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Autore: Luca Sticcotti
QuiBolzano – nr. 19 – 05.10.2023
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Maturità e creatività
Nei giorni scorsi due distinti appelli apparsi sulla stampa mi hanno fatto riflettere. Il primo è stato quello rivolto da Assoimprenditori e Federazione per il sociale non solo ai politici provinciali in scadenza e quelli prossimi ad essere eletti, ma a tutti gli attori pubblici e privati della nostra realtà locale. Quale il tema? È presto detto: la grave carenza di personale che potremmo trovaci a fronteggiare in tantissimi settori lavorativi, sulla scia di due tendenze che paiono inarrestabili ovunque e nel nostro territorio in particolare, ovvero calo demografico e rincaro dei prezzi degli alloggi, sia in affitto che in vendita. Urgono una presa di consapevolezza comune, idee e soluzioni. E subito, perché domani sarebbe troppo tardi, pena un declino del nostro benessere che, a dire il vero, vediamo scricchiolare già da un po’, sulla scia di contraddizioni strutturali del sistema locale, sempre più evidenti.
Il secondo appello che ho osservato con preoccupazione è stato quello rivolto, ancora una volta alla politica, questa volta da parte di coloro che alcuni sulla stampa hanno definito “ambientalisti”. Evidentemente la categoria si sta estendendo a dismisura, visto che stiamo parlando – oltre che di Dachverband e Curatorio beni tecnici culturali – anche di Cai e Alpenverein. Queste quattro realtà, decisamente significative, hanno ribadito un concetto sul quale abbiamo già insistito in questo spazio poco tempo fa. Il problema in questo caso è rappresentato dallo “sviluppo” turistico in montagna che avrebbe raggiunto ormai un livello tale da snaturare l’ambiente stesso. A stracciarsi le vesti non sono solo integralisti ambientali, come abbiamo visto. E l’allarme è supportato anche da “opinioni pubbliche” molto significative anche in un’altra ottica, visto che è stato segnalato che anche tra i turisti germanici vi sarebbe molta “indignazione” a questo proposito.
Quale migliore occasione allora delle elezioni provinciali ormai alle porte (il 22 ottobre), nonché delle elezioni europee e comunali del 2024, per iniziare a trattare sul serio queste tematiche? E’ evidente a tutti come si tratti di questioni che, come quelle della gestione dell’immigrazione, non possono essere snobbate o utilizzate solo per sventolare qualche bandierina, erigere qualche nuovo muro o suscitare nuove paure. Ne va del futuro di tutti noi. E davvero nessuno può tirarsi fuori. Urge una crescita di maturità e creatività in tutti noi, anche per “illuminarci” nella difficile scelta dei nuovi rappresentati politici che ci guideranno.
Autore: Luca Sticcotti
Estranei #3
La Terra non è una sfera perfetta, ma un geoide rigonfio all’equatore e schiacciato ai poli; il pianeta ammirato dalla stazione spaziale internazionale è di una bellezza splendida, di blu accecante, e senza confini territoriali, ammette Luca Parmitano; il ‘problema’ di questo sogno ad occhi aperti si ridimensiona enormemente quando si atterra, come di un estraneo che bussa alla nostra porta. Per quanto possiamo considerarci persone pacifiche, che si prefiggono la pace e l’aggregazione fra i popoli e che -per contro – ripudiano la guerra, non c’è mai pace sotto gli ulivi. Gli armeni del Nagorno-Karabakh sono in fuga dall’Artsakh, dalla repressione e dalla pulizia etnica che l’Azerbaigian ha messo in atto e pianificato negli ultimi giorni; un altro esodo, che si aggiunge alla lista infinita di conflitti dove la gente, nata dalla parte sbagliata (di cosa poi, seguendo il filo onirico dell’astronauta) soffre e muore. Dal blu accecante della Terra nello spazio a quello più mosso e scuro e intriso di pericoli del Mar Mediterraneo, dove i migranti che lo attraverseranno, fortunatamente senza perigli, sono attesi dai ventuno CPR italici. Ce lo parafrasa in maniera profonda e ineccepibile il grande artista genovese Ivano Fossati in Pane e Coraggio “Ma soprattutto ci vuole coraggio, a trascinare le nostre suole, da una terra che ci odia ad un’altra che non ci vuole”. Questi flussi migratori sono solo la punta dell’iceberg rispetto a quelli che il cambiamento climatico ci porterà con sé; peraltro, nella storia le migrazioni sono sempre avvenute e persino nei manuali di meteorologia sono elencate con precisione, proprio a rimarcare, se ancora ve ne fosse bisogno, cause ed effetti del nomadismo per la sopravvivenza. Noi, sì, che siamo fortunati, a trascinare le nostre piante dei piedi sulla sabbia della battigia, ad infilare le nostre ciabatte firmate per casa, ad indossare gli stivaletti per equitare, o delle sneackers per correre, o, degli scarporcini per andare a funghi. Gli appassionati e studiosi di micologia, cha al blu preferiscono il verde in tutte le sfumature, sanno che il Regno dei Funghi è ciò che più si avvicina alla visione degli scienziati spaziali. Parliamo del micelio, le fitte trame, invisibili alla vista, da cui nascono i funghi che l’astronauta vede come le luci delle metropoli; esso vive e si sviluppa sottoterra e non conosce confini, opera dei cambiamenti epocali impercettibili, stabilisce delle interconnessioni fra le piante, aiuta il singolo filo d’erba a reperire dell’umidità per continuare ad esistere, stimola l’apparato radicale degli alberi in un rapporto mutualistico; in un domani non troppo lontano saranno proprio i funghi, grazie alla loro resilienza, a farci sentire ancora meno estranei.
