Percorsi tattili: un’occasione per la città

In Consiglio Comunale è stata recentemente bocciata una mozione che chiedeva la realizzazione di una rete tattile per non e ipo vedenti, dimostrando come sulla tematica ci sia ancora tanto da lavorare. Il Sindaco Bianchi però assicura: “Nella riqualificazione di via Kennedy abbiamo previsto questo tipo di dotazione”.

Al giorno d’oggi lo sviluppo e il progresso innovativo di una città non passa soltanto attraverso l’implementazione di nuove tecnologie che permettono un salto a piedi pari nel futuro, ma anche attraverso iniziative dal forte impatto sociale. Specie in questo periodo segnato dagli strascichi che la crisi da Covid ha lasciato dietro di sè, è importante ascoltare e comprendere i bisogni delle persone per individuare tutte quelle azioni volte al miglioramento della vita quotidiana del cittadino. 
A tal proposito, un tema sempre attuale è quello delle infrastrutture e dell’abbattimento delle barriere architettoniche, ostacoli che ancora oggi condizionano l’accessibilità e la fruizione delle persone con disabilità, ma non solo, a determinati luoghi pubblici. Una soluzione al problema lo sono i percorsi tattili, superfici dotate di rilievi, percepibili al passaggio, per consentire ai non vedenti e agli ipovedenti di orientarsi nei luoghi e riconoscere distintamente gli ostacoli e le altre eventuali fonti di pericolo lungo il percorso. Ad oggi sono tante le amministrazioni che hanno deciso di impiegare tale sistema nella propria rete stradale. A Laives, durante la seduta del Consiglio Comunale del 13 e 14 aprile, era stata presentata una mozione volta proprio ad impegnare la Giunta alla realizzazione di percorsi tattili finalizzati al superamento delle barriere architettoniche nelle dorsali principali della Città di Laives, appunto, e delle frazioni di Pineta e San Giacomo. La mozione è stata bocciata ma l’argomento tiene ancora banco. 
Al momento l’unico percorso tattile esistente nel Comune è quello presente alla stazione ferroviaria, installato da STA e Trenitalia. Il sindaco Christian Bianchi ha voluto però precisare che qualcosa si sta comunque muovendo nella direzione giusta: “Confermo, come risposto in consiglio comunale, che nel progetto della nuova via Kennedy a Laives è previsto che sui marciapiedi ci sia questa dotazione di rete tattile. Si tratta di una previsione progettuale già discussa lo scorso anno, che arricchirà e aumenterà la possibilità di frequentazione della via stessa anche alla categoria degli ipovedenti”. Un primo passo verso quella che si spera possa diventare prima o poi una rete molto più vasta.
La mozione, che era stata presentata dal consigliere comunale Andrea Sbironi, individuava alcune arterie principali dove posizionare i percorsi. Oltre alla già citata Via Kennedy, ci sarebbero anche Via Pietralba, Via Galizia, Via Marconi, Via Brennero, Via Dolomiti e Via San Giacomo. In questo modo tutti gli utenti potrebbero raggiungere in totale tranquillità farmacie, teatri, supermercati, luoghi di culto, le fermate degli autobus e gli altri maggiori servizi privati e pubblici posti proprio su tali vie.

Andrea Sbironi

La posa di una pavimentazione tattile permetterebbe un migliore orientamento per le persone con disabilità e soprattutto il prezioso riconoscimento di luoghi pericolosi come scale, rampe o intersezioni. “È evidente che i miglioramenti potranno avvenire progressivamente sul territorio comunale, nell’arco di un decennio e più, ma è quanto mai importante iniziare ora”, racconta Andrea Sbironi, consigliere comunale promotore della mozione.
La creazione di questa rete di percorso andrebbe infatti progettata di pari passo con la riqualificazione di arterie cittadine centrali o il futuro rifacimento di strade e marciapiedi. “Purtroppo nella riqualificazione di San Giacomo e Pineta si sono perse queste opportunità. Credo che un’iniziativa di questo tipo possa essere un inizio per una Città che proprio attraverso lo sport, il turismo e il commercio, possa attrarre cittadini “diversamente abili” e che permetta ai cittadini residenti in situazione di difficoltà maggiore autonomia.  Nel 2021 il nostro Comune è ancora indietro su questa tematica”, prosegue Sbironi. 
Inoltre, va sottolineato il bassissimo impatto che la realizzazione di tali percorsi avrebbero sulle casse comunali, proprio perché potrebbero essere integrati con l’asfalto nuovo o le operazioni di sicurezza stradale. Attraverso il Decreto Fraccaro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il Comune di Laives avrebbe diritto a circa 90.000 euro a fondo perduto per questo tipo di attività.

Autore: Alexander Ginestous

Giulia Pedron: il viaggio come stile di vita

Giulia Pedron, fotografa di Bolzano, da poco trasferitasi a Bronzolo, ma soprattutto ormai cittadina del mondo, inizia a viaggiare già al liceo scoprendo la passione per il viaggio e per la fotografia. Viaggia alla ricerca di persone e parti del mondo rimaste incontaminate dalla globalizzazione per immortalarle con il suo obiettivo.  

