La povertà mestruale è una realtà

Proprio un mese fa, sulle colonne di questo giornale, era stato trattato il tema della “povertà mestruale” parlando con la confondatrice dell’Infocafè femminista Merano, Julia Dalsant a proposito della campagna per la raccolta di prodotti per il ciclo per chi non può permetterselo. L’iniziativa prosegue con successo ormai in tutta la provincia, e nel frattempo le stesse attiviste hanno pensato di rendere noti i risultati di un sondaggio lanciato nelle scuole: le mestruazioni sono ancora un problema per le ragazze.  

All’inizio di quest’anno la Consulta provinciale degli studenti e delle studentesse, insieme al Feministisches Infocafè femminista Merano, ha lanciato un sondaggio sul tema “Prodotti mestruali gratuiti nelle scuole dell’Alto Adige”. L’obiettivo era scoprire in che misura le studentesse altoatesine sono colpite dalla cosiddetta “povertà mestruale”. Questo termine vuole indicare la difficoltà di tutte quelle persone che per motivi economici non riescono a comprare prodotti mestruali come assorbenti igienici o prodotti per l’igiene intima. 
A questo scopo è stato inviato un questionario a tutte le direzioni scolastiche delle scuole medie, superiori e professionali della provincia e a tutti gli studenti e studentesse della Libera Università di Bolzano; amaro il risultato: la povertà mestruale colpisce le studentesse e può incidere sulla loro assenza dalle lezioni se non dispongono di sufficienti prodotti per il ciclo. 

Quasi seimila partecipanti

Ha partecipato all’indagine un totale di 5.895 studenti e studentesse delle scuole secondarie superiori e professionali dei tre i gruppi linguistici. 5.090 partecipanti hanno indicato un uso regolare di prodotti mestruali. Alla domanda: “L’acquisto di prodotti mestruali rappresenta un problema economico per te e/o la tua famiglia?” il 5 per cento ha risposto molto e il 7,1 per cento abbastanza. Quindi, secondo l’indagine, una ragazza su otto è colpita dalla povertà mestruale. Il 14,8 per cento ha anche indicato di essere stata già assente da scuola, almeno una volta, perché non aveva o non aveva sufficienti prodotti mestruali. Si tratta di una studentessa su sette. Complessivamente il 91,5 per cento ha indicato utile mettere a disposizione prodotti mestruali gratuiti a scuola (il 64,5 per cento ha indicato “molto utile”, il 26,7 per cento “abbastanza utile”).

Anche gli insegnanti sono d’accordo

Anche gli insegnanti delle scuole medie e superiori hanno ricevuto un questionario che chiedeva loro di valutare l’utilità dei prodotti mestruali gratuiti per le loro studentesse. All’indagine hanno partecipato 931 insegnanti. La maggioranza ha valutato la proposta come “molto opportuna” (43,9 per cento) o “abbastanza opportuna” (34,8 per cento). Inoltre, alcune delle intervistate hanno dichiarato che è molto importante, soprattutto per le studentesse più giovani, trovare questi prodotti a scuola perché non hanno ancora un ciclo regolare e sono spesso colte di sorpresa dalle perdite. 

Poca differenza tra università e superiori

I risultati delle studentesse dell’Università di Bolzano hanno mostrato un quadro simile. 646 delle 754 intervistate hanno riferito un uso regolare di prodotti mestruali. Alla domanda “L’acquisto di prodotti mestruali rappresenta un problema economico per te?”, il 4,5 per cento ha risposto “molto” e il 15,8 per cento ha risposto “abbastanza”. Complessivamente l’87,4 per cento hanno risposto che sarebbe utile se fossero disponibili prodotti gratuiti all’università (53,7 per cento “molto utile” e 33,7 per cento “abbastanza utile”). Il sondaggio ha identificato anche quali prodotti vengono usati preferibilmente. Nelle scuole superiori e nelle università i più usati sono gli assorbenti esterni e gli assorbenti interni usa e getta. 

La richiesta al mondo della politica

“Sulla base dei risultati dell’indagine il Feministisches Infocafè femminista di Merano, la Consulta Provinciale degli studenti e delle studentesse e il Comitato pari opportunità della Libera università di Bolzano – spiegano le autrici dell’indagine – invitano la Giunta provinciale ad affrontare in modo approfondito questo tema e ad adottare misure incisive per combattere la povertà mestruale presente in Alto Adige. Chiediamo alle direzioni didattiche di affrontare questa tematica e di sostenere i progetti che facilitino l’accesso ai prodotti mestruali per le studentesse. Chiediamo che l’argomento sia sempre più incluso nei progetti di educazione sessuale e che si faccia più lavoro di sensibilizzazione”.

Autore: Luca Masiello

 

In arrivo l’autobus elettrico a chiamata

È come un taxi un po’ più grande, ma è elettrico ed è gratis: da giugno fino a novembre in riva al Passirio circolerà un mezzo di trasporto pubblico quanto mai innovativo, un piccolo bus elettrico a chiamata che i cittadini potranno prenotare per spostarsi gratuitamente da un “pick up point” all’altro. Diciotto, per il momento, le fermate previste.

Si prenota con un’app

La prenotazione avviene tramite un’app dedicata che in tempo reale fornisce anche indicazioni sulla posizione del bus, su eventuali ritardi accumulati lungo il percorso o su cambiamenti di percorso. 
Il bus può essere prenotato fino a mezz’ora prima della corsa, ma è bene provvedere per tempo, perché in vettura possono salire al massimo sette persone. Chi prenota per primo ha la precedenza: nel caso di un numero di prenotazioni superiore alla capienza del mezzo, può anche verificarsi che il bus “salti” una fermata.
Una corsa con il bus on demand può essere prenotata anche telefonicamente chiamando il numero 0471 706633 negli orari di ufficio. Le corse vengono effettuate dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 19 nonché il sabato dalle ore 8 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 22.

