Da quarant’anni dalla parte dei ragazzi

Era il 1983, quando un gruppo di persone tentò di mettere in piedi un servizio a favore dei giovani: Walter Visintainer, sacerdote a Laives, in sintesi, ricorda così l’esordio dello jugenddienst Unterland o gruppo giovani della Bassa Atesina, di cui è stato anche presidente circa quindici anni fa. “Inizialmente venne pensato come servizio della chiesa, ma non c’erano i mezzi per finanziare queste attività Sono stati dunque una decina di giovani a sedersi ad un tavolo per portare avanti le prime riflessioni e accordarsi poi con i sacerdoti”.

Don Visintainer racconta che inizialmente si trattava di un servizio per i giovani di lingua tedesca con una forte inclinazione ecclesiastica. “Poi, con il tempo, sono state avviate collaborazioni con altri enti nell’ambito dei giovani, come i centri giovanili a Egna e Cortaccia”. E poi l’apertura del gruppo anche ai giovani di lingua italiana. “È un arricchimento: avere una realtà bilingue è utile per tutti”.
“In generale sosteniamo le associazioni che vogliono mettersi in gioco – afferma l’attuale direttore Michael Nussbaumer -. Abbiamo un grande magazzino con giochi e attrezzature a disposizione gratuita per tutte le associazioni, i contributi che riceviamo li mettiamo a disposizione della comunità in questo modo. Organizziamo anche sale giovanili nei comuni di Montagna, Aldino e Termeno, dove abbiamo dei collaboratori che aprono le sale e creano rete anche con quelle associazioni che sostegno i giovani in difficoltà, coprendo varie tematiche sociali”.
Insomma, all’inizio lo Jugenddienst Unterland è partito per svolgere un lavoro per lo più religioso; poi, mantenendo gli stessi principi delle origini, si è evoluto secondo i tempi moderni e in una direzione più professionalizzata. “Durante l’anno – prosegue il direttore – facciamo anche dei progetti con le scuole medie di lingua tedesca e di lingua italiana. Proponiamo degli workshop e inoltre ci occupiamo della gestione di conflitti nelle classi, aprendo degli spazi ascolto”.
Il tutto in collaborazione con le associazioni della Bassa Atesina e con i Centri giovanili sparsi sul territorio. “Ci scambiamo idee, pareri e consigli. Inoltre svolgiamo l’attività di consulenza per le famiglie: forniamo loro i contatti degli esperti a cui rivolgersi in caso di problematiche importanti”, aggiunge Nussbaumer.
Per quanto riguarda il futuro la presidente, Lea Casal, è molto ottimista. “Sono stata chiamata tre anni fa, ma fin da piccola ho sempre partecipato alle attività, quindi comprendendo e vivendo l’importanza di quello che si può fare. Apprezzo molto chi fa questo lavoro con motivazione; il mondo oggi cambia moltissimo, e quindi è ancora più importante il sostegno in situazioni in cui ci sono delle problematiche. L’idea è dunque continuare con la nostra normale attività di sostegno, cercando anche un po’ di ridurla: in questi anni ci siamo ingranditi parecchio, e quindi serve fare qualche passetto indietro, anche per puntare su una maggiore qualità della nostra proposta”.

Daniele Bebber

La ginnaste meranesi sul tetto d’Italia

Si è appena conclusa un’altra edizione di “Ginnastica in Festa”: il campionato di ginnastica artistica più importante dell’anno in cui dal 23 giugno al 2 luglio alla fiera di Rimini hanno partecipato 15.750 ginnaste con oltre 740 società provenienti da tutta Italia. La sezione di ginnastica artistica dello Sportclub Merano ha portato in gara 21 atlete suddivise in quattro categorie, raggiungendo risultati brillanti sia nelle competizioni di squadra, sia in quelle individuali.

Le prime giornate hanno visto impegnate le ginnaste più giovani della categoria Lb Isabella Dorigatti, Amy Reinalter, Gioia Ravanelli, Sara Giugno e Alessia Murtas. Tra le atlete allenate da Lisa Ladurner le tre allieve Asia Berbenni, Stella Da Ronco e Freyja De Vitti dopo la fase di qualifica si sono conquistate la finale nazionale posizionandosi tra le migliori trenta d’Italia. La categoria LC ha interessato le ginnaste Emma Covi e Melissa Geier, che nonostante gli ottimi esercizi, non sono riuscite ad accedere alle finali per poche posizioni. Non ha avuto la stessa sorte Giada Filippi che con un punteggio di 62.650 ha centrato la finale, posizionandosi 24esima. A salire sul gradino più alto del podio invece, aggiudicandosi il titolo di campionessa nazionale, è stata la giovane Carolina Walder.
I giorni successivi sono scese in campo le junior Sophie Arduini, Maximiliane Nestl, Hannah Rainer, Emma Kleon e Noemi Masin, che nonostante le buone prestazioni apprezzate dalla loro allenatrice, non sono riuscite a collezionare abbastanza punti, fermandosi così alle fasi di qualifica. Noemi Masin però, classe 2010, nella prova individuale ha strappato il pass per la finale al volteggio, nella quale con un salto perfetto si è aggiudicata il titolo di campionessa italiana.

