Un pugno di colonne sonore per la Merano Pop Symphony Orchestra

A Ferragosto la Merano Pop Symphony Orchestra ha presentato nella sua città d’elezione con un concerto in piazza delle Terme un gradevole disco intitolato Fratello Sole Sorella Luna, dedicato alle colonne sonore e incentrato soprattutto sull’opera di due assoluti protagonisti del commento sonoro per film, due italiani, tra i più importanti in questo settore: Riz Ortolani e Ennio Morricone.

Nata otto anni fa nella città del Passirio per iniziativa di un gruppo di musicisti appassionati – se non tutti titolati a tutti gli effetti, tutti comunque di talento e preparati – la Merano Pop Symphony Orchestra si è costruita uno spazio ed una credibilità non da poco, esibendosi con successo al fianco di autentici big del mondo musicale (pensiamo a Dodi Battaglia, tanto per dirne uno che tutti conoscono) e coniugando con gusto l’essere un’orchestra d’impostazione classica con un repertorio di natura pop che passa con disinvoltura dai Beatles, ai canti natalizi, ai Queen.
Lo scorso 15 agosto, la Merano Pop Symphony Orchestra (MOPS, da qui in poi) ha presentato nella sua città d’elezione con un concerto in piazza delle Terme un gradevole disco intitolato Fratello Sole Sorella Luna, dedicato alle colonne sonore e incentrato soprattutto sull’opera di due assoluti protagonisti del commento sonoro per film, due italiani, tra i più importanti in questo settore: Riz Ortolani e Ennio Morricone.
“Tenere insieme una formazione di settanta elementi – ci confida il direttore d’orchestra Roberto Federico – è un lavoro molto impegnativo, ma ricco di soddisfazione. I riscontri sono sempre crescenti e prima del rapporto professionale, tra noi c’è un rapporto di stima e amicizia. Ogni volta che abbiamo occasione di ritrovarci è una festa. Riguardo al disco, la casa discografica Azzurra Music ci aveva contattati prima del lockdown: erano a conoscenza del nostro lavoro in quanto sono loro a pubblicare i dischi di Dodi Battaglia e ci hanno chiesto se volessimo interpretare un CD di colonne sonore. Le registrazioni avremmo dovuto farle proprio l’otto marzo, il giorno in cui hanno chiuso tutto nel 2020, ma il discorso è rimasto aperto e, avendo in programma un concerto al Teatro Puccini in gran parte incentrato sui brani pensati per quel disco in sospeso, la scorsa primavera abbiamo deciso che fosse la volta buona per registralo”.
Il risultato è un prodotto fresco e fruibile per il quale Roberto Federico e Francesco Brazzo hanno adattato e arrangiato una serie di composizioni, talune molto conosciute, talaltre meno: in apertura ci sono tre classici moderni come il tema di Pirati dei Caraibi, quello composto da John Barry per il film La mia Africa e la Bond song cantata da Adele per Skyfall, con tanto di citazione del tema originale del primo film con James Bond protagonista.
“La scelta di questi brani – prosegue Federico – è ben precisa, Out of Africa ad esempio, è strettamente collegata al fatto che noi abbiamo in corso un progetto dedicato ad alcune popolazioni di quel continente. Ci tengo a sottolineare che tutto il nostro lavoro è gratuito, nessuno di noi viene pagato e gli incassi dei nostri concerti, al netto delle spese, sono devoluti in beneficenza. L’aver voluto includere Morricone può sembrare un’opzione scontata ora che tutti lo omaggiano all’indomani della sua scomparsa, ma noi lo avevamo in repertorio anche prima e la sua grandezza non si mette in discussione. Per Ortolani la cosa è andata diversamente, di lui conoscevo solo la celebre Dolce sentire, che qui non solo abbiamo ripreso ma abbiamo voluto intitolare il disco proprio come il film da cui il brano è tratto. Avendo deciso di approfondire il discorso su questo compositore sono entrato in contatto coi suoi figli, che mi hanno fatto conoscere molta musica di cui ero all’oscuro e si è sviluppata così l’idea di un ulteriore omaggio a questo artista che vedrà la luce nel 2024 in occasione del decennale della sua scomparsa”.
Dal celebre documentario Mondo cane, la MOPS esegue nel disco il brano Oh My Love affidato alle corde vocali della solista Roberta Manzini, c’è poi il tema di un vecchio film di mafia intitolato I Consigliori, che Federico ha arrangiato sostituendo l’armonica con la tromba di Karl Hanspeter, mentre a Monica Moro è affidata la parte di clarinetto di Fantasma d’amore, che nell’originale era suonata nientemeno che da Benny Goodman.
Nell’imminente futuro, la MOPS sarà di nuovo sul palco a Merano il prossimo 15 ottobre mentre a Bolzano, al Teatro Cristallo, il 29 dello stesso mese andrà in scena un omaggio al repertorio di Fabrizio De André con le canzoni arrangiate in chiave sinfonica e la voce ospite di Andrea Maffei.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Mummie