Disabili: servizio porta a porta 

Il bus a chiamata dispone anche di una rampa elettrica che consente la salita e la discesa di persone in sedia a rotelle. A causa degli spazi ristretti presenti alle fermate, alle persone disabili viene garantito un servizio speciale: nelle zone comprese fra le fermate indicate nella piantina col colore giallo, le persone in sedia a rotelle possono infatti attendere l’arrivo del bus o scendere dal mezzo anche al di fuori dei “pick up point”, a patto che questi ultimi siano comunque facilmente accessibili.
Le varie fermate del bus on demand sono state riportate su un’apposita piantina. Le corse fra le fermate contrassegnate in grigio non possono essere prenotate.

Mobilità innovativa

Il bus on demand è parte del triennale progetto Interreg Mentor, nel corso del quale è già stato attivato il servizio di bike sharing e sperimentato – a novembre del 2019 e per la prima volta pubblicamente in Italia – il bus a guida autonoma. 

“Collaudatori” cercansi

I cittadini che hanno intenzione di aiutare l’Amministrazione comunale e la Sasa a testare e dunque a migliorare il progetto sono invitati a testare il call bus nel periodo dall’1 al 14 giugno. I primi partecipanti che in questo periodo avranno effettuato almeno otto corse, dando poi anche un riscontro dell’esperienza fatta, riceveranno un buono per il ristorante del valore di 30 euro.
Chi desidera collabortare può scrivere una mail all’indirizzo 
mentor@comune.merano.bz.it

Marco, un calciatore a caccia di talenti

Marco Valline appassionato di calcio da sempre è allenatore di calcio Figc. A Merano ha fondato un’organizzazione “Soccer Academy Passirio Merano”, che si occupa di cercare giovani talenti del calcio e con la collaborazione di altri partner professionisti fornisce supporto alle associazioni sportivi con corsi di formazione e allenamenti specifici e individualizzati.

Da dove nasce la sua passione per il calcio? 
Questa passione mi accompagna da sempre, da quando giocavo nei cortili del mio quartiere. Una volta non c’erano i giochi che ci sono oggi e il calcio era l’amico di infanzia per la nostra generazione.

Che cosa ha di diverso la sua organizzazione? 
Il progetto è ambizioso e consiste nel supportare le società dilettantistiche e professionistiche sul nostro territorio e intervenire su molti aspetti dell’allenamento.

Chi sono gli altri membri di questa organizzazione?  
Siamo tutti allenatori presenti sul territorio di Merano che hanno diverse specialità in ambito sportivo.

Che cosa fate nello specifico? 
Il nostro lavoro è quello di fare allenamenti specifici per bambini e ragazzi laddove alcune società non riescano ad offrire il giusto supporto in termini di personale e strutture.

Da dove nasce l’esigenza di un percorso professionalizzante per i giovani? 
Il “Soccer Academy Passirio Merano” offre un addestramento a 360 gradi che va dal rispetto delle regole del calcio agli all’apprendimento di tecniche di gioco. Il nostro obiettivo è di dare una formazione motoria.

Oltre all’allenamento fisico che cosa comprende il vostro coaching? 
Il nostro coaching comprende una vasta categoria di allenamenti con lo strumento: conduzione, trasmissione, dribbling, 1 vs 1, colpo di testa con una attenzione allo sviluppo evolutivo del bambino. I giocatori quando molto giovani devono essere accompagnati nello svolgimento e nell’esecuzione di esercizi nei tempi giusti e nei modi adeguati.

Quali sono le difficoltà che i giovani o i giovani adulti incontrano quando si approcciano al calcio o allo sport in generale? 
Oggi i ragazzi sono molto avvantaggiati: dispongono di buone strutture, associazioni e allenatori. Il problema sono le aspettative che sia i giovani giocatori sia i genitori nutrono nella carriera calcistica. Il calcio come tutti gli sport è una disciplina faticosa che richiede impegno, ma anche tempo.

Crede che i ragazzi di oggi si lascino trasportare troppo facilmente dai grandi beniamini del calcio senza comprendere il sacrificio e lo sforzo dietro ogni disciplina? 
Oggi il calcio è anche evento mediatico, spettacolarizzazione. Diciamo la verità: molti calciatori non danno una bella immagine di loro stessi e i ragazzi si lasciano incantare dalla ricchezza e dal successo dei campioni.

Come avete portato avanti le vostre iniziative durante l’isolamento temporaneo dovuto al Covid-19?
Le nostre iniziative sono già partite sulle piattaforme social (Zoom, Facebook ecc…), facendo allenamenti individuali sul dominio della palla.

Qual è la finalità di questo progetto?
Insegnare che il calcio non è solo uno sport, ma disciplina e filosofia sportiva. Il progetto è basato sulla crescita del bambino che impara gradualmente ad approcciarsi al mondo del calcio fatto di gioco, di tecniche, di regole e compromessi.

Autore: Francesca Morrone

Dal 6 maggio lo Stabile di Bolzano riapre in tutto l’Alto Adige con 180 spettacoli gratuiti

INSERZIONE PUBBLICITARIA

Numerosi gli appuntamenti dedicati a Merano. Ugo Dighero, Rocco Papaleo, Anna Foglietta, la compagnia Tournèe da Bar, Stefano Massini, Silvio Orlando, Paola Gassman, Paola Minaccioni, Ugo Pagliai, Alessandro Haber, la compagnia Stivalaccio Teatro, Caterina Simonelli, Marco Brinzi, Paolo Rossi sono solo alcuni dei protagonisti della stagione estiva del TSB.

Ugo Dighero in “Mistero Buffo”

Merano, ma anche Bolzano, Bressanone, Brunico, Vipiteno, San Candido, Laives, Vadena, Egna, Salorno, saranno i centri nevralgici della stagione estiva “FUORI! Il Teatro Fuori dal Teatro” proposta dal Teatro Stabile di Bolzano. 180 eventi all’aperto in 10 stagioni che propongono molteplici forme teatrali. “FUORI!” racchiude i percorsi artistici e produttivi intrapresi nel corso delle stagioni più recenti, presenta nuove produzioni realizzate ad hoc per interagire in piena sicurezza con il pubblico. “FUORI!” mette in rete le principali realtà del territorio nel segno della condivisione e della valorizzazione delle risorse e del potenziale artistico con la cittadinanza.