A brillare quest’anno sono state le senior nella categoria LE (Eccellenza): le veterane Greta Urru, Anna Höllrigl, Alessia Paggetti e Noemi Longo, dopo anni in cui sfioravano il podio, quest’anno sono salite sul gradino più alto nella gara a squadre, concludendo così una carriera sportiva eccezionale. Le atlete allenate da Clio Rossetto e Alessandra Marabese hanno dimostrato grinta, coraggio e determinazione svolgendo esercizi eccellenti che hanno regalato loro oltre che grandi emozioni, anche l’ultima soddisfazione più grande: l’oro nazionale. Ma non si sono fermate qui e nelle gare individuali Anna Höllrigl e Alessia Paggetti hanno conquistato anche le finali a parallele, posizionandosi in nona e sesta posizione e a trave al quarto e undicesimo posto. Medaglie d’argento invece per Greta Urru alle parallele e per Noemi Longo a corpo libero. L’atleta diciottenne Noemi non si è accontentata e si è guadagnata così anche il titolo di vice campionessa italiana nell’all around.
Un ricchissimo palmares di medaglie per la sezione di ginnastica che porta in alto la regione dell’Alto Adige dimostrando la qualità del lavoro svolto durante questi anni in palestra. Ora però non ci si ferma e gli allenamenti continuano, approfittando del periodo estivo in cui la palestra è già montata risparmiando così tempo ed energie da dedicare allo studio di nuovi esercizi.
Ad agosto invece la squadra agonista sarà impegnata a Fano nel collegiale estivo presso la società Alma Juventus: una settimana di allenamenti in una palestra super attrezzata con tecnici di alto livello per imparare nuovi elementi e perfezionare quelli già appresi. Un’esperienza che le ginnaste dello Sportclub vivono ogni anno con entusiasmo non solo a livello ginnico, ma anche umano trascorrendo giorni in compagnia delle proprie compagne di squadra, lontane da case, tra mare, palestra e puro divertimento.

Chiara Caobelli

Il pensionato con la passione del mercato

Il lavoro in ufficio per un quarto di secolo. Poi la scelta di cambiare totalmente vita e diventare quello che tecnicamente viene chiamato “ambulante”. Silvano Pierotello, residente a Salorno, siede da trentatré anni dietro alla sua bancarella di giocattoli girando fra Alto Adige, Trentino e Bellunese; una passione che porta avanti nonostante sia già in pensione.

Due passi tra le bancarelle di un mercato settimanale, o fra le vie di una fiera patronale sono sempre un modo divertente per passare una mezza giornata all’aperto. Ma fra tutti quegli avventori che si possono definire spettatori, dietro le bancarelle colorate dalla merce accuratamente in mostra per invogliare all’interesse, ci sono pure i cosiddetti protagonisti.
Uno di questi è Silvano Pierotello con la propria bancarella di giocattoli, messa in piedi nel lontano 1990. “Ho lavorato per 25 anni in ufficio – racconta -. Avevo anche un lavoro di responsabilità. Ad un certo punto mi sono stufato di correre per gli altri ed ho pensato di correre per me stesso. Da qui è nata quest’idea di fare il mercato”. Un’attività avviata in piccolo “e sono rimasto in piccolo – evidenzia – ma l’ambiente e anche il lavoro mi piacciono: sono da anni in pensione, ma finché sto bene continuo”.

Su tanti articoli, come mai la scelta è caduta proprio su una bancarella di giocattoli?
Ho fatto un po’ di giri ai mercati per vedere come funzionava. C’era un mio collega, quando lavoravo in ufficio, che aveva la ragazza che faceva questo lavoro, vendeva giocattoli. Poi lei aveva bisogno di aiuto e allora si è licenziato ed è andato ad aiutarla. Forse l’input è venuto da lì. C’è da dire che era anche un articolo poco trattato, quindi ho pensato che ci fosse più spazio.

Da dov’è partito con la sua attività?
La legge di allora, e penso sia anche quella di adesso, prevedeva che con la licenza rilasciata da un Comune era possibile girare nella provincia di residenza e anche in quelle confinanti. Nel mio caso potevano essere Trento, Belluno e Sondrio. All’inizio avevo iniziato a fare anche mercati settimanali, ma con i giocattoli andavano meglio le fiere.

A quante fiere e mercati ha partecipato?
Penso ad una settantina di fiere. Dei mercati settimanali non so dare una stima; oggi giro solo nei posti di villeggiatura come Caldonazzo, Levico o Borgo, e lavoro soprattutto in Alto Adige. Sono andato per quasi vent’anni a Prato Stelvio, per il mercato settimanale del martedì. Poi sono stato anche a Brunico, Stegona, Villa Bassa; e in Trentino a Pinzolo: sono tutti posti molto lontani.
Come erano mercati e fiere all’inizio?
Era tutto molto più semplice. Fino a dieci anni fa ero molto autonomo, oggi è tutto elettronico e la cosa mi disturba molto, perché il computer non lo so usare.

I più piccoli sono i suoi clienti; come sono cambiati nell’arco di tutti questi anni?
Sono cambiati parecchio: un tempo i bambini si avvicinavano timidamente al banco; oggi sono molto più svegli.

Ai suoi tempi al mercato lavoravano moltissimi giovani, ma di recente sembrano essere sempre meno. Cosa ne pensa?
Secondo me per un giovane che abbia voglia di correre c’è ancora molto spazio, anche se la concorrenza con l’e-commerce e i centri commerciali è alta. Il mercato è diventato un posto di ritrovo per la gente e qualche giovane che fa questo lavoro c’è ancora.

Qual è il lato più bello di questo lavoro?
Stare con la gente. Però deve piacere davvero.

Daniele Bebber

Un libro per restituire la memoria dei caduti

Il primo libro si era rivelato uno scoop: per la prima volta si parlava di quella guerra lontana ma vicina anche al pacioso Alto Adige; per la prima volta si affrontava il tema della Legione straniera senza romanticismi, così come per la prima volta il Vietnam non evocava atmosfere à la Oliver Stone. Due anni dopo Luca Fregona si è trovato “costretto” a pubblicare un altro volume in cui si concentra su altre storie di Legionari la cui memoria, altrimenti, sarebbe andata perduta nelle scartoffie di qualche impolverato ufficio francese.

