Una casa a chi ne ha bisogno

Si chiama Housing First, e il suo obiettivo è il ritorno ad una situazione abitativa dignitosa di persone con problemi psichiatrici sanitari e di dipendenza, i quali vengono identificati senza dimora cronici (ovvero persone che da più di un anno vivono in strada). In Alto Adige il progetto pilota prevede l’inserimento in appartamenti autonomi in 3 comuni dell’Alto Adige (Bolzano Merano e Bressanone) e un accompagnamento socio-pedagogico da parte di personale competente.

“Housing first è un progetto importante, quanto difficile da realizzare. Ci vogliono competenza, pazienza e un lavoro di rete con tutti gli attori coinvolti”, spiegano i referenti responsabili del progetto pilota per Merano ovvero l’educatrice professionale Emanuela Albieri e l’assistente sociale Robert Vorhauser, che lavorano presso il centro per persone con disabilità e disagio psichico Pastor Angelicus di Merano.

Emanuela Albieri, Robert Vorhauser e Melanie Frei

Quando nasce l’idea di questo progetto? 
Robert Vorhauser – Questo progetto nasce nel 2017 con l’intento di trovare un’abitazione a persone che vivono da molto tempo sulla strada. L’intenzione è di promuovere questo concetto su tutto il territorio provinciale, ma noi seguiamo la zona di Merano e del Burgraviato.

Che differenza c’è rispetto ai progetti del passato che si occupavano ugualmente del recupero di persone con disabilità mentale? 
Robert Vorhauser – Il classico programma di inclusione, detto anche programma a gradini, prevede una serie di step che la persona coinvolta è tenuta a superare per accedere ai servizi come quello dell’accompagnamento o della casa. Questo modello di intervento è considerato in molti casi fallimentare; il sistema di premio o punizione non porta la persona a raggiungere l’obiettivo dell’autonomia totale anche perché ci troviamo di fronte a persone pluri problematiche o con doppia diagnosi che a fatica soddisfano i requisiti minimi per accedere al servizio stesso o che abbandonano il progetto semplicemente perché non ce la fanno. 
L’idea nuova è quella di capovolgere questo approccio, partendo proprio da un bene essenziale, dal bisogno fondamentale di avere un rifugio sicuro dove la persona si può ritirare e cominciare il proprio recupero. 

Fisicamente dove dobbiamo immaginarci questo progetto? Dove si trovano le case che ospitano i senzatetto? 
Robert Vorhauser – La difficoltà è trovare proprio le abitazioni. In questo momento stiamo seguendo sei progetti attivi tra Merano e Lagundo. Si tratta di persone che si trovano sia in appartamenti privati che in quelli gestiti dal Comune. 

Come si fa a sensibilizzare la comunità nella ricerca di appartamenti sfitti? 
Emanuela Albieri – La cittadinanza deve conoscere il progetto, deve essere informata. Solo se facciamo passare il messaggio di un progetto utile e volto al bene comune, la collettività può rispondere in maniera positiva.

Qual è il profilo delle persone coinvolte in questo progetto? Di chi parliamo?
Emanuela Albieri – Parliamo di persone che nascono sul territorio e sono molto legate alla loro Heimat, ma che non riescono a superare quegli step che consentono loro l’accesso a un servizio. Ci sono persone seguite dal Sert, ma che non riescono a rientrare in un progetto specifico perché ci sono degli “obblighi” o dei “requisiti”. Non è soltanto una questione di volontà, ma è la malattia stessa a rappresentare un ostacolo. Per intenderci: ci sono alcuni clochard che non riescono a usufruire del servizio mensa perché la loro condizione psichica è così fragile da non reggere il confronto con altre persone o con ambienti a loro estranei.

Questo progetto è costruito attorno alla persona e non alla malattia o al disagio. Si intercettano storie, biografie e si guarda alle esigenze e ai bisogni di ogni singolo individuo. Si cercano soluzioni individualizzate nel rispetto delle specificità. Quanto costa in termini di energie una ricerca simile? 
Emanuela Albieri – Concettualmente il progetto è molto dispendioso. Ma dobbiamo pensare ad una cosa: dove finiscono queste persone? Che fine fanno? A chi si rivolgono? Il rischio è che si riversino negli ospedali o in strutture più costose. Housing first si è posto il problema dei costi benefici ed è per questo che riteniamo che la soluzione abitativa sia non solo più economica, ma anche più vantaggiosa per tutta la comunità. Chi beneficia del servizio può essere seguito; l’eliminazione dello stress per la sopravvivenza aiuta a stabilizzare  l’assistito e a curare le malattie psichiche e l’abuso di sostanze. 

Come si riesce a convincere le persone ad entrare in una casa?  
Robert Vorhauser: È fondamentale che la persona sia convinta di voler vivere in una casa e di accettare l’aiuto e l’accompagnamento di un operatore. Senza questi requisiti formali, è impensabile intraprendere un percorso di Housing first. 
Emanuela Albieri: È un lavoro lento e paziente che non produce effetti immediati. Lo step più difficile è far sentire a casa una persona, a volte anche quattro pareti possono essere strette. Secondo lo studio su Housing first ci vogliono circa sei mesi prima che la persona indigente accetti la nuova dimora. Sono donne e uomini con una storia apparentemente normale, ma che per una serie di eventi drammatici e pesanti, si sono ritrovati per strada. Inoltre oggi il problema riguarda anche famiglie con minori che si trovano a perdere una casa, pur avendo un lavoro. Per questo anche il ventaglio di intervento si sta allargando.  

Qual è dunque la filosofia dietro Housing first? 
Robert Vorhauser – Le persone devono essere immediatamente sottratte alla strada, più a lungo restano lì e più difficile sarà il percorso di recupero e guarigione. 

In che modo dobbiamo accogliere questo progetto? Come convincere quella parte incerta  della cittadinanza sulla bontà di Housing first?  
Emanuela Albieri – Togliere dalla strada persone con situazioni di disagio è un bene non solo per la persona stessa, ma anche per la comunità che quel disagio lo avverte e lo subisce. La persona malata mentale non rappresenta di per sé un pericolo, ma viene vissuta con diffidenza da chi non conosce il problema. Inoltre Housing first non soltanto toglie le persone dalla strada, ma offre un servizio di accompagnamento e di monitoraggio dell’assistito. Tra gli obiettivi da considerare ci sono: una formazione sui temi dell’igiene personale, sull’alimentazione e sulla gestione economica, la costruzione di reti sociali con il vicinato, l’integrazione all’interno di un condominio, l’apprendimento di regole di comportamento verso il prossimo, e tanti altri aspetti.

