L’atelier nel bosco di Elisabeth

Meranese, pittrice assai nota, illustratrice di libri per case editrici nazionali e internazionali, creatrice di libri d’artista e di preziosi oggetti di carta, nel corso degli anni Elisabeth Oberrauch ha scelto di condividere l’esperienza artistica con altri artisti ma anche con dei musicisti. Ha poi inseguito il sogno di creare un atelier nel bosco dove gli artisti e i musicisti potessero soggiornare e lavorare insieme per una settimana intera.

Così a partire dall’estate 2006 Elisabeth Oberrauch è riuscita a realizzare questo suo sogno mettendo al servizio dell’arte la propria residenza di montagna, il giardino e il bosco di proprietà che la circonda. Qui infatti ha tenuto e tiene settimane di lavoro interdisciplinari. Sempre fedele a questo suo sogno condiviso con entusiasmo anche dal marito, “l’atelier nel bosco” ha già ospitato più di 100 artisti e musicisti. Mentre l’idilliaco bosco adiacente è andato arricchendosi delle installazioni che scaturiscono dal dialogo artistico e che spesso nascono dalla sostanza stessa della foresta fatta di alberi, pietre, terra e che con la natura di questo ambiente sono in dialogo. Land art dunque di ampio respiro e di grande spessore.  L’edizione appena conclusasi ha dato vita ad un nuovo percorso nel bosco,visitabile con l’accompagnamento di Elisabeth Oberrauch tutti i giorni nella prima settimana di settembre dalle ore 16 alle 19.30. Nel nuovo percorso sono visibili le opere di Hubert Kostner dal titolo “Pittogramma per alberi privati”. L’artista di Castelrotto ha creato una decorazione in legno a spina di pesce che va a ricoprire l’albero impreziosendo la corteccia e sottolineandone l’altezza. Alois Steger dopo aver realizzato opere di Land art in Corea del Sud ma anche ad Arte Sella ha partecipato a questa interessante rassegna con il suo “Lomit” -prodotto da un enorme numero di quotidiani- con il quale si interroga sulla differenza fra la memoria storica dell’uomo a quella di una pietra che, capace di comunicare solo con chi sa ascoltare, sottolinea come il bosco si contrapponga alla civiltà, riesca a vivere anche senza l’uomo e sia lo spazio di miti e leggende. 

Renate Habinger, artista austriaca della carta e di libri per bambini, propone quindi un’opera delicata, dal titolo “Calici di bosco”, una distesa di fiori a calice che trattengono la luce e giocano con l’ombra. Lo scultore di Lutago Paul Feichtermolto noto nell’abito della Land art per aver esposto in Giappone, Romania, Grermania, Austria, e Arte Sella propone la sua “Kubatura”, uno spazio attorno all’albero, una possibilità di creare uno spazio attorno all’alto fusto fatto di assi mobili che vanno a creare un cubo entro il quale entrare. 

Infine c0è la stessa Elisabeth Oberrauch che, abbandonata per una volta la carta ha realizzato delle ciotole di ceramica invetriata di enorme fascino. Posizionate nel ruscello lo impreziosiscono carpendone qua e là i riflessi e la luce. 

L’area di San Costantino a circa 900 metri di quota è costituita da numerosi masi e residenze signorili ubicati sui prati tra Fiè e Siusi. Vi vivono 250 abitanti. Il paesaggio boschivo e prativo è caratterizzato da dolci colline che si contrappongono all’aspro sorgere dello Sciliar. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

La nuova stagione del Teatro Stabile di Bolzano

INSERZIONE PUBBLICITARIA – Il teatro è l’integratore esistenziale: le nuove stagioni dello Stabile di Bolzano concentrano il meglio del teatro a livello nazionale con il costante impegno nella politica prezzi agevolata.

Per l’anno teatrale 22/23 che segna il ritorno degli abbonamenti, il Teatro Stabile di Bolzano ha disegnato una stagione metropolitana con respiro internazionale. 

Fino al 15 ottobre presso le Casse del Teatro Comunale di Bolzano sono in vendita i nuovi abbonamenti, un’occasione unica per assistere agli spettacoli che hanno per protagoniste/i Claudio Bisio, Bob Wilson, Lucinda Childs, Stefano Accorsi, Sonia Bergamasco, Stefano Massini, Valerio Binasco, Krista Székely, Filippo Dini, Orchestra Haydn, Antonio Latella, Claudio Tolcachir, Eros Pagni, Paolo Pierobon, Franco Branciaroli e Rocco Papaleo. L’abbonamento alla Stagione di Bolzano comprende 12 spettacoli in Sala Grande. I prezzi sono rimasti invariati rispetto alle passate stagioni.

Il nuovo anno di teatro si apre il 20 ottobre con lo spettacolo PPP. Profeta Corsaro che TSB e Fondazione Orchestra Haydn di Bolzano e Trento hanno voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini, in occasione del centenario dalla sua nascita. Si tratta di un’inedita coproduzione scritta da Leo Muscato e Laura Perini, un affresco tra parole e musica. Un’opera “sferica”, come la definisce il Maestro Giorgio Battistelli, supervisore della parte musicale del progetto. 

Fuoriclasse duttili e poliedrici, nella scorsa stagione Filippo Dini e Valerio Binasco hanno conquistato il pubblico bolzanino con The Spank di Hanif Kureishi. Binasco si confronta con il romanzo Dulan la sposa, scritto dal Premio Strega Melania Mazzucco, mentre Dini dirige e interpreta Il Crogiuolo di Arthur Miller, uno dei testi più lucidi e impietosi della drammaturgia americana. Riccardo III di William Shakespeare, spettacolo diretto dall’ungherese Krista Székely, fuoriclasse della regia che collabora assiduamente con il National Theater, è interpretato da Paolo Pierobon, protagonista per lo Stabile bolzanino di “Eichmann. Dove inizia la notte” di Stefano Massini. Legato a Bolzano e al suo Teatro Stabile, lo stesso Massini – unico autore italiano ad aver vinto il Drama League Award 2022 e il Tony Award, l’Oscar del Teatro Americano – è il protagonista del nuovo spettacolo intitolato L’interpretazione dei sogni ispirato all’opera di Sigmund Freud.

Due leggende della scena come l’artista Robert Wilson e la coreografa Lucinda Childs tornano a collaborare a 40 anni di distanza per portare in scena lo spettacolo Relative Calm, nuova creazione sulle musiche di John Adams, Jon Gibson e del celebre Pulcinella di Igor Stravinsky. Uno spettacolo dal ritmo ipnotico di movimenti, immagini, suoni e luci. 

