“Our history”: la storia siamo noi

Bolzano e Merano unite per celebrare attraverso l’arte un’importante traguardo dell’associazione culturale La Fabbrica del Tempo e i suoi primi 25 anni di attività. Una mostra fotografica open air ricostruisce il lavoro di ricerca svolto in cinque lustri dai membri del sodalizio.

// Di Luca Masiello

“La storia non deve essere traduzione, bensì indagine libera e rigorosa”, spiega Tiziano Rosani, una delle anime de La Fabbrica del Tempo, un sodalizio che ha raggiunto un traguardo importante con i suoi venticinque anni di riflessione critica sulla storia dell’Alto Adige, indagando il passato da punti di vista insoliti e rivelatori. Con due  eventi artistici, intitolati “Our History” (uno a Bolzano nella galleria pedonale tra via Garibaldi e via Mayr Nusser e l’altro a Merano attraverso un circuito espositivo di 25 gigantografie) il direttivo vuole riaffermare la propria passione per la storia proponendo immagini esemplificative ed evocative della sfaccettata storia del Sudtirolo e in particolare di Bolzano e Merano, fra il 1900 e i giorni nostri.

Dottor Rosani, perché “our history”?

Il titolo della mostra, che è stata curata nella parte meranese da Rosanna Pruccoli e in quella bolzanina da Fabrizio Miori, Barbara Ricci e Maurizio Pacchiani, incrocia volutamente due piani. è da un lato un omaggio a tutte le cittadine e a tutti i cittadini in occasione dei 25 anni della “nostra storia” come associazione; dall’altro, con la dizione “la nostra storia” si intende evidenziare il fatto che la storia dei nostri territori è di tutti noi in quanto meranesi, bolzanini, altoatesini/sudtirolesi ecc. Tutti siamo parte di un insieme plurale, composto da sfaccettature diverse, che meritano sempre rispetto e attenzione. Non ci sono dunque storie di categorie diverse: la mia storia è infatti anche la tua, e viceversa. Anche le foto non sono state scelte a caso: sono tratte tutte dalle pubblicazioni edite nel corso degli anni da La Fabbrica del Tempo, che si è volutamente occupata di tematiche diverse. 

Che cosa rappresenta la proiezione a Merano?

Si dice che la durata sia la forma delle cose ed è un principio che ci ha sempre ispirati. In questi 25 anni La Fabbrica del Tempo ha provato a non inseguire l’effimero bensì a ricercare la continuità, la durata appunto. Abbiamo via via pubblicato diversi libri e la grande proiezione evidenzia soprattutto le copertine delle produzioni più recenti. Nell’osservare la sequenza delle immagini diventa anche palese quell’idea di “our history”, la “nostra storia”, la storia siamo anche noi, a cui facevo cenno. Le copertine propongono temi diversi, situazioni diverse, ma tra loro c’è un legame. Rimandano alle tante vicende della nostra terra e in ciascuna di esse c’è sempre un pezzo di tutti noi. Per fare degli esempi: il turismo ottocentesco, l’Ippodromo, le Opzioni, gli edifici storici, la storia operaia ecc., sono sempre parte di un tutto, sono la nostra identità articolata ma indivisa.

Che ricordi ha dei primi passi de La Fabbrica del Tempo?

Abbiamo inizialmente lanciato diverse proposte culturali ad alcune amministrazioni pubbliche, quasi mai ottenendo però il riscontro auspicato. A quel punto ci siamo organizzati in autonomia e abbiamo dato vita ad una serie ininterrotta di mostre, pubblicazioni, dibattiti. Il tutto sempre sorretti dall’idea di una storia plurale, in cui tutti i gruppi linguistici di questa terra potessero essere pienamente rappresentati su un piano di parità. La storia non deve essere traduzione, bensì indagine libera e rigorosa.

Quali sono i passi più significativi di questi 25 anni?

Non abbiamo mai fatto preferenze tra i diversi lavori svolti, sono tutti il frutto di un’opera d’insieme e si sorreggono tra di loro. Abbiamo fra l’altro fornito un aiuto non secondario alla salvaguardia di quel complesso che oggi tutti conosciamo come Noi Techpark. Abbiamo raccolto in molte ricerche testimonianze storiche che diversamente sarebbero andate perdute, abbiamo fornito modelli e idee che anche altri hanno ripreso, abbiamo provato insomma a rappresentare una società civile attiva e capace di fungere da stimolo, persino da pungolo, laddove necessario. Nella pluralità crescono gli uomini, le donne, le nostre città.

Oggi in quanti siete a coordinare l’associazione?

La Fabbrica è un gruppo composto da persone differenti e con responsabilità diverse: chi assume un ruolo più operativo e chi si impegna solo su singoli progetti. Ogni iniziativa ha sempre una vicenda a sé e coordinatori diversi. Nella Fabbrica non ci si annoia mai: qui sta il bello e anche la sfida creativa.

Come sarà La Fabbrica del Tempo nel futuro?

Il futuro richiede sempre lungimiranza e programmazione, ma prima di tutto coraggio e determinazione. Costruire i tempi nuovi, non subirli, non accontentarsi. La ricorrenza dei 25 anni è per la Fabbrica sia il momento della consapevolezza che una occasione importante per programmare i passi successivi, affrontare le nuove sfide e le rinnovate complessità. Ovviamente in coerenza con gli ideali che non abbiamo mai abbandonato.

LE MOSTRE NEL DETTAGLIO

A Bolzano, grazie all’opera di Barbara Ricci, Fabrizio Miori e Maurizio Pacchiani e al coordinamento di Tiziano Rosani, si è potuto popolare uno spazio di passaggio rendendolo testimone delle ricerche e riflessioni proposte negli anni: la galleria pedonale tra via Garibaldi e via Mayr Nusser. Il luogo è insolito per una mostra, un passaggio fra un parcheggio e una piazza, in una zona della città che sta vivendo una notevole e per certi versi epocale trasformazione urbanistica. Nei sei impianti luminosi compariranno a intervalli regolari sei gigantografie che intratterranno il folto pubblico di passaggio nella galleria con una raccolta di immagini storiche che raccontano la produzione de La Fabbrica del Tempo.
A Merano la mostra è a cielo aperto: si tratta di un circuito espositivo di 25 gigantografie – una per ogni anno – affisse sui grandi spazi delle prefissate dislocate in vari punti della città, dalle vie del centro a quelle periferiche, col preciso intento di dialogare con i concittadini tutti. La mostra “Our History”, ideata da Rosanna Pruccoli, assolve così al duplice desiderio di narrare le tante storie che intrecciandosi vanno a creare il “gobelin” variopinto del nostro passato in quanto altoatesini/sudtirolesi e in quanto membri dell’associazione.
A Merano la mostra viene affiancata da una proiezione di forte impatto sulla facciata della Cassa di Risparmio nell’omonima via.
Gli eventi a Merano si concludono il 27 marzo, quello a Bolzano il 9 aprile.

