Elton Johannes

Storie dal Multiverso

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo.

Elton Johannes, nato ad Auna di Sotto nel 1947 è uno dei più importanti artisti altoatesini, diventato celebre grazie a grandi successi come Sarentine Rock e Rock and Roll Matonna. Nel 1998 è stato insignito del titolo di Cavaliere di Luis Durnwalder per i servigi resi alla musica, alla cultura sudtirolese e per la sua beneficenza.

Autore: Roberto Tubaro

Saper vincere, perdere e… valorizzare lo spirito olimpico

La recente vittoria della nazionale italiana al Campionato Europeo di calcio ha suscitato una grande gioia in tutti noi. Conosciamo già il meccanismo: quando il calcio viene declinato per nazioni e non per squadre di club, in caso di vittoria (sempre inaspettata) il nostro paese si riscopre molto più unito. Radunando in strada a festeggiare i tradizionali tifosi di squadre antagoniste, assieme a coloro che normalmente il calcio non lo vivono con la medesima passione. In questo 2021 la vittoria della nazionale guidata da Mancini, piena di giovani, ha avuto davvero un effetto unificante, giustamente messo in luce – con pacatezza ma anche con decisione – dal capo dello stato Sergio Mattarella e dal presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. Sappiamo com’è andata. Il primo, con la compostezza che gli è propria, ha raggiunto la nazionale di calcio a Londra per sostenerla con la sua presenza discreta. Il secondo invece non si è recato a Wembley, anche per non mettere in imbarazzo il governo britannico dopo aver sollevato nelle scorse settimane delle riserve sull’opportunità di disputare semifinali e finale nella Gran Bretagna alle prese con le conseguenze della variante delta del Coronavirus. Dopo la domenica fatidica, Mattarella e Draghi hanno voluto ricevere gli azzurri nelle loro sedi istituzionali. Ma – con grande intelligenza – le maggiori cariche dello stato hanno scelto di invitare anche Matteo Berrettini, reduce dalla prima finale di Wimbledon della storia del tennis italiano, ed anche i giovani e numerosi vincitori dell’Europeo di Atletica leggera Under 23. A mio avviso si è trattato di un gesto di fondamentale importanza – a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Tokyo – per ricordare innanzitutto come di per sé non esistano sport di serie A, nonostante il differente seguito di pubblico. Il messaggio è da evidenziare una volta di più, dato che la maggior parte dei media (compreso il servizio pubblico radiotelevisivo) di questa “notizia” non se ne sono nemmeno accorti, oppure – ancora peggio – hanno deciso di tenerla decisamente sotto traccia.
Guardiamo avanti: a Tokyo saranno diversi gli atleti coinvolti provenienti dal Trentino Alto Adige. A loro va il nostro più grande in bocca al lupo.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del giornale

Recesso e contratto di appalto

Nel contratto di appalto la legge, nello specifico l’art. 1671 c.c., prevede la possibilità di recedere; tale possibilità è riconosciuta, però, solo in capo al committente, mentre nulla viene detto riguardo al recesso dell’appaltatore, che deve pertanto ritenersi escluso. Il diritto di recesso in capo all’appaltatore, per essere valevole, dovrebbe quindi essere esplicitamente previsto dalle parti nel contratto e in quel caso sarebbe regolato dalla norma generale ex art. 1373 c.c., che recita “Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finchè il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione. Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, tale facoltà può essere esercitata anche successivamente, ma il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione”).
Il recesso del committente può essere esercitato anche senza motivi: esso, infatti, può avvenire per qualsiasi causa, il cui accertamento non è neppure richiesto ai fini della legittimità del recesso.
Secondo la giurisprudenza, l’art. 1671 c.c., se da un lato accorda al committente il diritto di recesso (esercitabile senza motivo e in qualsiasi momento durante l’esecuzione del contratto), non riconosce, dall’altro, all’appaltatore il diritto a continuare l’opera; quest’ultimo, in caso di recesso, potrà solamente ottenere l’indennizzo specificato nella norma (cioè spese sostenute, lavori eseguiti e mancato guadagno; previsione che costituisce una sorta di compensazione, a favore dell’appaltatore, del diritto riconosciuto al committente). Questa posizione di favore verso il committente è stata più volte motivata dalla giurisprudenza della Cassazione, la quale ha fatto riferimento all’interesse sotteso al contratto, che è quello finalizzato alla realizzazione dell’opera ed alla prestazione del servizio in favore del committente, non esistendo uno speculare diritto dell’appaltatore al completamento degli stessi. Le parti possono comunque convenire diversamente e ad esempio prevedere che il recesso sia esercitabile dal committente solo in caso di inadempienze dell’appaltatore, essendo la norma derogabile (ossia, potendo ammettersi patti contrari intervenuti tra le parti).

