Nuovi arrivi?

Si torna a parlare di uno degli uomini più influenti del pianeta: Elon Musk. L’AD di SpaceX, attratto dalle bellezze dolomitiche, si è già trasferito in Val Badia in attesa della sua nuova “ciasa”. Ha già brevettato un’Intelligenza Artificiale in grado di tradurre simultaneamente il badiota (non ancora il gardenese) e si è iscritto alla banda musicale di San Cassiano come suonatore di batterie elettriche. Musk, dopo aver annunciato la costruzione di una rete di tunnel che permetterà la chiusura dei passi e l’utilizzo degli altopiani per il lancio di nuovi satelliti, ha salutato tutti con un caloroso “Giulan!”.

Autore: Roberto Tubaro

Cambio di presidenza a Gries – San Quirino

Come da accordi di maggioranza stabiliti a inizio legislatura, dopo due anni e mezzo il Presidente della Circoscrizione Gries San Quirino, Diego Laratta, e la Vicepreside Cornelia Brugger si sono dimessi dai rispettivi ruoli. Salvo sorprese, durante la prossima riunione si svolgeranno le elezioni e, i due, dovrebbero semplicemente scambiarsi di ruolo. Proprio in questo periodo, definibile come un “giro di boa” per l’attività dei consiglieri eletti, facciamo il punto su quanto fatto e sulle prospettive del quartiere più popoloso del capoluogo.

VIALE DRUSO E DINTORNI
“In questi 30 mesi – racconta Laratta – ho incontrato decine e decine di Comitati presenti in tutta questa fetta di città che ho avuto il piacere di presiedere. Personalmente ho imparato molto, sono cresciuto, e mi sono reso conto di quanto effettivamente, seppur apparentemente piccoli, i problemi possano incidere sulla vita delle persone. È stata un’esperienza che rifarei. L’obiettivo più grande che siamo riusciti a raggiungere? Certamente la creazione del Centro Giovanile di Gries, che da metà maggio prenderà vita a Palazzo Altmann, nel cuore del quartiere, e sarà rivolto soprattutto alle bambine e ai bambini”.
Altra grande questione, che ha animato gli ultimi mesi della presidenza Laratta/Brugger, è stata la gestione della zona dietro allo Stadio Druso, dove ha avuto luogo la costruzione di un parco giochi, ma non solo.
“È un posto considerato poco sicuro, ma l’inserimento del parco lo ha reso più tranquillo. In molti mi hanno comunicato che, grazie alla presenza di anziani e famiglie, ora si passeggia più rilassati. Forse è l’esempio del fatto che in città servano meno telecamere e più luoghi vivi e di ritrovo, che limitano le situazioni di pericolo. Nella stessa zona, al drusetto, a settembre arriveranno anche gli studenti delle scuole medie Ada Negri, che, vista la ristrutturazione della loro struttura, faranno lezione nei container. E non è tutto, perché grazie ai fondi del Pnrr, verranno riqualificati i campi sportivi del Lido di Bolzano, diventando fruibili dall’esterno anche quando le piscine sono chiuse”, spiega Laratta.

VIA FAGO E BICICLETTE
Il transito delle biciclette intorno alla zona di Via Fago – secondo Cornelia Brugger – è un grande problema che aumenta di mese in mese. “Serve un ridimensionamento del traffico anche per le biciclette, in modo da diminuire i rischi di incidente in alcuni tratti stradali”, evidenzia Brugger. “Questi sono tutti temi che si comprendono incontrando i cittadini in prima persona; per il futuro sto pensando di fare delle assemblee pubbliche a Palazzo Altmann”. In vista dell’estate, nonostante il cambio di guida, rimarrà la volontà da parte dei consiglieri di circoscrizione di continuare a organizzare le feste di quartiere che, specie in settembre, hanno ottenuto una grande riscontro da parte di tutta la città. “I momenti di svago sono importanti e contribuiscono a dare una bella immagine del quartiere”, conclude Brugger.

Autore: Andrea Dalla Serra

L’Alto Adige in un secolo di letteratura

E’ stato presentato nei giorni scorsi a Bolzano il nuovo lavoro dell’insegnante e scrittore bolzanino Carlo Romeo, una sorta di “viaggio storico” intorno ai ritratti dell’Alto Adige fissati nelle pagine di narratori, poeti, giornalisti e letterati di lingua italiana.

