Giovani cantautrici crescono

Lo scorso mese di settembre si è segnalato per le uscite in video/singolo nel giro di pochi giorni di tre giovani cantanti in cerca di affermazione o di riconferma. Se per Waira si tratta di un ritorno a tutto tondo dopo una lunga assenza dalle scene dovuta a problemi alle corde vocali, per Alice Ravagnani è un quasi debutto dopo aver fatto per un po’ pratica con le cover. Per Zelda Mab invece si tratta dell’anticipazione di un nuovo EP a lungo annunciato e ora finalmente alle porte, via Riff Records.

Cominciamo con Waira, al secolo Camilla Cristofoletti, che dopo un debutto folgorante targato ormai 2016 che aveva impressionato critica e pubblico per la sua freschezza, nel 2018 aveva subito una battuta d’arresto: “Le cose stavano andando troppo in fretta – ci racconta dal suo attuale domicilio amburghese –, le attenzioni, il concerto a Londra, l’aver incontrato un sacco di gente… Credo di non aver neppure fatto in tempo a maturare una vera passione per la musica. Guardando indietro è come se alle mie spalle ci fosse un cassetto in cui ho dimenticato troppe cose”.

Pare comunque che ora per Waira sia venuto il tempo di recuperare: il nuovo brano, Jolene (youtu.be/ElXsnclpgcY) è decisamente una bella sorpresa, come lo è il video diretto da Majda Brecelj che ci fa apprezzare la crescita di questa giovane di Salorno. Si tratta di una canzone introspettiva legata al proprio vissuto e, soprattutto, scaturita da  una collaborazione che si auspica possa dare presto ulteriori frutti, quella con Thomas Traversa e Alejandro Zarate in veste di produttori, ma soprattutto amici. “Era da un po’ che Thomas mi proponeva di fare qualcosa insieme – prosegue la cantautrice – ma non l’ho mai preso sul serio, poi l’ultima volta che me lo ha proposto è stato in un periodo in cui avevo ripreso a comporre parecchio, così ho detto sì, mi aspettavo qualcosa di semplice, giusto in amicizia, chitarra acustica e voce, e invece mi sono trovata in un garage adibito a studio, con gli strumenti e le persone che li suonavano. Fino ad allora avevo sempre lavorato con Mattia Mariotti, trovandomi benissimo, ma stavolta è stato differente. Durante le prove ho scritto Jolene che abbiamo poi scelto come singolo. Ecco tutto. La cosa più bella è che per la prima volta mi sono sentita coinvolta nella produzione con potere decisionale, e ora non vediamo l’ora di dare un seguito al progetto, ci sono altre cose già pronte che aspettano solo di essere finite”.

Mattia Mariotti, produttore del primo EP di Waira lo è anche  del secondo singolo (nonché l’autore del video)di Alice Ravagnani, On My Way (youtu.be/mD9MN9cil_g), su youtube dallo scorso 5 settembre. Si tratta di una dichiarazione d’amore alla musica con un brano decisamente orecchiabile spinto da un refrain molto orecchiabile, con un arrangiamento essenziale tutto giocato sul mettere in evidenza la voce di Alice, ma non si può fare a meno di applaudire agli irrinunciabili cori ad opera di Monika Callegaro, che proprio lo scorso anno, in questo periodo, aveva a sua volta pubblicato in un delizioso EP con un brano analogo (MK), anche lei sotto la produzione di Mariotti.

“Con On my way – spiega Alice Ravagnani – ho voluto un po’ raccontare la storia d’amore tra me e la musica. Storia che dura da sempre e che, come ogni love story degna di nota, ha avuto molti alti e bassi. Ma forse rappresenta anche la relazione con me stessa. Mi sono però resa conto dell’impossibilità di scappare realmente da questi momenti, perché alla fine ritornano sempre, soprattutto le sensazioni, a volte negative, che nel cantare salivano a galla. Avevo talmente paura di sentirmi vulnerabile, che ero arrivata a smettere di cantare del tutto e quei due anni sono stati penso i peggiori della mia vita”.