Cosa vi preme dire ancora sul progetto Housing first? 
Robert Vorhauser – Ci servono appartamenti, stanze, soluzioni abitative semplici, piccole, assolutamente non lussuose. Ci rivolgiamo al mercato privato, alle istituzioni, a tutti i cittadini e cittadine che vorranno aiutarci con un semplice passaparola. Per informazioni e contatti le persone interessate possono scrivere al seguente indirizzo email  robert.vorhauser@bzgbga.it o telefonare al numero  0473 272813.
Emanuela Albieri – Vogliamo ringraziare tutti i nostri partner e collaboratori, soprattutto il distretto sociale di Merano e il Sert, senza i quali Housing First non potrebbe funzionare.

Una stagione straordinaria per celebrare la ripartenza del teatro

Inserzione pubblicitaria – Al Puccini di Merano lo Stabile presenta 10 spettacoli. Anna Foglietta e Paola Minaccioni, Natalino Balasso, Elio, Marco Paolini, Leo Gullotta E Silvio Orlando Tra I Protagonisti Della Nuova Stagione Del Teatro Stabile a Merano.

30 titoli in sei cartelloni indipendenti per un totale di 112 alzate di sipario in tutta la provincia. A Merano, Bressanone, Brunico e Vipiteno il Teatro Stabile presenta una stagione ad ampio raggio, sia dal punto di vista della varietà di sguardi artistici, sia per il numero di spettacoli che vengono presentati nel corso dell’anno teatrale 21/22.

Dieci gli spettacoli pensati per Merano, che si svolgeranno tutti al Puccini alle 20.30.

Ad aprire la stagione il 23 novembre è “L’attesa” con Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Il testo di Remo Binosi con la regia di Michela Cescon, ha avuto modo di calcare il palco già quest’estate all’Arena TSB sui Prati del Talvera in versione di lettura scenica durante la rassegna FUORI! e ora è pronto per i palcoscenici. 

“L’attesa” racconta del confronto, prima astioso, poi complice, infine conflittuale, di due donne. Cornelia, nobile veneta promessa in sposa al duca di Francia, è segregata in campagna dalla famiglia perché resa gravida da un altro uomo durante una festa di Carnevale. Sola, in una stanza buia, può contare soltanto sui servizi di una vecchia nutrice, finché non le viene affiancata Rosa, donna popolana e tuttofare…

Il grigio, Elio

Il 27 novembre Elio, funambolico musicista, indiscusso leader della band “Elio e le storie tese” sarà l’interprete dello spettacolo “Il Grigio” la più importante opera di prosa scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini. “Il Grigio” racconta di un uomo di cinquant’anni in crisi da una vita e di una casa in campagna dove vorrebbe starsene in pace a riflettere sui propri problemi esistenziali. Ma a disturbarlo arriva un misterioso topo, il Grigio per l’appunto…

Ruzante, Natalino Balasso

Il 5 dicembre giunge a Merano una delle nuove produzioni del Teatro Stabile: “Balasso fa Ruzante (Amori disperati in tempo di guerre), che nasce dalla riscrittura  di Balasso dell’opera di Angelo Beolco detto il Ruzante. Ad interpretare questa nuova commedia troviamo lo stesso Balasso affiancato da Andrea Collavino e Marta Cortellazzo Wiel. A dirigerli Marta Dalla Via, raffinata caratterista e profonda conoscitrice delle corde espressive di Balasso/ Ruzante.

Il 12 dicembre sul palco del Puccini irromperà “il Misantropo” di Molière, nella nuova versione diretta e interpretata da Fabrizio Falco, assieme a un giovane compagnia di attori del Teatro Biondo di Palermo. Il 19 dicembre sarà il momento della danza, che vede protagonista la Compagnia Artemis fondata da Monica Casadei alle prese con “Circus”, uno spettacolo arricchito da sorprendenti abilità fisiche e da un immaginario che riporta il pubblico alla magia del circo e dei suoi abitanti.

Marco Paolini

Il nuovo anno di teatro si apre il 21 gennaio nel segno di Marco Paolini e del suo “Teatro fra parentesi. Le mie storie per questo tempo”, un recital che nasce dalla necessità di immaginare un ruolo per lo spettacolo dal vivo che sia a tutto campo. Uno spettacolo fondato su un canovaccio autobiografico, che cuce insieme storie vecchie e nuove, impreziosite dalle canzoni e dalle musiche di Saba Anglana e Lorenzo Monguzzi. 

Bartleby lo scrivano, Leo Gullotta

Il 18 febbraio un travolgente Leo Gullotta veste i panni di “Bartleby lo scrivano” nello spettacolo ispirato al racconto di Melville. Bartleby è uno scrivano ligio e cordiale impiegato in un grande studio di avvocati a Wall Street, amato e apprezzato da tutti. Un giorno, improvvisamente Bartleby decide di rispondere a qualsiasi richiesta con una frase che è rimasta nella storia: «Avrei preferenza di no». Il silenzio inspiegabile di Bartleby ci turba e ci accompagna da più di un secolo.

La vita davanti a se, Silvio Orlando

Il 26 febbraio Silvio Orlando porta in scena “La vita davanti a sé”, spettacolo ispirato al romanzo di Romain Gary. Un autentico capolavoro “per tutti” dove la commozione e il divertimento si inseguono senza respiro. Accompagnato da quattro musicisti, Orlando conduce il pubblico – con leggerezza e poesia – alla scoperta delle vite sgangherate del piccolo Momò e di Madame Rosa. 

Graffiante e pungente è la riscrittura di Andrea Pennacchi del capolavoro shakespeariano “La bisbetica domata” che trasla le vicende dei due amanti Petruccio e Caterina dalla Padova di fine Cinquecento a quella degli anni ’90 del Novecento.  Anna Tringali, Giacomo Rossetto e Massimiliano Mastroeni interpretano la commedia che verrà presentata il 5 marzo al Puccini. 