Sette vite, sette personaggi, sette storie impresse nero su bianco su oltre 300 pagine capaci di trasportare il lettore in quell’inferno sconosciuto vissuto da giovani italiani che hanno combattuto in Vietnam nella prima guerra d’Indocina dal 1946 al 1954 con la Legione straniera francese. Racconti d’avventura dal taglio cinematografico, se si vuole, e a tratti anche piuttosto crudi, narrati da quel Luca Fregona – cronista che ha “semplicemente” raccolto le testimonianze di chi quella guerra l’ha vissuta in prima persona, come Legionario o come famigliare. Ed è proprio dai parenti di chi ha indossato il Kèpi bianco che è partita la necessità – come la chiama l’autore – di trovare altre storie, di indagare sul passato di chi dopo la Seconda guerra mondiale si è arruolato in quell’esercito esotico. Il titolo del libro è “Laggiù dove si muore” (Ed. Athesia), e da un certo punto di vista rappresenta un omaggio a chi si è affidato nella mani di Fregona per ritrovare la vita dei propri cari che sono scomparsi nel nulla dall’altra parte del Globo.

Qual è stata la molla che ha fatto scattare l’ispirazione per questo secondo libro?
“Soldati di sventura” è stato per me un successo, e non sto parlando delle vendite; già mentre lo scrivevo mi ero reso conto di aver raccontato una storia ancora non scritta e di aver scovato una notizia del nostro passato che in qualche modo noi italiani avevamo dimenticato. E dopo la pubblicazione ne ho avuto la conferma: mi sono arrivate decine di messaggi e telefonate di famigliari di altri Legionari che avevano fatto il Vietnam. Mi dicevano “finalmente qualcuno che può darci delle risposte, perché dei nostri parenti non sappiamo niente, nemmeno dove sono sepolti”. Li ho contattati, ci siamo incontrati, mi hanno messo a disposizione una mole enorme di materiale: fotografie, lettere, cartoline, ritagli di giornale, frammenti di divise, croci al merito, encomi e libretti militari. E da qui mi sono attivato attraverso quei canali che avevo già rodato con il primo libro.

Non deve essere stato un lavoro facilissimo…
No, infatti, anzi. I morti ufficiali italiani nell’elenco dei caduti sono 525, ma a questi va aggiunta qualche centinaia di dispersi. Per loro c’era poco da fare, le famiglie all’epoca non sapevano a chi rivolgersi, si perdevano nella burocrazia e poi desistevano. Come il caso di una famiglia di Bressanone che ha perso il figlio in Indocina e mi aveva chiesto aiuto: ho scoperto che si era arruolato a 16 anni, l’ultima lettera che aveva mandato a casa era del gennaio del ‘54, poi è stato dato per disperso. Non sono riuscito a scoprire altro, è stato frustrante.

Però con altri dispersi la ricerca ha avuto successo.
Già, come nel caso del bolzanino Alfredo Decarli, di cui la famiglia non sapeva più nulla da settant’anni. È stata la sorella di questo soldato a contattarmi tramite la parlamentare Biancofiore, che aveva svolto senza successo delle indagini per conto suo presso l’ambasciata francese. Era partito a 18 anni da Bolzano per amore. Lui era di estrazione umile, si era innamorato follemente di una ragazza che lo corrispondeva; solo che lei apparteneva ad un livello sociale leggermente superiore, così i famigliari erano contrari al loro matrimonio. Allora lui si arruola nella Legione straniera senza dire niente a nessuno, con l’illusione di mettere da parte, in quei cinque anni di servizio, i soldi necessari per ottenere l’assenso dei futuri suoceri. Appena arrivato all’addestramento in Algeria, però, capisce subito di aver commesso un errore madornale, anche perché lei non condivide questa scelta e lo lascia con una lettera. Lui arriva in Indocina nel marzo del ’54. Il 13 aprile si offre volontario per essere paracadutato a Dien Bien Phu pur non avendo mai fatto un lancio in vita sua. Il 18, giorno di Pasqua, viene lanciato sulla conca e il 19 muore per le ferite riportate in combattimento. La sorella di Decarli mi aveva chiesto aiuto perché a lei non avevano detto nulla di tutto ciò. La sua famiglia era stata convocata in questura, e qui avevano detto loro che il loro caro era morto, ma non dove, come e quando. Invece grazie ai miei preziosi canali sono arrivato ad ottenere un fascicolo grazie al quale ho scoperto la vicenda e che il ragazzo era stato addirittura decorato con stella d’argento.

Fra le sette c’è anche la storia di un meranese.
Ildo della Torre di Valsassina, nonno dell’ex segretario del Pd Alessando Huber. Sono andato a trovare la moglie e uno dei figli che vivono in provincia di Trieste, dove si era trasferito dopo la guerra in Indocina. Mentre gli altri Legionari di cui parlo erano migranti economici, o comunque disperati che entravano in Francia da clandestini e poi convinti o costretti ad arruolarsi per evitare la prigione, lui ci era andato perché era un fascista convinto, seppur giovanissimo. Ancora minorenne si arruola volontario nei Battaglioni Giovani Fascisti, combatte in Libia, viene ferito, fatto prigioniero; finita la guerra, a 24 anni, si sente dalla parte degli sconfitti, si nasconde e poi si arruola nella Legione straniera. Viene impiegato nel Terzo Reggimento di fanteria in una delle zone più sanguinose, dove c’è una guarnigione perennemente sotto attacco. L’Indocina lo cambia, rientra in Italia e si ricostruisce una vita contraddistinta da un grande impegno civile. Una volta a Bolzano, poi, si rivolge al giornale Alto Adige per raccontare la sua storia in forma anonima, indicando solo il numero di matricola.