Come sono nate le tue passioni per la fotografia e il viaggio?
Sono state direttamente proporzionali. Durante l’anno in Inghilterra alle superiori ho iniziato a conoscere un mondo nuovo. All’università ho frequentato il terzo anno a Madrid e ho iniziato ad avere sempre più voglia di conoscere. Per scrivere la tesi di laurea ho passato due mesi in Tanzania. Raccontando la mia esperienza, vedevo che le parole non erano sufficienti per trasmettere ciò che avevo vissuto così ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia pensando che l’immagine mi avrebbe aiutato a esprimerlo. In seguito mi sono iscritta a un master di fotografia a Barcellona e ho iniziato a viaggiare: per alcuni anni sono stata via con lo zaino in spalla. È diventato il mio modo di vivere.

Stai già progettando un nuovo viaggio?
Io e il mio compagno avevamo in programma di partire a febbraio. L’anno scorso abbiamo preso un furgone usato con l’idea di partire da Bronzolo per arrivare in Cina seguendo l’antica via della seta. L’itinerario non è ben definito in modo da poter viaggiare con la leggerezza di partire e non sapere cosa succederà.

Ci sono delle tappe che non possono mancare?
Ci sono delle tappe tematiche che mi interessano particolarmente lungo la via, tra queste l’Armenia e i Paesi dell’ex Unione Sovietica. Il resto ancora non è ben definito, ma sono convinta che ogni Paese abbia qualcosa di unico da offrire.

La mancanza di una lingua comune è mai stata un problema?
Mi è capitato molte volte di trovarmi in posti in cui l’inglese non veniva né parlato né capito, ma in un modo o nell’altro ci siamo sempre compresi. 

I tuoi servizi verranno esposti in mostre?
Ho realizzato alcune esposizioni sia a Bolzano che a Buenos Aires, dove ho vissuto per quasi due anni. Purtroppo, causa Covid-19, alcune mostre sono state annullate o posticipate. Una di queste, sulla Rotta Balcanica, verrà presentata a giugno alla festa dei popoli. 

Quali sono i soggetti e i temi che prediligi?
Le minoranze etniche: quando viaggio cerco di creare un contatto anche in modo da riuscire a realizzare i loro ritratti con più autenticità. L’altro tema è quello della denuncia. 

I tuoi lavori fotografici sono anche un modo di finanziare i tuoi prossimi viaggi?
Sì, durante le esposizioni le foto sono in vendita. Ho un sito internet (giuliapedron.com) in cui si possono vedere i miei lavori, oltre alla pagina Instagram @senza_mappa, dove si possono seguire i nostri viaggi. 

La tua famiglia come ha preso la tua scelta di vita?
Il fratello di mia nonna era un girovago, è partito quand’era molto giovane e ha vissuto in diversi Paesi come l’India e la Turchia. Penso che un po’ di lui sia arrivato a me. Mia madre è contenta per me perché sa che viaggiare mi rende felice, mentre mio padre vede ancora il viaggio come una vacanza. Fosse per me viaggerei tutta la vita! 

Infine: che consigli daresti a persone incuriosite dalla conoscenza del mondo?
Partire almeno una volta da soli è il modo migliore per affrontare un’esperienza: ti affidi completamente a te stesso e affili tutti i tuoi sensi. Direi anche di non programmarsi tutto così ogni inaspettata novità sarà un arricchimento personale. 

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Tracce di trasform-azione a Vadena

Prosegue la serie di articoli riguardanti il progetto “Sente-mente comunità amiche”, che approfondiscono il tema della demenza. “Tutto ciò che farai nella vita lascerà una traccia: di conseguenza, impegnati per avere piena coscienza di ogni tua azione” – Paulo Coelho.

Sappiamo bene com’è facile dimenticare. Andiamo a fare la spesa senza la lista e solo a casa ci rendiamo conto di non aver acquistato proprio “l’ingrediente indispensabile”. Abbiamo un appuntamento con un amico, il tempo ci sfugge e all’improvviso ci rendiamo conto che l’orario è passato.
Così com’e facile dimenticare fatti e informazioni, anche i nostri propositi spesso subiscono lo stesso destino. Quante volte ci siamo detti: da domani smetto di fumare, da lunedì inizio la dieta, voglio comportarmi in modo diverso ecc. La vita travolge e spesso la fretta soffoca nelle sue spire anche le più buone intenzioni. Nel “traffico di vita quotidiana” la routine spesso scandisce il nostro tempo e nello spazio residuo la stanchezza prende il sopravvento allontanandoci dai nostri propositi per lasciare spazio alle numerose attività che inevitabilmente riempiono le nostre giornate. Al mattino accendiamo il pilota automatico che ci rende super efficienti e ci lasciamo condurre da esso per tutta la giornata, per ricominciare daccapo il giorno successivo.
Ma se le varie attività possono diventare facilmente una consuetudine, c’è una cosa che dovrebbe sempre rimanere svincolata dalla routine, la relazione con gli altri. Le persone che vivono con la demenza sono dei grandi maestri a riguardo. Se ti prendi cura di una persona che vive con una diagnosi di demenza sai bene quanto sia necessario continuare a nutrire la relazione attraverso sguardi, gesti e parole consapevoli. Gesti sbrigativi, risposte standard, toni irritati figli di una routine congestionata, portano la persona che vive con demenza, ad uno stato di reattività che si esprime attraverso comportamenti definiti dalla medicina ufficiale “disturbi del comportamento” ma che altro non sono che risposte ad una situazione ambientale poco favorevole. Abbiamo quindi bisogno di mantenere viva l’attenzione alla relazione, abbiamo bisogno di “tracce” che ravvivino il nostro proposito di continuare a coltivare e avere cura della relazione con il nostro caro, per non dimenticarcene.
Le panchine arancioni vogliono essere proprio questo, tracce disseminate sul territorio, post-it sociali che, attraverso il loro messaggio ci riconducano li, al cuore della nostra relazione con la persona di cui ci prendiamo cura.
Dopo Bronzolo, anche a Vadena tre panchine ci ricorderanno l’impegno sociale assunto dai due Comuni che con l’adesione al Sente-mente®Project, intendono contribuire affinché si sviluppi una trasformazione culturale nei confronti della demenza. 
Passeggiando dalla Caserma dei vigili del Fuoco di Vadena in direzione Mover, incontrerai anche tu queste “panchine parlanti”. Ecco le tracce di trasform-azione di Vadena:

“È il modo in cui pensi a me che deve cambiare” 

È dai nostri pensieri che inizia il cambiamento. I nostri pensieri sono il terreno dove possono germogliare erbacce da estirpare o fiori da ammirare. A noi la scelta. Cosa penso della persona che vive con la demenza? Credo che sia ancora possibile continuare a vivere una relazione con lei? Penso che ci sia un linguaggio nuovo che posso imparare affinché  io possa continuare ad incontrarla?

“Voglio ancora essere felice”

Le persone con demenza non hanno solo bisogni fisiologici da soddisfare come mangiare e dormire, ma alla pari di ogni essere umano continuano ad avere desideri, sogni da realizzare. Continuano ad inseguire la felicità. Come posso creare per te momenti di benessere?
Vogliamo essere una comunità che oltre ad erogare servizi sia in grado di andare incontro ai desideri della parte più fragile della cittadinanza? Il desiderio di socialità ad esempio..

“Voglio un mondo libero dal tuo pregiudizio” 

Un grande desiderio di chi vive con la demenza è sentirsi accolto e riconosciuto come persona aldilà della malattia. Il pregiudizio condiziona enormemente la relazione…come posso mantenere la mia attenzione sul nocciolo vitale presente e pulsante in te anziché sugli inevitabili sintomi di malattia?
L’invito è di sederti per un momento sulle panchine e di lasciarti interrogare da questi messaggi affinché  queste tracce di trasformazione sul territorio  si concretizzino davvero in gesti quotidiani di accoglienza che a loro volta diventano tracce di dignità.

Autrice: Roberta Lenzi Sente-mente facilitatrice

Dal 6 maggio lo Stabile di Bolzano riapre in tutto l’Alto Adige con 180 spettacoli gratuiti

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Numerosi gli appuntamenti dedicati alla Bassa Atesina: Ugo Dighero, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, la compagnia Tournèe da Bar, Stefano Massini, Silvio Orlando, Paola Gassman, Paola Minaccioni, Ugo Pagliai, Alessandro Haber, la compagnia Stivalaccio Teatro, Marco Brinzi e Paolo Rossi, sono solo alcuni dei protagonisti della stagione estiva del TSB.

Ugo Dighero in “Mistero Buffo”

Bolzano, ma anche Laives, San Giacomo, Vadena, Egna, Laghetti, Ora e Salorno saranno i centri nevralgici della stagione estiva “FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro” proposta dal Teatro Stabile di Bolzano. 180 eventi all’aperto in tutto l’Alto Adige che propongono molteplici forme teatrali. “FUORI!” mette in rete le principali realtà del territorio nel segno della condivisione e della valorizzazione delle risorse e del potenziale artistico con la cittadinanza.
FUORI! è la nuova stagione che racchiude i percorsi artistici e produttivi intrapresi nel corso delle stagioni più recenti e presenta nuove produzioni realizzate ad hoc per interagire in piena sicurezza con il pubblico. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa prenotazione nel rispetto delle disposizioni sanitarie anti-Covid.
FUORI! è un’iniziativa ideata per riallacciare il rapporto con i cittadini, per riconquistare le piazze e le strade e che vede il TSB collaborare con Teatro Cristallo, Fondazione Orchestra Haydn, Vereinigte Bühnen Bozen, associazione L’Obiettivo, Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt, Scuola di Musica Vivaldi e Fondazione Teatro Comunale e Auditorium.

Marco Brinzi in “Arlecchino da Marciapiede”


La Commedia dell’Arte e dell’improvvisazione sono gli ingredienti del progetto “Arlecchino da Marciapiede”, ideato da Marco Brinzi e interpretato assieme a Caterina Simonelli che porta i “lazzi” di due figure archetipiche come il Dottor Balanzone e Arlecchino in giro per gli spazi condivisi della provincia. “Arlecchino da Marciapiede”, spettacolo itinerante nato dalla sinergia tra TSB e compagnia If-Prana, giungerà a Salorno il 17 maggio (Piazza Municipio, h. 18.30), per poi passare a Vadena il 17 (Centro Vadena, h. 16), a Laghetti di Egna il 19 maggio (Piazza Dürer, h. 16) e la sera a Ora (h. 18, Piazza Principale). Pochi giorni dopo, “Arlecchino da Marciapiede” farà incursione a Laives il 26 maggio (piazza antistante al Comune, h. 15).