Marco Brinzi in “Arlecchino da Marciapiede”


FUORI! è un’iniziativa ideata per riallacciare il rapporto con i cittadini, per riconquistare le piazze e le strade. La partecipazione a tutti gli eventi è gratuita, previa prenotazione nel rispetto delle disposizioni sanitarie anti-Covid.
La Commedia dell’Arte e dell’improvvisazione sono gli ingredienti del progetto “Arlecchino da Marciapiede”, ideato da Marco Brinzi e interpretato assieme a Caterina Simonelli che porta i “lazzi” di due figure archetipiche come il Dottor Balanzone e Arlecchino in giro per gli spazi condivisi e della provincia. “Arlecchino da marciapiede”, spettacolo itinerante nato dalla sinergia tra TSB e compagnia If- Prana, giungerà a Merano il 25 maggio percorrendo il Lungo Passirio a partire delle 18.
Nell’ambito di FUORI! un format amatissimo come quello di Tournée da Bar viene rivisitato da Davide Lorenzo Palla e dal regista Riccardo Mallus in collaborazione con Roberto Cavosi per focalizzarsi su Dante e la sua opera.” L’essenza del progetto “Dante da bar”
rimane la stessa: portare il teatro, e in questo caso la letteratura, in posti non convenzionali, rievocare i gironi danteschi in maniera poetica e popolare. Lo spettacolo, che rientra nelle iniziative dedicate alla celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, verrà presentato a Merano il 31 maggio in Piazza delle Terme, h. 18.
Funambolico equilibrista della parola, narratore e interprete versatile ed eclettico, il 20 giugno alle 21 sempre in piazza delle Terme, Ugo Dighero rivisita in chiave personale il “Mistero Buffo” del premio Nobel per la letteratura Dario Fo.

Rocco Papaleo in “COAST TO COAST”


Il format degli Spettacoli Tascabili ha grande rilievo nella programmazione di “FUORI!”. Concepiti per essere agili, diretti e immediati, gli Spettacoli Tascabili Verso Dante, realizzati in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Aligheri, vedono i principali artisti altoatesini confrontarsi con del sommo poeta in maniera arguta e profonda. Ad ospitare le due poetiche e ironiche riletture dantesche sarà l’Accademia di Studi Italo – Tedeschi (via Innerhofer). Il 29 maggio alle 17 Max Meraner, Chiara Sartori e Thomas Rizzoli saranno i protagonisti di “Prossima fermata Campaldino”. Divertimento per tre attori e due spettatori in un atto unico, ironica e rocambolesca ricostruzione della vita dantesca, intrisa di rievocazioni di date lette male e di un marasma di nomi strampalati, cui si aggiungono armature nuovissime, cadute da cavallo, duelli poetici, tifoserie oscene, canzoni improvvisate, vescovi miopi e agguerriti e mogli canterine. Dedicato a spettatrici e spettatori dagli 8 anni in su “Verso Casa? Aldilà” è scritto e interpretato da Diletta La Rosa, Giacomo Santi e Tommaso Zamboni per la Compagnia SAGAPÒ e parte da un assunto: non tutti sanno che il più famoso verso della letteratura italiana, “Nel mezzo del cammin di nostra vita….”, è in realtà una maledizione. Prima di morire, Dante ha fatto un sortilegio. A coloro che si trovassero, nel mezzo del cammino della propria vita, tristi, disperati, persi, può capitare di dover fare un viaggio. Un viaggio magico, proprio come lo fu il suo. Ed è proprio questo che succede ai due scriteriati fratelli protagonisti di questa storia. Persi nella selva oscura, si vedranno costretti a seguire una versione aggiornata del ben noto poeta latino: un Virgilio tecnologico, che svolge il compito di fare da moderno navigatore attraverso i tre regni dell’Aldilà (Inferno, Purgatorio, Paradiso).

Irene Timpanaro e Davide Palla in “Dante da Bar”
foto: Anna Cerrato


A Bolzano, l’epicentro di FUORI! Il teatro fuori dal teatro sarà una grande arena ai Prati del Talvera, che si propone come una vera e propria cittadella del teatro. Sui palchi dell’Arena TSB nel Piazzale delle Feste saliranno Stefano Massini con il suo monologo “L’alfabeto delle emozioni” (5/6, h. 21), Fabrizio Falco e la compagnia dello Stabile di Palermo per dare vita a “Il Misantropo” di Molière (2/6, h. 21). Silvio Orlando, condurrà il pubblico dentro le pagine di “La vita davanti a sé” di Romain Gary (15/6, h. 21). Il teatro canzone avrà il volto e le voci di Rocco Papaleo e della sua band, protagonisti di “Coast to Coast” (11/6 e 12/6, h. 21) e di Alessandro Haber interprete di “Bukowski” (19/6, h. 21).

“Don Chisciotte, tragicommedia dell’Arte”
foto: Sonia De Boni


Ugo Pagliai e Paola Gassman saranno gli interpreti di “Romeo e Giulietta. Una Canzone d’amore” spettacolo di Babilonia Teatri, coproduzione del TSB (22/6 e 23/6, h. 21). Paolo Rossi con “L’Amleto” spettacolo in cui è affiancato da una compagnia di otto attori e musicisti (29/6 e 30/6, h 21). L’Arena TSB sarà lo scenario di alcune anticipazioni della prossima stagione, come i reading dello spettacolo “L’Attesa” di Remo Binosi da parte di Michela Cescon, Anna Foglietta e Paola Minaccioni (22/5, h. 21) e quello di Giuseppe Cederna, interprete di “Storia di un corpo” di Daniel Pennac (06/06, h. 21:00).

Anna Foglietta in “L’Attesa”


La Compagnia Stivalaccio Teatro presenterà due suoi cavalli di battaglia: “L’Arlecchino Furioso” in scena all’Arena TSB – Prati del Talvera (7/6 h. 21) e “Don Chisciotte, tragicommedia dell’arte” animerà piazza A. Pichler il (6/6, h. 18) e il Lungo Talvera San Quirino (11/6, h. 18).

Tutti gli spettacoli sono gratuiti previa prenotazione sull’App del Teatro Stabile di Bolzano (iOS e Android), sul portale tickets.fondazioneteatro.bolzano.it e alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano (piazza Verdi 40; mar-ven 11-14 e 17-19, sab 11-14). Le prenotazioni si possono effettuare presso il luogo di svolgimento dello spettacolo a partire da un’ora prima dell’evento.

