Maultaschen alla rapa rossa

Ingredienti

Per 6 persone circa 24 ravioli
Per la pasta:
125 g di farina
125 semola di grano duro
2 uova
Sale
acqua tiepida q.b.
Per il ripieno:
3 rape rosse crude
1 cipolla
parmigiano grattugiato
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Per condire:
burro
semi di papavero
parmigiano grattugiato

Preparazione

Preparate la pasta mescolando gli ingredienti ed aggiungendo acqua tiepida fino ad ottenere un giusto impasto; né troppo duro, né troppo morbido. Impastate a lungo, (anche con la planetaria) finché non risulterà bello liscio. Coprite con una ciotola e lasciare riposare per mezz’ora.
In una padella, rosolate la cipolla tritata con qualche cucchiaio di olio. Aggiungete le rape rosse tritate.
Mescolate frequentemente, abbassate la fiamma e lasciate cuocere al minimo, col coperchio per circa un’ora. Aggiungete acqua se si asciuga troppo.
Una volta cotto toglietelo dal fornello e unite qualche cucchiaio di parmigiano grattugiato, sale e pepe macinato fresco. Mescolate per amalgamare bene il tutto e lasciare raffreddare.
Tirate la sfoglia per creare i tortelli, tagliate dei quadrati di circa 5 – 6 cm, farciteli e chiudeteli, pressando un po’ con le mani e poi con i lembi della forchetta per sigillarli.
Tuffateli nell’acqua bollente salata e cuoceteli per circa 10 minuti.
Scolateli e conditeli con burro fuso, parmigiano e una spolverata di semi di papavero.

Votare per riaffermare il nostro percorso di pace

I recenti tragici fatti in Israele mi hanno fatto venire in mente un articolo che scrissi più di 9 anni fa e che prendeva spunto da una semplice applicazione web che consentiva di confrontare la dimensione della striscia di Gaza a qualsiasi altro territorio a livello globale. L’applicazione è ancora online, si chiama Gaza Everywhere, e già allora mi aveva consentito di fare alcune considerazioni che voglio riprendere. La prima riguarda il fatto che la striscia di Gaza è perfettamente sovrapponibile alla nostra Bassa Atesina (il solo fondovalle), sia come estensione che addirittura come “inclinazione” sulla mappa. Ma naturalmente le analogie si fermano qui, essendo le due situazioni sociali assolutamente agli antipodi. Com’è noto la striscia di Gaza oggi ha più di 2 milioni di abitanti (nel 2014 erano 1.640.000). Riusciamo ad immaginarci cosa accadrebbe se una popolazione pari a 4 volte quella altoatesina andasse ad abitare tutta in Bassa Atesina? Anche da noi si verificherebbe inevitabilmente una concentrazione umana tra le più alte del mondo. Un altro aspetto che non è mai abbastanza evidenziato dalle cronache è il fatto che nella striscia di Gaza il 41% della popolazione ha meno di 14 anni. Stiamo parlando in sostanza di 890.000 bambini. è una demografia che ancora una volta ci pone agli antipodi. Ma perché a Gaza ci sono così tanti bambini? Già all’epoca un articolo pubblicato dalla rivista Wired aveva avanzato a questo proposito un’ipotesi che non sappiamo se considerare incoraggiante o meno. “In una situazione in cui l’impotenza, la sottoccupazione e l’emarginazione hanno lasciato poche opportunità per l’espressione della propria identità, la riproduzione è una delle poche libertà che resta, e contribuisce anche al più ampio obiettivo di aumentare il popolo palestinese.” 

L’efferato attacco terroristico compiuto da Hamas e le sofferenze provocate da questa organizzazione sulla popolazione palestinese e le conseguenze dei bombardamenti e dell’assedio di Gaza da parte di Israele possono essere un importante monito, anche per noi che il prossimo 22 ottobre ci recheremo alle une per le elezioni provinciali. I conflitti possono essere gestiti solo attraverso percorsi democratici all’insegna del compromesso. La memoria del percorso di pace compiuto nel nostro territorio non può dunque che essere rinnovata attraverso la partecipazione al voto. Dobbiamo sentirlo anche come un dovere, oltre che un diritto.

Autore: Luca Sticcotti

Capaci di vivere insieme nelle differenze

Questa domenica 432.156 altoatesine e altoatesini sono chiamati a rinnovare col loro voto il Consiglio provinciale e, di conseguenza, la metà del Consiglio regionale. Si sono presentate 16 liste che propongono 488 candidate e candidati. Quale lettura del passato, del presente e del futuro danno queste forze politiche?

