Jascha: lingue e diplomazia al servizio della ditta di famiglia

Il nostro territorio può contare su un gran numero di imprese private che nonostante siano divenute assai note a livello nazionale e internazionale conservano una sorta di conduzione famigliare. A questo proposito molto interessante è la storia di una di macchine agricole per la raccolta della frutta e significativa per la nostra rubrica dedicata alle donne è la figura di Jascha Babette Bonmassar. 

La storia di questa ditta ha inizio col padre di Jascha, Alfred Bonmassar, che nel 1975 decise di iniziare questa avventura con la creazione di macchine per lo sfalcio dell’erba e con i famosi carri raccolta a nastro Pluk-O-Trak. Oggi è Jascha Babette Bonmassar a proseguire con quotidiano impegno la mission aziendale. Le abbiamo posto una serie di domande per capire meglio la sua quotidianità di donna, imprenditrice e madre. 

Che tipo di percorso di formazione ha avuto per giungere al suo ruolo nella sua azienda?

Dopo il liceo linguistico “Marcelline” mi sono laureata in “Scienze Internazionali e Diplomatiche” e dunque la mia formazione non è strettamente legata al mio lavoro attuale e al mio ruolo in azienda. Ciò nonostante questa formazione mi aiuta in molteplici situazioni quotidiane, soprattutto l’essere “diplomatici”.

Di cosa si occupa nella sua azienda?

Mi occupo dei diversi compiti gestionali, organizzazione, gestione personale, comunicazione etc. Esseno un’azienda piccola a conduzione famigliare non è facile delimitare nettamente i compiti, devo gestire quotidianamente diverse situazioni o problemi nei differenti ambiti dell’azienda.
Il mio ruolo è sia operativo che strategico per gestire l’azienda con l’aiuto dei collaboratori, parecchi dei quali collaborano da tanti anni e dunque sono parte fondamentale dell’azienda.

Quali rinunce implica la sua professione?

Le rinunce sono più che altro quelle legate al tempo, che non è mai abbastanza. Ho 2 figli oramai adolescenti e gli ultimi anni sono stati una sfida per riuscire a coniugare il lavoro, che non ha orari fissi, con la vita di famiglia. Ha richiesto parecchia organizzazione ma i figli comprendono e sono sempre stati collaborativi e hanno acquisito presto un buon grado di autonomia.

Quali difficoltà ha avuto come donna a rapportarsi con i clienti? 

Personalmente non ho mai avuto inconvenienti nel rapportarmi con i clienti. Penso che conti l’atteggiamento, la preparazione, la personalità, più che l’essere donna o uomo. Per quanto attiene invece alle questioni tecniche riguardanti i macchinari spesso coinvolgo i miei colleghi maschi perché in questo campo hanno più conoscenza ed esperienza pratica.

Oggi per le donne ci sono ancora difficoltà a farsi accettare in un ambito considerato prettamente maschile.

Penso che le difficoltà siano molto meno rispetto al passato e caleranno ancora. Soprattutto i giovani non nutrono più tanti pregiudizi. Forse anche perché durante il percorso scolastico ed educativo che i ragazzi e le ragazze condividono, le ragazze sono nella maggior parte dei casi più studiose ed impegnate e dunque anche maggiormente preparate e i ragazzi ne sono coscienti. Noto anche che, soprattutto negli ambiti tradizionalmente maschili, le donne sono molto preparate, spesso più dei colleghi maschi.

Quali passi sono auspicabili nella società per permettere alle donne di affermarsi in ogni campo?

Attualmente sempre più incarichi prevedono una quota di genere, la cosa spesso fa discutere, molte persone non vedono di buon occhio che il sesso venga considerato prima delle capacità e competenze del candidato o della candidata. Penso invece che questa sia una misura lungimirante perché permette la partecipazione femminile in molti ambiti finora prettamente maschili, come nei cda di banche, enti pubblici, società, industrie o in politica. In futuro tutto ciò sarà un automatismo e non si potrà più fare a meno dell’arricchimento che le donne sanno portare all’interno dei vari consigli e organi.  
Un ulteriore passo importante è quello di incoraggiare le ragazze ad intraprendere la propria strada, a compiere gli studi a loro più confacenti senza escludere a priori quelli del gruppo STEM ossia le materie scientifiche e tecnologiche se vi sono portate. E’ importante evitare qualsiasi accenno al “dover” fare qualcosa o al “dover rinunciare” a qualcosa perché donne ma al contrario spingerle a farlo proprio perché sono donne per garantire la parità di condizioni competitive tra i generi.

Autrice: Rosanna Pruccoli

“Intimità sociale”: il teatro puntodi riferimento vitale della comunità

INSERZIONE PUBBLICITARIA – 11 GLI SPETTACOLI PROPOSTI DAL TEATRO STABILE (TSB).
In attesa del completamento della ristrutturazione del Puccini, i primi 4 appuntamenti sono in visione a Bolzano. Da fine gennaio in poi, la stagione riprende a Merano con 7 appuntamenti.