Concludiamo con Facile preda (youtu.be/s2R3O82emxw), il nuovo singolo di Zelda Mab, che solo nei primi tre giorni ha avuto quasi tremila visualizzazioni: il brano precede l’EP Elettricità, atteso per il 28 ottobre prossimo e su cui avremo modo di tornare. Rispetto alle sue colleghe di cui ci siamo appena occupati, Zelda Mab, paga il dazio di cantare in italiano che con la metrica poco aiuta. Lanciato da un video molto d’effetto che conta sulla partecipazione di un inatteso Giulio Todaro (già sparring partner del mitico Macao in anni lontani), Facile preda ci è parso ripetitivo e non ha convinto del tutto. Ma ne riparleremo col disco in mano.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Com’è profondo il mare, anche a Bolzano

Andrea e Roland, amici, soci ed esperti apneisti, ci raccontano la loro grande passione che fa scoprire le profondità del mare e di sé stessi: l’apnea.

Da dove nasce la vostra passione? Che benefici porta l’apnea come sport? 

L’apnea è uno sport, oltre che atletico, di introspezione. Richiede molta concentrazione ed attenzione a noi stessi. Porta un benessere psicofisico che con altri sport difficilmente è raggiungibile così intensamente. Praticarlo ha portato alle nostre vite molti benefici e il nostro desiderio è quello di riuscire a trasmettere questo sport non solo come attività sportiva, ma, appunto, come attività salutare per la vita di chi lo pratica.
Scegliere l’apnea è scegliere uno sport che include anche la salute e lo star bene oltre che escursioni al mare, divertimento e la scoperta delle bellezze sottomarine in e con sicurezza.
Siamo sempre stati affascinati dal mondo sommerso e approfondendo le tecniche di apnea sono nate in noi la voglia e la passione di dedicare molto del nostro tempo a quest’attività e a coinvolgere sempre più persone in questo mondo.

Quali sono i vostri obiettivi? 

Il nostro scopo è aprire un centro dedicato esclusivamente all’apnea dove offrire attività subacquee e da questa base creare un gruppo di amici per confrontarci ed allenarci insieme, ma anche per andare in gruppo al lago o al mare per tuffarci nel blu.
Infatti tra le varie attività ci sono gli allenamenti per partecipare alle gare del circuito nazionale, uscite in barca a vela, attività di respirazione, rilassamento e di pesca in apnea.
Quest’anno abbiamo partecipato ad alcune gare con ottimi risultati, vincendo diverse medaglie e portando due atleti nella categoria Élite che consentirà loro di partecipare ai campionati Italiani assoluti di apnea.

E se qualcuno volesse aggiungersi al vostro gruppo? 

Può scriverci una mail a manta@triathlon3v.com e invieremo volentieri tutte le informazioni.

Come si chiama il vostro gruppo?

Il nostro gruppo si chiama Manta Freediving ed è nato nel 2020 quando abbiamo deciso, spinti dall’amicizia, dalla passione per lo sport e dal forte legame con il mare di metterci in gioco come istruttori per avvicinare al campo dell’apnea più persone possibile

Avete dei social media che consentano di restare aggiornati sulla vostra attività?

Siamo su Facebook ed Instagram come Manta Freediving. Lì pubblichiamo aggiornamenti e mostriamo quanto ci divertiamo nel condividere la nostra passione.

Autrice: Anna Michelazzi COOLtour

Un libro per raccontare don Giuseppe Rauzi

La Strada – Der Weg dedica un libro a Don Giuseppe Rauzi, scritto da Federico Andriolli e Luca De Marchi, per raccontarne la vita attraverso le voci di chi l’ha conosciuto da vicino. Il libro sarà pronto prima di Natale. Per averne una copia fino a esaurimento scorte basterà scrivere a cooltour@lastrada-derweg.org

Come nasce il progetto di un libro per raccontare Don Rauzi?