Nell’olimpo del teatro internazionale si colloca anche l’argentino Claudio Tolcachir. Drammaturgo, regista e attore argentino, autore di testi surreali e commoventi, che a Bolzano presenta Edificio 3. Storia di un intento assurdo, il suo nuovo spettacolo in lingua italiana.

Stefano Accorsi, per la prima volta a Bolzano, è il protagonista dello spettacolo Azul. Gioia, Furia, Fede y Eterno Amor, basato sul testo sognante e accorato di Daniele Finzi Pasca. Ambientato in una città dove il gioco del pallone è febbre, amore e passione, Azul racconta di quattro amici che fanno i conti con le loro rispettive vite e facendo affiorare ricordi, provano a ricostruire una serenità andata a pezzi. 

Franco Branciaroli è lo straordinario interprete di Shylock nel raffinato e potente allestimento de Il Mercante di Venezia di William Shakespeare portato in scena da Paolo Valerio. 

Un altro gigante della scena come Eros Pagni si confronta con Luigi Pirandello, nello spettacolo Così è (Se vi pare) per la regia di Luca De Fusco.

Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, monumento della letteratura del Novecento, rivive nello spettacolo interpretato da Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni e diretto da Antonio Latella, regista dallo sguardo affilato, lucido, potente, fuori dagli schemi, e profondamente contemporaneo. 

Rocco Papaleo presenterà una nuova versione di Coast to Coast, spettacolo di Teatro Canzone prodotto dal TSB confermando il suo talento musicale e la sua verve istrionica.

A grande richiesta, torna Claudio Bisio per due serate speciali fuori abbonamento dedicate a La mia vita raccontata male, testo tratto da Francesco Piccolo.

Il Teatro Studio ospita la nuova Stagione Regionale nata dalla collaborazione tra Centro Servizi Culturali Santa Chiara e Coordinamento Teatrale Trentino quest’anno dedicata al Contemporaneo. La rassegna comprende 17 spettacoli: 7 in visione al Comunale di Bolzano, 8 al SanbàPolis di Trento e 2 al Teatro Melotti di Rovereto. Tra i protagonisti troviamo Emma Dante, Romeo Castellucci, Babilonia Teatri, RezzaMastrella, Roberto Castello, Lino Musella, Agrupación Señor Serrano e Teatro La Ribalta – Kunst der Vielfalt.

Da ottobre 2022 a maggio 2023 lo Stabile propone oltre 100 spettacoli in tutta la regione. 

ABBONAMENTI

Vendita nuovi abbonamenti alla Stagione in Sala Grande fino al 15 ottobre.
L’abbonamento annuale alla stagione 2022/2023 prevede 4 turni:
Turno A: giovedì ore 20.30;
Turno B: venerdì ore 19;
Turno C: sabato ore 20.30;
Turno D: domenica ore 16.
Le abbonate e gli abbonati ad una delle nostre stagioni riceveranno compresi nel carnet:
» 4 biglietti gratuiti per la Stagione Regionale Contemporanea e la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a 80 euro per tutti gli spettacoli;
» 4 biglietti gratuiti per la stagione di prosa IN SCENA del Teatro Cristallo;
» 2 ingressi a 5,00 € per gli spettacoli di danza programmati a Bolzano al Teatro Comunale in Sala Grande nella Stagione 22/23;
» 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della Stagione di Prosa del Centro Servizi Culturali Santa Chiara di Trento;
» 2 ingressi a 5,00 € per i concerti della Stagione Sinfonica dell’Orchestra Haydn a Trento e Bolzano;
» 2 biglietti gratuiti per la rassegna Wordbox- Parole per il teatro;
» 2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo della stagione di prosa del Teatro Stabile di Bolzano a Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno;
»2 ingressi a 5,00 € per qualsiasi spettacolo per la stagione 22/23 del Teatro Stabile di Bolzano.
Teatro Comunale di Bolzano (da martedì a venerdì 11-14 e 17-19 e sabato 11-14). Infoticket 0471 053800, info@ticket.bz.it
La vendita degli abbonamenti e dei biglietti alla Stagione Regionale Contemporanea si svolge dal 18 ottobre presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bolzano e la biglietteria del Teatro Auditorium di Trento.

Teatro Stabile di Bolzano
www.teatro-bolzano.it
Tel. 0471 301566
Whatsapp 366 631 1044

(inserzione pubblicitaria)

Da Merano al tetto del mondo

“Contribuire in maniera attiva a uno sviluppo positivo del mondo e della società”: è il desiderio di Selena Milanovic, meranese di nascita, uno dei nomi da segnare in rosso nel quaderno dei talenti di cui sentiremo parlare in futuro: a soli 27 anni può vantare un curriculum e un’esperienza accademica e professionale degna dei migliori scienziati al mondo, tanto che è stata inserita dal noto magazine economico Forbes nella Top 100 degli under 30 più influenti d’Italia, alla voce “scienza”.

I traguardi raggiunti finora sono davvero tanti, e fra questi Selena ha avuto anche l’onore di presentare di fronte al Parlamento britannico un’importante ricerca sulla circolazione del sangue nel cervello nei casi di demenza. Negli anni la giovane scienziata ha maturato anche una forte sensibilità sociale che l’ha portata a passare dal settore dell’ingegneria a quello biomedico, rientrando nella ristretta cerchia dei giovani rappresentanti il World Economic Forum. 

Oggi Selena Milanovic lavora per la Siemens, multinazionale di Monaco di Baviera, parla quattro lingue fluentemente e si impegna ogni giorno per unire la propria sensibilità sociale ad una solida preparazione tecnica e scientifica. 

Selena, sei partita da Merano e sei diventata conosciuta a livello internazionale. È stato un percorso difficile?

Nulla è facile nel mondo del lavoro, quello che mi ha sempre mosso è stato il grande interesse per le scienze e la voglia di contribuire allo sviluppo del mondo. Ho studiato ingegneria all’Università di Bolzano in tre lingue in modo da poter affinare le mie conoscenze tecniche. Questo mi ha permesso successivamente di ottenere una laurea magistrale in ingegneria biomedica sia a Vienna che Brno. Subito dopo ho capito che il mio interesse stava virando sulla modellazione matematica, e per questo ho intrapreso un dottorato, sempre in Ingegneria biomedica all’Università di Oxford, dove ho studiato il flusso del sangue nel cervello.