Autore: Avvocato Massimo Mira

Seed Vicious #1

Dopo un 2020 costellato di decreti, chiusure e lockdown finalmente torniamo a mettere la testa fuori dall’uscio. L’11 luglio, infatti, per il circuito sociale “LiberaSemina” si è tenuta a Reggello (FI) la giornata dedicata al libero scambio di semi riproducibili. Organizzatori e anfitrioni dell’evento le ragazze ed i ragazzi dell’associazione aps Seed Vicious, associazione di promozione sociale, della quale faccio parte anch’io dai tempi della sua nascita. A questa giornata di scambio sono state invitate numerose associazioni e gruppi di seedsavers (custodi di semi), quali: CiviltàContadina, ColtivarCondividendo, ErbaCanta, A.Di.Pa., Scagnammoce ‘a semmenta, ReteSemiRurali, ContoOrto, SeMiScambi, MondeggiBeneComune, MandilloDeiSemi e tante altre ancora. L’emancipazione dell’uomo dal suo stato brado è iniziata con la conoscenza del seme, della sua conservazione e della sua propagazione. La libertà di scegliere cosa coltivare, cosa mangiare, come vivere, ha dato vita alla biodiversità che conosciamo; da anni ormai questa biodiversità è minacciata – se non già impoverita – dall’industria, dai suoi monopoli, dai pesticidi e la libertà del contadino e dell’uomo comune di scegliere cosa coltivare e cosa mangiare si è ridotta notevolmente a favore di una pericolosa omologazione planetaria. Il Seme è vita, cibo e biodiversità, è libertà!
Ma chi è Seed Vicious?
Seed Vicious è un’associazione no profit di custodi di semi, i suoi soci sono sparpagliati un po’ in tutto il mondo. Il gruppo è nato e si coordina su internet, ma è radicato alla terra e alle sue tradizioni locali. Produce i semi di varietà orticole e floreali di tutto il pianeta, ne salvaguardia le peculiarità e le biodiversità, mette in condivisione le sementi della propria banca sociale e promulga la formula della condivisione con chi vuole iniziare la carriera di custode di semi. Sfrutta la velocità dei media moderni in sinergia alla posta “analogica” ormai in disuso, spedendo buste di semi autoprodotti nei cinque continenti. Il gruppo in poco tempo è cresciuto tanto e si sta sviluppando esponenzialmente coinvolgendo contadini e cittadini, anziani e giovani di tutto il mondo. Seed Vicious è un mezzo per opporsi alla frenesia del mercato e alle scelte delle grandi distribuzioni, un’idea di resistenza attiva basata sul seme, fulcro della vita sulla terra.
Per informazioni, chiarimenti ed informazioni scrivete a seedvicious.mail@gmail.com oppure consultate la pagina internet www.seedvicious.org/wordpress

Autore: Donatello Vallotta

“Be the change you want to see in the world”

Ovvero: sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. Questa frase, attribuita al mahatma Gandhi, racchiude una grande verità. Il cambiamento fa paura alle persone che non sono capaci di cambiare cominciando dalla propria specifica situazione personale.

