Una biblioteca tutta nuova

Lunedì 19 luglio, dopo un anno di chiusura, le porte della biblioteca civica di Merano finalmente hanno riaperto. Le luci illuminano nuovamente le sale, le copertine colorate dei libri risaltano sugli scaffali, gli spazi ricreativi dedicati ai bambini profumano di nuovo e tutto sembra riprendere vita.

Sono molte le novità che la biblioteca offre al suo pubblico e a raccontarle ci sono Umberto Massarini, direttore della sezione italiana, e Sonja Pircher, direttrice della sezione tedesca. Entrambi ci spiegano quali siano stati gli intoppi che hanno causato il posticipo della riapertura e cosa questo abbia comportato in un anno particolarmente difficile.

Direttore Massarini, quando sono iniziati i lavori e quali sono stati gli ostacoli che hanno ritardato l’apertura?
Il 15 giugno 2020 sono iniziati i lavori, i quali sarebbero dovuti durare circa tre mesi. Si sono verificate, però, una serie di problematiche dovute alla vecchiaia della struttura. Sono stati aperti così tre cantieri diversi che interessavano tutto l’edificio e che andavano a svolgere tipologie di lavori differenti: opere di natura edile e muraria, interventi per il nuovo impianto di areazione ed infine lavori legati alla sicurezza della struttura. Inoltre, l’impianto antincendio non era più adeguato e per questo ha dovuto essere sostituito. Il Covid quindi ha inciso ulteriormente, condizionando l’andamento dei lavori e soprattutto la fase dei collaudi, che sono operazioni lunghe e complesse.

Direttrice Pircher, adesso la struttura è profondamente rinnovata e sicura e offre agli utenti un ambiente più confortevole. Quali sono le grandi novità?
Innanzitutto, la struttura è stata ampliata di 30m² unendo i due reparti di lingua tedesca e italiana dei bambini e dei ragazzi: un progetto a cui tenevamo molto. Il nuovo reparto è molto ampio, colorato e con degli scaffali nuovi. È presente anche uno spazio dedicato ai più piccoli nel quale si possono muovere liberamente. Inoltre, è stato allestito un “Baby pit stop”, un piccolo divano situato in una zona sicura e protetta in cui le mamme possono allattare. Non poteva mancare un nuovo fasciatoio posizionato nel bagno dei disabili, utilizzabile dalle mamme e dai papà.
Nel reparto ragazzi, invece, sono state create due salette in cui è possibile svolgere lavori di gruppo trovando i materiali necessari a portata di mano.
Anche l’ingresso è stato completamente rinnovato, così come il bancone del prestito, il quale è stato ristretto per poter dedicare più spazio ai nuovi self-check. Alcuni computer permettono quindi agli utenti di fare tutti i movimenti legati ai media in autonomia (controllare la propria situazione utenti, fare restituzioni e prolungamenti).
Un’altra novità è la consulenza al primo piano, in cui sono state messe insieme quella italiana e quella tedesca creandone una unica con due postazioni di lavoro e un self-check. È stata una scelta strategica per venire incontro agli utenti, offrendo una postazione centrale molto più evidente.

Umberto Massarini e Sonja Pircher

Prima la pandemia e poi i lavori: quali servizi avete offerto alle vostre lettrici e ai vostri lettori durante questo lungo anno?
Direttore Massarini – Durante il primo lockdown di marzo 2020, avevamo organizzato il servizio di prestito a domicilio che ha funzionato molto bene, grazie anche alla collaborazione degli assistenti dei servizi domiciliari. Nel momento in cui il lockdown duro è terminato la biblioteca ha riaperto, ma dopo qualche settimana è stata chiusa per iniziare i lavori.
Durante il primo periodo non avevamo la possibilità di accedere fisicamente agli scaffali, perché il patrimonio era completamente blindato. Abbiamo accelerato così i lavori della nuova succursale di Sinigo per garantire la presenza di almeno una biblioteca sul territorio. Inoltre, abbiamo allestito per alcuni mesi uno “scaffale novità” presso la mediateca, in modo che anche in centro ci fosse una piccola selezione di libri che la gente potesse prendere in prestito. A causa dell’ulteriore prolungamento dei lavori, abbiamo organizzato il servizio di prestito ad asporto, dando la possibilità alla gente su prenotazione di venire a restituire e prendere i media desiderati.
Direttrice Pircher – In aggiunta, abbiamo iniziato ad avvicinarci ai nostri utenti anche tramite i canali social, organizzando delle rubriche giornaliere in cui si consigliavano libri, si informavano gli utenti sull’andamento dei lavori e sulle novità, si proponevano letture online per adulti e bambini e molto altro. Per noi è stato estremamente importante utilizzare questo tipo di comunicazione, in quanto in quel periodo è stato l’unico contatto che abbiamo potuto avere con nostri utenti.

È stato un anno in cui la cittadinanza non ha avuto a disposizione un servizio. Qual è ora il vostro obiettivo?
Direttore Massarini – Non avendo accesso alla biblioteca, ovviamente le persone si sono riorganizzate trovando risorse differenti o orientandosi verso nuovi servizi presenti nel circondario. Per questo motivo ora bisogna riconquistarsi la cittadinanza e lavorare affinché la biblioteca torni ad essere un luogo importante per la città.
Direttrice Pircher – Siamo consapevoli che la chiusura di una biblioteca non è mai una cosa buona, ma sappiamo che chiuderla proprio durante il periodo del Covid-19 sia stato ancora peggio. Noi abbiamo un’importante funzione sociale e proprio quando la lettura di un libro o la visione di un film poteva essere d’aiuto durante le giornate in casa, noi siamo stati purtroppo assenti. Ci è dispiaciuto molto e per questo motivo abbiamo cercato di offrire la lettura di libri e giornali online attraverso le piattaforme BiblioWeb e Biblio24, riscontrando un grande apprezzamento.

Finalmente adesso anche gli eventi hanno ripreso alla grande. Quali sono i prossimi appuntamenti che la biblioteca organizzerà per il suo pubblico?
Direttrice Pircher – Attualmente proseguono gli eventi della rassegna “Appuntamento a Merano- AutorInnen in Meran”; la biblioteca, inoltre, aderendo al progetto Merci (Merano Cultural Innovation) del Comune di Merano, durante il periodo estivo organizza un programma di letture presso le Terme, il Lido e la biblioteca di Sinigo. Infine, stiamo lavorando alla programmazione autunnale, per riprendere le attività in biblioteca e le collaborazioni con le scuole per numerosi progetti.

Autrice: Chiara Caobelli

L’Anpi? è “roba per giovani”!

Quali sono le motivazioni che animano oggi i giovanissimi che decidono di impegnarsi in prima persona per riaffermare i valori della democrazia e della liberazione dal nazifascismo? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato tre giovani altoatesini che hanno deciso di aderire all’Anpi.