La stagione si conclude il 23 aprile con il secondo capitolo della trilogia In nome del padre, della madre, dei figli di Mario Perrotta. Autore, attore sensibile e duttile, Perrotta sposta la lente di ingrandimento sulla figura “Della Madre”. Ad accompagnarlo nella sua indagine teatrale sulla figura materna troviamo lo psicanalista Massimo Recalcati e Paola Roscioli, attrice che lo affiancherà in scena.

I BIGLIETTI

Le normative relative al riempimento delle sale sono in continua evoluzione e anche per questa stagione il TSB vende i biglietti singoli per gli spettacoli in cartellone. In accordo con i principali enti teatrali della città (VBB, Fondazione Orchestra Haydn e Teatro Cristallo), il TSB ha adottato una politica di prezzi semplificata che accentua ulteriormente l’accessibilità da parte di un vasto pubblico: le fasce di prezzo sono solo tre: 15 euro biglietto intero, 10 euro ridotto, 6 euro Under 26. Agli abbonati 2019/2020 riserva il prezzo ridotto di 10 euro.
A Merano i biglietti sono in vendita presso le casse del Teatro Puccini il 25 ottobre dalle 17.30 alle 19.30.
Nelle date di spettacolo a partire da un’ora prima della rappresentazione
I biglietti per tutti gli spettacoli sono inoltre in vendita alle casse del Teatro Comunale di Bolzano, sul sito www.teatro-bolzano.it e si possono acquistare inoltre scaricando l’APP Teatro Stabile di Bolzano (iOs e Android).
Coloro che si assicureranno entro il 5 dicembre i biglietti per i 10 spettacoli avranno diritto a un prezzo scontato pari a 80 euro.

(inserzione pubblicitaria)

Sei sabati di voci e strumenti musicali

“Un canto nella notte mi ritorna nel cuore” Con queste parole il musicista Franco Mastroddi saluterebbe il Festival di musica sacra che la Federazione Cori dell’Alto Adige in collaborazione con la corale Non Nobis Domine propone alla città di Merano per i mesi di ottobre e novembre.
Si tratta di sei appuntamenti per sei sabati sera nei quali le voci dei cori e gli strumenti musicali tornano a essere protagonisti.
Il “Festival di musica liturgica 2021” vuole essere un punto di ripartenza “in presenza” dopo il grande silenzio della musica dal vivo causato dalla pandemia. In particolare l’attività corale è stata quella che ha sofferto più di ogni altro comparto musicale.
Numerosi sono stati gli sforzi per mantenere viva l’attività musicale anche e soprattutto attraverso l’impiego di tecnologie e piattaforme multimediali che hanno da un lato favorito l’acquisizione di nuove competenze e modalità espressive, ma dall’altro hanno reso ancor più consapevoli della bellezza e dell’utilità sociale dell’attività musicale in presenza, dal vivo.
Desiderosi quindi di ripartire dopo tanto digiuno forzato, si è pensato di strutturare un progetto di festival di musica sacra di ampio respiro che potesse includere eventi corali, concerti organistici, esibizioni di ensemble cameristici, con interventi di narrazione poetica e interventi multimediali di esperti di storia dell’arte come contrappunto alla musica nelle sue varie forme.
Non è una mera operazione di “rievocazione di repertori del passato” in quanto la musica sacra non ha tempo ed è, per sua natura, espressione di un’esperienza viva. Una proposta quindi per tutti (fruitori ma anche musicisti e cantori) di vivere momenti di alta bellezza e spiritualità a cui la musica e l’arte introducono.
Il progetto si articolerà in 6 eventi che si svolgeranno in 5 chiese diverse della città di Merano.
Il primo sarà sabato 9 ottobre alle ore 20.30, un concerto per organo nel Duomo di San Nicolò; protagonista l’organista Paolo Pachera, che fra i vari brani del repertorio eseguirà una sua nuova composizione inedita in prima assoluta.
Il secondo appuntamento sarà sabato 16 ottobre alle ore 20.30 nell’ antichissima Chiesa di Santa Maria del Conforto con la presenza della corale meranese “Non Nobis Domine” (proprio in questa chiesetta 22 anni fa la corale meranese tenne il suo primo concerto pubblico) che presenterà un percorso di canti sacri interamente incentrato sulla figura di Maria nel mese a lei tradizionalmente dedicato. All’interno del repertorio verrà presentata dalla corale una sequenza mariana mai eseguita in epoca recente sul territorio tratta e trascritta dal manoscritto 61 di Castel Tirolo (XIII secolo). La chiesa intitolata a Maria e i suoi affreschi romanici, gotici econ influssi di scuola giottesca, verranno brevemente presentati e illustrati da una esperta di storia dell’arte all’interno della serata.
Il terzo evento si svolgerà nella Chiesa di San Giorgio sabato 23 ottobre alle ore 20.30 e in questa occasione verrà presentata “La leggenda di San Giorgio e il drago” tratta da “Favola”, un brano in sette capitoli per narratore e orchestra su testo di Massimo Rossi e musica di Marco Mantovani. La scelta di questo programma narrativo musicale è particolarmente significativa in riferimento alla Chiesa ospite dell’evento dedicata al Santo oggetto della narrazione. Verrà eseguita nella riduzione per quintetto di fiati e pianoforte con voce recitante. Anche questa occasione vedrà un breve intervento da parte di un esperta di storia dell’arte sulla iconografia del santo – cavaliere San Giorgio alle prese col drago.
Quarto appuntamento sabato 30 ottobre alle ore 20.30 nella Chiesa di Santo Spirito. Ospite la formazione corale di Laives “Schola Cantorum”, una formazione emergente del territorio provinciale che dopo una lunga interruzione ha ripreso con entusiasmo l’attività corale grazie l’ingresso di nuovi cantori e che presenterà un percorso di musica sacra che spazierà dal ‘500 al ‘900.
Il quinto appuntamento è in programma per sabato 13 novembre sempre alle 20.30: la bellissima chiesa gotica di Santo Spirito (antica chiesa dell’ospedale) ospiterà un concerto polifonico della corale “Non Nobis Domine” con un repertorio che spazierà dal canto gregoriano ai mottetti rinascimentali fino ad arrivare alla musica sacra contemporanea. Canti solistici, a cappella, con accompagnamento di organo, pianoforte, flauto traverso documenteranno i diversi linguaggi e stilemi artistici attraverso i quali la musica sacra si è espressa nelle diverse epoche.
Ospiti saranno la soprano bolzanina Loredana Merlin e la contralto Cinzia Butelli. All’interno del repertorio verrà presentata dall’ensemble la sequenza di Pentecoste “Veni SancteSpiritus” nella versione tramandata dal manoscritto 61 di Castel Tirolo (XIII secolo). Anche in questa occasione una esperta d’arte illustrerà brevemente con l’ausilio di supporti visivi alcuni aspetti storico-artistici più significativi dell’edificio sacro teatro dell’evento. In particolare si potranno vedere particolari fotografati recentemente degli affreschi dell’iconografia Trinitaria della chiesa; rappresentazione che non trova riscontri in nessun altra esistente.
Sesto e ultimo appuntamento, sabato 20 novembre ore 20.30 nella Kapuzinerkirche (Chiesa annessa al convento dei padri Cappuccini) dedicata a San Massimiliano. Chiuderà il festival un concerto polifonico che vedrà protagonista l’“Ensemble Vox Dulcis”, già Corale San Leonardo di Bronzolo. Il repertorio della corale spazia dalla musica antica fino alla musica contemporanea sia sacro che profano con incursioni nel pop e nel canto polifonico africano. Per l’occasione verrà eseguito un programma di musica sacra in due declinazioni: antico nella prima parte, contemporaneo nella seconda; stili musicali completamente diversi nell’unico grande alveo della musica sacra che non ha tempo. Gli ingressi a tutti gli spettacoli sarà gratuito.

