Desertificazione?

Da una recente simulazione del CRASIT, il noto Centro Ricerche Altoatesino per lo Sfruttamento Intensivo del Turismo, pare che in un prossimo futuro sciare su pozze d’acqua tra le strisce di neve artificiale possa non essere così allettante per il visitatore medio. Qualcuno sostiene anche che non sarà sostenibile, ma questo è il problema minore. Per risolvere la questione e continuare con il trend positivo di pernottamenti è stato deciso che le Dolomiti dovranno puntare ad essere la “Monument Valley europea”: nuove strade, nuovi impianti e grandi avventure su moto per grandi e piccini!

Autore: Roberto Tubaro

Cutro

Anche noi del profondo nord abbiamo seguito sui media il drammatico naufragio in Calabria, che è costato la vita a decine e decine di migranti, tra cui molti bambini in tenera età. Personalmente sono rimasto molto colpito da come la popolazione del posto ha vissuto questa tragedia. Le testimonianze dei pescatori per primi accorsi sulla spiaggia, quelle dei vigili del fuoco e dei volontari della protezione civile, mi hanno profondamente toccato. Ma nelle ore e nei giorni successivi alla tragedia si sono spesi in parole di grande umanità anche i parroci, le autorità religiose musulmane, gli amministratori locali, e i tanti semplici cittadini che hanno voluto partecipare anche ad una processione, un corteo, per esprimere vicinanza, affetto e compassione, ai tanti parenti delle persone decedute o disperse.
Gli esponenti del governo, come sappiamo, hanno seguito l’evento a distanza. E in alcuni casi non hanno saputo fare di meglio che rimarcarla, quella distanza, in coerenza con le loro posizioni politiche spesso tutt’altro che solidali nei confronti di chi fugge da miseria e morte. è toccato quindi al Presidente della Repubblica recarsi sul posto per manifestare la solidarietà e l’affetto, credo, della maggioranza degli italiani.
Come dicevo, personalmente sono rimasto colpito dalla grande partecipazione dei cittadini di Cutro. E la mia prima reazione è stata quella di andare guardare cos’è Cutro e qual è la storia di questo paese di 10mila abitanti scarsi, in provincia di Crotone. Ho così scoperto – come forse è successo a diversi lettori di questo giornale – di aver fatto una volta le vacanze proprio a pochi passi da quella spiaggia oggi costellata di croci. Poi ho appreso che Cutro ha origine greca e che i cittadini di quel paese nella propria memoria hanno un terremoto tremendo, che nel 1832 rase al suolo l’intero paese, mietendo centinaia di vittime. Nel ‘900 poi Cutro subì anche una fortissima emigrazione verso la Germania e il nord Italia, tant’è vero che oggi in Emilia-Romagna e in Lombardia risiedono circa 20.000 persone d’origine cutrese.
Insomma: i cutresi non hanno dimenticato e si sono probabilmente rivisti nei naufraghi sulla spiaggia di Steccato. Se poi pensiamo che sui calanchi del territorio comunale Pasolini girò alcune scene del suo Vangelo secondo Matteo, il cerchio si chiude.
Grazie cutresi, da parte di tutti noi.

