Stop alle bici in Via Portici: un tema caldo

Inutile dire che da qualche giorno in città non si parla di altro che delle limitazioni alle biciclette nel centro storico. In una intervista al quotidiano Alto Adige, l’assessore Fattor spiega che la decisione di chiudere alle biciclette gran parte del centro e soprattutto l’asse che collega il Museo di Ötzi a Piazza Municipio, sia dovuto ai tanti turisti e visitatori presenti ormai tutto l’anno, non solo in occasione dei Mercatini di Natale. Si tratta di una affermazione grave, con la quale ai residenti viene fatto pagare il prezzo dei tanti visitatori in città e non solo, durante il mercatino di Natale. 

Da anni Bolzano si fa bella presentandosi come la “città della bicicletta” in cui gli spostamenti quotidiani che i bolzanini compiono in bicicletta sono quasi un terzo del totale, su di una rete di piste ciclabili che in città ammonta a quasi 50 chilometri: otto percorsi principali dotati di segnaletica e una fitta rete di piste ciclabili secondarie, consentono di viaggiare al riparo dal traffico lungo i fiumi Isarco e Talvera, collegando varie zone residenziali sfociando nella zona pedonale del centro storico.

Tutto vero. Chi si sposta in bici apprezza il grande sforzo sostenuto dal Comune in questo senso, tuttavia ci sono decisioni che fanno storcere il naso: pensiamo al “bike sharing”, il servizio di messa a disposizione di biciclette in diverse stazioni, che dà l’idea di essere una decisione di facciata, con un livello di fruizione da parte della cittadinanza basso, per la complessità di utilizzo del sistema, quando funzionante, poiché spesso inutilizzabile.

Riguardo alla convivenza tra pedoni e ciclisti nelle zone pedonali, da più parti c’è chi suggerisce, al posto dell’interdizione di via Portici alle biciclette, l’adozione di segnaletica orizzontale. Per esempio una striscia colorata come indicazione di percorso ciclabile, come quella rossa già esistente su via Piave. Questo anche in ragione del fatto che chi attraversa a piedi le vie del centro storico, spesso non sa (e non può sapere) che la via è anche ciclabile. La segnaletica orizzontale aiuterebbe in tal senso. Via Portici può essere vista come “una autostrada a tre corsie”, due porticate, più la via centrale. Lo spazio per prevedere una pista ciclabile c’è”. Si tratta di una convinzione esplicitata anche da Sylvia Hofer, la presidente (SVP) della circoscrizione Centro-Piani-Rencio, arrabbiatissima per il fatto che Caramaschi e Fattor abbiano deciso la linea, senza prima confrontarsi con la circoscrizione. Da noi interpellata, Sylvia Hofer ci ha comunicato che il settore alla mobilità del Comune incontrerà la Circoscrizione a metà dicembre. La sensazione è che la partita, sia lungi dall’essere chiusa.

L’ORDINANZA

Il sindaco Renzo Caramaschi e l’assessore alla mobilità Stefano Fattor hanno annunciato che, a partire da febbraio, ci sarà il divieto di transito per biciclette in piazza delle Erbe, via Museo e, novità, dalle ore 10.30 alle ore 20, anche in via Portici, nel tratto tra piazza del Grano e piazza Erbe. In vicolo delle Erbe, vicolo della Pesa, vicolo della Parrocchia, piazza Walther, nel vicolo tra la Galleria Walther e piazza del Grano divieto sarà h24.

I veicoli a tre o quattro ruote con alimentazione elettrica, cargo bike, velocipedi e piccoli veicoli elettrici delle dimensioni di una bicicletta, potranno accedere alla ZTL per le sole operazioni di consegna merci–pacchi, con esclusione delle vie in cui è interdetto il passaggio anche alle bici. 