Carlo Romeo, bolzanino classe 1962, accanto al suo lavoro di professore – insegna da oltre 30 anni al liceo classico Carducci – si è sempre occupato a fondo della storia moderna e contemporanea dell’Alto Adige, di cui è considerato uno dei massimi divulgatori. In tutti questi anni, il professore non ha mai nascosto l’altra sua grande passione: la letteratura. Lui stesso è autore di un romanzo dal titolo “Partisan”, recentemente ristampato da Raetia edizioni, in cui ricostruisce la figura del sudtirolese Karl Gufler negli anni della seconda guerra mondiale e dell’occupazione nazista. 
Ma è nel suo ultimo lavoro, “Scorci di un confine. L’Alto Adige in un secolo di letteratura italiana”, edito da Alpha & Beta, che Carlo Romeo riesce ad unire queste sue due grandi passioni. Il  libro è stato recentemente presentato a Bolzano, e noi ne abbiamo approfittato per scambiare due parole con l’autore.

Professore, è corretto affermare che il libro sia la storia dell’Alto Adige, raccontata attraverso la letteratura in lingua italiana?

In un certo senso sì, possiamo dire che si tratta di un viaggio attraverso un secolo di romanzi, racconti e poesie, in cui io ho cercato di individuare quale fosse la prospettiva da cui questa terra veniva raccontata. Possiamo dire che è un saggio storico, che ha come oggetto la letteratura e le immagini che vengono create da scrittori e poeti. Questo ci permette di intravedere bene anche il cambiamento del territorio e le trasformazioni della prospettiva. Ad esempio, negli anni venti e trenta del novecento, è sicuramente una percezione esterna. Nel periodo successivo cominciano a comparire gli autori nati qui e quindi c’è una vicinanza con il territorio, un’empatia. Quindi sì, con questo libro intendo raccontare la storia di questa terra attraverso le prospettive che la letteratura ha creato.

Il libro è corposo, conta oltre 300 pagine. Ha inserito degli estratti di alcune opere?

Si tratta di un saggio che contiene delle citazioni, quando occorre. Il libro non è piccolo, non è il libro di una sera. Ho sempre cercato di accompagnare la riflessione sulla letteratura con la contestualizzazione. Anche il lettore che non conosce la storia di questa terra, può trovare delle schede in cui ci sono dei riassunti molto brevi, che forniscono delle chiavi di lettura che rispondono a domande come: “questo romanzo in che contesto si cala?” ,“di cosa parla?”. Questo è il motivo per cui il libro è così voluminoso.

Come ha affrontato il lavoro? Ha prima individuato i temi e poi li ha approfonditi?

Ci sono dei capitoli che seguono il filo del tempo, in cui cerco di far emergere  un modo di vedere l’Alto Adige. Le faccio un esempio: subito dopo l’annessione, lo sguardo è quello di una nuova provincia ottenuta dall’Italia, quindi, di una provincia tedesca che deve essere italianizzata. Diciamo che ogni spazio del tempo ha anche un suo modo di vedere questa terra.

Autore: Till Antonio Mola

Le piadine al kamut

Qui Intervista a Francesca Olivetti. E’ nata in marzo nel 1975 a Bolzano. Ha iniziato a muovere i suoi primi passi a Telenuovo Tg Padova, durante il periodo universitario. è giornalista professionista dal 2009 e direttore di Alto Adige Tv dal 2013. Dicono di lei che affronta la vita in maniera naïf, perché va incontro a tutte le situazioni e anche quelle più difficili con il sorriso, ma in realtà è molto sensibile. Ama fare sport, suonare il pianoforte ed essere sempre circondata da persone positive.

La cosa di me che mi piace di più di me.

L’onestà intellettuale.

Il mio principale difetto.

Sono stacanovista sul lavoro.

Il mio momento più felice.

In realtà tutti i giorni… se vanno per il verso giusto.

Da bambina sognavo di diventare…

Giornalista… e con l’impegno e la determinazione il sogno è diventato realtà.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Un viaggio coast tu coast in America con le amiche dell’Università.

La mia occupazione preferita.

Ascoltare tutti.

Non sopporto…

Chi tropopo parla e poco fa.