Essere riconosciuta tra i migliori talenti italiani non ti mette pressione?

Assolutamente no, anzi. Per me essere stata inclusa nella classifica di Forbes ha rappresentato un grande onore ma mi ha fatto avvertire anche una grande responsabilità perché mi rendo conto che con il mio lavoro posso generare un impatto positivo per la nostra società. 
Non lo vedo assolutamente come un punto d’arrivo, anzi, lo vedo come un trampolino di lancio. 

Quanto sono stati importanti i tuoi anni trascorsi in Inghilterra?

Tanto, lì ho vissuto esperienze uniche. Ho fatto parte di un team di scienziati che ogni giorno riassumeva i punti salienti delle ricerche e delle scoperte riguardanti il Covid e li esponeva ai parlamentari inglesi. Tramite questi nostri documenti scientifici venivano decise leggi, lockdown e ordinanze. 
Eravamo di fatto un comitato scientifico, e questo mi ha reso molto orgogliosa. A Oxford ho potuto anche lavorare a un algoritmo capace di mappare il flusso del sangue nel cervello laddove le immagini che otteniamo con le risonanze magnetiche non bastano. 
Si tratta di modelli matematici capaci di riempire i “buchi” che vediamo sulle risonanze. È stato un lavoro lungo e complicato, ma che mi ha ripagato in pieno dato che ho potuto esporlo davanti al Parlamento.Un momento per me davvero emozionante.

In Italia il problema dei cervelli in fuga sembra essere dilagante…

Vero, ma non penso sia una cosa negativa. Viviamo in un mondo globalizzato, serve flessibilità mentale, è necessario conoscere nuove culture, lingue, usanze. Solo così si torna a casa più ricchi d’esperienze. Io voglio imparare il più possibile a livello internazionale perché questo mi permette di diventare versatile culturalmente. Non è una questione di scappare dall’Italia, bensì di potermi arricchire nel mio campo.

Nel mondo scientifico esiste una disparità di genere?

Sì, ed è un problema supportato da dati inconfutabili. Qualcosa però si sta muovendo. Quando studiavo a Bolzano eravamo solo il 3 per cento di ragazze, oggi lo stesso corso conta il 30 per cento. Si tratta di un miglioramento esponenziale. Ci sono sempre più ragazze che entrano nel mondo STEM, ma bisogna iniziare ad aprire le porte anche per le posizioni più alte, che oggi sono ancora ricoperte per la maggior parte da uomini. 
Insomma, c’è tanto lavoro da fare ma rispetto a tanti anni fa c’è anche una maggiore apertura mentale per creare un ambiente più equo.

Che consiglio daresti ai giovani ragazzi emergenti?

Quello di cercare di estrapolare il meglio dai modelli che ognuno segue, cogliendo gli spunti più interessanti, amalgamandoli nel proprio lavoro quotidiano. Ma penso sia anche necessario essere versatili e attivi in più campi possibili. Alla base però ci deve sempre essere la passione in quel che si fa. Solo così è possibile non sentire la fatica.

Qual è la cosa che più ti piace del tuo lavoro?

Il sapere che attraverso una piccola scoperta sono in grado di migliorare la vita a milioni di persone. 
Basta un solo prodotto medico per impattare positivamente in ogni angolo del mondo, dando la possibilità a tante persone di continuare a fare ciò che fanno, migliorando la nostra comunità. Questo è un aspetto che mi affascina molto.

Autore: Alexander Ginestous

Un Grest con i pellerossa di padre Chini

Con una festa andata in scena al teatro Kimm si è conclusa la 25esima edizione del Grest dal titolo “L’avventura di Vestenera; tra conchiglie, frecce e stelle, ne vedremo delle belle”. Il Grest organizzato dal Punto d’incontro per giovani Cilla ha visto coinvolte 110 persone fra bambini, ragazzi ed educatori nell’arco di due settimane presso l’ex Dopolavoro di Sinigo.

La festa è stata aperta dalla rappresentazione teatrale dei giovani “gialloni”, che hanno messo in scena la storia di padre Eusebio Chini e la sua esperienza di vita tra i Pima, una tribù di indiani d’America.

“Vestenera” era il soprannome che i Pima – gli abitanti del deserto del Sonora – allora Messico, ora California e Arizona – gli avevano dato per il suo “strano” abbigliamento. 

Padre Chini, “Vestenera”

Segno, un paesino della Val di Non, ha dato i natali nel lontano 1645 a padre Eusebio Chini, sacerdote gesuita, astronomo, cartografo, uomo di fede e di scienza.  Questo  personaggio a noi sconosciuto ma famosissimo in California, partì in quel lontano 1681 alla volta del  Messico ad annunciare il vangelo agli indiani Pima del deserto del Sonora, ad insegnare a coltivare la terra, e a difenderli  dai soprusi degli spagnoli “conquistadores” che volevano schiavizzare le popolazioni locali per i loro interessi economici. 

Padre Chini (in America padre Kino) ancora oggi  è considerato il padre fondatore dell’Arizona  e una sua imponente  statua campeggia all’interno del Campidoglio a Washington. Se oggi andiamo in California troviamo il vino Kino, l’acqua minerale Kino, la carne in scatola Kino e tutte le grandi città portano il nome che Padre Kino aveva dato allora alle 24 missioni fondate  in 24 anni di permanenza con i suoi indiani. 

Così l’ambientazione del Grest è stata improntata sul popolo degli indiani, la loro spiritualità, il loro stupore e rispetto per il creato e l’amicizia e stima che si erano sviluppate tra loro e il “Vestenera”. I bambini del Grest – divisi in 4 tribù: i “pellerossa”, i “Cherokee”, i “Concas Blu” e “La tribù del sole” – hanno dato vita a un vero accampamento indiano con tende, canti e giochi tutti a tema. 

In gita al lago e a Segno

Si sono inoltre svolte due gite: la prima a Molveno con una passeggiata attorno al lago, pranzo al sacco e sfide pomeridiani allo “Scalpo”; la seconda a Segno con visita guidata dal signor Alberto Chini (presidente dell’associazione P. Eusebio Francesco Chini) che ha illustrato la casa natale di padre Chini e  il museo rinnovato e ampliato a lui dedicato, ricco di reperti e documenti della sua intensa attività fra gli indiani d’America. 