Rocco Papaleo in “COAST TO COAST”


Nell’ambito di FUORI! un format amatissimo come quello di Tournée da Bar viene rivisitato da Davide Lorenzo Palla e dal regista Riccardo Mallus in collaborazione con Roberto Cavosi per focalizzarsi su Dante e la sua opera.” L’essenza del progetto “Dante da bar” rimane la stessa: portare il teatro, e in questo caso la letteratura, in posti non convenzionali, rievocare i gironi danteschi in maniera poetica e popolare. Lo spettacolo verrà presentato a Salorno il 24 maggio (Piazza Municipio, h. 18.30), a Vadena il 25 maggio (Centro Vadena, h. 18), ad Egna il 26 maggio (Piazza Centrale, h. 18) e a Laives il 30 maggio (Tendone delle Feste, via Pietralba, h. 18).
La Commedia dell’Arte torna ad essere protagonista assoluta anche dello spettacolo “Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte” che la giovane compagnia Stivalaccio Teatro presenterà a Laives al 5 giugno (Tendone delle Feste di via Pietralba, h. 18). Sempre a Laives il 24 giugno Ugo Dighero, narratore e attore eclettico e versatile, rivisiterà in chiave personale il “Mistero Buffo” del Premio Nobel per la letteratura Dario Fo (Tendone delle Feste di via Pietralba, h. 21).

“Don Chisciotte, tragicommedia dell’Arte”
foto: Sonia De Boni


Il format degli Spettacoli Tascabili ha grande rilievo nella programmazione di “FUORI!”. Concepiti per essere agili, diretti e immediati, gli Spettacoli Tascabili per bambine/i verranno presentati nelle fasce orarie pomeridiane e sono pensati per un pubblico dai 6 anni in su. Scritto da Andrea Bernard e Salvatore Cutrì che è anche l’interprete dello spettacolo, “La battaglia dei topi e della Rane” verrà presentato a Salorno il 28 maggio (Piazza Municipio, h. 17); a Vadena, il 30 maggio andrà in scena “I saltimbanchi” che vede protagonisti Thomas Rizzoli e Max Meraner (Centro Vadena, h. 17). Meraner e Chiara Sartori sono autori e interpreti della pièce: “Gli animali di Leonardo da Vinci”, in scena a Egna l’1 giugno (Piazza della Chiesa, h. 17).
In Bassa Atesina il progetto Spettacoli Tascabili Verso Dante, presenterà due appuntamenti: il 23 maggio a San Giacomo (Piazza della Chiesa, h. 17) andrà in scena “Verso Casa. Aldilà” di e con Diletta La Rosa, Giacomo Santi e Tommaso Zamboni, destinato a spettatrici e spettatori dagli 8 anni in su; a Laives verrà presentato “Prossima fermata Campaldino”, spettacolo nato dalla creatività di Thomas Rizzoli, Max Meraner e Chiara Sartori (Tendone delle Feste di via Pietralba, h. 21).

Irene Timpanaro e Davide Palla in “Dante da Bar”
foto: Anna Cerrato


A Bolzano, l’epicentro di FUORI! Il teatro fuori dal teatro sarà una grande arena ai Prati del Talvera, che si propone come una vera e propria piazza del teatro.
Sui palchi dell’Arena TSB nel Piazzale delle Feste saliranno Stefano Massini con il suo monologo “L’alfabeto delle emozioni” (5/6, h. 21), Fabrizio Falco e la compagnia dello Stabile di Palermo per dare vita a “Il Misantropo” di Molière (2/6, h. 21). Silvio Orlando, condurrà il pubblico dentro le pagine di “La vita davanti a sé” di Romain Gary (15/6, h. 21). Il teatro canzone avrà il volto e le voci di Rocco Papaleo e della sua band, protagonisti di “Coast to Coast” (11/6 e 12/6, h. 21) e di Alessandro Haber interprete di “Bukowski” (19/6, h. 21).

Anna Foglietta in “L’Attesa”


Ugo Pagliai e Paola Gassman saranno gli interpreti di “Romeo e Giulietta. Una Canzone d’amore” spettacolo di Babilonia Teatri, coproduzione del TSB (22/6 e 23/6, h. 21). Paolo Rossi con “L’Amleto” spettacolo in cui è affiancato da una compagnia di otto attori e musicisti (29/6 e 30/6, h 21). L’Arena TSB sarà lo scenario di alcune anticipazioni della prossima stagione, come i reading dello spettacolo “L’Attesa” di Remo Binosi da parte di Michela Cescon, Anna Foglietta e Paola Minaccioni (22/5, h. 21) e quello di Giuseppe Cederna, interprete di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac (6/6, h. 21).
Tutti gli spettacoli sono gratuiti previa prenotazione sull’App del Teatro Stabile di Bolzano (iOS e Android), sul portale tickets.fondazioneteatro.bolzano.it e alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano (piazza Verdi 40; mart-ven 11-14 e 17-19, sab 11-14). Le prenotazioni si possono effettuare presso il luogo di svolgimento dello spettacolo a partire da un’ora prima dell’evento.

Rodrigo: tra graffiti, musica e design

Rodrigo Medina è un ragazzo di 24 anni. Vive a Laives e studia a Bolzano design del prodotto, ambito che considera una passione ma soprattutto un sogno per il futuro. Nonostante la giovane età ha portato avanti tanti interessi negli anni, ideando progetti e sviluppando talenti. 

Hai frequentato il mondo dei graffiti in passato, adesso stai portando avanti questa passione? 
Il lato dei graffiti è andato un po’ a decadere negli anni, per quanto mi riguarda. Dopo le superiori mi sono interessato più al design. Se riesco mi piace riutilizzare questa mia capacità: ad esempio per fare qualcosa di più caratterizzante sfrutto ciò che i graffiti mi hanno insegnato. 