De Marchi – Il libro è parte di una collana edita da La Strada – Der Weg che documenta la storia di persone di fede che hanno lasciato un segno nella comunità. A inizio 2022, mentre iniziavamo le interviste, l’associazione ha proposto alcune attività all’interno del Centro Lovera, che è stato fondato da don Giuseppe. È stato un caso che queste due attività si tenessero nello stesso momento. Il risultato è che abbiamo provato a recuperare il messaggio di don Giuseppe con le parole e con i fatti.
Andriolli – L’idea di preparare questo libretto di interviste legate a Don Giuseppe si è trasformata in un vero proprio percorso di crescita personale, anche grazie all’ascolto delle parole di chi lo ha conosciuto nel profondo, che ancora oggi riescono a restituirne la grande energia.

Come avete deciso di raccontarlo?

De Marchi – Un piccolo libro sulla vita di don Giuseppe Rauzi esisteva già. Così abbiamo deciso di ricordarlo attraverso delle interviste alle persone a lui più vicine. Si tratta di membri della famiglia, di persone che frequentavano la sua parrocchia e di insegnanti che lavoravano con lui. Oggi è giustamente ricordato come parroco, ma nel libro abbiamo voluto ricordarlo come persona: un insegnante severo, un ciclista appassionato, uno zio sempre pieno di impegni.

Qual è stata la storia che avete raccolto che vi ha colpiti di più?

De Marchi – Mi hanno colpito il rispetto e per alcuni la reverenza con la quale viene ricordato; don Rauzi era un intellettuale coltissimo. Per questo, quando mi sono confrontato con il fratello Antonio e con la nipote Serena, mi è sembrato strano sentirlo nominare semplicemente “Beppe”. Non riuscivo a separare da quel “don” l’idea che mi ero fatto di lui. Ed è proprio questo che mi ha colpito di più: don Rauzi, con la sua autorevolezza, ha saputo stare davvero vicino al prossimo. Ha costruito una Chiesa essenziale e a misura d’uomo; ha pensato alle persone laiche costruendo un centro culturale; ha tolto il confessionale e usato il suo studio per ascoltare le persone con domande o problemi di ogni tipo; ha sostenuto la formazione culturale e religiosa di chi frequentava in parrocchia. Tutto questo senza mai dire una parola di troppo o uscire dal proprio perimetro di competenze: la Parola per lui era sacra.
Andriolli – È molto difficile dirlo. Ci hanno raccontato storie molto diverse tra loro. Ma se devo pensare a una storia, mi viene in mente un incontro organizzato a maggio insieme ai parrocchiani e agli amici di Don Giuseppe. Senza quell’incontro sarebbe stato davvero difficile entrare nel mondo della parrocchia e della comunità della Visitazione. Le persone presenti iniziavano a parlare prima ancora di sentire le domande, tanta era l’energia e l’intensità con cui volevano raccontare. Sono loro molto grato: ci hanno permesso di crescere e di arrivare a una visione meno parziale della sua vita.

E le difficoltà che avete incontrato?

De Marchi – Ho sentito questo lavoro come una responsabilità: comprendere la verità di un altro uomo vissuto in un’epoca diversa dalla mia e con un percorso umano diverso dal mio. Non sono mai stato praticante e il mio rapporto con Dio non sono ancora riuscito a definirlo, ma porto sempre molto rispetto verso le persone di autentica fede come don Giuseppe, perché penso che abbiano molto da dire e da insegnare.
Andriolli – Per me sicuramente quella di avvicinarmi a una figura poliedrica come quella di Don Giuseppe. Nonostante frequenti la parrocchia da quando sono piccolo, avvicinarmi al mondo di Don Giuseppe ha richiesto molto tempo e studio.

Autore: Alex Piovan COOLtour

Non vedenti in vici: attività sportive, inclusive e sensitive

La pioggerellina sulla pelle, il profumo delle mele e dei fiori di sambuco: sono solo alcune delle sensazioni che il gruppo di persone non vedenti e ipovedenti percepisce durante le proprie gite ciclistiche in tandem. Katrin Joris, volontaria ipovedente del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non-Semivedenti di Bolzano, racconta le varie attività sportive offerte insieme al supporto del Centro Ciechi St. Raphael.