E poi c’è quella in “presa diretta”, narrata da Giorgio Cargioli di La Spezia.
Una persona meravigliosa, un uomo onesto con cui è stato facilissimo legare, tanto che siamo diventati amici. Ha 88 anni, la memoria e la grinta di un ventenne; sono stato a casa sua tre giorni e mi ha anche mostrato un memoriale che aveva scritto qualche anno fa. Grazie ai nomi che ricordava dei suoi commilitoni che gli erano morti sotto gli occhi sono riuscito a risalire al ruolino di marcia del suo battaglione, e quindi ad ogni dettaglio delle battaglie. Lui è un caso molto particolare: a 18 anni si arruola per evitare la prigione dopo essere entrato clandestinamente in Francia; durante l’addestramento tenta di disertare, ma gli va malissimo. Lo mettono subito in prima linea in Indocina, e dopo l’armistizio del ‘54 gli restano tre anni da fare in Algeria, dove stava esplodendo un’altra guerra. Stanco dei massacri diserta e passa con i Viet, che lo rinchiudono in un campo di prigionia per otto mesi; poi gli offrono due possibilità: restare in Vietnam per sempre a costruire il socialismo o tornare nelle mani dei francesi. Lui voleva tornare in Italia, quindi sceglie la seconda opzione. Ma la corte marziale di Saigon lo condanna a due anni di carcere, a cui si aggiungono i tre anni di Legione che rimanevano. Poi però, sulla nave prigione che lo sta riportan do in Algeria, 104 disertori si ammutinano e riescono per una mezzora a sopraffare i gendarmi, lui riesce a buttarsi a buttarsi in mare nel Canale di Suez e salvarsi. Una fuga così clamorosa che finì sui giornali di tutto il mondo.

Autore: Luca Masiello

Un bolzanino in Islanda in sella alla sua bicicletta

Un’avventura tra venti gelidi e paesaggi da sogno in Islanda. È stato il viaggio realizzato da Bartolomeo Sailer insieme alla sua compagna nell’estate 2021. Originario di Bolzano, Bartolomeo vive da tempo a Bologna, dove lavora come musicista elettronico – conosciuto come Wang Inc. Dietro il musicista si nasconde un ambientalista convinto: Bartolomeo da anni ha rinunciato all’auto e per gli spostamenti usa la bicicletta, facendone una filosofia di vita.

Com’è andato questo viaggio in bici alla scoperta dell’Islanda?
Lo abbiamo intrapreso nel 2021, è stato il regalo che ci siamo fatti per i nostri 50 anni. L’Islanda è una delle mete del ciclismo estremo, nel senso che tu vai in un ambiente inospitale per l’essere umano a prescindere. Se poi vai in bicicletta, che comunque è un mezzo di trasporto dove sei in balia degli elementi meteorologici, diventa tutto ancora più difficile. Per il viaggio abbiamo comprato due biciclette del genere Gravel, che sono biciclette leggere che però sono in grado di montare ruote grosse come quelle di una mountain bike, su cui noi abbiamo montato dei copertoni lisci, ideali per il nostro tipo di viaggio. Avevo preparato tutto nei minimi dettagli, calcolato la durata delle tappe e previsto le soste. Tempo due giorni e sono saltati tutti i piani, in quanto alla mia compagna Simona è partito un dolore al ginocchio che non le permetteva di pedalare. Ci siamo dovuti fermare nel primo campeggio disponibile e da lì abbiamo dovuto ri-pianificare il viaggio, prevedendo una lunga pausa per far passare l’infiammazione. E poi ci siamo trovati a rincorrere le tappe perché avevamo fatto delle prenotazioni. Abbiamo dormito molto in tenda, nei sacchi a pelo, ma ogni settimana avevamo previsto una tappa con un tetto sopra la testa, sia per rimettere in sesto le cose che per dormire in un letto.

Siete riusciti a rispettare il piano di viaggio?
Avevamo in programma di fare il giro completo dell’isola, compresa una penisola che viene chiamata i fiordi dell’Ovest. La abbiamo saltata per questioni di tempo. Inoltre ci siamo trovati ad affrontare situazioni con vento molto forte dove a fatica siamo riusciti a stare in piedi a spingere le bici a mano. Il tutto nel nulla. Sono momenti in cui devi arrivare a patti con te stesso. Dopo una notte passata con la tenda che ci si schiacciava in faccia dal vento, abbiamo deciso di prendere un bus per evitare di farci veramente male. Invece dei 1400 km previsti, ne abbiamo fatti 800 in bicicletta e circa 400 coi mezzi pubblici.

Quanto costa un viaggio così?
Noi abbiamo speso 3.500€ a testa in 35 giorni, quindi 100€ al giorno: il cibo costava cifre esorbitanti. E parlo del supermercato. Una volta siamo andati al ristorante: per due hamburger e 4 birre abbiamo pagato 80 €.

Tornerete?
Assolutamente sì, per andare a vedere i fiordi dell’Ovest. E poi vorremmo attraversare il centro dell’Islanda, dove, a parte qualche bivacco, non c’è nulla. Chi affronta quel percorso è un po’ come se viaggiasse su Marte. Deve essere una esperienza unica!

Autore: Till Antonio Mola

In fuga dal nazismo, derubati dallo Stato

I destini dei singoli possono spesso essere incredibili e le storie che vi si intrecciano assai affascinanti. Questa storia è suddivisa in varie tappe che si snodano dagli anni Trenta del Novecento fino ad oggi con l’arrivo in città di un giornalista americano deciso a cercare le tessere e ricomporre il mosaico della storia della propria famiglia.