Ma possiamo davvero ancora parlare di politica, ovvero dell’arte di costruire insieme il bene comune? Il bene comune va definito tenendo conto del contesto. Se ci guardiamo intorno – ma ci guardiamo intorno noi abitanti del villaggio di Asterix? – che cosa vediamo?

A poche ore di macchina da noi infuria una guerra che da oltre un anno e mezzo mina gli equilibri geopolitici europei e globali e produce morti, feriti, profughi, distruzione, miseria. Prima che scoppiasse il conflitto in questa forma, esso era già presente nell’incapacità delle popolazioni di quelle terre di trovare le ragioni e i modi di una convivenza dai tratti umani.

Ai margini d’Europa, nel Nagorno Karabakh, un’intera minoranza etnica è stata costretta, sotto gli occhi impotenti e forse complici della cosiddetta “comunità internazionale” ad abbandonare la propria terra.

Al di là del nostro mare – divenuto peraltro il cimitero di decine di migliaia di disperati – si è infiammato un conflitto tra popoli che perdura da decenni e che ha le sue radici nell’incapacità del cosiddetto Occidente e della vecchia Europa di trovare soluzioni creative ed efficaci a una situazione che sempre sarà presente: la convivenza di diverse culture, lingue, tradizioni.

In questo contesto nel villaggio di Asterix il tema che papa Francesco ha definito “capacità di vivere insieme nelle differenze” è diventato un tabù. Anzi si fa appello – senza dirlo – alla compattezza etnica (Zusammenhalten), che sola avrebbe portato al successo dell’autonomia.

L’autonomia senza la valorizzazione delle differenze però è una parola vuota e la “capacità di vivere insieme nelle differenze” non si sviluppa e non si mantiene con gli appelli alla compattezza, ma con l’esercizio dell’ascolto e del rispetto e facendo sì che ognuno possa sentirsi/essere a casa. In Alto Adige come in tutto il resto del mondo.

Autore: Paolo Bill Valente

Intingoli di fine stagione

L’estate appena conclusa, in attesa delle proposte musicali autunnali (l’autunno è sempre stato, tradizionalmente, il momento delle uscite discografiche da lanciare in vista del Natale imminente) ci ha consegnato una manciata di nuovi singoli che è opportuno tenere d’occhio, anche perché in più d’un caso si tratta di anticipazioni riguardanti lavori più completi.

Imperdibile è il nuovo singolo di Hubert Dorigatti, Talking Down (youtu.be/iow6Dw4q31Q): il chitarrista pusterese, tra un concerto e l’altro, oltre a dedicarsi alla costruzione della sua casa, sempre documentata via social, ha registrato questo singolo rispolverando per l’occasione la denominazione Bayou Side, usata per il suo ottimo disco del 2017. L’intuizione molto interessante di Dorigatti, è stata quella di usare come strumento di complemento alla sua sempre apprezzata chitarra, anche uno strumento atipico come la tuba: per l’occasione è stato coinvolto il musicista austriaco Christian Deimbacher mentre la batteria è stata suonata da Matthias Bäuerlein. Il risultato è un brano di blues dalle atmosfere funky che ricorda esperimenti analoghi fatti oltre cinquant’anni fa dal grande Taj Mahal. Esperimenti che agli occhi di Dorigatti, che oltre che un chitarrista sopraffino è anche un filologo della materia, non potevano passare inosservati. E mentre stiamo pubblicando queste righe, la notizia bomba è che il nostro, con la band al completo si trova a Nashville per registrare un EP sotto la produzione di Zach Allen, esperto producer che ha lavorato con Keb Mo’, pochi anni fa titolare di un disco proprio con Taj Mahal, ecco così che il cerchio con perfezione si va a chiudere.

Su un fronte musicale decisamente diverso troviamo la piacevolissima sorpresa del nuovo singolo degli Skankin’ Drops, una delle più interessanti formazioni reggae della nostra regione. Aizzate è il loro brano disponibile da circa metà estate (skankindrops.bandcamp.com/track/aizzate) ed è la conferma della sempreverde vena creativa di questa formazione. Il singolo, prodotto dai loro amici Shanti Powa (il sassofonista salentino Angelo Ippati è da qualche tempo in entrambe le band), è un contagioso brano in dialetto napoletano che è già diventato un highlight nei concerti degli Skankin’ Drops, grazie al suo ritmo dondolante, con assoli di chitarra e sax che contornano un testo non casuale che è un’incitazione a svegliarsi, alzarsi, reagire. In linea con l’impegno che non è mai mancato alla musica di questo gruppo in costante crescita artistica.