Autore: Luca Masiello

Vogliamo la pace

In provincia di Bolzano la preoccupazione per la situazione internazionale è stemperata dalla grande operosità di amministrazioni locali, associazioni di volontariato e semplici cittadini, impegnati a favore delle donne e dei bambini ucraini, che stanno cominciando ad arrivare.

Dalla pandemia all’emergenza profughi dall’Ucraina, senza soluzione di continuità. In provincia di Bolzano ci si attrezza per reggere l’impatto dell’esodo che ha portato, finora, già quasi 2 milioni di ucraini a lasciare il loro paese in tutta fretta, quasi sempre portando con sé solo con pochi effetti personali. Finora i profughi, per la stragrande maggioranza donne e bambini, si sono riversati nei paesi confinanti con l’Ucraina, ovvero Polonia, Romania, Slovacchia e Moldavia, ma si prevede un arrivo massiccio anche negli altri paesi europei dove da anni la presenza di immigrati di origine ucraina è massiccia. Per quanto riguarda l’Italia, lo ricordiamo si tratta di circa 230 mila persone di cui 2 mila in Alto Adige. Non si tratta solo di ricongiungimenti familiari, perché la guerra sta portando anche molte altre donne ucraine a lasciare il loro paese, per un tempo più o meno lungo e comunque legato non solo alla durata della guerra ma anche alla situazione più o meno pacifica che si verrà a creare, in caso di caduta dell’attuale governo presieduto da Volodymyr Zelensky.
In ogni caso l’Unione europea nei giorni scorsi ha deciso di attivare per la prima volta una direttiva rimasta dormiente per vent’anni, e questo è avvenuto proprio mentre il Parlamento europeo era a un passo dal cancellarla. Si tratta della direttiva 55 del Consiglio dell’Unione europea del 20 luglio 2001, che consente oggi ai profughi di ottenere la cosiddetta protezione temporanea, evitando che le procedure per la tradizionale richiesta di asilo mandino in tilt la burocrazia dell’accoglienza nei singoli paesi. Fino ad oggi lo strumento è sempre stato negato dall’Europa, anche di fronte alle richieste dell’Italia e alla recente crisi afghana. I profughi dall’Ucraina quindi, fin da ora, potranno contare su un riconoscimento immediato del loro status, una misura che ha la durata di un anno ed rinnovabile fino a un massimo di due. Le donne ucraine che arriveranno avranno dunque anche la possibilità di lavorare, mentre i minori che giungeranno con loro o – anche e purtroppo – da soli, frequenteranno le nostre scuole.
Nei giorni scorsi a Bolzano si è già riunito il Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, e in tale sede i rappresentanti del governo, delle forze dell’ordine e delle amministrazioni locali, hanno già delineato un piano per la gestione dell’arrivo dei profughi. Mentre in tutta la provincia si stanno cercando strutture da mettere a disposizione, a Bolzano è in corso di predisposizione un Infopoint che verrà realizzato nei pressi della stazione Flixbus, vicino alla Fiera, che fungerà anche da centro di prima accoglienza. Il centro verrà gestito dalla protezione civile che si coordinerà anche con l’Azienza Sanitaria per l’importante passaggio della vaccinazione anticovid dei profughi. Intanto anche le intendenze scolstiche si preparano ad accogliere i minori. Lì un grande sforzo dovrà essere messo in campo anche per attivare in tempi brevi un’imporante task force sotto forma di centri linguistici.

ANCHE MERANO E BASSA ATESINA CI SONO

La gara di solidarietà coinvolgendo tutta la provincia. Ecco quanto sta avvenendo nel Brugraviato e nella zona più meridionale dell’Alto Adige.

La Bassa Atesina fa la sua parte nella gara di solidarietà per aiutare l’Ucraina. Diversi privati e albergatori stanno rispondendo alla richiesta di alloggio per i profughi, mentre grazie al tam tam dei gruppi Facebook tante persone generose si sono messe a disposizione per convogliare la raccolta aiuti.
In prima linea c’è anche il Comune di Laives. “Insieme agli altri Comuni della provincia, anche qui a Laives stiamo raccogliendo le informazioni sulle strutture e appartamenti disponibili per accogliere i profughi dall’Ucraina. Già diversi privati si sono offerti, compreso qualche albergatore” ci ha detto il Sindaco di Laives, Christian Bianchi, precisando che “alcuni profughi sono già qui, giunti per vie autonome perché potevano appoggiarsi a parenti e conoscenti”. Chi avesse disponibilità di posto può chiamare il numero 0471 595800 o scrivere all’indirizzo e-mail: sindaco@comune.laives.bz.it.
Anche a Merano è il sindaco, Dario Dal Medico, a sintetizzare l’impegno del capoluogo del Burgraviato. “Ci sono due canali: uno che parte dai singoli cittadini e quello ufficiale a cui sta lavorando lo staff del Comune. Per quanto riguarda le iniziative private, che sono sempre notevoli e sono caratterizzate da uno spirito di solidarietà, stiamo raccogliendo un elenco di abitazioni che i cittadini stanno mettendo a disposizione del prossimo: sono già parecchie le persone che offrono un posto per dormire. Nel frattempo il Comune si sta muovendo assieme alla Provincia e alla Prefettura per gestire l’accoglienza dei profughi in strutture che hanno offerto la loro disponibilità: alberghi, strutture gestite da enti che svolgono attività di volontariato, ma anche case di riposo, che sono parzialmente disponibili perché funzionano a metà servizio per mancanza di personale.”
Anche a Merano, come a Bolzano, non manca un indirizzo email (helpucraina@comune.merano.bz.it) al quale ci si può rivolgere per chiedere informazioni oppure offrire il proprio aiuto.