“Siamo pronti a tornare in pista”

La prima attività di questa stagione è programmata per l’autunno, ma anche se mancano ancora parecchi mesi, già solo l’idea di potersi nuovamente incontrare e fare qualcosa assieme ha rallegrato gli animi degli “over” meranesi. “Abbiamo voglia di libertà, seguiamo le regole e il nostro desiderio è di tornare a muoverci senza limitazioni”, spiega Gianni Libardi, segretario del Circolo anziani della parrocchia Santa Maria Assunta di Merano.

// Di Luca Masiello

Segretario Gianni Libardi, finalmente si riparte…
Che bella frase, erano mesi che aspettavamo di poterla pronunciare; certo, dobbiamo ancora attendere che tutti siano vaccinati e sperare che non cambi nulla; ma il nostro direttivo, presieduto da Giuseppe Storti, si è già portato avanti, ed ha deciso di organizzare una bella gita della durata di sei giorni in Umbria, dal 13 al 18 settembre.


Come hanno reagito i soci?
Con una grandissima gioia: quando abbiamo ufficializzato la data della gita siamo stati tempestati di telefonate: nel giro di pochissimo tempo siamo riusciti a raggiungere la bellezza di cinquanta adesioni.

Gianni Libardi
Circolo anziani Santa Maria Assunta


Quanti siete in tutto?
Siamo oltre 280 soci, con un’età media di 80 anni. Io, con i miei 70, sono il “bocia” della sezione! (ride, ndr)

In settembre andremo in gita in Umbria. Quando abbiamo ufficializzato la notizia siamo stati tempestati di telefonate e in poco tempo abbiamo raccolto cinquanta adesioni.

Lo staff cucina

E la percentuale delle persone vaccinate?
Circa l’80 per cento dei soci ha già ricevuto la prima dose, si stima che fra maggio e giugno riescano a ricevere la seconda. Questo ci consente di ottenere il pass, tutti avranno la certificazione di aver fatto il vaccino e saremo quindi nelle condizioni di poterci muovere un po’ più liberamente.

Come avete trascorso questi mesi di chiusura?
In ottobre siamo riusciti a incontrarci per fare una gita giornaliera a Padova, ma poi basta; a parte l’amministrazione e la segreteria, l’attività è rimasta completamente ferma e la sede deserta. Il nostro timore maggiore era che non riuscissimo più a rimetterci in moto. Oggi, invece, percepisco il loro sollievo, la voglia di tante persone di riconquistare il proprio spazio. Sento la loro voglia di libertà, il loro (e mio) desiderio di tornare ad una vita normale.

Gli associati come hanno vissuto il lockdown?
Nella serenità e nella sicurezza delle loro quattro mura. I nostri soci, ma credo sia la tendenza di gran parte delle persone di questa età, sono ligi alle regole, sono combattivi, hanno uno spirito di sopportazione più temprato. Andare in gita con loro è bellissimo: si attengono ad ogni regola e non sgarrano mai.

Il soggiorno a Bellaria nel 2019

I prossimi progetti?
Fino a settembre ancora nulla. Poi, con la gita in Umbria vogliamo continuare con le nostre consuete attività: ci troviamo il mercoledì pomeriggio nella nostra sala polifunzionale, dove facciamo la tombolata o guardiamo diapositive, ci beviamo il te o la cioccolata con i biscotti. Una volta al mese, poi, organizziamo una gita giornaliera ed il tradizionale pranzo speciale, al quale si registra sempre un’altissima adesione. Speriamo che ci sia la possibilità di fare tutto ciò. Noi ci atterremo alle regole che ci daranno, speriamo che lo facciano tutti…

In foto principale: Settembre 2019: una gita in Emilia Romagna

“Le mestruazioni non sono un lusso”

Sono una sorta di appuntamento fisso per ogni adulta, il passaggio dall’essere bambina al diventare donna; poi ancora un segnale che sancisce l’inizio di una nuova era come mamma, e più avanti ancora quello che indica il termine della fertilità. Se ne parla spesso, e molte volte in maniera sarcastica, forse per esorcizzare quel fenomeno fisiologico che ancora spaventa molti uomini e crea imbarazzo fra molte donne; ma chi pensa realmente a loro? E chi pensa a chi non può permettersi di comprare quei prodotti necessari per trascorrere in serenità il “periodo”? La risposta arriva da Julia Dalsant, cofondatrice dell’Infocafé femminista di Merano, che ha avviato una campagna per la raccolta di prodotti per il ciclo mestruale per chi non può permetterselo.

È iniziato tutto per caso, da un’idea buttata lì fra amiche, poi il progetto di raccolta di articoli di igiene mestruale ha riscosso quel successo che si meritava, e da Merano oggi sta prendendo piede in tutta la provincia: “Non ce l’aspettavamo, è andato tutto così in fretta che non ci siamo neanche rese conto della portata di questa azione”, spiega con modestia Julia Dalsant, una delle prime promotrici.

Julia Dalsant, quando è nato questo progetto?
Più o meno in concomitanza con la fondazione dell’Infocafé Femminista: era il 2019, e con un gruppo di amiche che frequentano il club Est Ovest abbiamo deciso di formare questo collettivo. Non avevamo le idee chiare, abbiamo iniziato ad incontrarci una volta al mese per parlare di tutto senza barriere; dopo un piccolo periodo di rodaggio abbiamo compreso che questi nostri incontri rappresentavano una sorta di luogo sicuro in cui noi donne (ma non solo) potevamo esprimerci in libertà; ancora oggi ci troviamo e parliamo a ruota libera senza prefissarci alcuno schema: di fatti semplici, di esperienze personali, ma anche di violenza, di problemi che affrontiamo nella nostra quotidianità, come quando si esce da sole, per esempio. Poco prima delle elezioni comunali, un anno fa, abbiamo poi deciso di mettere in piedi una campagna per esortare gli elettori a votare di più per le donne: un’iniziativa senza colore politico, senza ideologie particolari, volta solo a voler aumentare la rappresentanza femminile nel mondo della politica. Crediamo di essere riuscite nel nostro intento, ne abbiamo gioito, così abbiamo compreso che potevamo e dovevamo iniziare a creare qualcosa di tangibile.