Amanda Sandrelli, Paolo Fresu, Gigio Alberti, Toni Servillo, Caterina Guzzanti, Serena Sinigaglia e Stefano Massini, sono solo alcuni tra i protagonisti della nuova stagione che il TSB ha plasmato per il pubblico meranese, nonostante l’indisponibilità del Puccini fino a fine gennaio 2025 a causa dei lavori di rinnovo. Per ribadire il ruolo fondamentale svolto dal teatro nella società, il TSB ha programmato un cartellone composto da 11 appuntamenti. Quattro in visione al Comunale di Bolzano (da ottobre a dicembre 2024) e 7 in scena a Merano, a partire da fine gennaio 2025.
Agli abbonati di Merano è dedicata l’anteprima di “Miles!”, il nuovo spettacolo di e con Paolo Fresu, mercoledì 23 ottobre alle ore 19. Un omaggio a Miles Davis, artista mitico per antonomasia, che nasce dalle musiche composte dal fuoriclasse del jazz ed eseguite dal vivo assieme a musicisti di altissimo profilo.
Diretto da Andrea Bernard, bolzanino recentemente insignito del Premio Franco Abbiati, l’omaggio di Fresu a Miles Davis, sarà presentato nella Sala Grande del Comunale di Bolzano. Gli abbonati potranno usufruire del servizio pullman gratuito loro riservato. Altri tre appuntamenti imperdibili nel capoluogo accompagneranno il pubblico meranese fino a dicembre. In questi tre casi i meranesi potranno scegliere il giorno in cui assistere agli spettacoli usufruendo dei biglietti gratuiti presenti nell’abbonamento. Dal 2 al 6 ottobre (ad esclusione del 3/10) Stefano Massini presenterà l’anteprima di “Mein Kampf”, il monologo tratto dall’omonimo libro pubblicato da Massini per Einaudi. Una biopsia del testo maledetto, un feroce distillato in cui la religione nazista di rabbia e paura, il culto dell’io e l’esaltazione della massa ci appaiono in tutta la loro forza di potentissimo déjà-vu. Dal 5 all’8 dicembre Toni Servillo accompagnerà il pubblico nel reading “Tre modi per non morire” di Giuseppe Montesano, un viaggio teatrale attraverso tre momenti culminanti in cui alcuni poeti hanno messo in pratica l’arte di non morire, e ci hanno insegnato a cercare la vita: Baudelaire, Dante e i Greci. Dal 19 al 22 dicembre Filippo Dini sarà il regista e l’interprete della commedia “I parenti terribili” di Jean Cocteau, uno spaccato crudele della società e della famiglia. Con questo testo, da lui diretto e interpretato, Dini prosegue l’indagine nell’inferno familiare dopo “Agosto a Osage County” che, nella passata stagione, ha saputo conquistare anche il pubblico di tutta Italia.. Sarà poi Caterina Guzzanti a salire sul palco del Puccini di Merano 22 gennaio (h. 20.30) come protagonista di “Secondo lei”. Con il suo primo testo di prosa e la sua prima regia, Guzzanti affronta un tema universale e su cui il dibattito oggi è più aperto e vivo che mai. “Secondo lei” è uno spettacolo sulla fragilità: un lungo, intimo, delicato flusso di pensiero, dal punto di vista femminile, sulle dinamiche nascoste che regolano i rapporti di coppia. Ad affiancarla in scena, Federico Vigorito.
Il 18 febbraio (h. 20.30) Serena Sinigaglia porterà in scena “L’Empireo” della drammaturga britannica Lucy Kirkwood. Monumentale ed ambizioso, “L’Empireo” è ambientato a metà del Settecento nell’Inghilterra rurale e racconta la storia di una giuria di dodici donne convocate da un giudice che non può giustiziare per omicidio una ragazza perché si dichiara incinta. Capitanata da Arianna Scommegna, una compagnia d’eccezione è interprete di questa prima versione italiana del testo.
Il 4 marzo (h. 20.30) Amanda Sandrelli e Gigio Alberti saranno quindi i mattatori della commedia “Vicini di casa” dello spagnolo Cesc Gay. Una commedia, libera e provocatoria, che indaga con divertita leggerezza inibizioni e ipocrisie del nostro tempo. La regia è curata da Antonio Zavatteri.
Il 24 marzo (h. 20.30) Merano ospiterà “Sissi. L’imperatrice”, spettacolo scritto e diretto da Roberto Cavosi che racconta l’inquieta e tormentata vita dell’Imperatrice Elisabetta d’Austria, comunemente nota come Sissi. Il ritratto che man mano si compone, grazie all’interpretazione di Federica Luna Vincenti, mette in luce una donna tanto anticonformista quanto profondamente frustrata dalla rigidità e spietatezza della Corte Viennese, ma anche la grande poesia e la voglia di libertà di una creatura che si riteneva eternamente “chiusa in gabbia”. Il 14 maggio (h. 20.30) Alessandra Limetti, Giovanna Rossi e Marta Marchi daranno voce e corpo alla protagonista di “Un gioco senza amore”, spettacolo scritto da Limetti e Francesco Niccolini che ne cura anche la regia. Una narrazione in prima persona della storia di una coppia e di una famiglia, distrutta dal gioco d’azzardo patologico. Un percorso di annientamento, ma anche di rinascita.
Nella stagione di Merano non possono mancare due appuntamenti con la danza affidati al Balletto di Siena e a MM Contemporary Dance Company. Se il 4 marzo (h. 20.30) la Compagnia senese interpreterà i passi a due più famosi tratti dal grande repertorio in “The Great Pas de deux”, il 14 marzo (h. 20.30) MM Contemporary Dance Company porterà in scena “Ballade” che vive delle coreografie di Enrico Morelli e di Mauro Bigonzetti.

ABBONAMENTI
I prezzi degli abbonamenti sono rimasti invariati e si confermano tra i più bassi d’Italia.

RICONFERME ABBONAMENTI
Fino al 21 giugno è possibile riconfermare gli abbonamenti tramite prenotazione telefonica al numero del TSB 0471 301566.

NUOVI ABBONAMENTI
L’acquisto dei nuovi abbonamenti si effettua a partire dal 24 giugno e fino all’inizio della stagione.
Lunedì 24 giugno i nuovi abbonamenti sono acquistabili alla Biblioteca Civica di Merano dalle 14.00 alle 17.00.
Dal 25 giugno in poi gli abbonamenti sono acquistabili presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano, aperte dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 19.00 e il sabato dalle 15.30 alle 19.00.

Ricordando Giacomo Matteotti, 100 anni dopo

In occasione del centenario dall’assassinio ricordiamo la figura di Giacomo Matteotti. Nel tentativo di togliere la patina che ricopre il ricordo di tutti i grandi martiri, in dialogo con Guido Margheri – presidente ANPI Alto Adige Südtirol – scopriamo il Matteotti politico per i diritti e per la pace. E anche amico di questo territorio che, con il Comune di Bolzano, lo celebrerà nei prossimi mesi. 

Perché Matteotti è ancora importante? 

Perché non solo denunciò la violenza del fascismo e ne fu ucciso, diventando uno dei primi e più noti martiri, ma perché oggi può dire tante cose, soprattutto indagando tra ciò che normalmente di lui si cerca di dimenticare. Ad esempio, che arrivò al discorso del 30 maggio 1924 attraverso un percorso di vita, di impegno politico e civile importante. E che fu uno dei pochi a rendersi conto dei grandi pericoli che stavano correndo l’Italia e l’Europa, insieme alla crisi scoppiata dopo la guerra: quello dell’avvento del fascismo (e dei fascismi). Il delitto Matteotti è politico ed è essenziale affinché il fascismo diventi regime. L’antifascismo nasce in quel momento: prima c’erano vittime e oppositori, dopo è diventato un progetto, una scelta consapevole. Ma Matteotti è molto altro. 

Ad esempio?

Un politico che si impegna in maniera intransigente contro la guerra, anche se in alcune caricature è dipinto come moderato. Poi è uomo di popolo: si batte fortemente per la costruzione delle cooperative, per il riconoscimento delle leghe contadine e dei braccianti come soggetti nelle trattative con gli agrari, e per l’imponibile di manodopera, per il diritto a un lavoro dignitoso sia in termini di fatica, sia in termini di retribuzione. 

Era anche legato all’Alto Adige…

Subito dopo la fine della guerra cercò di dare una risposta positiva al problema di un’autonomia rispettosa dei diritti della popolazione. Ci sono tracce di suoi viaggi e frequentazioni con i socialdemocratici sudtirolesi. In particolare, dopo una visita in cui raccolse le richieste contenute nel programma dei socialdemocratici, pronunciò un discorso in parlamento – molto avanzato e che si è realizzato tanto tempo dopo – che trattava i temi dell’autonomia, l’uso della lingua, le attività economiche, lo sviluppo, il rispetto per le tradizioni. La moglie ricevette lettere di condoglianze molto affettuose da vari esponenti del Deutscher Verband, che lo consideravano un amico. 

E cento anni dopo? 

Rappresenta un patrimonio scomodo per tutti, perché costringe a fare i conti con il passato, ma soprattutto perché costringe a pensare che, anche oggi, vi sono dei pericoli. La memoria deve costruire libertà. E Matteotti ce lo ricorda ogni giorno.