LA CITTA’ DI BOLZANO E’ PRONTA PER ACCOGLIERE

Fin dai primi giorni della guerra in Ucraina il capoluogo si è preparato per l’arrivo dei profughi, segnalando la struttura dei Bagni di Zolfo e sostenendo le iniziative dei cittadini per la pace.

Con il 24 febbraio, giorno d’inizio della guerra in Ucraina, il Comune di Bolzano si è subito attivato nella prospettiva dell’accoglienza dei profughi. Ce lo conferma l’assessore alle politiche sociali Juri Andriollo.
“Come prima cosa con Azienda Servizi sociali abbiamo fatto una ricognizione delle strutture di accoglienza. Ci sarà una forte migrazione di persone che vogliono salvarsi la vita, ma bisogna già pensare al fatto che questo esodo con ogni probabilità avrà conseguente stanziali. I profughi ucraini vorranno tornare a casa appena possibile, ma lo faranno solo se le condizioni lo permetteranno. La nostra ricognizione ha riguardato le strutture esistenti, la loro saturazione e una valutazione in merito all’idoneità degli spazi per target previsto, costituito per la quasi totalità da donne e bambini. Com’è noto si stanno muovendo anche Governo e Provincia. Il sistema di accoglienza si basa in sostanza sulla la riapertura dei cosiddetti Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria), già attivati negli scorsi anni durante le precedenti ondate di profughi, da Medio Oriente e Africa. Naturalmente occorre trovare un modello per gestire la situazione. Le nostre verifiche in questi giorni hanno riguardato anche le derrate alimentari di cui disponiamo e altri aspetti, come la riserva di gasolio per riscaldare le case di riposo. Per l’accoglienza il Comune di Bolzano farà tutto quello che è possibile, ma dovremo contare anche sulla disponibilità da parte di privati, disposti sia a mettere a disposizione strutture rientrando nel sostegno economico ad hoc predisposto dallo stato, ma anche a titolo gratuito. A questo proposito è stata predisposta la email support.ukraine@comune.bolzano.it alla quale è possibile segnalare eventuali disponibilità. Anche la scuola dovrà fare la sua parte. Noi come Comune capoluogo abbiamo la competenza solo sugli asili nido, ma faremo tutto quanto è necessario. In ogni caso l’impatto sarà davvero molto grande, è importante che tutte le località della provincia stavolta facciano davvero la loro parte.”
Il Comune di Bolzano ospita a cadenza quasi quotidiana presidi e fiaccolate per la pace, nonché raccolte viveri per l’Ucraina. Quando abbiamo chiesto all’assessore Andriollo se l’amministrazione comunale solidarizza con tali iniziative l’assessore ha risposto così.
“Noi siamo i cittadini! La libertà e la democrazia sono conquiste quotidiane. Il nostro modello di società non concepiva la guerra neanche più come un elemento e ora invece viene riportata indietro sulla dimensione dell’animalità dell’uomo. è come durante il nazismo: il più forte contro il più debole. Il tessuto sociale della città di Bolzano è estremamente vivace e sano. La città è molto solidale e lo è fino in fondo. Ora lo dimostrerà, come è sempre accaduto. è un segnale della salute della nostra democrazia che ci deve rendere orgogliosi.”

Autori: Luca Sticcotti, Caterina Longo, Luca Masiello

Il premio va a Schrott e Conti

C’è stato il commissariamento, e poi la pandemia: periodi non facili per l’organizzazione di cerimonie, ma quest’anno finalmente si è tornati ad assegnare il Premio Solidarietà. Istituito nel 1991, il Comune di Merano dà un riconoscimento a coloro che operano volontariamente in campo sociale. Per l’anno 2020 è stato assegnato Oliver Schrott, per il 2021 invece a Ilia Conti. Ilia Conti assiste da anni in casa la madre lungodegente, un compiuto certo non facilissimo che rappresenta un alto esmpio di coraggio civile. Oliver Schrott è attivo da oltre trent’anni presso lo Jugenddienst ed è stato premiato in particolare per il suo impegno durante i periodi più duri della pandemia
In passato del Premio, che consiste in un attestato e in un assegno di 3.000 euro, sono stati insignite le seguenti persone/associazioni: Barmherzige Schwestern Gratsch (1991), Avuls Associazione volontariato nelle unità socio-sanitarie (1992), Josef Trafojer (1993), Maria Bomé (1994), Verband Angehörige und Freund psychisch Kranker (1995), Conferenza di San Vincenzo Santo Spirito (1996), Vinzenzvereine (1997), Mario Debortoli (1998), Katholischer Verband der Werktätigen Bezirk Meran (1999), Centro di aiuto alla vita (2000), Aiutami-Hilf mir (2001), Frauen helfen Frauen (2002), Etica mundi (2003), Anna Marx (2004), Tullio Mantovan (2005), Schwester Gabriella (2006), Gina Abbate (2007), Weisses Kreuz Jugend Sektion Meran (2008), Comitato organizzazione eventi Pro Emergency (2009), Margreth Schwemmbacher (2010), Paola e Anselmo Aderenti (2011), Wilfried Erckert (2012), Alpidio Balbo (2013), Herta Vitroler (2014), Asci Esploratori d’Italia Merano 3, Guide e Scout Cattolici d’Europa Agesci Merano 1 (2015), Linda Sulzenbacher ed Edeltraud Kofler (2016), associazione Circle e Centro d’Ascolto Decanale della parrocchia San Vigilio di Maia Bassa (2017), Roberta Fontanari e Maria Theresia (2018), Rodolfo Zanon e Johanna Hofer (2019).

Tre discipline sportive nel nome di Ötzi

Dai fiori al ghiacciaio: questo è lo slogan lanciato dagli organizzatori dell’Asd Senales per la sfida più estrema che culminerà sulla cima del ghiacciaio Grawand a 3212 metri di quota.

Prima il duathlon ed il triathlon
La “Ötzi Alpin Marathon” è sia duathlon che triathlon e in Alto Adige nel grazioso paese di Naturno, circondato dai meleti in fiore, il 9 aprile scatterà la prima frazione in mtb del triathlon che prevede un percorso totale di 42,2 chilometri e 3447 metri di dislivello, seguiranno poi i tratti da affrontare di corsa e con gli sci d’alpinismo.
Nel paesaggio pittoresco di Madonna di Senales (1508 metri) avvolto dagli immensi prati verdeggianti gli atleti poseranno la mtb e si diletteranno nel tratto di corsa di 10,6 chilometri e con un dislivello di 503 metri.
Madonna di Senales sarà inoltre sede di partenza per chi opterà per il duathlon, la nuova proposta lanciata dagli organizzatori.