Autore: Luca Sticcotti

Petricore

Non piove. Tuttora niente piogge in vista. Ci aspettano giornate asciutte e soleggiate. Giovedì scorso era ancora buio, quando, appena uscito di casa, sul pianerottolo, ho avvertito un forte profumo di petricore. Ho accelerato il passo per raggiungere velocemente la strada e per capire se davvero piovesse. Mentre camminavo in direzione della stazione ferroviaria per salire sul treno per Bolzano il mio sguardo cercava conferme: il nulla purtroppo, si trattava solo dell’umidità notturna e forse di una simil-pioviggine, già evaporata. Da allora sono trascorsi dieci giorni senza che il cielo piangesse, né per disperazione, né di gioia. Non piove. Ancora no. L’aria in certe zone cittadine è irrespirabile. Degli ultimi dodici mesi, dai dati dell’Ufficio Meteorologico, a Merano mancano oltre 400mm di precipitazioni: è un’enormità! Ma è tutto il Nord Italia a soffrire la siccità, che ormai è una morsa conclamata con cui non si scende a compromessi. Avrebbero tanto bisogno di pioggia sia la natura che l’uomo, per calmarsi e per calmarlo. Oggi respirare l’aria umida e salubre e che sa di pulito sta diventando un privilegio. La polvere da antagonista si è presa la scena, la si vede dove prima passava inosservata, essa si alza e si leva persino quando i colombi dispiegano le ali sui sampietrini per librarsi in volo e in fase di atterraggio; si ammanta sui pantaloni dalle tibie fino alle caviglie e ricopre le scarpe quando camminiamo per la città o lungo i sentieri del sottobosco; avvolge i tetti, gli alberi e persino le pietre lungo i greti di fiumi e torrenti; sporca come la iella i palazzi, le insegne, le auto parcheggiate, le vetrate di finestre e verande, le piastrelle e le fughe sui balconi. La polvere ci affatica, e affanna i cani.

L’odore di petricore, al contrario, ci è rimasto dentro, perché si tratta di un ricordo senza tempo, quando fino da bambini la pioggia ed i primi temporali primaverili erano dolci ed il cuore si faceva capanna. Quando giocavamo con legni e bastoncini, in acqua e terra, e la siccità era solo un neologismo che i genitori cercavano di insegnarci. Nel fine settimana appena trascorso, bagnando la terra arsa dei vasi e delle aiuolette sul terrazzo, un alito di questo petricore si è diffuso rapidamente per poi scomparire quasi subito; sorpreso ma incuriosito ho scoperto che il suo etimo è nato per la prima volta in Australia (altro luogo davvero arido) nel 1964, dai ricercatori Bear e Thomas, una parola composta dal greco pétra pietra e ichór sangue degli dei. 

Autore: Donatello Vallotta

Post-pandemia: diamo ai giovani le chiavi del futuro

Tre anni fa in questi giorni il lockdown. Strade deserte, scuole e chiese chiuse, paura. Le ordinanze che si susseguono a ritmi quasi quotidiani, i dispositivi di protezione, le regole, la “distanza sociale”. I morti. Tutte cose che resteranno impresse nella memoria di chi le ha vissute, soprattutto dei più giovani.

Secondo gli ultimi dati, dall’inizio della pandemia i contagiati in Italia superano i 25,6 milioni. I morti sono ormai oltre 188mila. I dati settimanali degli ultimi giorni parlano ancora di quasi 27mila nuovi contagiati (ma di oltre 47mila guariti), di circa 220 morti, di qualche migliaio di ricoverati, alcuni ancora in terapia intensiva.

Secondo il Rapporto pubblicato qualche tempo fa da Consiglio Nazionale dei Giovani e Agenzia Nazionale Giovani, in collaborazione col Censis, i giovani, che “rappresentano la parte più vitale, acculturata, innovativa della società italiana”, oggi “appaiono invisibili e spenti, prigionieri di una narrazione collettiva che non li vede mai come protagonisti e lascia loro pochi spazi per immaginare un futuro migliore”. È così?

La pandemia non è stata solo un fatto sanitario. Ha fortemente influenzato il modo di guardare alla vita e al futuro. Se inizialmente a fare le spese della diffusione del virus sono state soprattutto le persone anziane, si è presto evidenziato come bambini e ragazzi abbiano sofferto soprattutto a causa delle limitazioni nelle relazioni sociali. La cosiddetta “distanza sociale” ha salvato a molti la vita ma, al tempo stesso, l’ha svuotata, per qualcuno, di significato.