Per far riflettere e poi metter mano a un autentico cambiamento le Nazioni Unite hanno istituto per il 18 luglio il Mandela Day. Una giornata dedicata in particolare ai diritti umani e al loro riconoscimento per tutte le donne e gli uomini in ogni angolo del pianeta. Il messaggio è chiaro: non è sufficiente aspettare che i governi, i parlamenti, le assemblee internazionali emanino norme per correggere le situazioni di ingiustizia. È certamente necessario, ma non basta. Ogni donna, ogni uomo hanno già ora la capacità e la responsabilità per cambiare il mondo in meglio. Cominciando da se stessi.
Il 18 luglio (1918) nacque in un villaggio del Sudafrica Nelson Mandela, un uomo che dedicò 67 anni della sua vita a cambiare le cose in meglio. Per questo in occasione del Mandela Day si propone, tra altre iniziative, di dedicare 67 minuti del proprio tempo (come gli anni di Mandela) “agli altri, al mondo, al bene comune”.
Quest’anno attraverso i social è stato lanciato un hashtag – #ActionAgainstPoverty – che fa riferimento a quanto si può fare per combattere gli effetti della pandemia sulle persone in situazione di povertà. A Bolzano anche il Centro per la pace (Caritas e Comune) propone una serie di iniziative.
“Si può cambiare solo se stessi. Sembra poco ma se ci riuscissi faresti la rivoluzione”. Parola di Vasco. Nelson Mandela, in un discorso del 1994, affermava: “Nelle tue mani c’è la possibilità di rendere il mondo un posto migliore”. È questo lo spirito della giornata che, partendo dall’esperienza sudafricana, si ripete in diversi paesi ogni 18 di luglio.
Come dice la vecchia canzone: Change yourself to change the world.

Autore: Paolo Bill Valente

Il quartiere di san Pietro

Diversi toponimi del nostro comune sono sopravvissuti per secoli, altri sono andati completamente perduti. Nomi nuovi sono entrati nel linguaggio comune (Galizia, Caneve, Pineta…), a dimostrazione del fatto che ogni generazione interviene nella micro-toponomastica a seconda delle necessità del momento.
S. Pietro, un nome appartenente ad un tempo ormai lontano e che non designa più un territorio ben circoscritto, si pone, in certo qual modo, tra il presente e l’antichità – e perciò non possiamo definirlo né un toponimo attuale né un vero e proprio fossile linguistico.
Lo storico Karl Atz scrive in una sua opera sulla diocesi di Bolzano: “La curazia di Laives si compone di quattro quartieri: Dorf-Paese, Unterau-S.Giacomo, S.Pietro e Montelargo”. Dunque all’inizio del XX secolo, quando Laives contava poche case e non più di 2000 anime, il termine S.Pietro era ancora in uso mentre oggi lo ritroviamo solo come “Rione S.Pietro” tra le vie Liechtenstein e Negrelli. Inoltre, il nome di Pietro compare anche nella denominazione della chiesetta del Peterköfele ovvero “St.Peter am (o auf dem) Kofel” e nel termine Peterknott.
Dove si trovava dunque il quartiere (se così lo possiamo definire) di S.Pietro? È difficile localizzare esattamente il territorio interessato ma con una certa certezza si può affermare che il centro del quartiere era rappresentato dall’omonima chiesetta sul colle che sovrasta il paese. I pochi masi nelle vicinanze, le officine di fabbri e falegnami, i vari molini sparsi fino in fondo alla cupa Vallarsa (dove poi incontriamo il paese di Monte San Pietro) ne facevano parte insieme agli edifici sopra la “Pfleg” e la “Reif”, dove forse in epoca più recente è comparso quest’ultimo nome legato al commercio del legname. Bisogna anche rimarcare il fatto che il toponimo Leifers / Laives (nelle sue varianti medievali documentate) con ogni probabilità a suo tempo designava un insieme di micro-villaggi disseminati sul conoide del Vallarsa e sul Montelargo, come per l’appunto S.Pietro, Sottomonte e Montelargo. La stessa cosa avvenne peraltro nella vicina Bolzano, dove i vari sobborghi, da Dodiciville a Castel Firmiano, da Keller (Gries) a Russan (S.Maurizio) vennero raccolti sotto il toponimo comune di Botzn o Bauzanum soltanto in epoca medievale.
Esistono, nelle regioni alpine, molte località piccole e grandi che portano questo nome. “Pietro” simboleggiava, agli albori del Cristianesimo, “la rinascita in Cristo” e veniva frequentemente rapportato a insediamenti su promontori, colli e rupi. “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” sta infatti scritto nel Vangelo secondo Matteo (16, 13-20).