La redazione giornalistica del Grest  ha realizzato anche un giornale,  “El Saguaro”, che in un numero unico ha visto cimentarsi,  piccoli e adolescenti, in qualità di aspiranti giornalisti.

Ripensare Bolzano, cuore della provincia

Da sempre il capoluogo altoatesino soffre di una serie di problemi irrisolti. Tra questi soprattutto vi sono la viabilità e la carenza di alloggi a prezzi accettabili. Gli artigiani di CNA nei giorni scorsi proprio in merito a queste due problematiche hanno fatto alcune proposte specifiche, allargando il discorso e rilanciando l’idea che il prossimo futuro della zona di Bolzano e dintorni debba essere ripensata (quasi) in termini di “area metropolitana”.

CNA ha fatto due specifiche proposte nell’ottica dello sviluppo urbanistico della città capoluogo. E il tema – a nostro avviso – è d’interesse anche per la Bassa Atesina, la Valle dell’Adige e il meranese, perché stiamo parlando dell’oggettivo “cuore” pulsante della nostra provincia, ormai tutti di questo ne sono consapevoli.
La prima proposta prevede la realizzazione di un “quartiere sostenibile” nel quadrante delle vie Siemens e Galvani, tra ponte Palermo e ponte Roma, per intenderci. L’idea è di farci tornare i nuovi artigiani 2.0 in grado di convivere, anche, con edilizia residenziale specifica, ovvero le foresterie per lavoratori previste dalla nuova legge provinciale.
La seconda proposta di CNA è quella di tornare a pensare ad un tavolo di confronto che consenta di pensare a Bolzano e dintorni quali come una città metropolitana, ovvero un’area vasta che – per risolvere i propri problemi – deve finalmente decidersi a lavorare in sinergia, con la necessaria supervisione della Provincia.
Abbiamo deciso di farci spiegare meglio le cose dal presidente di CNA Claudio Corrarati e dal direttore Gianni Sarti, che abbiamo incontrato nella loro sede di Via Augusto Righi.

Claudio Corrarati e Gianni Sarti

UN QUARTIERE “SOSTENIBILE”

Le vostre proposte sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, in questo periodo caratterizzato dalla grande incertezza in vista delle ormai prossime elezioni politiche nazionali. Qual’era il vostro intento?

Corrarati – Non bisogna aver paura di avere coraggio. L’intento era quello di stimolare e creare probabilmente anche qualche.. disturbo. Si tratta di per sé di un tema fermo a venti anni fa. All’epoca lo sviluppo della città fu al centro dell’attenzione di diversi personaggi apicali, tra cui l’arch. Silvano Bassetti, ma poi si è fermato tutto.

In vent’anni molte cose sono cambiate…

Corrarati – Sì, quasi tutto! Soprattutto sono cambiate le tipologie delle attività economiche. Ci stiamo spostando tantissimo sulla digitalizzazione e i servizi. L’industria e il manifatturiero naturalmente dovranno rimanere, sono una fetta importante per il nostro territorio e il resto d’Italia. Ma oggi i cosiddetti artigiani digitali sono davvero a basso impatto ambientale e possono convivere senza problemi con il residenziale in aree dalle quali a suo tempo erano stati allontanati a causa del rumore che producevano, ecc. Una volta gli artigiani a Bolzano stavano nei quartieri, ma poi sono stati spostati ‘al di là dei ponti’. Col tempo si sono aggregati in consorzi, ma restano al momento ancora fisicamente distanti da dove vivono i cittadini. 

Sarti – La stessa Provincia recentemente ha introdotto il concetto di ‘zone miste’. Oggi l’artigianato in altre città convive benissimo con la residenza.

In realtà la Provincia questa cosa dovrebbe saperla bene: l’artigianato è molto diffuso nel resto del territorio. 

Corrarati – Proprio così. D’altronde noi non vogliamo mettere in discussione gli spazi radicati occupati dalle industrie. La possibile nuova convivenza tra alloggi e artigiani deve andare di pari passo con una riqualificazione urbana che deve toccare diversi aspetti: ambientale, viabilistico e degli investimenti. Questi ultimi dovrebbero essere in grado di promuovere un prezzo calmierato per gli alloggi, sia in affitto che in vendita.

Nel quadrante tra Via Siemens e Via Galvani tra l’altro sono già previsti degli importanti interventi infrastrutturali, in termini di viabilità.

Corrarati – Sì. E in quella zona è già presente un centro che dentro di sé ha di tutto e di più, dal cinema alla farmacia, dal supermercato ai negozi di abbigliamento. Nella stessa zona ci sono anche scuole e servizi, tra cui importanti sedi di uffici comunali e altri servizi potrebbero ancora essere aggiunti. Nel prossimo futuro non lontano da lì ci sarà anche una sede dell’Università con gli studenti che, giustamente, cercheranno specifici servizi. E allora perché non realizzare proprio lì un quartiere della sostenibilità?

In realtà nei giorni scorsi i responsabili di Assoimprenditori si sono detti contrari alla realizzazione di alloggi in quella zona… 

Sarti – Questo ha davvero poco senso. Nella legge urbanistica la Provincia recentemente ha previsto un censimento nei comuni di tutti gli spazi e gli edifici dismessi, nell’ottica del risparmio di suolo. A maggio sono uscite le linee guida ma non sono stati ancora stabiliti dei termini per la presentazione dei risultati di questi censimenti. Si tratta di un grave errore. Tutti sono d’accordo sul fatto che non bisogna occupare nuove aree, ma allora deve almeno essere possibile edificare dove ci sono terreni o edifici dismessi. Per Bolzano si tratta di un percorso obbligato. Il cuneo verde non si può toccare, l’area tra Bolzano e Laives non si può toccare per motivi politici e allora… se verso Laives, Terlano e Appiano non ci si può espandere, Bolzano dovrà per forza trovare al proprio interno nuove aree abitative, oltre che produttive.