“Durante la pandemia molti giovani hanno rivisto i propri progetti di vita, alcuni hanno smesso di studiare o hanno perso il lavoro, moltissimi si trovano in una situazione di sofferenza fisica o mentale. Sono giovani che si sentono soli, che hanno paura ad uscire e frequentare luoghi affollati, che esprimono, anche attraverso la comparsa di problemi di salute e nella trasformazione del proprio corpo, un disagio generazionale e personale”.

Al di là di ansie, incertezze e depressione, sono però proprio i giovani ad avere in mano la chiave del futuro. Sono delusi del mondo che hanno ricevuto in consegna e tuttavia hanno ben chiaro quanto sia importante avere attorno a sé una comunità e contribuire al suo sviluppo per il bene di tutti. Agli adulti sarebbe sufficiente ascoltarli e lasciarli fare.

Autore: Paolo Bill Valente

La via dedicata all’artista Albrecht Dürer

Tra le vie minori della zona produttiva vi è via Albrecht Dürer, pittore e incisore germanico nella  cui vita non mancano legami con l’Italia ma anche con il Trentino Alto Adige. Nato a Norimberga il 21 maggio 1471, rivelatosi presto dotato di talento, fece pratica nella bottega del padre, orefice, imparando tra l’altro le tecniche di incisione sui metalli; divenne famoso soprattutto come incisore, portando l’arte dell’incisione a livelli mai raggiunti prima. Nella bottega di William Wohlgemuth, noto pittore e xilografo di Norimberga, si addestrò nell’incisione in legno ed in rame, l’acquerello e la pittura ad olio. Per approfondire le conoscenze dal 1490 viaggiò prima al nord, oltre Colonia, poi a sud, fino a Basilea; passò poi a Strasburgo. Nel 1494 tornò a Norimberga, dove sposò Agnes Frey, figlia di un orafo. Per scampare alla peste scoppiata a Norimberga, partì per Venezia; paesaggi ad acquerello documentano le tappe del viaggio, Innsbruck, Tirolo e Trentino. Sono del periodo veneziano i disegni di soggetto mitologico. Nel viaggio di rientro, nel 1495 toccò il lago di Garda, Arco, Trento, Val di Cembra, Segonzano, Chiusa all’Isarco, tutto documentato con acquerelli.  Nella primavera 1495 riprese a Norimberga l’attività di xilografo e calcografo.. Nell’estate 1505 ritornò a Venezia, lavorando alla pala d’altare della chiesa di  San Bartolomeo, commissionata dai mercanti tedeschi di Venezia; a Venezia eseguì anche numerosi ritratti, disegni e  un quadro “Gesù fra i dottori”. Dal 1511 al 1519 fu al servizio dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo (1459-1519); morto Massimiliano, si recò in Olanda per chiedere al successore, Carlo V, la conferma dello stipendio annuo; in attesa dell’udienza, si recò a Bruges, Gand e si spinse fino in Zelanda, dove fu colpito dalla malaria. Tornato in Germania, l’ultimo lavoro furono le due tavole, con gli apostoli Giovanni e Pietro, e con Paolo e Marco evangelista. Morto il 6 aprile 1528 nella sua casa di Norimberga, fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Giovanni.

Autore: Leone Sticcotti

Cinque ragazzi bolzanini alla corte della Disco Music

Quello della Disco Music è un mondo molto complesso, basta aprire l’ottimo volume uscito per Hoepli che i giornalisti romani Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano hanno dedicato a un fenomeno non solo culturale ma anche sociale e di costume per scoprire di che fenomeno, in tutte le sue manifestazioni, si sia trattato. Dal funk delle cantine newyorchesi, alla disco come evoluzione tardiva del rhythm’n’blues, fino alla disco elettronica partorita in uno studio bavarese dal nostro compaesano Giorgio Moroder. I cinque componenti dei SōMuch sono due ragazze e tre maschietti che fino a qualche tempo fa concentravano tutte le loro forze nei contagiosi concerti di una cover band festaiola di nome Giggers: Roberta Creazzo e Valentina Salvi sono le due cantanti Andrea Belloni e Francesco Carli si occupano della sezione ritmica mentre la chitarra è salda nelle mani di Andrea Giovannini.