Nel mio frigorifero non mancano mai…

Le piadine al Kamut.

Sono stata orgogliosa di me stessa quella volta che…

Sono riuscita ad intervistare il Presidente  della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Che ore sono?

Tre aggettivi per definirmi.

Solare, corretta e ottimista.

Il mio attore preferito.

Al Pacino.

Cosa apprezzo di più del luogo in cui vivo?

L’attenzione, la cura e la tutela del paesaggio.

La persona che ammiro di più.

Mia mamma, per la sua forza, passione, determinazione ed integrità morale.

L’ultima volta che ho pianto.

In un letto d’ospedale mentre tenevo la mano a mio papà che se ne stava andando lentamente.

Il mio motto.

La vita è una ruota che gira, sempre.

L’oggetto a cui sono più legata.

Il mio pianoforte.

Polpette di broccoli con crema di fagioli

Ingredienti

Crocchette di broccoli:
2 broccoli
1 uovo
80 gr di parmiggiano
1 spicchio di aglio
40 gr di pan grattato
2 cucchiai di olio d’oliva
Sale e pepe q. b.

Crema di fagioli:
Una confezione di fagioli bianchi o borlotti
1 rametto di rosmarino
Succo di mezzo limone
2 cucchiai i olio d’oliva
Poca acqua
Sale e pepe q. b.

Preparazione

Una cena semplice e veloce per gli amanti delle verdure e dei legumi.

Per la preparazione delle polpette di broccoli pulite e lavate bene i broccoli dopo averli tagliati in piccoli pezzi.
Bolliteli in acqua bollente per 20 minuti. Scolateli e fateli raffreddare circa 10 minuti.
Quando sarano tiepidi metteteli in una ciotola, schiacciateli con una forchetta finchè non sarano diventati una purea grossolana.
Nella ciotola con i broccoli schiacciati aggiungeteci l’uovo e il parmigiano e mescolate bene.
Poi versateci il pan grattato il sale, il pepe e uno spicchio d’aglio grattuggiato.
Infine versate l’olio.
Dopo aver amalgamato il tutto, preparate una teglia con carta da forno.
Con le mani leggermente bagnate prendete il composto dei broccoli e create delle polpette leggermente schiacciate, se volete potete aiutarvi con un cucchiaio.
Posizionate le polpette sulla teglia, versate un filo d’olio sopra le polpette.
Cuocetele in forno preriscaldato a 180 gradi per 25 minuti.
Servitele ben calde!

Nel mentre che si cuociono le polpette di broccoli preparate la crema di fagioli.
In un frullatore versateci i fagioli, il rametto di rosmario leggermete tritato, il succo di mezzo limone (se vi piace sentire maggiormente il limone potete mettere il succo di un limone intero), 2 cucchiai di olio, il sale, il pepe e un goccio di acqua.
Frullate il tutto. Se avete un frullatore potete usare quello, se no potete usare anche il minipimer.
Assaggiate e aggiustate di sale, pepe e limone.
Infine servite la crema in una ciotola ponendola accanto alle polpette.

PASQUA TUTTA DA GIOCARE

Giovedì 6 Aprile al Parco delle Semirurali si è tenuto un pomeriggio pasquale dove i più piccini hanno potuto partecipare a tanti giochi, con una dolcissima sorpresa finale. Tantissimi i bambini e le famiglie presenti che, al termine dei giochi, si sono scatenati in un momento di danza e balli di gruppo. Gli scatti dell’evento sono di Elia Bernardi di COOLtour.

Il quindicesimo anniversario

Qui Bolzano compie 15 anni ed anche QuiMerano e QuiBassa Atesina sono molto vicini a questo traguardo. Rispetto al 2008 – quando Athesia pubblicò il suo primo giornale in lingua italiana – tante cose successe ed è il panorama dell’informazione in generale ad aver subito una serie di cambiamenti che è poco definire epocali. Una cosa è certa, i freepress QuiMedia continuano a giungere direttamente nelle case di decine di migliaia di abitanti della provincia di Bolzano, consolidando il loro ruolo di informare, raccontare ed essere un punto di riferimento per la vita delle comunità.

