo andrebbe a risolvere in primis il problema della sicurezza, togliendo gli atleti più piccoli dalla strada e da tutti i rischi collegati, facendoli allenare in una pista al chiuso e sotto una migliore osservazione degli allenatori. Il velodromo poi garantirebbe spazi adatti – in un’unica, estesa, struttura attrezzata – in cui riunire gli oltre 4mila appassionati che praticano le diverse discipline di questo sport.
Falcomatà ha accompagnato da aprile di quest’anno una trentina di giovani atleti, una volta a settimana, fino Pescantina (la pista più vicina) con il furgone per allenarsi. Trecento chilometri per far pedalare i campioni del futuro. Ma le trasferte pesano e il grande rammarico è quello di non essere mai stati interpellati dalle istituzioni per un parere sul progetto: “Queste sono opere che vanno concordate e programmate con cura tutti insieme. Serve gente che voglia bene al ciclismo e che riconosca gli sforzi fatti da genitori e atleti in questi anni”.

Autore: Alexander Ginestous

Ztl a Bolzano, futuro incerto per i pendolari

La proposta di attivare una Ztl modulabile per ridurre il traffico nel centro di Bolzano e vietare l’ingresso alle auto dei non residenti ha già infiammato il dibattito pubblico e istituzionale.
L’idea, avanzata qualche giorno fa dall’assessore provinciale alla mobilità Daniel Alfreider, nasce dall’osservazione del sistema a tre fasce, già adottato dalla Città di Milano per controllare il flusso di macchine sulle strade della metropoli. Lì le zone Ztl sono divise in tre fasce: una fascia A non accessibile, e due fasce B e C a pagamento. A dare manforte a questa idea c’è anche l’installazione di una serie di nuove telecamere, che permetterebbe di aiutare a riconoscere le targhe dei veicoli in entrata e in uscita, controllando così chi è autorizzato ad accedere oppure no. Un provvedimento che mira a fronteggiare il forte traffico generato da orde di turisti che ha intasato strade e località dell’Alto Adige, ma che, dall’altra, inciderebbe non poco sui tanti pendolari che quotidianamente raggiungono il capoluogo altoatesino, come quelli della vicina Laives e San Giacomo e più in generale della Bassa. Uno dei grandi punti in sospeso, in attesa di ulteriori sviluppi dopo l’incontro tra Provincia e Comune di Bolzano di inizio settembre, è quello di capire a chi sarà destinata la nuova organizzazione: solo ai turisti o anche ai pendolari? Ci saranno deroghe? È qui che si giocherà gran parte della fattibilità politica del progetto.
Una prima reazione è arrivata dal sindaco di Laives Christian Bianchi, che ha commentato così la notizia: “La proposta deve essere applicata in primis ai turisti. Quando entri in città non c’è nulla di più comodo che lasciare la macchina fuori e usufruire degli autobus per raggiungere il centro. Ciò comporta zero stress e grande beneficio per tutti. Non è possibile vedere le vie del centro assediate dalle targhe straniere, e i lavoratori pendolari perdere ore bloccati in mezzo al traffico, è inaccettabile”. Il primo cittadino sottolinea poi quale sia l’opera prioritaria da dover realizzare per risolvere il problema del traffico: “Credo sia necessario procedere subito con la progettazione e realizzazione della variante in galleria. Sono contento che anche le associazioni imprenditoriali siano allineate su questa posizione. Senza la variante alla SS12 la mobilità di Bolzano è destinata a questa continua congestione, con blocchi, ed incredibili costi per tutti”.