“Con i Giggers – ci spiega Roberta Creazzo – siamo in giro da una decina d’anni e ci divertiamo un sacco, ma ad un certo punto noi cinque abbiamo cominciato sentire la necessità di fare anche qualcosa di nostro oltre alle cover, così, senza abbandonare il gruppo originale abbiamo dato vita a questa formazione parallela; amiamo tutti la disco music, quella suonata, che ci dà più soddisfazione rispetto a quella campionata”.

Non si preoccupino quindi i numerosi fan dei Giggers, perché comunque potranno continuare ad ascoltare i cinque SoMuch anche nella versione gruppo numeroso (sono ben dieci in formazione i Giggers). Il progetto ha cominciato a prendere vita nel 2019, quando il chitarrista Giovannini, che scrive le musiche dei brani, mandò agli amici un file audio con la bozza di una cosa che avrebbe potuto essere la loro prima canzone originale.

“La svolta importante – prosegue la cantante quasi schernendosi – è successa un po’ per caso, nel 2017 stavo seguendo su Instagram un annuncio di Ralph Rolle, batterista nel gruppo di Nile Rodgers, la mente dietro quel gruppo fantastico che erano gli Chic, in assoluto i nostri preferiti. Ralph stava promuovendo un ciclo di lezioni personalizzate per batteristi ed io che con il nostro drummer faccio coppia anche nella vita oltre che nella musica, ho pensato che potesse essere un bel regalo di Natale offrirgli l’opportunità di incontrare il suo idolo”.

La frequentazione con Rolle si è poi protratta nel tempo diventando una vera e propria amicizia, al punto che sul finire del 2019 i ragazzi hanno fatto ascoltare al batterista di Rodgers il loro primo demo, con la canzone composta da Andrea Giovannini, ma mai avrebbero pensato che la cosa potesse piacergli al punto di decidere di offrirsi di produrre per loro un EP che ha visto poi la luce nelle scorse settimane.

“Ci è voluto parecchio tempo per concretizzare la cosa – racconta Roberta – come tutti sappiamo ci si è messa di traverso la pandemia e tutto si è rallentato, ci sono stati mesi in cui non è stato possibile vederci tra di noi che eravamo tutti qui, figuriamoci incontrarci col produttore che sta a Manchester. La cosa ha anche avuto dei costi, alla fine però le cose si sono messe a posto, ad inizio anno abbiamo lanciato i primi due singoli ed ora è disponibile l’intero EP”.

Per ora la musica dei SoMuch è rintracciabile su tutte le piattaforme musicali, da youtube a Spotify: si tratta di un disco chiaramente molto fruibile, disco music ben prodotta e fatta sicuramente per ballarci su; addirittura il brano che apre l’EP è un omaggio (nel titolo) al celebre club Studio 54, uno dei templi mondiali del fenomeno discomusic. I SoMuch hanno ovviamente come obiettivo quello di riuscire a promuovere il loro prodotto con dei concerti, visto e considerato che a loro piace la disco suonata dal vivo. In attesa di allargare il repertorio originale con nuovo materiale, ai brani dell’EP alterneranno delle cover: prendete intanto nota della data di venerdì 10 marzo, quando alle 21 la formazione festeggerà l’uscita del disco insieme ad alcuni ospiti sul palco del Sudwerk a Bolzano.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Sfere di polenta

Ingrdienti

500 g di polenta istantanea
500 g di lenticchie precotte
500 g di spinaci freschi
Sale