// Di Luca Sticcotti

Sono passati due anni e mezzo da quando i giovani hanno ripreso a scendere le strade per manifestare. I ragazzi promotori o simpatizzanti per il movimento Fridays for Future hanno scelto l’impegno pubblico e sociale per rivendicare nei confronti degli adulti azioni atte a prevenire quella che sembra essere oggi la più grande emergenza planetaria, ovvero gli effetti del riscaldamento globale e del conseguente cambiamento climatico. Questa rinnovata spinta sociale (e politica) ha però avuto l’effetto di risvegliare anche l’interesse da parte di molti giovani nei confronti dell’associazionismo che si richiama ai valori fondanti della nostra Costituzione repubblicana e del delicato e doloroso percorso quasi 80 anni fa portò all’edificazione della nostra democrazia. Alcuni di questi giovani in particolare hanno avuto occasione di avvicinarsi all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, una delle realtà simbolo della lotta per la liberazione dal nazifascismo, che in Italia ricordiamo ogni 25 aprile. Ne abbiamo incontrati tre: Diego (23 anni), Silvia (18) e il giovanissimo Pietro (14). Ecco l’interessante colloquio che ne è scaturito.

Diego Laratta, Silvia Pomella e Pietro Marchi


L’INTERVISTA
Qual è il percorso che vi ha portati ad aderire all’ANPI?

Diego Laratta – ANPI in realtà si occupa di tante cose. A me personalmente interessava partire dalla memoria, dal nostro tragico, rappresentato da fascismo e nazismo. Anche oggi ogni ragionamento deve partire da lì, per farci capire come fare affinché quelle cose non si ripetano. In merito apparentemente siamo tutti d’accordo, ma invece c’è anche chi non è lontano dal voler tornare ai valori e ai principi che provocarono quella tragedia. E come sappiamo oggi spesso anche tra i giovani, nelle scuole e fuori dalle scuole, riescono a farsi strada coloro che simpatizzano per il fascismo.

Insomma, sembra di intuire che a voi sembra farsi strada prevalentemente un attivismo neofascista, senza un corrispondente attivismo antifascista… E’ così?
Diego Laratta – Sì, proprio così. Mi sono chiesto: chi è che si occupa dell’altra parte? Chi sono gli altri e dove sono? E ho concluso che me ne sarei dovuto occupare io, in prima persona, perché quella cosa non potevo e non volevo accettarla. C’è ancora tanta strada da fare, ma abbiamo iniziato un percorso che vogliamo portare avanti.
Silvia Pomella – Io invece nell’Anpi ci sono entrata davvero per caso. Ero già attivista nei Fridays for Future e nei movimenti ambientalisti, oltre che in altre tematiche sociali, e mi sono accorta che ogni volta che ero in piazza insieme a noi c’era sempre anche l’Anpi. Questa cosa mi ha affascinato molto. Qualcuno infatti ha l’idea che l’Anpi si occupi solo del passato e della memoria. Si tratta di un ruolo che loro senz’altro hanno, ma in realtà oggi Anpi si occupa anche di temi di attualità e quindi delle battaglie per cui noi giovani ci troviamo in piazza. Questo collegamento tra passato, presente e futuro mi ha incuriosita molto e quindi piano piano ho iniziato ad andare agli eventi organizzati dall’Anpi e mi è piaciuto un sacco. In particolare ho apprezzato molto il loro modo di promuovere i valori della Costituzione. Sono questioni che toccano direttamente i giovani, mentre invece succede che gli stessi giovani spesso si sentano molto lontani da queste tematiche. Pensano: il passato è passato, amen. Ma in realtà ci sono molti valori presenti nelle norme della Costituzione che toccano direttamente la nostra vita. Per cui mi sono sentita di dover dare una mano per divulgare questi valori che per me sono importantissimi.

I valori presenti nella Costituzione in realtà hanno molto a che fare con la vita di noi giovani e il nostro futuro. Per questo dobbiamo testimoniarli.

Tu Pietro sei davvero giovanissimo. Per te come ha avuto luogo l’avvicinamento all’Anpi?
L’Anpi è il primo movimento associativo a cui mi sono avvicinato, grazie ai miei genitori e soprattutto mio padre che mi portava spesso alle iniziative. Mi sono appassionato e ritengo l’Anpi davvero una parte integrante della mia crescita personale. L’Anpi l’ho incontrata per la prima volta in occasione di un viaggio all’ex campo di concentramento di Mauthausen, in Austria. Lì ho visto con i miei occhi ed ho percepito sulla mia pelle quello che è successo. Ritengo che l’Anpi tocchi un po’ tutti gli aspetti più cruciali di quelle vicende terribili, portando avanti i valori che abbiamo costruito costruiti e che sono necessari per contrastare le ideologie nazifasciste. Si tratta di un percorso che continua: quello che è successo 80 anni fa alimenta ideali che restano anche nel nostro presente. Anch’io quelli dell’Anpi li ho visti sempre in piazza. Essere vicini con le parole è importante, ma metterci la faccia come persone è ancora più importante e più coraggioso, secondo me.


Avete detto che una delle molle che hanno fatto scattare il vostro avvicinamento all’Anpi sta nel fatto che avete avuto occasione di incontrare l’attivismo neofascista dei vostri pari età e che questa cosa vi ha colpiti, inducendovi a reagire in prima persona. Ora che fate parte dell’Anpi com’è cambiato il vostro modo di relazionarvi con i vostri coetanei che manifestano simpatie per ideali così diversi dai vostri?
Silvia Pomella – Alla fine anche noi siamo dei giovani normalissimi e abbiamo anche tante altre cose in testa. Quello che cerchiamo di fare è di creare un ponte, come è successo lo scorso 25 aprile quando abbiamo proposto le “letture resistenti” all’anfiteatro del Pippo a Bolzano. Lì c’erano tantissimi giovani che normalmente non vengono alle commemorazioni dell’Anpi, che di per sé hanno un target diverso. Il Pippo è uno spazio giovanile molto frequentato e lì abbiamo semplicemente condiviso insieme un momento. Noi non ci mettiamo a spiegare cose ai nostri coetanei e forse questo non è neanche il nostro compito. Della storia in particolare stiamo ancora imparando molto ed a me manca in particolare il programma della quinta superiore che farò il prossimo anno. Ma questo non vuol dire che noi non ci possiamo informare da soli e impegnarci sulla base dei nostri valori. Ma senza fare “lezioni” a nessuno.
Pietro Marchi – Sì, anche perché le lezioncine avrebbero probabilmente l’effetto contrario. Io ho imparato a identificare le persone con cui si possono instaurare discorsi di una certa forza e complessità. Ma un modo valido per avvicinare i nostri coetanei a certi temi è semplicemente parlare, ma facendolo in maniera semplice e senza essere troppo pressanti. Ognuno ha i suoi tempi.
Diego Laratta – E poi ognuno ha il suo “modo” per testimoniare. Per me ad esempio è molto importante condividere. Adesso vanno molto di moda le “storie” su Instagram e lì prendere posizione per la nostra generazione ha una certa importanza.

Ecco la Mille Miglia dell’Alto Adige

Per una settimana hanno colorato le strade del meranese e della Valle Isarco, e non sono certo passarte inosservate: oltre 125 vetture hanno preso parte al “Südtirol Classic Schenna”, la gran dama dei raduni di auto d’epoca che non ha solo celebrato il piacere della guida, ma anche il suo 35esimo compleanno.