Il sindaco di Laives Christian Bianchi

Non solo Bolzano ma tutto l’Alto Adige convive ormai da anni con un sovraffollamento esagerato di turisti, i cui effetti si ripercuotono sull’ambiente, sulla vita dei residenti e sulla qualità dell’offerta turistica stessa. Per questo è necessario adottare misure alternative, come le limitazioni agli ingressi giornalieri in un’attrazione, la chiusura totale di alcuni siti e regolamenti mirati per ridurre i disagi causati dai turisti. Esattamente come accade in tante grandi città Europee. Nel concreto però, il grande nodo che le amministrazioni devono tentare di sciogliere è quello di riuscire a fornire ai cittadini locali mezzi di trasporto efficienti che siano alternativi all’auto privata (in Alto Adige ce ne sono la bellezza di 925 ogni 1.000 abitanti), perché l’offerta dei mezzi pubblici non è del tutto adeguata alle esigenze della popolazione. Con il ritorno in classe degli studenti a partire dal 6 settembre gli autobus torneranno a riempirsi in maniera inverosimile e lo stesso si può dire per tutti i treni regionali che transitano lungo le stazioni della Bassa Atesina. È quindi necessario investire sia in un maggior numero di corse e linee, che in una maggiore sensibilizzazione all’uso della bicicletta (visto anche l’ottimale collegamento ciclabile tra Bolzano e Laives) o del monopattino elettrico, magari favorendo incentivi all’acquisto. I dati dicono che negli ultimi mesi estivi, complice l’arrivo di molti turisti, è aumentata la richiesta di e-bike per muoversi lungo il territorio. Un trend che andrebbe intercettato e riconvertito anche a favore dei residenti, fornendo ai cittadini possessori di tali mezzi ciclabili un’ulteriore estensione delle piste ciclabili e posti sicuri dove parcheggiarle, specie se pendolari, per raggiungere il luogo di lavoro a Bolzano in sicurezza.

Autore: Alexander Ginestous

Bici inclusive per far muovere tutti

Ecco un modo nuovo per invogliare anziani e persone con disabilità a fare sport e movimento in maniera attiva. L’associazione Incontriamoci e il centro noleggio E-bike di Appiano hanno lanciato un progetto che vede come protagoniste le biciclette, utilizzate come strumento di inclusione. E le ricadute e benefici positivi sui pazienti e chi sta loro accanto sono davvero molteplici. Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più.

Lo sport e il movimento come medicina naturale per aiutare persone fragili, disabili e anziani. Ma anche come strumento di svago per giovani e accompagnatori. E se per farlo si utilizzano le cosiddette “biciclette inclusive”, allora anche il divertimento raddoppia. Già, perché questi speciali veicoli stanno prendendo sempre più piede in Alto Adige grazie a una missione molto nobile portata avanti dall’associazione Incontriamoci APS (nata ad aprile di quest’anno e che si propone come punto d’incontro, sostengo e recupero psicofisico per caregiver famigliari di persone dallo spettro autistico) insieme al Test Center Remoove E-Bike Verleih di Appiano.
La missione è quella di promuovere l’inclusione sociale e permettere a chiunque di poter passare una bella giornata all’aria aperta e in totale spensieratezza, nonostante le limitazioni. Con ricadute positive e benefici anche sulla famiglia delle persone con disabilità e sugli operatori che li seguono, oltre che sulla salute stessa delle persone con particolari patologie.

Alcuni membri del progetto, durante un evento promozionale

“Durante il primo lockdown sono venuta a conoscenza di questo particolare tipo di biciclette e ho pensato subito che potessero essere lo strumento giusto per mantenere attivi a livello fisico anziani o persone con deficit motori – racconta Elisa Berger, operatrice posturale e membra dell’associazione Incontriamoci -. Così mi sono mobilitata per capire se c’era la possibilità di portare questo tipo di mezzo di trasporto anche in Alto Adige”.

In breve tempo Elisa entra in contatto con Engelbert Kirchler, responsabile del noleggio bici di Appiano, alla quale presenta il progetto. L’entusiasmo è contagioso sin dall’inizio. “Credevo fosse importante dar vita ad un’iniziativa simile, che ponesse il suo focus sulle attività sportive e nel tempo libero per le persone più fragili, per questo ho accettato molto volentieri di farne parte, comprando i primi modelli di biciclette da poter noleggiare a chi ne ha bisogno”. “Tutti hanno il diritto di potersi godere una bella giornata all’aria aperta”, racconta Kirchler. Le bici sono tutte elettriche con pedalata assistita e al momento ne sono presenti tre tipi: un tandem parallelo, una tricicletta monoposto e una terza sulla quale è possibile caricare addirittura una persona in sedia a rotelle. “Uno dei nostri obiettivi è cercare di riuscire ad avere il maggior numero di veicoli nel parco mezzi in base alle necessità e disabilità più frequenti”, spiega Berger. Il progetto è stato sin da subito promosso su canali social dell’associazione ottenendo ottimi feedback, ed è stato portato “in strada” durante i mercoledì lunghi di Appiano, dove il team è stato presente con un suo stand dedicato.