Autore: Till Antonio Mola

Mercatini spaziali

La settimana scorsa Elon Musk è atterrato con il suo jet elettrico all’aeroporto Bolzano e, preso dalla sua passione per il Natale, ha deciso di acquistare tutti i Mercatini Originali Alto Adige Südtirol che da ora in poi si chiameranno “Christkindlmusk/Muskatini di Natale”. “Voglio portare questo format di successo a livello interplanetario aprendo il primo mercatino su Marte!” ha dichiarato l’amministratore delegato di Tesla. “Non avrete più problemi con le luminarie e la ruota panoramica sarà a levitazione magnetica. Non posso far nulla per i turisti: purtroppo andranno sempre in giro con le corna da renna e indossando i Moon Boot come se fossero in Lapponia”. 

Autore: Roberto Tubaro

La storia che sta dietro un sorriso

Il Sorriso-das Lächeln: dalla fondazione della cooperativa Il Sorriso Academy alla collaborazione con la Thun. Alessandra Marcucci ci racconta il loro percorso di crescita.

Com’è nata l’associazione, di cosa vi occupate?

L’associazione Il Sorriso-das Lächeln, di cui sono socia fondatrice, è nata dall’esigenza di unire famiglie con simili esperienze, riguardanti la trisomia 21. Ci supportiamo e sosteniamo a vicenda, oltre che creare cultura della disabilità sul territorio. Ci occupiamo di sostenere le famiglie e le coppie sin dalla prima comunicazione, post parto, e ogni volta che c’è bisogno.

Qual è il significato dietro al nome?

La scelta del nome “Il Sorriso” nasce dal voler immediatamente dare una connotazione positiva alla nostra esperienza di famiglie e genitori di figli con dis-abilità. Queste “diverse abilità” hanno come comune denominatore il meraviglioso sorriso dei ragazzi. Quando sono felici sono contagiosi, ed è una felicità che apre i cuori.

Quali progetti proponete?

Le proposte che offriamo sono alternative e di stimolo: come la musicoterapia, attività sportive e ludiche. Per proporre nuovi progetti a ragazzi maggiorenni e che hanno terminato il circuito scolastico, abbiamo deciso di fondare anche la cooperativa Sorriso Academy: abilità, arte e cultura. Le esigenze sono diverse e soprattutto dobbiamo occuparci dell’integrazione lavorativa e sociale. Noi crediamo nel loro diritto di diventare cittadini attivi, felici e sereni nelle loro diverse abilità.

Com’è nata la collaborazione tra Il Sorriso Academy e la Thun?

Negli ultimi anni abbiamo realizzato diversi progetti che, a cascata, hanno aperto altre incredibili strade, ed ora siamo approdati alla Thun grazie ad un articolo uscito sull’Alto-Adige un anno fa e grazie all’audacia di Lenet Group che ha saputo cogliere l’occasione e ha dato in gestione il famoso Bistrot “Caffè al Volo”alla nostra cooperativa. Abbiamo una bellissima sala che ci offre l’opportunità di realizzare molti sogni che avevamo nel cassetto.

Avete partecipato a un docufilm, di cosa si è trattato?

Qualche anno fa tra i tanti progetti abbiamo contribuito a sostenere un docu-film del regista Stefano Lisci: “Luca e Silvana”, che racconta del rapporto d’amore tra un uomo e una donna con sindrome di down e del loro faticoso percorso per arrivare a sposarsi in chiesa e poter vivere insieme! Un film che bisogna vedere!

Queste esperienze cosa vi lasciano?

Nei tantissimi progetti che abbiamo realizzato, ci siamo divertiti tanto! I nostri figli sono cresciuti insieme e abbiamo creato intorno a loro una bellissima rete di sostegno. Quindi ogni esperienza lascia qualcosa a noi come famiglie e ai ragazzi: un’enorme ricchezza fatta di incontri e amicizie pronte a durare per sempre.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

Per Hans il fairplay è il vero filo conduttore

Hans Peter Dalvai è stato “Re del fai-da-te” e imprenditore di successo bolzanino, ma è anche pallamanista per hobby. Abbiamo deciso di intervistarlo per scoprire tutti i suoi segreti.