Preparazione

Riempite una pentola con dell’acqua, fatela bollire.
Aggiungeteci una manciata di sale grosso.
Ora versateci la polenta istantanea. (La quantità di acqua è consigliata sulla confezione della polenta istantanea).
Una volta cotta spegnete il fuoco e aggiungeteci gli spinaci freschi e mescolate energicamente.
Quando gli spinaci saranno ben amalgamanti versateci anche le lenticchie precotte e mescolate.
Versate il composto su un tagliere o una teglia foderata con carta forno per farlo raffreddare.
Quando sarà più tiepido avrà una consistenza giusta per creare le nostre sfere. Vi consigliamo di utilizzare un cucchiaio per plasmare la forma sferica.
Ponete le sfere su una teglia rivestita di carta forno. (Potete utilizzare anche la stessa teglia che avete adoperato per far raffreddare il composto).
Versate sopra alle sfere un filo d’olio e infornate a 180º gradi per 20 minuti.
Sfornate e servitele calde, con magari una salsina di accompagnamento come per esempio la maionese.

Rifugiopoli

“Le Dolomiti sono Patrimonio Unesco e, proprio per questo motivo, tutta l’umanità deve avere il diritto di visitarle e provare l’esperienza di vivere a più di duemila metri sospesa tra le rocce”. La dichiarazione del portavoce dei diritti turistici Christoph von Beton ha dato il via ad una serie di progetti che interesseranno le nostri vallate, come per esempio la circonvallazione pensile “Quattro Passi” attorno al Sella e l’autostrada che collegherà il passo San Pellegrino al Passo Erbe. La novità più importante è che si potrà costruire rifugi ovunque: basterà non chiamarli hotel.

Autore: Roberto Tubaro

La visita del prefetto Podestà

Sua Eccellenza Agostino Podestà era prefetto di Bolzano dal febbraio 1940, XVIII dell’era fascista. Nato a Novi Ligure nel 1905, aveva aderito al fascio da sedicenne e partecipato alla marcia su Roma. Si laureò in fisica e dopo diversi incarichi di prestigio fu nominato prefetto di Arezzo e quindi di Bolzano. Qui succedette al noto Giuseppe Mastromattei, che per otto anni aveva guidato la politica di italianizzazione dell’Oberetsch / Alto Adige. 

Il 28 luglio 1941, una domenica, il prefetto Podestà, a sua volta appassionato di bagni di folla, visitò ufficialmente Laives. Al di là dei toni trionfalistici e patriottici, il resoconto della visita apparso sul quotidiano di regime “Alpenzeitung” ci restituisce un quadro interessante del paese nel ventennio. “Besuch der Exzellenz des Präfekten in Laives” titolò a caratteri cubitali il giornale, che nel sottotitolo elencò i punti salienti della visita: “Visita alle strutture pubbliche; visita ad aziende agricole; raduno della popolazione davanti al municipio”. Sulla foto di rito, le autorità si fecero immortalare davanti a un enorme VINCERE! dipinto sul muro di una casa. 

Scrisse poi il giornale: “Domenica Sua Eccellenza ha visitato il popoloso paese di Laives, dove è stato accolto dagli abitanti entusiasti, che hanno manifestato la loro fede fascista e la consapevolezza della grandezza dell’epoca presente”. Non poco. Laives, pur trovandosi alle porte di Bolzano, non aveva perso il suo carattere agricolo e gli abitanti “hanno trasmesso al prefetto la loro entusiastica adesione al regime e la soddisfazione per le sue vittorie eroiche”. Prima di raggiungere il centro del paese, il prefetto era stato accolto trionfalmente da una schiera di Dopolavoristi impegnati in una gara ciclistica. Oltre 1000 persone salutarono il prefetto all’ingresso del paese, tra cui le “forze fasciste di Laives, le donne fasciste, gli invalidi, i giovani fascisti e i balilla”. In compagnia delle autorità locali, tra cui il parroco e il segretario del fascio, il prefetto si recò alla casa del fascio, dove lo accolsero i feriti di guerra. “La casa del fascio non è più sufficiente per la popolazione di Laives”, scrisse il giornale, “che in poco tempo è passata da 4000 a 8000 unità”. C’era la necessità di costruirne una nuova. Successivamente, il prefetto visitò la ditta Rabbiosi a sud di Laives, la Cassa di Risparmio e l’azienda agricola di Vittorio Perathoner e Giacomo Comperini, situate nelle vicinanze della stazione ferroviaria.