Pensi che ci siano dei pregiudizi nei confronti di chi fa graffiti?
Io non sono mai stato di quelli che uscivano la notte a fare i graffiti sui muri, non sono così coraggioso [ride]. Li disegnavo su carta, poi se c’erano eventi partecipavo e li facevo tramite quelli. Quando succedeva era facile che i passanti dicessero: “Che bello! Dà un po’ di colore”. C’è chi lo vede come classico vandalismo ma allo stesso tempo c’è una grande fetta di popolazione, anche di più anziani, che è molto positiva a riguardo. Qui a Bolzano ci sono intere facciate di case su cui hanno disegnato vere e proprie opere d’arte. Questo è un bene perché non cadiamo nello stereotipo della città piccola e chiusa. 

Sei anche un musicista? 
Suono il cahon, con la mia band facciamo cover del nostro gruppo del cuore che sono gli “Sticki Fingers”. Il genere è sull’indie rock-indie folk. Suonavo la batteria, ma poi sono passato al cahon, perché per questo genere ci voleva qualcosa di più acustico e la batteria è un po’ predominante. 

Invece la passione per il design com’è nata? 
Ho avuto una carriera scolastica prettamente tecnica: ho fatto le ITI. Poi ho lavorato due anni in un’azienda a Laives, un’officina prototipi. Lì, alcuni miei colleghi, uno in particolare che io chiamo maestro, mi hanno aperto gli occhi sulla progettazione come arte del costruire qualcosa in funzione di un qualcos’altro e di un qualcun altro. C’è un problema che devi risolvere, magari non ci sono altri esempi e allora devi inventarti un modello: questa è la progettazione. Così ho unito il mio lato più tecnico a quello più creativo e ho lasciato il lavoro per affrontare il mondo del design. Mentre lavoravo portavo anche avanti un progetto mio di nome “Sherpa”, basato sugli Stickers e quindi più improntato sulla grafica. Arrivando all’università ho scoperto il mondo del prodotto e adesso mi ci sono buttato a capofitto. 

Hai avuto molte passioni che ti hanno portato ad avviare progetti. 
Diciamo che ogni cosa che imparo la tengo nel cassetto e mi servirà sempre. Adesso ho aperto questo nuovo progetto che si chiama “Arancio”, anche questo sulla grafica e che riprende dei punti di “Sherpa”, vedremo come andrà avanti.

Come ti vedi in futuro? 
Il mio obiettivo, per adesso, è poter lavorare nell’ambito che sto studiando, quindi design del prodotto, magari aprire uno studio, quello anche… Ma prima deve passare un po’ di acqua sotto i ponti.

Autore: Maddalena Ansaloni COOLtour

Riscoprire la natura, in sella

L’ultimo anno ha permesso a tutti di riscoprire la natura. In regione, da anni, ad occuparsi di natura è il Gruppo di lavoro per ornitologia e protezione degli uccelli Alto Adige EO, un’associazione di volontari che con passione si occupa della raccolta e della tutela dell’avifauna. Sabato 8 maggio, l’invito, per i più curiosi, è ad una passeggiata naturalistica in bicicletta sugli argini dell’Adige, a partire dal ponte di Vadena. 

L’associazione, fondata nel 1974, è composta da volontari ed esperti della fauna locale che negli si sono occupati non solo di osservare gli uccelli presenti in Alto Adige, ma hanno anche raccolto osservazioni e avviato progetti di tutela per le diverse specie. Oltre alle attività istituzionali e di studio dell’avifauna, il gruppo organizza regolarmente escursioni guidate da un esperto locale. La partenza è solitamente la mattina presto perché si hanno maggiori possibilità di avvistare uccelli o di riconoscerli per il loro canto, dopodiché la passeggiata nella natura prosegue in uno scambio di impressioni e curiosità. Così sarà anche l’iniziativa proposta dal Gruppo, e aperta a tutti, per sabato 8 maggio. Il punto di ritrovo per l’escursione guidata da Enrico Bissardella è presso la biblioteca comunale di Vadena alle ore 9; dal Ponte di Vadena si proseguirà poi, in sella alla bici, sul sentiero lungo gli argini dell’Adige in direzione nord. Questo percorso permetterà di osservare varie specie di uccelli — acquatici, rapaci e canori, come gabbiani e usignoli – intenti a cibarsi o, vista la stagione, a occuparsi del nido. Una volta raggiunto il biotopo “Fischerspitz” alla confluenza con l’Isarco, sempre seguendo l’argine sinistro del fiume, sarà possibile osservare una colonia di aironi. Il ritorno, sull’argine opposto, permetterà invece di vedere falchi e poiane. “Nell’ultimo anno – rivela Bissardella – c’è stato un cambiamento di orizzonte, siamo andati più nel profondo alla riscoperta del nostro ambiente più immediato, costretti dalla mancanza di mobilità. Molte persone hanno ritrovato il piacere della camminata, dell’escursione, della biciclettata su sentieri prossimi al luogo in cui si vive, ed è stato anche possibile fare una riscoperta del patrimonio naturale nelle nostre vicinanze”. La speranza per il futuro è proprio quella di mantenere il valore della riscoperta e della tutela della natura, come è successo negli ultimi mesi. “Spero in un ritorno a una normalità diversa, non alla normalità precedente, frenetica e fatta di grandi correnti di traffico a cui ci eravamo abituati. Non credo che sia corretto ritornare a immaginarsi quello che avevamo prima; bisogna fare uno sforzo e soprattutto dare spazio ai giovani, alle menti creative e volenterose di fare azioni concrete per la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, per creare una modernità diversa”, conclude Bissardella. L’invito, dunque, è quello di continuare ad apprezzare e ritrovare la bellezza che il territorio ha da offrire. Lo si può fare aderendo alla passeggiata in bicicletta, per cui è richiesta una conferma di partecipazione e che verrà rimandata a domenica 9 maggio in caso di maltempo. 