Ciao Hans, raccontaci un po’ chi sei, qual è la tua storia.

Sono nato nel 1954 a Bolzano e sono cresciuto in una famiglia molto numerosa, ho 7 sorelle e 2 fratelli. Raggiunta la maggiore età mi sono trovato costretto a lasciare casa e non sapendo bene cosa fare ho interrotto gli studi e ho iniziato la carriera militare. Questa mia decisione mi avrebbe permesso di andare a Roma e giocare a pallamano con una squadra molto forte; squadra che nel ’72 mi ha permesso di diventare il primo campione italiano di pallamano nella provincia di Bolzano.
Il mio percorso con la pallamano è iniziato nel quartiere Don Bosco, dove ho giocato i primi anni della carriera, prima di partire per il servizio militare. Quando sono tornato ho finito gli studi e oltre al ruolo di giocatore sono diventato allenatore dell’SSV Bozen. Nel 1984 purtroppo ho interrotto la mia carriera di giocatore e allenatore per motivi professionali (avevo appena aperto il mio primo negozio, Holzmarkt Dalvai), ma sono sempre rimasto molto attaccato al mondo della pallamano; infatti, da quel momento faccio parte del consiglio d’amministrazione e sono sponsor della squadra.

Holzmarkt Dalvai è uno dei motivi per cui gli abitanti di Bolzano ti conoscono. Come è nata questa azienda?

Nel 1979, ho dovuto arredare la casa della mia ragazza ad Innsbruck e mi sono meravigliato di quanto fosse fornita la loro Bauhaus: riuscivo a trovare nello stesso negozio tutti gli articoli che cercavo. Questa cosa mi ha ispirato e ho deciso di aprire un posto simile a Bolzano. Ho fondato così Holzmarkt Dalvai, il primo negozio di articoli fai-da-te in Alto Adige.
È iniziato tutto nel 1979 in Via Maso della Pieve in un piccolissimo locale sotto ad un appartamento. Poi con il tempo sono riuscito ad ampliarmi fino a quasi 10.000 m2. 
In quegli anni ero il solo e unico negozio di fai da te in Alto Adige e si iniziavano a sentire voci che grosse catene del settore del fai da te volessero venire in regione con un loro negozio. Allora ho deciso di cercare un partner forte a cui affiliarmi e nel 2004 la mia azienda è diventata Obi. Non molti anni dopo ho deciso di cedere l’attività per altri motivi.
Nel 2012 con mia moglie, ci siamo dedicati al business degli articoli per animali e adesso l’azienda sta crescendo molto bene (abbiamo 4 negozi sul territorio: due a Bolzano, uno a Merano e uno a Lagundo).

Quali sono le tue più grandi passioni?

La pallamano è sicuramente una di queste, ho 68 anni e non ho ancora smesso. Ho sempre fatto diversi sport: regate, corse, giri in bici. 

Qual è la sinergia tra sport e lavoro?

Come nello sport anche nel lavoro è importante il fairplay. Ho dei collaboratori e devo trattarli come persone: non devo sfruttarli, ma formarli e informarli. È importante poter contare sui propri collaboratori, da soli non si va tanto lontani. 
Nel corso degli anni ho anche cercato di aiutare allenatori e giocatori del Bolzano (17 di questi, infatti, hanno lavorato per me). I tre giocatori che hanno fatto più gol nel Bolzano (Dean Turkovic, Nemer Horvat e Thomas Wiedenhofer) hanno lavorato minimo sei anni da me.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

Arrotolato di spinaci

INGREDIENTI

Per l’arrotolato 

80 g di burro ammorbidito, 3 tuorli d’uovo, 50 ml di panna

100 g di patate cotte e passate, 1 presa di noce moscata, 3 chiare d’uovo, sale, 60 g di farina

Ripieno 

30 g di cipolle, 1 spicchio d’aglio, 1 c di burro, 300 g di spinaci lessati e tagliati finemente,1 presa di noce moscata, 50 g di formaggio grana grattugiato, pepe, sale

Altro 

20 g di burro rosolato, 30 g di formaggio grana grattugiato, 400 ml di salsa di pomodoro, 2 C di basilico tagliato a striscioline

PREPARAZIONE

Per 4 persone

Rimestate il burro ed unite lentamente i tuorli d’uovo.