Gli atleti immersi nella natura
Si inizia a salire di quota, l’atmosfera e i paesaggi cominciano a cambiare e tra i sentieri nel bosco si intravedono il lago artificiale di Vernago (1689 metri) che, come quello di Resia, nasconde nelle sue acque il campanile dell’antica chiesa di “Leiter” costruita nel Settecento, e il suggestivo passaggio lungo il ponte tibetano in Val Senales.
L’ultima fatica è tutta sugli sci e a Maso Corto (2011 metri) i partecipanti si infileranno gli scarponi e pronti via alla conquista della cima Grawand sul ghiacciaio della Val Senales. Saranno gli ultimi 6,5 chilometri e 1201 metri di dislivello più emozionanti della gara, sull’erta pista dei “Contrabbandieri” che porterà in cima all’area sciistica Alpin Arena Senales (3212 metri) dove la natura regalerà uno spettacolo pazzesco.

Una gara internazionale di monociclo
Venerdì 8 aprile nel pomeriggio è in programma “Cyclocross Expert”, la gara internazionale di monociclo che sfilerà sulla via Municipio nel centro di Naturno.
Il gardenese Georg Piazza, vincitore di ben due edizioni nel 2016 e nel 2012, ha già prenotato il pettorale così come Laura Mazzucco che ha centrato la vittoria nel 2007 e nel 2008. Scorrendo la lista iscritti troviamo anche Andreas Crivellin e Anton Steiner, che si erano classificati rispettivamente settimo e decimo nell’edizione del 2019.
A meno di un mese dal via dell’atteso evento sono già in molti ad aver confermato l’iscrizione.
“Naturno…e io ci torno!” si leggeva in uno striscione posto all’arrivo nella scorsa edizione, tutti restano ammaliati dalle meraviglie che si trovano lungo il percorso e in molti non vogliono farsele scappare nemmeno quest’anno.

Una squadra per l’arte in strada

La voglia di tornare a portare l’arte lungo le strade di Merano non è rimasta solo nel cuore degli appassionati e dei buskers, anzi. Se ne sta parlando anche nella “stanza dei bottoni” della città in riva al Passirio e nei giorni scorsi è andata in scena la prima riunione del gruppo di lavoro che si occuperà di regolamentare questa forma artistica nelle vie e nelle piazze. “Un ottimo segnale: siamo ottimisti e aspettiamo speranzosi”, confida Jordi Beltramo, artista di strada chiamato a rappresentare la categori assieme a Naimana Maino.

// Di Luca Masiello

Jordi Beltramo, come è andata? Siete soddisfatti?
Era solo un primo incontro, ci siamo conosciuti e abbiamo cercato di gettare le fondamenta per una futura collaborazione. Ma mi sento di dire che ci sono tutti i presupposti affinché l’arte possa ritornare in strada dopo tutto questo periodo di stop, e che lo possa fare con tutte le sicurezze  e le garanzie che servono a noi e al resto della cittadinanza. Già solo il fatto che la pubblica amministrazione se ne stia occupando è un segnale decisamente positivo. Adesso però bisogna trovare la via giusta da seguire.

Potete tornare ad esibirvi? 
Il divieto era stato imposto fino al 31 gennaio scorso, quindi sarebbe scaduto, ma non è così facile come sembra: pare che ci sia bisogno di una nuova ordinanza per consentirci di tornare in strada a proporre le nostre opere. Da parte dei rappresentanti del Comune, la vicesindaca Katharina Zeller e l’assessora alla cultura in lingua italiana Emanuela Albieri, è arrivata l’assicurazione che questo documento verrà presentato al sindaco e quindi firmato ed emesso in tempi brevi, pare entro la fine di febbraio. Non è un grandissimo problema, per ora: questo è un periodo in cui non c’è un gran movimento in centro, e anche il clima non aiuta certo. Ma speriamo che entro l’inizio della primavera ci facciano ripartire.

In che modo? ci saranno ulteriori restrizioni o tutto tornerà come era un tempo?
I dettagli sono ancora tutti da definire, ed è anche per questo che ci hanno coinvolto nel gruppo di lavoro. Quello che ci sembra certo è che il Comune voglia organizzare il tutto grazie alla tecnologia, come già accade a Milano, a Torino e in altre città grandi: si crea una piattaforma online dove ogni artista si può iscrivere e con un’app riesce a prenotarsi il suo spazio in maniera autonoma. Sarebbe tutto molto più semplice, per noi e per chi è incaricato di fare i controlli. Insomma, anche dal punto di vista burocratico si semplificherebbe la vita a tutti.

Crede che poi riuscirete ad esibirvi ovunque?
Pare che si voglia mantenere il divieto in quelle due postazioni nella zona di via Portici, nell’intersezione con via Cassa di Risparmio e in via Cassa di Risparmio nell’intersezione con corso Libertà. Però abbiamo chiesto un’alternativa: aprire le passeggiate di Merano, dove si potrebbero anche usare degli amplificatori. Sarebbero postazioni adatte all’arte di strada: sono ampie, non ci sono negozi né uffici, non si disturba nessuno e c’è sempre un bel flusso di persone. Sono anni che vorremmo l’autorizzazione ad esibirci in quella zona, speriamo davvero che sia arrivato il momento giusto…

Perché è così importante l’arte di strada in una città?
Per moltissimi motivi, che sono anche difficili da spiegare a parole. Credo che, sintetizzando, l’arte di strada renda viva una città. È una forma d’arte, e l’arte fa bene a tutti. 

Lei si occupa principalmente di questo…
Io nasco come artista di strada, sin da quando ho mosso i primi passi verso l’arte. Poi, piano piano ho iniziato a partecipare a Festival, teatri, televisione e ultimamente ho messo un piede anche nel mondo del cinema con una parte in un film horror indipendente, “Two sisters”, che verrà presentato il 19 febbraio in provincia di Vicenza. Però continuo a fare l’artista di strada, è  stato il mio primo amore e mi fa bene; mi piace andare in piazza, amo il contatto con il pubblico. È importante per rimanere in allenamento, soprattutto in questi lunghi periodi di pause forzate; il fatto di potersi esibire, di potersi confrontare con il pubblico è molto importante. E poi, diciamocelo, nei periodi “magri”, dove non ci sono spettacoli o festival, può anche rappresentare una fonte di reddito.