Engelbert Kirchler ed Elisa Berger

I BENEFICI
Ma quali sono i benefici che l’utilizzo di queste biciclette portano? In primis, come detto, c’è l’aspetto motorio: le persone anziane o disabili non hanno tanta possibilità di fare movimento e le bici inclusive possono risolvere tale problema, senza comportare uno sforzo eccessivo. Fare sport fa bene alla mente e allo spirito e aiuta a sentirsi bene nel proprio corpo. Da non sottovalutare è poi l’aspetto mentale. Per una persona con disabilità, impossibilitata a fare determinati movimenti nella vita di tutti i giorni o a superare particolari ostacoli, andare sull’e-tandem assieme ad un’altra persona rappresenta l’occasione per trarre forze e coraggio da un compagno di viaggio. Assieme dovranno capire come superare determinati tratti o quale strada scegliere per esplorare il percorso più interessante. Si tratta di un vero e proprio toccasana per tutti coloro che in situazioni di normalità avrebbero bisogno di assistenza per raggiungere determinati obiettivi. Ultima occasione – ma non meno importante e scontata – è la possibilità di poter stare all’aria aperta nonostante il Covid. Senza dimenticare quanto la pandemia abbia bruscamente aumentato le difficoltà di socializzazione e movimento soprattutto per gli anziani.
“Le ricadute sono evidenti anche per le persone che quotidianamente si occupano dei pazienti con difficoltà. Gli operatori potranno gestirsi il tempo libero utilizzando la bicicletta, non dovendo più andare sempre a piedi o spingendo una sedia a rotelle”, racconta Kirlcher.

Il tandem parallelo

BICI PER TUTTI
Ma questi particolari tipo di veicoli non sono pensati soltanto per persone con particolari esigenze, bensì per tutti. Sono in tanti – tra giovani, adulti e turisti – ad essersi interessati a questo tipo di biciclette come strumento di svago. “Il nostro, essendo un progetto inclusivo, vuole includere anche le persone che non hanno particolari problemi o deficit. Le bici sono perfette per passare del tempo in compagnia. Durante l’ultimo evento in piazza sono arrivati molti ragazzini che lo volevano provare, e abbiamo ricevuto richieste anche da alcuni turisti di Mantova giunti in Alto Adige desiderosi di poterlo utilizzare presso il loro albergo”, conclude Berger.

I responsabili del progetto sono ora impegnati far conoscere le biciclette inclusive in tutta la Provincia. In autunno e inverno verrà avviata una serie di presentazioni nelle case di riposo, oltre ad un progetto in collaborazione con l’Unione Ciechi.

Autore: Alexander Ginestous

Anche Egna si rimette in moto

Continua il viaggio di QuiBassaAtesina alla scoperta delle strategie di ripartenza dei vari comuni del territorio nel periodo post Covid. Oggi poniamo la nostra attenzione su Egna, dove ci siamo fatti raccontare dalla prima cittadina Karin Jost (la prima sindaca donna della storia del capoluogo) come sono stati vissuti gli ultimi mesi dalla cittadinanza e dall’amministrazione locale.

// Di Alexander Ginestous

Un mandato iniziato subito in salita, cercando di fronteggiare la pandemia da Covid che non ha lasciato scampo neanche ad un piccolo paese come Egna, da poco meno di 5.500 abitanti, e che è proseguito dovendo affrontare il difficile lockdown dello scorso inverno fino alla lenta ripresa di quese ultime settimane. Il futuro? Ancora tutto da scoprire, ma Karin Jost, sindaca di Egna, sa che ci sarà ancora del lavoro da fare per ripulire il territorio dalle macerie che la crisi sanitaria ha provocato e lasciato dietro di sè. L’abbiamo contattata per farci raccontare come sono stati vissuti gli ultimi mesi nel capoluogo della Bassa Atesina e quali sono le sue prospettive per il futuro, tra la fiducia mai persa e il pensiero rivolto a giovani e associazioni del luogo.

Karin Jost


Sindaca Jost, la fase più difficile della pandemia sembra essere alle nostre spalle. Com’era la situazione a Egna durante l’ultimo anno segnato dal Covid?
Anche nel Comune di Egna abbiamo registrato tante infezioni da Covid-19, soprattutto nei mesi di febbraio e marzo 2021. Purtroppo cerano anche alcuni decessi dovuti alla malttia. Sul nostro territorio non c’eraun “hotspot” precisamente individuato, ma le infezioni riguardavano tutto il Comune con tutte le sue frazioni ed anche un po’ tutte le fasce d’età della popolazione.