// Di Luca Masiello

Quel colpetto di tosse dopo aver girato la chiave, poi il rombo del motore, e i pistoni che scoppiettano prima di quel clic della marcia ingranata: per gli appassionati di motori, questa è musica classica; per tutti coloro che non vedono l’automobile solo come un mezzo per spostarsi, il “sound” di un mezzo d’epoca è poesia. E – a quanto pare – in Alto Adige gli appassionati del genere non mancano. Lo dimostra il grande successo di pubblico e di partecipanti a questa 35esima edizione della “Südtirol Classic Schenna”: dal 4 all’11 luglio oltre 125 partecipanti al “Rally della simpatia” si sono lanciati alla scoperta del paesaggio panoramico dell’Alto Adige: tra pianure mediterranee e vette alpine d’alta quota, i piloti hanno condotto le loro limousine, roadster e cabriolet attraverso un percorso sempre vario, fra tour rilassati attraverso la Val Venosta e la Valle Isarco, e quelli più impegnativi del programma del rally lungo il grande circuito delle Dolomiti con i passi Gardena, Sella e quello delle Erbe.

fotoservice: Patrick Schwienbacher


Dai primi del secolo agli anni ottanta
Le automobili d’epoca iscritte sono state classificate secondo il loro anno di costruzione: si partiva dalla categoria “Ancêtre” (anno di costruzione fino al 1904) e si arrivava a quella “Post IV” (anno di costruzione fino al 1975).


Porsche, Ford, Triumph e tante glorie italiane
In quei giorni il colpo d’occhio lungo le strade del meranese era decisamente particolare: Jaguar, Triumph e Porsche, ma anche italianissime Lancia e diversi “Cinquini” hanno attirato l’attenzione sui piloti che hanno percorso gli oltre 180 chilometri al giorno fra Scena ed il resto del Burgraviato, spigendosi poi nelle valli vicine. Le “nonnine “ del gruppo erano una Ford A Doktorwagen del 1929, quella che assomiglia un po’ al modello T usato da Stanlio e Ollio, ed una Bentley 4,5 Liter Open sua “coetanea”; ma non si può non menzionare l’Alfa Romeo 6C 1750 Gs del 1939 carrozzata da Zagato, quel carrozziere milanese che sullo chassis delle più potenti 6C 1750 Gran Sport realizzò diverse spider dall’impronta sportiva che sarebbero diventate famose per le loro imprese. Fra i modelli più recenti in corteo c’era una Ford Capri 3 del 1980, una Bmw 320/6 Baur Cabrio del 1979 e una splendida Opel Commodore del 1975.
Archiviata questa edizione, ora i piloti e gli appassionati delle “vecchie signore” stanno già scaldando i motori per il prossimo evento: dal 6 al 10 ottobre si tornerà in pista per la “Südtirol Classic Golden Edition”.

A colloquio in piazza con due grandi donne

MERANO Due grandi donne faranno la loro comparsa nei prossimi giorni in piazza delle Terme, ospiti della Biblioteca civica nell’ambito della rassegna “Appuntamento a Merano – AutorInnen in Meran”. Giovedì 12 agosto alle ore 20.30 i meranesi avranno la possibilità di ascoltare le parole di Monika Hauser, un medico che oltre a rispettare il giuramento di Ippocrate, ha dedicato tutta la sua carriera al prossimo ed in particolare alle donne che vivono in situazione disagiate.

La professionista è nata in Svizzera, dove è cresciuta, ma è figlia di genitori sudtirolesi. La sua vita ha toccato molte mete internazionali: diploma in Svizzera, soggiorni in Israele e Sri Lanka, laurea in medicina a Innsbruck, dove nel 1984 ha anche eseguito il dottorato, esame di stato a Bologna, l’approvazione in Germania, medico assistente a Essen e formazione specialistica in ginecologia. Infine la sua città è diventata Colonia.
A fine 1992, Monika Hauser si è recata nei Balcani, durante la guerra, per aiutare le donne bosniache vittime di violenze sessuali di massa: grazie all’aiuto di psicologhe e dottoresse del posto, nell’aprile 1993 ha aperto l’unità sanitaria per donne “Medica Zenica” nella città Zenica.
Durante la guerra nel Kosovo, per la tutela dei diritti della donna, nel 1999, ha fondato in Kosovo e in Albania altre unità sanitarie per donne. Nel 2001 in Afghanistan ha promosso progetti per la cura medica e psicologica di donne e bambine, attiva anche supporti giuridici per donne detenute e ha promosso campagne contro i matrimoni forzati con bambine. Dal 2006 “Medica Mondiale” lavora nel sud – est della Liberia. Con i fondi del progetto le attività si estendono a molti altri paesi, soprattutto nella zona del grande lago in Africa.
Il lavoro di Medica Mondiale è pluridisciplinare e innovativo: le donne che hanno subito traumi ricevono supporto medico, psicosociale e legale, con l’obiettivo di rinforzare le loro risorse e di consentire loro una vita autodeterminata. Dall’inizio, Monika Hauser con le sue colleghe ha sviluppato degli standard del settore che tengono conto della situazione di stress che vivono le donne dopo aver subito dei traumi. Attraverso il lavoro sui diritti umani e sulla promozione della consapevolezza lavora a livello mondiale contro la violenza sessuale in stato di guerra e si batte per la parità di genere.

L’impegno di Monika Hauser per le donne nelle zone di guerra e di crisi è stato percepito fin dall’inizio dal pubblico ed è stato premiato svariate volte. L’incontro è moderato da Katia de Gennaro.
Sabato 14 agosto, alla stessa ora, toccherà a Tamara Lunger: scialpinista, alpinista ed esploratrice bolzanina, inizia la sua attività atletico – alpina a 16 anni cimentandosi nelle sue prime gare. Nel 2009 compie la sua prima esperienza alpinistica in Nepal. Nel 2010 diventa la donna più giovane, a soli 23 anni, a raggiungere la vetta del Lhotse (8.516 m.) e nel 2014 scala la vetta del K2 (8611 m.) come seconda donna italiana nella storia dell’alpinismo dopo Nives Meroi. Assai numerose in questi ultimi anni sono le sue imprese alpinistiche affrontate spesso in condizioni estreme. Durante i mesi del lockdown ha avuto l’ispirazione per il suo prossimo progetto, il Tamara Tour Italia: un viaggio in camper attraverso la Penisola per salire le vette più alte delle 20 regioni italiane, due mesi e mezzo di alpinismo, trekking, arrampicata, paracadutismo e ciclismo. Modera l’incontro Fausta Slanzi.
Per partecipare agli eventi sarà necessario esibire il Green Pass. In caso di maltempo l’evento si terrà presso il Pavillon des Fleurs in corso Libertà 39.
L’ingresso è libero.