Corrarati – Ben inteso: noi di CNA non vogliamo che tutta la città diventi residenziale. Vogliamo semplicemente continuare a portare avanti le esigenze di datori di lavoro e partite IVA. Salvaguardando naturalmente le necessità delle aziende importanti che hanno bisogno di spazi adeguati. Tra l’altro voglio far notare che le acciaierie si trovano a due passi dalle zone residenziali di Oltrisarco e non è che per quello ad un certo punto sono state allontanate… è ovvio che ci si deve mettere a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti. E anche per la viabilità occorre trovare una formula nell’immediato. è giusto costruire strade e infrastrutture, ma è altrettanto importante riuscire a gestire l’ordinario con le nuove tecnologie. Dobbiamo finalmente predisporre, ad esempio, dei sistemi digitali su pannelli che non costringano gli automobilisti che si recano in centro a doversi fermare davanti ai vigili urbani che – proprio in quel momento – sbarrano la strada perché i parcheggi ormai sono esauriti. Il personale dovrebbe stare nelle sale operative, non per strada. La grande fortuna delle crisi è quella di stimolare le opportunità. In questo periodo qualcuno in più prova a prendere la bicicletta o un mezzo pubblico; abbiamo tutte le possibilità per avere una nuova visione per la città, ragionando su queste aree.

UNA NUOVA “AREA VASTA”

La vostra seconda proposta invita a non pensare più al capoluogo come un’identità singola ma a un territorio che comprenda anche i comuni limitrofi. Ormai gli interessi sono comuni, per molteplici aspetti. 

Corrarati – è un fatto. Bolzano concentra interessi che sono condivisi col resto del territorio provinciale e alle città limitrofe. Si tratta di spazi sportivi, culturali, di ricerca, la Fiera. 
Ci vuole un tavolo di concertazione tra i comuni limitrofi e Bolzano. Non parliamo di una vera e propria area metropolitana regolamentata, ma occorre andare verso un concetto di “area vasta”, pensando agli interessi comuni in un’ottica di sviluppo. Bisogna riprendere ad avere insieme uno sguardo a lungo termine, come vera e propria mission.

In realtà in questa fase tutti boccheggiano, non solo i partiti. Tanti manifestano sempre di più l’interesse verso una soluzione volta a sbloccare l’area di Bolzano e dintorni da questa situazione di stallo, sotto diversi punti di vista. Viabilità ma non solo; anche alloggi con costi sostenibili e una riorganizzazione urbana al passo con i tempi. 

Sarti – Ci sono veti incrociati che bloccano tutto, ma  che vanno superati. L’areale è fermo, il cuneo verde intoccabile, Laives mette le barricate, persino lo sviluppo della piccola zona artigianale di Viale Druso viene condizionato dalla possibilità di liberare l’area delle caserme Huber. Per non parlare degli industriali che preferiscono lasciare i capannoni vuoti.

Corrarati – In città a Bolzano c’è una componente politica che guarda principalmente agli interessi immobiliari e la salvaguardia del verde. Le due priorità finiscono per essere queste.

Il Comune di Bolzano potrebbe fare di più per cambiare la situazione?

Corrarati – Potrebbe fare molto di più. Ad esempio ottenere la gestione delle aree produttive nei prossimi anni; attualmente sono quasi tutte di competenza provinciale.

Sarti – Ogni comune deve fare un piano di sviluppo comunale territorio e paesaggio. Se Bolzano fa il suo senza dialogare con i comuni limitrofi si tratta di un grave errore. Bisogna almeno provarci.

Corrarati – Bolzano deve diventare una città laboratorio per avviare una politica che ha bisogno di una condivisione differente dal punto di vista dell’autonomia. Bisogna fare davvero “comunità”.

Sarti – Un ulteriore blocco del capoluogo si ritorcerebbe contro il resto del territorio, per forza di cose. Se blocchi il ganglio centrale, ne risente anche la periferia. E questo vale anche per il turismo.

Ecco, il turismo…

Corrarati – Badate bene che oggi i turisti vengono in massa a Bolzano anche quando è bel tempo, perché gli ospiti hanno fame di cultura, arte e storia. 

Sarti – E se si blocca il capoluogo non si raggiungono neanche più le valli. In ogni caso non si deve più pensare in termini di smart city ma di smart land, oramai.

Corrarati – Occorre pensare ad una mobilità diversa. In futuro non dovremo più utilizzare così tanto il mezzo privato. Magari saranno tutte auto elettriche, silenziose con le farfalle che ci girano intorno, ma saremo ancora e sempre invariabilmente in coda.

Alloggi per i lavoratori: cosa si può fare in tempi brevi?

Corrarati – Le aziende sono in difficoltà perché i lavoratori non riescono a trovare casa a Bolzano a prezzi sostenibili e finiscono tutti in periferia. La legge provinciale dà la possibilità alle aziende di realizzare vani ad uso foresteria, ma da questo punto di vista c’è al momento troppa lentezza burocratica.

Sarti – I piani di attuazione comunali e provinciali devono essere adeguati, però. Ed è quello che purtroppo sta succedendo a causa della solita inerzia degli uffici pubblici.

Autore: Luca Sticcotti

Scout in viaggio sulla rotta della speranza

Scoprire come si vive “sulla strada”, conoscere le storie di chi affronta viaggi disperati, cosa avviene dopo e prima degli sbarchi, come si vive da migrante nel nostro Paese e in Europa: è con questo scopo che i ragazzi del clan “Vento sottile” del gruppo scout Merano 1 hanno intrapreso la propria route, un campeggio estivo che si basa su un percorso fatto interamente a piedi sulle tracce dei viaggi della speranza dei migranti attraverso il nostro Paese.

“Fare strada non è solo perdere ore di cammino per spostarsi dal punto A al punto B: sulla strada abbiamo modo di vedere con i nostri occhi luoghi pieni di significato, incontrare persone che per scelta o per destino stanno sulla frontiera. Questo è il motivo per cui ci siamo messi sulla strada: perché volevamo capire (almeno un po’) cosa si prova a stare lì, proprio lì”. Gli scout meranesi sono partiti con queste parole nello zaino, la base del “perché” di questa avventura, che ha avuto inizio a Oulx, dove sorge il rifugio Massi, frutto virtuoso del progetto “sotto lo stesso cielo” nato dall’intuito di alcuni volontari della Val di Susa. Qui vengono accolte persone e famiglie che vogliono superare il confine passando da Claviere (a circa 17 chilometri da Oulx). Possono stare 1 o 2 notti e ricevono cena, colazione, vestiti, acqua e buone informazioni per percorrere la strada in maniera più sicura. Elena, Giorgio, Fernando, Silvia e altri testimoni che hanno incontrato e che hanno raccontato loro storie di vita, la loro storia. Dalle loro parole hanno capito che spesso il viaggio di chi migra non si conclude oltre questa frontiera, ma fa soltanto parte di un minuscolo pezzo del percorso (le mete finali possono essere anche Germania o Gran Bretagna o pure più in là).
“Spesso si ignora il sistema e il contesto in cui questo viaggio avviene: le peripezie, gli ostacoli ma anche le buone pratiche che sono sorte nel silenzio e nella buona volontà di alcuni – spiegano – Siamo partiti proprio per incontrare e per percorrere l’asfalto, lo sterrato, i sentieri, i boschi, la strada che negli ultimi anni hanno visto passare migliaia e migliaia di persone come noi, ma con un destino avverso che li ha costretti a scappare, a cercare oltre. Noi abbiamo camminato d’estate, con condizioni pressoché favorevoli. Loro queste strade le camminano sempre: con il sole cocente, con il freddo e la neve, di giorno e di notte. Sempre”. Lungo questa strada gli scout sono poi arrivati a varcare il confine fino a Briançon dove sorge un rifugio gemello “aldilà”, a vedere ancora una volta con i propri occhi e a toccare con le nostre mani cosa può significare accogliere, donare tempo, sperare in un futuro migliore. “Ogni passo fatto di incontri, di storie, di silenzi – concludono – ci avvicinati ancor di più alla consapevolezza che siamo veramente sotto lo stesso cielo”.
E ora il clan “Vento sottile” è tornato nella sua casa, Merano, arricchito di tante risposte a molte domande con le quali si erano messi in viaggio.