UN LUNGO PERCORSO

Era il 27 marzo del 2008 quando uscì per la prima volta QuiBolzano. Sull’onda del successo riscontrato dal primo quindicinale gratuito in lingua Italiana uscito in Alto Adige, nel settembre dello stesso anno fecero la loro comparsa le altre due edizioni dei nostri giornali QuiMedia che tuttora raggiungono più di 70 mila lettori direttamente a casa loro, nella buca delle lettere.
Nel corso degli anni le edizioni furono addirittura di più, arrivando ad interessare anche la vicina provincia di Trento (QuiTrento e QuiRovereto) e altre zone della provincia di Bolzano (QuiValleIsarco). Dal 2015 si tornò alla diffusione originaria che si andò quindi stabilizzando su QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina.
Dal 2008 ne è passata di acqua sotto i ponti e speriamo che in futuro possa passarne ancora molta, non solo in senso metaforico visti i tempi che corrono. Tante sono le persone che, nel corso di questi 15 anni, hanno lavorato con dedizione e con passione per far giungere a tutti voi i nostri giornali. Per primi vanno citati, per forza di cose, il nostro editore On. Michl Ebner e la prima direttrice dei nostri giornali Cristina Ferretti, che con grande determinazione hanno voluto prima ideare e poi sostenere l’idea che la crisi dell’informazione veicolata dalla carta stampata possa essere affrontata e in parte risolta, anche grazie alla proposta di un prodotto che possa giungere a destinazione gratuitamente, attraverso una diffusione davvero capillare.
Nei nostri giornali in questi anni hanno lavorato diversi giornalisti, d’esperienza o alle prime armi, grafici, impiegati amministrativi, addetti all’organizzazione e alla diffusione, agenti pubblicitari. A tutti loro va il nostro grazie, in particolare a coloro che ad un certo punto hanno terminato la loro collaborazione con QuiMedia. Se i nostri giornali, oggi, restano una presenza stabile e apprezzata nel panorama dell’informazione locale, lo dobbiamo anche e soprattutto a loro. Ma va anche detto che QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina oggi sono quello che sono soprattutto grazie a voi appassionati lettori e tantissimi investitori, pubblici e privati, che avete voluto dare un senso al nostro lavoro. Da una lato leggendo e fornendoci tanti feedback, e dall’altro finanziando i nostri giornali che – va detto – non godono di alcun contributo pubblico per il semplice fatto di essere pubblicati.
Nella primavera di 5 anni fa, in occasione del primo decennale di QuiMedia, ci ritrovammo tutti insieme al Teatro Cristallo di Bolzano, per una giornata di festa e al contempo di riflessione sul futuro della città capoluogo. Quest’anno, festeggiando un anniversario importante ma “intermedio”, ci limitiamo a pubblicare questa storia di copertina, che vuole essere da un lato un ringraziamento e dall’altro un momento per ribadire quali sono i motivi che ci animano, nel nostro imperterrito impegno di informarvi ed essere degli interlocutori affidabili per i territori in cui i nostri giornali escono.
Auguri!

UNA PRESENZA CONSOLIDATA

Nel panorama dell’informazione in provincia di Bolzano i freepress QuiMedia rivestono un ruolo peculiare, rappresentando in molti casi l’unico accesso ad una fonte d’informazione veicolata dal tradizionale supporto cartaceo. Com’è noto recentemente i media cartacei hanno suscitato un rinnovato interesse da parte dei cittadini, che tendono a vedere in essi i depositari di un’informazione autorevole e certificata, rispetto al bombardamento di notizie spesso non verificate e non verificabili che vengono veicolate dai social network. Gli stessi social network hanno però anche abituato molti cittadini all’idea che non si debba pagare per poter accedere alle notizie ed è per questo che i freepress si trovano dunque a giocare un ruolo particolarmente importante in quanto giungono gratuitamente a casa delle persone. I freepress hanno dunque davanti la sfida di risultare davvero interessanti e significativi, anche solo per poter essere presi in considerazione e quindi sfogliati e letti. Questo è il compito, rinnovato, che ci assumiamo nei vostri confronti, cari lettori. E per farlo ci basiamo su alcune scelte di fondo. Cogliamo dunque l’occasione del nostro “compleanno” per ribadirle.  