Lei si è insediata come nuova sindaca a settembre, poco prima del nuovo lockdown invernale. Come ha vissuto questa transizione contando anche la soddisfazione di essere la prima donna a ricoprire questo ruolo?
Ovviamente ero molto soddisfatta del risultato che il mio gruppo ed io siamo riusciti ad ottenere. Anche personalmente era una grande soddisfazione per me ottenere la maggioranza dei voti come Sindaca. Certo il periodo seguente era difficile, come lo era per tutta la cittadinanza. Insediarsi in un periodo così difficile con tutte le sue problematiche sicuramente non me lo aspettavo, ma questo di certo è toccato a tutti i nuovi amministratori.
L’importante era cercare di riuscire come amministrazione comunale a dare un aiuto alla cittadinanza e cercare in tutti modi di ridurre il numero delle infezioni.
Infatti siamo riusciti ad organizzare in novembre i test di massa in maniera egregia dando un ottimo esempio d’organizzazione ed in marzo abbiamo organizzato anche il primo Vax Day per la Bassa Atesina a Egna.
Anche per l’estate, il 30 luglio, è prevista una nuova Vax Night a Egna.

Io sono una persona molto ottimista e fiduciosa, e credo che con dedizione e forza d’animo si possa uscire anche dalle situazioni più difficili


Quali sono stati i settori più colpiti a Egna? Quali progetti intendete attuare per farli ripartire?
Sicuramente come anche in altri comuni sono stati colpiti tanti esercenti nel mondo della ristorazione e del commercio. Come giunta comunale abbiamo deliberato un contributo di 92.000 euro all’associazione “Zukunft Neumarkt” per incentivare proprio questo settore e poter lavorare sul marketing e sulla rivitalizzazione del centro storico che riteniamo essere un fulcro fondamentale per il nostro territorio e per la ripresa dei comparti più colpiti.

Dal suo punto di vista qual è stato l’ostacolo più grande da dover superare?
Non me la sentirei di dirne uno in particolare. Credo che tutti gli aspetti dedicati alla gestione di una pandemia siano complicati e critici da gestire. Ogni giorno nel mio ruolo trovo ostacoli e nuove sfide da dover superare.

C’è stato un momento – anche l’anno scorso durante la fase più difficile – dove ha avvertito forte speranza e ha sentito di poter uscire da questa situazione?
Certo, ma non era un momento preciso: sono una persona molto ottimista, fiduciosa e credo sempre che con dedizione, forza d’animo e tanto lavoro si possa uscire anche dalle situazioni più difficili.
Nella precedente giunta lei ha ricoperto il ruolo di assessora alla scuola, alle scuole, agli asili e alle famiglie. La gioventù come ha vissuto questo periodo difficile?
Quella dei giovani è stata sicuramente una della categorie tra chi ha patito di più in questa pandemia. A Egna abbiamo un bellissimo centro giovani, il “Point”, che appena si è potuto tornare a svolgere di nuovo delle attività ha ripreso subito e ha cercato di coinvolgere i ragazzi in più azioni. Noi come Comune sosteniamo tutte le loro attività e siamo molto contenti e grati di poter contare sull’associazione che gestisce il “Point” con tutto il loro personale.

A proposito di associazioni, in un comune così piccolo che ruolo svolgono?
Le associazioni in un comune come in nostro svolgono un ruolo importantissimo, sia quelle sportive, culurali e sociali. Sono i pilastri portanti delle nostre comunità sia ad Egna che a Laghetti. Mi riferisco non solo alle attività che svolgono al loro interno con i diversi obiettivi appunto sportivi, culturali educativi ma anche e soprattutto al ruolo sociale che svolgono nella comunità. Il Comune per qualsiasi cosa si può rivolgere a loro e ovviamente anche viceversa. Le associazioni hanno tutta la stima e gratitudine della giunta comunale e sono un punto di riferimento importante per la ripresa.