“Non dimenticate il nostro quartiere”

“Il nostro quartiere ha bisogno di interventi di manutenzione, per non imboccare la china dell’abbandono e del degrado, e interventi strutturali al fine di far fronte alle nuove esigenze. È per questo che abbiamo inviato ai candidati sindaci alle elezioni comunali un programma relativo ad interventi da effettuarsi nel corso della prossima legislatura”. Non hanno perso tempo e si sono rimboccati (nuovamente) le maniche i membri del Comitato di quartiere di Piazza San Vigilio, si sono incontrati con i residenti e si sono rivolti a quelli che saranno gli amministratori della città, chiedendo loro di non dimenticarsi di questo rione. Progettato e costruito 45 anni fa, quello di piazza San Vigilio era considerato un quartiere residenziale moderno, all’avanguardia dal punto di vista architettonico, costituito da una trentina di edifici. Ma nel corso degli anni il quartiere ha cambiato fisionomia, e sono sorte nuove problematiche: “Se è importante investire in centro per garantire l’aspetto turistico di Merano – spiega il presidente Giancarlo Penasa – è nei quartieri che vive la maggior parte della popolazione e anche qui servono investimenti e realizzazioni”.
Sono cinque le proposte avanzate. La prima riguarda il cuore del quartiere: nonostante il nome, piazza San Vigilio non ha una piazza dove incontrarsi, che faciliti la reciproca conoscenza, il dialogo e il confronto fra i residenti, oltre che luogo per rafforzare l’identità del quartiere. Lo spazio che il Comitato propone è quello all’esterno del bar Patrizia, a fianco del piccolo parco giochi, sull’area in asfalto che sta in mezzo.
C’è poi la richiesta di creare una casa delle famiglie e del quartiere: di fronte al bar c’è attualmente un locale sfitto e degradato, ma che adeguatamente ristrutturato può essere utilizzatoa questo scopo: l’idea è di realizzare al piano terra uno spazio per bambini 0 – 6 anni, per i loro genitori e per tutte le famiglie, seguito da educatrici esperte e aperto ad eventi e iniziative anche nella piazza esterna, mentre nel piano sotterraneo una sala riunioni per tutto il quartiere. C’è poi il problema della manutenzione di alcuni vialetti; presentano infatti crepe o avvallamenti che sono già stati causa di cadute di persone anziane. E poi c’è la questione del parco giochi: in via Roma e in via Fornaio, l’utenza che utilizza il parco principale è notevolmente aumentata. Da una parte c’è la necessità di avere più spazio, dall’altra è molto sentito il bisogno di fissare delle regole di utilizzo che rispettino la quiete di chi abita vicino, trovando forme di prevenzione e dialogo con i gruppi di adolescenti e giovani che lo usano la sera (gruppo di lavoro con Polizia municipale, educatori Streetwokers, residenti e giovani).
L’ultima richiesta riguarda gli amici a quattro zampe: la necessità di un’area cani facilmente raggiungibile è molto sentita dagli abitanti. Sempre più famiglie e singoli abitanti nel quartiere hanno un cane in casa, ma nelle aree verdi attuali non è possibile lasciarli liberi di correre e giocare.

La vita torna in scena

Dal canto per Europa di Rumiz alla grande prosa di In scena, dai cantautori Michele Bravi, Morgan, i Rovere, al teatro per bambini, a quello amatoriale, ai corsi del Centro giovani fino agli interpreti di questo tempo sospeso: la suora di clausura Teresa Forcades, il cardinale Matteo Zuppi, Marco Balzano, Elvira Mujčić…

Anna Foglietta e Paola Minaccioni ne “L’attesa”

“È proprio lì, in mezzo al mare nero, che cominciai a sentire il canto d’Europa”.
Forse non ci rimane che il mito per tentare di capire quello che siamo in questo nostro tempo sospeso. Dentro il mare nero, oscuro, della nostra modernità presa in ostaggio da un virus informe che disintegra le antiche certezze, ecco che un narratore raffinato come Paolo Rumiz si fa sorprendere dal Canto per Europa, un viaggio fatto di barche di legno e remi di fortuna verso la libertà e la pace. La traversata di Rumiz andrà in scena sul palco del Teatro Cristallo il 7 ottobre alle ore 21. Il suo “Canto per Europa” (regia di Franco Però con Lara Komar, Giorgio Monte e musiche di Sasha Kalic e Vangelis Merkouris) sarà una potente metafora della speranza che sopravvive anche all’attraversamento del mare tenebroso, come avviene in questo mare limaccioso del tempo pandemico. Un tempo dove perfino i teatri e i cinema hanno dovuto spegnere luci e proiettori e sospendere i sogni in attesa di un ritorno possibile del canto, del delirio…
“La vita torna in scena” e tenta di riprendere il viaggio onirico verso un altrove possibile. Su questo ritorno in scena della vita il Teatro Cristallo ha costruito la nuova stagione 2021-2022, divisa in due atti, il primo fino a dicembre con gli spettacoli già programmati su libretto e la seconda a partire da gennaio con spettacoli ed eventi che verranno presentati successivamente, con l’avvio del nuovo anno.