Selma Landauer era la figlia del proprietario di una catena di centri commerciali che avevano varie sedi in Baviera, Julius Kaumheimer era un avvocato fiscalista che decise di lasciare la propria professione per entrare in società col suocero. Selma e Julius, sposati dal 1913 avevano quattro figli, Fritz, nato nel 1915, Hans, nato nel 1919, Ruth e Greta, gemelle nate nel 1926. Erano ben inseriti nella società benestante di Monaco di Baviera ma alla pubblicazione delle leggi di Norimberga nel 1935 la loro situazione si fece difficile come quella di migliaia di ebrei tedeschi. Nel 1936 Julius e Selma decisero di lasciare la Germania e nel 1937 approdarono a Merano che appariva un rifugio sicuro. Anche se i Kaumheimer erano una famiglia assimilata, con una frequentazione poco assidua della sinagoga, Julius iscrisse subito l’intera famiglia alla Comunità. Le due gemelle frequentarono la scuola tedesca delle Dame Inglesi, Hans si iscrisse alla scuola di Avviamento professionale in lingua italiana. Le gemelle e Hans portarono rispettivamente la divisa delle piccole italiane e degli avanguardisti, ma l’11 settembre 1938 furono pubblicate su tutte le testate giornalistiche le leggi antiebraiche italiane e per i Kaumheimer anche Merano divenne una potenziale trappola. Decisi ad espatriare il 2 febbraio 1939 ottennero la documentazione necessaria dal Consolato americano di Napoli e si apprestarono alla partenza che il 29 aprile li avrebbe visti salire sulla Zaandam diretta a New York. Inaspettatamente però una parte del loro bagaglio fu requisito dalla polizia doganale italiana. Di cosa si trattava? Per anni Julius aveva collezionato statuette di porcellana settecentesca di Meissen i pezzi erano 69 di varia grandezza. Orgoglioso ne aveva parlato al Sovrintendente alle Belle Arti della provincia di Bolzano e Trento Antonio Rusconi (1939 – 1949) da poco entrato in carica al posto di Giuseppe Gerola (1918 -1938). Egli decise di avvisare le dogane e far requisire la collezione che poco tempo dopo fu esposta nelle sale del Castello del Buon Consiglio. I Kaumheimer si imbarcarono verso quella terra che forse avrebbe potuto garantire loro libertà e soprattutto pari dignità, lasciandosi dietro le spalle il passato, l’agiatezza e la collezione di porcellana. Giunti a New York cambiarono il proprio cognome in Kay e iniziarono una nuova vita e imparando una nuova. Anni dopo, il dottor Federico Steinhaus, Presidente per molti anni della Comunità ebraica meranese, lottò per decenni affinché questo vero e proprio furto fosse restituito ai legittimi proprietari. Ci riuscì nel 2001 quando la Provincia Autonoma di Trento con deliberazione della Giunta n. 2563 del 5 ottobre 2001 restituì le porcellane a Hans e Greta Kay cittadini americani.

Il dettaglio

Robert Kay, giornalista e scrittore è in viaggio da due mesi, ha ripercorso l’Italia da Nord a sud seguendo il diario del proprio padre Hans, Giovanni, John Kaumheimer/Kay ufficiale addetto alla popolazione dell’esercito americano. Ha con se le foto di famiglia e i documenti e cerca di mettere insieme tutti i frammenti per dar vita ad un libro sulla storia di suo padre. A Merano ha cercato l’ultima residenza del padre e dei nonni, l’ha trovata in via Verdi e in Archivio ha cercato i documenti che era possibile reperire. Ha forografato quello che fu l’edificio scolastico del padre e delle zie. Ora attendiamo il suo libro.

Autrice: Rosanna Pruccoli

L’ascesa in paradiso? È solo rimandata

Dopo una stagione esaltante, conclusasi sulla soglia della massima serie, il Südtirol si sta preparando a nuove stagioni da protagonista, coinvolgendo cittadinanza e tifosi. Le ambizioni della squadra di Mister Pierpaolo Bisoli sono evidenti e, come dicono gli anglosassoni, il cielo è il limite. Con l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer abbiamo parlato del futuro della società e del rapporto con la città di Bolzano. 

Quella appena conclusa è stata la vostra prima stagione in serie B ma le ambizioni e le capacità della squadra sono evidenti. Qual è la vostra visione e il vostro piano strategico per i prossimi anni? 

È stata una stagione entusiasmante, piena di soddisfazioni e quasi inaspettata per il risultato raggiunto. È stato esaltante vedere lo stadio pieno, l’entusiasmo degli appassionati di calcio aumentare di volta in volta. Il nostro piano strategico prevede una crescita costante, un passo alla volta ma sempre cercando di migliorarci per rispondere alle aspettative dei nostri tifosi che sono sempre di più.

Quali sono le principali aree in cui la società intende investire per garantire una crescita sostenibile e un successo sportivo nel lungo termine? 

Gli investimenti per far crescere una società devono essere adottati a 360°: nella prima squadra ma anche nel settore giovanile e ciò perché dobbiamo cercare di formare al meglio possibile i nostri giovani talenti. Infine non dimentichiamo il calcio femminile che in questa stagione ha fatto un bel passo in avanti con la promozione dall’Eccellenza alla serie C. Il prossimo anno ci sarà per la prima volta una squadra dell’FCS  nella serie C femminile e non può che farci enormemente piacere. Continueremo ad investire anche nei settori del marketing e comunicazione, nell’organizzazione e nelle infrastrutture. L’obiettivo è garantire un’ulteriore crescita.

Quali misure state prendendo per potenziare l’infrastruttura e le strutture del club al fine di soddisfare i requisiti richiesti per partecipare alla Serie A?

Lo stadio Druso è di proprietà del Comune di Bolzano che decide in ultima istanza quali azioni intraprendere con l’impianto sportivo. È risaputo si tratta del più piccolo di tutta la serie B. La nostra società è in una fase ascendente e sarebbe bello accompagnare tale crescita anche con un allargamento dello stadio per permettere a tutti gli appassionati di calcio di venire ad assistere alle nostre partite. Quest’anno 9 partite su 21 sono state sold out. Ciò fa enormemente piacere e ci dispiace che magari tanti non siano riusciti a venire allo stadio proprio per mancanza di capienza. Ci piacerebbe trovare una soluzione a questa problematica ma sono fiducioso perché i contatti col Comune Bolzano sono assolutamente positivi.

Come conciliare la presenza di uno stadio e delle tifoserie nel cuore della città?