Autore: Donatello Vallotta
L’età dell’ascolto e delle buone relazioni
Se sono ottimista sono anche attivo. E l’essere attivo mi aiuta a restare ottimista, a guardare al futuro con realismo e senza troppa ansietà. È quanto emerge da un’indagine statistica sulla popolazione più anziana della provincia di Bolzano. Per vivere bene non serve molto: spesso bastano le buone relazioni. E l’ascolto.
La ricerca, svolta dall’Astat (Istituto provinciale di statistica dell’Alto Adige), dimostra innanzitutto che quelli che definiamo “anziani” sono per lo più donne e uomini attivi, né più né meno di tante altre categorie di persone.
La percentuale delle persone anziane classificate come “fragili”, ovvero non più autonome in modo “da moderato a grave”, escludendo chi vive in una residenza per anziani, è del 27 per cento. In maggioranza si tratta di persone over 85. Insomma, una gran parte dei nostri concittadini con più di 75 anni rappresenta una parte attiva della società. Non più sul piano del lavoro, ma certamente su quello della presenza, delle relazioni, in molti casi anche del volontariato e di molto altro.
Secondo l’indagine le persone anziane sono molto o abbastanza soddisfatte della loro famiglia per il 96 per cento. Nella graduatoria della “soddisfazione” (molto o abbastanza) seguono la situazione abitativa (molto 65, abbastanza 32), il tempo libero (molto 29, abbastanza 58), le amicizie (molto 27, abbastanza 59), la situazione economica (molto 24, abbastanza 58) e la salute (molto 23, abbastanza 53).
A proposito delle amicizie dall’“Indagine multiscopo”, condotta sempre dall’Astat durante il 2021, era emerso che solo poco più della metà delle persone con più di 65 anni ha “amici su cui poter contare”, contro il 75 per cento di tutti gli altri. Questo dettaglio mette in rilievo l’importanza delle relazioni in ogni età della vita.
Le indagini citate confermano soprattutto l’importanza delle relazioni familiari. Chi vive in un rapporto di coppia è normalmente più attivo e ottimista. E il 95 per cento delle persone anziane con figli afferma di ricevere da essi una qualche forma di aiuto. La prima forma d’aiuto ad essere citata e apprezzata è l’ascolto.