In foto: Sulla destra Tamara Lunger e a sinistra Monika Hauser

La fame non fa ferie

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Le tragiche previsioni sulle conseguenze della crisi dovuta alla pandemia si sono purtroppo avverate: il numero di persone in condizioni di estrema povertà è salito alle stelle (+150 milioni). I più colpiti sono i bambini le cui possibilità di una vita senza fame e povertà sono svanite in brevissimo tempo. Per salvarli dalla fame, migliaia di genitori ricorrono a rimedi estremi come far sposare le loro figlie minorenni e mandare i loro figli a lavorare come manovali o nelle discariche anziché a scuola. Per rispondere alla drammatica realtà, la Caritas altoatesina lancia la sua annuale campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “La fame non fa ferie”.

Discariche al posto della scuola
Philip è tornato nella discarica che ha segnato la sua infanzia fino a quando non ha ottenuto un posto a scuola. Quando fruga nella spazzatura puzzolente, pensa alle lezioni, alle aule pulite, al pranzo e alle visite degli ex studenti che ora hanno un lavoro. Anche lui vuole un lavoro sicuro ma per questo ha bisogno di un diploma di maturità. Purtroppo può studiare solo se sua madre riesce a trovare lavoro altrimenti deve contribuire al reddito familiare vendendo ciò che trova in discarica. Se non pagano l’affitto finiranno subito tutti per strada. Non può farlo ai suoi fratelli.

Sposarsi per non soffrire la fame
Lo stomaco di Tabitha è vuoto. Quello che era rimasto del cibo lo ha dato ai suoi fratellini. La famiglia ha ormai esaurito le scorte. Ma non è questo che fa venire le lacrime agli occhi della ragazzina di 12 anni: Tabitha dovrà lasciare la sua famiglia e sposarsi, che lo voglia o no. Ci sono abbastanza richieste, è carina e forte. Ha paura degli uomini che per l’età potrebbero essere suo padre e che ora la corteggiano ma questi uomini potrebbero sfamare la sua famiglia.

Legami familiari spezzati
Jonas non capisce perché se ne siano andati tutti. Il piccolo non può capire cos’è il Coronavirus. Non capisce che suo padre è disoccupato da mesi e ora è andato a cercare fortuna in città. Non sa che suo fratello che gli portava l’acqua potabile da scuola ora si prende cura solo delle capre di grandi allevatori per un pasto e un tetto. Gli manca anche sua sorella che si è sposata a tredici anni per poter mangiare. È solo triste. I legami familiari sono la più grande risorsa e sicurezza nei paesi africani. La pandemia li ha fatti a pezzi. C’è solo un disperato bisogno di tutti.

A rischio il domani dei bambini
Il 90% dei bambini in età scolare nei paesi africani è stato costretto a restare lontano dalle lezioni per mesi e allo stesso tempo a rinunciare ai pasti più importanti che spesso accompagnano l’andare a scuola nelle aree rurali. Almeno 10% dei ragazzi e delle ragazze non potrà tornare in classe. L’infanzia negata è al centro della campagna Caritas “La fame non fa ferie” di quest’anno. Si chiede sostegno per non abbandonare i giovani e le loro famiglie alla povertà, alla fame e allo sfruttamento che ora li minacciano.

Interventi semplici, concreti e vitali
Per scongiurare le peggiori conseguenze della pandemia in Africa, la Caritas altoatesina fa sempre più affidamento su quei progetti che si sono dimostrati particolarmente efficaci: autosufficienza attraverso orti domestici e piccoli allevamenti familiari di animali da cortile, approvvigionamento idrico per rafforzare il sistema immunitario, micro crediti alle mamme che li utilizzano per creare una piccola impresa e consentire ai propri figli di frequentare la scuola, l’aiuto di quartiere e gruppi di risparmio di auto-aiuto che si assicurano sostegno e concedono prestiti equi. Gli aiuti negli ultimi anni si sono dimostrati validi nell’attuale crisi e hanno attutito molte difficoltà. Le famiglie che, grazie ai progetti della Caritas, hanno potuto accumulare riserve, immagazzinare il grano in modo sicuro o mantenersi attraverso piccoli allevamenti e orti, hanno buone possibilità di sopravvivere alla crisi e di continuare a offrire prospettive ai propri figli.

“Ringrazio di tutto cuore le migliaia di donatori altoatesini e non che con la loro sensibilità e con le loro offerte hanno sicuramente salvato migliaia di famiglie dalla fame e dalla fatale spirale dell’usura già lo scorso anno ma il prolungarsi della crisi post pandemica rende necessario consolidare gli interventi intrapresi e dare il via a ulteriori progetti solidali e salvavita” spiega il direttore della Caritas Paolo Valente. “Oggi è a rischio soprattutto il domani delle giovani generazioni e quindi è a rischio anche il domani dell’intero continente africano: non possiamo girare la testa dall’altra parte e far finta di niente”.

Rintocchi contro la fame
Il sostegno all’azione della Caritas e alla lotta contro la fame viene garantito anche quest’anno dalle parrocchie altoatesine che partecipano alla campagna della Caritas contro la fame su invito del vescovo Ivo Muser. Venerdì 30 luglio alle ore 15 suoneranno le campane delle chiese più intensamente del solito e più a lungo. “La pandemia ha messo a rischio il domani di migliaia di bambini. Le campane siano per tutti noi uno sprone e un invito ad agire”, ha ricordato il vicario generale Eugen Runggaldier.

Il tuo aiuto è fondamentale

Con 20 euro puoi mantenere una famiglia in Africa con cibo di base per un mese.
Con 50 euro puoi portare la luce nelle capanne delle famiglie con l’energia solare. In questo modo le donne possono fare lavori manuali la sera e fornire così un reddito aggiuntivo.
Con 100 euro è possibile posare 20 metri di tubature. Ciò consente alle famiglie di avere accesso all’acqua pulita.
Con 240 euro aiuti una madre ad aprire un piccolo negozio nel suo villaggio. Ciò assicura l’esistenza della sua famiglia e allo stesso tempo promuove l’offerta locale.
Chi volesse contribuire a sostenere la Campagna “La fame on fa ferie”, può farlo inviando un’offerta su uno dei seguenti conti bancari utilizzando la causale “Fame in Africa”.

Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Durante la campagna
“La fame non fa ferie” – dal 15 al 31 luglio 2021 – Caritas ha attivato una linea diretta per le donazioni chiamando il numero 0471 304 339
Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online
www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano


Perché si invecchia a ritmi diversi?

Qual è lo “stato dell’arte” della ricerca scientifica sui processi di invecchiamento? In un articolo dal taglio interdisciplinare pubblicato di recente – “How does the environment affect human ageing? An interdisciplinary review“ – Barbara Plagg e Stefan Zerbe hanno riunito ed esaminato le conoscenze esistenti nei campi della medicina e dell’ecologia. “Nella sola Italia, il “gap anagrafico” tra la popolazione più povera e quella più ricca è di circa 10 anni”, affermano i due autori della rassegna che ambisce a proporsi come documento di indirizzo per le politiche sanitarie e ambientali che puntano a ridurre il divario.