Ana Andros COOLtour

Baseball a Bolzano: ne parliamo con Luca Bellinazzi 

Tutto cominciò nel 1955, quando alcuni studenti dell’ITI e dell’ITC guardando un gruppo di americani che giocavano con guanti e palline sul greto del Talvera si incuriosirono e iniziarono a farsi una prima idea di cosa fosse il baseball. Da allora ne è passata di acqua sotto il ponte Talvera…  Ad oggi il Bolzano gioca nel campionato italiano di serie B, con l’obiettivo di entrare in A, oltre a quello di formare i giovani atleti bolzanini per mantenere ciò che è stato conquistato fino ad oggi. Oggi andremo ad intervistare Luca Bellinazzi, capitano della prima squadra del Bolzano, per conoscere meglio il mondo del baseball.

Ciao, raccontaci in breve chi sei… 

Mi chiamo Luca, ho 30 anni e sono nato e cresciuto a Bolzano. Le mie più grandi passioni sono lo sport in generale e l’informatica, settore nel quale lavoro da diversi anni. Mi sono avvicinato al mondo del baseball per la prima volta nel lontano 2004, in maniera del tutto casuale…

Com’è successo?

Come detto, è stato un “incontro” assolutamente casuale. Tutto ebbe inizio durante una di quelle giornate organizzate dalle scuole presso i vari campi lungo le passeggiate del Talvera; alla mia classe toccava fare visita al campo da baseball. Provai da subito un forte interesse verso questo sport molto particolare, e da lì ebbe inizio la mia avventura.

C’è un bel movimento nel baseball a Bolzano?

Il movimento del baseball bolzanino ha sicuramente raggiunto il suo picco negli ultimi dieci anni, conquistando diversi titoli sia a livello giovanile che a livello seniores, tra cui la promozione e la permanenza nella massima serie italiana per diversi anni. Di recente stiamo un po’ soffrendo in termini di numeri di giocatori, ma riusciamo comunque a mantenere un buon livello ed a partecipare a diverse competizioni.

Quali sono le caratteristiche per essere un bravo giocatore di baseball?

Sicuramente il baseball è uno sport molto complesso che richiede molto impegno, sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Per chi non lo sapesse, il baseball è per eccellenza lo sport in cui il fallimento è all’ordine del giorno, per cui bisogna essere in grado di tenere botta e continuare ad impegnarsi con costanza e disciplina per migliorarsi ogni giorno.

Perché consiglieresti ad un ragazzo di iniziare a giocare?

Innanzitutto, consiglio a tutti i giovani di provare diversi sport, in modo da poter mettersi alla prova e capire veramente quale sia la propria passione. Il baseball purtroppo è ancora poco conosciuto, fatta eccezione per alcune regioni in Italia, ma se praticato con dedizione è uno sport che ti porti con te per molto tempo, capace di farti crescere dentro e fuori dal campo.

Che aria c’è tra voi ragazzi?

Tra noi ragazzi c’è un clima estremamente positivo. Quest’anno abbiamo un gruppo molto eterogeneo, costituito da un gruppo di giocatori un po’ più esperti e molti ragazzi giovani che hanno tanta voglia di mettersi alla prova. L’obiettivo principale resta sempre quello di divertirsi insieme e competere per raggiungere un buon risultato.

In cosa può migliorare Bolzano?

Negli ultimi anni stiamo cercando di ricostruire un gruppo vincente, che possa essere in grado di competere in pianta stabile in serie B ed al momento opportuno provare a riportare il Bolzano in serie A. Il focus è soprattutto far crescere i tanti giovani che abbiamo incluso sempre di più in prima squadra. C’è sicuramente ancora molto lavoro da fare, ma la voglia è tanta e c’è ottimismo per il futuro.

Autore: Niccolò Dametto

Osservando le stelle

Presso le scuole medie Filzi di Laives è presente un piccolo osservatorio astronomico, gestito da un pool di allievi e professori della scuola. Non si tratta solo di attività didattiche: si possono osservare pianeti extrasolari ma anche individuare stelle variabili e contribuire a definire la fisionomia degli asteroidi, anche di quelli più lontani. 

I professionisti delle osservazioni astronomiche sono naturalmente gli astronomi che, di norma, possono disporre  di un tot di ore riservate sui grandi telescopi presenti sulla terra o in orbita terrestre. Ma non molti sanno che anche i milioni di appassionati “astrofili” attivi nel mondo, possono di fatto dare un grande contributo in numerosissimi progetti di ricerca. Ebbene: all’interno di questa rete globale ci sono gli astrofili altoatesini e anche un gruppo di allievi delle scuole medie Filzi di Laives, dove si trova da qualche anno un osservatorio di tutti rispetto, coordinato dal prof. G.B. Casalnuovo. Un piccolo pool di insegnanti, alcuni in pensione e altri ancora in attività, si incontrano ogni settimana con i ragazzi per coordinare e proseguire numerose attività, didattiche e anche di ricerca. Qualche esempio? Beh, l’anno scorso dall’osservatorio delle Filzi è stato possibile osservare il passaggio davanti alla propria stella di un pianeta extrasolare. Ma forse uno dei lavori più interessanti recentemente realizzati è stato il contributo dato alla definizione della fisionomia di un asteroide “transnettuniano”, ovvero presente oltre all’orbita di Nettuno, ai confini del sistema solare. Com’è noto tutti gli asteroidi fanno parte della nube primordiale, e la loro conoscenza ci aiuta a capire meglio come e quando si è formato il sistema solare e a prevedere quale potrà essere la sua evoluzione. Per capire meglio come è fatto l’osservatorio delle Filzi e come viene utilizzato assieme ai ragazzi, abbiamo intervistato il prof. G.B. Casalnuovo.

L’INTERVISTA

Com’è nato l’osservatorio delle Filzi di Laives?

Fin da quando ero piccolo coltivo una grande passione per l’astronomia, che mi ha portato col tempo ad installare nel cortiletto di casa, a Bolzano, un telescopio, col quale ho scoperto una trentina di stelle variabili, pubblicate dalla associazione americana AAVSO, successivamente alle scuole Filzi di Laives, la scuola in cui ho insegnato per anni educazione tecnica ho insistito fortemente affinché venisse allestito un piccolo osservatorio. Così quando ad un certo punto si è dovuta coprire con una tettoia la scala d’emergenza che dalla palestra va verso il cortile, è stato possibile individuare un piccolo spazio di 2 metri per 2 e mezzo, in cui è stato posto il telescopio. 

La collocazione riesce ad evitare il problema dell’inquinamento luminoso contro il quale combattono tutti gli astrofili?

Purtroppo l’inquinamento a Laives c’è, però per i lavori che facciamo noi – riguardanti asteroidi, stelle variabili e analisi di spettri – ne risentiamo molto meno rispetto ad esempio alle foto di cielo profondo, dedicate a galassie e nebulose. In ogni caso tutto l’osservatorio è stato “remotizzato” in maniera artigianale.

Vuol dire che può essere gestito a distanza?

Sì, da casa oppure da altre scuole. Le Filzi in Italia sono le uniche scuole medie che dispongono di un piccolo osservatorio remotizzato. 