Nel frattempo la popolazione si era radunata davanti al nuovo municipio. Dopo il doveroso saluto al duce, vennero elencate le opere pubbliche eseguite di recente: la pavimentazione della via Pietralba costata 117.000 Lire, della via D. Chiesa, costata 70.000 Lire, della via Roma per un importo di 40.000 Lire. Per la via Campi erano state investite 1200 Lire. Cinque appartamenti erano stati ristrutturati e l’ambulatorio medico e il consultorio erano stati sistemanti. La scuola elementare aveva avuto in dotazione un impianto microfonico. Complessivamente, investimenti per 336.000 Lire. “750.000 Lire saranno stanziati per la condotta dell’acqua potabile”, concluse il giornale “e inoltre si attende la costruzione di una nuova scuola con almeno 20 classi per un importo di 2 milioni di Lire. È in programma anche un cinema con 1500 posti a sedere”.

Dopo aver ricordato i trionfi della marina nazionale, il prefetto lasciò Laives per incontrare nuovamente i Dopolavoristi. Una giornata trionfale.

Autore: Reinhard Christanell

Polemiche? Perché?

Queste righe, normalmente, nascono dall’attualità. Ovvero da uno spunto, una notizia, un avvenimento, una tematica che genera confronto e discussione. Di solito dopo una sorta di ballottaggio, alla fine un argomento viene prescelto e sviluppato, articolando una serie di considerazioni e – spesso – un’opinione. Questa volta però a chi scrive preme uscire dalla consuetudine, partendo dall’osservazione che – in realtà – le tematiche più significative in questo periodo sono risultate polemiche al livello di opinione pubblica, più o meno (molto più che meno) amplificate dai mass media. 

Cosa fare della guerra in Ucraina, a un anno dal suo innesco? Come non gettare nel panico milioni di cittadini committenti e imprese alle prese con lo stop improvviso alla cessione del credito per quanto riguarda il superbonus edilizio? Per poi, per scendere sul locale: come conciliare la necessità di moltiplicare le colonnine di ricarica per le auto elettriche senza togliere troppi parcheggi in città? E come risolvere l’emergenza casa nei principali centri che oggi contrappone gli interessi soprattutto dei giovani con quelli dei proprietari di immobili? Poi: come conciliare il problema dei genitori che durante l’estate con gli asili chiusi non sanno a chi affidare i loro figli con quello della carenza degli insegnanti che vengono pagati troppo poco e hanno diritto alle loro ferie?

Infine: come fare per non mettere sullo stesso piano gli attivisti che hanno vestito di rifiuti la fontana del Nettuno in piazza Erbe a Bolzano con gli individui che ancora oggi si divertono a imbrattare con svastiche i monumenti?

Ebbene: a mio avviso occorrerebbe partire dal presupposto che la polemica, di per sé, non porta mai da nessuna parte. Nemmeno se consente di vendere qualche copia in più dei giornali o di avere maggiori ascolti, follower, ecc. ecc. 

Anche in questo caso basta andare all’origine della parola per capire che non c’è nulla di maturo, dal punto di vista sociale (e politico) nello spostare il dibattito su questo livello. Se infatti il termine polemica di per sé significa “controversia, piuttosto vivace, tra persone che hanno diversità di vedute”, è dal suo significato estensivo che occorre porsi al riparo. Se infatti il confronto tra diverse visioni e opinioni diventa “contrasto e discussione portati avanti per inveterata abitudine a contraddire gli altri, spesso attraverso atteggiamento di critica preconcetta” naturalmente rischiamo di non andare da nessuna parte. Non credete?

Autore: Luca Sticcotti