Credo che la stagione passata abbia dimostrato che Bolzano è comunque pronta per ospitare partite di serie B. È chiaro che ci vuole uno sforzo organizzativo notevole per conciliare sia le esigenze dei cittadini che anche quelle dell’evento sportivo, ma abbiamo visto che è fattibile e penso che, in linea di massima, tutto abbia funzionato bene. 

Cosa rispondete alle preoccupazioni dei cittadini per la sicurezza? 

Mi rendo conto che i cittadini delle volte possano essere un po’ preoccupati per la sicurezza. Nella stagione 2022-2023 abbiamo dimostrato che con l’impegno di tutti e con la collaborazione di tutti – forze dell’ordine, istituzioni, società di calcio – siamo riusciti a garantire la sicurezza  prima, durante e dopo le partite. Per questo motivo posso solo dire che anche in futuro ce la metteremo tutta e cercheremo in ogni caso di garantire la massima sicurezza. Ma, ripeto, in merito sono abbastanza tranquillo.

Avete in programma di ampliare la base di tifosi e coinvolgere la comunità locale? In tal caso, quali iniziative state prendendo per attirare nuovi sostenitori? 

La base dei tifosi in questi ultimi mesi è cresciuta tantissimo. Abbiamo vari fan club sparsi su tutto il territorio, tantissimi appassionati che ci seguono allo stadio. Si organizzano continuamente momenti per crescere insieme al nostro seguito e stiamo già abbozzando iniziative per i prossimi mesi e anni.

Qual è la vostra strategia di sviluppo del settore giovanile e come pensate di integrare giovani talenti nella prima squadra? 

Il settore giovanile ci sta enormemente a cuore e gli investimenti nei prossimi anni verranno sicuramente aumentati. Da questo punto di vista quello che cerchiamo di fare è coltivare competenza all’interno del settore giovanile investendo su allenatori preparati, persone che possano seguire al meglio i nostri giovani talenti per farli crescere come meritano. Poi, quando questi giocatori dimostrano di raggiungere un certo livello, sicuramente avranno anche la possibilità di esordire in prima squadra. Da questo punto di vista io nutro grandi speranze di una ulteriore crescita anche perché gli investimenti che abbiamo previsto nel settore giovanile aumenteranno notevolmente. Il settore giovanile è certamente una priorità.

Come state lavorando per rafforzare la squadra e reclutare giocatori di talento che possano aiutare il club a raggiungere l’obiettivo della promozione? 

Diciamo che l’obiettivo fondamentale adesso è stabilizzarci nella categoria, rimanere in serie B cercando di disputare un buon campionato di serie B sempre con l’obiettivo della salvezza. Il direttore sportivo col suo team sta facendo un ottimo lavoro, abbiamo un team di scout che ci stanno segnalando tanti giocatori interessanti e, nelle prossime settimane, credo che riusciremo a trovare una quadratura che ci permetterà di andare in ritiro già con un buon gruppo e prepararci al meglio alla prossima stagione.

Come si svilupperà il rapporto tra Bolzano, l’Alto Adige e il Südtirol in futuro?

Da tanti anni abbiamo un ottimo rapporto con le istituzioni. Quello che è stato fatto in tutto questo tempo, la crescita della società, passa anche attraverso una buona collaborazione con istituzioni come la Provincia e il Comune di Bolzano. Nel futuro intendiamo continuare su questa strada per consentire alla società di crescere ulteriormente e rappresentare ancora al meglio sia Bolzano che il territorio. 

Autore: Nilo Ruggeri

Max Brenner ospite di “Carte Blanche” 

È un viaggio nel controverso universo della stimolazione e sovrastimolazione delle immagini da cui siamo quotidianamente tempestati e spesso disorientati, quello che incontriamo nelle opere di Max Brenner fra le pareti dell’Hotel Aurora.  

Max Brenner è un giovane originario della Val Venosta, dal 2017 studia arti grafiche presso l’Università di Arti Applicate di Vienna ma ha già iniziato a farsi conoscere ed apprezzare in più di una mostra.

Con le sue opere riesce a trascinare il fruitore nel mondo virtuale e lo mette a confronto con i molteplici piani del poliedrico universo di immagini prodotti dai social ma anche dai nuovi mezzi tecnologici dell’intelligenza artificiale e aumentata. Brenner disegna infatti in modo figurativo, fotorealistico, e spesso mescola i suoi prodotti alla pittura astratta dando vita ad opere innovative e affascinanti.  Brenner si occupa spesso di estraneazione, disorientamento, alienazione che a suo modo di vedere sono stati d’animo sia individuali che sociale e comunque assai frequenti oggi. 

Questo sentire lo porta a creare scenari cupi e minacciosi, simili ad incubi e ad ambientazioni vicine alla fantascienza. Spesso vi convivono immagini rassicuranti come bambini felici sulle giostre o sullo scivolo e accanto mostri spaventosi e discrepanti. Nella serie che ha intitolato “Shift” Brenner affronta il disorientamento durante un viaggio in metropolitana. Nella mostra Pathways – the Carte Blanche #8 e visitabile all’Hotel Aurora sono esposte serigrafie e enormi matrici in legno inciso. Brenner crea disegni e serigrafie uniche di grande formato su tela.  Con la stessa attenzione ai dettagli si dedica al processo di stampa. La serigrafia tessile esplora il potenziale di un disegno e gli dona raffinatezza e ricchezza di sfaccettature.

I MECENATI

Colti, curiosi, aperti al nuovo, sensibili al bello, come moderni mecenati, i membri della famiglia Aukenthaler -i genitori prima e i figli oggi- da moltissimi anni favoriscono lo sviluppo delle arti, contribuendo notevolmente a far conoscere numerosi artisti ad un pubblico locale ed internazionale, ospitando nell’Hotel in riva al Passirio, le loro opere e creando quelle occasioni di incontro con potenziali acquirenti. 

Sono davvero numerosi gli artisti che hanno goduto del loro favore e patrocinio. 