A gestire l’osservatorio delle Filzi siete in quattro. Tutti insegnanti o ex insegnanti della scuola? 

Sì. C’è Roberto Chinaglia che è in pensione come me, e che fin dall’inizio, assieme a me, si è occupato dell’assemblaggio e della remotizzazione. Poi ci sono gli insegnanti  Samuel Volani, e Vittorio D’Apice, un professore di matematica. 

Che tipo di telescopio avete installato?

Non è professionale, ma si potrebbe definire “più che amatoriale”. Il diametro è di 35 centimetri. Avremmo potuto prenderne uno anche più grande , ma lo spazio dell’osservatorio e’ troppo ristretto e sarebbe stato impossibile manovrarlo. 

Gli astrofili come sono organizzati a livello locale?

C’è un grosso gruppo di lingua tedesca che fa capo all’osservatorio Max Valier di Collepietra. Noi siamo invece consociati con la Uai, l’Unione Astrofili Italiani. 

Sono tanti gli appassionati, anche nella nostra realtà locale?

Ultimamente un po’ meno. L’avvento di internet con la possibilità di reperire le immagini in rete, anche di grande qualità, ha un po’ diminuito le motivazioni, soprattutto nei giovani. 

Sono di meno gli appassionati che scelgono di dotarsi un telescopio personale?

Proprio così. Anche perché va detto, è un po’ una delusione quando guardi con l’oculare del tuo telescopio un oggetto che magari avevi prima visto su una rivista. Per avere immagini così belle devi fare tante foto, trattarle, sommarle con un software e, soprattutto, devi osservare da un luogo senza inquinamento luminoso. In ogni caso, come detto, con un piccolo telescopio si possono fare anche molte altre cose interessanti. 

Con un osservatorio come il vostro si può fare didattica ma, abbiamo visto, anche ricerca. I ragazzi delle medie, però, non sono ancora un po’ “piccoli” per queste cose?

La risposta è una sola: bisogna appassionarli trasmettendo loro la tua, di passione. Ci vuole un entusiasmo contagioso. Certo non si può andare molto a fondo con le formule matematiche. Ma devo dire che lo scorso mese di novembre in occasione della giornata delle scienze che si e’ svolta all’Universita’ di Bolzano, i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro sugli spettri della costellazione della Lira. In remoto abbiamo ripreso gli spettri delle sei stelle principali della costellazione e li abbiamo elaborati.

Cosa sono gli spettri, in astronomia?

Ogni sorgente luminosa può essere scomposta nei suoi colori. Il primo è stato Newton con il suo prisma, noi invece usiamo un reticolo di diffrazione. Nello spettro si rilevano anche delle righe, di assorbimento e/o di emissione, ed in base a come sono disposte queste righe si può anche stabilire caratteristiche importanti della stella osservata. 

Insomma: partite dalla pratica per poi eventualmente arrivare, anche, alla teoria. 

Certo. Con questi sistemi si può addirittura calcolare la temperatura di una stella, e i ragazzi l’hanno fatto. 

Immagino voi possiate contare su una dirigente particolarmente disponibile.

Esatto, la Dott.ssa Emanuela Scicchitano è molto sensibile a questo tipo di iniziative. Nel logo delle Filzi è stato messo un piccolo telescopio, come a significare l’importanza dell’osservatorio per tutta la scuola. 

Dicevamo: voi fate didattica ma anche ricerca. Ed è in questo secondo caso che la cosa si fa particolarmente interessate.

Sì. Ad esempio nella primavera del 2023 abbiamo ripreso un asteroide e abbiamo determinato la sua curva di rotazione. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Minor Planet Bulletin e sono stati menzionati anche i nomi dei ragazzi che hanno collaborato. Erano fieri e felicissimi di esserci. 

Come siete riusciti a fare questa cosa?

Va detto che per compiere delle ricerche volte a determinare le caratteristiche fisiche di un asteroide si possono percorrere diverse strade. Tra esse ci sono l’analisi di immagini riprese da un radar e le riprese con telescopi posti al di fuori dall’orbita terrestre. Ma si tratta di metodi non a portata degli astrofili e – in ogni caso – utilizzabili solo per asteroidi che intersecano l’orbita terrestre e quando sono molto vicini a noi, come ad esempio i pericolosi NEA (Near Earth Asteroids). 

Qual’e’ il sistema che avete utilizzato voi per contribuire alla misurazione delle dimensioni di un asteroide transnettuniano? 

Questo lavoro l’ho realizzato io da solo, utilizzando un metodo che normalmente si applica per l’analisi degli asteroidi nella Main-belt, ovvero la fascia principale di asteroidi che si trova tra Marte e Giove. In quella zona ci sono circa 1 milione e seicento mila asteroidi conosciuti. Il sistema si basa sulle cosiddette occultazioni stellari, ovvero delle eclissi di stelle. Praticamente consiste nel cronometrare il calo di luminosità, totale o parziale, di una stella nel momento in cui l’asteroide passa (prospetticamente) davanti ad essa. Se l’evento viene registrato da molti osservatori, dell’oggetto si può calcolare, oltre al diametro, anche la forma. Ed è quello che abbiamo fatto a partire dall’osservatorio delle  Filzi di Laives, comunicando le esatte coordinate del luogo di osservazione, oltre al tempo di inizio e di fine dell’occultazione, e questo con la maggiore precisione possibile. L’analisi dei dati, inviati da una quarantina di osservatori compreso il nostro e raccolti dall’astrofisica F. Rommel, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Astronomy & Astrophisics. 

Com’è fatto e quanto è grande l’asteroide del quale, con l’aiuto dell’osservatorio di Laives, avete contribuito a definire la… “carta di identità”?  

Ha forma ellissoidale, con un asse maggiore di 824 e asse minore di 700 chilometri. Sulla superficie si sono evidenziate anche delle depressioni, ovvero dei crateri, dalla grandezza piuttosto significativa. 

L’osservatorio delle Filzi è riservato agli studenti della scuola?

No. A richiesta è a disposizione degli studenti delle scuole superiori che volessero produrre tesine di carattere astronomico. Per contatti e notizie sui lavori finora da noi effettuati basta raggiungere questo indirizzo breve urly.it/3a3z0 che rimanda ad una specifica sezione del sito web della scuola. 

Autore: Luca Sticcotti

Notizie utili sulle Elezioni Europee 2024

L’8 e il 9 giugno eleggeremo i Membri del Parlamento europeo per i prossimi 5 anni. Il Parlamento europeo, che detiene il potere legislativo insieme al Consiglio dell’Unione europea, ha dunque la facoltà di adottare leggi. Esso esercita un controllo democratico su tutte le istituzioni dell’UE e, in particolare, sulla Commissione europea.

Gli europarlamentari vengono eletti con sistema elettorale proporzionale.

In Italia, è possibile esprimere da uno a tre voti di preferenza per lista votata, scrivendo, nelle righe vicino al simbolo della lista, il nome e cognome o solo il cognome dei candidati preferiti.

Nel caso di due o tre preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, altrimenti l’ultima preferenza viene annullata automaticamente.