Autore: Reinhard Christanell

Mamming: nei cuore di Steinach

Nel piazzale superiore del Duomo e più precisamente nella estremità occidentale dell’antichissimo quartiere di Steinach, dominato dalla Torre Polveriera, si affaccia uno dei più bei palazzi di Merano. Dal 2015 è sede del Museo Civico meranese, il suo nome è conosciuto attualmente come palazzo Mamming, in precedenza era citato come Palais Desfour, o Steinachheim.
I primi proprietari e committenti furono i baroni Mamming, i quali nel 1675 diedero l’incarico all’architetto Karl Delai di realizzare una residenza in stile tardo – rinascimentale.
L’edificio si staglia nettamente dalle altre costruzioni della piazza, per la rigorosità delle sue forme classiche e geometriche, quasi palladiane. Un maestoso portale in bugnato a tutto sesto, ne fa la sua porta d’accesso. Nei piani superiori è scandita la sequenza regolare delle aperture finestrali e dei grandi mensoloni seicenteschi che sorreggono la copertura sovrastante. La particolarità e l’accentuazione dello “stile italiano” è data dal balcone, in corrispondenza del portone d’ingresso. Ricordiamo che nell’architettura tirolese questa struttura aggettante è molto rara, in quanto invece viene privilegiato l’Erker. Gli interni sono affrescati sia nelle volte che nelle pareti superiori laterali in una intersezione e sequenza di elementi concavi e convessi, intercalati da lunette con volta a spicchio.
L’affresco di maggior rilievo è dato dalla “allegoria della Vittoria alata”.
Fino alla morte di Angelika Steiner Lupi palazzo mamming era sede del Museo Steiner ed era conosciuto come palazzo Desfour, dal nome della penultima proprietaria. Angelika Steiner era figlia del famoso scultore meranese Hermann Steiner (1878 – 1963), e proprio lei fece del palazzo un museo per poter esporre al pubblico le opere del padre, un artista premiato in Europa ed in America, ma forse poco conosciuto ed apprezzato nella sua città natale.
Il museo poneva in bella vista la sua opera più famosa, “La marcia della libertà”. L’opera – un altorilievo dalla potente carica espressiva lungo cinque metri e nel quale sono rappresentate più di trecento figure – veniva custodita con orgoglio e passione dalla figlia. Alla morte di Angelika Steiner il palazzo ed il suo patrimonio rischiarono di essere dispersi, ma nel 1991 il Comune di Merano lo acquistò, restituendoci, restaurato, questo prezioso gioiello architettonico.

Autore: Flavio Schimenti

La fontana delle naiadi in Piazza del Tribunale

Continuiamo la visita alle nostre fontane cittadine. Questa volta parliamo di una fontana molto conosciuta ed amata dai bolzanini, quella delle Naiadi. Posta nel 1960 in piazza del Tribunale, dopo che erano stati ultimati i lavori di sistemazione del palazzo di Giustizia (1952), ha una storia singolare e complessa.
Il manufatto bronzeo, collocato al centro di essa e realizzato dall’artista trentino Eraldo Fozzer, non era destinato ad essere collocato a Bolzano ed in quel luogo. Lo scultore Fozzer, lo aveva concepito per la città di Trento, ma il capoluogo trentino in piena epoca degasperiana rifiutò platealmente l’opera, donandola alla città di Bolzano. Il rifiuto era dovuto al fatto che le due figure femminili, nude, potevano offendere la “ pudica “ opinione pubblica trentina. Bolzano accettò di buon grado il dono fatto da Trento, poiché da un lato andava a completare il ciclo delle fontane pubbliche con il tema della simbologia dell’acqua (le fontane del Nettuno, dell’Adige e delle Rane), dall’altro andava a completare con un manufatto di prestigio una piazza al quale mancava un punto focale. L’amministrazione bolzanina fece realizzare una vasca di forma perfettamente circolare nella quale collocare le due sculture. Essa venne posta perfettamente al centro della piazza dove potesse dialogare con le forme concave e convesse del palazzo di Giustizia e quello degli uffici Finanziari.
Ma, chi sono queste Naidi che vengono rappresentate? Le due sculture, belle ed espressive nel loro gesto di nuotare all’unisono, rappresentano le ninfe delle acque. Creature immortali nella mitologia greca e figlie di Zeus, presiedevano tutte le acque dolci. Si distinguevano in ninfe dei fiumi (Potamidi), delle sorgenti (Pegee), delle fontane (Crenee) e poi delle paludi e dei laghi. Tali figure mitologiche possedevano facoltà guaritrici e profetiche. Erano esseri benevoli, ma anche temuti, nel mondo classico. I contadini le rispettavano e portavano loro dei doni. L’imperatore Nerone dopo essersi immerso alla fonte del fiume Marcia, fu colto da febbre, malore e paralisi… La ninfa naide Aretusa, venerata a Siracusa, aveva la facoltà di immergersi attraverso le correnti sotterranee nel Peloponneso per riaffiorare in Sicilia.
Dopo i lavori di ristrutturazione della piazza, la fontana è stata sposata nella sua collocazione attuale, decentrata, perdendo parte del suo fascino iniziale. Ma, la sera, quando la fontana è illuminata, le due Naidi sembra ancora che nuotino, ridano e ci proteggano con i loro giochi d’acqua.