Il quadro è lo stesso in Alto Adige e nel resto del mondo: le persone invecchiano a ritmi diversi. Ma quali gruppi stanno invecchiando più velocemente di altri? Quali fattori influenzano l’aspettativa di vita e cosa compromette la nostra salute e un sano processo d’invecchiamento?
La revisione della letteratura scientifica effettuata dal prof. Stefan Zerbe e dalla ricercatrice Barbara Plagg ha cercato di rispondere a queste domande combinando le conoscenze della medicina e dell’ecologia.
“Il processo di invecchiamento non può essere fermato ma è possibile promuovere un invecchiamento sano”, affermano Plagg e Zerbe.
Le principali cause di morte nei paesi industrializzati sono rappresentate ancora dalle malattie croniche: quelle malattie che durano a lungo, sono difficili o impossibili da curare e, al contrario delle malattie infettive, si sviluppano gradualmente in periodo di tempo prolungato. Nel loro lavoro, i due scienziati di unibz hanno identificato i fattori che promuovono l’insorgenza delle cosiddette “malattie associate all’età” (es. demenza, cancro o malattie cardiovascolari). “Invecchiare in modo sano non significa fermare l’invecchiamento o riuscire a mantenere i ritmi di una società sempre più competitiva ma, piuttosto, mantenere la salute mentale e fisica il più a lungo possibile e vivere autonomamente fino alla vecchiaia”, sostengono Plagg e Zerbe, “La velocità con cui invecchiamo è determinata solo in piccola parte dai nostri geni; fattori ambientali come le tossine nell’aria, nell’acqua e nel suolo e fattori sociali ed economici come la formazione, la situazione abitativa, la vita lavorativa e lo stile di vita giocano un ruolo centrale”.
Considerando che in Europa più del 60% della popolazione vive ormai in città, fattori dell’habitat urbano come l’inquinamento dell’aria, le ondate di calore e l’inquinamento acustico sono particolarmente significativi. Il prof. Stefan Zerbe, uno dei promotori del network scientifico TER dell’Alto Adige (Transdisciplinary Environment and Health Research Netwotk) – che conduce ricerche sulle relazioni tra ambiente e salute – vede la pianificazione della sostenibilità urbana e, in particolare, degli spazi verdi, come una leva importante per contrastare l’invecchiamento legato allo stress. “L’individuo può modificare da solo il suo stile di vita prestando attenzione all’alimentazione, praticando attività sportiva e tessendo relazioni sociali ma l’ambiente, spesso caratterizzato dallo spazio urbano, è in gran parte aldilà della sua influenza diretta. La rassegna che abbiamo realizzato dimostra che gli spazi verdi urbani, frutto di un’accurata pianificazione, e la riduzione della polvere e del rumore possono abbassare i livelli di stress. Ciò, a sua volta, può rallentare il processo di invecchiamento”, afferma Zerbe, docente di Ecologia del Paesaggio alla Facoltà di Scienze e Tecnologie e membro del comitato consultivo scientifico della Fondazione tedesca Fritz und Hildegard Berg-Stiftung. “In generale, in medicina stabilire legami causali tra malattie, processi di invecchiamento e fattori ambientali, ed è per questo che la collaborazione interdisciplinare è così importante”, aggiunge Zerbe.
Barbara Plagg, che insegna alla Facoltà di Scienze della Formazione e lavora come ricercatrice all’Istituto di Medicina generale della Claudiana, è sulla stessa linea del collega. La sua attenzione, come ricercatrice, è rivolta allo studio dei processi di invecchiamento e dell’assistenza sanitaria. “La questione dell’equità sanitaria è centrale perché non possiamo considerare il processo di invecchiamento e l’aspettativa di vita di una persona indipendentemente dalle sue condizioni socio-economiche”. Un manager ad alto reddito, per esempio, può permettersi una situazione abitativa migliore rispetto a un operaio, una dieta più sana, un accesso più facile ai servizi sanitari, mentre allo stesso tempo il suo lavoro è meno impegnativo dal punto di vista fisico o di anni di lavoro notturno. “Le statistiche lo dimostrano: la popolazione più ricca vive circa 8-10 anni più di quella più povera. Ciò vale anche per l’Alto Adige”, sottolinea Plagg.
I fattori ambientali come il clima, la qualità dell’acqua e dell’aria sono considerati, ma anche gli ambienti e i fattori artificiali come lo spazio verde urbano, i fattori socio-economici o il reddito. “Il processo di invecchiamento è complesso, molti processi cellulari sono ormai conosciuti ma ciò che li innesca non è ancora stato pienamente compreso”, afferma la ricercatrice, “In termini di prevenzione, tutti conoscono l’importanza di un’alimentazione sana, di un alloggio senza muffa e dell’esercizio fisico, ma a cosa servono queste informazioni se il mio livello di istruzione o di reddito mi costringe a ricorrere a carne macinata a buon mercato e a vivere in un quartiere densamente popolato con poco spazio verde per l’attività fisica?”.
L’articolo di revisione dello stato dell’arte della ricerca scientifica ha l’obiettivo scopo di utilizzare le conoscenze disponibili per avanzare nello sviluppo di misure socio-politiche che vadano nella direzione dello slogan inglese “Make the healthier choice the easier choice”: l’alternativa sana dovrebbe essere anche quella più ovvia e più facile per tutti, indipendentemente dal reddito e dal livello di istruzione. “Lo studio mostra le relazioni tra fattori ambientali, la salute umana e processi di invecchiamento”, conclude Stefan Zerbe, “Renderle il più possibile positive e sane per tutti dovrebbe essere un’importante preoccupazione socio-politica perché, alla fine, un malato a lungo termine costa più delle persone sulla cui salute e benessere si fanno investimenti precauzionali”.

Giulia: le sette note per viaggiare

Classe 1993, Giulia Martinelli ha pubblicato di recente su Youtube il suo ultimo lavoro musicale intitolato “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Si tratta di un brano pop sentimentale dalle sonorità mediterranee che segna un momento importante nella carriera della giovane artista meranese, alla ricerca del successo in Europa.

Giulia Martinelli, quando nasce la sua passione per la musica?
In realtà c’è da sempre, da quando ero piccola. La mia famiglia mi ha sempre motivato e spinto verso due cose, essenzialmente: lo sport e la musica. Alle scuole medie la mia insegnante di musica mi disse che ero particolarmente portata per il canto.
Poi alle scuole superiori c’è stato l’incontro fortunato con la cantante Sonia Ferrari con la quale ho fatto un percorso di formazione ed oggi eccomi qui. In realtà sono sempre stata timida e cantavo per lo più in casa, poi l’amore per la musica e le varie esperienze mi hanno portato ad esibirmi e ad espormi sempre di più.

Che lavoro fa attualmente?
Lavoro come impiegata presso un’azienda di marketing e mi occupo di social media.
Ho studiato a Milano filologia moderna con indirizzo in comunicazione moderna. Mi piace il mio lavoro perché è molto creativo e mi permette allo stesso tempo di gestire il mio profilo artistico per la produzione e promozione musicale.

Pochi giorni fa è uscito il suo ultimo lavoro “Mentiroso”, autoprodotto e cantato in spagnolo. Come mai la scelta di cantare in un’altra lingua?
Adoro le lingue e grazie ai tirocini universitari ho fatto diversi viaggi a New York, Madrid e San Francisco dove ho potuto perfezionare lo studio dell’inglese e dello spagnolo.
Sono perfezionista e insicura per natura; per scrivere il testo della canzone mi sono affidata ad una consulente spagnola che ha curato la traduzione e la pronuncia.