Morgan

RACCONTI DI MUSICA
Dopo il concerto introduttivo di Michele Bravi la rassegna dell’associazione “L’obiettivo” curata da Lucio Paone, prosegue il 23 ottobre alle 21 con Morgan & Megahertz. I due artisti proporranno, sul palco del Cristallo, un viaggio epico-musicale sul solco di artisti famosi: David Bowie, Depeche Mode, Duran Duran, Kraftwerk. Sabato 25 alle ore 21 sarà la volta dei Rovere, una band giovanissima, nata e cresciuta a Bologna, che ha debuttato con l’album omonimo “Rovere”. Il 25 Novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne con un palco tutto al femminile: Petra Gruber, Greta Marcolongo, Judith Pixner, Evi Mair e Camilla Guerrini. La serata “Donne in jazz. Stop the violence” vedrà anche l’esibizione di musicisti come Fiorenzo Zeni, Michele Giro, Flavio Zanon, Michele Vurchio. Sarà anche l’occasione per ricordare la cantante Michela Marinello.

Band Rovere

IN SCENA
La grande stagione in prosa del percorso “In Scena”, proposto in collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, inizia il 12 novembre alle ore 21 con “L’attesa” di Remo Binosi per la regia di Michela Cescon con Anna Foglietta e Paola Minaccioni. Cornelia, nobile veneta promessa i sposa al duca di Francia, è segregata in campagna dalla famiglia perché resa gravida da un altro uomo durante una festa di Carnevale. Il 24 novembre (ore 21), con Il Grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini – interpretato da Elio (arrangiamenti musicali di Paolo Silvestri). Il 3 dicembre (ore 21) – va in scena uno spettacolo potente, di denuncia di quel male radicale che si insinua nelle pareti di casa e che penetra poi nella psiche delle vittime. “Dentro. Una storia vera, se volete” per la drammaturgia di Giuliana Musso, che è anche interprete del testo insieme a Maria Ariis, racconta la violenza sessuale come un segreto che permane tutta una vita dentro alle case, dentro agli studi dei medici, degli psicoterapeuti o degli avvocati.

CORPI ERETICI
Il 24 settembre alle 21 torna Alessandro Bergonzoni, per la rassegna Corpi eretici, con il suo “Trascendi e sali”, lo spettacolo firmato insieme a Riccardo Ridolfi. Bergonzoni provoca la coscienza morale perché superi e scacci via i demoni della violenza e della guerra e innalzi, oltre i confini sociali e gli impedimenti culturali, l’aspirazione alla pace. La forbice di Bergonzoni taglia, con le parole, il tessuto ingiallito dei luoghi comuni e delle ristrettezze dell’ordine e si fa anelito di un cambiamento possibile.

IL TEATRO È DEI BAMBINI
Il 9 ottobre alle 16.30 debutta la rassegna “Teatro per bambini” della compagnia teatroBlu con “Il piccolo clown” per la regia di Klaus Saccardo, che prosegue sabato 30, sempre alle 16.30 con con “Forse che sì, forse che no…” per la regia di Nicola Benussi. In questo viaggio fra passato e futuro alla ricerca di un nuovo senso della storia, non poteva mancare Pippi Calzelunghe, l’eroina che vuole difendere lo spazio magico dei bambini. La compagnia ariaTeatro mette in scena la sua storia per la regia di Nicola Benussi. La rassegna si chiude il l’11 dicembre con “Fratellino Sorellina”, un testo che racconta il desiderio di conoscenza e di innocenza che muove i bambini a superare ogni impedimento e crescere.

Pippi Calzelunghe

BUONA DOMENICA A TEATRO
Come ogni anno la Uilt (Unione italiana libero teatro) porta il pubblico a teatro con spettacoli comici e grotteschi per una domenica all’insegna delle risate. Sei le proposte fino a dicembre: Il 10 ottobre (sempre con orario 16.30) Jena Ridens, uno spettacolo carico di risate del Teatro Amathen di Verona. Il 24 ottobre un rifacimento del testo shakesperiano Questo Otello è tutta un’altra storia del Teatro Ronzinante. Il 14 novembre le Luci della Ribalta propongono Il colpo della strega. Il 28 novembre, Una casa di pazzi, spettacolo che ruota intorno al tema della salute mentale e alla “rivoluzione” della legge Basaglia. Il 19 dicembre, La verità di Freud de La Kombriccola di Merano.

I PERCORSI CULTURALI
Accanto agli spettacoli, Il Cristallo prosegue con le sue proposte culturali nei vari percorsi (Madre Terra, Educare alla giustizia, Le vie del sacro).
Mercoledì 29 settembre (ore 20.30) il palco del Teatro ospiterà una delle donne più interessanti e affascinanti della nostra Europa. Teresa Forcades è una suora benedettina di clausura spagnola che era destinata, prima della conversione ai temi della teologia femminista e teologia queer, a una folgorante carriera come medico immunologo. Il richiamo di Dio l’ha messa sui sentieri della ricerca di nuovi aspetti della teologia.
“Quando tornerò” è il titolo del nuovo romanzo di Marco Balzano, giovane scrittore affermato, noto al pubblico per il successo di “Resto qui”. Nel nuovo libro, che verrà presentato il 14 ottobre alle ore 18 per il percorso Madre Terra, l’autore sarà in dialogo con Liliana Di Fede.
Per “Le vie del Sacro” il 16 novembre, alle ore 18, ci sarà un altro ospite d’eccezione, ossia il cardinale di Bologna Matteo Zuppi che rileggerà l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”.

Il teatro Cristallo ringrazia i sostenitori della nostra stagione, l’Assessorato alla Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano, la Regione Trentino Alto Adige, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano, Alperia SpA e la Cassa di Risparmio di Bolzano.