Blues Lee (youtu.be/p6HWp1N72co) e Mi manchi (youtu.be/nkG_Hm8gmuA) sono invece i nuovi singoli (rigorosamente in formato video) dei But Beautiful, trio pop rock dalle interessanti idee: costruito su una base musicale molto essenziale su cui i componenti si destreggiano cantando e dedicandosi a tutti gli strumenti. Uscite a poche settimane di distanza le due canzoni offrono una buona panoramica del raggio d’azione del gruppo che può contare sull’eterea e originale voce di Elisabeth Pichler, sulle tastiere di Carl Pfeil e su chitarra e batteria di Andreas Mair. Questi ragazzi dimostrano di essere a proprio agio cantando in qualunque lingua e le loro composizioni risultano del tutto convincenti.

Concludiamo con la segnalazione del nuovo video di Alice Ravagnani che torna con un nuovo brano intitolato Senza cadere (youtu.be/mBAEyy2ksvk) pubblicato a fine settembre. La cantautrice (ma non solo) bolzanina, dopo le prime canzoni prodotte con l’aiuto di Mattia Mariotti, sta da un po’ lavorando con Mathis Carion e c’è in vista la realizzazione di un EP a cui parteciperanno anche diversi musicisti locali, anche se i nomi non sono ancora stati resi pubblici. Le premesse promesse da questo singolo dal testo molto personale creano comunque grandi aspettative.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

La via dedicata a Michael Gaismair

Tra Via Roen e Viale Druso, si trova, non distante da piazza Tribunale, Via Michael Gaismair. Chi era e cosa fece? Nato nel 1490 a Tshöfs (Ceves), presso Vipiteno, da famiglia contadina, dopo la scuola di latino frequentò la scuola del duomo di Bressanone. Ebbe modo, dinanzi al fasto e alla sontuosità della corte vescovile, e a quanto faceva parte della vita quotidiana ecclesiale, di acquisire man mano un atteggiamento sempre più critico nei confronti del ruolo della Chiesa. Preso servizio come scritturale presso la miniera di Schwaz, divenne portavoce dei minatori, che si sentivano sfruttati, nella presentazione di una petizione all’imperatore.  Fu poi scrivano nella cancelleria di Leonhard von Völs, capitano dell’Adige. Nei sei anni di servizio apprese molto sulle lotte per il potere, su corruzione e imposture della nobiltà. Passato alla cancelleria vescovile, tra lettere  e documenti conobbe meglio la vita politica del Tirolo, con i contadini alle prese con  numerosi balzelli. Alle loro proteste fu risposto con arresti, torture, esecuzioni capitali.  Fu il caso Passler ad accendere talmente gli animi da scatenare la rivolta; condannato a morte il 9 maggio 1525, Passler fu liberato da contadini, servi e artigiani in rivolta. La rivolta si estese, con vari saccheggi a parrocchie e masi, a partire dal monastero di Novacella. Michael Gaismair riuscì a  calmare gli animi. A Merano fu convocata una “Dieta contadina”, con la redazione di un “ordinamento regionale”, una “Magna Charta per el populo minuto”. Il 12 giugno a Innsbruck centinaia di contadini chiesero all’arciduca Ferdinando una serie di concessioni.  La risposta fu l’arresto, l’11 agosto, di Gaismair; riuscì a fuggire il 7 ottobre. Riparato in Svizzera, redasse la “Tirolische Landesordnung”. Senza successo altre imprese, riparò in territorio veneziano, a servizio del Doge. Nell’agosto 1527 si ritirò in una tenuta nel padovano. C’era una taglia sulla sua testa. All’alba del 15 aprile 1532 Michael Gaismair, tratto in inganno, fu trafitto nella stalla da 42 pugnalate.

Autore: Leone Sticcotti

Pumpkin spice latte

Ingredienti

150 g di zucca
230 ml di latte
1 tazzina di caffè
1 chiodo di garofano
1 pizzico di cannella in polvere
1 pizzico di noce moscata
1 cucchiaio di miele

Preparazione

Preriscaldate il forno a 200°C. Nel frattempo, lavate la zucca e tagliatela a fette. Togliete dal suo interno i semi e i filamenti. Ponete i vari spicchi su una teglia con bordi bassi, rivestita con carta da forno e fate cuocere a 200°C per 30 minuti.
Versate il latte in un pentolino. Una volta scaldato lasciate in infusione (per 30 minuti) nel latte caldo le spezie: cannella, noce moscata, chiodo di garofano.
Una volta cotta la zucca, lasciatela raffreddare e togliete la buccia dalle fette. Poi, frullate la polpa in un mixer.
Filtrate il latte, eliminando le spezie, e versatelo nel pentolino per scaldarlo nuovamente.
Aggiungete la purea di zucca, il miele e il caffè, e mescolate mentre continua la cottura.
Quando gli ingredienti sono ben amalgamati, spegnete e servite la bevanda ancora calda.