LA SCELTA DEI CONTENUTI

I contenuti di QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina sono per scelta da un lato “locali” e dall’altro legati alla reale vita delle persone.
Non c’è nulla di virtuale, una volta tanto: essere locali per i nostri giornali vuol dire essere davvero “innervati” nei territori in cui vengono distribuiti. Stiamo parlando dei quartieri nella città di Bolzano, della città di Merano e del suo circondario, e delle varie località della Bassa Atesina. 
A ciò si aggiunge la consuetudine, che nei prossimi anni verrà ulteriormente rilanciata, di raccontare la vita delle persone, quelle reali, con le loro gioie e i loro dolori. Ma continuando nella scelta di lasciare volutamente sullo sfondo, nel racconto dei fatti, sia la “cronaca nera” che la cronaca politica nella sua accezione più specificatamente “partitica”. 

ESSERE UN “PONTE”

I freepress QuiMedia negli ultimi anni si sono distinti per il loro sforzo di essere un ponte, soprattutto tra le generazioni più lontane. Stiamo parlando degli anziani,  sempre più numerosi, e dei giovani sempre più impegnati, e in alcuni casi anche affaticati, nella loro difficile sfida di costruire il loro e il nostro futuro. Questo impegno verrà ulteriormente rafforzato. 
Ma il ponte non è solo tra le generazioni. Un altro aspetto della linea editoriale di QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina, è quello di guardare, seppure utilizzando la sola lingua italiana, all’intera realtà altoatesina e quindi alla vita e alle vicende delle persone dei tre gruppi linguistici ufficiali e di quelli dei nuovi cittadini, sempre più numerosi.
Da sempre attenta alla vita delle associazioni e del volontariato, la linea editoriale dei freepress QuiMedia manterrà un occhio di riguardo anche rispetto a tre nuove tematiche che negli ultimi tempi si sono affermate con forza, trasformando le vite di tutti noi. 

SALUTE, ECONOMIA E PACE

La salvaguardia della salute, la gestione economica individuale e delle famiglie in tempi di crisi e una riaffermata cultura della pace, nei prossimi mesi si affermeranno sempre di più come temi privilegiati per i contenuti che i freepress QuiMedia sceglieranno di offrire ai loro lettori. Si tratta di tre specifiche “lenti” che verranno utilizzate per leggere i fatti e per alimentare – attraverso anche commenti e opinioni autorevoli – la coscienza critica dei lettori.

LE TRE ANIME DEL GIORNALE

I nostri giornali escono grazie alla lungimiranza e al sostegno del nostro editore, che da luglio 2022 è divenuto Media Alpi, restando comunque nella galassia Athesia. 

QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina, sono sempre e comunque dei “giornali”, anche se vengono “regalati” ai loro lettori. Sono allora “mezzi di informazione” che si alimenta attraverso la professionalità dei giornalisti professionisti che vi lavorano e i tanti collaboratori che vi scrivono. Ma fondamentale in questa sede è anche ricordare, attraverso un’importante e indispensabile forma di trasparenza, che il vero motore che consente giornali QuiMedia di sostenersi è rappresentato dai tanti clienti, pubblici e privati, che decidono di “investire” con i loro contenuti e le loro grafiche nelle tre edizioni QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina, supportando l’editore nel suo impegno rinnovato.

IL NOSTRO “BIGLIETTO DA VISITA”

I giornali QuiMedia vengono realizzati presso la sede di Via Volta 10 a Bolzano. Dal settembre 2019 direttore responsabile è Luca Sticcotti, già redattore centrale dal settembre 2017. Collaboratore giornalistico per QuiMerano e QuiBassa Atesina è Luca Masiello. Responsabile grafica di QuiMedia è quindi Andrea Mercurio. Della Pubblicità, che fa capo ad Alessandro Toller, se ne occupano Barbara Sonetti (coordinatrice), Giovanni Spagnulo e Mauro Profaizer.
L’editore di QuiMedia è Media Alpi pubblicità srl, che ha sede a Trento in Via Missioni Africane 17.
La stampa di QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina viene effettuata presso Athesia Druck srl, in Via del Vigneto 7 a Bolzano. Non tutti sanno che i giornali QuiMedia si possono ricevere anche attraverso un abbonamento annuale con spedizione postale (indirizzato) al costo di 26 euro l’anno. QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassa Atesina sono quindicinali ed escono 24 volte all’anno. Periodicamente ai giornali vengono abbinati inserti magazine tematici.
Per contattare QuiMedia basta chiamare il numero 0471 307930 o scrivere una mail a redazione@quimedia.it