I DIVIETI

Il divieto agli artisti di esibirsi in pubblico era entrato in vigore poco prima dello scorso Natale; lo aveva previsto l’articolo 6 del D.L. 221 del 24.12.2021, ripreso dall’ordinanza n. 39 del presidente della Provincia Arno Kompatscher dello scorso 24 dicembre. Il provvedimento nazionale in materia di contenimento della pandemia ha infatti stabilito ulteriori misure urgenti per la prevenzione e la gestione dell’emergenza. Fra queste figura anche il divieto, fino al 31 gennaio appunto, di organizzare e tenere ogni genere di feste, eventi o concerti che possano comportare assembramenti negli spazi aperti.
Di conseguenza, fino a tale data, anche gli artisti di strada hanno dovuto rinunciare alle loro performance sulla pubblica piazza.
Prima ancora (in agosto) il Commissario per la gestione provvisoria di Merano, Anna Aida Bruzzese, aveva deliberato di restringere la fascia oraria per espressioni artistiche di strada per le postazioni situate all’incrocio via Portici / via Cassa di Risparmio e all’incrocio via Cassa di Risparmio / corso Libertà. Qui le performance musicali potevano avere luogo dal lunedì al venerdì dalle ore 18 alle ore 22. Una decisione che non aveva raccolto certo il consenso dei tanti artisti meranesi.

IL GRUPPO DI LAVORO

In gruppo di lavoro si è messo all’opera per elaborare, con il coinvolgimento più ampio possibile della cittadinanza, nuove regole e modalità per gli artisti che si esibiscono nelle strade e nelle piazze meranesi.
Della task force fanno parte la vicesindaca e assessora alla cultura in lingua tedesca Katharina Zeller, l’assessora alla cultura in lingua italiana Emanuela Albieri, Joachim Ellmenreich in rappresentanza dei commercianti, il presidente dell’Associazione Kallmünz Meinhard Khuen, Jordi Beltramo e Naimana Maino, entrambi performer, e la presidente del quartiere centro storico Lydia Benedetti.
“L’obiettivo – ha chiarito Albieri – è quello di studiare nuove modalità per le performance di strada interpellando tutte le parti interessate, a cominciare ovviamente da artisti che propongono i loro spettacoli in strada e dai titolari degli esercizi commerciali, ma ascolteremo anche i residenti e le persone che lavorano negli uffici del centro città. Miriamo a riaprire a breve gli spazi pubblici alle esibizioni tenendo conto dei provvedimenti adottati prima dello stop – come ad esempio la limitazione a determinati luoghi del centro urbano – e individuando al tempo stesso nuovi spazi”.
“Nella città di cura le esibizioni artistiche negli spazi pubblici vantano una lunga tradizione e intendiamo continuare a sostenerle anche con l’aiuto di soluzioni tecnologiche al passo coi tempi: valuteremo in questo senso la possibilità di acquisire nuovi strumenti per rendere più agevole l’organizzazione delle performance e più facile il controllo delle medesime che, di conseguenza, diventeranno anche maggiormente fruibili per il pubblico”, ha sottolineato la vicesindaca Katharina Zeller.
A tale fine il gruppo di lavoro vuole avvalersi pure del supporto della Fnas, la Federazione nazionale arti di strada.

Autore: Luca Masiello

Nuovi stimoli per la “Dante”

Dopo un anno importante di eventi in occasione dei 700 anni dalla morte del grande poeta, le sezione altoatesina della Società Dante Alighieri vede in questo 2022 un avvicendamento alla guida. Dopo più di 20 anni Giulio Clamer lascia la Presidenza alla professoressa Raffaella De Rosa, un’insegnante molto nota a Bolzano sia per la sua attività con i ragazzi che nel suo ruolo a lungo ricoperto nell’intendenza scolastica. Con De Rosa vediamo insieme quali sono i temi suoi quali la Società cercherà di concentrarsi nel prossimo futuro.

Conclusa con il 2021 la ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Dante, verrebbe da voltare pagina. Ebbene, non è così perché, come ha sottolineato durante l’assemblea soci il Dottor Giulio Clamer, colonna portante da più di 20 anni della Società Dante Alighieri di Bolzano: “ogni anno è anno del Sommo Poeta”. Ed è proprio il compito dell’associazione tenere viva la memoria di Dante. A cambiare dopo diversi anni, invece, è la Presidenza, ora ricoperta da una donna, la professoressa Raffaella De Rosa, eletta il 20 gennaio dall’assemblea del Comitato di Bolzano durante la riunione tenuta al Centro Kolping in Piazza Domenicani. Scelta per la sua lunga esperienza a scuola, prima come insegnante e poi nell’intendenza scolastica, De Rosa spiega: “sarà per tutti di fondamentale importanza garantire una costante collaborazione con scuole, classi e studenti, grazie ad eventi e manifestazioni. Ho ricevuto una grande eredità e responsabilità, ma Giulio Clamer ha promesso di restare a lavorare con noi. Lui rappresenta la memoria storica della nostra associazione e ha in mano tutto ciò che bisogna fare, sia sul piano culturale, sia su quello amministrativo”. Il programma per il 2022 è ricco di approfondimenti culturali che spazieranno dalla figura di Mazzini a quella di Pier Paolo Pasolini, per arrivare alla celebrazione del Dantedì, una giornata istituita soltanto nel recente 2020, che coincide con il 25 marzo, giorno in cui il Sommo Poeta iniziò il viaggio immaginario descritto nella Commedia. Tra i relatori: Caramaschi, Vivarelli, De Bortoli e Onorati. Maggiori informazioni circa gli eventi sono disponibili sul sito www.dabolzano.it. “Ho l’onore di presiedere un Direttivo attivissimo su diversi fronti: letterario, storico ed educativo. Riguardo a quest’ultimo – specifica la neo Presidente De Rosa – Bolzano è la prima città al mondo come numero di certificazioni PLIDA effettuate, e questo grazie alla possibilità di convertire la certificazione con un patentino riconosciuto a livello provinciale. Inoltre, nel nostro capoluogo non sono presenti i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e, laddove ce ne fosse la necessità, come nel caso degli stranieri che richiedono i permessi di soggiorno, la certificazione PLIDA attesta le capacità e il livello delle conoscenza della lingua italiana.”
Il principale nuovo stimolo dell’associazione arriva però dall’appena nato gruppo di giovani, unico in tutto il mondo. “In altre regioni erano presenti, ma non sono mai decollati. L’iniziativa è stata accolta con grande entusiasmo anche dal Direttivo degli adulti. I giovani serviranno senz’altro per dare continuità e prospettiva alla Società” ha concluso De Rosa.
Damiano Visentin, della Dante Giovani, commenta così: “è un grandissimo onore accolto con tanto entusiasmo da tutti noi. Credo sia importante, oggi, dare una valvola di sfogo ai giovani, con occasioni di crescita e confronto, cooperando anche con altre realtà. Il nostro primo appuntamento sarà il ‘Caffè letterario’ che si pone come obiettivo proprio l’incontro tra giovani”.