Consiglio

Potete presentare il gustosissimo pumpkin spice latte decorandolo con panna montata e altra cannella in polvere, o come preferite.

Record

Una spedizione di ispettori del Guinness dei primati, voluta fortemente dal cronista tedesco Eberhard Jurgalski, si è recata sulla vetta dell’Annapurna per prendere le misure necessarie a confermare Reinhold Messner come “re degli ottomila”. “Fare controlli su questioni importanti come questa è fondamentale anche se sono passati 40 anni, ne va della nostra credibilità” ha affermato Ines Pector, referente del famoso libro dei record. Nel frattempo si festeggia il nuovo record di inquinamento, di innalzamento delle temperature mondiali, il tutto nell’attesa di nuovo record di guerre e bombardamenti. 

Autore: Roberto Tubaro

Maturità e creatività

Nei giorni scorsi due distinti appelli apparsi sulla stampa mi hanno fatto riflettere. Il primo è stato quello rivolto da Assoimprenditori e Federazione per il sociale non solo ai politici provinciali in scadenza e quelli prossimi ad essere eletti, ma a tutti gli attori pubblici e privati della nostra realtà locale. Quale il tema? È presto detto: la grave carenza di personale che potremmo trovaci a fronteggiare in tantissimi settori lavorativi, sulla scia di due tendenze che paiono inarrestabili ovunque e nel nostro territorio in particolare, ovvero calo demografico e rincaro dei prezzi degli alloggi, sia in affitto che in vendita. Urgono una presa di consapevolezza comune, idee e soluzioni. E subito, perché domani sarebbe troppo tardi, pena un declino del nostro benessere che, a dire il vero, vediamo scricchiolare già da un po’, sulla scia di contraddizioni strutturali del sistema locale, sempre più evidenti.
Il secondo appello che ho osservato con preoccupazione è stato quello rivolto, ancora una volta alla politica, questa volta da parte di coloro che alcuni sulla stampa hanno definito “ambientalisti”. Evidentemente la categoria si sta estendendo a dismisura, visto che stiamo parlando – oltre che di Dachverband e Curatorio beni tecnici culturali – anche di Cai e Alpenverein. Queste quattro realtà, decisamente significative, hanno ribadito un concetto sul quale abbiamo già insistito in questo spazio poco tempo fa. Il problema in questo caso è rappresentato dallo “sviluppo” turistico in montagna che avrebbe raggiunto ormai un livello tale da snaturare l’ambiente stesso. A stracciarsi le vesti non sono solo integralisti ambientali, come abbiamo visto. E l’allarme è supportato anche da “opinioni pubbliche” molto significative anche in un’altra ottica, visto che è stato segnalato che anche tra i turisti germanici vi sarebbe molta “indignazione” a questo proposito.
Quale migliore occasione allora delle elezioni provinciali ormai alle porte (il 22 ottobre), nonché delle elezioni europee e comunali del 2024, per iniziare a trattare sul serio queste tematiche? E’ evidente a tutti come si tratti di questioni che, come quelle della gestione dell’immigrazione, non possono essere snobbate o utilizzate solo per sventolare qualche bandierina, erigere qualche nuovo muro o suscitare nuove paure. Ne va del futuro di tutti noi. E davvero nessuno può tirarsi fuori. Urge una crescita di maturità e creatività in tutti noi, anche per “illuminarci” nella difficile scelta dei nuovi rappresentati politici che ci guideranno.