I figli, Melanie e Philipp, frequentatori assidui del mondo dell’arte contemporanea hanno deciso di sostenere gli artisti locali dando vita ad una vera e propria piattaforma per l’arte contemporanea costituita da due diverse opportunità espositive: una virtuale on-line e una reale negli spazi dell’Hotel Aurora.

La curatrice che hanno scelto è Eva von Ingram Harpf, classe 1987, laureata alla Bocconi con una tesi in Art Banking. L’evento che ha avuto luogo giovedì u.s. era la ottava edizione di Carte Blanche e, su invito, sono intervenuti numerosi curatori di mostre, galleristi, collezionisti e amanti dell’arte. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Teatro Capovolto: gli appuntamenti tornano da luglio a settembre

Inserzione pubblicitaria – Un ricco calendario di proposte tra prosa, musica, danza, cinema, poesia e letteratura a cura del Centro Santa Chiara nella cornice del Teatro Sociale rivolto su Piazza Cesare Battisti.

Con l’avvicinarsi dell’estate torna il Teatro Capovolto – La città in scena, del Centro Servizi Culturali S. Chiara.
Sabato 1 luglio prenderà il via il nuovo calendario di appuntamenti che, fino al 2 settembre, colorerà Piazza Battisti, riempiendola e ravvivandola con proposte per ogni gusto e per ogni età, tra musica, cinema, spettacoli di prosa, poetry slam, incontri letterari e appuntamenti all’insegna della comicità.

(foto: Monica Condini)

Una ricca offerta di appuntamenti distribuiti su quarantasei serate, che per il quarto anno consecutivo andranno in scena all’interno della meravigliosa cornice offerta dal Teatro Sociale di Trento, con il palco eccezionalmente rivolto verso Piazza Cesare Battisti.
Sul palco del Teatro Capovolto ci sarà spazio per alcuni grandi nomi del panorama musicale internazionale come la voce jazz-soul di Lady Blackbird o le sonorità black di Seun Kuti – figlio di Fela Kuti -, oltre allo ska jazz dei veneziani Ska-J, alla magia di Luca Bono, al Beat Festival, alla musica trap con giovani artisti del territorio, e alla presenza dell’Orchestra L’Aventure Musicale dei Paesi Bassi. Non mancherà inoltre il “Teatro Antropocene”, il ciclo di spettacoli dedicati all’uomo e al pianeta realizzati in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze.
Ma non finisce qui, perché tornerà la Danza Capovolta in collaborazione con la Federazione Trentino Danza, e non poteva di certo mancare un’attenzione particolare alle realtà artistiche territoriali, con volti noti e amati dal pubblico trentino come Loredana Cont e Lucio Gardin, oltre agli spettacoli proposti dalla Compagnia TeatroE di Villazzano, da AriaTeatro di Pergine e da TrentoSpettacoli, al concerto con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento e il Corpo Musicale Città di Trento, fino agli appuntamenti cinematografici realizzati in collaborazione con Cineworld Trento, che quest’anno copriranno gran parte dei mesi estivi.
Infine, verrà dato ampio spazio anche alla poesia con il poetry slam e il ritorno del premio intitolato a David Wilkinson, e al mondo della letteratura con il festival letterario “Prometeo Capovolto”.

SEUN KUTI (foto: Alexis Mayron)

Musica
Si comincia l’1 luglio con la finale della IV edizione del Music 4 the Next Generation 2023, il concorso musicale per le band under 35, per proseguire con il Corpo Musicale Città di Trento in Un viaggio nel mondo e nella fantasia.
A seguire, il Capovolto ospiterà L’Orchestra L’Aventure Musicale di Tilburg (Paesi Bassi) per una delle tre tappe trentine di un tour internazionale, mentre il 28 luglio sarà la volta dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento con Quando il rock mette il frac. Spazio poi alla musica dei veneziani Ska-J con il progetto Venice goes ska.
Alla grande musica black è dedicato il fine settimana del 4 e 5 agosto, con due concerti di grande impatto che vedranno protagonisti Lady Blackbird, voce jazz-soul di grande intensità e Seun Kuti & Egypt 80.
Tra le novità c’è senz’altro il Beat Festival, il primo festival a Trento dedicato alla musica sixties, mod, garage, beat e rock’n’roll, che vedrà esibirsi storiche band del genere come Statuto, Deaf Players, Sick Rose e Rock’n’roll Kamikazes.
A chiudere la programmazione estiva musicale un’altra due giorni, questa volta dedicata alla musica trap, con giovani artisti del territori.

Sulla sinistra Lady Blackbird (foto: Christine Solomon) e sulla destra Lorenzo Maragoni in “Grandi numeri”

Teatro
Il 7 luglio Lucio Gardin porterà il suo Si slancia nel cielo, uno show tutto dedicato alla montagna in compagnia del Coro Torre Franca di Mattarello, mentre l’8 luglio toccherà a Luca Bono. Mirko Corradini e Compagnia TeatroE porteranno successivamente sul palco Puttana, uno spettacolo di narrazione musicale sperimentale. A seguire, spazio a Open Mic Farm, spettacolo tratto da “La fattoria degli animali” di Orwell, mentre AriaTeatro sarà in scena con l’esilarante Una mano mozzata a Spokane. Sabato 29 ci sarà infine il campione del mondo di poetry slam Lorenzo Maragoni con Grandi numeri. Non potrà infine mancare la travolgente comicità di Loredana Cont con il suo Meio tardi che mai.
All’interno del calendario ci sarà inoltre spazio anche quest’anno per “Teatro Antropocene”, l’interessante rassegna proposta in collaborazione con il MUSE-Museo delle Scienze e con la direzione artistica di Andrea Brunello (Arditodesìo). Si tratta di un ciclo di quattro spettacoli che cercano di indagare e riflettere sulle attuali condizioni dell’uomo e del pianeta.