Perché “mentiroso”?
Mentiroso in spagnolo vuol dire “bugiardo”. Il brano non è autobiografico ma, diciamolo, quante di noi non hanno mai incontrato nella vita una persona che racconta così tante bugie da poterle leggere già nello sguardo? Il mio è un brano che invita a scegliere sempre per se stesse e per la propria felicità. Chiudere una porta per accogliere qualcosa di nuovo.

Dopo quanto tempo è uscito il brano?
“Mentiroso” è un esperimento musicale che nasce durante il periodo della pandemia e ci ho messo quasi un anno a realizzarlo. Il genere è un pop folk dalle sonorità spagnoleggianti. Il video, invece, è stato realizzato grazie alla collaborazione di due mie care amiche, Asia De Lorenzi e Samira Mosca. Come sfondo scenografico abbiamo scelto il paesaggio di Monticolo, mentre nel brano precedente – “the crown”, dedicato sempre alle donne – al centro del setting c’era la città di Merano. Mi piace valorizzare la nostra terra attraverso dei clip.

Perché tiene particolarmente al lavoro con Asia De Lorenzi e Samira Mosca?
Perché sono due giovani artiste che mi supportano, dandomi consigli sinceri soprattutto per quanto riguarda la mia immagine. Diciamo la verità: non sono mai andata d’accordo con il mio fisico e fare video clip mi ha sempre creato qualche imbarazzo. Grazie alle consulenze di Asia e samira sono riuscita a superare le mie insicurezze e ad accettarmi così come sono. Mi piacerebbe trasmettere questo tipo di messaggio in un mondo come quello musicale, dove l’immagine è tutto. Vorrei essere ricordata ed apprezzata per la mia voce e la mia musica, mentre oggi complici social e Tv siamo abituati a vedere cantanti donne alle prese con fisici mozzafiato e magrissimi.

Crede di poter indirizzare un messaggio alle ragazze e alle giovani donne che lottano contro il proprio fisico?
Spesso mi è capitato di bloccarmi durante le riprese di un video; mi dicevo che avrei girato quando mi sarei messa a dieta. Ma io non faccio la modella e non è il mio fisico che la gente deve giudicare, ma la mia voce e la mia musica. Fortunatamente tramite la musica mi esprimo e non ho paura. Nel brano “the crown” racconto proprio questo, la corona che indossa ogni donna è la consapevolezza del suo valore. Non permettiamo di farci togliere la nostra corona!

È un messaggio femminista?
La verità? Non ho mai avuto pensieri femministi prima di oggi; mi sono sempre sentita fortunata e non ho mai dovuto lottare per affermarmi. Ma col tempo, crescendo, mi sono accorta di alcune differenze e delle fatiche che da donna bisogna affrontare, per farsi conoscere ed apprezzare come artista. Anche l’ambiente musicale può infatti essere molto sessista.

Chi la segue, chi è il suo pubblico?
Il mio pubblico è internazionale perché mi sono formata all’estero e perché ho già fatto un primo tour in Germania, che io stessa ho organizzato.

Quindi ha organizzato un tour da sola?
In un certo senso sì, ho fatto una ricerca su una serie di locali in Germania in base all’ambiente, alla musica, al tipo di pubblico. Ho prenotato delle date, le risposte sono state immediate e così ho potuto esibirmi in diverse località contando sulle mie forze e soprattutto sulla conoscenza delle lingue.

Che tipo di risposta ha avuto?
È stata una bellissima esperienza; ho trovato sempre un pubblico attento. Quello che ho apprezzato è stato il fatto che le persone in Germania fossero molto concentrate all’ascolto delle canzoni, anche di pezzi inediti…

Ha un sogno nel cassetto?
Ho tanti sogni, quello che mi preme più in questo momento è riprendere a viaggiare, magari per organizzare un altro tour dopo la pandemia. Insomma.. mi piacerebbe ritornare alla normalità.

Cosa vede nel suo futuro?
Musica, tanta musica, ma anche collaborazioni con giovani donne artiste e la possibilità di farmi conoscere di più in Alto Adige, soprattutto a Merano dove non sono ancora riuscita a trovare degli spazi per esibirmi.

Cosa si augura?
Mi auguro che la musica di qualità possa sconfiggere e abbattere le barriere di tipo linguistico; abbiamo una grande fortuna qui in Alto Adige, quella di poterci esprimere tranquillamente in italiano, in tedesco, in inglese e anche in dialetto. Viviamo in un terreno fervido di sperimentazioni musicali, ma, dispiace ammetterlo, il mondo tedesco e italiano sono ancora divisi, mentre la musica dovrebbe poter essere compresa al di là dalla lingua.

Autrice: Francesca Morrone

Osko Tv: in diretta per parlare di Merano

Ben 65 dirette web, 116 persone invitate, 10.500 visualizzazioni, questi i numeri di Osko Web Tv, un palinsesto digitale nato su Facebook da un’idea dei meranesi Enzo Nicolodi e Max Carbone che si è successivamente arricchita della collaborazione di Sandra Lando e Maurizio Citarda. I 4 moderatori di Osko Tv hanno accompagnato i video ascoltatori in una maratona social durata più di mezzo anno da quando la pandemia causata dal Covid-19 ha costretto tutti noi a stare a casa in isolamento. Un format nuovo e molto gradito dedicato ai temi locali, alla città di Merano, alla storia e alla cronaca dei suoi abitanti.
Siete soddisfatti del vostro programma nato sui social? Vi aspettavate questo risultato?
Sì, siamo davvero contenti di essere diventati un punto di riferimento per tanti meranesi che hanno seguito le nostre dirette dai canali Facebook e Youtube. La nostra mission era quella di sfruttare l’idea di riuscire a stare insieme durante il periodo di isolamento attraverso modi e forme nuove e possiamo dire che ci siamo riusciti. Abbiamo cominciato il 24 novembre 2020 con la prima puntata in diretta dal titolo “giovani donne in politica” e abbiamo terminato il 1 luglio 2021, prima della pausa estiva, con la presentazione del libro “Scenari in movimento” di Grazia Barbiero.