Autore: Ana Andros COOLtour

Donare capelli significa regalare fiducia

In Alto Adige il progetto Raperonzolo aiuta le persone ammalate di tumore. La donazione dei capelli contribuisce all’acquisto di una parrucca.  

Il cancro e le sue terapie provocano importanti cambiamenti psicologici e fisici, che hanno un effetto negativo sulle persone ammalate. La chemioterapia, per esempio, porta alla caduta dei capelli: una conseguenza visibile della malattia, che è spesso percepita come stigmatizzante e può compromettere l’autostima. Molte pazienti oncologiche portano una parrucca, che dà loro sicurezza e facilita la loro partecipazione alla vita sociale. Tuttavia, l’acquisto di una parrucca di alta qualità con capelli veri comporta un costo più elevato. Quindi il progetto “Raperonzolo” di Evi Weger, in collaborazione con l’Assistenza Tumori Alto Adige e altri partner, dà un aiuto per l’acquisto di una di queste parrucche e contemporaneamente contribuisce a sensibilizzare le persone su questa tematica. L’idea è molto semplice: donare i capelli per poter realizzare parrucche di alta qualità, per aiutare persone ammalate di tumore nell’acquisto delle stesse. Si possono inviare o consegnare i propri capelli ai parrucchieri che partecipano al progetto, o anche passare in uno dei saloni per un taglio di capelli. I parrucchieri che attualmente aderiscono al progetto sono “Haarstudio Mayr” a Brunico, il salone “fantasy – hair e beauty” a Terlano e il salone Elisabeth a San Martino in Passiria – ulteriori partner sono sempre benvenuti! I saloni fungono da punto di raccolta per i capelli donati, che verranno inoltrati ai produttori di parrucche. Per poter essere utilizzati per le parrucche, i capelli devono avere alcune caratteristiche precise: una lunghezza minima di 30 cm e non essere tinti. Vanno bene tutti i tipi di capelli, purché di colore naturale dal biondo fino al castano/nero. Anche trecce già tagliate tempo prima e conservate possono essere riutilizzate. Il ricavato sarà dato in beneficenza all’ATAA, che utilizzerà l’offerta in forma di aiuto finanziario per l’acquisto di una parrucca. Ulteriori informazioni possono essere trovate al sito www.projekt-rapunzel.com


Ogni anno le donazioni di capelli aumentano: così lo studio Mayr è riuscito a raccogliere più di 8 kg di capelli negli ultimi mesi! I capelli provengono da privati, vengono spediti anche per posta assieme a belle lettere da bambini che vogliono fare qualcosa di utile con i propri capelli. Ma anche altri saloni di parrucchiere inviano capelli donati. Miriam Mayr dello Haarstudio Mayr a Brunico invia a sua volta i capelli donati a Laupheim dal produttore di parrucche Bergmann. Il ricavato, nel 2020 1.350 euro, va a beneficio dell’Assistenza Tumori Alto Adige.

Nell’immagine principale: Monika Wolfsgruber dell’Assistenza Tumori e Miriam Mayr dello Haarstudio Mayr

La bellezza di un luogo appartiene a tutti

BOLZANO ARCI Bolzano lancia una nuova campagna di comunicazione sui social, ”Il Posto”. Protagonisti sono i giovani “Costruttori di futuro” che mettono in campo competenze e riflessioni, alla ricerca della bellezza nel territorio regionale. Andrea Rizza Goldstein, nel team di ideazione e sviluppo dei progetti di politiche giovanili, cittadinanza globale e innovazione socioculturale, racconta il progetto.

Come è nato il progetto?
Questa iniziativa fa parte di una più ampia progettualità, quella del bando provinciale a sostegno degli enti del terzo settore, a cui hanno preso parte il comitato provinciale Arci e i circoli che si occupano di attività di interesse generale sul territorio. In questo caso sono stati coinvolti i giovani che hanno già affrontato percorsi di formazione ed educazione alla cittadinanza come Promemoria Auschwitz, Campi della Legalità e Ultima Fermata Srebrenica. Lo scopo era quello di verificare se queste progettualità funzionano, perché al termine di questi percorsi l’obiettivo è quello di formare cittadini attivi e sensibili alle diverse tematiche in grado di vivere e muoversi nel presente. Attraverso una serie di attività, tra cui la formazione strutturata di operatori e volontari, diversi laboratori sulle competenze, sull’identità associativa e dei brainstorming strutturati, abbiamo voluto implementare le competenze e vedere se ci fossero le condizioni che questi giovani diventassero produttori di iniziative concrete di cittadinanza globale sul territorio. Una di queste è proprio “Il posto”.

In cosa consiste?
Uno dei prodotti del progetto è la campagna di comunicazione sui social network. Il risultato finale è una serie di brevi videointerviste che vedono inquadrate quarantacinque persone di diversa provenienza, a cui viene posta un’unica domanda: “Il tuo posto del cuore?”.


