Capitale degrado

Sono già passati 20 anni dall’abbandono del cantiere del Waltherpark e, senza dubbio, nessuno a quel tempo avrebbe mai detto che Bolzano sarebbe riuscita ad ottenere l’ambito riconoscimento di “Capitale Mondiale del Degrado UNESCO”. Da quando lo scheletro dell’edificio multifunzionale è stato occupato da migliaia di senzatetto provenienti da tutto il mondo, la sua destinazione d’uso è decisamente cambiata, diventando meta di migliaia di turisti affascinati da questo perfetto connubio tra uomo e natura. Non ci resta che festeggiare, in attesa dell’inizio dei lavori dell’areale ferroviario e delle circonvallazioni, previsti non prima della primavera del 2123.

Autore: Roberto Tubaro

Anna Ferigo: il particolare e l’incanto

Quella di Anna è una storia di passioni brucianti che si sviluppano inanellate l’una nell’altra, dipendenti e capaci di sostanziarsi reciprocamente. Il design, la grafica, la fotografia, l’arte, l’architettura. Da fruitrice e da fotografa ella si misura costantemente con la creatività di cui si circonda tanto nei rapporti amicali che negli oggetti che arredano la sua casa o che indossa. Anna Ferigo è nata a Merano, dove vive e lavora. 

Il suo luogo di lavoro si trasforma spesso in un salotto d’incontro per artisti, fotografi e creativi. 

Adora viaggiare e fotografare, ama visitare i musei e trarne ispirazione.

 Le sue fotografie parlano di ciò che vede, di ciò che in un battito di palpebre ha colto e cercato di fermare. Sono scatti che narrano i suoi gusti, la sua sensibilità, ciò che le riempie gli occhi e i pensieri. 

Le fotografie non sono per lei certo un mezzo per mettersi in scena, anzi:  sono semplicemente un suo bisogno personale. 

Parigi, Berlino, Amsterdam, Marrakech, città dal fascino differente, non sovrapponibile, non confondibile, ma da assaporare fino in fondo, carpendone l’essenza, l’atmosfera, gli afrori, le tonalità. Palazzi, vicoli, mercati, volti, piedi: sono le piccole tessere di un puzzle minuzioso. 

A Merano sono gli artisti di strada ad ammaliarla: i volti truccati, i travestimenti, le movenze, i balzi, le danze, la fatica, il sudore, la stanchezza. 

Autrice: Rosanna Pruccoli

Lasagne arcobaleno vegetariane

Ingredienti

2 scatole di lasagne di lenticchie verdi

Strato di pomodoro
Mezza mozzarella vegana
300 g di salsa di pomodoro

Strato di spinaci
230 g di foglie di spinaci
77 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato di patate dolci
1 piccola patata dolce cotta
173 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato di barbabietole
Mezza barbabietola piccola tagliata a dadini
173 ml di acqua
155 g di formaggio cremoso

Strato superiore
75 g di crema di formaggio vegana
154 ml di tazza di acqua
230 g di mozzarella

Per la crema di formaggio di anacardi
460 g di anacardi ammollati per 8 ore
2 cucchiai di lievito alimentare
1 cucchiaio di aglio in polvere
1 cucchiaino di origano secco
Mezzo cucchiaio di sale
Succo di 1 limone
15 ml di acqua

Preparazione

Preriscaldate il forno a 200 gradi
Nella teglia per lasagne spalmate la salsa di pomodoro, Aggiungete uno strato di pasta e spingetela verso il basso in modo che il sugo fuoriesca dai lati.
Ricoprite con la mozzarella.
Aggiungete un altro strato di pasta.
In una ciotola, mescolate il formaggio cremoso, gli spinaci e l’acqua fino a formare una salsa. Distribuitela sulle tagliatelle. Aggiungete poi un altro strato di pasta.
In un’altra ciotola schiacciate le patate dolci con il formaggio cremoso e l’acqua fino a ottenere una salsa cremosa. Distribuitela poi sulla pasta. Aggiungete un altro strato di pasta.
In una ciotola unite le barbabietole, il formaggio cremoso e l’acqua e mescolate. Versate sulla pasta e aggiungete uno strato ulteriore di pasta.
In una ciotola, mescolate il formaggio cremoso e l’acqua per ottenere una salsa e distribuitela sulla pasta. Ricoprite infine con la mozzarella.
Infornate per 35 minuti, finché le tagliatelle non saranno morbide e cotte.