Autore: Paolo Bill Valente
Il ricordo del maestro Franz Innerhofer
Piazza Franz Innerhofer: è la piazzetta tra via Ospedale e il Rettorato della Libera Università di Bolzano. Franz Innerhofer, nato a Marlengo il 18 agosto 1884, frequentò un Istituto Magistrale, dapprima a Feldkirch (Vorarlsberg), poi a Bolzano; si diplomò a Gries nel 1903. Esercitò l’attività di maestro, molto apprezzato, a Rifiano e poi a Marlengo. Fu anche organista della chiesa di Marlengo e suonatore di grancassa nella banda musicale. Nel 1920 sposò Maria Pöder di Cermes; il 2 aprile 1921 nacque l’unica figlia, Maridl. Era il mese della tradizionale “Fiera di Bolzano”; inaugurata il 19 aprile, il programma prevedeva, per domenica 24 aprile, un corteo in costume, composto da 17 gruppi; doveva attraversare la città, partendo da via Castel Roncolo. La manifestazione, senza bandiere, non doveva avere carattere di manifestazione politica, correndo voce che si stesse pianificando un’incursione di fascisti, infatti già dalle 8 del mattino dai treni provenienti da sud ne erano scesi in centinaia, guidati dal capitano Achille Starace; li si vedevano con tanto di mazze, pistole, bombe a mano, si udivano i loro inni di battaglia e le urla minacciose. Alle una del pomeriggio i partecipanti alla sfilata folcloristica si radunarono in via Castel Roncolo, il tutto in un clima di festa. Fu quando il corteo giunse in via della Posta che i fascisti fecero irruzione; marciavano gridando, provocando, roteando i loro bastoni; in piazza delle Erbe iniziarono a colpire la gente con i bastoni, a sparare sugli spettatori e persino a scagliare bombe a mano. Il bilancio dell’aggressione fu di quaranta feriti, ma anche di un morto; era Franz Innerhofer. Il maestro conduceva di corsa due ragazzi per via dei Vanga, per metterli al sicuro nella residenza Stillendorf; colpito a morte da uno degli inseguitori, crollò sul secondo scalino dell’edificio. Con i conforti religiosi di Johann Nikolussi, superiore dei Sacramentini, Franz Innerhofer spirò alle 14,30.
Autore: Leone Sticcotti
L’orto sociale è diventato realtà
Il sogno del Gruppo Natura, centro diurno per persone con disabilità medio – lieve del Comprensorio Oltradige Bassa Atesina, era di avviare un progetto che potrebbe portare i diversamente abili a coltivare un proprio orto. Un sogno che si è realizzato, concretizzandosi grazie ad una collaborazione con Casa Emmaus: per tutta l’estate gli ospiti delle due strutture hanno collaborato per coltivare la terra e raccogliere i frutti.
Era la metà dello scorso febbraio, quando nella redazione del “QuiBassaAtesina” era giunto un annuncio da parte di Filippo Manara, educatore responsabile del Gruppo Natura: “Cercasi piccolo terreno a Laives e dintorni per avviare un progetto di orticoltura per persone con disabilità”. La richiesta era stata pubblicizzata fra le colonne di questo giornale, e poco dopo è giunta la lieta notizia: il progetto è andato in porto.
Filippo Manara, come è andata questa prima stagione estiva del progetto?
È andata ben oltre le mie più rosee aspettative: abbiamo ottenuto un ottimo risultato, che ben ci fa sperare nel futuro. I nostri ospiti erano entusiasti sin dal primo giorno, e nel giro di pochissimo tempo sono diventati quasi totalmente autonomi. Negli ultimi tempi li accompagno fino all’orto e poi non devo fare più nulla: si attivano e lavorano da soli.
Stanno imparando molto da questa esperienza e ne hanno tratto benefici; un nostro ospite, in particolare, viene dalla scuola agraria di Laimburg ed è un grande appassionato di fiori: abbiamo approfittato di questa sua passione per riservargli uno spazio per la sua coltivazione, che ha gestito in totale autonomia ed ha fatto sbocciare dei fiori bellissimi. L’interazione con casa Emmaus, poi, è un valore aggiunto, perché ci hanno aiutato, hanno interagito con i nostri ragazzi ed hanno potuto investire in maniera costruttiva il loro tempo.
Come siete riusciti a creare questo progetto con Casa Emmaus?
Subito dopo aver lanciato il nostro appello su “QuiBassaAtesina” ci siamo incontarti, abbiamo iniziato a gettare le basi per una possibile iniziativa condivisa, ed abbiamo tutti compreso che si trattava di un’ottima idea. Di fronte al loro edificio c’è un grande giardino esterno, e qui un angolo lasciato a prato che si poteva adibire a orto.
A maggio abbiamo iniziato a coltivarlo partendo da zero, tutti assieme, noi del Gruppo Natura e un gruppo di ospiti di Casa Emmaus.
Maggio è un po’ tardi per iniziare a preparare un orto…
Già, infatti inizialmente abbiamo provato a seminare le piante, ma ci siamo accorti che non ne usciva nulla. Così siamo passati al trapianto, e i frutti del nostro lavoro si sono visti subito: abbiamo piantato lattuga, zucchine cetrioli, fagioli, fagiolini e diversi tipi di pomodori. È stato un esperimento, una prova per vedere come comportarci in futuro; è anche per questo che non abbiamo voluto utilizzare tutto il terreno che ci hanno messo a disposizione, siamo rimasti “in piccolo”, per ora, ma già il prossimo anno sarà diverso.