Cinema, danza e letteratura
Il Teatro Capovolto avrà un occhio di riguardo anche per tutti gli appassionati della settima arte con il “Cinema Capovolto” e ben 17 appuntamenti in calendario in collaborazione con Cineworld Trento.
La ricca proposta prosegue con La Danza Capovolta, una serata realizzata con la Federazione Trentino Danza dedicata ai migliori talenti provenienti dalle scuole di danza della Provincia, ma troveranno collocazione anche alcuni appuntamenti dedicati alla poesia e alla letteratura: la II edizione del David Wilkinson poetry slam e il “Prometeo Capovolto – La letteratura a teatro”, piccolo festival letterario realizzato in collaborazione con la Libreria Arcadia di Rovereto.

Il Latemar.ium di Obereggen

Inserzione pubblicitaria – Le due grandi novità estive del famoso comprensorio vi aspettano tutti i giorni fino all’8 ottobre.

(foto: Guenther Pichler)

Aria pura, Natura incantata. In un vocabolo: montagna. In due: montagna estiva. Dove: ad Obereggen, ad appena 20 minuti da Bolzano, nel cuore delle Dolomiti all’ombra del Latemar, massiccio dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco. Con le consorelle trentine Pampeago e Predazzo, costituisce quel magico mondo chiamato Latemar.ium (www.latemarium.com), fitta rete di sentieri tematici, ideali per escursioni a piedi in famiglia ed in bicicletta. Aperto da sabato 10 giugno a domenica 8 ottobre. Due le grandi novità dell’estate 2023: tre nuove escursioni con audio giochi interattivi lungo i percorsi avventura del Latemar.ium, dedicati ai bambini tra i 6 e i 14 anni ed un inedito percorso per la salute della propria mente.

(foto: StorytellerLabs)

Latemar.Adventure
Nuove escursioni con audio giochi interattivi nel regno dell’avventura Latemar.ium.
I magici racconti delle Dolomiti, la tempesta Vaia, le leggende di cacciatori e bracconieri sono tra gli ingredienti dei nuovi percorsi avventura per bambini tra i 6 e i 14 anni. Obiettivo: la conoscenza della montagna e della sua storia. Rappresentata su tre sentieri da installazioni, gioco-libri, mappe, audio-giochi ed una app. I ragazzi si diletteranno e risolveranno enigmi analogici e digitali. Tutta la famiglia si unirà in questa avventura per raccogliere attivamente punti preziosi che contribuiranno alla riforestazione dei magici boschi montani.

RIFUGIO OBERHOLZ

(foto: Mads Mogensen)

Sempre in quota, a quota 2096 metri, raggiungibile con la storica seggiovia Oberholz, si erge una perla della collana Latemarium: il rifugio Oberholz di Obereggen, conosciuto a livello internazionale fin dal 2016, quando venne inaugurato, grazie ad una struttura architettonica sorprendente nel rapporto esterno-interno. Ideale per una sosta, degustando specialità come il risotto al pino mugo, gnocchi di patate fatti in casa, pasta al pane croccante di segale con ragù di selvaggina e mirtilli rossi, sella di cervo grigliata; strisce di speck rosolate, ed ovviamente il Kaiserschmarrn, la dolce frittata dell’Imperatore con marmellata di mirtilli rossi.

(foto: Guenther Pichler)

Mindful.Latemar
Rimettiti in cammino, rallenta, respira, ricentrati.
Rigenerarsi in un immacolato ambiente naturale, avendo consapevolezza del proprio benessere psicologico anche alla luce di un nuovo stress nella società. Obiettivo: riduzione del “Techno-Stress” ossia l’uso prolungato ed eccessivo di strumenti informatici, primi fra tutti i social media, da parte dei ragazzi ma anche di persone adulte. In questo contesto l’immersione con la Natura si rivela essenziale. Ciò è possibile anche a 1872 metri di altitudine attraverso il percorso Mindful.Latemar. Si tratta del primo percorso di questo tipo realizzato sulle Alpi: creato nella località altoatesina Obereggen (a 20 minuti da Bolzano), cuore delle Dolomiti nel comprensorio del Latemar. La novità dell’estate 2023 di Obereggen, ideata e realizzata dalla società impianti Obereggen Latemar SpA, si trova lassù sull’altipiano Golfrion (1872 ml), in prossimità della stazione a monte della cabinovia Ochsenweide. Il Mindfulness Obereggen Park vuole rappresentare un esempio di rinascita e resilienza di un luogo colpito dalla tempesta Vaia nel novembre 2018. Lungo il percorso si hanno a disposizione 18 pratiche immersive, essenza della scienza Mindfulness, attivabili autonomamente attraverso un app gratuita col proprio dispositivo smartphone. Non solo. Si può anche essere accompagnati dal psicologo Thomas Bernagozzi che ha ideato le stazioni. Obiettivo: ritornare alle pure sensazioni fisiche, esplorando i cinque sensi. Mindful.Latemar si trova direttamente partendo da Obereggen con la cabinovia Ochsenweide. In alternativa è raggiungibile partendo da Predazzo servendosi della cabinovia e della seggiovia fino al Passo Feudo e da Pampeago con la seggiovia Latemar, proseguendo a piedi per circa un’ora lungo i sentieri del Latemar.ium.

INFORMAZIONI UTILI
Il Latemar.ium di Obereggen è raggiungibile attraverso la tradizionale seggiovia panoramica Obereggen-Oberholz (aperta dal 10 giugno all’8 ottobre) e dalla cabinovia Obereggen-Ochsenweide (aperta dal 10 giugno al 17 settembre) con orario continuato dalle ore 8,30 alle ore 18. Alla stazione a valle di Obereggen, presso il noleggio Siegfried è possibile affittare le e-bikes, www.skisiegfried.it

(foto principale: Guenther Pichler)

Per informazioni:
www.obereggen.com
www.latemarium.com
www.mindful.latemar.it