Da soli si va più veloci, insieme più lontano

SINIGO – Giovedì 10 e venerdì 11 giugno sono giunti al termine rispettivamente il sedicesimo anno e il quinto anno dei progetti “1,2,3…stella” e “Gli Argonauti”, attività di accompagnamento allo studio organizzate dal Punto d’incontro per giovani “Cilla” presso la scuola primaria “Giovanni XXIII” di Sinigo e la scuola secondaria di primo grado “L. Negrelli”.
Grazie alla convenzione stipulata con l’Istituto comprensivo Merano 2, durante tutto l’anno scolastico sono stati coinvolti 41 bambini e 6 educatori (oltre ad alcuni volontari) per tre pomeriggi a settimana nella scuola primaria e 28 ragazzi e 4 educatori per due pomeriggi nella scuola secondaria, con lo scopo di svolgere i compiti assegnati. C’è sempre un momento iniziale di accoglienza e socializzazione, e al termine merenda e giochi per i più piccoli mentre per i più grandi viene proposta una riflessione condivisa e la stesura del diario di bordo.
Il nome “1,2,3…stella” trae origine dal gioco che un tempo animava i cortili, mentre “Gli Argonauti” si sono ispirati al mito greco dei navigatori che hanno intrapreso il loro viaggio ricco di imprevisti e di insidie ma in compagnia.
Affrontare la fatica dello studio con un lavoro costante sulle motivazioni, favorire l’acquisizione di un metodo e accettare la sfida che studiare in compagnia è un’avventura che aiuta ad andare fino in fondo e a non arrendersi di fronte alle difficoltà e agli insuccessi, assieme ad adulti pronti a coinvolgersi e ad imparare assieme, sono stati i punti qualificanti dei due progetti.
Nonostante la fatica imposta a tutti dalle norme antiCovid, tutto l’anno è stato occasione per imparare come si può esser amici anche senza grandi abbracci e dell’importanza dell’osservare se stessi e gli altri guardandosi negli occhi, quando la mascherina rendeva un po’ più complicato “capirsi al volo”.

A Sinigo l’anno si è concluso con una festa nel cortile della scuola nuova alla presenza di genitori, nonni e amici. I ragazzi della classe V hanno salutato in un clima di grande silenzio ed emozione mentre i bambini delle altre classi, con l’aiuto di cartelloni, hanno raccontato i vari progetti e le esperienze più significative. È stato consegnato ad ogni bambino un libro con tutte le opere realizzate da loro, imparando dalla gioia di vivere di Matisse e provando a fare quello che faceva lui: “I pesci rossi”, “La danza”, “Le finestre”, “L’autoritratto”, “Il circo” ed infine “Icaro”, il mito del sogno e della libertà.
Anche alla scuola “Negrelli” non è mancata la festa finale con una ricca tombola, una buona merenda e le fotografie di tutto l’anno. Il momento culmine per i ragazzi è stato la consegna dei Diplomi personalizzati: niente li rende più felici di sentirsi protagonisti e apprezzati in tutta la loro unicità.
In particolare al doposcuola “1,2,3…stella” nel corso di tutto l’anno è stata scelta la lettura di “Barracudino Superstar”, che è la storia di un’amicizia tra gli abitanti del mare dei Caraibi: chi pieno di paure e chi in preda alla rabbia, chi presuntuoso e chi distratto, ma tutti accomunati dal desiderio di essere felici e di stare assieme. Parole come viaggio, allenamento, autocontrollo, il cerchio del pensiero, emozioni e frasi della calma sono diventate familiari e compagne nella crescita in questi mesi.
La storia finisce con il ritrovamento del tesoro e la scoperta che il tesoro siamo noi, noi così come siamo, insieme, perché, per usare le parole di Nello, il pesce martello, “…siamo insieme per imparare le cose, non quelle inutili ma quelle preziose. Vorrei che questo vascello fosse di tutti, perché è in gruppo che si danno buoni frutti”.

La città respira con l’arte

Con Anna Bernard di OutBox facciamo il punto sul progetto Breathe! che ha fatto sbarcare l’arte urbana in Alto Adige. Con lei delineiamo la dimensione “comunitaria”, elemento fondante di questo tipo di espressione che durante la pandemia ha svolto un importante ruolo di “valvola di sfogo”.

Quella dell’arte urbana è un’esperienza ancora giovane, nuova in provincia di Bolzano, ma che sta prendendo sempre più piede, facendo parlare molto di sé soprattutto dopo le prime opere realizzate a Bolzano, Merano e Laives. 
Giusto lo scorso 14 giugno l’artista Egeon ha presentato l’ultimo step del progetto Breathe!, un’opera realizzata a Laives e intitolata “Punto di fuga”. Nello scorso mese di maggio era toccato a “Sera”, realizzato a Merano dalla giovane artista catalana Elisa Capdevila, mentre in aprile era stato il sardo Tellas ad intervenire sulla parete cieca di un edificio in via Brennero a Bolzano. 

L’INTERVISTA

Anna Bernard, com’è nato il progetto Breathe! ?
L’idea ha cominciato a girare a fine 2018. E la scintilla che ha fatto partire il tutto è stato il murale di Egeon in via Roen a Bolzano, che ho curato personalmente come operatrice culturale. In origine è stata una sfida per me: ero tornata da poco dall’estero e volevo portare questo tipo di arte in Alto Adige. Si trattava di un territorio completamente inesplorato, graffitismo a parte.

I graffiti sono in realtà un’altra cosa…
L’origine è comune, ma in realtà l’arte urbana si sta evolvendo davvero in un’altra direzione rispetto ad esperienze come quella di MurArte a Bolzano. 

Insomma: il murale “Ricorda la bellezza” di Egeon in via Roen a Bolzano in sostanza è stata una porta che si apriva su un’esperienza nuova. 
Sì. E il tutto è nato proprio dall’incontro con lui, che da anni voleva realizzare un’opera di grandi dimensioni. Per questi artisti è molto difficile fare “palestra” e lo è in particolare per le donne, perché spesso possono individuare le loro superfici solo in contesti non del tutto legali. Egeon in particolare nel suo studio aveva una parete su cui faceva i suoi esperimenti, ma naturalmente è un’altra cosa avere a disposizione la grande facciata di un palazzo in città. In via Roen è stato molto difficile riuscire a partire, ma poi la cosa ha suscitato un grandissimo interesse a livello comunitario. 