Più di mille mummie, provenienti da ogni angolo del pianeta e richiamate dal 10° congresso mondiale a loro dedicato, hanno sfilato per le vie del capoluogo altoatesino al grido di “We love Bolzano/Bozen”, provocando qualche disagio alla circolazione. “Quando Ötzi ci ha invitate eravamo tutte un po’ scettiche perché fa troppo caldo d’estate e troppo freddo d’inverno e non è il massimo per la nostra conservazione” ha affermato Tutankhamon “ma una volta arrivate in città abbiamo capito subito il potenziale e siamo sicure che Bolzano possa meritarsi il titolo di capitale mondiale delle mummie”.

Autore: Roberto Tubaro

Pesche e yogurt

INGREDIENTI

250 g yogurt bianco naturale o alla pesca,
200 ml panna fresca liquida,
700 g pesche,
60 g zucchero a velo,
foglioline di menta per guarnire

PREPARAZIONE

In questo numero vi proponiamo una merenda fresca e leggera adatta a grandi e piccini.

Montate la panna fresca da frigo insieme allo zucchero a velo. 

Aggiungete alla panna montata lo yogurt bianco e mescolate bene. 

Vi consiglio di adoperare lo yogurt alla pesca, io ho usato quello senza lattosio. 

Lavate bene le pesche, sbucciatele e tagliatele a cubetti. 

Mescolate la metà dei cubetti di pesca alla Mousse di yogurt. 

Trasferite ora la Mousse di yogurt e pesche in 4 bicchieri o in delle coppe.

Terminate con i cubetti di pesca rimasti e decorate con qualche fogliolina di menta fresca. 

Conservate i bicchieri in frigo fino al momento di gustarli, freschi e deliziosi.

PESCHE A PASTA GIALLA

Sono le più conosciute, dalla polpa gialla e la buccia vellutata. Succose, profumatissime, ottime da mangiare da sole oppure per preparare torte e dolci.
Vi consigliamo questo tipo di pesca per creare la ricetta, poiché il colore della sua polpa dà quel tocco decorativo in più. Anche l’occhio vuole la sua parte!

La nostra ricetta

Per motivi di spazio purtroppo nelle tre edizioni del nostro giornale (Qui Bolzano, Qui Merano e Qui Bassa Atesina) in questo numero non trovate la rubrica Qui Food, dove offriamo le nostre proposte invitandovi a sperimentare primi, pietanze e dolci.
Abbiamo pensato allora di sostituirla, virtualmente ed eccezionalmente, con la descrizione sintetica della “ricetta” che seguiamo, ogni due settimane, per comporre i nostri bisettimanali.
Il primo approccio nei vostri confronti – che è anche sintesi dei contenuti più importanti – è costituito dalla copertina dove normalmente trovano spazio il titolo e la foto della nostra “storia” principale, ovvero il primo articolo di approfondimento, e quindi i richiami ad alcune delle altre notizie più importanti.
Già dalla prima pagina gli articoli giornalistici e quelli legati ai nostri inserzionisti sono chiaramente identificabili attraverso ausili grafici e testuali, mentre sfogliando la rivista naturalmente ci accompagnano anche le grafiche pubblicitarie. In terza pagina trovate invece la Qui Intervista, dove compiliamo una sorta di simpatica carta d’identità di personaggi più o meno noti della nostra realtà locale, e l’Editoriale che state leggendo.
Nel prosieguo del giornale si alternano quindi gli articoli giornalistici che vi possiamo proporre anche grazie ad una folta schiera di collaboratori, di ogni età ed estrazione culturale. A Bolzano ci focalizziamo sui cinque quartieri, a Merano sul capoluogo del Burgraviato e sul circondario, mentre in Bassa Atesina tocchiamo i vari centri della Valle dell’Adige, scendendo da Laives a Salorno.
Gli articoli si alternano con le rubriche tematiche, che possono essere a sfondo storico culturale (Scorci del capoluogo per Bolzano e Te ricordet Laives per la Bassa Atesina), di opinione / commento (Senza Confini). Oppure umoristiche (La Satira, non perdetevi quella di questo numero!).
La seconda parte del giornale è quindi dedicata ai nostri “speciali” tematici che vengono realizzati in collaborazione con gli inserzionisti e dove molto spesso vi forniamo ottimi consigli per le vostre escursioni nel nostro bellissimo territorio.
La terza parte del giornale dà quindi spazio ad altre rubriche come QuiFood appunto, i Libri, le “dritte” per orientarsi nella Città digitale e poi i consigli per il giardinaggio (Balconorto).
Dulcis in fundo: la cultura e lo spettacolo con la rubrica “La scena musicale”, i box con gli spettacoli segnalati e quindi i vostri annunci e le inserzioni immobiliari.
Ogni numero del nostro giornale poi ha una storia a sé, come voi cari e affezionati lettori sapete bene.
Buona fine d’agosto!