Suggerimento
Quando si prepara la crema di formaggio e acqua, il risultato dovrebbe essere una salsa bianca e densa. Questa salsa è quella in cui cuoceranno le tagliatelle. Se il composto è troppo fluido, aggiungete altra crema di formaggio; se è troppo denso, aggiungete altra acqua.

Concretezza

Le elezioni provinciali hanno avuto luogo e ora le aspettative da parte dei cittadini in parte coincidono e in parte differiscono rispetto a quelle che si erano osservate prima del voto.
Al nuovo consiglio provinciale spetta oggi innanzitutto il compito di rilanciare la sua credibilità, soprattutto al cospetto di coloro che hanno scelto di non votare. In sintesi, tra le principali motivazioni addotte da coloro che hanno disertato le urne, stando alle interviste fatte per strada, c’erano le seguenti motivazioni: “sono tutti uguali e sono incapaci di risolvere i problemi”, “fanno solo i loro interessi”, “non fanno altro che litigare”, “sono bravi solo a fare opposizione perché governare è un’altra cosa”. I politici dunque ora dovrebbero sapere bene cosa devono fare, per tentare in questa fase e nei successivi cinque anni di legislatura, di convincere questi elettori di tornare al voto. Ci sono poi le aspettative di coloro che invece a votare ci sono andati eccome, e che lo hanno fatto da protagonisti, producendo una serie di cambiamenti senza precedenti rispetto alle consuetudini politiche della nostra terra. Qui il compito dei politici si fa, forse, ancora più impegnativo e cruciale. Fin d’ora tra gli eletti abbiamo scorto due distinti atteggiamenti di fondo: ci sono coloro che si candidano per andare a governare e quelli che fin d’ora affermano che staranno all’opposizione. Ma a bene vedere in questa tornata elettorale abbiamo registrato una presenza molto più significativa di formazioni politiche che si candidano a governare, complice la novità della non autosufficienza della SVP in termine di numeri in consiglio provinciale. E ciò è un bene, per fortuna.
I cittadini si aspettano in definitiva due cose da parte dei nuovi rappresentanti eletti e dalla prossima giunta provinciale. In primo luogo una visione e una progettualità in grado di intervenire in maniera costruttiva sui principali problemi concreti da risolvere e in secondo luogo un atteggiamento costruttivo volto a fare fronte comune rispetto alle difficili sfide da affrontare.
Le contrapposizioni del passato, etniche, linguistiche, destra – sinistra, ecc. lasciano il tempo che trovano. Come le scelte degli elettori stanno ampiamente a dimostrare.