Autore: Luca Masiello

Un murales di colori per Peter Mitterhofer

TEL – I colori si sono di nuovo appropriati dei loro spazi cancellando il grigio della città, donando ad uno spazio urbano vita nuova e profumo di arte. A Tel – Parcines, nei giorni scorsi, sono tornati all’opera Alice Lotti e Egeon, che hanno realizzato un’opera dedicata a Peter Mitterhofer, inventore della macchina da scrivere, sul deposito casse della cooperativa agricola, presso la pista ciclabile.

L’opera visuale che percorre la parete della pista ciclabile di Parcines è un omaggio alla figura di Peter Mitterhofer. Un talento poliedrico, uno spirito creativo animato da idee geniali e inventiva multiforme, un inventore che amava rompere le convenzioni e andare sempre controcorrente. Un’opera che rivela l’aspetto più emozionale di questo uomo, enfatizzando la sua personalità: da un lato razionale e ingegnosa, dall’altro sensibile e introspettiva.
Proprio per questo il progetto ha preso forma in una doppia prospettiva: sono sempre due le facce che vengono mostrate, due gli stili dell’opera e due le sfere emotive di Peter Mitterhofer che vengono rappresentate. Anche la metafora visiva creata a livello stilistico si sdoppia, assumendo un duplice significato. Il gioco di contrasti tra i colorati elementi geometrici e l’effetto acquerello delle immagini permette di sovrapporre due visioni diverse: un doppio linguaggio stilistico per rendere una personalità complessa, dalle caleidoscopiche sfaccettature. L’obiettivo? Ricreare la fluidità del flusso creativo, entrare nella mente del protagonista e coglierne l’essenza durante il processo di creazione. La genialità dell’ingegno si mette quindi a confronto con la creazione artistica.
I riferimenti al mondo naturale e umano incontrano qui gli elementi del mondo della tecnologia, con forti richiami a ingranaggi e macchine da scrivere – che a loro volta si mescolano a segni più figurativi ed espressivi per esprimere sapientemente questa doppia narrazione. Una narrazione che diventa viaggio, scoperta, immersione nella mente di Peter Mitterhofer. Le cromie utilizzate accentuano questo aspetto, fondendosi in armonia con il paesaggio – nel susseguirsi mutevole delle stagioni che cambiano. Anche qui, il contrasto è evidente, voluto, ricercato: il blu dell’inchiostro scorre fluido lungo la parete mescolandosi alle tonalità calde del giallo e dell’arancio.

Una ricca estate per la ginnastica meranese

Per la sezione di ginnastica artistica dello Sportclub la stagione estiva è stata piena di successi iniziative che hanno regalato grandi soddisfazioni alla società e alle sue istruttrici.

L’estate è stata inaugurata dalle ginnaste agoniste che a giugno hanno ottenuto ottimi risultati ai campionati nazionali di Rimini. Il via alle gare lo hanno dato le allieve Sara Zanetti, Giada Filippi, Noemi Masin, Maximiliane Nestl e Sophie Arduini qualificandosi per la finale nella categoria Lc e posizionandosi tra le migliori undici squadre di tutta Italia. Nelle gare individuali invece hanno brillato Noemi Longo, conquistando il secondo gradino del podio nella finale allround, due argenti a corpo libero e parallele e un bronzo a trave, Anna Höllrigl qualificandosi seconda in finale e terza a corpo libero, Noemi Masinsesta al volteggio e Carolina Waldner sesta nella finale all round. 

L’obiettivo lo hanno centrato in pieno le senior portando a casa una storica medaglia d’argento nella gara a squadre. Sono state infatti Noemi Longo, Anna Höllrigl, Alessia Paggetti e Greta Urru a conquistarsi il titolo di vicecampionesse italiane, dedicando la loro vittoria alla loro allenatrice Clio Rossetto, con cui insieme da diversi anni hanno sfiorato quel tanto ambito podio.

La sezione di ginnastica, dunque, non si ferma mai e anche l’estate è un periodo in cui la palestra non si svuota. Anche quest’anno sono stati organizzati due corsi amatoriali per i bambini e le bambine che durante l’anno hanno preso parte agli allenamenti, riscontrando una numerosa partecipazione. 

Una settimana di sport

Inoltre, dal 25 al 29 luglio ha avuto luogo la seconda edizione della “settimana estiva ginnastica-nuoto”, un’esperienza all’insegna del movimento tra giochi e svago, organizzata in collaborazione con la sezione di nuoto dello Sportclub. Una settimana di palestra e piscina con l’obiettivo di incentivare l’esercizio fisico abbinato al divertimento, il tutto in un contesto bilingue in cui i bambini hanno potuto approcciarsi alle lingue italiana e tedesca. Sempre nel mese di luglio la sezione ginnastica ha organizzato un collegiale presso la palestra Savoy, invitando nove ginnaste e due allenatrici dell’associazione polisportiva dilettantistica Side Sport 2006 con sede a Monguzzo, in provincia di Como. La presidente Deborah Burgher, ex ginnasta dell’Scm, ha accolto l’invito utilizzando la palestra una volta al giorno per gli allenamenti e organizzando attività all’aria aperta sfruttando le possibilità offerte dal territorio.