L’arte urbana viene definita “arte pubblica”. Cosa significa? 
In realtà si tratta della sua natura principale. Nasce tra le persone e attraverso una performance in cui anche la comunità diventa attrice, lo abbiamo visto recentemente anche a Merano e Laives. Le persone commentano durante la realizzazione e noi cerchiamo di essere presenti per instaurare un dialogo. Per noi è molto importante sapere cosa ne pensano le persone. Di per sé si tratta di un esperimento sociale, in tutto e per tutto. è molto affascinante: l’opera resta visibile a tutti e anche negli anni, anche se non durerà per sempre. Con gli anni infatti gli agenti atmosferici la deterioreranno, così come succede con ogni facciata dipinta dei palazzi. 

Nelle opere vengono previsti riferimenti alle realtà socio culturali in cui vengono realizzate?
Non è detto, ma può anche essere. In ogni caso l’arte non ha il ruolo di “dare” alla comunità quello che si aspetta. L’arte urbana non ha nulla a che vedere con la pubblicità, ne abbiamo già tantissima, siamo bombardati. L’arte deve andare oltre, altrimenti non sarebbe arte. Non sto parlando di massimi sistemi, anzi. Ma noi vogliamo che il messaggio lanciato dall’artista arrivi in modo chiaro e anche a chi non ha uno specifico background culturale. 

Parliamo della vostra organizzazione. OutBox è un nome profetico. “Fuori dalla scatola” aveva senso già prima, figuriamoci ora, dopo più di un anno di pandemia…
E’ una finestra che si apre, il messaggio è quello dell’arte che vuole arrivare alle persone e non il contrario. Di solito diciamo alle persone di andare alla mostra, a teatro, al cinema. In questo caso invece siamo noi che andiamo da loro. 

La realizzazione delle opere è preceduta da una mappatura sul territorio e poi con i residenti voi impostate un vero e proprio percorso. Come funziona tutto ciò?
Ogni situazione è diversa. A Merano ci siamo rapportati addirittura con un quartiere e con i suoi rappresentanti, ed abbiamo coinvolto anche i giovani del posto. Anche nel caso di Via Brennero a Bolzano abbiamo coinvolto le realtà giovanili interessate alla natura, all’arte urbana o più in generale alle “azioni pubbliche”. Con i giovani abbiamo anche parlato della street art e del suo rapporto tra legalità e illegalità. 

L’opera “Sera”, realizzata da Elisa Capdevila a Merano

In Via Brennero a Bolzano siete intervenuti in una zona del centro storico. è stato più complicato?
Ci abbiamo lavorato per ben due anni e abbiamo dovuto partecipare a diverse riunioni condominiali. Una delle cose più complicate è far capire alle persone che pur venendo realizzata su una parete  privata, poi l’opera ha una funzione pubblica e diventa una sorta di regalo che viene consegnato alla comunità. Un altro aspetto complesso riguarda la questione che l’opera deve ricevere sì il via definitivo da parte del condominio (che in ogni caso non possono imporre un loro soggetto), ma davvero non ha alcun senso pensare che l’opera debba per forza piacere a tutti. 

L’opera “Mimesi”, realizzata da Tellas in Via Brennero a Bolzano

Questi interventi artistici nella realtà urbana non per forza servono per abbellire, ma piuttosto ad intervenire sui cosiddetti “non luoghi” della città.
L’arte urbana non ha lo scopo di rendere bello un luogo, ma piuttosto di incontrarlo, quasi come fosse una tela per un pittore. Il tessuto urbano ha il suo fascino ed è bello di per sé, spesso anche quello più scarno e degradato. Il linguaggio dell’estetica va ben oltre il solo concetto di “abbellire”.
Non c’è nemmeno la necessità di creare una nuova identità per il luogo interessato. Si tratta piuttosto di portare lì l’attenzione. E va anche detto che l’arte urbana non ha il magico potere di sistemare i problemi, riqualificando. L’arte non ha questo ruolo e di questo c’è consapevolezza in Alto Adige, non ci è mai stato chiesto di fare ciò. 

Il progetto Breath!, come abbiamo detto, è nato in un periodo pandemico. Cos’ha voluto dire?
E’ stata una vera e propria valvola di sfogo: questa forma d’arte era una delle poche che potevano essere praticate con una certa facilità. C’era senz’altro l’idea di lasciare anche un segno di quanto è successo per gli anni a venire, però senza essere troppo didascalici. Siamo stufi di vedere mascherine nelle opere ed io personalmente questa cosa la trovo stucchevole. Volevamo creare comunque qualcosa di positivo, d’altronde Breathe! contiene una chiara sollecitazione per tornare a respirare. Come dire: “respira, cammina per le strade e guarda in alto”. In questo senso abbiamo ricevuto fin dall’inizio un grande sostegno da parte dell’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia. 

Come vengono selezionati gli artisti?
Il lavoro in questo senso è molto simile a quello che viene fatto da una direzione artistica e da una curatela. Conosco molti altri curatori e ho girato, partecipando anche a dei festival che si occupano di queste cose. Ci sono anche gallerie che seguono proprio l’arte urbana e molti libri in merito. E da qui vengono le idee che portano a stabilire i contatti con gli artisti. 

Nel manifesto del progetto si parla di “promozione della ricerca artistica, delle professionalità artistiche e anche del know how di produzione, progettazione e manutenzione delle opere”. 
L’arte urbana economicamente è abbastanza accessibile, ma con Outbox vogliamo anche far capire che dietro c’è un impegno importante. Se si vuole fare un buon lavoro bisogna organizzare le cose per bene e sostenere gli artisti anche nel lavoro di ricerca e preparazione che precede l’opera. Noi siamo il tramite tra la parete, i privati, la comunità, le istituzioni pubbliche e l’arte stessa. Una bellissima scommessa. 