Aggiungete poi la panna liquida, le patate raffreddate, la noce moscata e il sale.

Montate le chiare d’uovo con un pizzico di sale ed incorporatele con la farina alla massa.

Riscaldate il forno a 180/200 °C – 160/180 °C e foderate una teglia con della carta da forno, versate poi la massa (con uno spessore di 5 mm) e infornate. Tempo di cottura: 8 – 10 minuti.

Fate raffreddare e toglietela dalla teglia.

Per il ripieno di spinaci sbucciate la cipolla e l’aglio e tagliate il tutto finemente.

Rosolate la cipolla e l’aglio nel burro e subito dopo aggiungete gli spinaci, condite con sale, pepe, noce moscata grattugiata e formaggio grana.

Stendete il composto sul biscuit di patate e arrotolate il tutto.

Riscaldate brevemente l’arrotolato, tagliatelo a fettine spesse 2 cm e servirlo con formaggio grana, burro rosolato, salsa di pomodoro e la julienne di basilico.

Elisa, la campionessa di gigante

Elisa Platino, meranese classe ’99, è tra le migliori 65 al mondo nello slalom gigante. Medaglia d’oro agli ultimi campionati assoluti italiani veste oggi la maglia del centro sportivo dei Carabinieri. Il 13 ottobre ha prestato giuramento all’Arma e oggi indossa la divisa. “Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono”, afferma la sciatrice.

I primi passi sugli sci a 4 anni, poi la maglia della Nazionale e ora la divisa dei Carabinieri. Elisa, racconta la tua ricca carriera sciistica. 

Il mio primo corso di sci l’ho svolto durante le vacanze di Natale perché i miei genitori volevano che io imparassi a sciare. Subito mi è piaciuto molto: a 6 anni ho iniziato con i primi allenamenti e a 8 le prime gare con la società Scm. In seguito ho frequentato il liceo sportivo di Malles e a 15 anni sono entrata nel comitato regionale Alto Adige con cui mi sono allenata per tre anni. 
Nel 2018 una grande vittoria: mi sono classificata prima al Gran Premio d’Italia, conquistandomi così un posto nella squadra azzurra. Grazie a questo risultato, il Comitato Sportivo dei Carabinieri ha deciso di tesserarmi con la loro squadra e così ho iniziato la mia vera e propria carriera: il primo anno con la giovanile C e poi un anno in B, il team destinato alla partecipazione della Coppa Europa. 

Quale è stata la delusione più grande durante il tuo percorso?

Purtroppo nel 2020 le mie prestazioni non hanno soddisfatto le aspettative. In aggiunta è arrivato il Covid che ha messo molte realtà sportive in difficoltà. Purtroppo, così, sono stata esclusa dalla nazionale: una grande delusione per me e molta amarezza. All’improvviso non sapevo più come proseguire, anche perché i costi da sostenere erano molto elevati. 

Come sei riuscita a tornare in pista più forte di prima?

Per fortuna il gruppo sportivo dei Carabinieri mi ha accolto permettendomi di allenarmi con loro. Non ho mai mollato, anche quando i ritmi degli allenamenti erano veramente duri. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto e così non ho mai perso di vista il mio obiettivo: far diventare la mia passione il mio lavoro. 

Quali sono stati i risultati migliori che hai raggiunto?