Qual è l’idea sottostante?
La campagna nasce a seguito di una lunga riflessione, condotta e matura con e dai ragazzi stessi, su cosa sono i luoghi e la loro estetica, anche perché la realtà in cui si trovano ad operare è quella del territorio regionale. L’iniziativa sui luoghi di valore è stata ragionata a vari livelli e uno di questi, individuato come potenzialmente problematico, è legato al pregiudizio che porta ad attribuire l’etichetta di “portatore di degrado” a chi non conosciamo e, molto spesso, alle persone di diversa provenienza. La sfida è lottare, tramite azioni culturali, per fermare questo pregiudizio, innanzitutto domandandosi chi ha diritto di dire cosa è bello in un territorio. Allargando questa domanda a tutti e prendendo in considerazione la composizione multiculturale della nostra regione e città, si arriva a scoprire che i sentimenti legati all’estetica dei luoghi e alla bellezza sono trasversali. La cosa sorprendente è proprio questa: vedere che spesso ci riconosciamo nei gusti altrui e troviamo il bello dove lo vedono gli altri. Inoltre, far esprimere il gusto del bello legato ad un luogo significa dare alle persone la dignità di sentircisi a casa.

Chi ha collaborato?
Grandi protagonisti sono stati i giovani, che oltre ad aver elaborato l’idea, hanno dato corpo al progetto, coinvolgendo una quarantina di persone, a loro volta giovani, che hanno deciso di partecipare a questa iniziativa. Fondamentale è stata poi la partecipazione dei giovani del circolo Kinapix, nato l’anno scorso. I ragazzi che lo animano provengono principalmente dal Conservatorio di Bolzano e dalla scuola Zelig e hanno realizzato e curato l’aspetto tecnico delle videointerviste.

Quali sono gli obiettivi?
Decostruire il pregiudizio e mostrare che il bello, compreso quello di un luogo, non ha provenienza o religione. Poi si crea una mappatura dei luoghi belli della nostra regione. Il risultato del progetto, che è disponibile sulle pagine social di Arci Bolzano, si può anche commentare; invitiamo tutti a dirci il loro posto del cuore.

Foto dell’intero servizio: Kinapix

Autrice: Ana Andros – COOLtour

Trodena, al confine tra Bassa Atesina e Val di Fiemme

Nel nostro immaginario collettivo, Trodena, soleggiato paese dell’Unterland montano immerso nel verde ai piedi del Cocul (ovvero cocuzzolo, reminiscenza linguistica del retoromanzo parlato fino al medioevo in queste vallate) e del Monte Corno, occupa un posto soprattutto come luogo di villeggiatura o “freschi”, come ancora oggi si usa dire in Bassa Atesina. Erano, un tempo, gli abitanti di Ora e Egna, tormentati dalle frotte di zanzare che nelle calde notti estive sciamavano sulla paludosa valle dell’Adige, a cercare riparo quassù. Tuttavia, il turismo vero e proprio, favorito dalla realizzazione della strada tra Ora e Cavalese e successivamente della linea ferroviaria austroungarica, assunse una certa rilevanza solo a partire dal XVIII secolo, quando tra Fontanefredde, San Lugano e Trodena apparvero numerose case per villeggianti. Allora, chi se lo poteva permettere, soggiornava qui fino ad ottobre e non di rado disponeva anche di un ampio orto in cui coltivare gli ortaggi di stagione.
Gli abitanti, allora come ora, erano principalmente agricoltori. La prima conta – ovviamente a fini “fiscali” – di focolari ne rilevò una ventina, per un centinaio di abitanti circa. Interessante il fatto che la misura del tributo da versare da ogni maso si esprimeva in “arimannie”, equivalente all’importo necessario alla vestizione completa e al sostentamento di un cavaliere longobardo. Poche sono invece le tracce rinvenute di insediamenti preistorici: su alcuni rilievi minori (Forchwaldspitz, Katzenschrot o Oansiedel) sono ancora visibili cumuli di pietre, in parte protostorici, in parte medievali, che potrebbero essere state impiegate nella costruzione di qualche castelliere o torre di guardia. La nascita “ufficiale” del paese risale all’anno 1111, quando il vescovo di Trento, signore anche di queste terre, concede ai signori dii Enn, che in suo nome governano su tutto il territorio dal fondovalle fino ai comuni della Val di Fiemme, di disboscare e edificare alcuni masi a nord della “clusa de Trodena”. Successivamente, il conte del Tirolo contese la sovranità al Vescovo e anche qui si impadronì, con le buone e spesso con le cattive, dei suoi possedimenti.