Un problema comune

“Oggi non si tratta più di tedesco o italiano, ma di come lavorare tutti insieme per garantire una buona istruzione ai nostri figli.” Queste parole pronunciate nei giorni scorsi da un esponente politico altoatesino, non importa di quale partito, mi sembrano sintetizzare al meglio quello che a mio avviso sono le considerazioni prevalenti nella maggior parte delle famiglie presenti nel territorio della provincia di Bolzano. Apposta ho scelto di non scrivere “altoatesine” o “sudtirolesi”, perché a mio avviso è giunto il momento di uscire in un modo o nell’altro dalla nostra ipocrisia. Alle famiglie plurilingui “italo-tedesche”, inesorabilmente sempre più numerose, negli ultimi anni in provincia se ne sono aggiunte migliaia e migliaia di plurilingui attraverso le più diverse accezioni, portando alla situazione attuale, paradossale.
Due sono le strade che si intravvedono. La prima prevede di difendere in un modo o nell’altro le scuole monolingui ormai solo sulla carta. La seconda invece spinge pragmaticamente a sederci tutti attorno ad un tavolo per ragionare assieme per ristabilire le nostre priorità, quando parliamo di scuola. Quale strada privilegiare?
La risposta sembra scontata. Il dibattito che si è creato nei giorni scorsi attorno all’opportunità o meno che bambini non madrelingua vengano iscritti nelle nostre scuole primarie monolingui dimostra infatti che siamo ormai molto vicini alla perdita della bussola in merito alla priorità che ogni scuola deve avere, ovvero una buona istruzione e – potremmo aggiungere – anche una corretta “formazione di cittadinanza”.
è per questo motivo che in questi giorni si stanno moltiplicando gli appelli affinché i rappresenti politici della nostra autonomia – presente ma anche futura, viste le elezioni provinciali incombenti – non si trincerino ancora una volta dietro le solite barricate ideologiche per affrontare finalmente la realtà, ovvero le caratteristiche e le esigenze oggettive che la comunità dei residenti nel nostro territorio presenta nel 2023. Ad aiutarci, in questa direzione, non può che essere, poi, la constatazione che l’attuale sistema scolastico locale, così com’è, non consente un apprendimento diffuso della seconda lingua. Nei giorni scorsi abbiamo “scoperto” nello specifico che l’apprendimento del tedesco standard a scuola è un problema irrisolto per entrambe le due presunte comunità linguistiche dominanti. Ebbene: questo dovrebbe essere un motivo in più per far fronte comune e cominciare a dare ai problemi il loro nome, cercando di avere il coraggio necessario per organizzarsi e lavorare per diventare, finalmente, cittadini europei a tutti gli effetti.

Autore: Luca Sticcotti

Passi indietro sul tracciamento dei bus

Arriva? Sì, c’è scritto che arriva, ma poi… non arriva. è un’esperienza, questa, condivisa a Bolzano da molti utenti del trasporto pubblico. Gli orari degli autobus che si trovano sulle pensiline spesso lasciano il tempo che trovano, ma da un bel po’ anche gli strumenti più innovativi e digitali, come tabelloni con display e App per smartphone sono tutt’altro che precisi, anzi. E quando prendiamo il bus la precisione non è un optional, perché la maggior parte di noi non è in vacanza, ma ha un appuntamento da rispettare a breve termine. No?

Per chiarirci le idee ne abbiamo parlato con il nostro esperto della città digitale Marco Montali, che ci ha confermato nelle nostre perplessità. 

“La cosa strana è che fino a qualche anno fa, con la App di Sasa, il tracciamento dei bus era realizzato attraverso una mappa con Gps dove i mezzi erano rappresentati in tempo reale durante il loro spostamento. Si trattava di un prototipo sperimentale, realizzato in collaborazione con il Noi, ma funzionava bene tanto che noi l’avevamo lodato proprio in questa rubrica.

E poi cosa è successo?

“Beh, la App di Sasa è stata dismessa e ora c’è un’unica App (sudtirol mobil) che fa riferimento all’intero sistema della mobilità. Ma è evidente che non ha la stessa affidabilità.” 