Il risultato di cui vado più fiera è l’8° posto della Coppa Europa ottenuto quest’anno a febbraio. Il 26 marzo invece, sono salita sul gradino più alto del podio ai campionati italiani a Sestriere, in Piemonte. Una vittoria del tutto inaspettata perché ad aggiudicarsi le prime posizioni solitamente ci sono le grandi Marta Bassino e Federica Brignone. Quest’anno però, la medaglia d’oro l’ho vinta io e ancora oggi non posso crederci. 

Cosa rappresenta per te questa medaglia?

Questa vittoria è un grande riscatto per tutti i miei sacrifici, le lacrime e il sudore versato. Sono molto orgogliosa di me e del lavoro svolto, grazie anche a tutti coloro che mi hanno seguita e sostenuta sempre.

A cosa pensi prima della discesa?

Non ho qualche gesto scaramantico in particolare, anche perché praticando uno sport con molte variabili (meteo, neve e piste), se qualcosa non dovesse rispecchiare ciò che mi ero immaginata, entrerei in panico. Solitamente prima delle gare sono abbastanza tranquilla e fino all’ultimo mi piace scherzare. Quando poi sono davanti al cancelletto mi concentro e cerco di dare tutta me stessa. 

Ora oltre che la tuta da sci, indossi la divisa dei Carabinieri. Come è stato il periodo di arruolamento e cosa ti ha lasciato?

Ad agosto ho vinto il concorso e il 5 settembre a Torino ho iniziato il periodo di arruolamento per l’Arma dei Carabinieri. È stata un’esperienza unica: un percorso di addestramento di sei settimane, ricco di lezioni di diritto penale e costituzionale, lezioni di marcia ed esami al poligono. 
Il 13 ottobre ho prestato giuramento: un’emozione indescrivibile. Finalmente ho realizzato il mio sogno in cui la mia passione e il mio lavoro coincidono. Per me è un vero onore oggi poter portare in alto i colori del centro sportivo dei Carabinieri e indossare la divisa.

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti sportivi?

A novembre sono iniziate le prime gare della nuova stagione. Dopo sei mesi tra palestra e atletica, è arrivato il momento di focalizzarmi sulla Coppa Europa. Spero in buoni risultati e sogno la Coppa del Mondo.

Autrice: Chiara Caobelli

La solidarietà che scalda il cuore

Donare al prossimo per puro altruismo, fondare una rete per creare della solidarietà e aiutare così, in gruppo, chi ha bisogno di un sostegno. È tutto (e molto altro) ciò che anima i volontari del Progetto Scaldacuore, nato prima ancora dell’emergenza Covid fra le case del quartiere di Maia.

Era il 2019, quando alcune signore che fanno parte di un gruppo di ricamo del comitato di quartiere Maia – Mais, hanno deciso di usare la loro passione e il loro talento per un progetto di beneficenza; e considerato l’alto numero di casi registrati di violenza domestica, hanno ben pensato di aiutare il Centro antiviolenza di Merano. 

Il loro appello non è certo andato deserto, anzi: oltre un centinaio di signore si sono messe all’opera e nel giro di neppure troppo tempo sono riuscite a realizzare più di 450 coperte. Alcune hanno fatto delle coperte complete, altre alcuni quadrati di lana da assemblare, chi non aveva particolare abilità con ferri e uncinetto si è impegnata a raccogliere lana e ferri da mettere a disposizione. Poi, a causa dell’emergenza pandemica è andato tutto un po’ a rilento, ma finalmente nel giugno dello scorso anno questi manufatti sono stati esposti pubblicamente in via Matteotti, ricoprendola quasi completamente, e sono stati messi in vendita dietro offerta. Non essendo state vendute tutte in quel giorno si sono cercate altre occasioni, come ad esempio il mercatino di Natale. Nel frattempo la Casa delle donne stava progettando un angolo nel quale intrattenere i bambini quando accompagnano le loro mamme per una consulenza: nei giorni scorsi questo spazio è stato finalmente completato e le signore che hanno collaborato al progetto sono state invitate a visitarlo. 