foto: Centro Giovanile Point

L’elezione

Karin Jost è la prima sindaca donna della storia di Egna. Eletta durante l’ultima tornata elettorale del settembre 2020, ha raccolto il testimone lasciato dal collega di partito Horst Pichler, che dopo 10 anni intensi di lavoro ha deciso di lasciare la guida da primo cittadino.
La candidata dell’Svp ha ottenuto la vittoria con uno schiacciante 55,9%, staccando Alex Pocher di “Insieme Miteinender Egna Neumarkt” di oltre 20 punti percentuali (19,3%), così come Lucio Gorio (9,9%) e Bettina Ruatti (8,6%).
Entrata in politica nel 2015 proprio grazie all’appoggio di Pichler, Jost è stata assessora ai giovani e alla scuola, ruolo che ha saputo ricoprire con determinazione grazie al suo passato da insegnante delle scuole superiori. La sua Giunta è stata formata dopo giornate cariche di tensione dato il rischio di un commissariamento del Comune è stato alto. Alla fine però il consiglio comunale di Egna ha approvato la proposta di giunta con 10 voti a favore e 8 contrari. Fra questi due esponenti del suo stesso partito.

Foto principale: Facebook Neumarkt Egna

I nuovi scatti di Sissa Micheli

Nuova mostra alla Galleria della Comunità Comprensoriale Oltradige Bassa Atesina di Egna. In esposizione ci sono le opere di Sissa Micheli, fotografa e artista altoatesina che ama giocare con la presenza e l’assenza, con la materialità e la sensualità, con il piacere della stravaganza e del surreale, con l’enigmatico e l’umoristico. La mostra si chiama “On Transient Phenomena”. La mostra può essere visitata nei seguenti orari: fino al 7 agosto, da martedì a sabato, dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 18.

Curiosa, l’artista si avvicina ai suoi campi d’indagine e dà vita ad un cosmo sensuale ed enigmatico, in perenne movimento tra realtà e finzione, tra passato, presente e futuro.
In generale la messa in scena è una componente essenziale del lavoro di Sissa Micheli: l’immagine mobile e dinamica è una compagna costante delle sue opere. Con capi d’abbigliamento volanti, l’artista crea affascinanti sculture temporanee che celebrano la fugacità e l’effimero in un gioco sensualmente dinamico. Nelle nuove opere, Micheli trova ispirazione nella piega che conduce all’infinito, come descritto dal filosofo francese Gilles Deleuze nel suo libro “La piega”: Leibniz e il barocco” (1988).. In riferimento alla sua monadologia (la dottrina delle sostanze semplici o elementi ultimi della realtà), l’anima umana è immaginata come una monade, ovvero come un’unità richiusa su sé stessa, colma di pieghe poste su due livelli: le “pieghe della materia” e le “pieghe dell’anima”. Il presunto mondo esterno è sempre attualizzato solo come una rappresentazione interna; la totalità delle rappresentazioni lo veste dall’interno, ed esse si diffondono al suo interno sotto forma di piega. Allo stesso tempo, le opere di Micheli assurgono a simbolo della caratteristica fondamentale della fotografia, ovvero catturare e congelare visivamente un attimo non percepibile dall’occhio umano, infondendogli un significato. I tessuti messi in scena davanti al viso ed al corpo di una figura femminile giocano con il contrasto tra velatura e rivelazione, tra protezione e assenza di difese, e mostrano un essere umano vulnerabile, gettato nel mondo e alla sua mercé. Micheli ha iniziato a dipingere questa serie di opere ben prima della pandemia. Ora, sono più attuali che mai.

Foto: Sissa Micheli

Voglia di vacanza aldilà della demenza

“Sarebbe bello andare in vacanza…ma ho la mamma che vive con la demenza di cui prendermi cura”. Quando questi pensieri albergano nella nostra mente, mettono dei paletti invalicabili al desiderio di trascorrere una vacanza rigenerante insieme alla nostra persona cara. Veniamo sopraffatti da molte domande che ci sembrano apparentemente senza risposta e ci fanno sembrare una possibile vacanza un evento impossibile da realizzare, chiudendo ogni spiraglio di possibilità. Ma è proprio così? Possono convivere il desiderio di “staccare” dalla quotidianità con le necessità della persona che vive con la demenza?

Il primo passo da compiere è quello di immaginare una vacanza che abbia delle caratteristiche adattabili con la nuova situazione che si sta vivendo in famiglia. Concretamente come prepararsi? Munisciti di un quaderno e una penna che ti saranno utili per costruire la tua “mappa delle vacanze” e trova le risposte a queste domande in modo da esplorare ogni possibilità:
Dove andava in vacanza la nostra famiglia?
Trascorrevamo le ferie al mare o in montagna?
Alloggiavamo in un albergo, in un villaggio turistico, in una casa in affitto, in una casa per le vacanze di nostra proprietà?
In quali periodi dell’anno andavamo in vacanza?
Quali erano le mete e le attività preferite dai miei genitori?
Come trascorrevamo le giornate?