Foto servizio: Tiberio Sorvillo curated by OUTBOX

Autore: Luca Sticcotti

Servizi sociali e pandemia: la grande sfida

Nell’emergenza pandemica l’Amministrazione comunale meranese ha dovuto riorganizzarsi mettendo in campo inedite forme di vicinanza e di assistenza, soprattutto nei confronti delle persone più fragili. Con un impegno che, per alcuni settori, è andato crescendo nei periodi di lockdown più stringente. Lo confermano i dati contenuti nel rendiconto 2020 dei servizi delegati che ha presentato l’Ufficio servizi sociali del Comune di Merano.
“Ci siamo prodigati per mantenere, anche nel periodo emergenziale, gli standard di qualità già raggiunti, ma la sfida più impegnativa è stata senz’altro quella di ripensare e riorganizzare i servizi e predisporre nuovi protocolli e procedure di intervento in funzione di una maggiore flessibilità e di una ancora maggiore vicinanza a cittadine e cittadini e nel rispetto delle vigenti restrizioni – ha spiegato la direttrice di ripartizione Sabine Raffeiner – Mentre alcuni servizi hanno inevitabilmente risentito dei periodi di prolungata chiusura, altri invece hanno fatto registrare un notevole incremento di utenza e di prestazioni”. Ecco, nel dettaglio, alcuni dati:

Sabine Raffeiner

Assistenza domiciliare
Nel corso del 2020 sono state prestate, assieme al partner Caritas, 28.976 ore di assistenza domiciliare, 120 in più rispetto all’anno precedente, e sono state assistite complessivamente 519 persone (483 nel 2019).

Pasti a domicilio e mensa
Anche nel corso del 2020 il Comune ha messo a disposizione i locali della mensa per anziani presso la Scuola Schweitzer di via 30 Aprile (lunedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica), mentre il martedì e il giovedì i pasti sono stati serviti, grazie a una convenzione con la fondazione Pitsch, nella sala da pranzo della casa di cura Sant’Antonio. A causa dei lockdown e della chiusura dei locali, il numero di pasti nella mensa per anziani è diminuito di 1.906 unità, passando da 4.866 (2019) a 2.960 nel 2020 (-39,19%). Durante i periodi di chiusura della mensa gli/le utenti hanno però potuto usufruire, senza dover sostenere costi aggiuntivi, del servizio di consegna dei pasti a domicilio, che sono aumentati di 2.937 unità rispetto al 2019 passando da 37.010 a 39.947 (+7,93%).

Centro diurno
A causa dell’emergenza sanitaria il numero di servizi offerti (pedicure, bagno assistito, lavaggio capelli, servizio lavanderia) è diminuito di 336 unità rispetto al 2019 passando da 1.812 a 1.478.
Nel 2020 il Centro di assistenza diurna, che può accogliere 25 persone, è rimasto chiuso dal 6 marzo al 3 giugno. Nei 196 giorni di apertura (248 nel 2019) il numero di prestazioni erogate è stato di 436 unità rispetto alle 505 del 2019. In totale sono stati assistiti 64 ospiti (71 nel 2019).

Assistenza a migranti
Della consulenza, dell’accompagnamento e di altre misure di sostegno ai fini dell’integrazione sociale e professionale delle persone con background migratorio si è occupata la Caritas diocesana. Nel 2020 si sono rivolte al servizio Moca 1.078 persone (1.225 nel 2029), di cui 394 donne e 684 uomini. Di questi 49 sono di nazionalità italiana. In vetta alla classifica della comunità straniera più rappresentata c’è, per la prima volta dal 2016, quella pakistana che, con 127 persone, ha superato quella marocchina (120). Il tema prevalente delle consulenze è sempre il lavoro.

Amministrazione di sostegno
Nel corso del 2020 lo sportello di consulenza in materia di amministrazione fiduciaria ha ricevuto su appuntamento, ma per la maggior parte del periodo ha fornito consulenza telefonica tutti i giorni feriali. Ottantasette le consulenze effettuate per richiedenti residenti a Merano e nel Burgraviato (95 nel 2019), per un totale di 200 ore di lavoro. Oltre all’attività di consulenza agli amministratori di sostegno sono stati presentati 13 ricorsi d’ufficio al Tribunale di Bolzano (6 nel 2019).

In foto principale: Il bar intero del centro diurno per persone anziane Vita di via Huber

Le stelle del quadrato tornano a brillare

Bolzano e dintorni furono negli anni ’50 un centro di livello, con atleti di caratura internazionale, grazie ad un maestro di quelli veri dediti con passione e sacrificio alla palestra “casa”. Era l’indimenticato Antonio Di Curti, la cui scomparsa segnò per anni la parallela scomparsa della grande boxe. Qualche tentativo fu fatto da Bruno Barbieri, ma purtroppo non ci fu il necessario seguito. Intanto cresceva tecnicamente ed umanamente il bolzanino Francesco Nicotera che su un centinaio di combattimenti iniziava a sommare una serie di vittorie, come l’argento agli italiani 1990 e 91, oro nel torneo delle 32 nazioni, ancora oro nella spettacolare serata Italia – Canada, quarto ai giochi del Mediterraneo e settimo ai mondiali. Chiude finalmente la carriera nel 1993 con una classifica che lo “eternizza” secondo a livello italiano, quarto a livello europeo e settimo a livello mondiale. Fortunatamente, carattere generoso e altruista, non chiude egoisticamente con il mondo della boxe ma decide di dedicarsi tecnicamente e socialmente ad una attività che insegna come limitare la naturale aggressività a momenti circoscritti e luoghi ben stabiliti. Il giovane campione capisce quindi che il proprio ruolo nella vita sportiva non era solo quello di atleta, ma anche quello di creare una eredità di sport, di insegnamento di vita, di dare la possibilità di sfogo ai giovanili ardori, di togliere, come è successo, qualcuno dalla strada e dargli una speranza. 
Ed il campione bolzanino, smessi i panni del gladiatore, indossa quelli del maestro: Nicotera apre una sua palestra nel 1995, che con orgoglio chiama Boxe Nicotera, nel palazzetto dello Sport di viale Trieste. Ed è subito folla che neppure il Covid è riuscito a fermare: decine di atleti vincono piccole ma importanti gare che fanno tanto bene all’ autostima, alcuni accedono a gradini più alti, la maggior parte impara a frenare gli impulsi aggressivi, altri approfondiscono le tecniche di difesa personale così allargando gli orizzonti a categorie altrimenti schive, bambini, anziani e ovviamente donne.