È stato quello il momento in cui avete pensato alla campagna per i prodotti mestruali?
Non esattamente, tutto è accaduto alcuni mesi fa. Avevo letto un articolo online sulla difficoltà delle donne che vivono per strada quando hanno il ciclo e quanto sia difficile per loro gestire questa cosa: non sai dove dormi, hai male, non hai gli antidolorifici, non puoi farti la doccia, non ci sono ovunque dei bagni pubblici, eccetera. Oltretutto stiamo vivendo nel mezzo di una pandemia, la situazione finanziaria per tante famiglie è difficile, non solo per le senzatetto: da qui l’idea di lanciare la raccolta.

Volevamo organizzare una raccolta di prodotti mestruali per le donne del meranese, ma il successo dell’iniziativa ci ha portato a caprire una zona molto più vasta.



Come vi siete organizzate?
Abbiamo innanzitutto  chiesto la collaborazione del servizio giovani –  Jugenddienst di Merano e del Museo delle donne; si sono dimostrati da subito molto entusiasti, hanno accettato e hanno sistemato un contenitore di cartone davanti alle loro sedi: qui le persone possono donare i loro prodotti. Una volta a settimana passiamo, li ritiriamo e poi li portiamo al Centro diurno Plus, che si occupa delle persone che vivono per strada.
L’intenzione iniziale era di portare avanti questa iniziativa per il mese di marzo, ma poi abbiamo iniziato a “sconfinare” a Bolzano, donando i prodotti al progetto “Dorea”  e allo “Spazio autogestito 77”; i cittadini si sono rivelati addirittura più generosi del previsto, così ci sono arrivate proposte di collaborazione anche da Bressanone e dalla Bassa Atesina: non ci potevamo credere…

Come si può collaborare all’iniziativa?
Oltre a quei due punti di raccolta, il sabato mattina a Merano siamo presenti al banco alimentare del centro Kimm di Maia Bassa. Abbiamo allestito uno stand con i prodotti mestruali, e ognuno può ritirare ciò di cui ha bisogno. È un momento molto speciale e intimo: arrivano molte donne con cui si può parlare liberamente, ma anche tanti uomini, padri e mariti.

Le mestruazioni oggi sono ancora un tabù?
Sì, questa esperienza mi ha insegnato che parole come “mestruazioni”, “ciclo” o “prodotti mestruali”, vengono pronunciate ancora con grande diffidenza e imbarazzo. Ci sono ancora moltissime donne che si nascondono durante il ciclo, ma moltissimo è cambiato da quando ero ragazza io. 

Qual è il rapporto delle ragazze di oggi con il ciclo?
Poco tempo fa abbiamo inviato un questionario a tutte le scuole per comprendere di cosa avrebbero bisogno le ragazze durante il ciclo. Molte di loro hanno risposto che sarebbe bellissimo avere dei prodotti a disposizione nell’ambiente scolastico e si sono rapportate con il questionario in maniera molto sincera.
Ho capito (anche come mamma…) che le giovani donne sono oggi molto più aperte, molto più in gamba di noi alla loro età, non hanno più paura di parlare delle “loro cose”. Ne discutono molto fra di loro, e credo che questo sia dovuto anche dalla maggiore informazione che arriva loro direttamente da internet. 

E ora quale sarà il prossimo vostro passo?
Ci piacerebbe sensibilizzare la popolazione suIl’utilizzo di prodotti sostenibili per l’ambiente. Magari organizzando dei corsi e mettendo in piedi una campagna per spiegare come si usano le coppette mestruali o gli assorbenti di tessuto riutilizzabili, per esempio. I comuni assorbenti hanno un alto contenuto di plastica, e il loro impatto sull’ambiente è pesante. Ma andiamo per gradi: un passo alla volta…

Autore: Luca Masiello

La burocrazia mette al tappeto il Bubi

Se il campo di gioco fosse un quadrato, invece di un rettangolo, si potrebbe dire che hanno gettato la spugna. Ma, sempre restando nel gergo boxistico, la manifesta inferiorità non è dovuta a un avversario più allenato, bensì a qualcuno molto più difficile da mandare al tappeto: la burocrazia. Il Bubi Merano, compagine di calcio a 5, si ritira dal Campionato di serie A2, e lo fa con amarezza: “Fra casi di Covid e misure restrittive valide solo in Alto Adige abbiamo dovuto saltare troppe partite, e adesso avremmo dovuto recuperarle, giocandone una ogni 48 ore”. “Impossibile”, spiega deluso il presidente della società, Antonio Calovi.

Presidente Calovi, che cosa è successo?
È iniziato tutto già con la fase iniziale del campionato: dopo la prima giornata  abbiamo avuto dei casi di Covid, quindi ci siamo dovuti fermare per due settimane. A novembre, poi, una volta terminato il periodo di quarantena è uscita la prima ordinanza del Comune, quella che chiudeva tutti gli impianti sportivi. Scaduta quella, è stata pubblicata l’ordinanza della Provincia, quella che bloccava completamente l’attività sportiva. Facendo due rapidi conti, dopo la prima giornata siamo rimasti fermi per 40 giorni.

Ma in dicembre siete potuti andare avanti…
Esatto, abbiamo ripreso con tante partite da recuperare, perché comunque nel resto d’Italia il campionato è proseguito anche nelle zone rosse: giochiamo in A2, ma noi dovevamo rispettare quelle ordinanze che scavalcavano le normative del Coni, quelle che consentivano alle società dei campionati nazionali di proseguire.
All’epoca avevamo otto partite da recuperare; abbiamo fatto in tempo a giocarne tre, poi ci siamo dovuti fermare per un caso di Covid nella squadra. Dieci giorni di stop, e poi siamo tornati in campo per disputare due partite. Ma  poi ci siamo di nuovo fermati per un caso di Covid in una squadra avversaria.
Intanto a metà febbraio è uscita la nuova ordinanza della Provincia, che ha bloccato nuovamente le attività sportive, e siamo rimasti fermi ancora per un mese. 
Quando abbiamo potuto riprendere a giocare era metà marzo, e la Federazione Calcio a cinque di Roma ci ha imposto un calendario di 12 partite da recuperare entro il 24 di aprile, cioè entro poco più di un mese.