  • Coinvolgi in tuo caro mentre rifletti su queste domande guida. E ancora, per costruire una vacanza su misura rifletti su questi aspetti:
  • Come vedi il tuo papà, la tua mamma? Pensi sia nelle condizioni per affrontare un viaggio e trascorrere qualche giorno fuori casa?
  • Ha bisogno di assistenza ed eventualmente quale?
  • Sai dove trovare un luogo accogliente e privo di barriere architettoniche?
  • Quanto inciderà la vacanza sulle sue abitudini e sulle routine quotidiane cui è abituato?
  • Il cambiamento di residenza potrebbe causare disagio tale da scatenare comportamenti speciali?
  • Il suo comportamento cambia in presenza di persone sconosciute?

Nella ricerca delle risposte continua a mantenere l’attenzione al desiderio che ti spinge a scegliere di vivere insieme al tuo caro un’esperienza che potrebbe essere molto stimolante e ricca di leggerezza per l’intera famiglia, senza lasciarti scoraggiare dai passi organizzativi che la situazione richiede. Rispondere a queste domande ti sarà utile per tracciare un’idea di vacanza che possa essere apprezzata e goduta anche dal tuo caro. Forse ritornare in luoghi conosciuti che appartengono alla sua giovinezza potrebbe riaccendere emozioni e risvegliare il ricordo di particolari momenti di vita. Oppure potrebbe essere l’opportunità di realizzare un suo “sogno nel cassetto” per fargli un dono speciale.
Se infine senti che organizzare una vacanza insieme sia complesso, non scoraggiarti e prova a sperimentare alcune uscite più semplici come scegliere un luogo vicino alla residenza della persona di cui ti prendi cura per una gita di qualche ora o di una giornata, oppure prenotare un brevissimo soggiorno (un giorno e una notte) in un albergo della zona. Potrai così osservare i suoi comportamenti e come vive i cambiamenti. Se osservi che il tuo caro è sereno, vive con gioia il viaggio ed il soggiorno magari raccontandoti storie di vacanze passate, non prova disagi particolari nei cambiamenti della sua routine e trascorre tranquillamente la notte, potrai senz’altro pensare a progettare una vacanza un po’ più lunga. Se invece il suo comportamento manifesta continuo disagio che magari sfocia in qualche comportamento speciale, potrai attendere e sperimentare piccole uscite ogni tanto o portare la vacanza “in casa”.
A questo proposito ecco alcune semplici idee da realizzare:
Organizza una festa in giardino o in terrazzo: invita i suoi nipotini e procurati una piccola piscina. Offrigli la possibilità di sedersi insieme a loro e giocare con l’acqua, magari immergendo in sicurezza i piedi nell’acqua. L’allegria dei bambini lo metterà di buon umore e gli farà trascorrere momenti magici.
Piatti dal mondo per viaggiare: ogni località ha un piatto tipico. Puoi trovare tante ricette in rete e cucinare qualche piatto che possa ricordare al tuo caro i luoghi che ha visitato. Un pranzo o una cena insieme, assaporando gusti conosciuti, sfogliando l’album dei ricordi, per creare una mini vacanza ricca di emozione.
Crea un giardino: se il tuo caro vive in un appartamento e non ha a disposizione un giardino, crea insieme a lui un angolo verde e fiorito. Scegliete insieme vasi, terra, sementi e piante e come disporli. Rendilo responsabile della sua cura. Sarà un modo piacevole di riempire il tempo ricreando il con-tatto con l’energia della terra e godendo della bellezza delle piantine che germoglieranno e dei fiori che sbocceranno.
Esplora la tua città e i suoi dintorni: scegli qualche luogo caratteristico per accompagnare il tuo caro in luoghi di cui ti ha parlato o che avrebbe desiderato visitare. Sarà una meravigliosa esperienza che potrà allenare la vostra creatività: potrete stare seduti in silenzio ad ammirare uno scorcio, potrete dare da mangiare alle anatre nello stagno del parco, visitare una chiesa e recitare insieme una preghiera, e molto altro ancora.
Il tempo di fine estate, quando il grande caldo è ormai passato, può essere un momento ideale per dedicarsi a qualche giorno di riposo e condividere con la persona di cui ti prendi cura dei momenti diversi e speciali, un dono reciproco di tempo in cui gustare e apprezzare la presenza dell’altro. E allora? Buone vacanze.