“Credo sia importante far conoscere la nostra quotidianità alle persone senza disabilità. Mi accorgo sempre più spesso che molta gente non è abituata al contatto umano, una cosa che per noi ipo-non vedenti è di fondamentale importanza”, spiega Joris. Tra le discipline più praticate dalla società c’è il Torball, uno sport di squadra che è un misto tra il calcio e la pallamano, nel quale sono presenti dei campanellini che facilitano i 6 giocatori in campo a intuire la traiettoria del pallone. “È un’attività che portiamo spesso all’interno delle scuole in quanto, dotandosi di una mascherina per occhi, può giocarci chiunque. Infatti siamo a conoscenza di alcuni docenti che propongono questo sport durante le proprie ore di educazione fisica, coinvolgendo in particolare gli alunni con disabilità visiva”. Ad essere uno sport individuale è invece lo sci di fondo che, tra poco, ritornerà ad essere praticato dal Gruppo sulle piste di Lavazè e dell’Alpe di Siusi: “Nel periodo invernale proponiamo di sciare un paio di volte a settimana. C’è chi preferisce stare sul classico, sciando nelle canaline, e chi, avendo capacità visive migliori, pratica anche il ‘pattinato’, ma siamo sempre accompagnati da una persona vedente e indossiamo tutti una pettorina”. Nell’ultimo periodo si è venuto così a formare un gruppo affiatato che, come dice Katrin Joris, “si raduna in amicizia e mira a tessere relazioni”. 

Una delle attività più caratteristiche è senza dubbio il ciclismo in tandem. Oltre alle pedalate verso Merano e Caldaro, gli atleti hanno sperimentato una gita di due giorni fuori Provincia. “Alcuni di noi sanno a memoria i percorsi ciclabili che facciamo ogni mercoledì tra maggio e settembre, quindi, conoscendo bene i tragitti locali, abbiamo fatto 140 Km lungo la pista ciclabile del fiume Po, partendo da Ferrara e arrivando a Comacchio”, continua Joris. Un ruolo cruciale, mentre si pedala in tandem, è la fiducia reciproca e, in questo caso, il costante dialogo: “Pur non vedendo, qualcuno è in grado di riconoscere il punto della ciclabile dove si trova, ma nonostante questo la descrizione del paesaggio da parte del pilota è molto importante, come anche la segnalazione di una curva o di una frenata brusca. Se non c’è fiducia si fa il doppio della fatica. In conclusione – dice Joris – penso che nell’immaginario collettivo ci sia l’idea che una persona con disabilità sia sempre infelice perché ha delle mancanze. Non è così. Si possono provare altre cose come, nel nostro caso, il ciclismo in tandem. I profumi e il clima che percepiamo mentre pedaliamo è una di quelle sensazioni che mi sento di definire davvero belle”.

Autore: Andrea Dalla Serra

Rosticciata del signore con speck

INGREDIENTI

Per 4 persone

300 g patate a pasta soda

400 g noce o filetto di vitello a pezzetti o in striscioline

60 g cipolla tagliata a dadini

5 C olio per arrostire

1 foglia d’alloro

1 c maggiorana tagliata finemente

1 c prezzemolo tagliato finemente

200 ml salsa di vitello o brodo di carne

sale

pepe appena macinato

1 C burro freddo

Anelli di cipolla fritti

1 cipolla grande

farina

olio per friggere

sale

Altro

4 fette di speck

8 foglie d’alloro

PREPARAZIONE

Lavate le patate, lessatele in acqua salata e fatele raffreddare. Pelatele e tagliatele a fette con lo stesso spessore.

Riscaldate 3 cucchiai d’olio per dorare le patate.

Aromatizzate con sale e pepe la carne tagliata di vitello e arrostitela brevemente con la cipolla e poco olio in una seconda padella.

Unite adesso le patate a fette, la foglia d’alloro, la maggiorana, il prezzemolo e la salsa di vitello o il brodo e portate ad ebollizione.

Aromatizzate la rosticciata con sale e pepe e terminate con il burro freddo.

Per gli anelli di cipolla fritti pelate la cipolla, tagliatela a fette non troppo sottili in modo da ottenere dei grandi anelli, cospargeteli di farina eliminando poi quella in eccesso. Dorate gli anelli nell’olio caldo, adagiateli poi su carta da cucina per far assorbire l’unto.