E ora che cosa ne fate degli ortaggi che state raccogliendo?
Vengono utilizzati in cucina da noi e dagli ospiti di Casa Emmaus. Una volta a settimana i nostri utenti cucinano autonomamente. Prima ci servivamo di un catering, ora abbiamo le nostre verdure: mettersi ai fornelli è un’attività autonomizzante, cucinare gli ortaggi prodotti da loro è una marcia in più, anche soltanto perché sono prodotti a chilometro zero, quindi sani.
E ora cosa fate?
Adesso stiamo portando avanti un altro esperimento: preparare l’orto per l’inverno. Abbiamo iniziato iniziato a piantare le verdure che maturano tardi, come porri, cappucci, sedano rapa, e aspettiamo di vedere se funziona. Questa prima stagione è stata di prova, abbiamo imparato moltissimo, ma – e soprattutto – abbiamo capito ci piace. Anche l’”orto invernale” sarà una bella sorpresa: sia che non ne esca niente sia che riusciremo ad avere un raccolto tardivo non importa, sarà comunque un successo.
Autore: Luca Masiello
Insieme per “uscire dalla caverna”
Con una festa svoltasi al teatro Puccini gremito di bambini e famigliari, si è conclusa la 26esima edizione del Grest organizzato dal Punto d’Incontro per giovani “Cilla”,che quest’anno ha visto coinvolte 140 persone fra bambini, ragazzi ed educatori presso l’ex Dopolavoro di Sinigo.
Il titolo di questa edizione era “Esci dalla caverna per vivere alla grande”, e per introdurre i tanti partecipanti alla tematica, il gruppo dei giovani “gialloni” ha aperto la festa con una rappresentazione teatrale sulla storia della famiglia “Croods”, ispirata dunque al film d’animazione della DreamWorks. E proprio questa originale e spassosa famiglia di cavernicoli ha fatto scoprire a tutti, attraverso i suoi personaggi, che non conviene mai chiudersi nel proprio guscio. Grazie alle tante attività svolte, infatti, ognuno, piccolo o grande, nelle due settimane di Grest ha potuto comprendere che è meglio abbandonare ogni paura, rischiare e seguire la luce: solo così la nostra vita e quella degli altri potrà fiorire e realizzarsi.
A dialogo con i ragazzi più grandi
Ogni giornata del Grest non finiva con la riconsegna dei bambini alle famiglie ma continuava con i ragazzi delle scuole superiori e gli universitari attraverso un momento di dialogo e confronto. Aiutati dalla lettura di alcuni testi precedentemente scelti o dalle testimonianze di amici adulti invitati a raccontare le proprie esperienze, i ragazzi hanno compreso come nella loro vita l’uscire dal proprio guscio accogliendo il “nuovo” e fidandosi dell’altro, sia sempre una ricchezza e una risorsa.
Due gite di sport, musica e relax
Sono state inoltre organizzate due gite: la prima destinazione era Andalo, dove all’interno del Palazzetto dello Sport – insieme al Grest di Bolzano e Laives – la bellezza di 500 persone tra bambini e giovani hanno dato vita ad un momento conviviale fatto di canti, balli e tanta musica. Un momento particolarmente interessante è stato il dialogo semplice e spontaneo con alcuni dei bambini e ragazzi sul tema “cosa vuol dire per te uscire dalla caverna?”, che ha riservato grandi ed istruttive sorprese.
La seconda gita è stata sull’incantevole Lago di Nembia dove, dopo una breve passeggiata dal Lago di Molveno, i bambini si sono sfidati in giochi organizzati sui prati, hanno organizzato un pic-nic e infine hanno giocato liberamente sulle sponde del laghetto.
Lo staff di Cilla vuole cogliere l’occasione per ringraziare tutti gli innumerevoli volontari che dall’inizio si sono coinvolti a vario titolo per la realizzazione di questa opera educativa.
Autore: Luca Masiello
Giulia Martinelli è Giulia Olivia:una cantautrice in rosso
Il rosso è il suo colore preferito, lo si era capito da tempo, e come nelle copertine dei dischi precedenti, torna nell’abito indossato da Giulia nella foto che la ritrae in questo EP nuovo di zecca, uscito lo scorso 28 settembre.