Autore: Andrea dalla Serra

Una pioggia di cuori per i malati

Nelle scorse settimane giovani e adulti di tutta la provincia hanno lavorato duro per realizzare oltre 2 mila cuoricini, e in occasione della Giornata del malato gli assistenti spirituali li hanno distribuiti ai pazienti degli ospedali. Evento speciale a Silandro, dove era presente il vescovo Ivo Muser.

Quest’anno l’Ufficio pastorale, la Commissione per la pastorale della salute e del lutto, la Caritas e gli assistenti spirituali in ospedale, hanno pensato a qualcosa di speciale per la Giornata mondiale del malato e, assieme all’Associazione delle residenze per anziani e le parrocchie locali, hanno lanciato l’iniziativa “Un piccolo cuore…da tanti cuori!”.

Un dono per i pazienti e per i loro famigliari

Gruppi parrocchiali, organizzazioni, associazioni, scuole, bambini, giovani e ospiti delle case di riposo, hanno realizzato nelle scorse settimane oltre 2 mila cuoricini, che sono stati poi distribuiti dagli assistenti spirituali ospedalieri ai pazienti, ai loro familiari e al personale degli ospedali dell’Alto Adige: un gesto di vicinanza e comunione che è riuscito a portare un po’ di gioia a tante persone. All’ospedale di Silandro la Giornata ha avuto forse una marcia in più grazie alla presenza del vescovo diocesano, che malgrado i condizionamenti legati al Covid ha voluto far visita ai pazienti ed al personale del nosocomio. Negli incontri con pazienti, personale sanitario, assistenti spirituali, il vescovo ha ricordato che il Covid “ha costretto a infrangere il tabù della malattia e della morte, ad affrontare temi finora confinati in una privatizzazione strisciante: l’esperienza della pandemia mostra invece il nostro bisogno di persone che non abbiano paura del contatto con il prossimo, che trasmettano vicinanza ai malati e ai sofferenti, agli anziani e ai moribondi, che difendano la loro dignità nonostante le fragilità”.

Il grazie del vescovo muser

“Molti malati – ha aggiunto il vescovo Ivo Muser – vivono dell’aiuto e della compagnia, e non da ultimo della fedeltà che mantiene vive le relazioni”. Per questo nella Giornata del malato il vescovo ha ringraziato “tutti coloro che stanno facendo un grande lavoro negli ospedali, nelle strutture di cura e nelle case di riposo in questo tempo difficile, dimostrando che ogni vita merita protezione, aiuto e compassione”. 

“Ringrazio tutti coloro che mettono in pratica questa fedeltà  – ha spiegato – visitando i malati o assistendoli in vari modi. Il servizio ai malati è un servizio a Dio. Ringrazio coloro che si prendono cura dei familiari, ringrazio chi aiuta gli altri a vivere la loro vita”.

Al termine della celebrazione liturgica il vescovo ha pranzato con il personale nella mensa ospedaliera e ha poi fatto visita ai pazienti in alcuni reparti, fra cui, appunto, quello Covid.

Autore: Luca Masiello

La lunga attesa di Merano

Viaggio nella ripartenza, tra i silenzi delle periferie e le speranze del sindaco. La città del Passirio guarda al prossimo futuro, evidenziando e cercando di promuovere le sue diverse anime. E l’amministrazione comunale, per un anno doppiamente in pausa a causa del commissariamento, fa il punto sulle sue priorità.

È il primo pomeriggio di un venerdì di fine gennaio e nel fare il suo ingresso in stazione a Merano, il treno costeggia una via Lido completamente sgombra. Nessun’auto in transito e marciapiedi deserti. Una volta scesi, lo scenario non cambia, il traffico è quantificabile tra lo scarso e lo scorrevole, pochissima gente in giro, neppure l’ombra di un turista. Eppure non si sta male, la temperatura è resa gradevole dal Föhn che fa ruzzolare le foglie in un silenziosissimo Corso Libertà. Lo “Stadt Centrum”, inteso come centro commerciale, non modifica di un millimetro l’atmosfera da villaggio western che sembra avvolgere la città.
Le cose cambiano solo quando si entra nello “Stadt Centrum” tradizionale, almeno dal punto di vista visivo, perché anche nel centro storico il silenzio continua a regnare sovrano e viene interrotto solo dal tubare dei piccioni e dallo scricchiolare dei tendoni dei bar.
In giornate come queste, il centro meranese non sembra così diverso dalla periferia: si fa notare più per quel che manca che per quel che c’è. Lo conferma Hannes Egger che per settimane si è occupato di un progetto artistico e di rigenerazione urbana nel rione di Maria Assunta: “È stata un’esperienza interessante sotto diversi aspetti. Intanto ho visto dove abitano i corrieri che mi portano i pacchi a casa. La sera li vedevo rientrare nelle abitazioni dopo aver parcheggiato i loro furgoni. Per il resto, le lamentele di chi vi abita sono le stesse del resto d’Europa, si sentono isolati e privi di servizi, in sintesi, abbandonati”.