Al progetto hanno collaborato anche alcune ospiti del Seniorenheim di via Palade, alle quali sono stati regalati e consegnati alcuni giochi da tavolo e altro materiale di cui avevano bisogno.

Autore: Luca Masiello

Le opere di Petra Polli all’evento “Carte Blanche”

L’artista Petra Polli ospite di “Carte Blanche” l’evento di arte contemporanea dell’Hotel Aurora, giunta alla sua sesta edizione. 

Mecenati e appassionati d’arte, musica e letteratura, i membri della famiglia Aukenthaler – i genitori prima e i figli oggi – da anni favoriscono lo sviluppo delle arti, contribuendo notevolmente a far conoscere numerosi artisti ad un pubblico locale ed internazionale; ospitando infatti nell’ Hotel in riva al Passirio, le loro opere e creando quelle occasioni di incontro con potenziali acquirenti. Sono davvero numerosi gli artisti che hanno goduto del loro favore e patrocinio. Il lavoro svolto dalla famiglia Aukenthaler in questi anni è della massima importanza, un raro esempio di mecenatismo contemporaneo e di sostegno alle arti che andrebbe preso a modello.

I figli Melanie e Philipp frequentando assiduamente il mondo dell’arte contemporanea hanno deciso di sostenere gli artisti locali e internazionali creando per loro un format che funga da base e da spinta per quei creativi che di volta in volta vengono scelti e invitati. 

Doppia opportunità

È nata così “Carte Blanche” una vera e propria piattaforma per l’arte contemporanea costituita da due diverse opportunità espositive: una virtuale on-line e una reale negli spazi dell’Hotel Aurora. Ospitare arte negli spazi dell’Hotel ha anche la duplice funzione di donare armonia e bellezza agli ospiti, un prezioso valore aggiunto. L’Hotel Aurora è noto per il design artistico dei suoi interni, per i pezzi singoli che impreziosiscono le sale e le stanze che, con “Carte Blanche”, entrano in dialogo e sinergia con le opere in mostra. “Carte Blanche” ospita circa quattro mostre d’arte all’anno e desidera dare agli artisti l’opportunità di creare anche opere “site specific” per l’hotel, che sono poi esposte permanentemente. Le edizioni d’arte delle opere esposte sono disponibili presso l’art corner. Per la propria piattaforma, Melanie e Philipp Aukenthaler, hanno voluto accanto una curatrice e hanno trovato la loro partner Eva von Ingram Harpf, classe 1987, laureata alla Bocconi con una tesi in Art Banking, e con un master in arte contemporanea ottenuto presso Sotheby’s, 

Le “Tracce” dell’artista 

Quella appena andata in scena era la sesta edizione di Carte Blanche e, su invito, sono intervenuti numerosi curatori di mostre, galleristi, collezionisti e amanti dell’arte.  Questa sesta edizione ha visto come ospite l’artista Petra Polli che, con un entusiasmo coinvolgente, ha spiegato il proprio lavoro, le proprie opere, le tecniche di volta in volta utilizzate e ha presentato l’installazione creata apposta per l’Hotel Aurora intitolato “Tracce”

Petra Polli, classe 1976, diplomata in pittura a Lipsia, sa trovare la propria ispirazione nella quotidianità e negli eventi che la colpiscono trasformando tutto questo in opere.  Per i suoi dipinti usa la tecnica del multistrato della sovrascrittura e del grattage. Per le sue sculture usa il cemento ma anche la luce con la quale riesce ad esprimere sentimenti e concetti. Cosi per Carte Blanche #6, Petra Polli ha portato alcune opere realizzate in tempi diversi e con tecniche diverse riuscendo a dare al fruitore la possibilità di comprendere il suo sviluppo tecnico e il suo cammino artistico. Per l’opera commissionata dagli Aukenthaler e collocata nel piano interrato del Club Sketch, Pietra Polli ha creato una struttura di duttili tubi a Led, alludendo alle tracce che ognuno di noi lascia con l’utilizzo del digitale. L’effetto di luce è straordinario e capace di dialogare con la struttura architettonica fino a trasformarla in qualcosa di impalpabile e illusorio.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Un mercatino per donare amore e solidarietà