Infine arrostite le fette di speck, disponetele con gli anelli di cipolla sulla rosticciata, guarnite con le foglie d’alloro e servite.

VARIANTI

Rosticciata del contadino: 
al posto della noce di vitello, usate del manzo lesso tagliato a fettine sottili e al posto del fondo di vitello del brodo di carne.
Cottura patate: 45 minuti circa.
Cottura rosticciata: 10 minuti circa.

SUGGERIMENTI

1) Come contorno vi consigliamo dell’insalata di cappuccio.
2) Al posto della carne di vitello potete utilizzare anche della carne di maiale o di pollo.
3) Alla rosticciata potete anche unire dei porcini, dei gallinacci o degli champignons.

La letteratura applicata

QuiIntervista a Sara Notaristefano che insegna Lettere al “Gandhi” e studia Canto moderno e jazz al “Vivaldi”. Collabora con il semestrale di critica letteraria “Incroci” e ha all’attivo diverse premiate pubblicazioni. All’ultima sua opera, il romanzo “I nomi di Melba”, è stata conferita una Segnalazione particolare della giuria nella 47esima edizione del Premio Casentino.

La cosa che più mi piace di me.

La capacità di capire fin troppo bene di che pasta siano fatti gli altri: previene le delusioni.

Il mio principale difetto.

Un eccessivo orgoglio.

Il mio momento più felice.

La nascita di mia figlia e, quasi due anni dopo, quella di mio figlio.

La persona che ammiro di più.

Ogni insegnante degno/a di essere definito/a tale.

Un libro sull’isola deserta.

Un manuale su come sopravvivere su un’isola deserta.

La mia occupazione preferita.

La scrittura.

Il mio piatto preferito.

Pizza e parmigiana di melanzane.

Non sopporto…

Viltà e doppiezza: “qualità” che spesso vanno a braccetto.

Per un giorno vorrei essere. 

…capace di volare.

La mia paura maggiore.

Quella di essere circondata da laureati in Tuttologia Teorica e Applicata presso l’Università di Google.

Se fossi un animale sarei…

Una gatta.

Mi sono sentita orgogliosa…

Quando gli alunni mi hanno detto che sono giusta e onesta.

Il mio motto.

Vivi ogni giorno senza aver bisogno di un motto!

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Andare ad un concerto dei Beatles, ma sono nata troppo tardi.

Il giocattolo che ho amato di più.

Il pallone da calcio.

I miei poeti preferiti.

Risposta di oggi: Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli e Antonia Pozzi.

I miei pittori preferiti.

In ordine alfabetico: Tamara De Lempicka, Klimt, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio e Vincent Van Gogh.

Il dono di natura che vorrei avere 

La leggerezza.

Dico bugie solo… 

A chi le merita più della verità.

Dove mi vedo fra dieci anni 

In una classe, a spiegare Letteratura italiana.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Stamattina. Con una persona maleducata.

Da bambina sognavo…

Di diventare una scrittrice.

Autore: Luca Masiello

L’atelier nel bosco di Elisabeth

Meranese, pittrice assai nota, illustratrice di libri per case editrici nazionali e internazionali, creatrice di libri d’artista e di preziosi oggetti di carta, nel corso degli anni Elisabeth Oberrauch ha scelto di condividere l’esperienza artistica con altri artisti ma anche con dei musicisti. Ha poi inseguito il sogno di creare un atelier nel bosco dove gli artisti e i musicisti potessero soggiornare e lavorare insieme per una settimana intera.