Foto principale: Elio in “Il grigio”. Fotografo: Giuseppe Maritati

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Da Bolzano al Sudafrica, per un’agricoltura sostenibile

Thomas Bringhenti – giovane bolzanino cresciuto nel quartiere di Europa Novacella – vive attualmente tra la provincia del Limpopo, nel Nord Est del Sudafrica, e Göttingen, in Germania, da dove si è collegato in video-chiamata per raccontare la sua storia e dove, dopo i tre anni passati a Bolzano a studiare Scienze e Tecnologie Agrarie, ha svolto un master specializzandosi in Agricultura Tropicale. Ed è proprio durante il periodo di studio in Germania che, nel 2017, Thomas sceglie di partire per il Sudafrica. “Non era la prima volta che mi capitava di viaggiare per motivi di studio, in passato sono stato a Capo Verde per studiare le esigenze idriche delle piantagioni di banane. Insomma, non era la prima volta che andavo in un Paese del Sud del mondo. In Sudafrica ho trovato un Paese meraviglioso e accogliente, ma al tempo stesso pieno di contraddizioni, a cominciare dalle disuguaglianze etniche che, da altoatesino, non ho potuto non confrontare con la storia della mia terra…”

Thomas Bringhenti

Gli aspetti sociali:
Provincia di Bolzano e Limpopo a confronto

“In un Paese con una storia recente così travagliata agli studenti sudafricani, questa materia non viene proprio insegnata al contrario della nostra realtà dove fortunatamente si approfondisce la storia locale. Come da noi – spiega Bringhenti – anche in Sudafrica sono rari gli esempi di scuole ‘miste’ e, fino a pochi anni fa, esistevano ancora Università separate per i diversi gruppi etnici. Queste ‘segregazioni’ sono tuttora visibili in diversi aspetti della società, e come ‘europeo’ ho fatto fatica a conviverci, perché in forte contrasto con i miei valori.”
Durante la sua prima fase di ricerca, Thomas si è occupato della diversità genetica delle specie coltivate nei giardini dei piccoli agricoltori del Limpopo – dagli alberi da frutta alle spezie – e di come questa si potesse tradurre in sicurezza alimentare e, soprattutto, diversità nutrizionale per gli abitanti del posto.

Fiore di macadamia

Coltivazioni sostenibili
“Successivamente, nel 2019, mi si è presentata la possibilità di tornare in Sudafrica per il mio dottorato. Tra impegni e Covid – racconta – sono potuto tornare in Italia solamente a giugno di quest’anno. Oggi ho l’opportunità di coordinare un progetto internazionale di ricerca, SALLnet, – finanziato dal Ministero della Ricerca e Istruzione della Germania e che vede protagonisti numerosi partner tedeschi e sudafricani – finalizzato ad accrescere la resilienza e la sostenibilità nell’uso del territorio, anche in vista dei cambiamenti climatici. Non mi occupo più solamente dei piccoli agricoltori, ma anche delle grandi piantagioni che riforniscono il commercio globale. Il mio oggetto di studio, questa volta, è la noce di macadamia, originaria dell’Australia ma di cui il Sudafrica è il primo produttore al mondo. Questo albero ha bisogno di irrigazione nei mesi secchi ma, da parte dei coltivatori, c’è la tendenza a irrigare oltre il necessario. Personalmente mi concentro a trovare i valori minimi e massimi per l’irrigazione nelle diverse fasi della coltivazione, ho potuto infatti condurre esperimenti scientifici in diverse piantagioni. L’obiettivo della ricerca è quello di ridurre gli sprechi idrici, vista l’importanza e la scarsità della risorsa, e, allo stesso tempo, consentire alle piante una buona produzione di noci, trovando un giusto equilibrio tra l’acqua utilizzata e le noci prodotte.”
Sono considerazioni, quelle di Thomas, che evidentemente superano ogni confine e che consentono a tutti una riflessione sociale e ambientale.

Autore: Andrea Dalla Serra

“I farmacisti non possono vaccinare: siamo fra gli unici in tutta Italia”

“La farmacia è un luogo familiare per la cittadinanza, fra noi ed i pazienti si crea un rapporto di fiducia. Eppure l’Alto Adige è una delle due uniche province in Italia in cui non ci si può vaccinare in farmacia. E non riusciamo a capire il motivo”: è amaro lo sfogo del presidente dell’Ordine dei Farmacisti altoatesino, Maximin Liebl, che da oltre tre mesi ormai sta cercando di ottenere l’autorizzazione ad effettuare i vaccini anti – Covid nelle farmacie e riuscire dunque a dare una svolta al trend negativo di cittadini non vaccinati in provincia.

Maximin Liebl

Dottor Liebl, l’Alto Adige è maglia nera nella percentuale di vaccinati. Cosa si potrebbe fare?
Un’opera di sensibilizzazione al primo posto, una diffusione di dati concreti che possano affossare certi pensieri basati sul nulla che vedono i vaccini come strumenti letali.
Perché l’unico mezzo per combattere la pandemia è la vaccinazione: o facciamo morire la gente o usiamo questo strumento.
Ci possono essere dei dubbi, certo, ma la valutazione rischio – benefici è enorme: si calcola che il vaccino possa dare degli effetti collaterali importanti a 1 caso su 2 milioni. Di questi casi gravi 1 su 10 milioni muore. Osservando i grandi numeri risulta che i casi mortali sono uno su 20 milioni; questo significa che in Italia avremmo 3 morti per il vaccino. Finora per il Covid sono morte circa 120 mila persone: vogliamo davvero mettere
a confronto 3 casi contro 120 mila? In Alto Adige, poi, manca uno strumento importante: il vaccino in farmacia.

Perché, nel resto d’Italia non bisogna recarsi per forza in un centro specifico come avviene in provincia di Bolzano?
Solo in due provincie non ci si può vaccinare in farmacia, nel resto dello Stato sì. E noi facciamo parte di questa minoranza.
II farmacista è stato autorizzato dal Ministero della salute a somministrare i vaccini; noi siamo pronti da giugno: in tantissimi hanno fatto il corso, si sono certificati, hanno studiato per potersi abilitare, ma ancora oggi stiamo aspettando l’autorizzazione da parte dell’Azienda sanitaria, che chissà perché non arriva.

E ritiene che in questo modo molte più persone si dimostrerebbero disponibili a farsi vaccinare?
Direi proprio di sì, e non lo dico solo io: lo dimostrano studi decennali in altri stati, dalla Germania agli Stati Uniti: se il vaccino viene somministrato in farmacia la percentuale di vaccinati sale pesantemente. A Roma ci sono 500 farmacie che effettuano 30 vaccinazioni al giorno: basta fare due conti per comprendere la portata di questa innovazione. A noi manca solo l’autorizzazione finale. Non capisco cosa stiano aspettando.