Ci siamo dovuti fermare a causa delle restrizioni provinciali per Covid – 19, ora per recuperare dovremmo disputare una partita ogni 48 ore, è umanamente impossibile.

Non sono troppe, dodici partite in un solo mese?
Lo sono, anche per i professionisti: anche chi gioca in Champions o in Coppa Italia ha sempre diritto a tre giorni di pausa fra una partita e l’altra. Ma il problema è ancora più grosso di quanto possa sembrare: il calendario prevedeva che nelle prime due settimane avremmo dovuto giocare due volte a settimana, il martedì ed il sabato, e successivamente avremmo disputato tre partite a  settimana, ogni martedì giovedì e sabato. Praticamente un match ogni 48 ore.

E la dirigenza cosa ha fatto?
A quel punto abbiamo contattato la Federazione, chiedendo di essere esclusi dal campionato per l’impossibilità di proseguire in queste condizioni, e chiedendo la garanzia di essere riammessi in A2 il prossimo anno. Ma la questione non poteva essere affrontata dalla Divisione calcio a 5 di Roma, bensì dal Consiglio di presidenza della Figc, addirittura da Gravina in persona. Ci avevano detto che avremmo dovuto aspettare, che la questione si sarebbe risolta, così abbiamo iniziato le partite di recupero. E in una di queste un nostro atleta si è lesionato il crociato del ginocchio. Forse questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: non siamo professionisti, non possiamo rischiare di compromettere il nostro posto di lavoro per un infortunio. In serie A2 si gioca ad intensità altissima, la trasferta più vicina è a 300 chilometri, non abbiamo neppure tempo di allenarci o di fare un recupero a livello fisico, è impossibile affrontare un campionato così. 

Antonio Calovi


E quindi?
Ho chiamato Roma, mi hanno detto di avere pazienza; ma non ho più avuto la forza di aspettare, e ho mandato una mail di posta certificata per ritirare la squadra.

Come l’hanno presa giocatori e sostenitori? 
Abbiamo avuto la solidarietà di tutte le società d’Italia, dei nostro sponsor e di tutti i nostri sostenitori. Questo, almeno, ci rallegra.

E ora come andrà avanti?
Siamo ancora in attesa di una risposta da Roma, ma sono due i possibili scenari: che accettino la nostra proposta e ci riammettano in A2 per  la prossima stagione, o che ci declassino in serie B, come prevedrebbe la prassi in caso di ritiro spontaneo. Spero che prima o poi ci rispondano, e che prevalga il buon senso: non ci siamo ritirati perché siamo pigri, è stata davvero e solo una questione di forza maggiore.

Autore: Luca Masiello

Il ritorno vincente delle ginnaste dell’Scm

Dopo più di un anno lontane dal campo gara, le ginnaste senior Alessia Paggetti, Noemi Longo e Sofia Pellegrini della società Sportclub Merano, hanno fatto il loro ritorno sui quattro attrezzi nella prima prova serie D di Padova lo scorso 2 aprile. È stata una grande emozione per le atlete, soprattutto perché la preparazione per questa competizione è stata una corsa contro il tempo: tra palestre chiuse, stop imposti dall’alto e quarantene, le ragazze hanno avuto a disposizione solo tre settimane per preparare tutti gli esercizi. Gli allenamenti a casa per mantenere la condizione fisica non sono certamente mancati, ma alla ginnastica artistica questo non basta, necessita prove su prove sugli attrezzi trave, corpo libero, volteggio e parallele. Nonostante ciò, le atlete hanno raggiunto dei risultati strabilianti: 1. posto per Noemi Longo con punti 43.400, 2. Posto per Alessia Paggetti con un totale di 40.400 e 3. posto per Sofia Pellegrini con 39.800. Tre medaglie che sanno tutte d’oro per l’impegno, la determinazione e l’energia che le atlete hanno dedicato raggiungendo un successo più che meritato. Il podio firmato Sportclub è anche opera della loro allenatrice Clio Rossetto, che non si è mai arresa e ha sempre motivato le ragazze incitandole a non mollare mai, soprattutto in un anno complicato come questo. Purtroppo, all’appello mancava la compagna di squadra Anna Höllrigl, che a causa di un infortunio al piede non ha potuto partecipare alla gara. L’atleta è in via di ripresa e sta facendo di tutto per poter confermare la sua presenza alla seconda tappa del campionato, prevista per l’8 maggio a Padova. 

La sezione di ginnastica Sportclub dimostra così il suo impegno e la sua passione nel cercare di portare avanti le attività nonostante tutti gli ostacoli a cui deve far fronte. L’ultimo anno tra allenamenti a casa e all’aperto, chiusure e riaperture delle palestre, misure precauzionali da adottare, è stato molto complicato: un continuo “Stop &Go” per le ginnaste agoniste. Il 2021 non ha portato con sé buone notizie e ogni ordinanza veniva attesa con grande ansia e preoccupazione dalle allenatrici, perché si temeva una richiusura delle strutture. Molto spesso i weekend venivano dedicati alla lettura e all’interpretazione delle nuove disposizioni, così da poter organizzare al meglio le settimane successive e le sessioni di allenamento. Dopo il terzo stop di febbraio, l’umore di tutti era sottoterra, ma fortunatamente a marzo le atlete agoniste sono potute risalire sui loro attrezzi. Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione degli infermieri Ruth Martintoni e Roberto Filippi, che ogni settimana testano le ginnaste con i tamponi rapidi proprio prima di entrare in palestra.Le atlete meranesi tesserate alla Federazione Ginnastica d’Italia (con 8 anni compiuti), hanno ripreso così a pieno ritmo. Grazie a questi provvedimenti, anche le squadre agoniste delle allieve potranno finalmente fare ritorno in gara con la prima prova del campionato Silver a Bressanone la prossima domenica, a distanza di 14 lunghi mesi dall’ultima competizione. 

Ci sono state buone notizie anche per le atlete giovanissime, che da qualche settimana hanno potuto iniziare a riallenarsi all’aperto, dopo quasi cinque mesi di stop. I campi di mele sono diventati nuovi luoghi per svolgere attività sportiva in tutta sicurezza e a renderlo possibile è stata l’allenatrice Lisa Ladurner, nonché caposezione della ginnastica femminile meranese. 