PARTICOLARITÀ PER L’ALTO ADIGE

Le liste delle minoranze linguistiche, per superare la soglia di sbarramento del 4%, possono collegarsi alla lista di un partito nazionale: in tal caso la lista della minoranza linguistica somma i propri voti a quelli della lista nazionale e ottiene un seggio qualora un suo candidato ottenga almeno 50.000 preferenze.

Per le liste delle minoranze linguistiche è possibile indicare solo un voto di preferenza.

VADEMECUM

Si vota sabato 8 giugno dalle ore 15 alle ore 23 e domenica 9 giugno dalle ore 7 alle ore 23.

In Italia si ha diritto di voto alle elezioni europee se si è compiuto il diciottesimo anno di età, se si è cittadini italiani o dell’Unione europea con residenza legale in Italia, o cittadini italiani residenti all’estero, e si iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune.

Il voto si esprime tracciando un segno (X) sul contrassegno della lista prescelta candidata nella propria circoscrizione. La provincia di Bolzano fa parte della circoscrizione nord-orientale, che comprende Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. La scheda elettorale, di cui vi riportiamo in questa pagina il fac simile, è la medesima per tutti i comuni delle 4 regioni facenti parte della circoscrizione.

Per votare al seggio vanno presentate la tessera elettorale e un documento di riconoscimento valido.

Chi non ha la tessera elettorale o necessita di una nuova tessera elettorale deve rivolgersi al Ufficio elettorale del proprio Comune. 

Ricordiamo che ogni voto è importante per sostenere la rappresentazione democratica nelle istituzioni europee ed esprimere la propria opinione su tematiche fondamentali come l’economia, l’energia, i diritti, l’UE nel mondo.

Il Parlamento europeo è composto da 705 deputati eletti nei 27 Stati membri dell’Unione europea allargata. Dal 1979 i deputati sono eletti a suffragio universale diretto per un periodo di cinque anni.

All’Italia spettano 76 parlamentari che vengono suddivisi per ognuna delle 5 circoscrizioni nel modo che segue:

Italia nordoccidentale: 20

Italia nordorientale: 15

Italia centrale: 15

Italia meridionale: 18

Italia insulare: 8

Maria Niederstätter, se l’edilizia incontra l’arte

“L’arte rende indipendenti, apre gli orizzonti, parla tutte le lingue e canta tutte le canzoni”, queste le parole di Maria Niederstätter nella sua  presentazione sul palco di Palermo alla commemorazione della strage di Capaci.

Lo scorso anno dopo 50 anni di lavoro indefesso Maria Niederstätter ha lasciato la guida dell’Azienda ai nipoti Manuel e Daniela e oggi può guardare a ritroso alla propria carriera, alla propria vita di imprenditrice di successo e finalmente godere a tutto tondo della propria passione per l’arte. Una passione, questa per le arti e la cultura, che la accompagna fin dalla sua giovinezza e che l’ha portata negli anni a sostenere con progetti oculati e con il consiglio di persone esperte tanto gli artisti, che le istituzioni dedicate alle arti in senso lato. È sempre questa passione che la induce a viaggiare, informarsi, ma anche ad essere assai presente alle numerose manifestazioni artistiche e culturali nel territorio altoatesino. 

Maria Niederstätter è una donna che può essere di ispirazione per le giovani per il suo coraggio, la sua tenacia, la sua determinazione, la sua lungimiranza ma anche per quella misuratezza che l’ha sempre guidata. Maria è riuscita a restare una donna semplice e vera, senza mai lasciarsi sedurre dalle lusinghe della notorietà e tentare di spacciarsi per qualcosa che non era.
Parlando con lei infatti si resta affascinati dalla lucidità, dal carisma e dalla sua pacatezza. Ci siamo fatti raccontare i suoi esordi di imprenditrice: “Sono nata a Renon in una famiglia numerosa, sono la secondogenita, e mio padre era il proprietario di una segheria. Desiderosa di uscire dalle strette della provincia avevo iniziato un soggiorno in Inghilterra. Mia madre temeva che io mi risolvessi a restare nel Regno Unito e con mio padre mi proposero di rientrare in Alto Adige per rilevare un negozio di ferramenta a Bolzano che era appena stato messo in vendita.  Accettai e rientrai. Avevo diciannove anni, quindi per quegli anni non ancora maggiorenne. Fu mio padre a sostenermi e nonostante fosse stato sconsigliato da tutti firmò in banca a garanzia del prestito necessario a dare avvio all’azienda. Era il 1974”.

Maria Niederstätter prosegue il suo racconto spiegando come fu difficile conquistare la fiducia dei propri interlocutori quali fornitori, clienti e concorrenti che non credevano nelle potenzialità di una donna in un settore difficile, tecnico e considerato esclusivo appannaggio maschile. Così iniziò fra badili, stagge, picconi, carriole la vita di quella che sarebbe divenuta una azienda leader nel settore delle attrezzature a sostegno dell’edilizia con 100 fra operai e impiegati. Il primo anno guadagnò i suoi primi 60 milioni di vecchie lire.

Ci vollero tre anni per conquistare il mercato delle gru e estendersi ad altri moderni quanto complessi macchinari, cercando fin da subito di basarsi sulla qualità scegliendo le migliori ditte sul mercato. Dieci anni dopo, i container forniti per ospitare le classi di una scuola in ricostruzione offrirono la prima occasione per inserire l’arte. 

Molto presto l’arte riuscì ad entrare sempre più spesso nel lavoro, facendo dei container una possibilità di incontro con l’arte diventando spazi per le esposizioni o luoghi di lavoro per gli artisti. Nel 2022 Maria con la sua ditta ha collaborato con la Fondazione Falcone, in occasione delle cerimonie per la commemorazione della strage di Capaci a Palermo. Per l’occasione ha sponsorizzato il noleggio di strutture modulari dal design artistico, progettate e realizzate dall’artista Manfred A. Mayr con il sostegno della curatrice Sabine Gamper. 

Queste sono state posizionate sul palco al Foro Italico e rappresentavano il fulcro architettonico del progetto e delle celebrazioni. Con la loro struttura trasparente e permeabile, con balconi e facciate in vetro, sono state luogo di incontro, scambio, ricordo e mediazione, e hanno ospitato non solo la stampa ma anche gli studenti e le istituzioni presenti in Sicilia, tra cui il presidente Mattarella.

Gli orizzonti di Maria si fanno ora ancora più vasti e l’ultimo progetto con la nipote Daniela e un film documentario sul convento di Sabiona, “Saeben – Geschichten aus dem Frauenkloster”(Saeben – storie delle donne del convento) Il documentario si basa su fonti storiche e cerca di narrare il quotidiano di quelle donne che vissero in contemplazione e preghiera seguendo la regola benedettina dell’Ora et labora. Il convento, chiuso dal 2021 era stato consacrato il 18 novembre 1686 e inizialmente vi vissero una trentina di suore.  