Però potete fare i tamponi…
Sicuramente i tamponi sono una mezzo importantissimo per poter combattere la pandemia, e il fatto che possiamo effettuarli noi è stato di grande aiuto per tutta la popolazione: raggiungere una farmacia è facile per tutti, in ogni paese, anche il più piccolo, e fra i nostri clienti – pazienti e noi si instaura un rapporto di fiducia. Oggi in Alto Adige – con esclusione del Vax Bus – bisogna prenotarsi, telefonicamente o online, trovare il giorno giusto e recarsi al centro vaccinale. È decisamente più macchinoso e complicato che recarsi semplicemente in farmacia e chiedere la propria dose.

In questo periodo avrete ancora più lavoro, visto che chi non ha il Green pass deve farsi tamponare ogni 48 ore. È una spesa per queste persone: quanto costa?
Il tampone costa – per decreto del Commissario straordinario – al massimo 15 euro, e per i bambini 8 euro. Molti si lamentano che sono costretti a questa spesa ogni due giorni, e a loro io rispondo: la vaccinazione è gratis. Il fatto che debbano sborsare dei soldi di tasca loro per farsi controllare non è una punizione: dovrebbero solo capire che bisogna vaccinarsi, non c’è altra soluzione.

Autore: Luca Masiello

Tutti i vincitori del campionato dell’anziano

“L’importante è partecipare”: con questo motto si è svolto nei giorni scorsi il settimo Campionato degli anziani dell’Alto Adige presso il Campo sportivo a S. Michele, Appiano. Nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, circa 100anziani di 26 residenze si sono confrontati nelle due discipline “percorso ad ostacoli e birilli”. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione delle Residenze per Anziani dell’Alto Adige (ARpA) in collaborazione con Velpa (Associazione degli Ergoterapisti, Logoterapisti e Fisioterapisti nell’ambito geriatrico), il Pensionato e Centro di degenza “S. Paolo” di Appiano, la Fondazione Casa di Riposo “Heinrich von Rottenburg” di Caldaro e la Fondazione “S.ta Elisabetta Jesuheim” di Cornaiano.
L’anno scorso l’evento era stato annullato, quindi quest’anno la gioia degli anziani di prendervi parte è stata ancora maggiore.
Per la presidente dell’ARpA, Martina Ladurner, il Campionato degli anziani assume quest’anno un significato particolare: “Siamo lieti che sia stato possibile realizzare questo campionato,rispettando tutte le misure di sicurezza necessarie e fornendo così un segno positivo verso la normalità”.
Gli anziani hanno dimostrato le loro abilità indossando magliette colorate, che sono state decorate dai partecipanti stessi prima dello svolgimento delle gare. Una giuria ha poi selezionato, valutando le magliette decorate dagli stessi residenti, la residenza con le magliette più belle. Alla fine, ha poi deciso il pubblico: grandi applausi per la residenza fondazione “Hans Messerschmied” di San Candido.
Il team dei terapisti Velpa è stato molto contento di essere coinvolto anche quest’anno nell’organizzazione dell’evento: “Durante il lungo e difficile periodo della pandemia Covid, i terapisti hanno sempre cercato di tenere attivi i residenti, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale e cognitivo. Così anche oggi in questo giorno speciale, dove i residenti delle strutture hanno partecipato con gioia e si sono confrontati nelle diverse discipline o in maniera indipendente, o con ausili per camminare o in sedia a rotelle”, dice Martina Mondini della Velpa.
Grandi festeggiamenti soprattutto per la residenza centro per anziani Fiè allo Sciliar che è risultata“vincitrice assoluta” nelle discipline individuali.
Ma anche quest’anno nessuno ha perso: tutti i partecipanti hanno ricevuto una medaglia e grazie ai numerosi sponsor, sono stati consegnati, con una lotteria e diversi regali agli anziani.

I VINCITORI

Ecco i nomi dei vincitori delle singole discipline individuali:
Birilli:
Categoria “in piedi”: 1. Hildegard M.; 2. Luciano B.; 3. Anna S.
Categoria “seduti”: 1. Franz P.; 2. Domeniko T.; 3. Peter P.
Percorso ad ostacoli:
Categoria “sedia a rotelle con accompagnamento”: 1. Franz M.; 2. Erika M.; 3. Helmuth T.
Categoria “sedia a rotelle”: 1. Marianna J.; 2. Luis M.; 3. Anneliese W.
Categoria “con ausili”: 1. Luise P.; 2. Johann K.; 3. Veronika E.
Categoria “senza ausili”: 1. Anna G.; 2. Siegrun L.; 3. Anetta Nella S.

“I giovani sanno quello che fanno”

Bistrattata, poco ascoltata, non capita e spesso vittima degli stereotipi. È questa la fotografia che in molti scattano della Generazione Z, la generazione di ragazzi nati tra il 1995 e il 2010. I cosiddetti “nativi digitali” con il cellulare sempre in mano e che fanno della tecnologia il loro credo.
Questo fino a poco tempo fa.
Perché le cronache d’oggi ci parlano di un gran numero di ragazzi impegnati nel sociale e in tematiche delicate che condizioneranno il loro futuro. Come i membri del movimento Fridays For Future South Tyrol, che lottano duramente nelle piazze per far aprire gli occhi e le menti sul tema del cambiamento climatico. Un cambio di passo dettato da una maggiore consapevolezza del periodo storico che stiamo vivendo e che mira a dare un futuro migliore alle nuove generazioni.
Con loro ci ha chiacchierato alla Casa della cultura di Merano, Federico Taddia, autore televisivo, saggista, conduttore radiofonico e televisivo, giornalista e divulgatore scientifico. Invitato nell’ambito della rassegna “Generazioni”, a dialogare con i ragazzi, tratta spesso temi come la difficoltà di comunicazione, le diffidenze degli adulti nei loro confronti e viceversa, messaggi e linguaggi. La persona giusta nel posto giusto, si potrebbe dire. Taddia ha scritto un libro insieme a un quattordicenne che si intitola “Vi teniamo d’occhio” e anche uno per bambini “Perché la terra ha la febbre”, sul riscaldamento climatico.
Ecco perché i giovani li capisce e li ascolta molto volentieri.

Taddia, partiamo senza indugi: i giovani d’oggi come sono?
Le nuove generazioni hanno molto da poterci dare e insegnare. Sono lucidi e consapevoli del tempo che stanno vivendo, hanno le idee chiare e si informano. Mi piace la loro voglia di mettersi sempre in gioco, impegnandosi perché credono in quello che fanno. Spendono energie e risorse per i loro ideali e questo è un insegnamento prezioso anche per noi adulti.