Da chi è partita l’idea di OSKO Tv Web?
Partiamo dall’inizio. Osko, “acronimo di Osservatore Santa Klaus Observer”, è un gruppo politico-culturale nato negli anni ‘90 da un’idea di Enzo Nicolodi e Max Carbone che organizzavano tavoli di discussione al ristorante Santa Klaus, nel quartiere Steinach, ogni sabato mattina.
Osko Web TV non è altro che la riproposizione di quell’idea di portare all’attenzione dell’opinione pubblica temi al centro della vita politica e culturale meranese: dalla redazione di libri, al dibattito politico, dagli aspetti legati al territorio alla scuola, dalle donne e dagli uomini che hanno dato un grande contributo alla crescita culturale della città alle giovani e ai giovani che si impegnano oggi a diventare cittadini consapevoli e responsabili.
Com’è nata la collaborazione tra di voi? Com’è stato girare le dirette?
La collaborazione è stata spontanea, noi quattro ci conosciamo da tempo e non è stato difficile abbracciare l’idea di realizzare un format sui canali social. Ci siamo buttati in rete casualmente e istintivamente. Inoltre con le piattaforme e le applicazioni a disposizione non è stato difficile fare dirette pur restando a casa, anche se ogni tanto la tecnologia tradisce…

I numeri delle vostre dirette sono strepitosi se pensiamo alla concorrenza delle varie dirette offerte sui social e al fatto di rivolgervi ad un pubblico prevalentemente locale. Quali sono stati i segreti del vostro successo?
Sì, assolutamente: 65 trasmissioni dedicate, 116 ospiti e quasi 10.500 visualizzazioni per tutte le dirette web sono un bel risultato. Inoltre osservando i dati statistici ci siamo accorti che le persone continuavano a seguirci anche il giorno dopo e durante la settimana. Questo dimostra quanto i nostri temi fossero attuali e interessanti, soprattutto quelli che riguardavano le giovani e i giovani meranesi. Un altro aspetto di successo è stata la moderazione alternata tra noi gestori e la durata delle dirette che non hanno sforato l’ora. Chi ha partecipato alle nostre dirette ci ha ringraziato per l’accoglienza, il ritmo pacato delle conversazioni, il clima amichevole e il ragionamento riflessivo.

Quali sono stati i temi trattati durante le dirette?
Abbiamo seguito essenzialmente tre filoni: Yesterday, Today e Tomorrow. Il primo di carattere storico-culturale dedicato alla memoria della città raccontato da cittadine e cittadini meranesi profondi conoscitori del proprio territorio, il secondo incentrato sul dibattito politico dopo il commissariamento di Merano a seguito della mancata elezione del Sindaco e della Giunta, il terzo tutto incentrato sulla biografia del viaggio, una sorta di diario di bordo scritto dai meranesi e dalle meranesi con la passione dei viaggi in terre lontane.

Ora che vi siete fatti conoscere sui canali social, quali sono i vostri progetti per l’anno prossimo?
L’esperienza di Osko Web TV è stato un antidoto all’isolamento durante la pandemia. Vorremmo riprendere i nostri incontri in presenza, anche se i canali social ci hanno permesso di farci conoscere ad un pubblico più vasto e soprattutto di portare l’informazione sui temi locali ad un numero sempre più crescente di persone. Quindi ci piacerebbe restare attivi sia in presenza che a distanza.

Autrice: Francesca Morrone

Le ginnaste fanno scintille ai Nazionali

Le atlete dello Sportclub Merano ritornano alla carica ai campionati nazionali di ginnastica artistica, l’evento più importante nel panorama del movimento della ginnastica italiana. La settimana dal 18 al 27 giugno le meranesi sono state impegnate sia in prove di squadra che individuali nel campionato Silver alla fiera di Rimini, raggiungendo risultati brillanti in tutte le categorie.
Già le prime giornate di gara, dedicate alle atlete più giovani (classe 2010-2011), sono state decisive: nella categoria LC Allieve, la squadra formata da Giada Filippi, Sophie Arduini,Maximiliane Nestl, Emma Kleon e Noemi Masin, riesce a posizionarsi tra le prime quaranta squadre migliori d’Italia, un risultato molto importante come prima esperienza in campo nazionale. Nelle prove individuali invece, a brillare ci pensa Sara Zanetti che con degli ottimi esercizi si qualifica per la finale all-around, nella quale raggiunge la 25esima posizione. Mentre la giovanissima Carolina Walder, appena 8 anni, nella categoria LBAllieve si posiziona 108esima.
Nei giorni successivi i risultati non vengono a mancare e il team costituito da Julia Santomaso, Hanna Reiner, Mavie Kaufmann, Magdalena Fliri, Greta Urru e Giorgia Moretto non delude le allenatrici, conquistando punteggi eccellenti in tutti gli attrezzi.
A fare la differenza però sono le atlete più esperte, ovvero la squadra senior composta da Noemi Longo, Sofia Pellegrini, Alessia Paggetti e Anna Höllrigl che aggiudicandosi il pass per la finale nella prova di qualifica, conclude la gara ad un meritatissimo quarto posto.
Nelle gare individuali invece, a raggiungere l’eccellenza è Noemi Longo, che nella categoria LE all-around sale sul terzo gradino del podio, conquistandosi la medaglia di bronzo. Nelle finali all’attrezzo, l’atleta non smette di raccogliere allori, guadagnandosi la quarta posizione al corpo libero, la quinta alla trave e la decima alle parallele. La sua compagna di squadra Sofia Pellegrini invece, eccelle alle parallele, che dopo aver centrato la finale, si aggiudica la settimana posizione.
Insieme ai successi soddisfacenti delle atlete allenate da Clio Rossetto, Alessandra Marabese e Sofia Sginzo, le ginnaste altoatesine portano a casa un ricco bagaglio di esperienza e la consapevolezza di potersi migliorare sempre di più. A Rimini, erano presenti centinata di società, tra cui alcune molto prestigiose. A differenza di queste però, lo Sporctlub Merano non gode di una palestra dotata di attrezzi fissi e combatte così per un’adeguata struttura dove potersi allenare. Ciononostante, le giovani passiriane non si arrendono e con grinta e passione portano avanti il loro lavoro a testa alta, senza mollare mai.

Autrice: Chiara Caobelli

Una chiacchierata con il Commissario

In autunno, il 10 ottobre, i cittadini meranesi saranno chiamati alle urne per l’elezione del Consiglio comunale, e con quella data cesserà ufficialmente il suo incarico. Vi propniamo una chiacchierata con il Commissario straordinario per la gestione provvisoria del Comune di Merano, Anna Aida Bruzzese, che dal 9 novembre scorso esercita le competenze e i poteri del sindaco, della Giunta e del Consiglio comunale.

Dottoressa Bruzzese, il commissariamento certifica in qualche modo un fallimento (a termine) della politica rappresentativa. Con quale spirito viene assunto il ruolo di colmare questa “sede vacante”?
L’impianto di attribuzioni conferite alla figura commissariale e a quella sub-commissariale discende direttamente dalla normativa sugli Enti locali: l’obiettivo posto è quello di evitare che la frattura creatasi nella maggioranza si riverberi sulla continuità e sugli standard dei servizi al cittadino, sulla programmazione già avviata, ovvero possa mettere a repentaglio progetti supportati da finanziamenti pubblici. Soprattutto però, vanno evitate ricadute sulla “tenuta” della coesione sociale e sulla salvaguardia del territorio. Tale è, in buona sostanza, il livello di responsabilità attribuito con il Decreto di nomina dal Capo dello Stato.