Una visione confermata da Luigi Cirimele operatore socio-culturale dell’Upad di Merano molto attivo nel quartiere San Vigilio. Luigi è nato a Torino e cresciuto a Roma, ha visto periferie molto più problematiche, ma conferma la visione di Egger. “Sì, non noto particolari differenze, se non che San Vigilio è considerata periferia solo per il contesto, una sola strada di accesso e nemmeno una fermata d’autobus, ma è a due passi dal centro. Vivo a Merano solo dal 2017, due dei quattro anni che ho vissuto qui sono stati condizionati dalla pandemia e poi dal commissariamento, quindi per me è difficile comprendere come si viveva prima. Posso dire, però, che la città mi sembra intontita, sembra faticare a rialzarsi”.
Cirimele sembra aver colto la questione principale. Merano, come moltissime altre città, non solo fatica a rialzarsi, ma sembra in attesa di un motivo per farlo.
Dopo lunghi mesi di reclusione domiciliare, nell’estate del 2020 ci si è rialzati con un certo entusiasmo, ma una volta tornato l’inverno, corpo e mente sono risprofondati nell’emergenza. I vaccini avevano ridato fiato alla speranza, ma ora ci ritroviamo a convivere con le restrizioni e le difficoltà nella gestione della vita quotidiana.
Molti, quindi, hanno ragionevolmente deciso di attendere che tutto questo finisca, aspettando che torni la voglia di “fare cose e vedere gente” senza accumulare frustrazioni. Così, la vita assomiglia sempre di più a quella delle grigie domeniche d’inverno in cui non si intravede un solo motivo per uscire dalle coperte. Difficile trovare soluzioni, ma per Cirimele è necessaria una forte reazione da parte del mondo culturale: “Servono nuovi modelli. Il Covid costringe a un cambio generazionale, il sistema di volontariato, spesso guidato da pensionati ancora attivi, difficilmente potrà ripartire come prima. Già nell’estate passata abbiamo notato come le attività più popolari si fossero ridotte al lumicino, il rischio è che non ripartano più”.

Nel frattempo, la città resta in silenzio in attesa del proprio turno, come dal medico.
Ecco, passando dalle minuscole alle maiuscole, chi proprio non può permettersi di restare in attesa è il nuovo sindaco di Merano, Dario Dal Medico: “In effetti – premette – due anni di pandemia e uno di commissariamento hanno fatto sì che si accumulasse una valanga di arretrato. La commissaria si è giustamente occupata dell’ordinaria amministrazione, ma con l’insediamento della nuova Giunta si è rotta la diga e, inevitabilmente, siamo stati sommersi da una montagna di richieste da parte della macchina amministrativa. I primi due mesi sono stati molto intensi, non che ora sia una passeggiata, ma finalmente possiamo alzare lo sguardo”.
Nel farlo, il sindaco si è dato alcune priorità e i giovani sono una di queste.
Come per Cirimele, l’allarme non è legato alle baby gang e alle sue strumentalizzazioni, ma alle difficoltà di socializzazione. Per il sindaco, gli effetti psicologici della pandemia si protrarranno per anni: “Per questo dobbiamo fare ogni sforzo per staccare i ragazzi dai social, dai loro smartphone e dai loro divani. Occorre attivarsi per agevolarli verso una socialità reale, la pandemia ha spinto molti giovani ad abbandonare l’attività sportiva e ora sembrano non averne più voglia”.
Uno scoramento che non riguarda solo loro: “È vero – ammette il sindaco – il problema riguarda anche gli anziani che non usufruiscono nemmeno della socialità virtuale e si sentono sempre più soli”.
Fortunatamente, almeno per ora, il tessuto economico sembra reggere. Soprattutto grazie al risparmio privato e a un settore turistico che, pur se a singhiozzo è riuscito a ripartire: “È inutile negarlo, i turisti animano la nostra città, ma occorre valutare attentamente i prossimi passi. Per questo l’Azienda di Soggiorno sta compiendo uno studio approfondito che speriamo possa indicarci la strada giusta, quella che ci spinga verso la migliore convivenza tra turisti e cittadini. Ma non abbiamo nessuna intenzione di snaturare l’anima della città in nome del turismo”.

Autore: Massimiliano Boschi

Un sogno che ha preso il volo

C’è chi di notte fa sonni tranquilli, chi ha gli incubi e chi invece sogna di ritrovarsi come passeggero di un aereo in stato d’emergenza in cui, a un certo punto, una hostess fa un annuncio chiedendo se a bordo si trovi un pilota che possa prendere il controllo della situazione. Quest’ultimo è proprio il sogno che ha fatto anche il bolzanino Alex Appoloni, cresciuto a Oltrisarco, vissuto alcuni anni in Inghilterra e qualche mese a Phoenix, in America, dove ha potuto volare sul deserto di Sonora.

Finalmente, dopo anni di studio e mesi di stop causati dalla pandemia, Alex ha ricevuto la chiamata da una delle maggiori compagnie low cost europee per pilotare il suo primo aereo di linea.

TRA UN AIRBUS 320 E UN SIMULATORE

Come da contratto, Appoloni avrebbe dovuto iniziare il proprio lavoro da pilota nel 2020, ma tutto è rimasto sospeso fino a qualche settimana fa quando è potuto partire per Londra. “Entrati a Gatwick abbiamo dovuto fare i corsi per gli assistenti di volo: dal salto con gli scivoli, alle prove in acqua, è stato formativo, ma anche molto divertente. Ora saremo messi alla prova con i simulatori ‘full motion’, estremamente realistici. Sono tutti simulatori fatti dalla compagnia aerea e questo è rilevante in quanto bisogna saper pilotare un determinato aereo dove sono richiese precise procedure, che cambiano da una compagnia all’altra. I nostri modelli sono Airbus A320, A319, A321, tre aerei in cui cambia fondamentalmente solo la lunghezza”.
Il prossimo step sarà il rinnovo della licenza e un test, che viene fatto ogni 6 mesi. Il volo, invece, è previsto per il 20 febbraio sui cieli d’Europa.
“Dopo 250 ore di simulazioni penso che mi renderò finalmente conto di pilotare un aereo ‘dal vivo’. Anche durante le esercitazioni con gli aerei più piccoli ti dici: ‘questo lo piloto io’; ma appena ci sali ti sembra gigante. Poi, però, entrando in cabina ritorna la sicurezza in sé stessi e si pensa solo a ciò che bisogna fare. A guidare un aereo di linea non si è mai soli, si è sempre in due e la collaborazione è essenziale”, sottolinea Alex che al suo fianco in cabina ha, ormai da agosto 2019, il vicentino trentaseienne Giovanni che specifica: “nonostante il fatto che siamo entrambi italiani, la lingua dell’aviazione è l’inglese. Se poi ci dovessimo trovare meglio a parlare tra di noi in italiano, questo non lo vieta nessuno.