Autrice: Roberta Lenzi – Sente-Mente Felicitatrice

“Il futuro del pianeta è nelle nostre mani”

Gli ultimi eventi metereologici estremi che hanno colpito la Germania e il Belgio provocando danni e morti, non possono lasciarci indifferenti davanti alla crisi climatica in corso. Proponiamo quindi volentieri su queste pagine il pensiero di Zeno Oberkofler, attivista del gruppo altoatesino di “Fridays For Future”, che da qualche anno si batte per sensibilizzare la popolazione su questa importante tematica.
“La nuova normalità? 54 gradi in California e incendi boschivi incontrollati ovunque. Centinaia di persone che muoiono in Canada a causa del caldo. Inondazioni in Germania, che distruggendo paesi e città. Più di 100 morti e purtroppo ancora molte persone disperse. Nubifragi violentissimi in Alto Adige, alberi che cadono, tetti che volano via.
Questo é il nostro luglio.
La scienza ci ha avvertito per anni e ora stiamo solo iniziando a vedere le conseguenze della nostra inazione. Non voglio rassegnarmi al fatto che questi eventi meteorologici estremi diventino la norma, ma purtroppo non sarà così facile invertire gli 1,2° C di aumento di temperatura che abbiamo già causato con le nostre emissioni. La catastrofe climatica è già qui e per molte persone nel mondo significa già da anni: siccità, inondazioni, povertà, sete e guerra. Possiamo evitare che la situazione sfugga di mano. Per fortuna, abbiamo i mezzi per farlo. Ogni decimo di grado di aumento di temperatura decide quali libertà e quale margine di manovra avremo in futuro ancora per affrontare un pianeta in tempesta. Siamo gli unici che hanno ora il potere di fare qualcosa per rimetterci in sesto.
Sono consapevole che quello che scrivo sembra duro, ma a volte bisogna dire le cose come stanno. Che molte persone siano preoccupate per il loro futuro e per quello dei propri figli è quindi assolutamente comprensibile.
Dobbiamo trarre energia da questa preoccupazione per cambiare insieme il sistema esistente. Un buon futuro è possibile se partecipiamo tutte e tutti nel costruirlo. Dobbiamo ascoltare la scienza ed accompagnare con politiche attive la transizione verso una società a 0 emissioni ed anche più giusta”.

La fame non fa ferie

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Le tragiche previsioni sulle conseguenze della crisi dovuta alla pandemia si sono purtroppo avverate: il numero di persone in condizioni di estrema povertà è salito alle stelle (+150 milioni). I più colpiti sono i bambini le cui possibilità di una vita senza fame e povertà sono svanite in brevissimo tempo. Per salvarli dalla fame, migliaia di genitori ricorrono a rimedi estremi come far sposare le loro figlie minorenni e mandare i loro figli a lavorare come manovali o nelle discariche anziché a scuola. Per rispondere alla drammatica realtà, la Caritas altoatesina lancia la sua annuale campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “La fame non fa ferie”.

Discariche al posto della scuola
Philip è tornato nella discarica che ha segnato la sua infanzia fino a quando non ha ottenuto un posto a scuola. Quando fruga nella spazzatura puzzolente, pensa alle lezioni, alle aule pulite, al pranzo e alle visite degli ex studenti che ora hanno un lavoro. Anche lui vuole un lavoro sicuro ma per questo ha bisogno di un diploma di maturità. Purtroppo può studiare solo se sua madre riesce a trovare lavoro altrimenti deve contribuire al reddito familiare vendendo ciò che trova in discarica. Se non pagano l’affitto finiranno subito tutti per strada. Non può farlo ai suoi fratelli.

Sposarsi per non soffrire la fame
Lo stomaco di Tabitha è vuoto. Quello che era rimasto del cibo lo ha dato ai suoi fratellini. La famiglia ha ormai esaurito le scorte. Ma non è questo che fa venire le lacrime agli occhi della ragazzina di 12 anni: Tabitha dovrà lasciare la sua famiglia e sposarsi, che lo voglia o no. Ci sono abbastanza richieste, è carina e forte. Ha paura degli uomini che per l’età potrebbero essere suo padre e che ora la corteggiano ma questi uomini potrebbero sfamare la sua famiglia.