Il nuovo CD della cantautrice meranese giunge dopo una pausa di oltre quattro anni, tanta è la distanza dal precedente Wanderlust, anche se in mezzo ci sono stati i singoli The Crown e Mentiroso, inediti su supporto fisico, e più recentemente quelli che figurano su questo nuovo Roller Coaster Ride, il cui titolo è un po’ il riassunto della vita di Giulia Martinelli in questi ultimi anni, quattro lunghi anni che l’hanno messa alla prova, non solo riguardo alla sua volontà di proseguire con l’attività di cantautrice, anni in cui ha dovuto fare i conti col fatto che la vita è un po’ come le montagne russe del titolo.
“Questo lungo intervallo – ci racconta – è un po’ dovuto anche al fatto che ho una facilità di scrittura quasi eccessiva, le canzoni mi vengono fuori con una facilità estrema. Ne riempio i cassetti e poi però ho la tendenza a lasciarle lì, considerandole cose mie. Sono canzoni che vengono direttamente dall’anima e dal cuore e a volte ho paura che il condividerle mi sottoponga a opinioni e di conseguenza a critiche. E non sono sempre sicura di essere pronta ad accettarle. Ecco perché è trascorso tanto tempo dal disco precedente, tra un ripensamento e l’altro, col timore che avrei potuto fare di meglio. Su ogni brano ci lavoro davvero molto, dal far leggere un testo a persone di madrelingua, dallo studiare l’intonazione e la dizione, ora comunque il disco è qui e tutto sommato va bene così, alla fine è prevalsa l’idea che la condivisione va bene, anche perché mi è stato fatto notare che se i cantanti che mi piacciono si facessero gli stessi problemi, sarei la prima a dispiacersi molto per non aver potuto avere in condivisione le loro canzoni”.
Rispetto ai lavori precedenti, Giulia dopo aver registrato a Milano e Bolzano, stavolta si è affidata alle cure del produttore bolognese Riccardo Cesari.
La modalità di lavoro è comunque già tutta nella testa della cantautrice, che quando consegna al produttore i brani sa già in qualche modo come vorrebbe sentirli suonare, anche sperimentando di proposito, come avviene in questo EP in cui particolarmente nel brano For Myself e nella title track vengono adottate sonorità più virate verso l’elettronica e con strizzate d’occhio al pop rispetto ai lavori precedenti, ma proprio nel brano che titola l’EP fanno capolino anche suggestioni insolitamente rock.
Dead End Street, il brano più antico del nuovo lavoro è forse quello dalle atmosfere più cupe, mentre con il suo arrangiamento quasi calypso, e quindi solare per definizione, Supergirl è indubbiamente quello che potremmo definire il singolo trainante.
Autentica novità è poi il cambio di denominazione dell’artista, che dopo tre EP come Giulia Martinelli ha adottato il nome d’arte di Giulia Olivia.
“La storia del nome d’arte è una storia che ho sempre avuto in mente, soprattutto per il fatto che Giulia Martinelli è un nome molto comune, ho davvero tantissime omonime, così tante che più d’una volta mi sono ritrovata taggata in post o addirittura invitata ad eventi da gente che pensava di aver invitato un’altra Giulia. Olivia suona bene accanto a Giulia, c’è una buona assonanza ed è un nome che mi piace. E poi c’è il fatto che sono convinta di non essere sempre la stessa persona, non mi sento ogni giorno nello stesso modo e anche le mie canzoni sono così, diverse. Nel disco canto che la vita è come le montagne russe, ci sono gli alti e i bassi, è stato bruttissimo prenderne atto, ma ora so che se i bassi non li posso eliminare, ci posso però lavorare su e soprattutto posso imparare a godermi i momenti belli della vita, cosa che non è assolutamente automatica.”
Autore: Paolo Crazy Carnevale
“Le mie mani, i miei occhi”
Il bolzanino Andrea Bianco è uno scultore e il legno è il materiale in cui, perlopiù, le sue creazioni prendono vita. Nicola Hornäcker, designer e artista, è il maestro che ha aiutato Andrea Bianco a realizzare il suo sogno di lavorare una materia solitamente preclusa a chi non vede, come lui. Quella tra Andrea e Nicola è una storia di amicizia che si nutre della bellezza e della spinta a superare insieme i limiti.
L’atelier dell’artista Andrea Bianco è una piccola casupola di legno, appoggiata alla parete esterna del condominio in cui vive. Nel suo laboratorio, il pomeriggio, dopo il lavoro in ufficio, si dedica alla sua passione, la scultura. Lì dentro, nonostante la cecità che l’affligge da quando a 21 anni perse la vista a causa di un incidente stradale, lavora da solo con scalpello e martello, modella figure umane e animali. Quando lo andiamo a trovare, sta abbozzando un ippopotamo di legno. La sagoma dell’animale è già visibile ma ci vorrà ancora qualche settimana prima che la statua sia pronta.