Autore: Luca Sticcotti

Messo a tacere per aver avuto il coraggio della verità

Si può conservare la vita (o il proprio ruolo) avendo pagato il prezzo del silenzio oppure morire nella certezza che la propria vita, e la stessa morte, abbiano avuto un senso compiuto. Si può vivere mandando altri a morire o morire per alimentare la vita di tutti. È quanto ha fatto Franz Reinisch, esattamente ottant’anni fa.

Franz Reinisch nacque a Feldkirch (a quel tempo diocesi di Bressanone) e crebbe a Bolzano, Brunico e Innsbruck. A 22 anni entrò nel seminario di Bressanone e fu lì che conobbe la congregazione dei padri Pallottini. Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta a Innsbruck nel 1928, entrò in un convento presso Bamberga.
Nel 1933 Adolph Hitler salì al potere. Reinisch, in quegli anni, fu attivo soprattutto a Schönstatt. Le sue prediche, con le quali denunciava l’inconciliabilità tra cristianesimo e nazionalsocialismo, attirarono presto l’attenzione delle autorità naziste. Il 12 settembre 1940 la Gestapo gli vietò di tenere conferenze e di predicare in tutto il territorio del Reich.
Quando fu richiamato al servizio militare nella Wehrmacht dichiarò subito che non avrebbe prestato il giuramento di obbedienza a Hitler. “Per quanto io verifichi la mia coscienza, non riesco a giungere ad altra conclusione. E contro la mia coscienza non posso e non voglio agire”. “Come cristiano e come austriaco non potrei mai prestare il giuramento di fedeltà a un uomo come Hitler”. Già nel 1939 aveva affermato: “Il giuramento militare sulla bandiera nazionalsocialista, sul Führer, non lo si può prestare. È un atto peccaminoso. In questo modo si darebbe il giuramento a un criminale”.
Il “no” gli costò l’arresto, il carcere a Berlino e il processo, nel luglio 1942, che si concluse con la condanna alla decapitazione, eseguita il 21 agosto nel carcere di Brandenburgo sulla Havel.
Reinisch è una di quelle persone che, come Josef Mayr-Nusser, aveva capito che l’omertà di fronte agli abusi di potere rende complici di chi mortifica l’uomo e la sua dignità. Disse (sapendo, per questo, di dover pagare di persona): “Bisogna che ci siano persone che protestino contro l’abuso dell’autorità; e io mi sento chiamato a questa protesta”.