Autore: Flavio Schimenti

Sigismondo il danaroso e il suo castello

“sigismundus dei gratia dux austriae anno d(o)m(ini) MCCCCVXXIIII”: è l’iscrizione sotto lo stemma di Sigismondo d’Austria, il tutto sulla lastra di pietra che si trova sopra il portale d’accesso di Castel Firmiano. È infatti dal 1474 che Castel Firmiano – acquisito nel 1473 da Sigismondo, arciduca d’Austria, conte del Tirolo e duca dell’Austria Anteriore – è attestato con il nuovo nome di Sigmundskron (la corona di Sigismondo). Negli anni successivi con un monumentale rifacimento il castello divenne un’importante baluardo verso l’area dell’Italia settentrionale. Succeduto nel 1439 al padre Federico IV d’Asburgo (1382-1439), detto “Federico dalle tasche vuote” o “Tascavuota”, Sigismondo (1427-1496) fu invece denominato “il Danaroso”. A differenza del padre – che sin da giovane ostentò costumi democraticissimi e non ebbe molto in simpatia la nobiltà locale – Sigismondo era amante del lusso e consapevole della propria avvenenza fisica (passò infatti alla storia anche come Sigismondo “il bello”). La vita di Sigismondo fu caratterizzata da alcuni eventi, come la lotta col principe vescovo di Bressanone, Nicolò da Cusa (1401-1464), il quale fu anche imprigionato (1460); la partecipazione alla guerra di Engadina (1499); il duello con Venezia culminato con la battaglia di Calliano (1487); la sua fallimentare politica interna, che portò alla sua abdicazione nel 1490, con la cessione del governo a Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519). Sigismondo morì a Innsbruck il 4 marzo 1496 e fu sepolto nella cripta dell’Abbazia di Stams. Castel Firmiano appartenne man mano a diverse famiglie nobiliari; dopo la gestione dal 1976 di un ristorante, nel 1996 il castello divenne proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano. Concesso nel 2003 a Reinhold Messner di realizzare il prospettato museo della montagna, dal 9 giugno 2006 Castel Firmiano è la sede principale del circuito museale chiamato Messner Mountain Museum.

Autore: Leone Sticcotti

Sonx 2021: ecco Liederszene 2.0

La principale realtà altoatesina di promozione della musica d’autore è tornata, promuovendo una raccolta trentasei brani originali, selezionati da una giuria ad hoc e messi in rete sulle principali piattaforme musicali.