IL PERIODO PIU’ TOSTO

Già durante le scuole superiori, Alex inizia a costruire quello che sarà il suo lavoro del domani: “Avere un ottimo livello di inglese era di fondamentale importanza per poter accedere all’accademia; per questo ho deciso di fare il quarto anno di scuola superiore a Brighton, migliorando così la mia conoscenza linguistica. Tornato per l’Esame di Maturità al Rainerum, ho fatto le selezioni per il CAE, un’accademia che ha una sede ad Oxford.” Per accedervi Appoloni si è dovuto sottoporre a test psicoattitudinali. “Volevano verificare la nostra stabilità mentale – dice – e poi la capacità di cooperare in team, non sono mancati neppure i test medici.” Passata la selezione, sono arrivate le lezioni e, infine, la sessione di esami, ben 14, che spaziavano dal diritto alla meteorologia. “È stato il periodo più difficile. Avevamo lezioni fino a pomeriggio e passavamo le notti a studiare. Gli standard sono elevatissimi, non sono mai stato così tanto sotto pressione”.

VOLTARSI INDIETRO…

“Al piccolo Alex che sognava di fare il pilota e prendere il controllo di un aereo in volo, oggi gli direi che, nonostante a quell’età non si renda conto degli enormi sacrifici che dovrà fare, ne varrà la pena. Il primo volo in solitaria, per quanto breve potrà essere, ripagherà tutti gli sforzi. Essere in cielo per la prima volta, senza istruttore al proprio fianco, è un’esperienza indimenticabile.” E sul suo primo volo, il collega Giovanni aggiunge: “Appena sceso dall’aereo mi sono reso conto del privilegio pazzesco che ho avuto. Se ci si pensa che è solo un centinaio d’anni che si utilizzano gli aerei, essere tra i pochi esseri umani che hanno potuto farlo è davvero sbalorditivo.

E I “VOLI FANTASMA”?

“Alle compagnie vengono dati degli slot, ovvero degli orari durante il quale possono avere il diritto di prendere i passeggeri in aeroporto. Se una compagnia non li rispetta, perde il diritto di utilizzare quell’aeroporto e, questo, è uno dei motivi per il quale in cielo ci sono aerei che volano vuoti. C’è però anche l’aspetto della manutenzione: tenere un aereo a terra non è conveniente. Poi – concludono Giovanni e Alex – i dati sull’inquinamento sono oggi relativi; con le nuove tecnologie ci sono aerei che viaggiano con circa il 15% in meno di emissioni di CO2. L’attenzione da parte delle compagnie aeree su queste tematiche è sempre più alta. Inoltre, vengono investite grandi quantità di soldi nella ricerca per realizzare aerei elettrici. Prima o poi si vedranno volare anche questi e chissà se saremo proprio noi a pilotarne uno…”

Autore: Andrea Dalla Serra

La cultura per difendere le nostre montagne

Una serie di incontri che si svolgono in un clima informale e partecipativo, fra amici, verrebbe da dire, se non fosse che queste serate vengono organizzate dal direttivo di un’associazione che assomiglia più ad una grande famiglia che ad un sodalizio tout court. Anche quest’anno tornano dunque i “Giovedì del Cai”, conferenze in cui ospiti speciali parlano di tematiche inerenti al mondo delle vette; sono incontri aperti a tutta la cittadinanza, ad ingresso libero, e si svolgono al Centro per la Cultura in Via Cavour alle ore 20.30.

Una visione a 360 gradi della vita in quota
Il filo rosso che collegherà i giovedì del 2022 sarà “La vita in montagna: passato, presente e futuro” che mira ad approfondire i vari aspetti della vita in montagna; un progetto che vuole invitare tutti a conoscere meglio la natura e il clima, la vita e il lavoro, i rischi connessi al cambiamento climatico e al turismo, le tradizioni e le sfide del domani delle Terre Alte nostre e in altre parti del mondo, per capire come possiamo contribuire noi a mantenerne la vitalità e la bellezza.
Perché, come scrive Luca Calzolari, direttore responsabile di “Montagne 360”, la rivista ufficiale del Cai, “quello che più sta a cuore al Club alpino sono l’ambiente montano (ma non solo) e i suoi abitanti. Gli uomini, certo. Ma anche la flora e fauna. Ecco, è proprio partendo da questi presupposti che la mission culturale del Cai si rafforza e prende forma nelle parole che racchiudono idee e visioni. Non solo del presente, ma anche del futuro, che è sempre più necessario tutelare e salvaguardare.”

Il primo incontro con l’ambientalista storico
Il primo appuntamento è per il 17 febbraio con l’autore del libro “Avere cura della montagna” Luigi Casanova, guardiano delle foreste nelle Valli di Fiemme e Fassa, ambientalista storico, esponente di Mountain Wilderness, Cipra e Italia Nostra. Le montagne non rappresentano solo il più grande patrimonio naturale del nostro Paese, ma anche una preziosa riserva della “coscienza ambientale” che vive nei nostri territori. Questo libro spiega perché bisogna avere “cura” della montagna, delle sue foreste sempre più colpite dalle tempeste e dai cambiamenti climatici, delle sue acque minacciate dall’idroelettrico, delle aree che il turismo di massa e i grandi eventi vorrebbero trasformare in impianti o in un’appendice delle grandi città di pianura, dei parchi e delle aree protette che devono fare rete, degli animali che ne sono anche loro “cittadini”. Le proposte più avanzate del mondo ambientalista e i suoi più importanti documenti, a partire dal “Manifesto di Camaldoli”: un’analisi che parte dalle Alpi e da uno dei suoi luoghi-simbolo, le Dolomiti, ma il cui messaggio può essere esteso a tutte le “terre alte” e, in fondo, all’Italia intera. Non solo per conservare e proteggere la natura ma per far crescere un’economia responsabile e per creare posti di lavoro.

In programma anche la rassegna cinematografica
Per quest’anno, inoltre, è stata organizzata anche una rassegna cinematografica dal titolo “Altre Montagne” , che vuole raccontare storie ed esperienze di vita provenienti da zone lontane, diverse da quello che conosciamo, ma proprio per questo affascinanti. Quattro gli appuntamenti: il 10 marzo, il 12 maggio, il 20 ottobre ed il 1 dicembre.

Autore: Luca Masiello