Nicotera, Maurizio Stecca (campione olimpico e mondiale), Al Mourchid e Mazzoni


Franco fortunatamente trova un vice, all’epoca allenato da Luciano Buffo, in Alessandro Mazzoni, anch’egli con un curriculum di tutto rispetto come la vittoria ai Campionati universitari nel 2002 e in altri 110 incontri dei quali diversi vinti o piazzato nei posti d’onore. Pugile elegante ed educato, sul ring e nella vita, diviene meritatamente l’alter ego di Franco che non è più solo l’allenatore ma diviene un parente, uno zio, un padre, un padrino, sicuramente un amico: solo così si spiega la dedizione con la quale i tanti frequentanti parlano di Franco ed ora anche di Alessandro Mazzoni. 
Il sogno di Franco: dopo la quindicina di incontri e stage di successo, organizzati a Bolzano, quello di organizzare una grande serata di boxe, di quelle che difficilmente si possono dimenticare. 

In foto principale: la squadra agonistica giovanile

Etranger: viaggio nell’inferno dell’Indocina

La seconda guerra mondiale era finita da poco, ma c’è chi non ha smesso di abbracciare il fucile e di tornare a tuffarsi nell’orrore di un conflitto. Dall’altra parte del mondo. Una storia a tratti incredibile, quella che Luca Fregona ha raccontato nel suo libro “Soldati di sventura”, edito da Athesia; ed ora le immagini di quell’inferno fanno la loro comparsa in Rete con la mostra virtuale 
“Étranger”, “Straniero”, visibile invece online sul sito www.etranger.online. Attraverso testi e immagini, “Étranger” narra la storia vera di tre giovani altoatesini, Rodolfo Altadonna, Beniamino Leoni ed Emil Stocker che hanno combattuto con la Legione straniera francese nella prima guerra d’Indocina. 
La mostra, unica nel suo genere, è un percorso digitale che – attraverso documenti, foto e un registro narrativo agile – svela una pagina di storia poco conosciuta, quella del “Vietnam italiano”. Si calcola infatti che dai 5 ai 7 mila giovani italiani abbiano combattuto in Indocina dal 1946 al 1954, e che circa un migliaio siano morti. Il sito, graficamente molto raffinato e intuitivo, è una vera e propria immersione nella guerra, ma anche nelle vicende umane di quei ragazzi spediti a combattere e morire a diecimila chilometri da casa, tra paludi e risaie. Il progetto “Étranger” è stato curato da Stefania Borin e Giovanna Podavini della cooperativa Mairania 857, in collaborazione con Luca Fregona e la Biblioteca provinciale Claudia Augusta. Il design grafico è stato curato da Damir Jellici e Veronica Simionato dello studio “damirjellici.it”. Sonorizzazione con musiche originali di David Torri e Federico Campana. Il sito è consultabile in tre lingue: italiano, tedesco (la traduzione è a cura di Katia De Gennaro) e inglese (traduzione Ceil Jann Fredman). Con la collaborazione del quotidiano Alto Adige.

Le foto del legionario
La gran parte delle foto che scorrono sullo schermo sono state scattate da Emil Stocker, legionario meranese, morto nel 2020, che faceva parte della 13esima Mezza Brigata, impiegata dai francesi nelle operazioni nel Delta del Tonchino e falcidiata nella battaglia finale di Dien Bien Phu, che ha sancito la fine del colonialismo francese in Indocina e la divisione del paese sul 17esimo parallelo tra il Nord comunista di Ho Chi Minh e il Sud in orbita statunitense.
Immagini in bianco e nero che documentano le diverse fasi del conflitto, ma anche la vita nelle  risaie, nei villaggi e in città come Hanoi, all’epoca ancora sotto amministrazione francese. Stocker, inoltre, era presente al passaggio dei poteri tra l’Armata francese e il Vietminh, l’esercito di liberazione del Vietnam del generale Giap. 

Perché si sono arruolati
La mostra mescola le immagini alle biografie, soffermandosi anche sulle ragioni che hanno portato i tre protagonisti a firmare l’ingaggio. Una scelta estrema che va inquadrata nel contesto storico del secondo dopoguerra. 
Le loro storie rappresentano, infatti, quelle di migliaia di giovani più o meno costretti a vedere nella Legione straniera l’unico approdo possibile. Molti di loro erano migranti economici, entrati clandestinamente in Francia in cerca di lavoro. Una volta scoperti, venivano messi di fronte ad un aut aut: l’ingaggio nei Kepìblanc oppure la galera e poi il rimpatrio. Altri ancora, seppur giovanissimi, erano in fuga dalle “scorie” della guerra: ex fascisti e repubblichini, ma anche partigiani e anarchici o semplicemente sbandati, incapaci di reinserirsi nella società. C’era poi chi scappava dalla giustizia e vedeva nell’anonimato garantito dalla Legione un’opportunità per evitare il carcere. Molti di questi giovani avevano solo un’idea vaga di cosa fosse realmente la Legione straniera, e, ancor meno, cognizione del conflitto in Indocina. Una guerra che per ferocia, vittime e crudeltà è paragonabile solo al Vietnam “americano” degli anni Sessanta. Gli altri due protagonisti sono Beniamino Leoni, bolzanino, che poi ha disertato per combattere insieme ai partigiani viet; e Rudi Altadonna, anch’egli bolzanino, ucciso a 24 anni il 21 aprile 1954 nella conca di Dien Bien Phu.

In foto principale: Una delle foto di Emil Stocker, legionario meranese, morto nel 2020, cge faceva parte della 13esima Mezza brigata

Sulla strada della ripartenza

Test, vaccini e riaperture. Così l’Alto Adige prova a ripartire e a curare un’economia fortemente colpita dalla crisi dovuta al Covid. Ne abbiamo parlato con Michl Ebner, presidente della Camera di Commercio di Bolzano.

L’Alto Adige riparte. O almeno ci prova. La pandemia ha stravolto le nostre vite nell’ultimo anno e a farne le spese maggiori è stata sicuramente la nostra economia. Ora però – tra test a tappeto, vaccini e riaperture – si può tornare a respirare, per far rialzare i molti settori in ginocchio.

On. Ebner: l’Alto Adige come ha vissuto l’ultimo anno segnato dalla crisi Covid? 
L’impatto della pandemia è stato drammatico, peggio di quello della grande crisi del 2008 in Alto Adige. Settori come il turismo hanno subito danni notevoli, e anche il mercato del lavoro, nonostante il blocco dei licenziamenti, soffre. Nel 2020 il numero medio di occupati dipendenti è stato inferiore del 3,5% rispetto alla media dell’anno precedente. Ancora ad aprile 2021 si contavano oltre 10.500 occupati in meno rispetto ai livelli precrisi.
Il protrarsi dell’emergenza sanitaria, con il progressivo rafforzamento delle misure restrittive e il recente ripristino di zone rosse locali sul territorio provinciale nei primi mesi dell’anno, ha inizialmente causato un deciso peggioramento delle aspettative per il 2021, ma gli sviluppi degli ultimi mesi lanciano segnali più confortanti.