Autore: Paolo Bill Valente

Il segretario sbadato

È risaputo che in nessun luogo del mondo la pubblica amministrazione goda di buona fama. Viene descritta come lenta, inefficiente, non di rado “kafkiana”. Un’eccezione rappresentò, agli occhi della pubblica opinione, la burocrazia asburgica, ritenuta “di un’efficienza severa ma quasi perfetta”. Sarà. Certo è che nel 1873 scoppiò un scandalo senza precedenti nel paesino asburgico di Laives.
Vi erano coinvolti l’amministrazione e il segretario comunale in prima persona. Era allora Vorsteher ovvero primo cittadino Anton Kurzel, personaggio di primo piano del luogo. L’anno dopo lo sostituì l’oste Josef Ebner. Il municipio, eretto nel 1840, si trovava in via Pietralba, nella casa che dopo il 1930, quando fu inaugurato il comune nuovo, diventò la scuola elementare in lingua italiana. Li accanto si trovava anche la casa del segretario comunale.
Segretario comunale era tale Anton von Anderlan, subentrato nel 1856 a Johann Plunger, di professione chirurgo. Gli incredibili misfatti portati alla luce dagli investigatori sconvolsero padri di famiglia e rappresentanti comunali. La stampa ne parlò diffusamente.
Lo “sbadato” segretario, in carica da un ventennio, fu costretto a dimettersi seduta stante dall’incarico e finì diritto filato davanti alla corte. Il povero sindaco Kurzel non sapeva più cosa fare per rassicurare i suoi concittadini e spergiurava che lui, del grande pasticcio, non ne aveva mai saputo niente.
Il grande pasticcio ce lo descrive nei dettagli il “Tiroler Tagblatt” del 14 dicembre 1874. Una corrispondenza dettagliata dall’aula del tribunale di Bolzano sotto il titolo “Verurteilter Gemeindekassier” (tesoriere comunale condannato).
Il segretario nonché tesoriere comunale Anton von Anderlan doveva rispondere dei reati di malversazione, abuso d’ufficio e altri reati minori. Il funzionario si era dimesso dall’incarico nel giugno dell’anno precedente proprio in seguito al crac delle casse comunali. In particolare emerse dalle indagini che il von Anderlan, nel corso dei 17 anni del suo incarico, non aveva mai tenuto i prescritti libri contabili; non furono trovati né un giornale-cassa con la registrazione di entrate e uscite né tantomeno i registri relativi alle imposte erariali sugli immobili (una sorte di IMU) e alla gestione del consorzio dell’Etschleeg che gestiva le acque pubbliche. Il von Anderlan si era limitato a conservare il denaro incassato in un cassetto e a pagare le occorrenze attingendo allo stesso.
In seguito ai controlli effettuati e al deficit riscontrato, von Anderlan fu accusato di essersi appropriato della somma di 1.804 fiorini austrungarici (Florin = fl). e di aver trattenuto per uso personale un importo di 132 fl. dei complessivi 492 consegnategli dal presidente della Leeg Anton Martinelli e, infine, di aver preteso dai proprietari immobiliari di Laives negli anni dal 1871 al 1873 una tassa erariale superiore a quella effettivamente dovuta, ottenendo un illecito profitto di 44 fl.
Il von Anderlan si difese affermando di aver agito secondo coscienza e di non essersi accorto delle indebite appropriazioni. Attribuiva l’illecita condotta alla sua scarsa preparazione, all’eccessivo carico di lavoro e… all’incompetenza dei vari Vorsteher, nessuno dei quali si era mai interessato alle vicende comunali. I sindaci interpellati ammisero di non aver mai controllato il segretario o il bilancio comunale ma solo… per un eccesso di fiducia nei suoi confronti.
In sostanza, von Anderlan, tenuto conto anche della superficialità dei vari Vorsteher, fu condannato a una pena detentiva abbastanza mite di 8 mesi, che scontò interamente nel carcere di Bolzano.

Autore: Reinhard Christanell

I segni dell’arte di Michael Pacher

Dalla vecchia parrocchiale di Gries si snoda lungo le pendici del Guncina una via che nel tempo mutò nome più volte, nel 1887, 1902, 1907, 1929; dal 1949 è via Michael Pacher. È nome appropriato se si pensa che una delle più pregevoli opere del pittore-scultore Michael Pacher si trova proprio nella vecchia parrocchiale. Circa luogo e data di nascita di Michael Pacher, sarebbe nato tra il 1430 e il 1435 in quel di Brunico. La sua formazione, quattro anni di apprendimento e due anni di peregrinazione, ebbe luogo in Tirolo ma anche altrove, come a Venezia e a Padova. Rientrato a Brunico, ottenne la cittadinanza e il titolo di maestro d’arte; si sposò con una certa Ottilia, da cui ebbe un figlio, Hans, che seguì le orme del padre come artista, e una figlia, Margarete.
La prima opera della quale si conosce la data di inizio, il 1471, è l’altare ligneo a portelle della Vecchia Parrocchiale di Nostra Signora, a Gries di Bolzano. Nel secolo XV si era passati dalle singole sculture agli altari lignei a portelle, di origine tedesca: si costituiva così una sintesi di scultura, pittura e falegnameria, creazione di più artisti-artigiani all’interno della stessa bottega. L’intento era di illustrare ai fedeli la Vita di Maria, la Passione di Cristo, le Storie dei Santi.
Le opere più conosciute di Michel Pacher sono appunto le preziose pale d’altare; tra esse, per quanto concerne la nostra diocesi:
il Polittico di san Lorenzo nella chiesa di san Lorenzo (San Lorenzo di Sebato)
il Polittico dell’Incoronazione di Maria per la Vecchia Parrocchiale di Gries (Bolzano)
il Polittico dei Padri della Chiesa per il Monastero di Novacella (Bressanone)
L’altare di Gries, che Michael Pacher a fine maggio 1471 si era impegnato con i contadini di Gries di erigere, non era la prima di tali opere di Pacher; aveva eseguito già nel 1465 per il parroco di Kaltern-Caldaro un piccolo “Flügelaltar”. Stabilitosi a Salisburgo, Michael Pacher vi morì fra il 7 luglio e il 24 agosto 1498.

Autore: Leone Sticcotti

Bello, di nome e di fatto: il nuovo disco di Herbert Pixner

Schïan! è la trascrizione della pronuncia in dialetto sudtirolese della parola tedesca schön, che vuol poi dire bello. E bello, è quello che si sono detti Herbert Pixner e i suoi compari (Manuel Randi, Heidi Pixner e Werner Unterlercher) dopo aver ascoltato il risultato delle registrazioni che hanno dato luogo a questo tredicesimo disco del gruppo, nato come Trio ed evolutosi in Projekt quando una decina di anni fa ne è entrato a far parte Randi.

Negli anni la proposta musicale del fisarmonicista Herbert Pixner si è molto evoluta, osando, battendo nuovi territori, dando sempre maggior spazio alla chitarra elettrica solidamente impiantata su una base acustica in cui non c’è mai una virgola fuori posto. Il disco di studio precedente (Lost Elysion) aveva visto una netta virata verso un sound a tratti sperimentale, quasi psichedelico. Schïan! non è da meno, è più incentrato sul formato canzone (anche se trattandosi di brani strumentali il termine è inesatto) mentre il predecessore era un concept basato su composizioni più d’ampio respiro. Ed è coraggioso perché non vi è nessun richiamo preciso alla musica popolare della nostra regione o dell’arco alpino germanofono da cui Pixner ha cominciato a costruire la propria fortuna artistica.
“Il nostro pubblico – ci racconta il fisarmonicista – si è abituato a questo nostro spaziare e sperimentare, mescolando le carte. Anzi, dirò di più, chi ci segue sembra apprezzare parecchio, la gente non viene ai nostri concerti per ascoltare sempre la stessa cosa, abbiamo un pubblico davvero aperto alle novità. Per questo Schïan! riprende il fatto di usare molto la chitarra elettrica, ma in modo differente, e in alcuni brani abbiamo voluto provare a vedere come si sarebbe inserito un pianoforte a coda nella nostra musica, per questo abbiamo coinvolto Alex Trebo e il risultato ora è alla portata delle orecchie di tutti, nel disco. Lo avevamo ospitato nel tour dell’anno scorso, quando Alex si è unito a noi per alcuni concerti, ma il disco rende particolarmente onore al suo lavoro e per il 2024 (tanto per dare l’idea degli impegni a lunga scadenza di questi artisti, n.d.r) speriamo di fare un tour come quintetto”.
Il risultato è davvero eccellente, Schïan! mette sul piatto suoni suggestivi, si fa ascoltare dall’inizio alla fine stupendo, passando da brani introspettivi, come il preludio iniziale, al tango di Tango n° 5, passando per il blues di Lörget Blues (che cita John Lee Hooker e gli ZZ Top), fino alla musica gitana e al calypso finale di Schallalalala, con coro di bambini e cla batteria di Mario Punzi.
Unterlercher è sempre ottimo, sia col contrabbasso che col basso elettrico, Pixner passa dalla fisarmonica all’organetto diatonico, ai fiati, a seconda della bisogna e l’interplay tra la Stratocaster di Randi (che si esibisce anche con chitarra manouche e flamenco nonché nella splendida Poppy al mandolino) e l’arpa di Heidi Pixner ha un che di magico.
“Quando abbiamo cominciato come trio – spiega Pixner – l’arpa aveva un ruolo prevalentemente percussivo; con le nuove composizioni Hedi è molto più libera di fare dei suoni più aperti rispetto ai valzer e alle composizioni gipsy”.
Lo scorso 28 luglio il gruppo si è imbarcato in un lunghissimo tour che terminerà a Vienna il 27 novembre, con molte date sold out, tre sole in regione (28/9 a Plan de Corones, 26 e 27/10 al Kursaal di Merano), segno che dopo la pausa imposta dal Covid 19 Pixner e soci hanno ripreso a girare alla grande, con un bel calendario concertistico anche per l’anno venturo.
“Gli ultimi due anni e mezzo – prosegue Herbert – hanno visto bloccarsi tutto, abbiamo dovuto annullare interi tour, nel 2021 qualcosa abbiamo fatto, ma è stato un tour sotto continua pressione, spostarsi da uno stato all’altro, da una città all’altra vuol dire incontrare ogni volta un differente tipo di provvedimenti in materia pandemica. Il fatto che ci fosse l’incognita virus a condizionarci ci ha portato via molta energia, bastava solo un bambino di ritorno dall’asilo positivo per dover annullare una data e stare fermi dieci giorni. Non è stato proprio un bel tour quello, per questo quest’anno ci siamo buttati a capofitto nel nuovo progetto, per la gioia di essere di nuovo insieme sul palco, senza pressioni, per poter incontrare di nuovo il nostro pubblico. Per questo ho voluto chiudere il disco con Sciallalalala, un brano festoso, gioioso, con ritmi caraibici; ad un certo punto del brano sembra di aprire una porta e trovarsi ad una festa, tutto il disco è un invito ad aprire quella porta e ad uscire”.

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Isola di Pasqua

“Abbiamo subito apprezzato la dedica che i vostri fiorai bolzanini hanno fatto alla nostra isola” ha dichiarato Juan Pablo Erlangen Villalobos, portavoce del sindaco dell’Isola di Pasqua. La dedica in questione è riferita ovviamente alle fioriere giganti posizionate da maggio nel centro di Bolzano, oggetto di una viva discussione che ha portato ad un riposizionamento direttamente nell’isola in mezzo al Pacifico. “Per ringraziarvi di queste meravigliose fioriere Moai”, ha aggiunto Villalobos “vogliamo proporre un nuovo gemellaggio Bolzano-Rapa Nui: stiamo già progettando delle fioriere a forma di Ötzi!”

Autore: Roberto Tubaro

Ferie, lavoro e… voto

Nella nostra Costituzione il lavoro ha un’importanza fondamentale, al punto che questa dimensione di attività dei cittadini è la prima ad essere citata nell’art. 1, quale vero e proprio principio base.“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” si legge infatti nella prima frase della nostra carta fondamentale. La seconda frase che completa l’art. 1 ci ricorda un altro concetto chiave, ovvero che siamo noi a tenere le fila delle regole del gioco, attraverso il diritto dovere che quest’anno ci porterà alle urne anzitempo, il 25 settembre, con lo scopo di rieleggere il Parlamento (“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”).
Tornando al lavoro, questa è assoluto protagonista anche dell’art. 4. In questo caso si dice che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro” e che “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Quindi non si afferma solo un diritto “teorico” ma si sancisce un vero e proprio impegno dello Stato, affinché questo diritto si esprima nella vita di ognuno di noi. Non solo. Nel prosieguo dell’art. 4 si chiarisce anche che “ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. In questo caso si tratta di un “dovere”, che però – attenzione – non va svolto in una dimensione di schiavistica costrizione, come purtroppo spesso accade. Inoltre: il lavoro del cittadino ha anche un ruolo sociale, positivo, che deve contribuire a farci crescere tutti, non solo economicamente ma anche – potremmo dire più laicamente – dal punto di vista della “qualità” della nostra “civiltà”.
Il lavoro torna poi in diversi altri articoli della nostra carta, tra cui l’art. 36. “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. Sulla prima parte di questo articolo ci torneremo senz’altro. Troppi sono infatti i cittadini che, oggi in Italia, sono poveri (insieme alle loro famiglie) anche se lavorano.
In conclusione non ci resta che ricordare dunque il diritto al riposo e in particolare alle ferie retribuite. Non rinunziarvi è un altro diritto dovere. Durante le vacanze quest’anno potremo anche cogliere l’occasione per chiarirci le idee sulla importante scelta che dovremo compiere a fine settembre. Senza farci incantare dalle promesse vane dei politicanti senza scrupoli che spesso ci prendono per sprovveduti.

Autore: Luca Sticcotti – Direttore del gironale