Martina vince agli Special Olympics di danza

Martina Zambarda è una giovane ragazza di 23 anni, diplomata al liceo classico e attualmente impegnata nel settore della ristorazione. Nata con la sindrome di down ha sempre affrontato la vita con il sorriso e questo grazie anche al sostegno della famiglia e degli amici. La sua grande passione è la danza, uno sport che le regala grandi soddisfazioni, proprio come l’ultima vittoria ai campionati Special Olympics 2023 a Bardonecchia lo scorso 14 marzo, in cui si è aggiudicata il primo posto nella categoria hip-hop per le danze street.

Gli Special Olympics sono programmi internazionali di allenamenti e competizioni atletiche di un’ampia varietà di sport olimpici rivolti a persone con e senza disabilità intellettive. Si tratta del cosiddetto sport unificato, che mette in campo atleti disabili e non, per giocare e competere insieme. Nati negli Stati Uniti negli anni Sessanta, oggi gli Special Olympics sono adottati da più di duecento paesi nel mondo e in Italia riconosciuti ufficialmente dal Coni e dal Cip in tutte le regioni. Special Olympics organizza molte attività durante tutto il corso dell’anno: eventi, allenamenti, competizioni, iniziative di raccolta fondi, corsi di formazione e screening. 

La cultura del rispetto e dell’inclusione

Si tratta dunque, di un Movimento sportivo culturale inclusivo, che ha come mission quella di adottare una cultura del rispetto e dell’inclusione, valorizzando le persone con disabilità intellettive al fine di promuoverle come risorse per la società. Attraverso lo sport si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica ponendo delle solide basi per il superamento di pregiudizi e proponendo così l’accoglienza alla diversità come una risorsa. 

Inoltre, Special Olympics, tramite lo sport, offre agli atleti continue opportunità di dimostrare coraggio e abilità raggiungendo gratificazione e soddisfazioni: una palestra di vita che dà l’occasione di mettersi in gioco valorizzando le proprie capacità. Attraverso il potere dello sport, le persone con disabilità intellettive scoprono nuove attitudini, abilità e successi, sviluppando fiducia in se stessi e diventando così fonte d’ispirazione per altre persone nelle loro comunità.

Un esempio per tutti

Visto l’inserimento della disciplina della danza ai giochi – per la prima volta quest’anno – a sua scuola di danza “Only Dance” di Merano frequentata da Martina, ha voluto darle l’opportunità di partecipare, conquistando così una meravigliosa vittoria. Un traguardo che rende orgogliosa soprattutto la sua insegnante Paola, con la quale lavora insieme ormai da molti anni e che con il tempo Martina ha instaurato un ottimo rapporto di fiducia, complicità e rispetto. 

Per Martina la danza non è solo una grande passione, ma è soprattutto un’occasione per stare insieme ad altri ragazzi e ragazze, coltivare amicizie e divertirsi. Tutto questo accrescendo il proprio benessere fisico e sperimentando la gioia di praticare uno sport in un clima di scambio continuo.

Un messaggio di speranza

Di tutto ciò ne è grata la sua famiglia, che oltre ad essere orgogliosa per il traguardo raggiunto, è soprattutto grata per l’opportunità che Special Olympics offre a questi ragazzi. “La soddisfazione più grande è vedere l’autonomia acquisita da Martina grazie alle attività sportive e la gioia che prova a stare in questi ambienti, circondata da persone che condividono la stessa passione”, afferma la mamma di Martina. Evidenziando così l’obiettivo che Special Olympics si impegna ogni giorno a raggiungere, lanciando un messaggio positivo e di grande speranza rivolto a milioni di persone, ai loro familiari e a tutta la comunità.

Autrice: Chiara Caobelli

Il rapporto costruttivo tra medico e paziente

La serata era prevista per il 7 aprile, tanto che per le strade della città si possono scorgere gli inviti con questa data; ma in realtà la conferenza organizzata dal Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige Odv insieme a Maria Luisa Bucella e “Sipario Amico” è stata spostata al 27 aprile con inizio alle ore 17.30 presso la Sala Civica di Merano in Via Otto Huber 8.

Il tema della serata è decisamente d’attualità ed è rivolto ad un pubblico ampio: si parlerà infatti dell’importanza che il medico ed il cittadino – paziente costruiscano un rapporto costruttivo, elemento questo che permette una migliore aderenza alle terapie. “La comunicazione nel rapporto medico-paziente è fondamentale per creare una relazione interpersonale sana e per la buona riuscita del processo di guarigione; occorre quindi curarne la forma e i contenuti – afferma Maria Luisa Bucella – Avremo la fortuna di avere relatori di grande qualità ed esperienza: ci sarà Franco Perino, già vice primario di dermatologia dell’ospedale di Bolzano, Christian Wenter, primario della geriatria di Merano e Ernst Oberschartner, medico di base di Merano”.

A moderare la serata ci sarà Stefano Mascheroni, Coordinatore generale del Centro di Tutela dei Diritti del Malato. 

Stefano Mascheroni, Cosa significa “rapporto medico-paziente”?

Il rapporto medico – paziente è quella particolare relazione che si instaura tra un medico (o, usando una espressione di più ampio respiro, un professionista sanitario) ed un paziente a partire da uno stato di malattia di quest’ultimo e che è caratterizzata da specifici doveri e diritti morali e giuridici. È un rapporto asimmetrico in cui la parte più vulnerabile è il paziente, il quale è dipendente dalla competenza e dal potere del medico. 

Perché è importante che tale rapporto sia “buono”?

Si tratta di una responsabilità che sta in entrambe le parti: da una parte il cittadino – paziente che vive certamente una situazione di difficoltà e disagio che cerca nel professionista una sponda forte per superare il momento deve dare fiducia al professionista e con lui confrontarsi serenamente; dall’altra il professionista che deve avere la capacità di interpretare la persona che ha di fronte e deve avere la capacità di “curare la persona” e non soffermarsi alla patologia ed alle problematiche che questa genera, e deve gestire con intelligenza la comunicazione tra le parti. Per il medico non è certo semplice perché è necessario che quest’ultimo si confronti con le differenti fenomenologie dei pazienti tra cui il paziente oppositivo, il paziente manipolativo, il paziente richiedente, il paziente irascibile, il paziente piacevole, il paziente che “sa tutto”.