Cosa crede che li spinga a interessarsi a tematiche spesso più grandi di loro come il clima?
Sono tematiche grandi ma allo stesso tempo molto piccole, perché quando toccano la tua quotidianità e le prospettive per il futuro diventano automaticamente vicine e tangibili. Tutti da giovani crediamo di essere “immortali” ma poi quando ci scontriamo con i problemi reali si crea una specie di cortocircuito che ci fa aprire gli occhi sul mondo, e i ragazzi lo hanno fatto. La maggior parte di loro è davvero preoccupata per un pianeta che sembra essere diventato ormai insostenibile.

Un grande cambio di paradigma rispetto a molti anni fa…
Si, ma non tanto di protesta quanto di proposta. Per loro manifestare per il clima non è solo un alzare la voce fine a se stesso ma viene fatto in maniera consapevole e facendo proposte concrete per salvaguardare il proprio futuro. Credo sia questa la vera differenza con i movimenti del passato.

Nel mezzo c’è anche un senso di rivalsa nei confronti degli adulti?
Sicuramente. I ragazzi accusano gli adulti di non essere ascoltati e presi in considerazione. Quello del clima è un campo dove i giovani possono fare la loro parte e contrastare la – ormai -rassegnazione degli adulti, diventandone però complici. Perché gli adulti possono ancora portare qualcosa di positivo in questo mondo…

La grande sfida non è quella di abbattere il muro di incomunicabilità tra le due generazioni?
Il divario comunicativo tra le generazioni c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché cambiano i linguaggi e i valori di riferimento. Spesso mi chiedo però se anche i giovani non abbiano delle colpe nel non farsi capire dagli adulti. È la grande sfida dei prossimi tempi, e un linguaggio alla fine lo impari. È importante però capire se ci sono delle lacune nella propria comunicazione che vadano oltre alla doppia velocità in cui vivono adulti e ragazzi.

La pandemia ha accentuato queste situazioni?
I ragazzi sono usciti devastanti dal lockdown e devono riprendere in mano la loro vita. La pandemia ci ha fatto scoprire nuove modalità di vita, con forti crisi che ci hanno portato a rimettere in discussione i rapporti. È fondamentale non far finta che non sia successo nulla. Chi ha colto le opportunità della pandemia riuscirà a risollevarsi.

Il mondo politico cosa dovrebbe fare per avvicinarsi ai ragazzi?
I giovani credono nella politica ma non credono nei politici. La domanda forse potrebbe essere cosa può fare il giovane per farsi capire dalla politica. Servono spazi e tempi nuovi, che negli anni si sono persi, per generare forza propositiva e non solo di protesta incondizionata.

Uno sguardo al futuro: siamo ancora in tempo per salvare il pianeta terra?
Gli ultimi rapporti sono allarmanti. La scienza ci ha indicato le direzioni che dobbiamo prendere per riprenderci in mano la terra. Alcune situazioni sono ormai irreversibili, ma tante altre sono recuperabili. Dobbiamo approcciarci a nuovi modi di vivere per non arrivare a un punto di non ritorno.

Autore: Alexander Ginestous

L’ordinanza colpisce la musica nel cuore

Quell’ordinanza che vuole ulteriormente regolare – seppur temporaneamente – le performance degli artisti di strada a Merano non è andata proprio giù a chi dedica la propria vita alle sette note. I nuovi orari, ma soprattutto il divieto di esibirsi nel cuore del centro storico della città in riva al Passirio limitano di fatto quei concertini che vengono allestiti durante la bella stagione; c’è a chi piacciono e a chi no, e pare proprio che i commercianti ed altri professionisti della zona dei Portici all’altezza di via Cassa di Risparmio facciano parte della seconda categoria, tanto che si sono rivolti alle autorità per ottenere il silenzio durante le loro ore di lavoro. “Un’assurdità, una misura paradossale”: è il commento a caldo a riguardo del vicepresidente dell’Ente gestione teatro e Kurhaus di Merano, nonché direttore della Merano Pop Symphony Orchestra, Roberto Federico, che interpellato a riguardo abbandona i suoi ruoli istituzionali e si vuole esprimere come artista, “e come tale – spiega –  sento che questa misura vuole colpire al cuore la nostra categoria”.

Maestro Federico,  che cosa non va in questa ordinanza?
Semplicemente trovo paradossale che questo documento possa andare a sostituire un regolamento che era stato studiato ad hoc e che, di fatto, funzionava bene. È paradossale anche il discorso degli orari: suonare dalle ore 18 alle 22 significa esibirsi senza pubblico; a quell’ora i turisti sono tutti a cena e i negozi stanno per chiudere, quindi non gira più nessuno in quella zona. 
Le lamentele di pochi hanno portato il disagio di molti, hanno proprio voluto colpire nel cuore della categoria , quella dei musicisti, perché è a loro che si rivolgono queste restrizioni.

Roberto Federico

Però sono stati individuati altri luoghi dove possono esibirsi…
Certo, e sono anche parecchi, ma diciamolo: nessuno di essi ha l’importanza strategica di quella zona di via Portici all’altezza di via Cassa di Risparmio. Io non credo che i meranesi si possano lamentare dei musicisti di strada, perché non ne avrebbero motivo: sono tutti molto disciplinati.

In che senso?
Girando in centro mi fermo spesso ad ascoltare i vari gruppi o singoli che si esibiscono, ed ho notato, da sempre, che ognuno di loro rispetta le norme dettate dal regolamento, quello che era stato siglato dal Consiglio comunale: per esempio utilizzano casse che funzionano a batteria, e che quindi non hanno una potenza così grande. Rispettano poi la pausa obbligatoria prevista tra le ore tredici e le ore quindici , e si posizionano tutti sempre a due metri dalle vetrine o dagli ingressi accessibili ai cittadini. 

Lei cosa consiglierebbe?
Riterrei molto più giusto accompagnare un’ordinanza del genere con dei controlli da parte degli agenti della polizia locale: hanno in dotazione degli strumenti capaci di misurare i decibel, potrebbero recarsi sul posto e stabilire se i suoni emessi dagli artisti superano certi livelli. 
Non mi sembra un’impresa impossibile.

Autore: Luca Masiello