Siamo sulla strada giusta per la ripartenza?
Credo che soltanto grazie ad un’ampia copertura vaccinale, insieme al rispetto delle misure contro la diffusione del virus, si possa pensare di tornare alla normalità, e si vedono già i primi risultati positivi. L’eliminazione delle restrizioni dovute al Covid, nonché dell’obbligo di quarantena dal 15 maggio per gli ingressi in Italia, sono certamente buone notizie. L’Alto Adige ha attivato il CoronaPass, ma si spera che presto verrà attivato il Green Pass europeo, in modo tale da far ripartire il settore del turismo, poiché da questo dipendono anche tanti altri settori economici. Alcuni segnali di ripresa si cominciano già ad intravedere, come ad esempio la crescita della fiducia tra le famiglie altoatesine.

La Provincia si è impegnata in contributi per famiglie e imprese. Come possiamo però ridare slancio ai consumi e nuovo potere d’acquisto ai consumatori?
Le imprese producono e investono se intuiscono che in futuro ci sarà qualcuno in grado di comprare i loro prodotti e servizi. Il ruolo della domanda è pertanto fondamentale, per la ripresa. In questo frangente, la fiducia tra i consumatori sta salendo. Ed è ora fondamentale restituire fiducia anche agli imprenditori e alle imprenditrici, al fine di favorire la ripresa degli investimenti e consolidare la crescita. Non solo, è importante che i contributi nazionali e provinciali di contrasto al Covid arrivino alle aziende, agli imprenditori e alle imprenditrici in tempi rapidi e in maniera semplice e non burocratica.

Quali sono i fattori che hanno più penalizzato le nostre aziende?
Il fatto di avere una struttura economica fortemente legata a settori particolarmente colpiti, quali ad esempio il turismo e gli impianti di risalita, ha fatto sì che l’Alto Adige abbia sofferto più intensamente la crisi rispetto ad altre realtà.
Anche il settore del commercio al dettaglio, sempre più assediato dalla diffusione del commercio online e dall’espansione della grande distribuzione organizzata, ha sofferto notevolmente la crisi, poiché molti negozi, soprattutto nelle periferie, lavorano molto anche con la domanda espressa dai turisti.
Infine, la funzione di ponte tra il mondo economico italiano e quello dell’area dei paesi di lingua tedesca, con l’arrivo della pandemia ha comportato maggiori sofferenze per le nostre imprese. 

La pandemia ci ha fatto sviluppare nuove competenze. Bisognerà puntare con decisione sulla digitalizzazione?
La trasformazione digitale è già in corso e solo chi terrà il passo con essa riuscirà ad avere buoni risultati anche in futuro. Ciò è stato ed è tuttora evidente anche durante la crisi: la capacità delle imprese di reagire all’emergenza con soluzioni innovative è davvero determinante per superarla nel modo migliore. La digitalizzazione è utile soprattutto per trovare nuovi mercati e possibilità di vendita, ottimizzare i processi e sperimentare nuove forme di orario lavorativo. Il posizionamento sul mercato e la crescita dell’impresa dipendono dalla capacità dell’azienda di tenere il passo con il progresso tecnologico. 

Capitolo turismo: la stagione alle porte può dare il via ad un ritorno alla normalità? 
Le riaperture e la possibilità di spostarsi sono senz’altro notizie positive e incoraggianti per il settore del turismo. È importante anche il fatto che sia stata tolta la quarantena obbligatoria per gli ingressi in Italia, un risultato per cui mi sono impegnato fortemente a livello nazionale e locale. È stato un primo passo nella direzione giusta affinché il turismo possa riprendere con successo anche in Alto Adige. Ora alcuni Stati UE devono seguire l’esempio e fare in modo che i turisti di ritorno dalle vacanze non debbano stare in quarantena una volta rientrati nel Paese di provenienza.
Per quanto riguarda il Sudtirolo, ci si sta adoperando per creare un ambiente sicuro per gli ospiti.

Sull’asse del Brennero servono quindi più soluzioni condivise?
Assolutamente sì, tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a trovare soluzioni condivise per rendere il corridoio più efficiente e sostenibile. Il Brennero è fondamentale per il futuro dell’economia e dell’Italia, così come per le aziende e rappresenta una direttiva essenziale per raggiungere l’Europa centrale. È cruciale che ci sia cooperazione e coordinamento tra i Paesi europei per promuovere uno sviluppo del corridoio del Brennero che tuteli le imprese italiane, ma anche i principi fondamentali dell’UE, come la libera circolazione delle merci e la concorrenza leale.

Personalmente, questa pandemia che insegnamento le ha portato?
La pandemia ci ha dimostrato ancora una volta quanto i vari settori economici siano interconnessi gli uni agli altri e quanto queste situazioni eccezionali d’emergenza si possano superare solamente con la collaborazione di tutti, ad esempio rispettando le misure di prevenzione, facendo i test e vaccinandosi. Solo grazie alla collaborazione di tutti sarà possibile tornare alla normalità e permettere che l’economia riprenda, salvando esistenze e posti di lavoro. 

Autore: Alexander Ginestous

Un modo nuovo per risolvere i conflitti

“Vuoi aver ragione o vuoi essere felice?” è il motto di Sara Bassot, la mediatrice responsabile dello sportello di Giustizia riparativa per Merano – Burgraviato e Bressanone – Valle Isarco. è un nuovo servizio a disposizione di tutti: una modalità di gestione dei conflitti in cui le parti coinvolte possono trovare ascolto e raccontare i propri vissuti e, con l’aiuto di un terzo imparziale, partecipare attivamente alla soluzione soddisfacente di un conflitto.

Dottoressa Sara Bassot, di che cosa si tratta?
Su iniziativa del centro di Giustizia riparativa della Regione, in collaborazione con l’Ufficio esecuzione penale esterna e l’Ufficio servizio sociale per minorenni, nel 2020 è stato elaborato un progetto con l’intenzione di avvicinare i cittadini a questo mondo. È uno sportello di mediazione che vuole essere particolarmente vicino territorialmente per facilitare una risoluzione dei conflitti in modo più proficuo e positivo prima che si arrivi ad una denuncia o che la disputa possa involversi in un reato.