Ci sono studi che hanno affrontato questo tema?

Migliorare l’aderenza terapeutica attraverso la relazione medico paziente può veramente aiutare: la mancata aderenza alla terapia è una vera e propria emergenza che vede in prima linea i medici di medicina generale. Su 1.500 pazienti seguiti da ciascun medico di famiglia, infatti, 600 in media sono affetti da patologie croniche, secondo le stime diffuse dalla Simg (Società Italiana Medicina Generale). Di questi, 1 su 2 non segue la terapia in modo adeguato. Questi sono dati riferiti al 2020 e al periodo pre – pandemia ed è ipotizzabile pensare che a causa delle difficoltà relazioni causate dalle restrizioni siano poi peggiorati.

Di che cosa si parlerà nel corso della serata? 

Franco Perino è un grande esperto di comunicazione e da tanti anni si occupa di formazione rivolta ai professionisti, proprio per dare loro elementi e strategie per rendere ottimale la relazione medico-paziente. Christian Wenter come primario di un importante reparto affronterà certamente il tema della relazione con gli anziani e di quanto sia e importante relazionarsi con semplicità e con particolare empatia. Ernst Oberschartner ci porterà la visione del territorio e della medicina di base che è un tassello strategico fondamentale del nostro sistema sanitario.

Autore: Luca Masiello

Strade diverse ed efficaci per imparare

In Alto Adige la sezione dell’Associazione Italiana Dislessia punta a trovare nuova linfa e volontari, soprattutto tra i genitori dei ragazzi che soffrono di Disturbi Specifici di Apprendimento, i cosiddetti DSA.

Con lo scopo di rilanciare la sezione di Bolzano l’AID – Associazione Italiana Dislessia che si occupa dei Disturbi Specifici di Apprendimento – organizza un incontro di formazione e sensibilizzazione che avrà luogo questo venerdì 24 marzo a partire dalle ore 18 presso IIS – Claudia de Medici – in via S.Quirino 37 a Bolzano. Dopo i saluti del Dirigente scolastico Andrea Pedevilla, la vicepresidente nazionale di AID Antonella Trentin presenterà l’associazione e la sua funzione sul territorio. Seguirà l’intervento in videoconferenza della docente e formatrice Laura Eberle che parlerà dell’apprendimento linguistico, con particolare riferimento alla lingua tedesca. Nell’occasione i soci protagonisti dell’attività della sezione di Bolzano riporteranno la loro esperienza, gli interventi realizzati e i bisogni riscontrati. La conferenza è aperta a studenti DSA, ai loro familiari, a docenti, a rappresentanti dei servizi interessati sul territorio, nonché a tutti gli interessati. Per info e iscrizioni si può scrivere all’indirizzo email bolzano@aiditalia.org

Per spiegare meglio cosa sono i disturbi specifici di apprendimento, i cosiddetti DSA, abbiamo fatto una chiacchierata con Fausto Pàntano, genitore e per anni punto di riferimento della sede altoatesina di Aid.

L’INTERVISTA

Quando e come è nata la sede altoatesina di AID?

In Italia il problema dei Disturbi Specifici di Apprendimento è stato affrontato molto tardi. In Inghilterra un’associazione analoga alla nostra era stata fondata negli anni ‘30. Noi siamo arrivati 60 anni dopo. A Bolzano come genitori ci siamo trovati intorno all’anno 2010, in un primo momento come gruppo di auto mutuo aiuto spontaneo. Poi, in seguito al varo della legge 170/2010 che oggi tutela gli studenti con DSA nella scuola, abbiamo fondato la sezione altoatesina di AID.

In cosa consisteva la vostra attività?

Negli anni abbiamo organizzato diverse iniziative, incontri con esperti, testimonianze da parte di giovani che avevano avuto successo nel proprio percorso di studio nonostante le difficoltà. Nella nostra sezione abbiamo portato le nostre esperienze ma soprattutto abbiamo dato supporto ai genitori che avevano bisogno di chiarirsi le idee, per sostenere il percorso formativo dei loro figli e ottenere la certificazione diagnostica. Al loro arrivo in sezione i genitori avevano la possibilità di sfogarsi e di condividere la loro esperienza, capendo che non erano soli. 

Sono molti i ragazzi che si devono confrontare con disturbi specifici di apprendimento?

Sì. In base all’ultima indagine disponibile del Ministero dell’Istruzione, relativa all’AS 2020/2021, gli alunni frequentanti le scuole italiane a cui è stato diagnosticato un disturbo specifico dell’apprendimento sono oltre 300.000. Anche se le statistiche con ogni probabilità “fotografano” solo una parte del fenomeno. 

Si tratta di dati sottostimati?

Sì. Bisogna considerare che qualcuno riesce a compensare, senza dover fare un percorso ufficiale di potenziamento o riabilitazione. A livello nazionale al momento si stima la presenza di un 5% di studenti con DSA, circa uno per classe. In Inghilterra la percentuale è molto più alta, circa il 15%, perché l’inglese non è una lingua trasparente, cioè non si legge come è scritta. In ogni caso anche in passato, con ogni probabilità, molti degli insuccessi scolastici erano legati a questo tipo di problematiche.

Qual è il principale problema che incontrano i ragazzi con DSA a scuola?

I disturbi specifici di apprendimento sono quattro: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, e sono classificati in base alla difficoltà specifica che comportano: nel leggere, nello scrivere e nel fare calcoli in modo corretto e fluente. Ogni disturbo presenta dei propri indicatori. Ad esempio nel caso della dislessia possono essere una lenta decifrazione delle singole lettere; incertezza nell’utilizzo delle sillabe; scarso controllo del significato delle parole. Molto spesso gli studenti con DSA hanno difficoltà nella memorizzazione. In ogni caso ogni ragazzo presenta una diversa manifestazione del disturbo. Il nodo sta nella capacità di attivare strategie adeguate che consentano a questi alunni di riuscire ad avere successo nel loro percorso di apprendimento, anche attraverso l’utilizzo di strumenti compensativi. Per quanto riguarda la dislessia il punto è che se un bambino fa troppa fatica a leggere, bisogna evitare che tutta la sua attenzione e il suo impegno siano concentrati nel decifrare la il testo scritto. Per questo ormai da anni si fa un largo uso di tecnologie come la sintesi vocale, una voce artificiale che legge i testi per lo studente, consentendogli di superare lo scoglio della lettura.

Come funziona normalmente il percorso dei ragazzi con DSA a scuola?

Tenendo conto delle indicazioni fornite dai clinici nella certificazione diagnostica presentata dalla famiglia, entro il mese di novembre la scuola predispone per ogni studenti con DSA un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Questo piano viene consegnato alla famiglia e viene controfirmato.  
In esso si individuano le discipline per le quali prevedere l’utilizzo di strumenti compensativi o misure dispensative. Il PDP durante l’anno può anche essere rivisto. Noi genitori infatti naturalmente non pretendiamo che i nostri ragazzi vengano promossi, ma ricordiamo solo il diritto di poter disporre di un tipo di insegnamento che consenta loro di apprendere. 

Vengono coinvolti anche gli insegnanti di sostegno?

La legge 170/2010 non prevede l’insegnante di sostegno per gli studenti con DSA. È compito degli insegnanti curriculari di aiutarli a raggiungere il successo scolastico. L’obiettivo non è solo promuovere l’autostima dei ragazzi, ma anche la loro autonomia.

L’incontro del 24 marzo è stato organizzato per rilanciare la vostra sezione. Era stata chiusa?

Sì, nel 2019 l’abbiamo chiusa. Dopo l’entusiasmo dei primi anni quando ci siamo ritrovati in una cinquantina di volontari, con il tempo l’interesse è andato scemando. Molti genitori all’inizio si davano molto da fare ma poi, una volta avviato il percorso scolastico per i loro figli, smettevano di frequentare la sezione. Anche noi fondatori della sezione, d’altronde, ad un certo punto ci siamo trovati in una situazione differente, con i nostri ragazzi che avevano concluso il loro percorso scolastico. L’idea ora è di dare una nuova spinta, cercando nuovi volontari, in questo caso anche magari insegnanti, che possano far rinascere la sezione altoatesina di AID.  

La provincia di Bolzano si caratterizza, rispetto al resto del territorio nazionale, per la presenza della seconda lingua.  A questo proposito come si opera?

La legge 170 prevede che siano disponibili tutta una serie di materiali e procedure specifici, per l’apprendimento delle lingue straniere. In realtà nel nostro caso si tratta di “seconda lingua”, quindi non si può, per esempio, essere dispensati dalle prove scritte, valgono le stesse regole dell’italiano. Ma la strada da fare resta ancora molta.

Gli insegnanti hanno bisogno di una formazione specifica per seguire i ragazzi con DSA?

Sì. Alcuni la hanno, ma non tutti. E i corsi di aggiornamento in merito non sono obbligatori. In ogni caso queste tematiche fanno parte dei percorsi di studio da parte della nuova generazione di insegnanti che si laureano in Scienze della Formazione. La stessa Associazione Italiana Dislessia organizza corsi di formazione per docenti, online e in presenza, a livello locale e nazionale.

Sappiamo che nella storia sono stati molti i personaggi illustri che hanno sofferto di Disturbi Specifici di Apprendimento. Queste neuro diversità stimolano la personalità e la creatività?

Molte persone con DSA sono dotate di talento nell’elaborazione delle informazioni visive e spaziali, capacità di problem solving, intuizione e creatività. A dispetto degli ostacoli legati al disturbo, sono numerosi gli esempi di personalità di successo del mondo delle aziende, della cultura, dello spettacolo, della scienza e dello sport che hanno un disturbo specifico dell’apprendimento, fra i quali il regista Steven Spielberg, il premio Nobel per la chimica Jacques Dubochet, l’imprenditore e fondatore del gruppo Virgin, Richard Branson, il pilota di F1, Lewis Hamilton e molti altri. Evidentemente l’utilizzo di strategie alternative nello studio predispone al meglio anche in questo senso. E oggi ormai abbiamo un’intera generazione di giovani cresciuti in una scuola maggiormente capace di riconoscere i disturbi, compensando le difficoltà e valorizzando i talenti.

CHE COSA SONO I DSA

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi del neuro-sviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente e che si manifestano con l’inizio della scolarizzazione.

I DSA sono classificati in base alla difficoltà specifica che comportano. Si dividono nelle seguenti categorie.

• Dislessia – disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo.

• Disortografia – disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nella competenza ortografica e nella competenza fonografica.

• Disgrafia – disturbo specifico della grafia che si manifesta con una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura.

• Discalculia – disturbo specifico dell’abilità di numero e di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri. 

Questi disturbi dipendono dalle diverse modalità di funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e calcolo. Non sono causati da un deficit di intelligenza, da problemi ambientali o psicologici e nemmeno da deficit sensoriali. 

I DSA non sono una malattia in quanto non sono dovuti ad un danno organico, ma un diverso neuro funzionamento del cervello, che non impedisce la realizzazione della specifica abilità (lettura, scrittura, numerazione o altro) ma necessita di tempi più lunghi e carichi maggiori di attenzione. Questo diverso neuro funzionamento è innato e non è transitorio: accompagna l’individuo per tutta la vita. 

Quindi dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si “guarisce”, ma le difficoltà che li accompagnano possono essere compensate con il tempo e con una buona attività di potenziamento/riabilitativa.

Autore: Luca Sticcotti

Quando la pornografia si fa ossessione

“Una delle nuove piaghe dei nostri tempi, sfortunatamente sottovalutata nei suoi effetti su giovani e meno giovani, si chiama pornodipendenza”. Suona il campanello d’allarme Cesare Guerreschi, psicologo e psicoterapeuta, e direttore della Siipac, la Società italiana per l’intervento contro le patologie compulsive, il centro bolzanino specializzato nella cura e riabilitazione di persone con problemi di dipendenza psicologica. 

Guerreschi si è contraddistinto fin dagli anni 70’ per la sua capacità antesignana nel riconoscere nuove forme di dipendenza: dalla più corretta definizione di alcolismo in dipendenza da alcol e introducendo trattamenti clinici innovativi come le comunità terapeutiche, arrivando poi a sottolineare la necessità di parlare di gioco d’azzardo consapevole, dividendo la responsabilità tra il giocatore e lo Stato. Ha contribuito quindi al passaggio di definizione da “vizi” a dipendenze comportamentali, potenzialmente in grado di rovinare e distruggere le esistenze di individui e famiglie e richiedenti cura e trattamenti specifici. Per questo motivi è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Mattarella, per il costante impegno nella ricerca sulle patologie compulsive.

“All’inizio quando sostenevo che il consumo di alcol e il gioco d’azzardo potevano assumere caratteristiche patologiche, pochi erano quelli che mi davano credito. Nel corso degli anni però siamo riusciti a collaborare con il servizio sanitario pubblico ed ora le persone possono contare su una rete di assistenza e sostegno, se vogliono liberarsi da quelle schiavitù, che però dovrebbe essere implementata e diversificata in vari centri specialistici”, afferma Guerreschi che ha anticipato la pericolosità dell’utilizzo inconsapevole di internet e la possibile dipendenza da cellulari.

I tempi infatti cambiano e, con essi, si modificano e sviluppano nuove dipendenze che emergono con la progressione tecnologica. “Internet è stato ed è un formidabile strumento di collegamento tra le persone e di circolazione di informazioni ma nasconde in sé anche tanti pericoli” avverte lo specialista “negli ultimi dieci anni abbiamo osservato un aumento vertiginoso del numero di persone che vengono a chiederci aiuto in quanto dipendenti dalla pornografia”.

La pornografia è sempre esistita, dalle iscrizioni rupestri fino alle videocassette hard che venivano vendute in edicola fino a qualche anno fa. Ora però gli smartphone mettono a disposizione di ogni persona un numero potenzialmente infinito di video e immagini a sfondo sessuale. Una tentazione a cui pochi sfuggono e che può diventare un’attività che occupa totalmente l’esistenza. 

“Ci sono pazienti che passano dalle quattro fino alle 20 ore al giorno, nelle fasi più acute della dipendenza, a guardare video pornografici, riportando danni psicofisici enormi”, spiega, “maggiormente esposti sono i giovani che hanno meno difese e che vengono influenzati con un modello di sessualità distorta, sbagliata e finta. Perché la pornografia è una messa in scena, nella migliore delle ipotesi. Sono immagini, a volte anche violente, per mezzo delle quali non si arriva alla conoscenza rispettosa dell’altra persona. Ragazzi e ragazze vengono avviati sulla strada di una sessualità tossica e depauperata”. Ma chi è il pornodipendente? Possono essere uomini o donne di ogni età, condizionati dall’attività di guardare video e immagini pornografiche accompagnate da masturbazione in modo compulsivo “che può provocare anche danni fisici, oltre all’isolamento sociale e relazionale”, aggiunge Guerreschi. La pornodipendenza ha indubbiamente conosciuto un incremento a causa della pandemia che, tendenzialmente, ha aggravato molti disturbi comportamentali di chi già soffriva in precedenza. 

Da qui l’allarme lanciato da Guerreschi che però diffida dell’adozione di modelli educativi improntati al divieto e alla proibizione. “Bisogna parlarne e spiegare i pericoli insiti nella pornografia alle generazioni più giovani”, dichiara. Soprattutto è necessario chiarire che il processo di uscita dalla dipendenza può essere lungo. Si comincia con alcuni incontri con lo psicoterapeuta, poi si prosegue con un percorso che può durare anche due anni. Attualmente sono 12 le persone in trattamento psicologico semiresidenziale presso la Siipac e altre 20 in trattamento ambulatoriale. “Un numero commisurato alle forze dell’équipe”, conclude il direttore, “se fossero di più, non riusciremmo a seguirli. La speranza per il futuro è che si riesca ad attivare una collaborazione con le strutture di sostegno pubbliche per una presa in carico il più possibile completa delle persone che soffrono di questi disturbi”. 

Autore: Nilo Ruggeri

Un concerto per la Pasqua e per il giubileo

27 marzo 1999: un gruppetto di 16 amici improvvisatisi “cantori” teneva a Merano nella chiesa di S. Spirito il suo primo concerto con il nome “Non Nobis Domine”. Da allora sono passati 25 anni, durante i quali la formazione è cresciuta proponendo più di 130 concerti in provincia ed oltre, accompagnando inoltre la Liturgia Sacra nelle occasioni speciali. Il concerto di Pasqua di quest’anno, che si terrà venerdì 31 marzo alle ore 20.30 nella Chiesa di S. Spirito, avrà dunque un altro sapore, quello del giubileo.

La serata prevede un percorso di 13 canti intervallati da due brevi letture a tema che accompagneranno l’ascoltatore in maniera suggestiva e discreta dentro le vicende narrate dal vangelo riguardanti gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù Cristo: passione, morte e resurrezione. Il mistero pasquale costituisce il centro e il perno da cui scaturisce tutto il flusso della storia cristiana. Tutte le arti figurative umane nei secoli hanno dato il meglio di sé nel cercare di raccontare, interpretare e descrivere le vicende drammatiche di questi ultimi giorni; non da meno, la musica sacra ha scritto pagine memorabili e suggestive a riguardo, capaci di rapire ed elevare l’animo umano con una forza intrinseca che solo la musica è capace di suscitare. Il concerto si articolerà in tre sezioni. La prima sezione di canti inizierà con “Improperia” del compositore spagnolo rinascimentale T. L. De Victoria (1548 – 1611) cui seguirà l’inno gregoriano per sole voci maschili “CruxFidelis” di S. V. Fortunato (530 – 609). Il terzo canto sarà un bellissimo brano della liturgia ortodossa dell’autore russo D. Cristov (1906 – 2001) dal titolo “Vo tzarstvii Tvoem” interpretato dalla soprano bolzanina Loredana Merlin supportata dal coro. Chiuderanno la prima sezione due canti :”Kyrie” tratto dalla Misa Criolla di A. Ramirez (1921 – 2010) e un altro canto russo dal titolo “Otchenasch” di N. Kedrov (1871 – 1940).  Il secondo blocco di canti si aprirà con il drammatico e intenso “Tenebrae factae sunt” dell’autore rinascimentale G. Croce (1557 – 1609). Sarà quindi la volta di un brano di O. Vecchi (1550 – 1605) cantato a quattro voci da soli uomini dal titolo “Lamentatio Hieremiae prophetae” a cui seguirà un duetto per soprano e contralto tratto dallo “Stabat Mater” di G. B. Pergolesi (1710 – 1736) dal titolo “Sancta Mater, istudagas” interpretato dalla soprano Loredana Merlin e dal contralto Cinzia Butelli.  Ultimo brano del secondo blocco usarà na Lauda Filippina di anonimo del 1591 dal titolo “O cor soave”. Aprirà la terza e ultima sezione la”Sonata in sol maggiore” di J. B. Loillet (1680 – 1730) per due flauti e organo; seguirà  l’esplosivo”Gloria” di A. Vivaldi (1678 – 1731). Sarà poi la volta del gioioso “Regina caeli” di A. Aichinger (1565 – 1628). Chiuderà il concerto il famosissimo “Halleluja” tratto dal “The Messiah” di  G. F. Händel (1695 – 1759).

All’organo e pianoforte ci sarà il maestro Paolo Valenti, al flauto traverso Karin Warasin e Marco Negrisolo. Alla direzione si alterneranno Roberto Sette e Antonio Battistella.

Al termine del concerto, secondo le intenzione della corale, chi vorrà potrà liberamente contribuire per sostenere i terremotati della Turchia e della Siria con un’ offerta ad Avsi (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale) nella sua missione di sostegno ai terremotati di Aleppo in Siria.  L’ingresso è gratuito.

Dentro una Neverland digitale

La Fondazione Haydn presenta la prima assoluta dell’opera Peter Pan – The Dark Side. Non è un’avventura per bambini ispirata al rassicurante immaginario disneyano, ma un crudo racconto sulla solitudine, sul disorientamento e sulle più intime fragilità delle nuove “generazioni digitali”.

Sabato 25 e domenica 26 marzo la Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, nell’ambito del suo programma d’opera, porta in scena Peter Pan – The Dark Side, una prima assoluta che trasformerà un classico della letteratura per l’infanzia in un viaggio in terre decisamente più oscure e contemporanee. A dare corpo a quest’avvincente produzione sarà un team artistico internazionale d’eccellenza: il compositore austriaco Wolfgang Mitterer, l’acclamato regista e librettista britannico David Pountney, Daisy Evans, regista d’opera apprezzata per il progetto d’avanguardia Silent Opera, e il direttore d’orchestra Timothy Redmond.

ALLE RADICI DEL “VERO” PETER PAN E RITORNO

La figura di Peter Pan nasce nei primi anni del Novecento dalla penna dello scrittore inglese James M. Barrie. Il racconto delle sue avventure inizia nel cuore di una notte londinese, quando l’eterno ragazzo che non vuole crescere incontra una ragazza, Wendy, e la porta insieme ai fratelli John e Michael sull’Isola che non c’è fra i “bambini perduti”. Il direttore artistico della Fondazione, Matthias Lošek, ha però immaginato un’opera capace di metterne in risalto gli aspetti più oscuri e forse meno noti: “Abbiamo deciso di portare in scena un testo classico che la maggior parte delle persone avesse già incontrato nella propria vita – commenta Lošek – ma lo volevamo fare infrangendo le aspettative, mostrando gli elementi più familiari sotto una luce nuova e più attuale”.

UN TEAM INTERNAZIONALE DI ARTISTI PER UNA PRIMA ASSOLUTA MONDIALE

Il pubblico potrà ritrovare lo stesso desiderio di aderire alla lettura di Barrie anche nel racconto del grande regista teatrale inglese David Pountney che ha scritto il libretto dell’opera: “Le storie possono essere lette come innocenti fantasie, ma tutte, come i miti, incarnano potenti verità umane – commenta Pountney – Le possiamo quindi interpretare scegliendo un registro leggero o molto più oscuro o addirittura una chiave psicologica. Ad esempio, quando si affronta un romanzo in cui dei bambini vengono convinti a saltare da una finestra e a credere che saranno in grado di volare, viene naturale chiedersi che cosa sta realmente accadendo loro. Sono in mani sicure o rischiano di essere sfruttati e danneggiati? Questo è stato il mio punto di partenza per Peter Pan”.

La regista Daisy Evans, che il pubblico in regione ha già conosciuto nel 2019 con la silent opera Vixen, accompagna i passi della giovane Wendy, un’adolescente che vive in una casa-famiglia alle prese con un mondo moderno filtrato da Instagram, Twitter e fake news. Quando incontra un giovane uomo che sembra dirle tutto ciò che lei vuole sentire, viene sedotta, precipitando in una realtà contorta in cui non si sa cosa sia reale e cosa immaginato. Evans abbraccia in pieno lo spirito originario dell’opera e lo porta ai nostri giorni, mettendo in scena una storia di crescita e perdita dell’innocenza: “Peter Pan – sottolinea – parla di quanto è pericolosa la nostalgia che molti adulti hanno della loro gioventù. Ma parla anche del desiderio degli adolescenti di essere il prima possibile grandi: vediamo Wendy, una giovane adolescente, intrappolata in un vortice di influenze che arrivano dai social media. L’opera affronta temi come la pressione a cui i giovani sono oggi sottoposti e il lato pericoloso di questa Neverland digitale”.

La musica di Peter Pan è una creazione del pioniere dell’elettroacustica Wolfgang Mitterer che ha dato vita a un tessuto sonoro capace di percorrere ogni venatura del racconto – dai momenti più oscuri a quelli più umoristici e leggeri – mixando elettronica, orchestra e voce, jazz e classica. Fra echi che riportano alle sonorità di Porgy and Bess di Gil Evans e Salomè di Richard Strauss, ogni personaggio si muove, come dentro un vestito tagliato su misura, all’interno di un proprio mondo sonoro.

Guida l’imponente ensemble musicale composto dall’Orchestra Haydn, dagli otto interpreti che danno voce ai personaggi di Peter Pan e al coro dei pirati e dei “lost boys”, il direttore d’orchestra Timothy Redmond, apprezzato a livello internazionale nella direzione di progetti di musica contemporanea.

PER PETER PAN – THE DARK SIDE: tutte le info

La prima assoluta di Peter Pan – The Dark Side andrà in scena sabato 25 marzo 2023 al Teatro Comunale di Bolzano, con inizio alle ore 20. Lingua dello spettacolo: inglese con sottotitoli in tedesco e italiano. 

Un’ora prima dell’inizio dello spettacolo si terrà un incontro introduttivo all’opera nel foyer del Teatro Comunale. 

La vendita dei biglietti singoli e degli abbonamenti è attiva presso il Teatro Comunale di Bolzano. 

Maggiori informazioni su 

www.haydn.it 

Tel. 0471 053800

info@ticket.bz.it

I PROSSIMI APPUNTAMENTI CON L’OPERA

Peter Pan – The Dark Side è una delle quattro produzioni del programma operistico della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento. Si parte con Die Winterreise (Teatro Comunale di Bolzano, 19.03.23), interpretazione in chiave pop dell’omonimo ciclo di canzoni di Franz Schubert. Il programma prosegue con l’opera Hanjo del compositore Toshio Hosokawa (Teatro Sociale di Trento, 01 e 02.04.23) che torna in Trentino dopo il successo di The Raven. Tratta da Five Modern Nō Plays di Yukio Mishima, è una struggente e ipnotica opera da camera sul tema dell’attesa, esempio di narrazione giapponese realizzata da uno dei più importanti compositori di musica contemporanea.

Ultimo tassello della programmazione, dopo oltre 18 esecuzioni e numerosi riconoscimenti, approda a Rovereto lo spettacolo-concerto Curon/Graun del Collettivo teatrale OHT (Teatro Zandonai di Rovereto, 04.04.23). L’opera, che ha vinto la prima edizione del concorso di teatro musicale Fringe ed è prodotta dalla Fondazione Haydn, mette in scena in forma di installazione musicale il destino del paese di Curon, allagato nel 1950 dopo la costruzione del lago artificiale di Resia. 

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Zaccaria, il Presidente e l’attestato d’onore

Ha trascorso una giornata nella Casa degli italiani, in Via XX Settembre a Roma, ospite della massima autorità dello Stato, che gli ha conferito un’onorificenza: è da poco tornato a casa con un attestato ed un ricordo indelebile nel cuore, Zaccaria Dellai, il ragazzo di Laives insignito del titolo di Alfiere della Repubblica. “Zaccaria ha dimostrato che i nostri ragazzi, tutti, sono capaci di grandi cose”, spiega Davide, il suo papà, che lo ha accompagnato all’evento assieme alla mamma, alla sorellina Dora e al fratello Emanuele.

La motivazione ufficiale redatta dagli addetti al lavoro è questa: “Per l’attenzione dimostrata nei confronti delle persone anziane anche attraverso l’ideazione di un fumetto che li vede protagonisti. Sul tema dello scambio intergenerazionale ha continuato a impegnarsi, coinvolgendo l’associazione di cui fa parte”. Ma Zaccaria è molto di più: è un lupetto socievole, sensibile, altruista che da sempre mostra attenzione verso le persone anziane, che considera le sue radici, così lo definisce chi lo conosce. Ha inventato il personaggio di un fumetto, “Il vecio tarampa”, che ha reso protagonista di storie raccolte in un sito internet (www.veciotarampa.it). E la sua amicizia con le persone anziane si è espressa anche all’interno degli Scout, dove ha creato una nuova specialità, “Amico degli anziani”; ha scritto poi agli Incaricati nazionali della branca Lupetti e Coccinelle, proponendo di inserire la specialità nel novero di quelle che tutti i lupetti e le coccinelle possono scegliere.

Davide Dellai, non capita tutti i giorni di essere ospiti del Presidente. Come vi siete sentiti?

L’abbiamo vissuto come un onore grandissimo, molto più grande di quanto le parole possano restituire; e soprattutto come una responsabilità, perché Zaccaria ha dimostrato che i giovani sono in grado di costruire grandi cose, di dare una speranza al futuro, e noi adulti dobbiamo dare loro la parola per fare in modo che sfruttino ogni possibilità. 

Come siete venuti a sapere della consegna del titolo di Alfiere proprio a vostro figlio?

Nell’estate scorsa l’Agesci aveva stilato un elenco di candidature per il titolo, e in questo c’era anche il nome di Zaccaria. All’inizio eravamo contrari, in primo luogo perché ci sembrava che quello che aveva fatto fosse una cosa normale, e poi ci spaventava un’eventuale ribalta: in fondo ha solo 11 anni, è un bambino. Poi però abbiamo accettato, e non pensavamo proprio che il suo nome sarebbe arrivato così in alto. E così un giorno, neppure troppo tempo fa, è arrivata una telefonata dall’Agesci, che era stata chamatadal Quirinale per contattare Zaccaria. Ero al lavoro, non sono riuscito a dire niente, ero molto confuso (ride, ndr).

Come è andata al Quirinale? 

Arrivare alle sue porte è stata un’emozione grandissima, per ciò che il Quirinale rappresenta , per ciò che il Presidente rappresenta, anche per l’aura che trasmette: l’uomo saggio, l’uomo anziano. Ha fatto un intervento bellissimo in cui parlava di questi ragazzi, che hanno fatto ciò che per loro è normale, e ha invitato tutti noi a non trasformali in eroi, ma a restituire loro, la loro genuinità. 

Eravate solo voi due, giusto?

Alla cerimonia sì, l’invito era esteso ad un solo membro della famiglia. Però a Roma ci siamo andati tutti assieme, con mia moglie, la sorellina Dora di 9 anni e il fratello Emanuele di 14: anche loro era molto emozionati, e stupiti per l’onore concesso a loro fratello. 

Cosa farà Zaccaria da grande?

Glielo hanno chiesto anche durante la giornata in Quirinale, e lui ha risposto in maniera divertente: “Per ora mi va bene avere 11 anni e voglio vivere pienamente la mia età. Poi vedremo”. Una dichiarazione autentica, ci ha fatto molto sorridere. A noi genitori basta che prosegua per la strada che ha intrapreso. 

L’ATTESTATO D’ONORE

La Presidenza della Repubblica ha istituito dal 2010 un “Attestato d’Onore” per premiare quei giovani minorenni che, per comportamento o attitudini, rappresentano un modello di buon cittadino, e nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito 30 Attestati di “Alfiere della Repubblica”. La solidarietà per la pace è il tema prevalente che ha ispirato nel 2022 la scelta dei giovani Alfieri. La selezione tra tanti meritevoli è stata orientata a valorizzare comportamenti e azioni solidali, ora nell’ambito di un’accoglienza a ragazzi ucraini in fuga dalla guerra, ora attraverso altri gesti di amicizia, cooperazione, inclusione affinché le diversità non diventino mai barriere. I testimoni scelti non costituiscono esempi di azioni rare, ma sono emblematici di comportamenti diffusi tra i giovani, che illustrano un mosaico di virtù civiche di cui, per fortuna, le nostre comunità sono ricche. Le storie degli Alfieri della Repubblica possono anche essere viste, dunque, come la punta di un grande iceberg che rappresenta, in ogni territorio, la vita quotidiana dei giovani.

I premiati si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.

Autore: Luca Masiello

AIED: la sezione Andreina Emeri di Bolzano compie 50 anni

Nel 2023 l’Aied di Bolzano, sezione Andreina Emeri, festeggerà i 50 anni e per questo momento così importante, ha deciso di organizzare una serie di attività ed eventi durante tutto l’arco dell’anno, volti alla promozione della consapevolezza e dell’autonomia economica delle donne, filo rosso che lega tutte le iniziative. Tre le iniziative organizzate per l’occasione: dal 2 marzo al 17 aprile 4 workshop in sede; il 10 giugno la festa dei 50 anni presso il Bocciodromo di Bolzano e il 30 settembre il convegno “Donne e denaro” al Teatro Cristallo. Tutti gli eventi sono liberi e gratuiti, aperti alla popolazione previa iscrizione.

A dare il via al progetto dei festeggiamenti sarà il primo dei quattro workshop, durante i quali si tratteranno i temi come il lavoro, il conto corrente e la gestione delle risorse finanziarie proprie e familiari.  

Primo appuntamento il 2 marzo con la Commercialista e revisora dei conti Bruna Micheletto sul tema Educazione economica e finanziaria. L’autonomia nelle scelte economico-finanziarie, lavorative, familiari e previdenziali anche per favorire la libertà delle donne. 

Durante il secondo laboratorio, il 16 marzo, l’avvocata Lorna Ciacci affronterà il tema della Gestione economica familiare, divisione delle spese, conto corrente cointestato e possibili strategie. 

Il 23 marzo l’appuntamento sarà con la cooperativa Gea e la Prevenzione della violenza economica. Le operatrici del Centro Antiviolenza Mirca Zanoni e Stefania De Cicco parleranno di gestione delle finanze familiari e di come la violenza economica privi la donna della propria autonomia e non le permetta di godere e partecipare alla gestione delle comuni finanze domestiche provocando sentimenti di dipendenza, ansia, stress e depressione che ne limitano le libere scelte. 

L’ultimo appuntamento, per questa parte “formativa”, sarà il 17 aprile con la Vicepresidente dell’Inps Luisa Gnecchi sul tema dell’Indipendenza economica anche da pensionate. Imparare a parlare di soldi e avere il coraggio di gestirli fin da giovani è una questione di sopravvivenza in particolare per le donne che vivono più a lungo, spesso con la prospettiva di pensioni più basse a causa del gap salariale, delle assenze dal lavoro per maternità o assistenza ai familiari e di cura in generale. 

I workshop avranno luogo dalle ore 18 alle 20 presso la sede dell’Aied in Corso Italia 13 M. La partecipazione è gratuita e limitata a un massimo di 20 persone. Iscrizione presso la segreteria del Consultorio, telefonicamente al numero 0471 910586 oppure scrivendo a info@aiedbz.it

Il 10 giugno dalle ore 18 alle 24 presso il Bar Bocciodromo di viale Trieste 17 a Bolzano ci sarà poi la festa per i 50 ANNI del Consultorio Aied. Un’occasione di incontro e condivisione, aperta a tutte e tutti, proprio nei giorni in cui ricorrono i 50 anni dall’atto costitutivo dell’associazione. 

La musica della serata sarà a cura delle Dj Rol&Pi@ e Shanti Baba. Negli spazi del Bocciodromo verrà organizzata un’esposizione frutto di un lavoro artistico delle studentesse e studenti di due classi del Liceo Pascoli di Bolzano sulla storia e l’attività dell’Aied a Bolzano, il contributo e lo sguardo delle nuove generazioni sul consultorio e l’associazione.  

Il 30 settembre dalle ore 9 alle 18 presso il Teatro Cristallo si terrà la giornata di approfondimento “Donne e denaro”. La partecipazione sarà ad ingresso libero su prenotazione direttamente sul sito del Cristallo www.teatrocristallo.it  

“Droga. Un rischio sempre più alto per tanti giovanissimi”

A buon mercato e in grado di provocare dipendenza nel giro di pochissimo. Le sostanze, come il crack, che circolano sul mercato bolzanino sono un pericolo concreto per giovani e giovanissimi. L’attività terapeutica del SerD.  

L’allarme lo lancia Tanja Umari, psichiatra del SerD, il Servizio per le Dipendenza della ASL, ed è un invito a tutta la società altoatesina, non solo alle famiglie della città di Bolzano. “Negli ultimi tempi abbiamo visto un aumento della quota di ragazzi in cura da noi. Bisogna capire che si tratta di una realtà – quella della tossicodipendenza giovanile – che non è solo un problema lontano, di qualche metropoli ma che può potenzialmente toccare tutti, sia nel capoluogo che nelle valli” afferma la dottoressa che, dopo una decennale esperienza al SerD giovani di Trieste, adesso guida il gruppo di specialisti che nel SerD di Bolzano si occupano delle dipendenze da sostanze psicotrope dei giovani sotto ai 25 anni. 

Negli ultimi anni, il profilo dell’utente che si rivolge al servizio per problemi di tossicodipendenza si è modificato profondamente. Nel biennio 2019/20, sono arrivati al SerD 158 nuovi utenti under 25, di cui 60 minorenni e nell’ultimo anno, le persone seguite dal servizio e minori di 25 anni sono state costantemente attorno ai 100. “Si è passati dall’utente eroinomane con una dipendenza per così dire “storica” a ragazze e ragazzi adolescenti”, spiega la psichiatra, “sono questi il target degli spacciatori. Hanno il cervello ricettivo alle sostanze e – è triste ammetterlo – sono degli ottimi clienti. Inoltre l’offerta di droga si adatta alle tasche dei più giovani. Con pochi euro è possibile comprarla”.  

È soprattutto la tipologia di sostanze a destare grande preoccupazione. La sostanza maledetta, che ultimamente si sta diffondendo e che maggiormente preoccupa gli addetti ai lavori, è il crack, una droga che ha fatto strage di vite e che siamo abituati a conoscere dai documentari e dai film a stelle e strisce ma che ora circola anche nelle vallate alpine. A buon mercato, il crack è costituito da cristalli di cocaina che vengono fumati per mezzo di una pipetta di vetro e che, dopo pochissime assunzioni, rende schiava la persona che lo inala. Il crack rende dipendenti quasi da subito e l’assunzione nei giovani è una vera e propria bomba che può dare origine a psicosi, schizofrenia fino a ictus o infarto e overdose. Ad esso si aggiunge il policonsumo e l’eroina, in un primo tempo solo fumata e non iniettata, il cui potenziale di dipendenza viene pericolosamente sottostimato dai giovani.  

Il metodo per contenere e contrastare questa nuova piaga non è solamente la repressione ma anche la prevenzione e il lavoro di strada, una direzione verso cui si sta muovendo anche il servizio locale. “Avremmo bisogno di avere un maggior numero di persone che parlino la lingua dei giovani, che lavorino sul campo come street worker ed educatori per orientarli. Ci stiamo attrezzando in questo senso ma la strada da fare è ancora lunga”. Importante, come sempre è intercettare il giovane prima che il problema si sia cronicizzato e che questi abbia tagliato i ponti con la vita “normale”. “Nei primi tempi i ragazzi hanno relazioni sia con amici che non hanno contatti con la droga sia con il mondo della dipendenza e dello spaccio”, sostiene Umari, “in questa fase risulta più facile ed efficace il percorso terapeutico”. Un ultimo appello è rivolto alle famiglie. “Spesso abbiamo riscontrato nei genitori una certa sottovalutazione quando li informiamo che i figli consumano sostanze come la cannabis”, conclude la psichiatra, “così non dovrebbe essere. Queste possono comunque provocare gravi danni allo sviluppo del cervello dei figli e preparare il terreno a sostanze più dannose. Oggi seguiamo molti giovani che devono affrancarsi dai cannabinoidi”.  

Molto spesso, le famiglie sono impreparate ad affrontare una situazione di tossicodipendenza o si sentono sole. La raccomandazione della psichiatra del SerD è chiara. “Invitiamo a rivolgersi a noi per farsi consigliare e seguire con terapie per ragazzi e famiglie”. 

Autore: Nilo Ruggeri

Da dieci anni in piazza per le donne

“Donna, vita, libertà” è lo slogan che si è levato da oltre trecento meranesi, una pacifica onda che ha attraversato le vie del centro con lo scopo di ribadire, per il decimo anno consecutivo, il proprio no alla violenza sulle donne.

Sono trascorsi dieci anni da quel  giorno di San Valentino in cui un’ottantina di cittadini si erano incontrati in piazza della Rena per prendere parte al primo flashmob “One Billion Rising”, ideato dalla scrittrice statunitense Eve Ensler e finalizzato al contrasto della violenza sul gentil sesso. 

Era la prima edizione, e già quel 2013 che sembra così lontano milioni di persone in tutto il mondo si erano mobilitate per prendere parte all’iniziativa. Dieci anni dopo l’incontro anche a Merano è diventato un appuntamento fisso, quasi una tradizione, tanto che in piazza Terme quest’anno risultava difficile anche solo quantificare il numero di persone che ha preso parte alla coreografia sulle note di “Break the chain”, una canzone che ha risuonato per i vicoli come un messaggio di pace. Donne, uomini, adulti e giovani: tutti uniti per lanciare un segnale chiaro contro la violenza maschile sulle donne. 

Un corteo lungo tutto il centro

L’appuntamento era per le 17 in via Cassa di Risparmio; da qui il folto corteo ha attraversato via Portici, via Leonardo da Vinci e corso Libertà per attraversare poi la passerella Lenoir fino in piazza Terme, dove la manifestazione si è conclusa con la danza collettiva. “Siamo tutti impressionati dai numeri e dalla massiccia adesione all’iniziativa – spiega Sabine Raffeiner, una delle anime dell’evento – questo successo premia tutta la cittadinanza, che ha dimostrato di avere una sensibilità particolare a riguardo, ma gratifica anche il nostro gruppo di lavoro, che nel corso di questi dieci anni ha saputo tenere alto lo spirito dell’iniziativa”.

Associazioni e enti uniti per lo scopo

Già, perché dietro a questo grande movimento c’è un’organizzazione formata da diversi attori della società locale: l’assessorato pari opportunità, con la Rete contro la violenza sulle donne – città di Merano, la Casa delle donne e il Museo delle donne e l’associazione Donne contro la violenza. 

Quest’anno il flashmob si è avvalso anche della preziosa collaborazione dell’associazione Frauenmarsch – Donne in marcia di Bolzano, e dei responsabili delle Terme di Merano, che hanno concesso il piazzale per la riuscita della manifestazione. 

“Per questa edizione abbiamo voluto coinvolgere anche i più giovani – continua Sabine Raffeiner – avviando un’attività di sensibilizzazione nelle scuole, con il centro giovanile Hub 37 in via Huber 37, dove la settimana prima dell’evento è stato possibile provare la coreografia. Ci sono state anche altre due prove per studenti e insegnanti alla Scuola Fos e al Gandhi”.

Autore: Luca Masiello