Il Camp estivo al mare

Ad agosto invece è stata la volta del camp estivo a Fano in cui hanno partecipato diciassette piccole e grandi ginnaste accompagnate da tre istruttrici. Una settimana intensa di allenamenti in cui le atlete hanno potuto sfruttare l’attrezzatissima palestra della società Alma Juventus e fare tesoro delle preziose indicazioni dei tecnici professionisti. Dopo due anni in cui a causa della pandemia il collegiale non ha visto partecipe lo Sportclub, quest’anno la squadra si è vissuta a pieno l’esperienza raccogliendo grandi soddisfazioni, migliorando e crescendo tecnicamente giorno dopo giorno, il tutto in un’atmosfera di grande amicizia, passione e condivisione.

Il gemellaggio

Contemporaneamente a Merano l’allenatrice Elena Rossi ha organizzato un altro collegiale per la società Artisticamente 2010 con cui collabora a Rovigo, città in cui attualmente studia. La palestra Savoy ha accolto così un’altra squadra dando loro la possibilità di usufruire dell’attrezzatura necessaria per svolgere ginnastica per un’intera settimana. 

Si conclude così una ricca estate per la ginnastica meranese che tra trionfi, collaborazioni ed iniziative si può ritenere più che soddisfatta. Un vero successo che mette in risalto il fatto di essere l’unica realtà sul territorio altoatesino ad aver raggiunto questi risultati senza avere a disposizione una propria struttura specifica e attrezzata. La sezione oggi conta più di 400 soci che nella prossima stagione dovrà distribuire nelle palestre scolastiche montando e smontando ogni volta gli attrezzi necessari, sacrificando così tempo ed energie che potrebbero essere dedicate agli allenamenti. 

La ginnastica meranese spera dunque di ricevere maggiori attenzioni nel panorama politico dati i numeri e i risultati che fin ora è stata in grado di raggiungere, sognando una propria palestra in un futuro non troppo lontano.

Autrice: Chiara Caobelli

Costo della vita: ombre e luci

Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica. L’attuale incertezza economica viene misurata in questi giorni da istituti di ricerca e associazioni dei consumatori. In provincia di Bolzano oltre alle ombre ci sono anche alcune luci, per fortuna. Tra tutte soprattutto quella del turismo, che ha ripreso alla grande. Ma in Alto Adige naturalmente non tutti vivono di turismo e ci sono ampie fasce di popolazione che fanno fatica ad affrontare le normali spese annuali. Da qui deriva il calo significativo – per fortuna la momento non drammatico – dell’indice di fiducia dei consumatori.

INCERTEZZA CRESCENTE

I dati parlano chiaro: la fiducia dei consumatori altoatesini è in forte calo e cresce la preoccupazione non solo per la propria situazione finanziaria, ma anche per quella dell’economia altoatesina in generale.
è quanto rilevato dall’IRE- Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, nel suo rapporto periodico. L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di 700 famiglie altoatesine, a cui è stato chiesto di esprimere la propria fiducia riguardo all’evoluzione della situazione economica familiare, quindi alla previsione di acquisto di beni durevoli nei prossimi 12 mesi e riguardo all’andamento dell’economia in generale.
Le risposte delle famiglie hanno fatto registrare, nel mese di luglio, un indice che si è attestato a -16,8 punti, in calo di 6,6 punti rispetto alla precedente rilevazione di aprile.
Secondo l’analisi, a deprimere il clima di fiducia sarebbe la preoccupazione per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, e quindi l’inarrestabile corsa dei prezzi dell’energia, che si traduce in un aumento dei prezzi di molti beni di consumo – chiunque faccia spesa al supermercato sa benissimo di cosa stiamo parlando.
“Il punto è che questo clima di sfiducia avrà delle inevitabili ricadute sui consumi; guardando all’autunno, questo andrà a tradursi in un indebolimento della domanda” ci ha detto Luciano Partacini, direttore dell’Ufficio Informazioni Economiche dell’IRE.
A proposito di consumi e potere d’acquisto, la posizione del Presidente della Camera di commercio, Michl Ebner è chiara: “Uno dei compiti principali del nuovo Governo sarà quello di garantire continuità alle misure di contrasto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Occorre inoltre proseguire il percorso di riduzione del cuneo fiscale, in modo da sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.”
Ma in questa situazione poco rosea, non tutto è negativo, perché sull’andamento del lavoro gli altoatesini rimangono positivi. “Gli effetti dell’inflazione hanno una ricaduta immediata sul potere d’acquisto e quindi sono avvertiti immediatamente da chi ha redditi più bassi, come ad esempio i pensionati. Per quanto riguarda la disoccupazione, invece non ci sono invece segnali di peggioramento sul mercato del lavoro; in Alto Adige il livello di attività ha tenuto bene” continua Partacini.
Infine, è importante ricordare che l’indagine dell’IRE segue un metodo standard e ricalca quella condotta dall’Eurostat, in modo da garantire la comparabilità dei risultati a livello internazionale. In questo senso, dal paragone con l’indice dell’Unione Europea, è emerso che l’indice di fiducia altoatesino rimane comunque migliore. In particolare, un deciso peggioramento della fiducia dei consumatori e delle consumatrici si è osservato nella vicina Austria, con il relativo indice sceso negli ultimi tre mesi di ben 13,1 punti e attualmente pari a -34,1 punti.

IL LAVORO C’E’, MA… NON BASTA

Il bilancio in chiaroscuro finora evidenziato si riverbera anche nel “Barometro” sull’economia dell’Istituto per la Promozione dei Lavoratori, l’ente di diritto pubblico cogestito da sindacati e organizzazioni sociali dell’Alto Adige, in cui è presente anche l’amministrazione provinciale. L’IPL parla esplicitamente di “una medaglia a due facce”, osservando che c’è lavoro ma si fatica ad arrivare a fine mese.
Per l’Istituto per la Promozione dei Lavoratori i dati dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia autonoma di Bolzano, riferiti ai 3 mesi compresi tra aprile e giugno 2022, sono inequivocabili: nel secondo trimestre del 2022 l’occupazione si presenta in confortante ripresa non solo rispetto a 12 mesi prima (+5,7%), ma anche se rapportata al 2° trimestre del 2019, ovvero al periodo pre-pandemia (+3,3%).
Si tratta di dati che trovano conferma nel clima di fiducia che emerge dal focus settoriale del Barometro IPL, ma con un rovescio della medaglia: “Dai nostri indicatori risulta che in tutti i settori economici si guarda con ottimismo al mercato del lavoro e alle possibilità occupazionali”, spiega il Direttore IPL, Stefan Perini, che però aggiunge: “Ma è altrettanto tangibile fra i lavoratori la preoccupazione, sia attuale che in prospettiva, di faticare a far quadrare i conti a fine mese, facendo fronte col proprio stipendio al carovita e a tutte le spese maggiorate e/o impreviste”.