Può fare un esempio?
Un esempio classico sono le liti di vicinato: a volte certi screzi durano da anni, e può succedere che un’offesa di troppo possa far scattare una denuncia; da qui si approda al tavolo del giudice di pace, e quindi inizia un iter di giustizia tradizionale che spesso sfinisce le persone, o addirittura non porta ad avere una vera giustizia, cioè avere una relazione di vicinato sana e positiva.

Cosa succede quando un cittadino si rivolge a voi?
La persona ci contatta e in un colloquio privato può spiegare il suo punto di vista, venendo accolta e ascoltata in uno spazio protetto. Si invita poi la controparte a fare altrettanto , e se è disponibile, successivamente si invitano entrambe le parti ad incontrarsi e a parlare fra di loro, aiutati e facilitati nel loro percorso da un professionista che li sostiene nella comunicazione. Non c’è nessuna forzatura, ma il beneficio è molto grande perché non riguarda solo la risoluzione di un piccolo fatto, ma anche una relazione che poi continuerà negli anni.

Sara Bassot

Si tratta di una grande novità, per l’Alto Adige…
Lo sportello è diventato attivo qualche mese fa, ma già in autunno ci siamo trovati con il distretto sociale di Merano della Comunità comprensoriale Burgraviato, per istituire un tavolo territoriale che voleva analizzare i bisogni della comunità e individuare situazioni conflittuali in cui la giustizia riparativa e la mediazione potessero essere strumenti utili. Al tavolo del Burgraviato hanno aderito diversi soggetti del settore pubblico e del privato sociale, dal cui confronto sono nati tre gruppi di lavoro e diverse proposte di azione.
Un tema emerso dal tavolo del Burgraviato è quello dell’abitare e riguarda i conflitti nei condomini a partire da quelli nelle case popolari. In questo caso viene perseguita una stretta collaborazione con l’Istituto per l’edilizia sociale dell’Alto Adige.
Un secondo gruppo di lavoro si occupa del tema scuola: in questo ambito sono stati presentati diversi progetti offerti in vari istituti scolastici, ed è stato organizzato un convegno con Federica Brunelli che ha presentato il modello della scuola riparativa. Questo gruppo di lavoro ha concordato di partire con questo modello presso la scuola alberghiera Cesare Ritz.
Il terzo gruppo di lavoro segue il parco giochi in via Karl Wolf e ha concordato di organizzare un circolo di vicinato per cercare di risolvere il conflitto tra i diversi utilizzatori del parco. 
In questo caso in un primo momento si svolgeranno dei colloqui individuali con le persone interessate, mentre in un secondo momento si organizzerà un incontro congiunto. In quell’occasione ciascuno potrà raccontare il suo punto di vista e si cercherà di elaborare insieme una soluzione soddisfacente. Fra qualche settimana ci sarà un ulteriore incontro per valutare la realizzazione del piano d’azione elaborato insieme.

Quante persone lavorano allo sportello?
Per ora allo sportello ci sono solo io, ma comunque viene garantito il servizio dall’ufficio di Giustizia ripartiva della Regione, dove sono al lavoro altre quattro persone. Nel caso delle mediazioni allargate collaboriamo assieme alle altre colleghe, anche perché il mediatore vuole garantire il più possibile la neutralità e la gestione fluida e armonica della comunicazione.

Come si diventa professionisti di questo settore?
Il requisito è essere mediatore, una figura professionale con una formazione importante, e per diventarlo viene molto valutato anche l’atteggiamento umano. Io sono sociologa e psicologa, poi ho fatto molti corsi di specializzazione perché mi piace comprendere l’essere umano, vedere i vari aspetti dell’interazione umana, La giustizia ripartiva esiste da sempre, basti pensare a certe antiche tribù che si mettevano in cerchio con una persona più saggia al centro, per poter confrontale le loro opinioni. Noi garantiamo lo spazio di esprimersi senza essere interrotti e di essere ascoltati dalla controparte, fatto che spesso nel quotidiano non avviene. 

Soprattutto in questi tempi in cui si comunica soprattutto attraverso i social…
Già, lo si nota ogni giorno, e lo si è visto in molti ambiti, come nel video dei rapper di Merano, che ha tirato fuori delle  tensioni sociali che esistevano già, ma essendo avvenuti gli scambi comunicativi quasi esclusivamente sui social, le opinioni sono state estremizzate. Guardarsi negli occhi e dirsi le stesse cose che pensiamo ma in faccia, è tutta un’altra cosa.

Come si può fare per contattare lo sportello?
Il servizio è gratuito e confidenziale. Per appuntamenti e informazioni basta chiamare il numero 0471 322152 o scrivere a mediazionemerano@gmail.com

COS’E’ LA GIUSTIZIA RIPARATIVA?

La giustizia ripartiva punta sulla partecipazione attiva della vittima e del reo. In poche parole, anziché delegare allo Stato, sono gli stessi attori della disputa a occuparsi di ovviare alle conseguenze del conflitto occupandosi della riparazione, della ricostruzione e della riconciliazione, con l’obiettivo non di punire ma di rimuovere le conseguenze del reato attraverso l’incontro tra le parti e con l’assistenza di un mediatore terzo e imparziale.
La giustizia riparativa analizza il problema della giustizia penale intorno a quattro elementi fondamentali:
considerare il reato in termini non meramente formali bensì “esperienziali”, ossia come “lesione” che coinvolge direttamente, e sotto molteplici aspetti (morali, materiali, emotivi, relazionali) singole persone e una comunità;
ritenere che al reato corrisponda in primo luogo l’obbligo – in capo all’autore – di porre attivamente rimedio alle conseguenze dannose che la sua condotta ha cagionato, avendo riguardo in primo luogo ai bisogni della vittima;
puntare, nella ricerca di tale soluzione “ripartiva”, ad un coinvolgimento attivo della vittima, dell’offensore, dei rispettivi entourages di relazioni, e della comunità civile;
ricercare una soluzione che risulti, se possibile, concordata tra tali soggetti.

Autore: Luca Masiello

“Italia e Germania tra le favorite”

Per l’allenatore ed ex giocatore di Salorno Yuri Pellegrini l’Europeo 2021 sarà un’importante vetrina per i giovani talenti italiani, che hanno tutte le carte in regola per fare molto bene, guidati dal ct Roberto Mancini. Per la vittoria finale Pellegrini vede favorite Francia, Germania e Spagna. Ma non esclude la possibilità che l’Italia possa di nuovo vincere l’Europeo, 53 anni dopo il mitico 1968.