La “vecchia” mappa che tracciava i bus in città non c’è più?

“No. E va detto non si tratta del livello di sofisticazione delle App. Il problema di fondo è capire a quali dati questi servizi fanno riferimento, e alla qualità di questi dati ovvero quanto sono fedeli alla realtà e con quale frequenza vengono aggiornati. Guardando come funziona il sito di Alto Adige Mobilità l’impressione è che i dati siano presi dalla pianificazione e non dalla situazione in tempo reale, oppure si basino (specie per quanto riguarda i ritardi) sulle dichiarazioni dell’autista. Di certo non è il GPS.”

Com’è stato possibile un passo indietro di questo tipo?

“Eh, sembra un esempio di omologazione verso il basso. Un vero peccato. Lo ripeto: è una questione di dati. Lo potete verificare anche per il tracciamento dei treni a livello nazionale. Per vedere dove si trovano si può fare riferimento al sito di Trenitalia, alla App, oppure – ad esempio – al sito viaggiatreno.it che si basa sulle informazioni presenti sui tabelloni elettronici nelle stazioni. Ebbene: se andate a vedere le informazioni sulle posizioni in tempo reale dei treni vedrete che non sono coerenti tra di loro. Lo ripeto: è una questione di qualità dei dati ed è un vero peccato. Spesso oggi sono disponibili open data, ma è solo attraverso un approvvigionamento corretto dei dati che può essere reso disponibile un servizio efficace. Altrimenti si tratta, sempre, di occasioni perse nella nostra città digitale. 

Rendere (in)visibili gli ingiusti confini

All’inizio di aprile del 1998 fu rimossa per sempre la sbarra collocata al valico del Brennero quasi ottant’anni prima. È trascorso un quarto di secolo. Quel passo fu reso possibile dall’attuazione degli accordi di Schengen, con l’apertura delle frontiere tra i paesi firmatari, nella prospettiva dell’unificazione e integrazione europea.

Gli attuali presidenti di Nord e Sudtirolo e i loro predecessori di allora si sono dati appuntamento sullo spartiacque, il primo di aprile, per una rimpatriata celebrativa della ricorrenza. Sembra che venticinque anni fa si sia trattato essenzialmente di “rendere più invisibile l’ingiusto confine del Brennero”. E di dilatare la collaborazione transfrontaliera tra i territori del vecchio Tirolo. Tutto vero.

Ma gli accordi di Schengen non si limitano alla regione stretta tra Borghetto e Kufstein. Il superamento delle frontiere riguarda l’Europa intera, con tutte le sue sfide cui il Tirolo, terra di confine, anzi terra sul confine, è chiamato a contribuire. Ricordando sempre che questa regione è nata proprio a causa del confine (geografico) con il compito, la missione, di garantire una comunicazione sicura tra Nord e Sud dell’Europa. Non solo tra Bolzano e Innsbruck.

Forse da tener pure presente che la rimozione della sbarra sul passo non è stata sufficiente a cancellare i confini tracciati nelle teste. 

Le divisioni interne, soprattutto in Alto Adige, non sono certamente svanite. Per molti versi si sono consolidate, come dimostra il disorientamento che ci prende ogni volta che si vanno a toccare certi nervi scoperti, come quelli della lingua e della scuola.

Il modello altoatesino sviluppatosi negli ultimi trent’anni non è forse fondato su confini invisibili (e ingiusti?) tra le persone, tra i gruppi, su monopoli e rapporti ancillari, su cooptazioni e ostracismi, frontiere mentali e culturali tracciate secondo le vecchie categorie dell’epoca nazionalistica?

Si aggiunga, per dirla tutta, che i vecchi confini interni tra stati europei non sono svaniti nel nulla (e ogni tanto, ad esempio nella crisi migratoria del 2015, vengono persino ripristinati), ma sono stati solo spostati ai margini di quella che si vorrebbe una “fortezza europea”, come ben sanno i migranti che, quando hanno fortuna, approdano distrutti sulle nostre spiagge. Quello non è un confine linguistico né politico. È il confine (ingiusto?) tra il mondo dei ricchi e il mondo dei poveri.

Autore: Paolo Bill Valente