Dopo averci accolto nel suo spazio creativo, Andrea ci invita nell’appartamento che condivide con la famiglia. Le stanze sono piene delle sue opere: figure maschili e femminili, volti, opere di arte sacra che l’hanno fatto conoscere ed apprezzare fuori dell’Alto Adige. Sul tavolo della sala è appoggiato un Cristo ligneo che verrà presto esposto nel museo di Sant’Anna dei Lombardi a Napoli. L’amore per l’arte e il bello lo accompagnano da tutta la vita. Solo a quarant’anni però si è avvicinato alla lavorazione dell’argilla. Navigando su Internet, Andrea aveva letto che anche le persone non vedenti possono svolgere questa attività. Successivamente ha sperimentato con il marmo, quindi con il bronzo. Ma il suo vero desiderio era intagliare e scolpire il legno. “Se prima avevo trovato chi mi aveva insegnato, quando cominciai a cercare un maestro per cominciare a scolpire blocchi di legno, nessuno era disponibile”, racconta, “avevano tutti paura che mi facessi male. Nessuno me lo diceva apertamente ma me lo facevano capire”. Poco alla volta, grazie al passaparola, Andrea riuscì a scoprire un maestro coraggioso, alla Facoltà di Design e Arte della Libera Università di Bolzano: Nicola Hornäcker, all’epoca artista e studente di Design. Nicola, di carattere aperto nonostante l’apparenza di persona taciturna e riservata, accettò subito la sfida. “Avevo già insegnato ad altre persone a scolpire ma mai a un non vedente. L’ho presa come una provocazione”, confessa. I primi passi sono stati dedicati al lavoro in sicurezza, con prudenza. Manipolare il legno è più rischioso rispetto ad altri materiali. Chi non vede, deve prestare molta più cautela perché le possibilità di sfregiarsi, tagliarsi o farsi male sono reali.
Dapprima Nicola ha spiegato ad Andrea come realizzare forme piane, concave, convesse, “poi siamo passati a realizzare volti, partendo dal mio”, ricorda Bianco, “mi ha spiegato come usare le mani per vedere e poi riprodurre. Per me era tutto un mondo ignoto. Per farmi capire l’anatomia, mi invitava a infilare le dita nelle mie orecchie per sentirne la profondità, avvertirne la forma. Abbiamo potuto capire che le mani hanno una certa memoria”. Più volte in settimana Nicola andava nel laboratorio di Andrea. Lavorarono insieme in ogni condizione, col freddo e con il caldo, per tre anni di formazione molto intensi.
La straordinaria capacità di immedesimazione di Nicola ha fatto la differenza. “Ad esempio quando mi diceva di eseguire un determinato passaggio con la sgorbia e io gli dicevo che non mi riusciva, lui chiudeva gli occhi e rifletteva su come avrebbe fatto lui se fosse stato cieco. E si inventava la tecnica per permettermi di arrivare al risultato”, afferma Bianco. Poi Nicola si è allontanato per qualche anno da Bolzano, per continuare la sua formazione in Inghilterra. Adesso lavora nelle officine della Facoltà di Design e Arti e ha ripreso la collaborazione artistica con Andrea. Ma il loro prossimo progetto non è di natura artistica. Non solo. L’obiettivo è creare un corso di scultura lignea per persone non vedenti, basandosi sulla loro esperienza che è risultata vincente. Andrea è un artista affermato, che espone e le cui opere sono richieste. Ora vorrebbe aiutare altre persone nella sua condizione e con la sua stessa voglia di realizzare un sogno. Finora tutte le porte cui hanno bussato non si sono aperte. “Abbiamo fatto solo un corso di argilla a Firenze, tempo fa, ma non esiste scuola al mondo che proponga corsi come quello che potremmo fare noi”, conclude lo scultore, “io sono stato fortunato a conoscere Nicola ma credo che un’esperienza valga di più se diventa un patrimonio anche di altre persone. Bolzano e la sua provincia hanno una tradizione artistica nella scultura del legno, è forse il momento di allargare la possibilità di entrare in questo mondo anche a chi finora ne è stato escluso”.
Per ammirare le opere di Andrea: www.biancoandrea.com
Autore: Nilo Ruggeri