Yuri Pellegrini: come sarà l’Europeo 2021? Come vede le chance della nazionale italiana?
Il calcio italiano di club è da tempo in difficoltà. Escludendo le vittorie della Juventus, negli ultimi anni c’è stato poco altro. Ma in realtà la nazionale di Mancini sta facendo molto bene: ha vinto quasi sempre, ha stabilito dei record e si è qualificata “in carrozza”. Rispetto alla nazionale c’è molto entusiasmo, Mancini è un tecnico benvoluto da tutti e che ha saputo creare anche un buon feeling con il pubblico e con la stampa. Penso sia la persona giusta nel posto giusto, in questo momento. Il ct ha anche lanciato un sacco di giovani ed è un aspetto questo, nel quale i suoi predecessori hanno fatto molta fatica. Ad esempio ha fatto esordire Zaniolo quando ancora non giocava nelle squadre di club, e poi ha lanciato Barella. Devo dire che ora la nazionale è anche piacevole da guardare.

Sembra quasi una situazione rovesciata rispetto al passato. Le squadre di club sono un po’ in ribasso, mentre la nazionale piace e diverte…
Sì. Bisogna anche dire che, visti i risultati, questa volta non dico che partiamo da favoriti ma senz’altro ce lo possiamo giocare questo Europeo. Il Campionato Europeo è una competizione molto particolare; noi l’abbiamo vinta solo una volta ma spesso la vincono anche delle outsider, basti guardare a Danimarca, Grecia e Portogallo.
Non è certo come ai mondiali che vengono vinti sempre dalle stesse tre o quattro squadre favorite.

Quest’anno per la prima volta l’Europeo viene giocato spalmando le partite nei diversi paesi dell’unione. Questo fatto potrà anche contribuire a creare una maggiore coscienza europea nel pubblico?
Si gioca sempre in stadi di primo livello. 30 anni fa poteva essere lunga una trasferta dalla Norvegia al Portogallo, ma oggi non è più così. Viene poi coinvolto il pubblico di diversi paesi e questo è senz’altro un aspetto interessante, anche in questo periodo in cui le presenze negli stadi saranno per forza di cose limitate.

C’è poi la vetrina per molti giovani. I nostri migliori talenti spesso non trovano lo spazio che meritano nel campionato per club… All’Europeo possono mettersi in mostra e fare grande esperienza.
Nel calcio italiano quando si dà fiducia ai giovani, spesso questa viene ripagata, come sappiamo. Putroppo questo non succede nei club, se si escludono singole eccezioni come Atalanta e Sassuolo.

In Alto Adige c’è poi una faccenda prettamente campanilistica. Come sappiamo la tifoseria locale storicamente si divide tra coloro che guardano all’Italia e quelli che invece prendono come riferimento la Germania.
Succede da sempre. Io alleno bambini e i ragazzi di madrelingua tedesca tifano sempre per il Bayern. è una cosa molto radicata. Uno da fuori può anche stupirsi, ma la realtà è questa e la accettiamo, ci mancherebbe altro. Si tratta di sport e ognuno fa le sue scelte. Io in ogni caso tiferò Italia, è poco ma sicuro! Anche se devo dire che la Germania mi è simpatica, mi piace il loro gioco e la loro mentalità vicente.

Un pronostico? Quali saranno le quattro squadre che si ritroveranno in semifinale?
è difficile dirlo, perché dipende anche dagli abbinamenti nei gironi.
Potrebbero esserci la Francia, la Germania e la Spagna… e poi noi!
La Francia sicuramente, per Italia ci spero, la Germania come sappiamo arriva sempre in fondo e poi per quanto riguarda la Spagna dobbiamo ricordarci che negli ultimi anni ha spesso vinto le competizioni per club.

Autore: Luca Sticcotti

Piano clima: al via il comitato direttivo

Burgraviato “Perché dobbiamo fare qualcosa”, “Perché la tutela del clima non si ferma al confine comunale, dobbiamo lavorare insieme come comuni”, “Con azioni regolari possiamo raggiungere bene la popolazione”: questi sono solo alcuni dei riscontri delle discussioni con i Comuni che la Comunità comprensoriale ha avuto nelle ultime settimane.

Luis Kröll
Presidente Comunità comprensoriale

Due anni di gestazione
Il progetto “Piano clima” è stato lanciato due anni fa con l’obiettivo di elaborare piani per il clima per i comuni del comprensorio e di sostenere i comuni nel loro ingresso nel programma ComuneClima light. “Adesso siamo arrivati ad un punto importante: nelle ultime settimane la cooperazione con i comuni si è intensificata. Ora si stanno formando dei clima-teams nei comuni stessi, che si occuperanno del contenuto del progetto e delle azioni concrete. Nel frattempo, abbiamo anche altri 21 ComuniClima light nel nostro comprensorio. Alla fine di aprile è stato istituito anche il comitato direttivo”, così Luis Kröll, presidente della Comunità comprensoriale, riassume l’attuale sviluppo del progetto. Durante gli incontri con i comuni, i responsabili sono stati informati sullo stato di avanzamento dei lavori e sulle attività previste per quest’anno. In futuro i clima-teams dei comuni saranno attivamente coinvolti nel progetto sviluppando e implementando congiuntamente le misure. Inoltre, in ogni comune sarà analizzato un edificio comunale dal punto di vista energetico. Il comitato direttivo, a sua volta, assumerà il suo ruolo di organo di supervisione del contenuto scientifico dei piani climatici. Sono stati reclutati per collaborare rappresentanti dei comuni, dell’ufficio provinciale competente, delle associazioni ed imprese nel settore energia, del settore della formazione, dell’agricoltura e della tutela ambientale. Tutti i comuni che hanno aderito al programma provinciale ComuneClima attraverso il progetto “Piano clima” sono stati certificati come “ComuneClima light”.

Un sondaggio online
Entro giugno 2022 tutti i piani climatici dovrebbero essere disponibili, con misure che vanno dall’efficienza energetica negli edifici comunali, all’uso di energie rinnovabili e alla riduzione dell’inquinamento luminoso e delle emissioni di CO2. Per quest’anno è previsto un sondaggio online tra i cittadini per conoscere le loro opinioni su temi importanti come la tutela del clima e il comportamento personale. I cittadini saranno informati sul progetto e sensibilizzati a adottare uno stile di vita sostenibile attraverso i vari bollettini comunali. Inoltre, per l’autunno è previsto un evento informativo per i rappresentanti comunali. La Comunità comprensoriale è responsabile del coordinamento delle attività. Il team del progetto continuerà a sostenere i comuni nell’attuazione delle misure di tutela del clima anche dopo la fine del progetto.