Autrice: Rosanna Pruccoli

La città celebra il commercio equo solidale

La Giornata Mondiale del Fair Trade, celebrata ogni secondo sabato di maggio, rappresenta un’importante occasione per porre sotto i riflettori le condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone in tutto il mondo. Uomini, donne e talvolta anche bambini, lottano strenuamente per guadagnare appena il necessario per sopravvivere. Questa giornata non solo celebra i traguardi raggiunti dal movimento del fair trade, ma solleva anche un’importante domanda: quanto resta ancora da fare per garantire giustizia e equità nei rapporti commerciali mondiali?

Il fair trade, sorto oltre cinquant’anni fa, si è costantemente impegnato nel miglioramendo delle condizioni di vita e di lavoro di produttori marginalizzati dal mercato e lavoratori, specialmente nel Sud del mondo, sostenendo i loro diritti e promuovendo la loro visibilità all’interno dei meccanismi del commercio internazionale. Questo movimento non si limita a una mera redistribuzione del guadagno, ma cerca di trasformare radicalmente il sistema, rendendolo più equo, solidale e sostenibile, per tutti i suoi attori.
Le organizzazioni del Fair Trade (Ftos – Fair Trade Organizations) che aderiscono a Wfto (WorldFairTradeOrganization), la federazione mondiale del commercio equo e solidale, sono coinvolte attivamente nell’assistenza tecnica ai produttori, nell’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, e nello sviluppo di campagne volte al cambiamento delle regole e delle pratiche del commercio internazionale.

Da sei anni una  “fair trade town”

Dal 2018 Merano è “Fair Trade Town” selezionata proprio dalla Wfto e in quanto tale deve rispettare un codice di condotta condiviso. La città del Passirio, grazie al supporto e la collaborazione della Bottega del Mondo, da anni si impegna infatti a garantire ai piccoli produttori nel Sud del mondo un accesso diretto e sostenibile al mercato, al fine di favorire il passaggio dalla precarietà ad una situazione di autosufficienza economica e di rispetto dei diritti umani. Ma non solo, Merano è molto attiva sia a livello politico che culturale, organizzando diverse attività di promozione e sensibilizzazione del tema.

“Vogliamo spiegare alla cittadinanza in maniera trasparente tutta la filiera di quei prodotti che vengono importati da terre lontane, come il cacao o le banane. Siamo sicuri che molte persone quando acquistano il caffè al supermercato non sappiano da dove provenga e quali processi ci siano dietro” – afferma Brigitte Gritsch, coordinatrice delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige. 

In piazza per il dialogo e la condivisione

Proprio in occasione della giornata del commercio equo solidale, sabato 11 maggio, il cuore di piazza della Rena a Merano ha pulsato al ritmo del dialogo e della condivisione. Un aperitivo equo solidale ha aperto le sue porte a tutta la popolazione, offrendo non solo prelibatezze per il palato, ma anche spunti di riflessione e approfondimenti. L’evento, frutto della collaborazione tra la Bottega del Mondo di Merano, il Comune e gli studenti della Scuola Professionale Alberghiera Ritz, ha saputo cogliere l’essenza del fair trade mettendo in primo piano due protagonisti indiscussi: le banane e il cioccolato. 

Oltre a deliziare i presenti con le loro irresistibili note di gusto, questi prodotti hanno dato il via a un dialogo profondo e significativo.
Non si è trattato dunque solamente di una giornata di festa e buon cibo, ma di un’opportunità per confrontarsi sulle sfide e i successi del movimento del fair trade, approfondendo le peculiarità dei prodotti e i percorsi complessi che questi alimenti intraprendono prima di giungere sulle nostre tavole. È stato un momento prezioso di scambio, capace di sensibilizzare e ispirare, confermando che il commercio equo solidale non è solo un concetto astratto, ma una realtà tangibile che coinvolge e trasforma la vita di molte persone in tutto il mondo.

Tanti volontari per un’economia umana

L’evento proposto è solo un esempio delle tante attività che le Botteghe del Mondo dell’Alto Adige organizzano durante l’anno. 

La rete altoatesina comprende nove cooperative sociali che promuovono gli ideali del commercio equo e solidale nella provincia di Bolzano. Molti sono i volontari che ogni giorno si impegnano per dimostrare come un’economia umana può ancora esistere: un’economia dove l’uomo e la donna vivono in sintonia con sé stessi ed il mondo che li circonda.
“Le nostre botteghe non vogliono essere solamente dei meri punti di vendita, ma luoghi di dialogo e riflessione. Attraverso i nostri comportamenti di acquisto e le nostre scelte possiamo appoggiare un commercio che si basi sul rispetto delle persone che stanno alla base della filiera, contribuendo così a un mondo più sostenibile, equo e rispettoso” – conclude Brigitte Gritsch.  

Autrice: Chiara Caobelli

Radici cristiane?

Il tema dell’identità e delle radici torna, periodicamente, a caratterizzare il dibattito pubblico, soprattutto in corrispondenza con gli appuntamenti elettorali. In merito all’importanza delle radici cristiane che, per molti, ci accomunano, abbiamo scelto di parlarne con il prof. Andrea Sarri, esperto di storia della chiesa locale e non solo.

Le radici cristiane dell’Europa sono un mito. Ad affermarlo nei giorni scorsi con un articolo sul quotidiano Alto Adige è stato il professore Andrea Sarri, da anni insegnante presso il Liceo Carducci di Bolzano ed uno dei più autorevoli esperti locali nell’ambito della storia religiosa nell’età contemporanea, con particolare attenzione al rapporto chiesa-società nelle diocesi del Trentino-Alto Adige/Südtirol. 

Il tema è molto attuale perché, a poche settimane dal voto europeo, alcuni partiti sono tornati ad insistere sulle questioni identitarie e sui simboli ad esse collegati. D’altronde è stata l’attuale premier Giorgia Meloni ad affermare, nella sua autobiografia uscita nel 2021, che il crocifisso appeso a scuola “non sta ad indicare l’imposizione di una religione”, essendo esso “semplicemente un segno che caratterizza la nostra civiltà”.

Le radici cristiane, però – come ci conferma Sarri – sarebbero però solo un mito, di forte impatto sull’immaginario collettivo.

Forse non tutti hanno le idee chiare su cosa sia, di fatto, un mito. Ricorriamo allora all’enciclopedia Treccani per ricordare che, nella sua declinazione più moderna, questo termine sta ad indicare una “rappresentazione ideale o ideologica della realtà che, proposta in genere da una élite intellettuale o politica, viene accolta con fede quasi mistica da un popolo o da un gruppo sociale”. Dunque le radici cristiane, seppur significative, secondo Sarri, non sono l’aspetto largamente prevalente né tantomeno esclusivo della nostra “civilità”. 

“Nello studio della storia della chiesa e del suo rapporto con la società questo rapporto tra mito e realtà, è stato evidenziato in primis dal più grande storico del Novecento, ovvero Marc Bloch”, ricorda Sarri. Aggiungendo che quando si studia la civiltà europea la si può immaginare come una torta a più strati, dove il cristianesimo in tutte le sue forme è senz’altro un elemento cruciale, anche se naturalmente non esclusivo. “Va poi ricordato che anche il cristianesimo man mano si è trasformato. Prima dell’anno mille non era quello di papa Gregorio VII (1073-1085) che rivendicò la superiorità del papato sul potere temporale dell’imperatore, ad esempio. Così come un altro cristianesimo è quello che si afferma con il Concilio di Trento che reagisce alla riforma luterana”.