Così a partire dall’estate 2006 Elisabeth Oberrauch è riuscita a realizzare questo suo sogno mettendo al servizio dell’arte la propria residenza di montagna, il giardino e il bosco di proprietà che la circonda. Qui infatti ha tenuto e tiene settimane di lavoro interdisciplinari. Sempre fedele a questo suo sogno condiviso con entusiasmo anche dal marito, “l’atelier nel bosco” ha già ospitato più di 100 artisti e musicisti. Mentre l’idilliaco bosco adiacente è andato arricchendosi delle installazioni che scaturiscono dal dialogo artistico e che spesso nascono dalla sostanza stessa della foresta fatta di alberi, pietre, terra e che con la natura di questo ambiente sono in dialogo. Land art dunque di ampio respiro e di grande spessore.  L’edizione appena conclusasi ha dato vita ad un nuovo percorso nel bosco,visitabile con l’accompagnamento di Elisabeth Oberrauch tutti i giorni nella prima settimana di settembre dalle ore 16 alle 19.30. Nel nuovo percorso sono visibili le opere di Hubert Kostner dal titolo “Pittogramma per alberi privati”. L’artista di Castelrotto ha creato una decorazione in legno a spina di pesce che va a ricoprire l’albero impreziosendo la corteccia e sottolineandone l’altezza. Alois Steger dopo aver realizzato opere di Land art in Corea del Sud ma anche ad Arte Sella ha partecipato a questa interessante rassegna con il suo “Lomit” -prodotto da un enorme numero di quotidiani- con il quale si interroga sulla differenza fra la memoria storica dell’uomo a quella di una pietra che, capace di comunicare solo con chi sa ascoltare, sottolinea come il bosco si contrapponga alla civiltà, riesca a vivere anche senza l’uomo e sia lo spazio di miti e leggende. 

Renate Habinger, artista austriaca della carta e di libri per bambini, propone quindi un’opera delicata, dal titolo “Calici di bosco”, una distesa di fiori a calice che trattengono la luce e giocano con l’ombra. Lo scultore di Lutago Paul Feichtermolto noto nell’abito della Land art per aver esposto in Giappone, Romania, Grermania, Austria, e Arte Sella propone la sua “Kubatura”, uno spazio attorno all’albero, una possibilità di creare uno spazio attorno all’alto fusto fatto di assi mobili che vanno a creare un cubo entro il quale entrare. 

Infine c0è la stessa Elisabeth Oberrauch che, abbandonata per una volta la carta ha realizzato delle ciotole di ceramica invetriata di enorme fascino. Posizionate nel ruscello lo impreziosiscono carpendone qua e là i riflessi e la luce. 

L’area di San Costantino a circa 900 metri di quota è costituita da numerosi masi e residenze signorili ubicati sui prati tra Fiè e Siusi. Vi vivono 250 abitanti. Il paesaggio boschivo e prativo è caratterizzato da dolci colline che si contrappongono all’aspro sorgere dello Sciliar. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Le “Forme Ibride” di Ismaele Nones

L’Associazione culturale lasecondaluna di Laives presenta “Forme Ibride” dell’artista trentino Ismaele Nones, che, con tocco raffinato e spiazzante, rivisita la tradizione delle icone bizantine. L’inaugurazione si tiene venerdì 7 ottobre alle ore 18 presso la Sala espositiva di via Pietralba 29 a Laives.

“Una finestra aperta sul cielo”, o addirittura “un trattato di teologia a colori”: così vengono definite le icone bizantine, dipinti a tema sacro che rappresentano il Cristo benedicente o la vergine con il bambino, ma anche scene dall’antico e nuovo testamento, angeli e santi.
Le icone sono immediatamente riconoscibili perché da secoli sono “imprigionate” in uno stile fisso, immobile, sempre uguale a sé stesso, legato al loro essere oggetti di culto e preghiera, ponti verso il divino. 
Ma nell’arte contemporanea, come nella poesia, non c’è regola che non possa essere infranta per sperimentare e aprire nuovi orizzonti. Certo per romperle bisogna conoscerle, le regole: è questo il caso dell’artista trentino Ismaele Nones, che nelle sue opere riprende lo stile delle icone bizantine, liberandole però dal contenuto sacro per portarle all’oggi. Nascono così le sue “forme ibride”, di cui abbiamo parlato con Gabriele Salvaterra, curatore della mostra e conservatore al Mart di Rovereto.

Nei suoi dipinti Nones gioca a creare contrasti e cortocircuiti, che tipo di lavoro è il suo?