Se da una parte la ginnastica Sportclub è molto entusiasta di questa ripartenza, dall’altra è dispiaciuta per l’interruzione di tutti i corsi non agonisti che si sono bloccati a novembre e non hanno più potuto riprendere. Per questo motivo vuole offrire una bellissima e nuova formula di ginnastica per l’estate: La settimana estiva 2021 – Ginnastica artistica & Nuoto. Un’esperienza all’insegna dello sport e del divertimento, dedicato a tutti i bambini e le bambine dai 6 ai 10 anni, che dal 26 al 30 luglio vorranno cimentarsi ingiochi e attività in palestra e in piscina, seguiti da istruttori di nuoto e allenatori di ginnastica artistica specializzati.  

Autrice: Chiara Caobelli

Quando il bilinguismo è “pratico”

Alla scuola professionale di lingua tedesca Zuegg in via Scuderie a Merano gli apprendisti fabbri della classe M-3 hanno dato vita ad un progetto nuovo che mette al centro dell’azione didattica il plurilinguismo e l’interdisciplinarità tra materie pratiche e teoriche. Gli stessi fabbri hanno realizzato delle targhette in alluminio e in acciaio bilingui in tedesco e in italiano che verranno fissate sulle macchine da lavoro nelle officine per creare un percorso bilingue nella comunità scolastica, una sorta di “toponomastica della scuola” che non vuole imporre, ma essere utile e funzionale per chi apprende.

Il progetto “Sprache als Chance. Un’idea di bilinguismo nella scuola professionale Dipl. Luis Zuegg di Merano” nasce  poco tempo fa da un’iniziativa dell’insegnante (nonché collaboratrice di QuiMerano) Francesca Morrone e dagli insegnanti di materie pratiche Christian Raffl e Georg Kaufmann, che hanno seguito i ragazzi, aiutandoli nelle scelte durante la fase di lavorazione.
Il concetto di “Sprachsensible Schule” è il manifesto di quelle scuole che hanno messo al centro della propria azione pedagogica e didattica il tema del bi-plurilinguismo: la scuola dei linguaggi sensibili è un concetto ampio e complesso che coinvolge apprendisti ed insegnanti in un reciproco scambio di risorse e competenze e che mira alla creazione di un sistema di comunicazione appunto “sensibile” ai cambiamenti sociali e culturali in atto, alle sfide del mondo del lavoro, al fenomeno delle migrazioni, alla scuola intesa come luogo di apprendimento  e di socializzazione, alle molteplici forme di comunicazione e di linguaggi dell’era digitale.

L’obiettivo: studio e praticità
La realizzazione delle targhette in metallo create dagli apprendisti fabbri per la denominazione bilingue delle macchine da lavoro nelle officine pone le basi per un lavoro interdisciplinare che alla fine del percorso misura non sono l’aumento delle conoscenze specifiche in Italiano L2, ma anche di quelle tecniche e metodologiche. L’obiettivo è quello di creare le premesse per una scuola più inclusiva, moderna, al passo con i tempi e aperta allo scambio e alla collaborazione tra discipline. Le targhette sono utili, funzionali, e ripetibili nel tempo. Un’opportunità vantaggiosa per tutta la comunità della scuola, anche perché questo progetto bilingue non si limita al lavoro di traduzione del nome delle macchine nelle officine, ma potrebbe riguardare per esempio tutta la parte accessoria degli strumenti o arredamento da lavoro degli elettricisti, degli idraulici, dei falegnami, delle estetiste, coinvolgendo i veri protagonisti esperti di questo progetto: le studentesse e gli studenti della scuola professionale “Zuegg” di Merano.

Gli apprendisti fabbri della scuola “Zuegg” hanno realizzato delle targhette in metallo per la denominazione delle macchine da lavoro nelle due lingue



Una grande squadra al lavoro
Il progetto si è svolto in varie fasi. All’inizio durante le ore di Italiano in presenza sono stati organizzati e studiati tutti i passaggi necessari per la  programmazione e la pianificazione; i ragazzi hanno scelto i coordinatori dei gruppi, hanno pensato ai nomi delle macchine da tradurre, hanno optato tra i metalli più idonei per lavorare le targhette ed hanno infine realizzato le bozze dei disegni delle targhette. Hanno usato fantasia, creatività, ma anche conoscenze tecniche.

I PROTAGONISTI

Ecco tutti i nomi degli apprendisti fabbri della classe M-3 che hanno partecipato al progetto assieme agli insegnanti Francesca Morrone, Christian Raffl e Georg Kaufmann: Bega Edison, Daniel Giardini, Janik Oberhofer, Franz Pircher, Davide Plaickner, Noah Poeder, Andrè Schatzer, Patrick Staffler, Daniel Tappeiner, Tobias Tumler, Erik Ungerer, Benedikt Wunder, Seraphim Zwick.

LE IMPRESSIONI

“Un progetto nuovo, mai visto prima nella scuola.” (Georg Kaufmann, insegnante di materie pratiche)

“In gruppo abbiamo deciso come procedere, abbiamo pensato a diverse modalità di lavorazione, e alla fine abbiamo scelto di lavorare con una macchina Cnc computerizzata perché più veloce.” (Janick Oberhofer, coordinatore gruppo fabbri meccanici).

“Il progetto mi è piaciuto perché mette insieme molte cose insieme come il disegno, le macchine, la nostro professione e la materia di italiano. Ora ricordo meglio le parole in italiano.  Perché quelle parole le ho scritte e le ho viste tante volte durante le fasi di sviluppo: quando ho fatto il disegno Cad, quando ho immesso i valori nella macchina CNC, quando ho fissato le targhette sulle macchine. Le parole entrano meglio in testa quando ci lavori. È così che si impara l’italiano nelle officine.” (Andrè Schatzer, apprendista fabbro meccanico).