Autore: Luca Sticcotti

Un congresso per i micologi

Si è tenuto nel cuore dell’Appennino parmense, dal 22 al 28 ottobre, il congresso dell’associazione europea JEC, acronimo di Journées européennes du Cortinaire, le giornate europee dei Cortinari. Fondata nel 1983, oggi JEC conta circa 180 membri, e si prefigge la promozione, il confronto e l’agevolazione dei contatti fra le organizzazioni scientifiche, le associazioni ed i micologi interessati allo studio del genere Cortinarius; cura inoltre la medesima rivista che viene recapitata ai soci una volta l’anno. L’alta Val di Taro è stata dunque il palcoscenico naturale del 40° raduno, tenutosi presso il seminario vescovile di Bedonia; si svolge annualmente in un paese europeo differente e richiama a sé un nutrito numero di micetologi e di studiosi. Ringrazio innanzitutto i miei compagni di viaggio dell’associazione micologica Bresadola di Bolzano Claudio Rossi, Giovanni Turrini, Daniele Ferri, Roberto Cipollone, Gianmario Delogu, e specialmente il Dr. Karl Kob e Maria Fresi per avermi invitato. Prima della partenza avevo sensazioni contrastanti, miste tra eccitazione e timore, ma che in brevissimo tempo si sono dissipate; le giornate, molto intense e a stretto contatto con la bellezza della natura, con l’ottimo cibo, le conferenze, le revisioni e con lo studio sono state piacevoli e ricche di nuovi incontri. Giunti nel pieno del foliage autunnale siamo rimasti ammaliati dai boschi appenninici, dai faggi ai carpini neri, dai cerri agli abeti bianchi, dai noccioli ai pini neri fino a quelli termofili di querce e castagni. Il meteo è stato decisamente sfavorevole, con giornate coperte, umide, molto piovose e a tratti di forte vento che hanno compromesso la crescita e quindi la raccolta, a conti fatti, di numerosi esemplari; a compensare questa penuria però sono state le stesse condizioni atmosferiche, perché chi ama anche la fotografia sa che sono tutti ingredienti che apportano all’immagine una certa poesia. Albareto, Gotra, Costa dei Rossi, Strela, Passo del Tomarlo, il Monte Molinatico, Porcigatone, la Riserva Naturale Generale di Ghirardi e la Riserva Naturale Oasi WWF sono state alcune mete delle escursioni dei vari gruppi. Mi ha colpito leggere sui cartelli stradali una certa vicinanza nelle distanze chilometriche, Sestri Levante 58Km, Chiavari 53km, dato che la terra natia della mia famiglia era proprio al di là del versante. Grazie alle guide ambientali escursionistiche e micologi Cinzia De Luca, Max Chiapponi, Doriana Borghi e Fabrizio Negri che ci hanno accompagnato nella macchia, a Don Lino, al Centro Studi per la Flora Mediterranea di Borgotaro, agli inossidabili micologi valtaresi Emidio Borghi e Giorgio Guasti, all’ottantenne micologo germanico Werner Jurkeit, esperto di Russole, che si reca ogni anno ai congressi in solitaria, a Thomas Kuyper, Augusto Calzada, Yngvar Cramer, Oswald Rohner, Vincenzo Marinetti, Luca e Giovanni Mistè, Brandrud Tor Erick, a Guenter Saar per le continue pungolature, e a tutti coloro che per motivi di spazio non posso elencare. Un ricordo affettuoso va a Karl Soop e a Francesco Bellù, che si sono portati avanti.

Autore: Donatello Vallotta

Strategie miopi rendono sterile l’autonomia

La grande frammentazione delle forze politiche nel nuovo Consiglio provinciale si accompagna allo squilibrio nella presenza dei gruppi linguistici. Potrebbe non essere un problema se lo Statuto non prevedesse che la composizione della Giunta “deve adeguarsi alla consistenza dei gruppi linguistici quali sono rappresentati nel Consiglio”.

È compito delle istituzioni autonomistiche e di chi le governa fare in modo che i gruppi linguistici, in base ai quali è stata creata l’Autonomia, siano efficacemente rappresentati nel Consiglio provinciale. Altrimenti le norme che regolano la composizione della Giunta sono parole vuote e non se ne rispetta lo spirito originario.

La convivenza tra gruppi linguistici, culturali, religiosi o altro in un contesto democratico non può non fondarsi sulla partecipazione effettiva di tutti alla costruzione del bene comune. Del resto si tratta di un principio costituzionale: “È compito della Repubblica [nel nostro caso della Provincia ecc.] rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Invece negli ultimi decenni la classe dirigente provinciale ha lavorato da un lato alla separazione dei gruppi linguistici (divide et impera), dall’altro all’indebolimento del gruppo italiano e a un’assimilazione (politica) del gruppo ladino. Come partner di coalizione non sono state cercate le persone maggiormente rispondenti a una strategia di sviluppo virtuoso dell’autonomia, ma piuttosto chi sembrava non voler intralciare la spartizione della torta nelle dinamiche del “sistema Alto Adige”. Questa strategia politica però è miope e a lungo andare mina l’Autonomia alle fondamenta.

La debolezza politica del gruppo italiano è forse il maggior elemento di criticità del nuovo Consiglio provinciale, della maggioranza che ne uscirà e del futuro della stessa Autonomia.