L’INTERVISTA

Prof. Sarri, quali sono le altre componenti della civiltà europea che non vengono considerate, quando vengono rivendicate in maniera esclusiva le radici cristiane?

Le fonti classiche, innanzitutto. Quella greca e quella romana. Oppure, secondo alcuni, solo quella greca, anche se i Romani come sappiamo hanno dato un grande contributo sul piano del diritto e della tecnica. Poi c’è la componente islamica che ha caratterizzato diverse zone del sud e dell’est Europa fino a quasi l’età moderna. Poi ci sono componenti germaniche e scandinave. E nel primo millennio non vanno dimenticate le componenti bizantine, relative all’Impero Romano d’Oriente che si occupò di conservare la cultura greca che in Occidente era scomparsa. E poi l’Umanesimo, il Rinascimento, la Scienza moderna, l’Illuminismo… 

In effetti si tratta di componenti molto importanti. Molte hanno avuto un rapporto con il cristianesimo, ma senz’altro la maggior parte di esse hanno avuto un ruolo fondamentale anche a prescindere da questo rapporto. In ogni caso è la Rivoluzione Francese che – di fatto – segna una cesura tra il passato e la contemporaneità. 

Sì. I diritti, le libertà, l’idea moderna di democrazia basata su un patto sociale in cui i cittadini hanno pari dignità, nascono proprio in quel momento sulla scia dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese. L’idea dello stato laico le cui leggi sono indipendenti dalla dottrina religiosa cristiana e cattolica è davvero rivoluzionaria. Ed è da questo shock che nasce il mito delle radici cristiane dell’Europa. L’idea che possa esserci un approccio irreligioso alla realtà e nella società porta autori come Novalis e Chateaubriand a sostenere che l’idea satanica della “laicità” sarebbe nata già ai tempi di Lutero agli inizi del ‘500 e che per evitare che la civiltà scivoli nella barbarie occorra ritornare appunto ad un medioevo, anche questo mitizzato, in cui il papa deteneva sia il potere spirituale che quello temporale. 

La chiesa come si è posta, durante la Rivoluzione Francese e negli anni della Restaurazione rispetto a questo dibattito sulle radici cristiane, rivendicate da una serie di intellettuali europei?

Il papato in realtà rimase a lungo estraneo all’elaborazione del mito delle radici cristiane. Ci arrivò solo nel Novecento tra le due guerre mondiali, per poi farlo suo nell’ottica anticomunista dopo la fine del secondo conflitto. Lo fece papa Pio XII per sollecitare le nascenti istituzioni europee affinché “riconoscessero la legge di Dio e della sua Chiesa”. Ma già Giovanni XXIII scelse di declinare il ruolo della Chiesa non più come sovrana, ma invece “madre” dei popoli europei. Se Paolo VI nominò San Benedetto patrono d’Europa con lo scopo di “cristianizzare il processo di integrazione europea”, poi Giovanni Paolo II cercò di proseguire il percorso nell’ottica di neo-cristianità. Benedetto XVI dal canto suo cercò di proseguire nel solco del suo predecessore, mentre invece l’attuale pontefice Francesco se prima ha sollecitato l’Europa a “non perdere la sua anima”, successivamente ha invece significativamente definito l’identità europea “dinamica e interculturale”. Per poi passare addirittura a definire l’azione della chiesa del terzo millennio “semplicemente misericordiosa”, ovvero pronta ad accogliere e a venire in soccorso alle persone che le si rivolgono in cerca di aiuto.

I principali partiti che rivendicano la necessità dei simboli delle radici cristiane negli spazi pubblici sono però spesso gli stessi che rivendicano anche il valore fondante della libertà individuale nella società. Quest’ultimo valore però, di per sé, non è stato esattamente fondante durante secoli e secoli di storia di storia della chiesa. A lungo la chiesa non ha visto di buon occhio lo sviluppo della libertà individuale e della coscienza critica dei suoi fedeli…  

In questo senso nel corso dell’800 la chiesa ha compiuto un suo percorso, lento, ma comunque significativo. Va anche detto che al mito delle radici cristiane dell’Europa in quel secolo si richiamarono anche i cattolici liberali, che sostenevano che in realtà le radici della modernità stavano nel Cristianesimo e nell’azione del papato romano nella civiltà europea. Sono temi che vennero ripresi negli anni ’30 del novecento anche da Benedetto Croce, in un ottica antifascista. In ogni caso oggi i richiami alle radici cristiane dell’Europa e la difesa dei suoi simboli hanno soprattutto una funzione anti islamica. Viene proposta l’idea di un’Europa guerriera, che si pone a difesa dei sui confini. Poi rimane sottotraccia il pericolo comunista. Il mito delle radici cristiane in ogni caso è stato declinato in diversi modi, come abbiamo visto. 

Nella destra politica esiste un dibattito su questi temi. Esiste una destra che, invece, sceglie di appoggiarsi comunque sulla laicità?

Bisognerebbe andare a leggere gli intellettuali di riferimento di quest’area, per capire se hanno ancora spazio voci liberali classiche. Da quello che capisco prevale l’argomento paura e quindi il ricorso al mito come difesa di identità. Sul piano inconscio scatta un riflesso condizionato basato sull’emotività. 

Sul piano locale, in Alto Adige, esiste ancora una destra laica e, anzi, anticlericale? Il Sudtirolo è fortemente secolarizzato, è sotto gli occhi di tutti. Una serie di cose non possono più essere date per scontate. La chiesa altoatesina è identitaria solo per una minoranza dei residenti e, forse, anche nella parte di lingua tedesca.

Credo che il vescovo Muser già ai tempi del Covid abbia capito che le dimensioni stesse della comunità ecclesiale, in provincia di Bolzano, ormai rappresenti una minoranza. E la sua insistenza su nuove forme di fare chiesa, come la chiesa “domestica” sorta durante il Covid sta a dimostrarlo. Lui queste forme nuove le ha presentate, nelle sue lettere pastorali, come “segni dei tempi”. Si è usciti, in sostanza, dalla dimensione della solidità pubblica del culto. Una parte rimane, perché ha anche un aspetto di convivialità, ma certo le cose sono cambiate di molto. 

Anche all’interno del clero c’è una grande presenza, oggi, di preti di origine straniera e, anzi extracomunitaria.

Sì, e alcuni anche con ruoli importanti. Una cosa impensabile anche solo 10 anni fa. Quindi non si tratta solo di vedere all’esterno una secolarizzazione, ma anche di consapevolezza che lo stesso clero non è più quello di una volta. E le stesse dinamiche ci sono, naturalmente, anche nella vicina diocesi di Trento. 

Quindi all’interno della chiesa la tentazione di insistere sulla rivendicazione delle radici cristiane è minore rispetto a quanto avviene in politica?

Sono nelle condizioni e forse hanno anche la capacità di guardare oltre, con una prospettiva che va al di là delle prossime elezioni.