Da sinistra: il segretario generale Günther Bernhart, Anna Aida Bruzzese ed il subcommissario Hermann Berger

La città di Merano ha caratteristiche peculiari. Quali sono i temi più importanti di cui si è dovuta occupare in questi mesi?
Questa città ha il suo punto di forza nella splendida e strategica posizione geografica, con la corona delle Alpi a protezione dai venti del Nord, e nella secolare tradizione quale “ stazione di cura” prediletta dall’aristocrazia mitteleuropea, crocevia di culture e tuttora punto di riferimento per il turismo di fascia alta. Tuttavia anche Merano ha subito un durissimo contraccolpo nei gangli nodali della sua economia per effetto della pandemia: si è fermata quasi completamente nell’ultimo inverno e anche nella scorsa primavera, presa nella morsa dei contagi e delle limitazioni agli spostamenti, tanto che si stentava a riconoscerne i tratti caratteristici. Le categorie produttive più colpite sono state proprio quelle che risultano economicamente più performanti in tempi normali, cioè quelle legate al turismo e al benessere dei visitatori.
L’attività propria dell’apparato comunale ha dovuto essere rimodulata in progress per proteggere l’utenza e gli stessi operatori con formule organizzative ad hoc. Ai servizi tradizionali di competenza dell’Ente si sono aggiunte, direi prepotentemente, altre mission quasi sempre aventi carattere di urgenza, perché legate al supporto richiesto dalle autorità sanitarie per consentire l’efficacia delle campagne di testing e vaccinazioni di massa. Merano, essendo il secondo comune della provincia per ampiezza demografica ha difatti una valenza strategica per la riuscita dei piani di prevenzione sanitaria in Sud-Tirolo.
Il nostro impegno è sempre stato garantito nella misura massima possibile. Prova ne sia l’approntamento in tempo reale (circa un mese e mezzo di lavori per la rifunzionalizzazione della struttura prescelta all’interno della caserma Battisti) di un centro vaccinale dedicato, destinato a funzionare fino a cessate esigenze con valenza comprensoriale.

Il Commissario Bruzzese con la presidente della Comunità Ebraica Elisabetta Rossi Borenstein e Berger

Il commissariamento è subentrato proprio nella fase delicata dell’emergenza pandemica. Come sta reagendo la città? Lei sta ravvisando le necessarie responsabilità e fiducia da parte dei cittadini?
Sin dallo scorso inverno i contatti diretti con le persone fisiche per ovvii motivi, anche di tutela dei dipendenti comunali, sono stati drasticamente ridimensionati. Anche gli incontri con gli altri operatori pubblici sono avvenuti – sempre proficuamente – in modalità virtuale. Tuttavia le istanze in qualunque forma pervenute dai cittadini, in specie da portatori di interessi diffusi, hanno ricevuto la dovuta attenzione e sono state ponderate dal Commissario di concerto con la dirigenza comunale per avviare le possibili soluzioni ai problemi prospettati. Va detto che la macchina comunale ha funzionato regolarmente e non c’è stata alcuna interruzione nella erogazione dei servizi se non direttamente imposta dalla normativa anticovid: conseguentemente si è ridotta l’effettiva necessità di un interfaccia con gli amministrati. Inoltre la preoccupazione per il diffondersi del virus insieme con il rapido susseguirsi di misure anche assai fortemente limitative della circolazione delle persone messe in campo dalla sanità pubblica in questi mesi hanno finito col prevalere nel sentiment della popolazione, tanto che lo slittamento della competizione elettorale potrebbe essersi rivelato opportuno, oltre che sul piano della prevenzione, anche su quello del reale coinvolgimento dell’elettorato.
Bisogna comunque dare atto ai meranesi del senso civico e della coesione sociale con cui hanno saputo affrontare la situazione inedita, incredibilmente complessa, provocata dalla diffusione del virus.

In realtà la politica non è scomparsa ma solo “sospesa”. Quale tipo di relazioni lei ha instaurato in questo periodo con i partiti politici e gli ex amministratori?
Va dato atto che la politica territoriale e gli ex amministratori hanno tenuto in linea di massima un atteggiamento assolutamente rispettoso dei ruoli, smorzando i toni del confronto dialettico e nel contempo cogliendo ogni utile occasione per focalizzare sulla stampa specifiche problematiche rivenienti dal territorio. Un contributo di analisi che non ho mancato di tenere sempre nella debita considerazione.

Il Generale Berto, il Prefetto Cusumano, il direttore Zerzer e il Commissario

La città di Merano è costituita da quartieri e rioni, anche molto diversi tra loro. Ha avuto modo di visitarli? Quali sono le principali criticità che le capitato di individuare?
Il centro di Merano ha un filo conduttore chiaro, armonioso e coerente, dato dallo stile architettonico elegante e signorile dei palazzi dei quartieri storici che si affacciano sulle rive del Passirio.
Le scelte urbanistiche hanno consentito nel tempo di preservare questo nucleo primigenio che funge da attrattore per il turismo. Vi sono poi alcuni quartieri venuti su in epoca più recente o confluiti nel perimetro comunale per effetto della fusione operata nel ventennio fascista. Le rispettive criticità sono abbastanza eterogenee. Quello che va sottolineato è che in definitiva tutto il territorio necessita della massima cura e attenzione, come ha dimostrato, ad esempio sotto il profilo idrogeologico, la frana di San Zeno avvenuta in novembre. Voglio dire che, anche su quel fronte, non c’è solo il problema della falda di Sinigo.
Come tutti gli impianti urbani risalenti al Medioevo gli oneri della manutenzione del patrimonio pubblico sono assai gravosi, richiedendo apporti progettuali mirati e interventi altamente specialistici.
Poi bisogna tener conto che -per fortuna – vi è una marcata propensione per le politiche di sviluppo in chiave “green”: questo farà la differenza nella pianificazione a medio – lungo termine, portando Merano verso ulteriori riconoscimenti in materia di tutela ambientale e sostenibilità. Per l’ Amministrazione che si insedierà in autunno si prospetta un percorso stimolante e ricco di opportunità da cogliere, anche grazie alle risorse in arrivo con il Recovery Plan.

Come ricorda la sua esperienza nel Comune di Strongoli, sciolto per infiltrazioni mafiose?
L’esperienza nel Comune di Strongoli (KR) si è conclusa nel 2005, a diciotto mesi dall’insediamento. La ritengo davvero emblematica del servizio svolto a sostegno di un territorio indelebilmente segnato dalla marginalità economica e dalla presenza immanente della malavita organizzata di stampo ndranghetista.
È sempre un altissimo onore per un funzionario dello Stato rappresentare una collettività, ma in questi casi, cioè quando la cosa pubblica risulta tanto infiltrata da interessi delinquenziali da compromettere le difese immunitarie della democrazia – con ciò che ne deriva sotto ogni profilo per i comuni cittadini – prevale lo spirito del “civil servant” e la soddisfazione di essere di aiuto concreto nel recuperare margini di legalità i più ampi possibili. Ho mantenuto con piacere i contatti con alcuni degli impiegati comunali che in quei mesi hanno supportato con convinzione la Commissione Straordinaria di cui facevo parte.

Come ha vissuto il passaggio dalla Sardegna a Merano?
Quest’ultimo incarico in Val Passiria rappresenta uno sviluppo assolutamente imprevisto del mio percorso di carriera, che ritenevo concluso già nell’estate scorsa in Sardegna. Se non è stato così non posso che esserne contenta: Merano ha un altissimo gradiente di civiltà e rappresenta una realtà avanzata sotto moltissimi punti di vista.

Autore: Luca Masiello