Autore: Paolo Bill Valente

La strada dedicata a Luigi Negrelli

Tra le vie delimitanti la Zona Artigianale di Bolzano, oltre a via Kravogl e via Galvani, vi è via Luigi Negrelli. Nato a Fiera di Primiero (TN) il 23 gennaio 1795, Luigi Negrelli mostrò presto di avere spiccate doti intellettuali; nel Ginnasio vescovile di Feltre si rivelarono le capacità nella progettazione del disegno. Con una borsa di studio poté continuare gli studi a Padova, Vicenza, Innsbruck. A ventuno anni divenne membro della Direzione distrettuale del Tirolo; si occupò con l’ingegnere Joseph Duile della regolazione del corso del Reno; intervenne anche per sistemare gli argini di Adige e Inn.   A Negrelli si deve anche la costruzione di tre chiese nel Vorarlberg. Nel 1835 fu incaricato dalla Svizzera di sovrintendere alla realizzazione della nuova rete stradale del Cantone San Gallo; si occupò anche di nuove strade montane, regolazione di torrenti, pianificazione della viabilità fluviale. Ebbe incarichi anche dal Cantone di Zurigo. A Negrelli si deve la prima ferrovia elvetica, Zurigo-Basilea. All’opera di Negrelli in campo ferroviario si affidò anche l’Austria. Fu chiamato anche in Prussia e nel Württemberg, ma anche nella Repubblica Ceca. Nel 1848,  trasferito a Verona, divenne Commissario imperiale per la ricostruzione e riorganizzazione di ferrovie, strade, ponti.  Fu nominato anche Direttore delle Pubbliche Costruzioni del Lombardo Veneto. Il Feldmaresciallo Radetzky intervenne  perché Negrelli potesse dedicarsi al progetto del Canale di Suez; dopo i vari tentativi da parte di egizi, romani, ottomani, il progetto di Negrelli, basato sugli studi scientifici partiti dal Settecento, fu  considerato a Parigi il migliore dalla “Commissione internazionale”; era migliore l’idea di un canale diretto fra Mediterraneo e Mar Rosso, senza chiuse e che sfruttava i lagni interni. I lavori iniziarono dopo la morte precoce, il 1° ottobre 1858, di Negrelli. Fu sepolto nel cimitero monumentale di Vienna.

Autore: Leone Sticcotti

Il groove in crescita della Jugendbigband Südtirol

Sono trascorsi dieci anni da quando Helga Plankensteiner, musicista, cantante, insegnante di musica tra le più note nel panorama jazzistico, ha avuto l’idea di mettere insieme una poliedrica formazione con le caratteristiche delle storiche big band a base di fiati. Diciamo subito che il nome del gruppo è riduttivo rispetto a quello che questa band è in realtà, visto e considerato che la partecipazione non è solo limitata e riservata ai ragazzi della provincia di Bolzano.

“L’idea di partenza – ci racconta la Plankensteiner – è stata quella di portare la musica jazz in un ambito in cui non era conosciuta o suonata, con l’intento di diffonderla e possibilmente raggiungere il risultato di farla piacere ai giovani. All’inizio non è stato facile, abbiamo fatto delle audizioni, e il livello non era proprio altissimo, ma si è capito da subito che qualcuno con le giuste doti, c’era. E questo ci ha spinto ad andare avanti”.
In una regione come la nostra, in cui molti ragazzi cominciano da piccoli a suonare uno strumento a fiato, magari per entrare nella banda musicale del paese, ci sono decine di possibili futuri membri di una big band come questa. Con un lavoro meticoloso per trasmettere agli allievi la sua passione, Helga Plankensteiner è riuscita nell’intento di assemblare un numero sufficenti di allievi interessati al jazz e al progetto.
“La nostra orchestra è costantemente in crescita e mutante – prosegue la musicista – dei tre ragazzi più dotati dei nostri albori, due sono ancora con noi, altri se ne sono aggiunti e tra una difficoltà e l’altra siamo riusciti fin dal primo anno a farli suonare in pubblico, nonostante fossero allievi che provenivano da varie zone della regione, con distanze chilometriche notevoli da coprire per poter partecipare a prove e concerti. Devo dire che abbiamo avuto la fortuna che per molti di loro ci fossero anche dei genitori molto disponibili ad accompagnarli.”
In questi giorni è uscito un doppio CD che celebra il decennale della Jugendbigband Südtirol, intitolato significativamente Groove’n’Grow: vi sono raccolte due performance, una registrata nel febbraio scorso in studio a Campo Tures ed una dal vivo presso l’auditorium della RAI nel novembre del 2019. La particolarità del progetto, sia dell’orchestra che del disco, è che oltre a puntare sul talento di questi giovani musicisti, alcuni sono ancora teenager, altri hanno poco più di vent’anni, è il fatto di aver scommesso su un repertorio basato sulle composizioni di musicisti e autori della nostra regione, per valorizzarne il lavoro.
“Per me è stata molto importante questa scelta – precisa Helga –, con una big band di giovani provenienti da Alto Adige e Trentino mi è sembrato naturale valorizzare la musica scritta da autori di queste regioni e del Tirolo. Mi piace molto il concetto di Euregio e ho voluto metterlo alla base del mio lavoro. Non è stato possibile inserire nel disco tutti i compositori di cui la band ha eseguito le musiche in questi dieci anni, ma nel disco ci sono composizioni di Stefano Colpi, di Michl Lösch, Fiorenzo Zeni, Martin Ohrwalder, Demetrio Bonvecchio e altri, inclusa me. Ovviamente ho dovuto fare delle selezioni, ci sono brani che sono composti per formazioni d’altro tipo, come trio, quartetto e via dicendo. Una big band è qualcosa di diverso. Qualcosa è stato composto e arrangiato appositamente per noi, per qualcos’altro ci siamo dovuti adattare. E abbiamo anche avuto la soddisfazione di vincere un concorso indetto dalla SIAE, cosa che ci ha permesso di tenere parecchi concerti quell’anno. Sono ragazzi molto simpatici, umani, bravi; il dilemma è che ora molti sono andati via per studiare e trovarsi per fare i concerti è sempre più difficile”.
Il disco verrà presentato il 24 novembre prossimo, la mattina con un concerto per le scuole, la sera con uno nell’ambito della rassegna del Laurin, a Bolzano: sarà un’occasione per ascoltare una piccola grande realtà della musica regionale.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Il sogno di Elisabeth Oberrauch: un atelier nel bosco per gli artisti