Ho studiato a lungo il suo lavoro e sono rimasto colpito dalla grande serietà e autenticità del suo approccio. Come è noto, gli iconografi si considerano delle “mani nelle mani del signore” e quindi i loro dipinti non sono “personali”, ma legati ad un canone ben preciso. Nones è partito dalla conoscenza profonda per questo tipo di arte – il padre Fabio è un noto iconografo trentino- per rappresentare però temi che interessano a lui, per sviluppare insomma la sua ricerca personale.

Quanto rimane comunque provocatoria l’operazione di Nones?

Ismaele, in fondo, guarda al mondo che lo circonda e lo affascina nelle forme che ha imparato a osservare e riprodurre sin da piccolo, come diversi altri artisti fanno. Ciò che, se si vuole, è davvero provocatorio, non è poi tanto l’unire mondi così distanti nella forma e nel contenuto quanto, piuttosto, recidere quel “sacro collegamento”, che nella pittura di icone ha da sempre fatto sì che il rettangolo dipinto non si riducesse soltanto a una bella immagine per ornare una parete vuota, ma restasse sempre un sorta di accesso sicuro a Dio, una sua presenza concreta della sua presenza immateriale. 

Le immagini che ne derivano sono particolari e talvolta spiazzanti, a ben guardare.

Si, stridono e sono spontaneamente assurde: ad esempio nei suoi dipinti troviamo rappresentati dei nudi, scene in piscina o un aereo che passa; compaiono cani o addirittura scene alla “Heidi” con le mucche … insomma elementi impensabili nelle classiche icone bizantine. Ma capaci toccare questioni che narrano di imbarazzi, insicurezze ed emarginazione e che, a mio avviso, hanno molto a che fare con la condizione sempre più fluida dell’idea del corpo che abbiamo oggi. 

Una piena rottura con la tradizione, insomma…

In realtà non proprio: come illustrato dal noto studioso di icone Elio Franzini sappiamo che la questione è più complessa, perché nella storia dell’arte l’icona è sempre stata ibrida, aperta anche a media e forme popolari. Nel tempo è stata d’ispirazione per i cartellonisti e i pittori di insegne, ad esempio. Insomma, si tratta di una storia in bilico, in cui la divisione tra sacro e profano non è poi così netta e rigida.

Le informazioni sulla mostra
Ismaele Nones, Forme Ibride, Sala Espositiva di Via Pietralba 29, Laives. 
Inaugurazione venerdì 7 ottobre, ore 18. La mostra sarà visitabile fino a sabato 29 ottobre nei seguenti orari: da martedì a giovedì: 16 – 19. Venerdì e sabato: 10 – 12 e 16– 19. Ingresso libero.
Per mercoledì 19 ottobre alle ore 18 è in programma una visita guidata alla mostra con il curatore Gabriele Salvaterra. L’ingresso all’evento è libero con prenotazione obbligatoria all’e-mail info@lasecondaluna.eu.

Autrice: Caterina Longo

Alla biblioteca comunale si legge e si vince

Sorride felice Romina Andreolli, vincitrice del concorso “Leggi e vinci” della biblioteca comunale di Vadena. 

Il concorso, attivo già da diverso tempo, continua a riscuotere molto successo e apprezzamento tra i lettori grandi e piccini della comunità. Il principio è semplice: ogni persona che prende in prestito almeno un libro nel corso del mese partecipa all’estrazione di un bellissimo premio. Insomma, più si legge e più si ha la possibilità di vincere.

E a proposito di letture, quello di ottobre sarà un mese tutto dedicato ai libri. Intorno alla Giornata delle Biblioteche, in programma per il 24 ottobre prossimo, la biblioteca di Vadena ha infatti organizzato diversi appuntamenti, a ingresso gratuito. 

Giovedì 13 ottobre alle ore 18 si svolge la presentazione del libro “The letters” di Daniela Nicoletti, con letture di Maria Pia Zanetti. Il romanzo racconta della storia di  Emily e Cassandra, che a fine ottocento, tra Firenze e l’Inghilterra, trovano nella corrispondenza l’unico modo per comunicare tra loro,  vittime di intrighi e di menzogne. Giovedí 20 ottobre alle ore 18 sarà invece protagonista il libro “Bolzano Novule” di Roberto Marino, sempre con letture di Maria Pia Zanetti. Come spiega l’autore, il libro parla di “vicende reali, alcune; ed altre immaginarie, molte… si racconta delle guerre, in varie parti del mondo; di quelle guerre delle quali sembra che l’umanità non possa proprio starne senza. Si parla di natura e di alberismo. Si racconta di nudità; nudità da interpretare prevalentemente come possibilità di mettersi a nudo spiritualmente, con autenticità ed originalità, con la voglia di essere se’ stessi.”