L’Alto Adige non è solo la capitale del kitch natalizio; “quella vera atmosfera” che i turisti infagottati ricercano dopo levatacce al mattino per giungere in pullman nelle località turistiche non si trova solo nelle lucine ammiccanti, nei Glockenspiel che sembrano voler reclamare un altro giro di vin brulé e nei Santa Claus che sorridono dalle vetrine dei negozi del centro. Il Natale, quello puro, si trova nell’amore, quello che offrono piccole comunità come quella di San Giacomo, che nei giorni scorsi ha organizzato l’ormai tradizionale mercatino della solidarietà.

A rischio di voler sembrare banali, cosa c’è di meglio che donare, per celebrare la festa del 25 dicembre? Ed ecco che a San Giacomo, nel parco di fronte alla caserma dei vigili del fuoco, da anni i sodalizi locali allestiscono un mercatino in cui si dona solidarietà. Già, perché qui quello che entra nelle casse viene direttamente investito in donazioni per i meno fortunati. E in cambio ai visitatori viene offerto un programma di intrattenimento interessante. Una delle anime e motori della kermesse è Irene Anesi, una persona davvero attiva nel mondo associazionistico locale.

Irene Anesi, il mercatino di Natale torna a San Giacomo?

Finalmente, direi: due anni fa era saltato causa Covid, l’anno scorso eravamo titubanti, a riguardo, così ci siamo limitati ad addobbare l’albero. Questo è l’anno della ripartenza.

Chi organizza l’evento, chi sono gli attori principali?

Il gruppo teatrale, la Heimatbühne di San Giacomo, di cui sono presidente. Chiamiamo a raccolta il mondo associazionistico, artistico e anche qualcuno del settore commerciale: siamo una grande famiglia. Nelle casette vengono proposti lavoretti artigianali, la maggior parte a tema natalizio, naturalmente, e ci sono anche diversi stand gastronomici. Questa è la prima volta che lo organizzaiamo nel parco, di solito lo organizzavamo nella zona Amonn, dove al momento stanno costruendo un centro residenziale e dove verrà creata la nuova piazza. Chissà, magari al termine dei lavori potremo spostarci lì. 

Che associazioni si possono trovare?

Ci sono le donne rurali, il comitato cimiteriale, il bar e il negozio di ortofrutta che si che si occupano della gastronomia. E poi molte altre associazioni che si occupano del prossimo, come la Lega Fibrosi cistica, che presiedo, o l’associazione Archimede, formata da un gruppo di diversamente abili. Noi riserviamo l’incasso al sostegno dei bambini malati, delle loro famiglie e alla ricerca; Archimede quest’anno sta raccogliendo fondi per acquistare un furgoncino per potersi spostare. Con loro e con i bambini delle scuole elementari di lingua italiana e tedesca abbiamo creato gli addobbi per l’albero di Natale.

C’è anche un programma di contorno? 

Ogni fine settimana abbiamo degli artisti diversi: dal “J & G Duo” (che si esibisce il 3 alle ore 16 e il 4 alle 11) al “Coro Voci di Passaggio” (l’8 alle ore 15), dai “Breeze of sound” (l’11 alle ore 11) al “ChorIssimo” di Frangarto (il 17 alle ore 11) al Coro Regina Pacis (il 18 alle ore 15): insomma, l’intrattenimento non manca proprio.