Meranese, pittrice, illustratrice di libri per case editrici nazionali e internazionali, creatrice di libri d’artista e di preziosi oggetti di carta, nel corso degli anni Elisabeth Oberrauch è diventata una artista assai nota ed apprezzata a livello internazionale. Ora ha scelto di condividere l’esperienza creativa con altri artisti ma anche con dei musicisti, e così a partire dall’estate 2006 ha messo al servizio dell’arte “l’atelier nel bosco” a San Costantino dove ospita settimane di lavoro interdisciplinari. Sono già più di 100 gli artisti e musicisti che hanno potuto godere di questi soggiorni creativi. Mentre l’idilliaco bosco adiacente è andato arricchendosi delle istallazioni che scaturiscono dal dialogo artistico e che spesso nascono dalla sostanza stessa della foresta fatta di alberi, pietre, terra e che con la natura di questo ambiente sono in dialogo. Land art dunque di ampio respiro e di grande spessore. L’edizione appena conclusasi ha dato vita ad un nuovo percorso nel bosco.

Autrice: Rosanna Pruccoli

Maultaschen alla rapa rossa

Ingredienti

Per 6 persone circa 24 ravioli
Per la pasta:
125 g di farina
125 semola di grano duro
2 uova
Sale
acqua tiepida q.b.
Per il ripieno:
3 rape rosse crude
1 cipolla
parmigiano grattugiato
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Per condire:
burro
semi di papavero
parmigiano grattugiato

Preparazione

Preparate la pasta mescolando gli ingredienti ed aggiungendo acqua tiepida fino ad ottenere un giusto impasto; né troppo duro, né troppo morbido. Impastate a lungo, (anche con la planetaria) finché non risulterà bello liscio. Coprite con una ciotola e lasciare riposare per mezz’ora.
In una padella, rosolate la cipolla tritata con qualche cucchiaio di olio. Aggiungete le rape rosse tritate.
Mescolate frequentemente, abbassate la fiamma e lasciate cuocere al minimo, col coperchio per circa un’ora. Aggiungete acqua se si asciuga troppo.
Una volta cotto toglietelo dal fornello e unite qualche cucchiaio di parmigiano grattugiato, sale e pepe macinato fresco. Mescolate per amalgamare bene il tutto e lasciare raffreddare.
Tirate la sfoglia per creare i tortelli, tagliate dei quadrati di circa 5 – 6 cm, farciteli e chiudeteli, pressando un po’ con le mani e poi con i lembi della forchetta per sigillarli.
Tuffateli nell’acqua bollente salata e cuoceteli per circa 10 minuti.
Scolateli e conditeli con burro fuso, parmigiano e una spolverata di semi di papavero.