“Abbiamo lavorato tutti insieme, ognuno aveva un lavoro da fare. È stato difficile programmare le macchine Cnc, il resto è andato bene.” (Bega Edison, fabbro meccanico)

“Il progetto mi è piaciuto, i ragazzi si sono impegnati e riconoscono l’importanza della seconda lingua. Sarebbe il traguardo della scuola professionale, includere molto di più la lingua italiana, perché abbiamo a che fare con clienti e rappresentanti di lingua italiana tutti i giorni. Abbiamo un grande vantaggio qui, parlare due lingue, dobbiamo sfruttare meglio questa opportunità.” (Christian Raffl, insegnante di materie pratiche).

“Mi auguro che questa idea possa essere ripetuta in altre realtà scolastiche e sostenuta da tutti, insegnanti e studenti. Viviamo in una terra plurilingue, ovunque siamo circondati dalla cartellonistica bilingue, dalle strade ai percorsi di montagna, dagli uffici postali ai supermercati, mi chiedo perché la stessa cosa non venga pensata per gli edifici scolastici.” (Francesca Morrone, insegnante L2).

Autore: Luca Masiello

Giulia: con il ritmo caraibico nel sangue

Giulia Segna è una giovane ballerina, che dopo aver praticato diversi sport, ha scoperto la sua vera passione: le danze caraibiche. Specialista di salsa portoricana e mambo New York style, gareggia a livello nazionale individualmente con la società Lunika Dance di Lagundo e da poco è diventata tecnico, grazie anche alla fiducia e al supporto dei suoi insegnanti. Quando non è in sala da ballo si dedica ai suoi studi di giurisprudenza e nel tempo libero ama fare lunghe camminate con il suo cane. Il suo sogno è far coincidere il suo futuro lavoro con il suo amore per la danza.

Giulia, quando ti sei avvicinata al mondo della danza?
Ballo fin da quando ero piccola, ma mi sono avvicinata al mondo delle danze caraibiche da cinque anni.

In che tipo di gare competi?
Competizioni regionali e nazionali, soprattutto nei circuiti della Fids (Federazione Italiana Danza Sportiva). Naturalmente però mi esibisco anche in vari eventi e manifestazioni non agonistiche. 

Quali sono i successi più alti che hai raggiunto? 
Il sesto posto ai campionati italiani di Rimini con il Caribbean Show Dance e la qualificazione alla semifinale ai campionati nazionali con Salsa Shine. 

Qual è la gara che non scorderai più? 
I campionati italiani Fids del 2019, in cui ho gareggiato per la prima volta come solista. Sono stata quattro giorni a contatto con persone che condividevano la mia stessa passione e per me è stata un’occasione di rinascita, dopo un periodo molto difficile.

Come scegli la musica per la tua esibizione? 
I miei maestri mi propongono brani adatti al progetto della coreografia da sviluppare, poi insieme scegliamo quello più motivante e idoneo. I pezzi sono selezionati in modo da creare delle coreografie con lo scopo di risaltare quelle che sono le mie caratteristiche migliori. 

Da quest’anno fai parte dell’albo dei tecnici sportivi. Come mai questa scelta?
Sì, quest’anno grazie alla fiducia che mi hanno dato i miei maestri Cinzia Leotta e Christian Perconti, ho passato l’esame di ammissione diventando istruttrice. Le motivazioni sono varie, ma sempre in funzione alla mia crescita personale. Si tratta infatti, di un percorso individuale che solo i maestri propongono: bisogna ricordare che non è un diritto automaticamente acquisito da tutti gli allievi, ma è un merito che va guadagnato e sudato seguendo un percorso molto intenso. Questo diploma lo considero solo un piccolo traguardo, perché la strada per diventare maestra è ancora molto lunga. 



Come si diventa tecnici? 
Per anni ho avuto la possibilità di affiancare i miei maestri durante le attività a scuola, prima seguendo i bambini e successivamente i ragazzi e gli adulti. Durante l’esame ho affrontato una commissione che richiedeva la conoscenza di nozioni tecniche di danza e musica, principi di anatomia, fisiologia, psicologia, conoscenze amministrative e storiche, oltre che lo svolgimento pratico di tutte le discipline delle danze caraibiche. 

Cosa vuol dire per te insegnare a ballare? 
Vuol dire trasmettere quello che per me è vita. Quando ballo non penso e quando entro in sala tutti i problemi personali si annullano: vorrei che questo accadesse anche ai miei allievi.

Segui maggiormente un pubblico adulto: credi che questa disciplina possa avere maggiore rilevanza tra i giovani? 
Le danze caraibiche sono identificate come ballo di coppia, idealmente ritenuto più idoneo agli adulti, di conseguenza sono quest’ultimi che popolano i corsi. Grazie però al lavoro dei miei maestri della scuola e alla loro esperienza maturata fuori regione, si è sviluppato da tempo anche il settore nel quale competono tutte le fasce d’età. Credo che in regione si debba lavorare al meglio per far conoscere ai giovani questa disciplina e farla apprezzare. Bisogna tener presente che i ritmi caraibici sono molto veloci, dinamici e musicalmente potenti, ideali per i giovani che vogliono divertirsi e poi magari passare alle competizioni, come nel mio caso.

È così anche nel resto d’Italia? 
Per quanto sono riuscita a constatare, in molte regioni italiane la situazione è completamente diversa: ci sono moltissimi giovani che frequentano scuole, che hanno l’obiettivo di motivare i propri allievi, dando loro possibilità di avvicinarsi al mondo sociale, sportivo e formativo.

Pensi che in futuro le cose potranno cambiare? 
Le cose sono in continua evoluzione e infatti il settore sportivo delle danze caraibiche è in crescita in Italia. Il futuro che immagino, come tutti gli appassionati, è che a fine pandemia si possano riprendere tutte le attività sia sociali che agonistiche, tornando nuovamente a divertirsi con serenità e con allievi di tutte le età. Nel mio piccolo mi impegnerò al massimo nel promuovere la mia disciplina.

In questo periodo di pandemia, gli allenamenti proseguono? Si sa che solo gli agonisti a livello nazionale possono continuare, tu sei tra di loro?
Sì, è corretto, nel settore agonistico e pre-agonistico gli allenamenti sono consentiti per la preparazione allegare nazionali e internazionali, con tutte le dovute precauzioni contenute nei protocolli. Ammetto che le difficoltà non mancano nel gestire gli allenamenti, ma con la giusta organizzazione e volontà si va avanti.

Autrice: Chiara Caobelli