Autore: Luca Sticcotti

Estranei #3

La Terra non è una sfera perfetta, ma un geoide rigonfio all’equatore e schiacciato ai poli; il pianeta ammirato dalla stazione spaziale internazionale è di una bellezza splendida, di blu accecante, e senza confini territoriali, ammette Luca Parmitano; il ‘problema’ di questo sogno ad occhi aperti si ridimensiona enormemente quando si atterra, come di un estraneo che bussa alla nostra porta. Per quanto possiamo considerarci persone pacifiche, che si prefiggono la pace e l’aggregazione fra i popoli e che -per contro – ripudiano la guerra, non c’è mai pace sotto gli ulivi. Gli armeni del Nagorno-Karabakh sono in fuga dall’Artsakh, dalla repressione e dalla pulizia etnica che l’Azerbaigian ha messo in atto e pianificato negli ultimi giorni; un altro esodo, che si aggiunge alla lista infinita di conflitti dove la gente, nata dalla parte sbagliata (di cosa poi, seguendo il filo onirico dell’astronauta) soffre e muore. Dal blu accecante della Terra nello spazio a quello più mosso e scuro e intriso di pericoli del Mar Mediterraneo, dove i migranti che lo attraverseranno, fortunatamente senza perigli, sono attesi dai ventuno CPR italici. Ce lo parafrasa in maniera profonda e ineccepibile il grande artista genovese Ivano Fossati in Pane e Coraggio “Ma soprattutto ci vuole coraggio, a trascinare le nostre suole, da una terra che ci odia ad un’altra che non ci vuole”. Questi flussi migratori sono solo la punta dell’iceberg rispetto a quelli che il cambiamento climatico ci porterà con sé; peraltro, nella storia le migrazioni sono sempre avvenute e persino nei manuali di meteorologia sono elencate con precisione, proprio a rimarcare, se ancora ve ne fosse bisogno, cause ed effetti del nomadismo per la sopravvivenza. Noi, sì, che siamo fortunati, a trascinare le nostre piante dei piedi sulla sabbia della battigia, ad infilare le nostre ciabatte firmate per casa, ad indossare gli stivaletti per equitare, o delle sneackers per correre, o, degli scarporcini per andare a funghi. Gli appassionati e studiosi di micologia, cha al blu preferiscono il verde in tutte le sfumature, sanno che il Regno dei Funghi è ciò che più si avvicina alla visione degli scienziati spaziali. Parliamo del micelio, le fitte trame, invisibili alla vista, da cui nascono i funghi che l’astronauta vede come le luci delle metropoli; esso vive e si sviluppa sottoterra e non conosce confini, opera dei cambiamenti epocali impercettibili, stabilisce delle interconnessioni fra le piante, aiuta il singolo filo d’erba a reperire dell’umidità per continuare ad esistere, stimola l’apparato radicale degli alberi in un rapporto mutualistico; in un domani non troppo lontano saranno proprio i funghi, grazie alla loro resilienza, a farci sentire ancora meno estranei.

Autore: Donatello Vallotta

L’età dell’ascolto e delle buone relazioni

Se sono ottimista sono anche attivo. E l’essere attivo mi aiuta a restare ottimista, a guardare al futuro con realismo e senza troppa ansietà. È quanto emerge da un’indagine statistica sulla popolazione più anziana della provincia di Bolzano. Per vivere bene non serve molto: spesso bastano le buone relazioni. E l’ascolto.

La ricerca, svolta dall’Astat (Istituto provinciale di statistica dell’Alto Adige), dimostra innanzitutto che quelli che definiamo “anziani” sono per lo più donne e uomini attivi, né più né meno di tante altre categorie di persone.

La percentuale delle persone anziane classificate come “fragili”, ovvero non più autonome in modo “da moderato a grave”, escludendo chi vive in una residenza per anziani, è del 27 per cento. In maggioranza si tratta di persone over 85. Insomma, una gran parte dei nostri concittadini con più di 75 anni rappresenta una parte attiva della società. Non più sul piano del lavoro, ma certamente su quello della presenza, delle relazioni, in molti casi anche del volontariato e di molto altro.

Secondo l’indagine le persone anziane sono molto o abbastanza soddisfatte della loro famiglia per il 96 per cento. Nella graduatoria della “soddisfazione” (molto o abbastanza) seguono la situazione abitativa (molto 65, abbastanza 32), il tempo libero (molto 29, abbastanza 58), le amicizie (molto 27, abbastanza 59), la situazione economica (molto 24, abbastanza 58) e la salute (molto 23, abbastanza 53).

A proposito delle amicizie dall’“Indagine multiscopo”, condotta sempre dall’Astat durante il 2021, era emerso che solo poco più della metà delle persone con più di 65 anni ha “amici su cui poter contare”, contro il 75 per cento di tutti gli altri. Questo dettaglio mette in rilievo l’importanza delle relazioni in ogni età della vita.

Le indagini citate confermano soprattutto l’importanza delle relazioni familiari. Chi vive in un rapporto di coppia è normalmente più attivo e ottimista. E il 95 per cento delle persone anziane con figli afferma di ricevere da essi una qualche forma di aiuto. La prima forma d’aiuto ad essere citata e apprezzata è l’ascolto.

Autore: Paolo Bill Valente