Quale futuro per scuola plurilingue e “proporzionale”? 

Alcuni pilastri dell’autonomia altoatesina recentemente hanno iniziato a scricchiolare. Aumentano infatti le spinte a mettere mano, prima o poi, al sistema scolastico che prevede l’insegnamento veicolare attraverso la seconda lingua solo come eccezione e al meccanismo della cosiddetta “proporzionale etnica”, che disciplina l’ammissione ai pubblici impieghi l’assegnazione di alloggi popolari, in modo da garantire un’allocazione proporzionale ai tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino. Di questi temi ne abbiamo parlato con il docente, costituzionalista ed ex senatore bolzanino Francesco Palermo.

// Di Luca Sticcotti

Oggi ci sono due motivazioni che spingono verso l’introduzione formale della scuola plurilingue in Alto Adige. La prima è la presenza di un numero sempre maggiore di famiglie mistilingui, in cui tra l’altro spesso madrelingua è una lingua “altra” rispetto alle tre lingue ufficiali. La seconda è che il sistema scolastico altoatesino si è dimostrato storicamente poco efficace nel suo compito di impartire un insegnamento adeguato della seconda lingua sia nelle scuole italiane che in quelle tedesche.

In tutta la questione dei diritti linguistici quello della scuola è forse l’ambito più sensibile e delicato. In Europa di modelli scolastici ce ne sono tanti e sono tutti tagliati sulla situazione delle varie minoranze. A fare la differenza di solito è la consistenza numerica delle minoranze linguistiche. Spesso ci si limita a un insegnamento “della lingua”, o a un minimo uso veicolare. 
Nei contesti più simili alla situazione dell’Alto Adige, in cui c’è una minoranza compatta territorialmente e numericamente maggioritaria o quasi, sono invece più frequenti i modelli di separatismo. 

Separatismo?

Sì, si chiamano proprio così. Si tratta di un modello con due gestioni separate. Servono a preservare la lingua e le tradizioni della minoranza attraverso l’istruzione. E il modello scolastico diventa dunque funzionale al mantenimento di una società che abbia questa diversità di fondo. Dove le lingue minoritarie sono in via di estinzione, si compiono anche dei compromessi sul tipo di lingua da insegnare. Per questo cimbri e mocheni hanno individuato il tedesco come alternativa all’assimiliazione, grazie al fatto che per il tedesco si trovano insegnanti e libri, contrariamente a quanto accade per le lingue originarie dei quelle valli trentine. Anche in Valle d’Aosta si è proceduto in questo modo. In quella regione non c’è un vero e proprio bilinguismo perché al dialetto patoué valdotèn di tradizione orale si è sostituito il francese quale lingua d’insegnamento a scuola. Anche in questo caso si tratta di un compromesso. In Valle d’Aosta quindi c’è una sola scuola, con materie veicolate in francese e materie veicolate in italiano.

Il sistema scolastico valdostano funziona dal punto di vista del livello di conoscenza linguistica dei cittadini?

Sì. Se invece si vuole un sistema funzionale alla salvaguardia del gruppo etnico-linguistico allora si hanno modelli come il nostro. Anche se in realtà c’è una contraddizione di fondo.

Quale?

Anche da noi in realtà la lingua parlata dalla minoranza è un dialetto e non il tedesco standard. Ma in questo caso non si tratta di un dialetto che è soggetto a erosione. 

Ci sono altri territori plurilingui in Europa dove, come da noi, di fatto non si utilizzano modelli scolastici misti?

Solo in parte. Al confine tra Germania e Danimarca esistono scuole in lingua tedesca nel territorio danese e scuole in lingua danese nel territorio tedesco. In quelle zone però l’apertura all’altra lingua è abbastanza naturale, perché fuori dalla scuola non esiste una separazione linguistica come da noi dove la maggior parte degli italiani non sanno il tedesco e sempre più tedeschi che non parlano l’italiano, perché la maggior parte delle persone vivono in un ambiente sostanzialmente monolingue. Lì al confine tra Germania e Danimarca hanno poi lo stesso problema che c’è qui da noi nella scuola tedesca. Ovvero: è pieno di persone di madrelingua maggioritaria che vogliono frequentare queste scuole monolingui di minoranza. La stessa cosa accade in Carinzia, ovvero in Austria, dove c’è una grandissima domanda da parte di austriaci che vogliono mandare i loro figli alla scuola slovena, dove si insegna in sloveno, tedesco e in parte anche inglese e italiano. 

Questo aspetto è interessante. La Carinzia è infatti un territorio molto vicino culturalmente e linguisticamente al Sudtirolo… Nei territori citati quindi non esiste una legislazione locale che impedisca di fatto la scuola plurilingue…

Questo tipo di legislazione in realtà non esiste neppure da noi! C’è invece, naturalmente, una legislazione che prevede la scuola della minoranza. Si tratta solo di una questione di interpretazione, tant’è vero che adesso, improvvisamente, abbiamo saputo si potrà fare. Nella scuola italiana come sappiamo la scuola plurilingue è già abbondantemente sperimentata, con le classi ad immersione. E ora si parte anche nella scuola di lingua tedesca. 
Dobbiamo ricordare che l’articolo 19 in merito è chiarissimo: si sancisce diritto intoccabile della minoranza di avere una sua scuola. Punto. Ed esiste l’autonomia scolastica, per cui ogni scuola può scegliere in teoria un approccio didattico. Va poi osservata un’ulteriore contraddizione. L’art. 19 non vieta la scuola plurilingue, ma dà però delle precise indicazioni in merito alla procedura che possono adottare le scuole per non ammettere alunni che vengono ritenuti privi della necessaria competenza linguistica di base per potervi accedere. In sintesi: vi è la libertà di iscrivere i figli a qualsiasi scuola, poi la scuola può fare le sue verifiche e rifiutare l’iscrizione ma rispetto a questo rifiuto poi la famiglia può fare ricorso. Ebbene: rispetto a questa parte dell’art. 19 ormai da molto tempo c’è una grandissima tolleranza. Ed è una tendenza, questa che come abbiamo visto, ritroviamo molto diffusa anche in Europa. C’è una grande spinta, da parte delle maggioranze, a far frequentare ai figli le scuole delle minoranze. Poi è chiaro che le situazioni possono essere molto diverse anche in relazione alla “distanza linguistica” tra gli idiomi in uso nel territorio plurilingue. Ad esempio in Spagna la lingua catalana è molto più simile allo spagnolo di quanto non lo sia invece il basco nel nord nel paese. Nei paesi baschi ci sono ben quattro modelli: monolingue 1, monolingue 2, misto a prevalenza 1 e misto a prevalenza 2. Ci sono dunque tutte le gradazioni. Potremmo pensarci anche noi.

LA PROPORZIONALE

La proporzionale è presente anche in altre zone d’Europa?

Sì, c’è, con declinazioni diverse, soprattutto nei Balcani. Quasi tutti i paesi balcanici hanno la proporzionale, ma è flessibile e non aritmetica. Si dice che deve esserci una rappresentanza “adeguata”, “proporzionata”, “equa”… 

C’è dunque la possibilità di interpretare…

Sì. La cosa può sembrare positiva, ma non è detto che sia così. Può infatti diventare facilmente una fregatura a svantaggio del più debole. Spesso dipende in pratica dal peso politico delle minoranze per i governi. Altrimenti ci sono altri contesti in cui l’equivalente funzionale della proporzionale esiste, ma è basato sulla lingua, non sull’appartenenza. 

Non esiste nessun altro territorio in cui il meccanismo della proporzionale è basato su un censimento linguistico?

No, non ce ne sono altri in Europa. I censimenti negli altri territori, se ci sono, servono solo a fini statistici.

Perché nel 2023 abbiamo ancora bisogno della proporzionale e non può bastare la certificazione linguistica?

Come misura ripartiva rispetto al passato direi che non ne abbiamo più bisogno, nel senso che lo scopo di stabilire la giusta proporzione dei posti nella pubblica amministrazione sulla base della consistenza dei gruppi linguistici è stata raggiunta. Ma la domanda oggi è se ne abbiamo ancora bisogno per motivi di pace sociale. Si tratta di una domanda con un contenuto politico. 

Recentemente la domanda è stata posta, in particolare, per il settore della sanità dove la proporzionale complica le cose nella difficile impresa di individuare nuovo personale…

Sì, lì c’è un altro paradosso. Si parla molto di bilinguismo ma in realtà il vero problema è appunto la proporzionale. Sul bilinguismo non si dovrebbe nemmeno discutere. Non capisco come medici e infermieri possano riscontrare tutti questi problemi nell’acquisire le necessarie certificazioni, loro così abituati a studiare nei loro percorsi di studio e qualificazione. 

In realtà la gestione del comparto sanitario in questo periodo pare si stia finalmente attrezzando, per offrire al personale dei percorsi più validi e funzionali volti a promuovere le loro certificazioni linguistiche. 

Spesso il nuovo personale viene da fuori, dal resto d’Italia, dalla Germania o dal resto del mondo. La proporzionale era stata pensata per altri motivi, in questo caso non c’entra nulla. 

Insomma: occorre essere pragmatici. 

Sì. Oggi bisogna puntare sulle competenze, settore per settore. E se dobbiamo mettere in discussione la proporzionale occorre farlo con molta attenzione e in maniera graduale, si tratta infatti di un tema davvero sensibile. L’Alto Adige sta cambiando e piuttosto rapidamente. Bisogna chiedersi se l’adeguamento sociale sta andando di pari passo. Da studioso delle norme devo dire che quando la norma è troppo lontana dalla realtà ad un certo punto il meccanismo si rompe. Essere pragmatici va bene, ma il pragmatismo va accompagnato a una visione del futuro.  

Autore: Luca Sticcotti

A Malles brillano le stelle dello Yoseikan

Il Nordovest della provincia cala gli assi e stravince la coppa per la maggior partecipazione al Torneo d’inverno di Yoseikan Budo, andato in scena nella palestra dell’Istituto superiore per gli sport invernali di Malles. Con una massiccia presenza gli atleti di Silandro, Lana e Merano hanno conquistato rispettivamente il primo, il secondo ed il terzo gradino del podio nella classifica generale.

Quella andata in scena nella fucina altoatesina delle promesse delle discipline olimpiche invernali è stata una grande festa dello sport e del fair play, come sempre si conviene ad un torneo di arti marziali. 

Quasi duecento gli atleti si sono ritrovati sui tatami, per un totale di oltre venticinque associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco alla Bassa Atesina, da Bolzano alla Valle Aurina, suddivisi in categorie dagli under 8 -28 chili agli under 18 -80 chili. A fare la parte del leone, anche per un discorso logistico, sono stati i padroni di casa, i budoka che vivono e si allenano nei pressi della cittadina di Malles.  Ed è così che l’Asc Silandro ha conquistato la bellezza di cinque ori, tre argenti e tre bronzi, l’Asv Lana sette ori , sei argenti e sette bronzi, e l’Sc Merano ha portato a casa otto ori e tre argenti. Ottima la prestazione di chi ha il dojo a un passo da dove si è svolto il torneo: pur non conquistando nessun titolo iridato, l’Asv Mals ha fatto incetta di argenti (ben sei) e di bronzi (altri sei). Fra le tante squadre meritevoli, c’è da segnalare il gruppo della Val Pusteria: ottime le prestazioni dei brunicensi, che oltre ad un oro hanno conquistato sei argenti e tre bronzi, del Campo Tures con due ori, tre argenti e due bronzi, dell’Ssv Pfalzen (due ori e quattro argenti) e del Villabassa: l’ Asv Niederdorf è salito sul podio con ben quattro ori, quattro argenti e sei bronzi.

Sorprese anche dal sud della provincia : due ori per l’ Asv Yoseikan Budo & Fitness Heide Auer (Ora), due ori per l’Appiano, un oro, un argento e un bronzo per il Caldaro.  

A ranghi ridotti gli atleti dell’Ssv Brixen, che si sono presentati sul tatami in due, ma hanno comunque conquistato un argento ed un bronzo, e dal Bolzano, che ha portato a casa un argento e un bronzo.

Ora è per tutti tempo di tornare ad allenarsi in vista del prossimo torneo, il torneo Dolomiti che si svolgerà a Nova Ponente il 19 febbraio.

“I cittadini si sentono ignorati”

“Il progetto concepito in questo modo non può funzionare: è uno spreco di soldi, una proposta non sostenibile e soprattutto è stato ignorato il parere dei cittadini”. Questi alcuni dei punti contestati da un folto gruppo di cittadini che si è riunito in un comitato per opporsi alla realizzazione della funicolare Merano – Scena, lanciando una petizione e raggiungendo nel giro di un fine settimana quasi tremila adesioni.

// Di Luca Masiello

Il Comitato si chiama “Funicolare – Non così / Standseilbahn – So nicht”, e già la doppia denominazione lascia intendere la sua natura interetnica, interlinguistica e fuori da ogni gioco politico. “Quei 110 milioni di spesa non sono reali, ce ne vogliono molti di più anche solo per la manutenzione; e non vengono considerati gli effetti che avranno sulla città il futuro tunnel e i parcheggi sotterranei che sono ancora in fase di costruzione”, spiega Maximilian Bini, uno dei promotori del Comitato.

Maximilian Bini, come è nata l’idea di riunirsi in un Comitato?

Appena un giorno dopo la sua presentazione pubblica, avvenuta il 29 agosto scorso, il progetto è stato approvato dalla giunta provinciale, e subito il giorno successivo – il 31 agosto – è stato presentato a Roma. Poi, poco fa, è arrivata la conferma del finanziamento da parte del Ministero delle Infrastrutture, e tutto questo senza che il tema fosse mai stato discusso in Consiglio comunale. In una procedura organizzata con tale rapidità non resta il tempo per sentire il parere degli abitanti di Merano, e questo ci ha spinto a creare dapprima un gruppo whattsapp al quale ha partecipato un centinaio di meranesi; poi abbiamo ristretto il gruppo a una quindicina di persone, creando una sorta di direttivo. Ci incontriamo una volta settimana, ma ci stiamo mettendo tanto tempo e volontà. Abbiamo creato un sito internet (www. sonicht-noncosi.it) dove spieghiamo le nostre motivazioni e dove è possibile firmare la petizione online per chiedere alla Provincia di fermare il progetto presentato, di ripensarlo con il coinvolgimento dei cittadini, valutando progetti e proposte alternative che migliorino il benessere della popolazione di Merano e preservino il fascino del quartiere dei musicisti e della zona ricreativa di Lazago.

Sabato scorso vi siete ufficialmente presentati alla cittadinanza con uno stand in centro. Come è andata?

Siamo tutti molto soddisfatti: abbiamo raccolto circa 600 firme, che se aggiunte alle oltre 2000 depositate online ci fanno ben sperare. Abbiamo riscontrato un grande interesse da parte della cittadinanza: i meranesi hanno ascoltato le nostre motivazioni e la maggior parte si dichiarava d’accordo con noi.

Che cosa contestate, esattamente?

Innanzitutto non ci piace che la cittadinanza sia stata completamente ignorata nella pianificazione del progetto della funicolare: non crediamo che i meranesi abbiano bisogno di un terzo enorme cantiere in centro, né che una tranquilla zona residenziale con una scuola materna, scuola elementare e secondaria venga trasformata in un caotico e pericoloso centro di mobilità. Poi c’è la questione del previsto aumento dell’inquinamento, il fatto che i numerosi edifici del quartiere possano subire un notevole deprezzamento, e – non per ultimo – il problema del finanziamento: non esiste ancora un piano chiaro per finanziare la costruzione, la manutenzione ed il funzionamento dell’impianto. 

E che cosa proponente?

Chiediamo uno sviluppo urbano sostenibile a beneficio di tutti i cittadini, una riduzione del traffico per l’intera città, un turismo sostenibile e dunque una cura dell’ambiente naturale e culturale. E soprattutto la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, all’uso efficiente dei fondi pubblici, soprattutto in questi tempi di crisi, e allo sfruttamento delle infrastrutture già esistenti e di quelle già in corso di costruzione.

I SINDACI A CONFRONTO

Nei giorni scorsi il sindaco Dario Dal Medico e la vicesindaca Katharina Zeller – assieme alla sindaca di Scena Annelies Pichler e al sindaco di Tirolo Erich Ratschiller – hanno incontrato a Bolzano il direttore della ripartizione mobilità della Provincia Martin Vallazza per concordare modalità e tempi per i necessari approfondimenti del progetto funicolare Scena – Merano. “Prima di avviare la pianificazione dettagliata dell’opera, l’attuale progetto verrà sottoposto a un processo di ottimizzazione con il coinvolgimento dei Comuni interessati. Questo è quanto abbiamo concordato nel corso della riunione svoltasi a Bolzano, e siamo lieti che la Provincia abbia accolto le nostre richieste in tal senso”, ha precisato il sindaco Dal Medico.

“Dal progetto della funicolare ci aspettiamo per Merano, nell’ottica di una mobilità sostenibile, una riduzione del traffico stradale. Un buon collegamento con il futuro centro di mobilità in zona stazione ferroviaria è a nostro avviso altrettanto importante quanto l’ammodernamento della flotta di autobus con motori a zero emissioni e l’ottimizzazione delle linee di trasporto urbano. Riteniamo che ora, con l’avvio di un processo partecipativo a tutti gli effetti, ci sia modo e tempo per analizzare con calma tutte le implicazioni che una simile opera comporta e le varie proposte che nel frattempo sono state formulate”.

“In seno al governo cittadino non ci sono posizioni contrarie a priori al progetto. Abbiamo chiesto, e ottenuto – e questo era il nostro obiettivo prioritario – di poterci sedere a un tavolo di concertazione assieme alle altre parti interessate per discutere dell’opera stessa, dei suoi effettivi benefici per la città di Merano e quindi anche di tutte le misure complementari che sarà necessario adottare per garantire la massima funzionalità di un collegamento a fune fra Scena e Merano”.

Autore: Luca Masiello

“LoGlo”, scoprire il mondo nel centro città

Si chiama “LoGlo”, dalla fusione del termine greco logos (discorso, parola) con il termine inglese globalize e l’italiano locale, e si propone come un’esplorazione della città di Merano nell’ottica di comporre un dialogo che interessa e vede coinvolte le diverse lingue e culture del mondo presenti sul territorio. È il nuovo progetto nato dalla fusione di interessi, passioni e obiettivi comuni e condivisi tra Arciragazzi Bolzano, il centro di ricerca Eurac e la Libera Università di Bolzano, che vede protagonista un gruppo di giovani del territorio alla scoperta del multilinguismo e della multiculturalità. 

Si è tenuta nelle scorse settimane, presso il Coworking della Memoria in via Ugo Foscolo la serata di presentazione del progetto LoGlo – Scopri il mondo nel centro della città. Obiettivo del progetto è quello di valorizzare e tutelare le identità, le tradizioni e le realtà globali all’interno dell’orizzonte locale, nonché di coinvolgere i giovani in un processo di approfondimento, conoscenza e consapevolezza rispetto ai temi del multilinguismo e della multiculturalità, per favorire la scoperta delle lingue presenti sul territorio, diverse dal consueto binomio italiano-tedesco che caratterizza la realtà altoatesina, e diffondere una consapevolezza della diversità linguistica – e culturale – come valore nel quale riconoscersi e da difendere. 

Conoscere la società

Essere consapevoli della presenza di più lingue – oltre a quelle storicamente presenti sul territorio – aiuta a comprendere la complessità del presente, a conoscere gli spazi circostanti e ad aumentare le opportunità di crescita ed empowerment dell’intera cittadinanza. Una tale consapevolezza favorisce una riflessione sulla società attuale, che si presenta dinamica proprio a partire dal suo panorama linguistico, sempre più ricco e variegato. 

Le azioni del progetto hanno coinvolto esperti del settore della linguistica (Silvia Dal Negro, docente di Linguistica presso l’ Università di Bolzano, e Lorenzo Zanasi, ricercatore presso l’Istituto di Linguistica Applicata Eurac) che hanno formato i partecipanti sulla pratica del “language landscaping” (la georeferenziazione delle tracce linguistiche presenti sul territorio).

Alla scoperta della città

L’esplorazione sul territorio e la mappatura linguistica hanno portato poi alla creazione di una serie di interviste per i commercianti di via Mainardo. In questo modo, a partire dalla raccolta di dati linguistici, si è entrati in contatto con persone e si sono scoperte storie di vita. 

I partecipanti al progetto sono stati seguiti da un gruppo di ricercatori della Facoltà di Scienze dell’Educazione della Libera Università di Bolzano (tra cui Alessandro Gelmi e Giulia Filippi) che hanno monitorato i processi di apprendimento implicati e gli sviluppi rispetto alla sensibilità linguistica e multiculturale. 

Una mappa interattiva

Risultato del progetto è una mappa digitale e interattiva, che raccoglie la mappatura linguistica e le diverse interviste svolte all’interno di LoGlo, presentata nel corso della serata al Coworking, con l’accompagnamento musicale del trio “Zio Cantante” – con Erjon Zeqo, Giorgio Cappelletto e Rodica Marian – che da anni racconta la multiculturalità attraverso la musica, e un ricco buffet, dedicato ai gusti dei paesi esplorati nel corso del progetto.  

Autrice: Ana Andros

Gli universitari protagonisti

Sono quasi settant’anni che l’associazione degli studenti universitari altoatesini sh.asus fornisce supporto ai giovani che dalla provincia di Bolzano si muovono per completare il loro ciclo di studi negli atenei di mezzo mondo. Da qualche tempo sh.asus si occupa anche degli studenti della Libera Università di Bolzano. Di questo e altro ne abbiamo parlato con la nuova presidente dell’associazione Ariane Benedikter.

// Di Luca Sticcotti

Com’è noto la provincia di Bolzano solo di recente si è dotata di un’università, ma in realtà per diversi decenni la storia degli universitari altoatesini è stata esclusivamente una vita da “fuori sede”. Per sostenerli e rappresentarli fin dal 1955 è attiva la sh.asus, un’associazione  dotata anche di alcune sedi nelle mete universitarie più gettonate, nel passato e nel presente, come Bologna, Innsbruck, Trento, Vienna… 
Negli ultimi anni sh.asus si spesa molto anche per rilanciare il ruolo dei giovani, universitari e non solo, mettendosi in luce con una serie di prese di posizione significative che hanno fornito stimoli importanti alla nostra politica, a volte un po’ ingessata e poco coraggiosa. 

L’INTERVISTA

Appena eletta presidente di sh.asus hai detto che le idee progressiste e la partecipazione hanno un ruolo fondamentale nella rappresentanza studentesca. Ci spieghi meglio cosa vuol dire?

Gli studenti e le studentesse hanno il desiderio di impegnarsi per il benessere della società. Vogliamo dare il nostro contributo per creare un futuro migliore. Dobbiamo pensare l’università e i suoi studenti attraverso l’immagine ideale di percorsi educativi individuali che poi come risultato sono anche in grado di restituire qualcosa alla società. Ad esempio fornendo idee innovative per il mondo della ricerca, ma anche dando spunti per le scelte politiche. In questo periodo abbiamo avuto un susseguirsi di crisi, da quella climatica al coronavirus. Oggi gli studenti hanno la possibilità di impegnarsi – in università ma anche fuori – portando le loro opinioni, le loro idee, i loro valori. Per anti, infatti, questo è un elemento importante del loro essere studenti universitari. Possiamo mettere a frutto gli scambi di idee tra di noi e con i nostri professori, ma anche sviluppare nuove idee. Tanti di noi hanno il desiderio di investire non solo in sé stessi, ma anche in un futuro comune. In quest’ottica oggi siamo anche rafforzati dal fatto che da qualche tempo siamo impegnati anche nella rappresentanza degli studenti dell’Università di Bolzano, mentre prima ci occupavamo solo degli altoatesini studenti fuori sede.

Se sentite il bisogno di affermare il ruolo propulsore dello studente universitario nella società, questo vuol dire che ritenete tale dimensione non ancora sufficientemente percepita e valorizzata. E’ così?

Penso che questo nostro compito sia in realtà già riconosciuto e integrato abbastanza bene nella società. Anche se l’immagine dello studente si può sempre migliorare, spiegando meglio il nostro status. A Bolzano poi la cultura universitaria c’è ma potrebbe essere sviluppata di più; gli studenti devono essere inclusi maggiormente nella vita del capoluogo altoatesino, così come avviene in altre città universitarie. 

Secondo voi cosa si deve fare affinché lo studio universitario sia davvero accessibile a tutti?

Per la nostra rappresentanza studentesca questo è un tema davvero fondamentale. Bisogna fare in modo che coloro che vogliono studiare abbiano davvero la possibilità di farlo. Ma purtroppo questo oggi ancora non è così automatico, soprattutto a causa degli alti costi di vita e dello studio. Non si tratta solo delle  tasse universitarie che in alcuni luoghi come l’Austria in realtà sono quasi nulle; a costare molto è soprattutto la vita nelle città universitarie. Mi riferisco agli alloggi, ma non solo. Nel 2022 per fortuna su nostra sollecitazione c’è stato un aumento del 20% degli importi delle borse di studio rispetto agli anni precedenti. Ma poi subito dopo con la crisi energetica e l’inflazione i prezzi sono saliti ancora, non solo in Alto Adige ma anche nel resto d’Italia e in Austria, ad esempio. Oggi purtroppo non tutte le famiglie possono permettersi di mandare un figlio all’università. Per questo bisogna monitorare la situazione e valutare se non serva un ulteriore aumento delle borse di studio o anche un aumento della percentuale di studenti altoatesini che può godere di una borsa di studio. Sono oggi circa il 30% gli studenti altoatesini che ricevono una borsa di studio.

Oggi il costo degli alloggi è davvero uno degli ostacoli più grandi al diritto allo studio…

Sì, ma non solo a Bolzano. Molti studenti faticano a trovare un alloggio a un prezzo accessibile, anche perché alcuni proprietari di appartamenti preferiscono affittare a persone che lavorano già. In città più grandi come Bologna o Monaco di Baviera, dove le università ci sono da più tempo, gli alloggi ci sono ma in realtà i prezzi sono comunque alti. Ed è un problema che si aggrava…

In provincia di Bolzano il sostegno allo studio si focalizza soprattutto sugli atenei italiani o quelli presenti nei paesi di lingua tedesca. Questo rappresenta un problema per gli studenti che hanno invece in mente altre destinazioni per il loro percorso universitario?

Sono sempre di più gli studenti che vogliono andare altrove rispetto al resto d’Italia e ai paesi di lingua tedesca, è una cosa che osserviamo nella provenienza degli studenti dell’Università di Bolzano e anche rispetto alla nazionalità degli attuali associati a sh.asus. Le cose cambiano e in futuro cambieranno ancora di più. Queste dinamiche hanno una stretta relazione con il  riconoscimento dei titoli di studio tra i vari paesi. L’Europa dovrebbe essere una zona educativa integrata che hanno provato a realizzare coon il cosiddetto “sistema Bologna”, ma in realtà da quest’ottica siamo ancora molto lontani purtroppo. C’è poi la cosiddetta “fuga dei cervelli”, ovvero alla dinamica che porta gli studenti altoatesini o del resto d’Italia che studiano fuori sede a stabilirsi poi altrove, dopo aver completato gli studi, perché ricevono proposte di lavoro più attraenti. Occorre creare le condizioni affinché gli studenti, dopo aver fatto esperienze da altre parti, possano poi anche tornare in Alto Adige. 

Il mondo dei giovani e anche degli universitari è oggi in prima linea per quanto riguarda la lotta contro i cambiamenti climatici, la sostenibilità e la tutela ambientale. Si tratta di tematiche fondamentali anche per sh.asus?

La promozione di un futuro sostenibile è nell’interesse non solo dei giovani e degli universitari, ma anche di tutti coloro che abitano sul nostro pianeta. Per noi giovani questa questione è importante perché la vediamo come una delle tematiche più urgenti. Oltre ai nostri nonni e ai nostri genitori, saremo infatti noi ad affrontare le conseguenze più importanti dei cambiamenti climatici. Negli ultimi anni gli studenti hanno fatto una grande pressione in questo senso, spingendo la politica ad occuparsene di più. 

In che misura sh.asus è oggi in rapporto con l’Università di Bolzano?

Si tratta di un rapporto essenziale e molto stretto. Nel 2021 abbiamo anche inaugurato una sezione di Bolzano, Bressanone e Brunico (BBB), che rappresenta gli studenti che studiano in Alto Adige. Nel nostro nuovo direttivo abbiamo due studenti dell’Università di Bolzano. E la nostra sezione bolzanina è oggi la sede con più membri (più di 600), quindi anche le nostre dinamiche interne sono diverse rispetto al passato. A Bolzano abbiamo realizzato tanti eventi e iniziative per i giovani soci, ma anche e soprattutto per sviluppare una vera cultura universitaria nel capoluogo. 

Un altro squilibrio storico è quello di genere. Le donne nel mondo del lavoro purtroppo hanno ancora un peso minore, ma in realtà negli studi universitari sono già da un po’ loro a primeggiare…

Voglio sottolineare che già nell’anno accademico 2019/2020 in una ricerca dell’istituto di statistica provinciale si è registrata una prevalenza femminile nel numero degli studenti universitari altoatesini. L’obiettivo delle pari opportunità in Alto Adige non è ancora una realtà e questo non riguarda solo la questione di genere maschile-femminile. Anche noi di sh.asus – e io personalmente in quanto prima donna presidente dell’associazione dal lontano 2014 – ci sentiamo responsabili in questo senso. Come studenti e studentesse dobbiamo dare il nostro contributo nell’ambito universitario, anche attraverso specifici percorsi di ricerca e confronto innovativo tra le idee, che poi vanno trasmesse anche all’esterno dell’ambiente universitario. Si tratta di un processo in corso, che va sostenuto e incoraggiato in maniera attenta e concreta. Anche noi dell’associazione sh.asus prossimamente proporremo dei progetti e delle iniziative in questo senso. 

LA STORIA DI SH.ASUS

Sh.asus è la più importante rappresentanza studentesca dell’Alto Adige. A differenza di altre rappresentanze studentesche, sh.asus non è legata a un luogo specifico e, oltre alla sede centrale di Bolzano, ha sei filiali nelle principali città universitarie, di cui quattro in Austria e due in Italia. È stata fondata nel 1955 come associazione senza scopo di lucro. Il suo obiettivo principale è quello di fornire consulenza agli studenti e ai maturandi e di rappresentare gli interessi degli studenti altoatesini in patria e all’estero e degli studenti in Alto Adige attraverso i sindacati. Il nuovo consiglio direttivo di sh.asus è stato eletto lo scorso 22 dicembre 2022. La precedente vicepresidente Ariane Benedikter, che rappresenta la sezione di Salisburgo e ha appena conseguito la laurea in “Philosophy, Politics and Economics” (PPE), è stata eletta come nuova presidente.
Ariane Benedikter (22 anni) è conosciuta da molti in Alto Adige per il suo impegno pluriennale nella tutela dell’ambiente e del clima. Grazie al suo background, vuole svolgere un ruolo più incisivo nell’impegno socio-politico e sfruttare l’ampia piattaforma di cui dispone ora la sh.asus

Autore: Luca Sticcotti

Un anno di notizie

Anche quest’anno abbiamo interpellato un giornalista di lungo corso, esperto del territorio, per ripercorrere gli avvenimenti più importanti dell’anno che si sta chiudendo. Si tratta di Toni Visentini, a lungo responsabile dell’Ansa di Trento e Bolzano.

Il 2022 era iniziato sulla scia di una grande aspettativa: vivere una ripresa dopo il biennio segnato a livello mondiale dall’emergenza Covid. L’illusione è durata neanche due mesi: in febbraio infatti l’improvviso precipitare della crisi in  Ucraina e la conseguente guerra ha gettato il mondo intero e anche la nostra realtà locale in una nuova cappa di incertezza. A seguire i vari eventi di cronaca e le prime elezioni nazionali celebrate alla fine di un’estate segnata dagli evidenti e preoccupanti cambiamenti climatici, ci hanno traghettato verso un autunno di incertezze incombenti. 

Dei vari eventi dell’anno che si va chiudendo ne abbiamo parlato con Toni Visentini, da anni editorialista su uno dei quotidiani locali e profondo esperto della realtà altoatesina, sulla quale ha scritto anche alcuni libri. Ecco cosa ci ha detto.

L’INTERVISTA

Qual è l’avvenimento più significativo e sorprendente in questo 2022?

Per me è il successo dell’FC Südtirol. Prima del calcio seguivo solo le grandi partite internazionali e gli scontri tra le squadre italiane più importanti. Ora invece guardo sempre e con grande piacere anche le partite del Südtirol. Ricordiamocelo: l’Italia è il paese in cui i grandi documentaristi quando parlano di Hitler lo chiamano fiurer. Quando Letta era presidente del consiglio venne a Bolzano chiamò l’ex Landeshauptmann Dürnwalder e la  stessa sorte è capitata a Lilli Gruber per anni è stata chiamata Lilli Grüber. Insomma: di solito gli italiani non sanno mai pronunciare la dieresi ovvero l’umlaut. Invece hanno tutti imparato a dire Südtirol, è davvero incredibile. Ci voleva davvero proprio il calcio per insegnare finalmente agli italiani le nostre giuste pronunce. 

In realtà poi se si passa ai nomi dei giocatori il problema persiste, basta sentire i telecronisti…

Beh, quella è un’altra cosa. Almeno il nome Südtirol finalmente è passato. In ogni caso la squadra sta facendo grandi cose con questo allenatore e io spero che continui così. 

Stanno andando così bene, che addirittura c’è la prospettiva – anche se remota – di una promozione in serie A, con conseguente problema di uno stadio di nuovo inadeguato…

Una cosa alla volta! Godiamoci il momento e poi si vedrà…

Il 2022 è stato anche l’anno della grande crisi interna alla SVP.

Sì e qui siamo davvero di fronte ad una crisi seria. C’è lotta interna molto forte che non credo si sia placata, quella attuale è solo una leggera tregua. Di sicuro si ricandiderà Kompatscher e questo credo sia un bene per tutti, per la provincia di Bolzano, per la stessa Volkspartei e per tutti gli equilibri, sia a livello nazionale che internazionale. Kompatscher è una persona seria e capace. Ha alcuni difetti di carattere, d’altronde nessuno è perfetto, da nessuna parte, men che meno in politica. Nella SVP c’è una guerra di corporazioni, fortissima, e che si combatte fino all’ultimo sangue. Forse si andrà avanti così fino alle elezioni, io spero di no, ma temo che sarà così. Un’altra questione fondamentale sarà poi chi andrà in giunta dopo le prossime elezioni provinciali. Naturalmente dipenderà da come andranno le elezioni. Spesso ci si dimentica che le elezioni provinciali non sono come quelle nazionali. Qui si vota con il sistema proporzionale puro, non ci sono alleanze di partito. Dopo il voto le giunte si fanno poi mettendo insieme tedeschi, italiani e ladini. I tedeschi ci sono, ma gli italiani chi li porterà e quanti saranno? Sulla base dei numeri la Volkspartei anche questa volta deciderà come fare la prossima giunta. 

Nella Volkspartei le tensioni interne ci sono sempre state, ma per quale motivo ora si è rotto il meccanismo che li portava sempre a ricompattarsi?

Secondo me in alcuni ruoli le persone ora non sono quelle giuste, ad esempio il segretario del partito non si è rivelato all’altezza del compito. Dal canto suo anche Kompatscher non fa parte di nessuna corporazione. Durnwalder invece veniva dal Bauernbund e aveva ottimi legami con il mondo dell’economia, cosa che Kompatscher ha solo in parte. Lui viene dai comuni, ma lì in realtà da sempre si riproducono le stesse dinamiche che ci sono nel partito.

Come giudica i rapporti intercorsi tra provincia di Bolzano prima con il governo Draghi e ora con la presidente Meloni?

La SVP in linea di principio ha sempre avuto una certa diffidenza per i governi tecnici come appunto quello di Draghi. I tecnici fanno le scelte seguendo logiche loro, mentre i politici invece agiscono molto di più sulla base delle opportunità. Con il governo Draghi la SVP non aveva la possibilità di far pesare i suoi voti, ottenendo in cambio competenze. Draghi aveva un gran nome ovunque e questo è stato un bene anche da noi. Ma con lui la SVP non aveva un feeling particolare. 
Con il governo Meloni c’era un pregiudizio in origine, che per il momento non è stato confermato. Finora dal governo Meloni sono state dette, non fatte, cose che alla Volskspartei non hanno dato fastidio. Per il futuro vedrà. Fratelli d’Italia è un partito italiano di destra e la base ha un suo peso. Per quanto la Meloni sembri simpatica, nel suo partito ci sono i nazionalisti, quelli delle bandiere tricolori dappertutto e che dicevano tornatevene in Austria. Vedremo…

Il 2022 è stato anche l’anno della guerra in Ucraina…

In Alto Adige le reazioni non sono state diverse rispetto al resto d’Italia e d’Europa. C’è stata molta preoccupazione e dolore per l’ingiustizia causata la guerra. Poi ci sono state le reazioni di tipo politico, a livello nazionale. A me ha colpito molto la posizione dell’Anpi, critica verso i rifornimenti di armi agli ucraini. Se gli inglesi e gli americani avessero detto ai partigiani “basta, non vi diamo più armi”, loro come avrebbere reagito?

Poi ci sono gli effetti economici della guerra…

Quelli si sentono dappertutto, anche se da noi forse un po’ meno perché abbiamo un sistema economico un po’ più forte, per fortuna. 

Poi c’è la crisi climatica che in estate si è fatta sentire e sta iniziando anche a provocare un ripensamento della crescita senza limiti del turismo. 

Hanno incominciato a lavorarci, ma il problema è come intervenire perché questi sono problemi che non possiamo risolvere da soli. Occorre un accordo a livello globale. Per quanto riguarda il turismo una crescita all’infinito non ci può essere, bisogna spostarsi su una crescita di qualità. Occorre specializzarsi e abbandonare man mano il turismo di massa. è chiaro: ci sono quelli che frenano. Ma la scelta non potrà che essere questa, non ci sono altre opzioni. 

C’è poi il caso del Twenty a Bolzano. Come andrà a finire? Il centro commerciale rischia di chiudere…

Spero che la questione venga risolta con il buon senso. C’è stato un grande pasticcio dal punto di vista legale con una serie di errori che è giusto vengono pagati. Ma a pagare non può essere il personale così come non è giusto che paghi chi è stato danneggiato a suo tempo da scelte sbagliate. Anche in questo caso un equilibrio sarà l’impresa della politica e anche della giustizia. 

Un altro tema dell’anno è stato il peggioramento ulteriore della crisi della mobilità nel capoluogo.

Mah. Secondo me non siamo messi poi molto peggio di altri. Forse è meglio che ci rendiamo anche di questo.

Poi c’è il problema del costo degli alloggi, che sta mettendo sempre più in crisi la società altoatesina. Anche in questo caso soprattutto a Bolzano. 

è uno dei problemi più gravi. Senza case a prezzi civili la società non va avanti. Non solo: così mettiamo un ostacolo in partenza alla nuova forza lavoro di cui abbiamo tanto bisogno, e anche quella che c’è rischia di andarsene. Questo problema va affrontato e dovranno rendersene conto anche i proprietari terrieri. Il suolo è scarso ma occorre per forza trovare spazio da qualche parte. è senz’altro vero che ci sono regole forse troppo severe su dove si può edificare. Io preferisco avere le case anche sopra le aziende e a fianco di essere. Anche perché, va detto, la zona industriale di Bolzano non è più quella di una volta, è davvero un altro mondo con servizi, collegamenti, negozi e tutto. Si può vivere bene anche lì. E poi dobbiamo ristrutturare facendolo bene. Ci vogliono piani, idee e coraggio di agire. Il timone della situazione ce l’ha sempre la Provincia che su Bolzano non ha mai avuto un occhio di riguardo, bensì un’attenzione davvero modesta. Con Kompatscher e Caramaschi va un po’ meglio rispetto al passato ma bisogna senz’altro fare di più.

Autore: Luca Sticcotti

Da trent’anni dalla parte degli “over”

È tempo di festeggiamenti per i tanti soci del Circolo parrocchiale anziani Santa Maria Assunta: sabato 17 dicembre l’intera comunità si riunirà per celebrare un importante traguardo, il trentennale del sodalizio.

Trent’anni a disposizione del prossimo, ed in particolare degli over del rione: un lungo periodo durante il quale un gruppetto di volontari ha mosso i primi passi per portare affetto e amicizia  e si è trasformato poi in un punto di riferimento per tutti. “I volontari scarseggiano, ma noi riusciamo comunque a portare a termine i nostri obiettivi. Speriamo comunque che il futuro ci riservi qualche mano aggiuntiva”, spiega il presidente Giuseppe Pino Storti.

Presidente Storti, come avete mosso i primi passi nella costituzione del Circolo?

Il circolo parrocchiale anziani S. M. Assunta è nato nel febbraio del 1991, e infatti – se non ci fosse stato l’ostacolo del Covid – i festeggiamenti per il trentennale si sarebbero dovuti tenere lo scorso anno, ma tant’è. L’ispirazione per la sua costituzione ci era arrivata dall’allora parroco don Luigi Bertoldi: quando stavano ristrutturando l’oratorio era stato demolito anche il cinema “Lux” e lui aveva avuto l’idea di creare in quel posto una sala polifunzionale che potesse accogliere tutta la comunità. Negli anni precedenti, infatti, un piccolo gruppo di meranesi si ritrovava dopo la Messa in una sala che chiamavano “Wojtyla”, l’attuale sala punto d’incontro giovani “Il Gabbiano”. Don Luigi ha dunque voluto riservare anche agli anziani la possibilità di incontrarsi, ed ha costituito il circolo parrocchiale. Un sodalizio che lavora in maniera indipendente e con uno statuto autonomo; non dipende dalla parrocchia ma deve autofinanziarsi attraverso i soci e i contributi pubblici. 

Lei è sempre stato presidente?

No, io sono presidente dal 2012, ma ho sempre gravitato nel Circolo. Prima di me c’era don Paolo Arnoldo, prima ancora Ermanno De Gasperi, ma ricordo Angelo Dal Farra e tanti altri. 

Che cosa fate per gli anziani del quartiere?

Ci troviamo da sempre una volta al mese di pomeriggio per stare assieme, organizziamo conferenze, qualche volta guardiamo un film, giochiamo a carte, a tombola e il pomeriggio termina sempre con un rinfresco. In primavera una volta al mese facciamo una gita fuori Merano, in aprile ci concediamo un soggiorno ad Abano e tra maggio e giugno andiamo tutti assieme al mare.  Un sabato al mese, poi, c’è il pranzo sociale.

Il prossimo pranzo sarà particolarmente interessante…

Già, perché sabato 17 dicembre 2022 andrà in scena il pranzo di Natale e contemporaneamente si celebreranno i trent’annni.  Ci saranno tutti i soci e moltissime autorità, fra cui il sindaco ed alcuni assessori. Io terrò un discorso in cui spiegherò brevemente la storia del Circolo e le sue funzioni, e ringrazierò il parroco, don Peter Peter Kocevar, che ci permette di svolgere le nostre attività fra le mura parrocchiali.

Voi siete tutti volontari. C’è un ricambio generazionale, fra le vostre fila?

Il più giovane di noi è il segretario Gianni Libardi, che ha 70 anni, ed è sempre attivo e pimpante. Altri “giovani” non ce ne sono, ed è un problema; d’altronde oggi prima dei 66 anni non si va in pensione, e a parte chi ha già dedicato parte della sua vita al servizio del prossimo, non è facile che una persona smetta di lavorare e decida di impegnarsi subito nel volontariato…

Lei è stato recentemente premiato proprio per il suo impegno nel volontariato…

È stata una bella soddisfazione: il vescovo Ivo Muser ha consegnato l’onorificenza diocesana a undici persone presenti nel consiglio parrocchiale dalla prima elezione negli anni ’70, e fra questi ci sono anch’io. Frequento la parrocchia da quando avevo 16 anni, e quando ne avevo 22 è iniziato il mio impegno nel consiglio parrocchiale come presidente o vicepresidente. 

Autore: Luca Masiello

A Bressanone brillano le stelle dello Yoseikan 

Quasi duecento atleti per un totale di venti associazioni provenienti da tutta la regione, da Arco ai confini più a nord della Val Pusteria: sono i numeri del torneo di San Nicolò (individuale) e della Südtirol Medaillen Cup (a squadre) di Yoseikan Budo, organizzato a Bressanone dalla squadra di casa, l’Ssv Brixen. Un’occasione per vedere il meglio dei giovani sportivi, e per le squadre del meranese di tornare nel dojo con un buon bottino di medaglie.

È stato l’Asv Lana ad aggiudicarsi il trofeo di San Nicolò 2022 grazie alla massiccia partecipazione dei suoi atleti; ma al di là dei riconoscimenti in coppe e medaglie, quella andata in scena nella palestra ex Coni del capoluogo della Valle Isarco è stata una grande festa dello sport. Gli incontri dei più grandi, gli under 18 ha lasciato gli appassionati con il fiato sospeso, ma quando sul tatami sono saliti gli under 8, impacciati nei budoji ma a loro agio sul tatami, il folto pubblico accorso per l’occasione non è riuscito a trattenere l’emozione. 

Ed è anche fra i più piccoli che il Lana ha portato a casa una medaglia d’oro nella  categoria -26 M con Manuel Paulmichl e nella stessa categoria femminile con Viktoria Kofler; fra gli under 8 ha brillato anche Peter Haller dell’Sc Merano nella categoria -34.

Da segnalare anche l’ottima prestazione di Bastian Tratter del Lana (categoria -63 M), Ilvy Flarer e Elisabeth Erb (oro e argento nella categoria U14 -55 F) del Merano, che hanno brillato anche nella categoria Multidisciplin. Le discipline previste per questo torneo erano Kumiuchi serie B per gli under 8 e 10, e per gli altri Kumiuchi serie A. Gli under 18 e 16 si sono confrontati nella disciplina atemi (Kick boxing a punti), e per ogni categoria una squadra per associazione poteva cimentarsi con la prova di kombo, la prova tecnica ed infine il kata.

I VINCITORI

U18. Open M: Robin Palma (Ssv Bruneck). U16. Open M: Leart Raci (Asv Niederdorf). – 63 kg M: Bastian Tratter (Asv Lana). – 52 kg F: Rrezarta Peci (Ssv Taufers). Team. U16 Multidisciplin (Emono , Randori, Kata): Paul Patzleiner, Leart Raci (Asv Niederdorf). Open M: Tobias Hartl (Asv Nals). – 60 kg M: John Simon Burger (Ritten). – 55 kg M: Laurin Röd (Ssv Taufers). -44 kg M: Benjamin Seiwald (Ssv Pfalzen). -55 kg F: Ilvy Flarer (Sc Meran). U14 Multidisciplin: Elisabeth Erb, Ylvie (Sc Meran). U12 Open F: Emely Dicone (Asd Arco). -50 kg F: Elisabeth Erb (Sc Meran). -42 kg F: Laura Mohana Tscholl (Asc Schlanders). -40 kg F: Anna Rofner (Asv Terenten). -36 kg F: Lea Rofner (Asv Terenten). Open M: Zeno Innerhofer (Asv Lana). -60 kg M: Michael Sitzmann (Asv Lana). -50 kg M: Julian Mairegger (Ssv Taufers). -40 kg M: Armin Kohajda (Ssv Heide Auer). -35 kg M: Tilo Stepperger (Ssv Bruneck). U12 Multidisciplin: Katharina Ranzi, Christopher Ranzi (Ssv Pfalzen). U10 Open M: Timoty Gobbi (Asd Arco). -50 Kg M: Jakob Winkler (Ssv Brixen). -44 kg M: Paul Wallnöfer (Asv Lana). -38 kg M: Nilay Thanai (Asv Lana). -35 kg M: Leonardo Vicari (Asd Arco). -33 kg M: Luis Girardi (Ssv Taufers).-31 kg M: Daniel Lerchner (Ssv Pfalzen).

-27 kg M: Arthur Masiello (Ssv Brixen). Open F: Nathalie Oberhofer (Asv Terenten). -38 kg F: Katharina Winkler (Ssv Pfalzen).

50 kg F: Mathilda Niederbacher (Ssv Pfalzen). -35 Kg F: Heidi Gamper (Ssv Brixen). -32 kg F: Saphira Gietl (Asv Niederdorf).U8 Open M: Raul Mihai Sandor (Asd Arco). -40 Kg M: Benjamin Oberhofer (Ssv Pfalzen). -34 Kg M: Haller Peter (Sc Meran). -32 Kg M: Renè Schmid (Asv Terenten) -30 Kg M: Pietro Faitelli (Asd Arco). -28 Kg M: Albin Porcile (Ssv Pfalzen). -26 Kg M: Manuel Paulmichl (Asv Lana). -24 Kg M: Darian Gietl (Asv Niederdorf). -22 Kg M: Aaron Tscholl (Asc Schlanders). Open F: Neda Constanzo (Asv Niederdorf).-38 Kg F: Emma Mair (Ssv Pfalzen). -30 Kg F: Beatrice Vicari (Asd Arco). -26 Kg F: Viktoria Kofler (Asv Lana). -24 Kg F:Anja Hofer (Ssv Pfalzen). U8 Emono: Ssv Pfalzen. 

Classifica associazioni: 1. Pfalzen; 2.  Lana; 3.Niederdorf. 

Autore: Luca Masiello

Trento vi aspetta per trascorrere Feste ‘spettacolari’ a teatro

Le festività natalizie sono oramai alle porte e il Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento vi aspetta a teatro con una programmazione a tema per le famiglie, tra musica, comicità, acrobazia, balletto classico e grande intrattenimento. Un’occasione da non mancare per trascorre a teatro la magia del Natale.

Si comincia il 6 dicembre dal Teatro Sociale con Loredana Cont e il suo Te’n conto una… anzi doe, spettacolo in dialetto del 2005, riportato ora sul palco dall’attrice e comica trentina e adeguato ai tempi e alla società che in questi anni sono decisamente cambiati, inserendo parti nuove e facendo riflessioni ironiche sul nostro modo di vivere, sulle nostre ansie, sul matrimonio e su tanto altro. Uno spettacolo che diventa il pretesto per ridere di noi sul filo dei ricordi e sull’attualità cercando di trovare motivi per essere ottimisti per il futuro.

Il 20 dicembre, invece, sul palco del Sociale approderà un classico come “A Christimas Carol”, racconto capolavoro di Charles Dickens proposto in musica in forma di radiodramma dal vivo dalla Piccola Orchestra Lumière – ensemble di musicisti di estrazione classica con contaminazioni pop, jazz e etniche – e dall’attore Marco Alotto. Realizzato dall’Associazione Culturale Il Vagabondo con il compositore Nicola Segatta, A Christmas Carol è una fiaba in musica per bambini e adulti. Un concerto con il cappello a cilindro e l’orologio che corre all’indietro, tra i natali passati e i natali futuri, a raccontare tutte le età, a dire qualcosa ad ognuna.

E proseguendo con i comici, il 22 dicembre (sempre al Sociale) toccherà ad un attore particolarmente amato dal pubblico regionale come Andrea Castelli, che dopo trentasei anni riporterà in scena lo storico spettacolo Sol, rivisitato grazie ad un “remix” dei pezzi più iconici di questo suo primo monologo. La distanza temporale farà in modo che i divertenti episodi raccontati allora, tornino quasi intatti a mostrare però un mondo che, forse, non c’è più o che comunque ha perso tanta semplicità.

Considerato l’icona dei balletti classici ottocenteschi, Il Lago dei cigni è una storia d’amore, tradimento e trionfo del bene sul male. Pieno di romanticismo e bellezza, da più di un secolo questo balletto delizia il pubblico di tutto il mondo. La messa in scena del Balletto di Mosca approderà sul palco dell’Auditorium S. Chiara venerdì 23 dicembre con una versione capace di esaltarne la poesia romantica, presentando una produzione con sontuose scenografie, raffinati costumi e un cast guidato da stelle dello scenario internazionale del balletto. Un classico senza tempo in cui il prestigio e la notorietà raggiunti sono esaltati dalla musica ispiratrice di Pyotr Tchaikovsky e dalla grande inventiva ed espressività delle coreografie di Marius Petipa. La genialità del suo potenziale coreografico e artistico culmina nel tradurre la relazione tra il corpo umano e le movenze dei cigni.

Dalla Vigilia di Natale e fino al 26 dicembre il Teatro Sociale ospiterà “il più grande clown classico del nostro tempo”. David Larible è forse l’unico comico vivente in grado di esibirsi sia per il pubblico intimo dei teatri sia davanti a platee come quella del Madison Square Garden, dove è stato visto da oltre 120.000 persone in un solo week-end. Un successo strabiliante che da anni ormai i suoi show continuano ad avere nei teatri di tutto il mondo.  Poetico ed esilarante, malinconico e dirompente, col suo personaggio ispirato al monello di The Kid di Chaplin, Larible sa conquistare il pubblico d’ogni età e nazione grazie alla magia irresistibile della sua comicità. Larible sarà a Trento per tre giorni con Il Clown dei Clown, il suo one man show teatrale, la summa dei suoi migliori numeri comici. Il racconto di un uomo delle pulizie del teatro che sogna di diventare clown… e ci riesce!

Per l’ultima serata dell’anno, l’appuntamento è al Teatro Sociale con la eVolution dance theater (compagnia fondata dal coreografo americano Anthony Heinl) ed il loro Blu Infinito, per salutare il 2022 con uno spettacolo di grande intrattenimento in cui si fondono meravigliosamente danza, arte, acrobazia, magia, illusione, giochi di laser e specchi, dando vita a mondi in cui le ombre dei danzatori si muovono e comunicano. Blu Infinito è un’occasione da non perdere per lasciarsi trasportare in un mondo in cui non esistono limiti all’immaginazione. Lo spettacolo sarà in replica anche domenica 1 gennaio. 

E per il giorno della Befana, tutti al Teatro Sociale con la mitica nonna Nunzia in Una nonna di troppo. L’attore e comico trentino Mario Cagol catapulterà la nonna più amata della regione in una spassosissima storia che la vedrà grande protagonista. Un mix fra thriller e comicità che saprà far divertire grandi e piccini. La storia racconta le vicissitudini della nonna Nunzia e di un’eredità arrivata dall’America, come nelle migliori storie di fortune improvvise raccontate in tanti film e leggende metropolitane. 

Per maggiori informazioni su offerte di acquisto (Gift Card) e orari visitare il sito
www.centrosantachiara.it

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Elisa, la campionessa di gigante

Elisa Platino, meranese classe ’99, è tra le migliori 65 al mondo nello slalom gigante. Medaglia d’oro agli ultimi campionati assoluti italiani veste oggi la maglia del centro sportivo dei Carabinieri. Il 13 ottobre ha prestato giuramento all’Arma e oggi indossa la divisa. “Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono”, afferma la sciatrice.

I primi passi sugli sci a 4 anni, poi la maglia della Nazionale e ora la divisa dei Carabinieri. Elisa, racconta la tua ricca carriera sciistica. 

Il mio primo corso di sci l’ho svolto durante le vacanze di Natale perché i miei genitori volevano che io imparassi a sciare. Subito mi è piaciuto molto: a 6 anni ho iniziato con i primi allenamenti e a 8 le prime gare con la società Scm. In seguito ho frequentato il liceo sportivo di Malles e a 15 anni sono entrata nel comitato regionale Alto Adige con cui mi sono allenata per tre anni. 
Nel 2018 una grande vittoria: mi sono classificata prima al Gran Premio d’Italia, conquistandomi così un posto nella squadra azzurra. Grazie a questo risultato, il Comitato Sportivo dei Carabinieri ha deciso di tesserarmi con la loro squadra e così ho iniziato la mia vera e propria carriera: il primo anno con la giovanile C e poi un anno in B, il team destinato alla partecipazione della Coppa Europa. 

Quale è stata la delusione più grande durante il tuo percorso?

Purtroppo nel 2020 le mie prestazioni non hanno soddisfatto le aspettative. In aggiunta è arrivato il Covid che ha messo molte realtà sportive in difficoltà. Purtroppo, così, sono stata esclusa dalla nazionale: una grande delusione per me e molta amarezza. All’improvviso non sapevo più come proseguire, anche perché i costi da sostenere erano molto elevati. 

Come sei riuscita a tornare in pista più forte di prima?

Per fortuna il gruppo sportivo dei Carabinieri mi ha accolto permettendomi di allenarmi con loro. Non ho mai mollato, anche quando i ritmi degli allenamenti erano veramente duri. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto e così non ho mai perso di vista il mio obiettivo: far diventare la mia passione il mio lavoro. 

Quali sono stati i risultati migliori che hai raggiunto?

Il risultato di cui vado più fiera è l’8° posto della Coppa Europa ottenuto quest’anno a febbraio. Il 26 marzo invece, sono salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani a Sestriere, in Piemonte. Una vittoria del tutto inaspettata perché ad aggiudicarsi le prime posizioni solitamente ci sono le grandi Marta Bassino e Federica Brignone. Quest’anno però, la medaglia d’oro l’ho vinta io e ancora oggi non posso crederci. 

Cosa rappresenta per te questa medaglia?

Questa vittoria è un grande riscatto per tutti i miei sacrifici, le lacrime e il sudore versato. Sono molto orgogliosa di me e del lavoro svolto, grazie anche a tutti coloro che mi hanno seguita e sostenuta sempre.

A cosa pensi prima della discesa?

Non ho qualche gesto scaramantico in particolare, anche perché praticando uno sport con molte variabili (meteo, neve e piste), se qualcosa non dovesse rispecchiare ciò che mi ero immaginata, entrerei in panico. Solitamente prima delle gare sono abbastanza tranquilla e fino all’ultimo mi piace scherzare. Quando poi sono davanti al cancelletto mi concentro e cerco di dare tutta me stessa. 

Ora oltre che la tuta da sci, indossi la divisa dei Carabinieri. Come è stato il periodo di arruolamento e cosa ti ha lasciato?

Ad agosto ho vinto il concorso e il 5 settembre a Torino ho iniziato il periodo di arruolamento per l’Arma dei Carabinieri. È stata un’esperienza unica: un percorso di addestramento di sei settimane, ricco di lezioni di diritto penale e costituzionale, lezioni di marcia ed esami al poligono. 
Il 13 ottobre ho prestato giuramento: un’emozione indescrivibile. Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono. Per me è un vero onore oggi poter portare in alto i colori del centro sportivo dei Carabinieri e indossare la divisa.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti sportivi?

A novembre sono iniziate le prime gare della nuova stagione. Dopo sei mesi tra palestra e atletica, è arrivato il momento di focalizzarmi sulla Coppa Europa. Spero in buoni risultati e sogno la Coppa del Mondo.

Autrice: Chiara Caobelli