Chiesa di San Biagio


Trodena, il cui nome trae origine da un preromano “trodo” o “troi” con il significato di sentiero (per uomini e bestie), è ancora oggi raggiungibile dalla vecchia strada che saliva da Ora verso Gleno e Molini, secolare via di collegamento tra la Val d’Adige e la Vale di Fiemme. Uomini e animali, e in particolare gli allevatori di Trodena che godevano del diritto di pascolo invernale a Montagna, la usavano proprio per questo scopo.
Trodena è il classico comune di confine: geografico, con la vicina provincia di Trento, e culturale-linguistico, a cavallo tra mondo germanofono e italiano. Il destino di queste comunità non sempre è semplice e richiede una grande capacità di adattamento. Trodena, forse in virtù dell’antica fratellanza retoromanza, ha sicuramente affrontato al meglio questa situazione, fungendo nei secoli non da elemento divisorio ma da collante tra due realtà così diverse. Se dunque per un verso il paese è integrato da tempo immemorabile nella Magnifica Comunità di Fiemme con le sue storiche “regole” (Rigl), dall’altro esso appartiene in egual misura, per tradizioni e lingua, al territorio della Bassa Atesina. Il dialetto, tipico dell’Unterland ma arricchito da una pronuncia strascicata delle doppie vocali come, per esempio, in Haalbmitaag o Pleint, merenda di mezza mattina e polenta, ne caratterizza la colorita parlata. Negli ultimi 100 anni la popolazione di Trodena e delle sue frazioni è rimasta sempre stabile attorno ai 1000 abitanti. Certo all’attività agricola prevalente si sono aggiunti altri fattori in campo artigianale e turistico. Il paese appare per la maggior parte modernizzato e oggi sembra una comunità viva e capace di adeguarsi alle cadenze dei tempi moderni – fermo restando il privilegio di godere di una natura incontaminata e una salutare distanza dalle congestioni dei maggiori centri urbani.
Terminiamo la passeggiata per le ripide vie del paese con le sue caratteristiche case davanti alla chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio. Nella sua forma originaria, romanica, essa dovrebbe risalire all’XI secolo mentre successivamente è stata più volte ampliata e ristrutturata, ottenendo nel XVI secolo la sua attuale veste gotica: con esclusione della torre romanica che tutt’ora ricorda la sua fondazione e funge da elemento di unione di un paese ricco di storia.

Foto dell’intero servizio: David Kurk

Autore: Reinhard Christanell

Stare insieme ed essere utili all’ambiente

Martina Puentes è referente della Bassa Atesina per l’associazione Plastic Free Onlus, nata in rete nel luglio del 2019 e che in due anni è diventata la più importante associazione del Paese su questa tematica, impegnandosi su diversi fronti: dalla raccolta di rifiuti lasciati nella natura e nelle città, al salvataggio delle tartarughe.

“Oggi ci sono più di cinquecento referenti in tutta Italia,” spiega Puentes. “La plastica è ovunque, la troviamo per terra, nel mare e nell’aria. È pericolosa, in particolare quella monouso che non solo inquina, ma uccide. Per chi ha a cuore il nostro pianeta e le persone, è impossibile chiudere gli occhi”. Martina Puentes vive a Magré, dove ha già organizzato diverse raccolte di rifiuti. “Siamo stati anche a Egna e Cortaccia. Ci muoviamo a piedi negli angoli più nascosti del paese per raccogliere le immondizie lasciate per terra”.
Un piccolo e appassionato gruppo, anche perché le restrizioni dovute alla pandemia sconsigliano di muoversi in tanti. La sporcizia che si trova in giro per la città non è mai poca e, come dicono i volontari di Plastic Free, è sempre più di quella che si pensa: “Si trova di tutto, dalle sigarette a rifiuti elettronici. E ci sono luoghi dove la sporcizia si accumula in quantità allarmanti, come vicino ai parcheggi e alle ferrovie, sull’argine dei fiumi e delle strade, ma anche nei boschi e sui sentieri”.
Grazie al passaparola, a Facebook e Instagram, il gruppo di Plastic Free dell’Alto Adige si sta espandendo. “Siamo in quattro referenti e per il momento copriamo le zone di Bolzano, Merano e Bassa Atesina – spiega Puentes – il gruppo è la nostra forza e ci sono anche diversi giovani che danno una mano, questo per me è importantissimo e a volte mi sembra di vedere più forza di volontà e rispetto per l’ambiente nei giovani che nelle persone più anziane”.

Anche la collaborazione con i Comuni è molto positiva e Martina Puentes si dice soddisfatta dei rapporti intrattenuti fino a oggi.
Il 18 aprile si è tenuta la prima raccolta ufficiale dell’associazione in Bassa Atesina, con un incontro fissato alle 9:30 presso il parcheggio all’uscita del casello autostradale di Egna, comune da sempre attivo per l’ecosostenibilità e che, negli ultimi anni, si è distinto per iniziative come quelle della scuola senza plastica. “Abbiamo ripulito l’argine dell’Adige percorrendo a piedi il tratto che unisce Laghetti ed Egna. Lì c’è molta immondizia, siamo già stati molte volte a pulire ma mai percorrendo l’intera lunghezza del tratto di fiume” racconta Puentes. Sono state centosessanta le raccolte rifiuti organizzate in tutta Italia e l’associazione ha raccolto oltre centomila chilogrammi di immondizia in tutto il Paese. “È un ottimo modo per stare insieme facendo contemporaneamente qualcosa di utile per l’ambiente” aggiunge Puentes che, confessa, in futuro vorrebbe puntare sui progetti scolastici con il supporto di qualche volontario in più: “Qui in Alto Adige siamo fortunati, per esempio, ad avere l’acqua potabile dal rubinetto. Ma la consapevolezza non è mai troppa”.

Un impegno che Martina Puentes e tutte le volontarie e i volontari si sono presi a fatica ma anche con grandi soddisfazioni. “In fondo, se ami la natura e ci tieni al tuo pianeta, ti viene tutto naturale. Per me è bello vedere come da sud a nord del Paese ci siano tantissime persone attive per un cambiamento. Ti apre il cuore, dico davvero”. Per chi fosse interessato a prendere parte del gruppo, può contattarlo attraverso il gruppo Facebook “Plastic Free – Trentino Alto Adige” oppure attraverso il sito web www.plastifreeonlus.it.

Autore: Luca De Marchi