Gli appuntamenti per la Giornata delle Biblioteche continuano lunedì 24 ottobre con letture animate ad alta voce per bambini con “La Seggionia Blu”, dalle ore 9 alle 10 con la scuola primaria e dalle  ore 10.30 alle 11.30 con la scuola dell’infanzia. 

Autrice: Caterina Longo

Il sostegno delle Comunità amiche

La giornata internazionale dell’Alzheimer, svoltasi il 21 settembre scorso, è stata l’occasione per riunire tanti professionisti della cura e della relazione, volontari, familiari di persone con demenza, ma anche direttori di Rsa e amministratori di Comuni che hanno deciso di diventare “Comunità amiche”. Nella sua testimonianza, Roberta Lenzi traccia gli orizzonti e la spinta ideale di questa giornata speciale.

È appena trascorso il 21 settembre, giornata internazionale dell’Alzheimer e Sente-mente, come ogni anno, ha celebrato questo giorno speciale riunendo un gran numero di professionisti della cura e della relazione, direttori di Rsa, volontari, famigliari di persone con demenza e amministratori di Comuni che scelgono di allargare i loro orizzonti e trasformare la cultura del proprio territorio in direzione dell’accoglienza di chi vive con fragilità ed intraprendere il cammino per diventare una Comunità Amica di chi vive con demenza.
Trecento le persone che nel corso della giornata hanno potuto assaporare un modo diverso di approcciarsi alla demenza, mantenendo il focus sulla persona per non perdere di vista i valori fondamentali che restituiscono dignità e rispetto, al di là della diagnosi.
Eravamo presenti anche noi, pronte a riprendere i nostri passi per rinnovare l’intento di creare nei nostri territori di Vadena e Bronzolo, Comunità realmente Amiche delle persone con demenza. Un percorso già iniziato insieme tre anni orsono, che ha subito degli arresti dovuti alla pandemia ma che ha voglia di riprendere il passo per stare accanto alle famiglie che stanno vivendo questa realtà.
Ma… da dove iniziare?
La comunità amica inizia quando nel cuore di ogni cittadino germoglia il seme che riconosce e onora la persona che vive con demenza.
È dunque responsabilità di ognuno guardare ad un familiare, al vicino di casa, ad un concittadino, per come può ancora diventare grazie all’incontro con noi, oltre la diagnosi di demenza. La diagnosi non deve e non può essere una battuta d’arresto alla vita, che con altri presupposti, continua a pulsare.
Una comunità diventa amica delle persone che vivono con demenza quando, cambiando la narrazione, impara un nuovo linguaggio che valorizza la persona, il suo vissuto, la sua storia, i suoi valori. Quando conosce le persone e come percepiscono la realtà che vivono per entrare in relazione con loro e costruire una comunità inclusiva capace di offrire servizi degni di un paese che sa avere cura.
Ascoltare le persone con demenza, credere nelle loro abilità, credere nei loro sogni e desideri e nutrire la Speranza di portarli a compimento condurrà la comunità ad impastare gli ingredienti che aprono nuove prospettive di cambiamento e sgretolano pregiudizio e stigma che oggi ne costituiscono i principali limiti culturali e d’inclusione sociale.
Noi ci crediamo, ma abbiamo bisogno di tutti voi perché questo si realizzi. Nella foto in alto da sinistra: Letizia Espanoli, founder Sente-mente®Modello, Roberta Lenzi. In basso da sinistra: Giorgia Mongillo, sindaca Bronzolo – Michela Baraldi, Coordinatrice infermieristica Distretto Sanitario Laives-Bronzolo-Vadena, – Margot Pizzini, vice-sindaca Bronzolo.

Autrice: Roberta Lenzi