Sul finire degli anni ottanta e per buona parte del decennio successivo, Liederszene è stato un marchio di qualità, un’associazione di primaria importanza per quanto riguarda la promozione della musica prodotta in Alto Adige, soprattutto per quanto concerne il cantautorato, senza colori né bandiere, né tanto meno barriere linguistiche: la Liederszene pur essendo nata e diffusasi soprattutto nel mondo culturale di lingua tedesca, ha sempre avuto estrema attenzione alla produzione di musicisti italiani e ladini, attraverso la pubblicazione di dischi e l’organizzazione di tour regionali, sia con solisti che tramite autentici carrozzoni sonori con a bordo più artisti, un po’ come si usava ai tempi delle cosiddette riviste musicali in voga negli anni sessanta.
Pur non avendo mai cessato di esistere, la Liederszene da molti anni ha diversificato le proprie attività, puntando soprattutto sulla Rocknet Academy, una sua branca più orientata sul versante della formazione e della produzione di demo e video, ma nei mesi scorsi, puntando sul vecchio marchio, l’associazione è tornata a farsi sentire lanciando un contest, patrocinato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio e dalla Provincia, che ha visto la partecipazione di centosessanta gruppi e solisti.
“Quando Walter Eschgfäller, il nostro storico presidente – racconta Willy Vontavon – ha lasciato la Liederszene, ci è mancato un punto di riferimento importante. Le alternative erano chiudere o continuare con una nuova squadra. L’appoggio e l’apprezzamento per la nostra attività espressi dai nostri sponsor, sono stati determinanti nel perseguire la volontà di continuare, in particolare l’appoggio di Andreas Überbacher della Fondazione, che ci ha sostenuti oltre che economicamente anche moralmente. Con Chris Kaufmann, Robert Ausserer e mia figlia abbiamo lanciato questa next generation della Liederszene.
Il fatto che il Coronavirus abbia forzatamente messo in stand-by la Rocknet Academy ci ha dato modo di pensare al nostro nuovo progetto. Visto che molti artisti non hanno potuto lavorare per oltre un anno ci ha spinti ad organizzare questo concorso in cui gli artisti sono stati invitati a presentare un brano registrato anche in maniera non professionale, ma comunque completo nel suo arrangiamento e non protetto da copyright. La giuria ha avuto un bel da fare nel selezionare i trentasei finalisti!”
In pratica si è trattato, per gli artisti di mandare alla Liederszene una composizione originale nuova, per avere la possibilità di essere scelti e finire tra i trentasei che sono finiti nella doppia raccolta messa in rete in questi giorni sulle principali piattaforme musicali col titolo di Sonx 2021. Lo standard qualitativo delle canzoni partecipanti è stato molto alto e per la giuria non è stato un compito facile arrivare al verdetto che oltre alla pubblicazione dei brani ha garantito ai musicisti anche un premio in denaro.
In definitiva si tratta di una cosa molto simile al progetto di fine anni ottanta, quando oltre ai tour della Liederszene, ogni anno c’era anche la pubblicazione di un disco (dapprima in vinile e musicassetta, in seconda battuta su CD e non più su vinile) che presentava le canzoni degli artisti partecipanti ai tour.
“Rispetto ai tempi dei nostri esordi – prosegue Vontavon – si salta tutta la parte riguardante la registrazione dei brani. A quei tempi la realizzazione di un disco comportava il fatto che i musicisti dovessero anche essere guidati in studio e assistiti, perché nessuno aveva la possibilità di registrare professionalmente le proprie canzoni, cosa che ora con le attrezzature adeguate e un buon computer è possibile fare stando a casa propria. Il risultato è sorprendente, abbiamo dovuto intervenire sui brani solo minimamente, per dare una regolata ai livelli complessivi e anche se oggi sembra che siano pochi quelli che ascoltano i dischi per intero, ho provato io stesso a mettere la sequenza dei brani nella mia playlist e ad ascoltarla tutta d’un fiato e devo dire che funziona proprio bene. Sonx 2021 include brani di artisti locali dei vari gruppi linguistici, personalmente mi sarebbe piaciuto avere una maggior adesione da parte degli artisti italiani, ma per il futuro si può sempre migliorare. Abbiamo anche discusso se fosse il caso di suddividere il contest in categorie: una volta era più semplice distinguere rock da jazz, da cantautori o altro, ma oggigiorno è tutta musica e gli stili si combinano e si confondono, tanto che tra tutti i partecipanti che nella scheda di iscrizione dovevano dare una definizione della propria musica, alla fine ci sono arrivate oltre cinquanta definizioni differenti!”
Il disco e i brani sono disponibili da giovedì 15 luglio sui vari canali, da spotify a youtube e via dicendo, ma se ci saranno fondi per realizzarlo, i ragazzi della Liederszene stanno covando di realizzare un doppio vinile con i primi diciotto brani classificati: diciamolo pure, sarebbe una succulenta ciliegina sulla torta già ricca di questo progetto.

Autore: Paolo Crazy Carnevale