Piano climatico in elaborazione
Partecipano al progetto “Piano clima” 25 comuni della Comunità comprensoriale. Nell’ambito del progetto si sta elaborando un piano climatico per i comuni secondo le specifiche della Provincia, oltre ad un piano sovracomunale aggiuntivo per il comprensorio. Nel primo anno di progetto 2020 è stato elaborato il piano luce per 9 comuni.

LanaLive: un caleidoscopio di arte

La ripartenza passa dall’arte, e in questi giorni il paese di Lana ed i suoi dintorni sono stati letteralmente sommersi da musica e installazioni grazie al festival di cultura tematica e trans – disciplinare “LanaLive”, giunto quest’anno alla sua decima edizione. E per celebrare degnamente il giubileo, i direttori artistici dell’evento, Hannes Egger e Katrin Klotz, hanno voluto rievocare le traiettorie del festival con un ampio percorso artistico che prende il via proprio da Lana e che ripercorre questa prima decade. 

Le origini di “LanaLive” risalgono ad un ormai remoto concerto della “BigBand 84”. Negli anni da evento musicale il festival si è rapidamente affermato come importante riferimento culturale per Lana e i suoi dintorni. Definita formalmente nel 2012 la sua identità di “festival culturale transdisciplinare e tematico”, anno dopo anno l’evento è giunto alla decima edizione. Per dieci giorni, dal 13 al 23 maggio, questo anniversario viene celebrato con un “best – of” degli anni passati: a partire da quattordici installazioni principali, hanno preso forma molteplici eventi e contenuti ispirati alle ultime edizioni del festival, presentate in una veste totalmente rinnovata: i progetti degli dieci ultimi anni sono stati rielaborati e inseriti in un percorso artistico ampio che prende le mosse da Lana per spingersi oltre i confini del paese.
Fin dalla prima edizione tematica nel 2012, il festival “LanaLive” si è affermato come realtà di promozione culturale locale. Rendere l’arte e la cultura del luogo un’esperienza artistica fruibile a un pubblico diversificato è da sempre uno dei fondamenti del progetto. 
Nel corso degli ultimi nove anni sono stati commissionati diversi lavori “site specific” e gli artisti sono stati invitati a indagare i differenti temi proposti dal festival. 
Inoltre, ogni anno, il festival è protagonista di riflessioni e approfondimenti nel “LanaLive Report”. 

Un report che riflette sul passato

Tutti i nove numeri del report si completano a vicenda,
raccontando differenti visioni e offrendo una rilettura a volte più lusinghiera, a volte più scomoda, del territorio. Nel corso degli anni, è stata affrontata una grande varietà di temi, dalla topografia alla storia degli insediamenti urbani, fino ad arrivare ad un’indagine del sottosuolo. 
In occasione dell’anniversario del 2021 il report avrà un ruolo di primaria importanza: diventa infatti una testimonianza e un osservatorio unico per analizzare e ragionare su ciò che è stato realizzato fino ad ora. 
Dieci anni di “LanaLive” sono un’ottima occasione di riflessione sul passato e sul presente, una sorta di “follow – up” o, per dirlo con un gioco di parole, un’osservazione dell’osservazione.
Nel 2021, con il titolo “Best – of”, “LanaLive” offre dunque un caleidoscopio colorato di tutte le precedenti edizioni, con un totale di quattordici installazioni in paese e nei dintorni: opere rivisitate che si andranno a unire a nuovi lavori commissionati ad hoc e a tanti nuovi approfondimenti. 

Dieci anni per analizzare il territorio

Con l’eredità della “BigBand84”, la direzione artistica di LanaLive nel 2012 è passata da Thomas Holzner a Hannes Egger e Katrin Klotz, che hanno ripensato il festival proponendo ogni anno temi differenti da indagare attraverso i mezzi artistici. 
La prima edizione con “Il Valsura confluisce nell’Adige” si proponeva di riflettere sulla conformazione geografica del territorio. Dopo la morfologia territoriale sono stati esplorati altri temi significativi per Lana e dintorni: per esempio, il tema del 2013 era il turismo a Lana, con il titolo “Hotel”. L’edizione prendeva le mosse dall’Hotel Royal, inaugurato nel 1906, per arrivare ai bagni storici della Val d’Ultimo. 
Con un programma musicale molto speciale, “LanaLive” 2014 con il titolo “Holy Land” ha affrontato il tema delle chiese e della religione, e di come hanno plasmato la zona a livello musicale oltre che spirituale. L’edizione 2015 del festival si chiamava “Zone” e aveva come protagonista la zona industriale di Lana e presentava una serie di eventi sul tema dell’industria, la sua storia, il lavoro in fabbrica a Lana e le nuove prospettive per il futuro. 


Nel maggio 2016, “LanaLive” ha esplorato la storia degli insediamenti locali con il titolo “The Settlers”: come è cambiata la città mercato di Lana negli ultimi 60 anni? Dove sono stati creati gli insediamenti e chi li abita? Quali sono le caratteristiche dei differenti tipi di insediamento? Quali sono le loro storie? Com’è la convivenza? 
Con “Via Lombarda”, il festival ha reso protagonista nel 2017 l’itinerario che conduce da Lana, attraverso il Passo Palade, nella Val di Non trentina. 
Un anno dopo, ha scalato le vette e si è dedicato alle “Visioni “. La morfologia del territorio suggeriva di salire per vedere oltre, per scoprire nuove prospettive. Nel 2019, il festival ha presentato “Roundabout”: l’edizione era incentrata sui trasporti e i diversi mezzi impiegati in zona. Nel 2020, invece, è scesa nel sottosuolo con “Underground”, esplorando, in senso letterale ma anche più ampio, tutto ciò che si trova sottoterra a Lana e nei suoi dintorni. Non si trattava certo solo di cantine, caverne, tombe e garage, ma anche di un’archeologia del dimenticato e del nascosto. 
Per ulteriori informazioni basta cliccare sul sito www.lanalive.it.

Autore: Luca Masiello