Legami familiari spezzati
Jonas non capisce perché se ne siano andati tutti. Il piccolo non può capire cos’è il Coronavirus. Non capisce che suo padre è disoccupato da mesi e ora è andato a cercare fortuna in città. Non sa che suo fratello che gli portava l’acqua potabile da scuola ora si prende cura solo delle capre di grandi allevatori per un pasto e un tetto. Gli manca anche sua sorella che si è sposata a tredici anni per poter mangiare. È solo triste. I legami familiari sono la più grande risorsa e sicurezza nei paesi africani. La pandemia li ha fatti a pezzi. C’è solo un disperato bisogno di tutti.

A rischio il domani dei bambini
Il 90% dei bambini in età scolare nei paesi africani è stato costretto a restare lontano dalle lezioni per mesi e allo stesso tempo a rinunciare ai pasti più importanti che spesso accompagnano l’andare a scuola nelle aree rurali. Almeno 10% dei ragazzi e delle ragazze non potrà tornare in classe. L’infanzia negata è al centro della campagna Caritas “La fame non fa ferie” di quest’anno. Si chiede sostegno per non abbandonare i giovani e le loro famiglie alla povertà, alla fame e allo sfruttamento che ora li minacciano.

Interventi semplici, concreti e vitali
Per scongiurare le peggiori conseguenze della pandemia in Africa, la Caritas altoatesina fa sempre più affidamento su quei progetti che si sono dimostrati particolarmente efficaci: autosufficienza attraverso orti domestici e piccoli allevamenti familiari di animali da cortile, approvvigionamento idrico per rafforzare il sistema immunitario, micro crediti alle mamme che li utilizzano per creare una piccola impresa e consentire ai propri figli di frequentare la scuola, l’aiuto di quartiere e gruppi di risparmio di auto-aiuto che si assicurano sostegno e concedono prestiti equi. Gli aiuti negli ultimi anni si sono dimostrati validi nell’attuale crisi e hanno attutito molte difficoltà. Le famiglie che, grazie ai progetti della Caritas, hanno potuto accumulare riserve, immagazzinare il grano in modo sicuro o mantenersi attraverso piccoli allevamenti e orti, hanno buone possibilità di sopravvivere alla crisi e di continuare a offrire prospettive ai propri figli.

“Ringrazio di tutto cuore le migliaia di donatori altoatesini e non che con la loro sensibilità e con le loro offerte hanno sicuramente salvato migliaia di famiglie dalla fame e dalla fatale spirale dell’usura già lo scorso anno ma il prolungarsi della crisi post pandemica rende necessario consolidare gli interventi intrapresi e dare il via a ulteriori progetti solidali e salvavita” spiega il direttore della Caritas Paolo Valente. “Oggi è a rischio soprattutto il domani delle giovani generazioni e quindi è a rischio anche il domani dell’intero continente africano: non possiamo girare la testa dall’altra parte e far finta di niente”.

Rintocchi contro la fame
Il sostegno all’azione della Caritas e alla lotta contro la fame viene garantito anche quest’anno dalle parrocchie altoatesine che partecipano alla campagna della Caritas contro la fame su invito del vescovo Ivo Muser. Venerdì 30 luglio alle ore 15 suoneranno le campane delle chiese più intensamente del solito e più a lungo. “La pandemia ha messo a rischio il domani di migliaia di bambini. Le campane siano per tutti noi uno sprone e un invito ad agire”, ha ricordato il vicario generale Eugen Runggaldier.

Il tuo aiuto è fondamentale

Con 20 euro puoi mantenere una famiglia in Africa con cibo di base per un mese.
Con 50 euro puoi portare la luce nelle capanne delle famiglie con l’energia solare. In questo modo le donne possono fare lavori manuali la sera e fornire così un reddito aggiuntivo.
Con 100 euro è possibile posare 20 metri di tubature. Ciò consente alle famiglie di avere accesso all’acqua pulita.
Con 240 euro aiuti una madre ad aprire un piccolo negozio nel suo villaggio. Ciò assicura l’esistenza della sua famiglia e allo stesso tempo promuove l’offerta locale.
Chi volesse contribuire a sostenere la Campagna “La fame on fa ferie”, può farlo inviando un’offerta su uno dei seguenti conti bancari utilizzando la causale “Fame in Africa”.

Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Durante la campagna
“La fame non fa ferie” – dal 15 al 31 luglio 2021 – Caritas ha attivato una linea diretta per le donazioni chiamando il numero 0471 304 339
Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online
www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano