La solidarietà che scalda il cuore

Donare al prossimo per puro altruismo, fondare una rete per creare della solidarietà e aiutare così, in gruppo, chi ha bisogno di un sostegno. È tutto (e molto altro) ciò che anima i volontari del Progetto Scaldacuore, nato prima ancora dell’emergenza Covid fra le case del quartiere di Maia.

Era il 2019, quando alcune signore che fanno parte di un gruppo di ricamo del comitato di quartiere Maia – Mais, hanno deciso di usare la loro passione e il loro talento per un progetto di beneficenza; e considerato l’alto numero di casi registrati di violenza domestica, hanno ben pensato di aiutare il Centro antiviolenza di Merano. 

Il loro appello non è certo andato deserto, anzi: oltre un centinaio di signore si sono messe all’opera e nel giro di neppure troppo tempo sono riuscite a realizzare più di 450 coperte. Alcune hanno fatto delle coperte complete, altre alcuni quadrati di lana da assemblare, chi non aveva particolare abilità con ferri e uncinetto si è impegnata a raccogliere lana e ferri da mettere a disposizione. Poi, a causa dell’emergenza pandemica è andato tutto un po’ a rilento, ma finalmente nel giugno dello scorso anno questi manufatti sono stati esposti pubblicamente in via Matteotti, ricoprendola quasi completamente, e sono stati messi in vendita dietro offerta. Non essendo state vendute tutte in quel giorno si sono cercate altre occasioni, come ad esempio il mercatino di Natale. Nel frattempo la Casa delle donne stava progettando un angolo nel quale intrattenere i bambini quando accompagnano le loro mamme per una consulenza: nei giorni scorsi questo spazio è stato finalmente completato e le signore che hanno collaborato al progetto sono state invitate a visitarlo. 

Al progetto hanno collaborato anche alcune ospiti del Seniorenheim di via Palade, alle quali sono stati regalati e consegnati alcuni giochi da tavolo e altro materiale di cui avevano bisogno.

Autore: Luca Masiello

Le opere di Petra Polli all’evento “Carte Blanche”

L’artista Petra Polli ospite di “Carte Blanche” l’evento di arte contemporanea dell’Hotel Aurora, giunta alla sua sesta edizione. 

Mecenati e appassionati d’arte, musica e letteratura, i membri della famiglia Aukenthaler – i genitori prima e i figli oggi – da anni favoriscono lo sviluppo delle arti, contribuendo notevolmente a far conoscere numerosi artisti ad un pubblico locale ed internazionale; ospitando infatti nell’ Hotel in riva al Passirio, le loro opere e creando quelle occasioni di incontro con potenziali acquirenti. Sono davvero numerosi gli artisti che hanno goduto del loro favore e patrocinio. Il lavoro svolto dalla famiglia Aukenthaler in questi anni è della massima importanza, un raro esempio di mecenatismo contemporaneo e di sostegno alle arti che andrebbe preso a modello.

I figli Melanie e Philipp frequentando assiduamente il mondo dell’arte contemporanea hanno deciso di sostenere gli artisti locali e internazionali creando per loro un format che funga da base e da spinta per quei creativi che di volta in volta vengono scelti e invitati. 

Doppia opportunità

È nata così “Carte Blanche” una vera e propria piattaforma per l’arte contemporanea costituita da due diverse opportunità espositive: una virtuale on-line e una reale negli spazi dell’Hotel Aurora. Ospitare arte negli spazi dell’Hotel ha anche la duplice funzione di donare armonia e bellezza agli ospiti, un prezioso valore aggiunto. L’Hotel Aurora è noto per il design artistico dei suoi interni, per i pezzi singoli che impreziosiscono le sale e le stanze che, con “Carte Blanche”, entrano in dialogo e sinergia con le opere in mostra. “Carte Blanche” ospita circa quattro mostre d’arte all’anno e desidera dare agli artisti l’opportunità di creare anche opere “site specific” per l’hotel, che sono poi esposte permanentemente. Le edizioni d’arte delle opere esposte sono disponibili presso l’art corner. Per la propria piattaforma, Melanie e Philipp Aukenthaler, hanno voluto accanto una curatrice e hanno trovato la loro partner Eva von Ingram Harpf, classe 1987, laureata alla Bocconi con una tesi in Art Banking, e con un master in arte contemporanea ottenuto presso Sotheby’s, 

Le “Tracce” dell’artista 

Quella appena andata in scena era la sesta edizione di Carte Blanche e, su invito, sono intervenuti numerosi curatori di mostre, galleristi, collezionisti e amanti dell’arte.  Questa sesta edizione ha visto come ospite l’artista Petra Polli che, con un entusiasmo coinvolgente, ha spiegato il proprio lavoro, le proprie opere, le tecniche di volta in volta utilizzate e ha presentato l’installazione creata apposta per l’Hotel Aurora intitolato “Tracce”

Petra Polli, classe 1976, diplomata in pittura a Lipsia, sa trovare la propria ispirazione nella quotidianità e negli eventi che la colpiscono trasformando tutto questo in opere.  Per i suoi dipinti usa la tecnica del multistrato della sovrascrittura e del grattage. Per le sue sculture usa il cemento ma anche la luce con la quale riesce ad esprimere sentimenti e concetti. Cosi per Carte Blanche #6, Petra Polli ha portato alcune opere realizzate in tempi diversi e con tecniche diverse riuscendo a dare al fruitore la possibilità di comprendere il suo sviluppo tecnico e il suo cammino artistico. Per l’opera commissionata dagli Aukenthaler e collocata nel piano interrato del Club Sketch, Pietra Polli ha creato una struttura di duttili tubi a Led, alludendo alle tracce che ognuno di noi lascia con l’utilizzo del digitale. L’effetto di luce è straordinario e capace di dialogare con la struttura architettonica fino a trasformarla in qualcosa di impalpabile e illusorio.

Autrice: Rosanna Pruccoli

I conti non tornano

Inserzione pubblicitaria. Con la crescita dell’inflazione e i rincari energetici, molte famiglie a basso reddito non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Con la campagna di raccolta fondi “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas chiede la collaborazione degli altoatesini per sostenere le persone in difficoltà.

Luce, gas, riscaldamento, generi alimentari… Ogni cosa è diventata più costosa, per alcuni troppo. Sono soprattutto le famiglie numerose a risentire della situazione, insieme alle persone anziane o con storie di migrazione alle spalle. La Caritas osserva il fenomeno dal punto di vista dei propri servizi, che quotidianamente ricevono richieste d’aiuto, ora anche da parte di persone che pur avendo un reddito, non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

“In molti dei nostri servizi, emergono le grandi preoccupazioni finanziarie delle persone: la crescita dei prezzi, a fronte di salari che restano sostanzialmente invariati, sta mettendo in difficoltà sempre più pensionati e famiglie a basso reddito” spiega la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer.
Ne è un esempio Dora che è già in pensione e vive in un piccolo appartamento di sua proprietà. Nonostante abbia lavorato per tutta la vita, riceve oggi una pensione minima, di 640 euro al mese, che la costringe a valutare bene ogni spesa. E se fino a quest’anno, è sempre riuscita a cavarsela da sola, senza dover dipendere da aiuti esterni, i notevoli aumenti dei prezzi l’hanno portata prima ad esaurire tutti i suoi risparmi, e poi a rivolgersi alla Caritas per cercare una via d’uscita. Qui ha ricevuto ascolto, un accompagnamento per ottenere un’assistenza finanziaria pubblica, e un aiuto per la gestione delle spese, riuscendo così a tirare un sospiro di sollievo in un momento molto delicato e pieno di preoccupazioni.

Un altro esempio è quello rappresentato da Gianni e da sua moglie Elena. Hanno quattro figli, tutti che frequentano ancora la scuola. Gianni non guadagna male come operaio, ma per far fronte alle spese legate all’alloggio e al mantenimento della famiglia, ha acceso diversi prestiti, che è sempre riuscito a restituire regolarmente. Al momento però, le sue entrate non bastano più. Rivolgendosi al servizio di Consulenza debitori della Caritas, ha potuto elaborare un piano per gestire meglio le finanze e le priorità dei pagamenti. La Caritas si è fatta carico anche di alcuni arretrati rimasti in sospeso, evitando che venisse staccata l’elettricità nell’abitazione della famiglia e risparmiando qualche notte insonne a Gianni ed Elena.

C’è poi la vicenda di Stefano, giovane meccanico, che ha da poco terminato un percorso di formazione. Non ha ancora maturato una lunga esperienza lavorativa, e guadagna 1.300 euro mensili, ai quali aggiunge 150 euro di sostegno statale che riceve per la figlia, nata da qualche mese. Come in molte coppie, la sua compagna al momento non lavora, per riuscire ad accudire la figlia. Un servizio di babysitter costerebbe troppo e i due giovani non hanno famiglie che li sostengano alle spalle. Possono quindi contare su un’entrata di circa 1.500 euro mensili, ma una volta sottratti i costi fissi per l’affitto, le spese condominiali e le bollette, resta ben poco per vivere in tre. Ora, con l’aumento del costo della vita, alcune rate da pagare sono rimaste in arretrato e la coppia si è dovuta rivolgere alla Caritas perché non riesce più a far quadrare i conti. In attesa che la compagna di Stefano possa riprendere a lavorare, la Caritas fornisce ora un sostegno alla famiglia.

Storie come queste, al Centro d’ascolto e al servizio di Consulenza debitori della Caritas, sono sempre più frequenti. Qui lo si vede chiaramente: molte persone semplicemente non riescono più a stare al passo con l’aumento dei prezzi. “In molti casi, si tratta di uomini e donne che hanno storie di precarietà finanziaria alle spalle o che hanno già avuto difficoltà da questo punto di vista. Per chi ha debiti o deve rimborsare prestiti, i vertiginosi aumenti dei prezzi in tutti i settori della vita, diventano sfide finanziarie sempre più difficili da gestire. C’è anche la paura di perdere il lavoro, legata ai timori che le aziende interrompano le proprie attività perché non più redditizie, e questo porta spesso le persone a trascurarsi anche dal punto di vista della salute, pur di non fare assenze che li mettano in cattiva luce sul posto di lavoro”, dice Mairhofer, riassumendo le preoccupazioni e i bisogni di quanti si rivolgono alla Caritas.

“Accanto a situazioni di forte indigenza, precarietà e isolamento, vanno raccontate anche quelle realtà più nascoste, di chi si vergogna o aspetta l’ultimo momento per uscire allo scoperto e chiedere aiuto. Non vanno sottovalutate, perché le preoccupazioni finanziarie si ripercuotono anche sulla psiche” racconta ancora Mairhofer.
Al servizio di Consulenza per uomini arrivano inoltre padri disperati che in caso di separazione o divorzio, non sanno più come sostenere la famiglia o se stessi. Ma anche per altri, ad esempio la ricerca di un alloggio è diventata molto più difficile. “I proprietari d’immobili chiedono livelli di sicurezza economica che molte persone non possono garantire”, spiega Mairhofer. “E anche al servizio di Sostegno al telefono della Caritas, molti chiamano preoccupati per il futuro, vorrebbero sapere come andranno le cose, per capire se riusciranno a sostenere le spese future con i loro risparmi. Per fortuna i servizi della Caritas sono tutti gratuiti, perché altrimenti le persone probabilmente non potrebbero permetterseli” dice la direttrice della Caritas Mairhofer.

Mettendo queste realtà al centro della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, la Caritas oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica sui bisogni delle persone, fa appello alla responsabilità sociale di ogni cittadino. Il 13 novembre si è celebrata la Giornata mondiale dei poveri: “Ringraziamo chi ha già sostenuto il lavoro della Caritas attraverso la raccolta delle offerte in chiesa, durante la domenica della carità, ma saremo grati anche a chi, avendone la possibilità, deciderà di contribuire con una donazione alla nostra campagna di raccolta fondi in favore degli indigenti. Di questi tempi, la solidarietà diventa ancora più importante, e abbiamo bisogno anche del vostro sostegno”, conclude la direttrice della Caritas Beatrix Mairhofer, ringraziando in anticipo la popolazione altoatesina che si è spesso dimostrata generosa nei confronti delle persone bisognose in Alto Adige.

La povertà è più vicina di quanto pensi

Con la causale “Caritas” è possibile sostenere la campagna di raccolta fondi di quest’anno, per non lasciare indietro le persone in difficoltà, e aiutare le famiglie a far quadrare quei conti che non tornano.
Ogni piccola donazione aiuta a contrastare la povertà.
Grazie!

(Inserzione pubblicitaria)


Contatti persone in difficoltà
Centro d’Ascolto: tel. 0471 304 308
Consulenza debitori: tel. 0471 304 380
Consulenza per uomini: tel. 349 324 649
Sostegno al telefono: tel. 0471 052 052

Conti di donazione:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Quale futuro per le caserme

Un convegno di tre giorni per (ri)scoprire assieme ad esperti l’area delle caserme e tentare di comprendere come questa ampia zona possa diventare una parte integrante della città in riva al Passirio. Un’occasione che i meranesi hanno colto al volo per comprendere meglio ciò che è stato in passato e ciò che potrebbe diventare l’enorme areale in città. 

La città di Merano è chiamata a pianificare la trasformazione e l’utilizzo di gran parte della zona delle caserme di via Palade, un’area della bellezza di 31 ettari. Il primo passo in questo articolato processo consiste nel rimediare a un evidente deficit conoscitivo: Merano stessa ha infatti un’idea approssimativa della storia e della consistenza di quest’area, una volta periferica, ora inserita strategicamente nel tessuto cittadino. 

Così, per supplire a questo gap, e definire insieme alla cittadinanza il miglior utilizzo possibile dell’area dell’ex caserma Rossi, l’Amministrazione comunale ha organizzato nella sala civica di via Huber 8 un convegno con la partecipazione di rinomati esperti in materia. Fra questi – introdotti dal sindaco Dal Medico e dal presidente Arno Kompatscher – il professore universitario Federico Camerin (Universidad Uva de Valladolid – Universidad Upm de Madrid)  e Francesco Gastaldi, docente all’Università Iuav di Venezia.

“MISSIONE COMPIUTA”

“Mutuando un’espressione del gergo militare si potrebbe dire ‘missione compiuta’. Grazie alla presenza di esperti del settore, di urbanisti e di autorità nonché a un serrato e ben strutturato calendario dei lavori, con questo convegno abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati: la zona delle caserme dismesse di via Palade è stata riavvicinata alla cittadinanza meranese in termini di conoscenza della sua storia e delle condizioni patrimoniali alle quali dobbiamo attenerci per ottenerne la disponibilità, ma anche sotto il profilo della comparazione con altre analoghe esperienze in vista della scelta degli utilizzi a cui verrà destinata”, ha dichiarato il sindaco Dario Dal Medico.

“Il convegno ha offerto spunti assai stimolanti, dei quali vogliamo tenere conto in vista del secondo convegno che abbiamo in mente di organizzare e della futura pianificazione dell’area”, ha proseguito il sindaco. “Grande interesse, ad esempio, ha suscitato la proiezione, pur rapidissima, proposta dall’architetto Alberto Cecchetto, urbanista veneziano di larga fama, di immagini relative ad interventi effettuati in altre aree militari dismesse”. 

ESEMPI DAL RESTO D’EUROPA

“Grazie agli interventi di tutte le parti coinvolte nel corso della prima serata – ha aggiunto Nicola De Bertoldi, responsabile del Servizio urbanistica del Comune di Merano e coordinatore dell’evento – abbiamo avuto la possibilità di approfondire la storia e le funzioni e dell’areale. Tre autorità militari, in congedo e in servizio, hanno fornito importanti informazioni sullo stato attuale e l’utilità dell’acquartieramento militare come sulla sua evoluzione storica. Nella seconda giornata l’attenzione si è rivolta alla conoscenza delle trasformazioni in atto attorno alla zona e a come queste possano interagire con l’area stessa. 

Ancora nella seconda giornata e nella giornata conclusiva di mercoledì sono state esposte esperienze di trasformazioni territoriali simili in Europa e in Italia, generando nel pubblico la convinzione che, a fronte di un bilancio altalenante di queste esperienze, dovranno essere profusi tempo ed energie per arrivare ai risultati sperati. Non è mancato uno sguardo sociologico sulle alle aree militari al momento del loro pieno utilizzo e al momento del progressivo loro abbandono e passaggio ad altri enti territoriali”.

UN SUCCESSO DI PUBBLICO

“Il convegno – ha concluso il sindaco Dal Medico – ha registrato un incondizionato apprezzamento e una elevata e costante presenza di pubblico, e ha fornito anche l’occasione per un confronto sulle condizioni che sottendono alla trasformazione e alla riqualificazione dell’area.” 

“Desidero ringraziare tutti i partecipanti per la loro presenza e per il loro importante contributo, e in particolare il presidente Arno Kompatscher, che con grande disponibilità è intervenuto alla prima serata ripercorrendo la cronistoria degli accordi fra Provincia e Ministero della Difesa e illustrando la posizione della Provincia, che non intende fare cassa in sede di cessione delle aree al Comune di Merano ma mira esclusivamente al recupero delle spese sostenute ai fini della loro acquisizione. Ci ha confortato anche la precisazione, fatta dal Landeshauptmann Arno Kompatscher, che la dislocazione del deposito della Sasa occuperà solo una piccola parte marginale dell’area”, ha concluso sollevato il primo cittadino”. 

SOTTO TUTELA LA “DRUSO” A SILANDRO

Il rombo dei motori si è sentito in tutto il paese prima ancora che albeggiasse: erano le 4.30 di un giorno dei primi di ottobre, e le ruspe avevano iniziato – a sorpresa – la demolizione del complesso dell’ex caserma Druso a Silandro, un’operazione che aveva lasciato tutti a bocca aperta. Tanto che nel giro di pochissimo la soprintendente ai beni culturali,  Karin Dalla Torre, ha aperto un procedimento per la tutela diretta della struttura, e la misura interessa l’intero sito con tutti gli edifici e gli spazi aperti compreso il muro di recinzione. Ciò significa che tutti i lotti edificabili ed i terreni annessi sono posti sotto la tutela provvisoria dei Beni culturali per 180 giorni, fino a quando la Giunta provinciale non completerà la procedura entro questa data. “L’area ancora in gran parte intatta dell’ex caserma Druso di Silandro è di eccezionale importanza culturale ed architettonica e deve quindi essere preservata”, afferma la soprintendente, spiegando l’apertura del procedimento di tutela. “Quest’area è un elemento indispensabile della cultura contemporanea della memoria. È significativa dal punto di vista della storia architettonica e rilevante per lo sviluppo urbano”.

L’ex caserma Druso di Silandro è stata costruita negli anni ’30 e aperta nel 1936. Il terreno a ovest del centro cittadino era stato precedentemente utilizzato per l’agricoltura ed espropriato per la costruzione della struttura. Tutti gli edifici sono stati conservati nella loro forma originale.

Il 4 aprile scorso la soprintendente ai beni culturali ha incaricato un team di esperti ricercatori edili di effettuare un sopralluogo completo dell’intera area della caserma al fine di determinare in dettaglio gli elementi degni di tutela da parte dei Beni culturali. Entro la fine dell’anno i risultati devono essere disponibili per la definizione della tutela della struttura sotto il profilo scientifico.

Autore: Luca Masiello

Giornate FAI: alla scoperta del territorio, dell’arte e della storia 

Sabato 15 e domenica 16, come nel resto d’Italia, si sono tenute anche a Bolzano le giornate del Fondo Ambiente Italiano. I due momenti, svolti all’insegna dell’arte, della storia e della tutela del patrimonio culturale locale, sono stati un’occasione rivolta a tutta la cittadinanza per prendere parte a tre visite guidate tra Piazza Gries e via Martin Knoller. La grande novità di quest’anno: un tour all’interno del cimitero dell’antica chiesa parrocchiale del quartiere.

// Di Andrea Dalla Serra

La tutela paesaggistica e del patrimonio artistico, la sensibilizzazione della popolazione e, soprattutto, la restituzione dei beni alla collettività, sono tre dei principali obiettivi che, fin dalla propria nascita avvenuta nel 1975, il Fondo Ambiente Italiano si impegna a perseguire.

A livello provinciale, però, non è presente alcun bene FAI; il più conosciuto tra quelli in prossimità dell’Alto Adige, d’altra parte, è il Castello di Avio nel vicino Trentino. 

“Speriamo un domani di poter avere un bene FAI anche qui. Probabilmente, questa mancanza è dovuta anche al fatto che, a livello locale, c’è una storica attenzione al bene pubblico e alla tutela artistica”, spiega la referente del Gruppo giovani del FAI Bolzano, Federica Cassarà. “Il FAI ha il compito di vigilare sulla presenza di abusi o mancanze nei confronti dei beni culturali e per questo a livello nazionale si è spesso intervenuti per salvare dei beni che rischiavano di perdere il proprio splendore o non erano accessibili al pubblico. La Fondazione ha a cuore la cultura delle persone e lo dimostra anche tramite la restituzione dei beni alla cittadinanza”, continua.

I tre beni aperti quest’anno al pubblico sono stati: il convento di Muri-Gries (con visita guidata messa a disposizione dagli studenti del Liceo Carducci in qualità di ‘Apprendisti ciceroni); la chiesa di Sant’Agostino e l’antica parrocchiale di Gries con il suo storico cimitero. Queste ultime due hanno avuto le visite guidate tenute dai volontari della fondazione, tra cui il FAI di Merano. “Non è una cosa da poco il coinvolgimento degli studenti nelle visite guidate: io stessa mi sono avvicinata a questa realtà proprio attraverso la scuola e, successivamente, andando a studiare a Roma, una città nella quale c’è veramente molto da scoprire; qui a Bolzano, però, per non essere una città grande mi sento di dire che c’è un’offerta abbastanza varia e non sono poche le attività che prendono vita anche grazie alla quindicina di volontari del gruppo giovani e della delegazione del capoluogo”, evidenzia Cassarà. Nei prossimi mesi, infatti, è in programma uno scambio culturale e di visite reciproche con il FAI di Bari, come già accaduto con Trento e Brescia.

Nel convento

dopo 20 anni

Non è la prima volta che il convento benedettino Muri-Gries viene aperto al pubblico per le giornate organizzate dal FAI: “È successo già una ventina di anni fa, ma non è detto che la mia generazione abbia potuto usufruire di quell’occasione”, dice Cassarà. Il convento fu prima castello dei Conti del Tirolo, poi sede dei canonici agostiniani e, infine, utilizzato come monastero dei benedettini provenienti dalla Svizzera, precisamente da Muri. E furono proprio questi due ordini religiosi a contribuire alla fioritura del quartiere Gries e a investire le proprie energie nel settore vinicolo: “All’interno di questo convento, tuttora abitato, ci sono molti tesori, come la camera del prelato e la camera degli svizzeri. Avremmo voluto rendere disponibile il tour dentro alla famosa cantina, ma, essendo questo un periodo di vendemmia, non è stato possibile. Speriamo di poterlo fare nei prossimi mesi”, dice la giovane volontaria FAI.

Una chiesa da visitare

La chiesa parrocchiale di Sant’Agostino, situata a nord del complesso conventuale dei benedettini, è rimasta aperta solo il pomeriggio di domenica 16, a causa del suo impiego per le funzioni religiose. “Penso che la chiesa, che si affaccia proprio su piazza Gries, sia un luogo conosciuto ai più, nonostante ciò abbiamo voluto lo stesso fornire una guida più approfondita. Ad esempio – continua Cassarà – sono famose le decorazioni ad opera quasi esclusivamente di Martin Knoller”.

Il cimitero: tra aneddoti e curiosità

L’antica chiesa parrocchiale di Nostra Signora, dedicata appunto alla Vergine, è situata, così come lo storico cimitero di Gries, nel nucleo più antico dell’omonimo quartiere ed è visibile in quanto rialzata da una collinetta. Anche qui sorgeva un maso vinicolo e per questo l’area circostante prese il nome di “Keller”, cantina appunto. “Sicuramente molto apprezzato dal pubblico è stato il famoso altare di Michael Pacher, un vero e proprio genio del suo tempo che è riuscito a creare un punto di contatto tra arte nordica e rinascimentale. Per anticipare la visita guidata nella chiesa – conclude Cassarà – abbiamo voluto proporre una novità senza precedenti: un giro tra le lapidi del cimitero della parrocchia stessa. Il racconto di Gries e di tutto il capoluogo è così passato attraverso la spiegazione di alcune lapidi; abbiamo ripercorso, tra aneddoti e curiosità, alcune vicende legate al territorio altoatesino grazie alle storie di illustri personaggi che lo hanno abitato e vissuto. È un ambiente assolutamente suggestivo”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Diritto all’aborto: parliamone

Chi si è trovato nella situazione di dover effettuare un’interruzione di gravidanza in Alto Adige lo sa bene: il personale che effettua queste operazioni è sotto organico, per utilizzare un eufemismo, e quei 90 giorni in cui si deve effettuare l’aborto scorrono veloci, con conseguenze spesso drammatiche sulla psiche della donna e di chi le sta accanto. Di ciò e di altri problemi legati a questa tematica ne parlerà un team di esperti nella sede dell’Accademia di studi italo-tedeschi in via F. Innerhofer 1, sabato 22 ottobre dalle ore 10 alle 14.

Nonostante in Italia l’interruzione della gravidanza sia legale, non è sempre facile avervi accesso. 

In Alto Adige, addirittura, esistono diversi sportelli di prevenzione e consulenza, ma solo pochissimo personale medico che offre aborti sicuri all’interno di strutture sanitarie pubbliche. Che cosa spinge così tanti professionisti del servizio pubblico a dichiararsi “obiettori di coscienza” per motivi etici o religiosi, rifiutando di eseguire aborti? Quali sarebbero i rischi per le donne e le persone incinte, oltre che per la società intera, se si perdesse nuovamente il diritto all’interruzione di gravidanza? 

È giusto considerare l’aborto un diritto umano universale? Come offrire il diritto a un aborto sicuro a tutte le persone interessate, a prescindere dalla loro classe sociale?

Il convegno vuole essere un momento di scambio tra pubblico ed esperti in materia. Dopo l’intervento da parte di alcuni esperti sulle implicazioni etiche, sanitarie e giuridiche legate all’aborto, il pubblico potrà contribuire al dialogo, partecipando a degli spazi di discussione. I risultati verranno restituiti al pubblico sotto forma di documento, nella speranza che possano fungere da spunto per un impegno politico comune, atto a salvaguardare la libertà e la dignità delle donne. 

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria: service@museia.it

LE ESPERTE E LE ORGANIZZAZIONE COINVOLTE

Al convegno parteciperanno Mona Holm (direttrice “Women’s Museum Norway Kvinnemuseet”, ideatrice della mostra “SHHH! Stories about abortion and sexuality”), Carla Reale (giurista esperta di diritto costituzionale e biodritto, componente della Commissione Pari opportunità di Trento), Esther Redolfi (filosofa impegnata in studi femminili), Silvia Camin (presidente Aied) e Loredana Costanza (vice primaria del reparto di Ginecologia e Ostetricia, ospedale di Bolzano).
Le organizzazioni coinvolte sono: Infocafè Femminista, Museo delle Donne, Donne in marcia, Ass. “Donne contro la violenza” Merano, consultorio Aied, Accademia di Studi Italo-Tedeschi, Women’s Museum Norway, Servizio Donna.

Metti i meranesi in vetrina

La sua più grande passione è raccontare con la telecamera, e la sua produzione è prolifica: venerdì 28 ottobre alle ore 20.30 al Centro per la Cultura il documentarista Roberto Condotta presenta tre dei suoi lavori più recenti, tre profili di note persone che verranno illustrati nel corso di una serata dal titolo “Meranesi in vetrina”.

Tre personaggi, tre mestieri, tre artisti: le vite di tre meranesi sono state riprese dalle lenti di Roberto Condotta, che le ha tradotte in video. E venerdì sera all’evento organizzato in collaborazione con Mairania 857, i protagonisti e i loro estimatori potranno gustare il risultato sul grande schermo.

Si parte con “Stefano Andretta – la natura nei miei fotogrammi“. Stefano Andretta, meranese, oggi poliziotto in pensione, ha fatto del catturare con la sua macchina fotografica la bellezza della natura, la sua passione e “stile di vita”. I suoi magnifici scatti arrivano a fissare istanti che a noi “comuni mortali”, sono preclusi. La ricerca della luce giusta, dell’appostamento migliore, e dell’ora ideale attraverso lo studio del territorio, delle abitudini degli animali sono le sue uniche “armi”. È soprattutto grande amore per la natura, vista come madre ancestrale, che lo porta alla continua ricerca dello scatto “perfetto”.

Si passa poi alla musica con “Rolando  Biscuola – note e cristalli“. Rolando Biscuola, meranese, vive da sempre per la musica. Ma oltre ad essere uno stimato e conosciuto chitarrista, è anche un appassionato cercatore di minerali. Si divide quindi tra la chitarra, lo studio e le pubblicazioni musicali, e la passione per la mineralogia che coltiva sin da bambino, e che lo porta a campagne di ricerca che spaziano soprattutto tra la Val di Vizze e la Valle dell’Adige, alla ricerca di nuovi esemplari per arricchire la sua vasta collezione.

Al termine ci sarà a “Jordi B. – quando la strada dà spettacolo“. Jordi Beltramo, giramondo per scelta; dal 2004 vive in pianta stabile a Merano. Per diventare “artista di strada” inizia a girare il mondo a 17 anni. Oggi è un artista con esperienza decennale in quest’arte e negli anni ha dato vita a diversi personaggi e performance – passando dalle statue viventi al mimo, al clown, al teatro, alla danza – riuscendo a esibirsi in mezza Europa. Il periodo di stop forzato dovuto alla pandemia lo ha portato a rivedere i suoi obiettivi, dopo essere stato privato da quello che lui ritiene essere il suo pane quotidiano: il contatto con il pubblico, il suo pubblico.

I cimiteri: archivio storico a cielo aperto

Hanno ottenuto un riscontro di pubblico costante e continuo, da venerdì a domenica, le visite guidate organizzate presso i cimiteri cittadini nell’ambito delle tradizionali Giornate del Patrimonio.

Negli anni precedenti le Giornate hanno interessato il patrimonio edilizio civile e gli impianti sportivi meranesi degli anni Trenta, quindi le “FigureUmane” sulla Passeggiata Lungopassirio e la Wandelhalle. Il tema di quest’anno è stato scelto per la sua peculiarità: i cimiteri rappresentano un vero e proprio archivio civico a cielo aperto, un archivio delicato, frammentario, eppure significativo delle nostre identità. Le tombe sono una testimonianza di affetto e un ricordo, una memoria privata e familiare che si apre anche alla collettività: un messaggio che si rivolge a tutti, che diviene parte di un corpo collettivo, di una città.
I cimiteri sono al contempo parte dell'”urbs” e della “civitas”, un patrimonio che non ha confini di lingua, di religione, di credo politico. Tutta la cittadinanza deve sentirlo proprio e ne va dunque diffusa la consapevolezza: ecco il senso di manifestazioni come le Giornate del Patrimonio ed ecco perché sono stati illustrati – grazie a Veronika Rieder e a Georg Schedereit – il Cimitero Evangelico e qundi – a cura di Herbert Tschimben e Licio Mauro – anche i cimiteri di guerra germanico, austro-ungarico e italiano. Sabato 16, con Patrick Rina e Tiziano Rosani, è stata la volta del cimitero di Santa Maria del Conforto, di quello delle urne cinerarie presso la chiesa di San Vigilio e di quello parrocchiale di Maia Bassa. Domenica 17, infine, si è proceduto alle visite sia del cimitero cittadino, con Rosanna Pruccoli e Patrick Rina, che del Cimitero Ebraico, con Joachim Innerhofer e Mirko Wenter.

Due fratelli di nuovo in cucina negli States

Luigi e Paolo Cavallaro, due fratelli e una grande passione in comune: la cucina. Un amore che – partito dai banchi dell’istituto Cesare Ritz degli anni Ottanta – è stato nuovamente celebrato Oltreoceano, negli Stati Uniti, dove Luigi si è trasferito oltre trent’anni fa e dove oggi è titolare di una trattoria. è a Tampa, in Florida, che sono andate in scena le “Big Night fratelli Cavallaro”, quattro serate di gourmet “meranese”, al sapore di… famiglia.

// Di Luca Masiello

L’ultima volta che avevano cucinato insieme era 33 anni fa, quando Luigi e Paolo Cavallaro lavoravano in un ristorante sul lago di Garda. Entrambi avevano frequentato la scuola Cesare Ritz di Merano tra gli anni 1978 e 1984, e tutti e due successivamente hanno lavorato stagionalmente in alberghi Italiani, di Merano, della val  Gardena, della riviera romagnola e poi in Francia e Germania. Tornati in Italia Luigi ed il suo amico Andrea hanno aperto un ristorante a Malcesine, ma nel 1990 dopo una vacanza negli Stati Uniti Luigi decise che lì sarebbe stato il suo futuro; e così si trasferì a Denver, in Colorado, e Paolo prese il suo posto in cucina.  

Divisi dal “sogno americano”

Col passare degli anni Luigi ha prima lavorato in ristoranti a Denver; poi si è trasferito in Florida ed ha fondato la “Luigi’s Catering”, lavorando per centinaia di eventi di tutti i tipi. 
Paolo invece, una volta tornato dalla Germania, è rimasto a Bolzano, dove tutt’oggi vive e lavora per le scuole della Provincia e per un’agenzia di catering. Entrambi sono membri della Federazione Italiana Cuochi da diversi anni, ed entrambi hanno conseguito il “Collegium Cocorum”: Paolo nel 2017 e Luigi nel 2019.

“Da pasquale” in onore di papà

Luigi nel 2012 decide di aprire un locale, lo trova e lo chiama “Trattoria Pasquale”, un po’ perché in zona c’era già un “ristorante Luigi”, ma soprattutto perché Pasquale è il nome del papà dei due fratelli. L’esercizio ha preso subito piede, tanto che il 7 marzo scorso la “Trattoria Pasquale” è stata votata per la seconda volta di fila come miglior ristorante Italiano nella Tampa Bay.
In Florida Luigi non ha portato solo la gioia e il piacere di mangiare bene, ma anche quella capacità (tutta italiana) di far sentire sempre il cliente un ospite gradito. Non è raro vederlo fra i tavoli con la chitarra in mano, fermandosi anche solo per un saluto, due chiacchiere  o per bere un bicchiere di vino con gli ospiti. 

La reunion tricolore

Cosa manca a questo idillio?
Il fratello.
Così, durante l’estate appena trascorsa, Paolo e sua figlia Sonia (che ha raccolto il talento di famiglia, lavora come receptionist ed è anche un ottimo commis di cucina) hanno lasciato Bolzano e preso un aereo, raggiungendo Luigi all’ombra delle palme della Florida. Insieme hanno programmato un evento, chiamato “Big Night fratelli Cavallaro”, e preparando per quattro serate un menu di ben otto portate. 

Un progetto per il futuro

Quelle quattro serate sono state un grande successo, applaudite dai tanti clienti, che hanno fatto la fila per poter partecipare, ma soprattutto sono state condite dal migliore degli aromi: l’amore, per il proprio mestiere e per la famiglia. La vacanza americana si è poi conclusa, Paolo e Sonia sono tornati a Bolzano, e questa esperienza ha portato loro a prendere una decisione importante: il prossimo anno l’evento verrà bissato. Chissà che la “Big night” non possa diventare una tradizione, e che possa magari riportare Luigi a Merano per un’iniziativa simile.

Autore: Luca Masiello

I 18 anni di Sofia e il suo sogno nazionale

La sua voce è squillante e carica di felicità. Sofia Palladino, bolzanina classe 2004, ha ricevuto da pochi giorni la notizia della sua seconda convocazione nella Nazionale di rugby femminile under19 e la sua emozione è ancora molto forte.

“Poter rappresentare il mio Paese è un grande onore, è bello sentire il peso della maglia azzurra addosso”. Determinazione e spirito di sacrificio l’hanno portata a raggiungere grandi obiettivi a soli 18 anni, coniugando sport e vita scolastica al meglio. Sofia sta frequentando l’ultimo anno al Liceo Scientifico Torricelli di Bolzano e si divide quotidianamente tra la palla ovale e lo studio, perché all’orizzonte ci sono gli esami di Maturità. Una sfida non facile, considerando che lei si allena con il Sudtirolo Rugby a Bolzano ma gioca con il Montebelluna Rugby in Serie A nell’ambito del progetto “4Team” di cui fanno parte il citato Montebelluna, il Feltre, il Venezia e, da questo anno, la squadra altoatesina. 

Sofia, come ti sei avvicinata al rugby?

Da piccola praticavo ginnastica artistica, ma avevo molti amici che giocavano a rugby. Spesso andavo a vederli al campo e così tra la terza media e la prima superiore decisi di provare anche io. Giocavo con i maschi ma mi innamorai subito di questo sport. A Bolzano purtroppo non c’è la squadra femminile, quindi negli anni ho giocato con il Trento, con il Feltre e ora sono al Montebelluna. 

Quale aspetto ti affascina di più di questo sport?

Il fatto che non discrimina nessuno: tutti possono giocare a rugby. Non esiste un fisico prototipo, esistono tanti ruoli per tante caratteristiche. Uno può essere veloce e robusto o lento e magro, troverà sempre e comunque un posto in squadra. 

Che emozioni provi a vestire la maglia azzurra?

Sono indescrivibili. L’anno scorso ho giocato alcuni test match con la Nazionale under18 in Francia e al Sei Nazioni in Scozia e non mi sembrava vero. Nonostante sia una nazionale giovanile avverto il peso della maglia e la sua importanza. Sento una responsabilità diversa, tanta voglia di dimostrare il mio valore e rappresentare l’Italia ai massimi livelli. Spero di continuare a meritarmi questo gruppo e di provare l’emozione di ricevere ogni volta una convocazione.

Quali saranno i prossimi impegni?

Sarà una stagione molto particolare e lunga. Con il club affronteremo molte squadre toste e difficili, con la Nazionale avremo raduni mensili e partite internazionali, tra cui un grande torneo a fine giugno. Il livello del lavoro che viene svolto è sempre molto alto, probante e stimolante. Trovo però fantastica l’opportunità di potersi confrontare con altre realtà e con altre giocatrici per migliorare il proprio stile di gioco e percorso sportivo. 

Come fai a conciliare sport e studio?

Serve tanto senso di responsabilità e organizzazione. Non sempre è facile, ma è necessario. La scuola ha la priorità su tutto. Mi alleno la sera a Bolzano e spesso sfrutto le lunghe trasferte per studiare durante il viaggio; cerco poi di adeguarmi in base alla situazione per ritagliarmi dello spazio da dedicare ai libri. I tempi morti o di riposo sono molto pochi. La maturità spaventa, ma voglio superarla in maniera brillante.

Progetti per il futuro?

La prossima estate proverò a fare un paio di test d’ingresso in diverse Università. Mi piacerebbe andare o a Torino o in Veneto per continuare a giocare con regolarità. Non nascondo però che il sogno più grande è quello di raggiungere la Nazionale maggiore.

Autore: Alexander Ginestous