TURISMO A GONFIE VELE, FINORA…

Anche in questo caso i dati sono quelli dell’IRE. Stando all’istituto di ricerca della Camera di Commercio nel 2022 la ripresa dei flussi turistici verso l’Alto Adige si è progressivamente rafforzata, tanto che da aprile le presenze sono risultate addirittura superiori ai livelli pre-pandemia del 2019.
Insomma: il ritorno degli ospiti in inverno, dopo la cancellazione della stagione sciistica 2020/21, ha riportato la fiducia nel settore turistico. Il fatturato è in aumento, in particolare quello conseguito con la clientela straniera, e le previsioni delle imprese sulla redditività nell’anno in corso appaiono decisamente più ottimistiche rispetto a quelle formulate in occasione della precedente rilevazione congiunturale di febbraio. Attualmente, oltre quattro esercenti su cinque confidano in un risultato d’esercizio almeno soddisfacente.
Considerando le singole branche del settore turistico, il maggiore ottimismo si riscontra nella ristorazione, dove le aspettative di redditività sono positive per quasi nove imprese su dieci. Si assiste a un ritorno della fiducia anche tra i gestori di bar e caffè, che tra l’altro dichiarano di voler aumentare gli investimenti. Infine, le attese sono generalmente positive anche nel comparto ricettivo, sebbene molti albergatori e albergatrici siano preoccupati del peggioramento della situazione competitiva. Ciò è dovuto da un lato all’incremento dei prezzi necessario a fronteggiare i maggiori costi, dall’altro alla maggiore concorrenza delle destinazioni estere in seguito al miglioramento della situazione pandemica.

MA I PREZZI DELL’ENERGIA PREOCCUPANO ANCORA

La grande incognita, in prospettiva dell’inverno, è quella dei prezzi di gas, energia elettrica e benzina.
In questo caso è il Centro Tutela Consumatori Utenti di Bolzano a prendere la parola, osservando che a fronte di una stima della spesa annua per il mercato tutelato per il trimestre in corso (luglio-settembre) più bassa del 16,6% per l’energia e del 19,5% per il gas, le previsioni degli esperti per l’autunno non sono di buon auspicio prevedendo all’orizzonte un nuovo e significativo aumento dei prezzi.
A fine luglio il CTCU ha effettuato un nuovo confronto delle tariffe dell’energia elettrica e del gas di fornitori locali e nazionali.
Per una famiglia residente a Bolzano che decide di passare dal fornitore più caro a quello più economico, il confronto mostra un potenziale di risparmio di circa 740 euro (480 euro dal secondo più caro a quello più economico) per l’energia elettrica, per un consumo annuale di 2.700 kWh e 3 kW di potenza, e di 1.930 euro (510 euro dal secondo più caro a quello più economico) per il gas, per un consumo annuale di 1.400 Smc.
Dal confronto è possibile evincere – dice il CTCU – che esiste un potenziale di risparmio sul mercato libero. Tuttavia, è consigliabile procedere con cautela ad un eventuale cambio di fornitore, poiché sul mercato vi è un numero a dir poco elevato di offerte e fornitori (ad. es. sono più di 700 i fornitori sul mercato elettrico!). In particolare, sono assolutamente sconsigliate le offerte proposte al telefono.
Inoltre è stato possibile constatare che alcuni fornitori (soprattutto di gas) offrono sul mercato un gran numero di tariffe, per di più aventi tutte una denominazione simile: quindi, può capitare che un’offerta economicamente vantaggiosa abbia un nome simile ad un’altra che invece è molto costosa. E quindi la scelta sbagliata è dietro l’angolo.
Occorre poi prestare grande attenzione, soprattutto, alle modifiche unilaterali dei contratti che di frequente giungono a casa dei consumatori-utenti e spesso sono di difficile lettura.

Autori: Caterina Longo e Luca Sticcotti

Tre signore meranesi superano il secolo

L’aria di Merano fa bene. Lo aveva sancito la principessa Sissi, e da lì la fama dei benefici del vivere nella città in riva al Passirio è cresciuta, trasformandola in un sogno per la maggior parte delle corti europee. Ma quanta verità c’è in questa affermazione? Chissà. È però certo che è difficile affermare il contrario, se si analizza l’aspettativa di vita di chi vive in questa città.

Nel giro di un mesetto tre meranesi hanno festeggiato un compleanno particolare: ognuna delle tre signore ha spento oltre cento candeline.
Il primato va alla signora Maria Dalpiaz, che con i suoi 103 anni si afferma come la meranese più anziana. La signora Dalpiaz, che vive ancora nel suo appartamento e viene assistita dal figlio Giuseppe e da sua moglie Adriana, ha lavorato per tanti anni come cassiera al teatro Puccini.
E poi ci sono altre due signore poco più giovani ma che hanno comunque faticato parecchio per spegnere le candeline sulla torta. Dima Da Col ha festeggiato, in compagnia dei parenti più stretti, il suo 101° compleanno. La signora Da Col è nata nel 1921 a Villa Mel in provincia di Belluno, dove ha vissuto fino all’età di sette anni prima di stabilirsi con la sua famiglia in Val d’Isarco. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha prestato servizio negli alberghi meranesi trasformati in ospedali militari. Terminato il conflitto, ha trovato impiego prima presso l’hotel Excelsior in riva al Passirio, poi a Cortina e quindi a Minervino Murge in Puglia. Infine ha fatto ritorno a Merano, dove è stata accolta nella residenza per persone anziane gestito dalla fondazione Pitsch a Maia Bassa.
Dello stesso anno è anche la signora Elsa Moser, nata nel 1921 a Pergine e residente da diversi decenni in riva al Passirio. Da due anni è ospite della residenza per persone anziane Martinsbrunn, dove l’altro giorno ha festeggiato, assieme alla figlia Luciana, i suoi 101 anni.
Alle feste di compleanno è intervenuto – con un omaggio floreale e un messaggio di auguri a nome dell’intera amministrazione comunale – anche l’assessore ai servizi sociali Stefan Frötscher.