Pare proprio che ci siano tutti gli ingredienti per un mercatino di Natale in piena regola…

Sì, ma il nostro non è un mercatino “normale”, e non sto solo parlando dello scopo umanitario dell’evento: noi abbiamo voluto coinvolgere l’intera cittadinanza, e tutti hanno aderito, ognuno ha dato una mano: dai collaboratori del cantiere comunale ai vigili del fuoco, dai contadini ai singoli cittadini, tutti hanno aiutato ad abbellire il parco addobbandolo a festa. Vogliamo fare qualcosa per il paese, ci piace l’idea di riuscire a portare le persone fuori di casa: due anni di pandemia ci hanno impigrito, bisogna riscoprire il piacere di stare in una comunità.

Autore: Luca Masiello

Due libri e un film per il giubileo di Anterivo

Se ci si fermasse un momento a riflettere su quanto può accadere nell’arco di un’ora, diventerebbe assai difficile immaginare cosa potrebbero essere sette secoli. Con il senno del poi non è stato così per l’abitato di Anterivo, che ha da poco concluso un’importante giubileo per i propri settecento anni di storia.

Ed anche qualcosa in più, dato che era il 1321 quando il conte Gottschalk di Bolzano, giudice di Enn (un castello a Montagna) chiese ed ottenne il permesso da Enrico di Carinzia (all’epoca signore del Tirolo) di poter erigere dieci masi. Strutture rurali che potremmo anche chiamare fattorie e che con l’andare avanti degli anni, dei decenni e dei secoli, andarono a costituire l’attuale centro abitato di Anteriv. O Antereu come si chiamava originalmente il luogo. Certo, quanto appena riportato è solo una sintesi piuttosto sbrigativa di una linea del tempo molto più lunga ed articolata, riassunta nei due volumi prodotti dal Comune, per portare a compimento un anno di festeggiamenti e lasciando anche una traccia scritta. “Con queste due pubblicazioni chiudiamo un anno di giubileo – rimarca Gustav Mattivi, sindaco nel comune di Anterivo -. I libri abbiamo deciso di farli sia in lingua tedesca che in lingua italiana. Nel primo volume dal titolo ‘Altrei/Anterivo e il singolare caso dell’Hornberg/Monte Corno’ raccontiamo una particolare storia, quella del Monte Corno e quindi della nascita dei masi e di questo abitato. Per il secondo volume, intitolato ‘Le particolarità de n’Antariu bon par la vita e l’anima’, abbiamo pensato ad un ricettario”. Non sembra però il solito libro di cucina, ci dice il sindaco. “In modo originale abbiamo raccontato la nostra storia anche attraverso le nostre tradizioni, ad esempio attraverso la famosa preparazione del caffè di Anterivo”. Ma se le parole inchiostrate nelle pagine di due libri sono pregnanti, dense, ma al contempo sintetiche, nella narrazione di una lunga storia, appunto, raccontata anche dalla sapiente voce delle tradizioni, è invece un film il tassello che si potrebbe definire la ciliegina sulla torta. “Anche il film che abbiamo realizzato riporta una storia, ma circoscritta alla vita del paese nell’ultimo anno – rivela il primo cittadino -. Per colpa del Covid19 il periodo si ì allungato, però l’idea in campo era proprio quella di fare una fotografia della vita di un paese nell’arco di un anno. E credo ci siamo riusciti”. La “pellicola”, come entrambe le pubblicazioni, sono state presentate il 25 novembre scorso cogliendo l’occasione della sagra di Santa Caterina, e sono state quindi accompagnate dai balli di un gruppo folkloristico locale e dal corpo bandistico cittadino. Di fatto una grande giornata di festa è già stata celebrata lo scorso 11 settembre. “C’era davvero tantissima gente e, cosa importante, si è svolto tutto perfettamente – chiosa Mattivi -. È venuto a trovarci il presidente della provincia e assieme a lui molti altri funzionari, provinciali e dei comuni vicini (anche della Valle di Fiemme) assieme a parecchie persone”.

Autore: Daniele Bebber