Autore: Luca Sticcotti

LanaLive: le tradizioni in movimento

Quanto contano le tradizioni nella nostra quotidianità? Quando sono importanti le usanze nel nostro modo di vivere? Con il motto “Rethinking Rituals”, l’edizione 2024 di LanaLive si dedica all’esplorazione e alla riflessione sui rituali tradizionali. Avvalendosi della partecipazione di artisti, scienziati e rappresentanti di associazioni tradizionali come la Banda musicale di Lana, il festival invita il pubblico a scoprire nuove prospettive su usi e costumi.

In un’epoca caratterizzata da un rapido progresso sociale e tecnologico, sorgono domande sulla conservazione e il mutamento delle tradizioni; in quest’ottica, LanaLive 2024 offre uno spazio per la riflessione e il dibattito. 

Attraverso un programma variegato di musica, arti visive, performance, conferenze e discussioni, i partecipanti saranno incoraggiati a mettere in discussione il significato dei rituali nella società di oggi ed esplorare possibili scenari futuri.

La grande festa andrà in scena dal 24 maggio al 2 giugno; l’anteprima sarà il tradizionale “Huangart” della Banda musicale di Lana, che si terrà sabato 18 maggio alle ore 19 al Pfefferlechner. Nel frattempo, la locale banda di ottoni ha già iniziato a lavorare ad un progetto di ampio respiro per l’anno 2025, in cui si darà vita ad un nuovo rituale insieme al musicista e insegnante di jodel Markus Prieth, agli Opas Diandl e all’insegnante di yoga Stephanie Dariz.

L’inaugurazione

L’inaugurazione di LanaLive 2024 avrà luogo a Sant’Ippolito a Narano venerdì 24 maggio alle 18.30, con l’inaugurazione della mostra “Ritual Rhythms: Modern Practices, Ancient Echoes” a cura di Annika Terwey. La collettiva (aperta tutti i giorni fino al 2 giugno dalle 14 alle 18) vedrà esposte opere di Vinzenz Aubry, Valentina Cavion, Tatiana Pakhmutova, Rob Bothof e Mike Rijnierse, e rifletterà sul mutevole panorama delle pratiche rituali in un’era di trasformazione tecnologica e sociale.

Il giorno successivo, alle ore 10.30, Roland Angerer – che ha contribuito a far rivivere la tradizione del “Stilzer Pfluagziachn” a Stelvio – assieme allo storico, archivista e vicepresidente del comitato della festa della Natività di Maria Simon Terzer e Judith Rubatscher, che ha studiato la tradizione e l’evoluzione nei canti hutteriti attraverso l’osservazione partecipante, discuteranno nella biblioteca di Foiana di come far vivere, rivivere e preservare le tradizioni. Modera Hannes Egger.
Karin Kofler del maso di Bauer am Stein, contadina dell’anno 2023, inviterà quindi il pubblico ad un pranzo a tema: nel cortile interno della biblioteca, servirà una zuppa di pane con “Frigelen”. 

Invece con la performance “Blauer Schurz”, Maya Stimpfl strumentalizza l’atto di “cambiarsi d’abito” utilizzando il tradizionale grembiule contadino altoatesino come “strumento di modifica”.

Tanta musica dal vivo

Con il concerto “Zeit” la cetra prenderà poi nuova vita: la virtuosa di questo strumento Reinhilde Gamper e il compositore e polistrumentista Simon Gamper hanno sviluppato un nuovo programma di concerti insieme all’ingegnere del suono Claus Stecher e al visual concept creator Julian Geier. Dalle ore 19.30, nella Cappella di Santa Margherita si intrecceranno suoni e immagini in un’esperienza complessiva spettacolare. Il primo fine settimana di LanaLive si concluderà domenica 26 maggio alle ore 16, con la Cerimonia del cacao o Cerimonia del cuore con Alexia Amort e Krystsina Eyeva a Sant’Ippolito (adesioni a info@lanalive.it).

Al via il secondo fine settimana

Presso il Coworking della Memoria Enrico Fink e Massimo Ferri si dedicano lunedì 27 maggio alle ore 20.30 a nuove interpretazioni della cultura ebraica, seguendo un percorso fra tradizione e contemporaneità, fra musica e teatro, in contesti musicali che comprendono musica antica, jazz, classica e contemporanea.

Martedì 28 maggio Villa Arnica apre al pubblico le porte del suo giardino, per presentare Marc Alexandre Dumoulin, artista residente di quest’anno. Il pittore “tradizionale” parlerà con Hannes Egger della sua pratica artistica.

Mercoledì 29 maggio LanaLive farà una gita al Waltherhaus di Bolzano dove, dalle 17.30, Bella Angora (artista), Hannes Egger (direttore artistico di LanaLive), Markus Prieth (musicista) e Lisa Trockner (direttrice del Künstlerbund) racconteranno le loro esperienze alla luce del titolo “ReThinking.Traditions Scambio culturale Alto Adige-Vorarlberg: esperienze e prospettive”. L’incontro sarà moderato da Volker Klotz.

Quanto contano le usanze

Dal punto di vista tematico, un punto culminante del festival sarà la conferenza “Re-setting Culture. Sull’uso e la perdita delle tradizioni”, tenutata dalla folclorista e filosofa Elsbeth Wallnöfer. 

Giovedì 30 maggio alle ore 19.30, nella biblioteca civica Kultur.Lana, la studiosa parlerà di quanto possano essere “buone” le usanze e del perché esse stiano diventando sempre più temi di rilevanza politica o di rottura, riguardo le questioni di genere.

Il secondo fine settimana di LanaLive è dedicato allo scambio culturale tra Vorarlberg e Alto Adige, e da venerdì 31 maggio a domenica 2 giugno si esibiranno tre artisti di ciascuna delle due regioni, spesso considerate particolarmente legate alle tradizioni. Si comincerà venerdì alle 19.30 nel cortile interno del Thalerhof am Gries con le performance di Matthias Schönweger, Sophie Lazari e Bianca Lugmayr/Alex Kranabetter. Successivamente, Dj Teatime, nome d’arte di Ella von Brandis, ex membro della crew viennese di Dj e promotori The Loud Minority, proporrà il suo Dj-Set.

Diverse performance per la chiusura 

Sabato 1 giugno, a partire dalle ore 11, nella zona pedonale di Lana Vivienne Causemann metterà in atto la performance “Working Hours”, che si propone di superare l’artificialità del battito e del ritmo.

LanaLive si concluderà domenica 2 giugno con le esibizioni di Christine Lederer e Barbara Gamper al Kränzelhof di Cermes. Alle 14.30 Lederer invita ad una celebrazione dell’inattività che tradizionalmente caratterizza la domenica, mentre alle 16 Gamper proporrà Atemmuster (breathing patterns), ovvero un laboratorio di movimento somatico dedicato alla creazione di nuovi rituali condivisi, in cui il respiro è pratica di connessione e relazioni con se stessi, gli altri e l’ambiente che ci circonda (adesioni a info@lanalive.it).

Dal 9 al 12 luglio, dalle ore 17 alle 20 presso la Gaudi Bar, l’artista Josef Rainer condurrà infine un processo partecipativo della durata di più giorni per creare un modello e un aggiornamento artistico della processione della Natività della Vergine, che si svolge dal 1687.

Autore: Luca Masiello