Un Alto Adige da leggere, in tanti modi

Nuova Rubrica

L’editoria locale o legata in un modo o nell’altro alla nostra terra è particolarmente prolifica, come sappiamo. Sulla pagine dei nostri giornali QuiMedia spesso questi libri hanno fatto capolino, ma ora abbiamo deciso di riservare loro uno spazio specifico, pensato da una lato per segnalare le opere più significative nel loro genere, e dall’altro per mettere a disposizione delle diverse case editrici una sorta di vetrina per le loro novità. Non mancheranno naturalmente gli incontri con gli autori e anche momenti riservati ai privati cittadini che di tanto in tanto si autoproducono i loro lavori, con risultati assolutamente degni di nota. Buona lettura!

Soldati di Sventura
Autore: Luca Fregona
Editore: Athesia

“Hai ucciso?, è una domanda stupida da fare a un soldato in guerra. Ho fatto quello che andava fatto ma senza eccedere”. È una delle tanti frasi che arrivano direttamente al cuore contenute in “Soldati di sventura” (ed. Athesia), il libro di Luca Fregona. Un volume giunto alla terza ristampa che raccoglie testimonianze di un conflitto dimenticato, come tutte quelle guerre che “non ci riguardano” e che la coscienza collettiva rimuove. Solo che questo conflitto – quello fra una Francia colonialista e un’Indocina che voleva l’indipendenza – è in qualche modo parte della storia dell’Alto Adige. La storia di Beniamino Leoni ha dell’incredibile, la sua è una vita che ne contiene altre mille; quando si trova suo malgrado a doversi arruolare nella Legione ha da poco passato la ventina di anni, ma è già stato all’inferno ed è tornato più volte. Ed è solo l’inizio, perché poi vive l’addestramento, il trasferimento sul fronte in Indocina, e da qui una serie di vicende che attraversano la sua esistenza fino al suo ritorno a casa 10 anni dopo.
Nel secondo racconto il protagonista è Emil Stocker, figlio di un sottufficiale dei Kaiserjäger che nel ’39 opta per la Germania. Il piccolo Emil finisce nella Hitlerjugend, dopo la guerra torna in Alto Adige e si arruola nella Legione. L’autore trasporta il lettore in pieno fronte, lo fa scivolare nei bunker e gli fa sentire le pallottole fischiare. Emil è una macchina da guerra, ma pagina dopo pagina fa tenerezza, perché pur essendo uno dei “cattivi” riesce a dimostrare che la guerra (soprattutto se inizia fra le mura di casa) porta l’uomo a trasformarsi in qualcosa contro natura.
Terzo personaggio: la storia è quella di Rodolfo – Rudi Altadonna narrata attraverso il ricordo del fratello Guglielmo – Willy. Perché Rudi è scomparso, inghiottito dai flutti di quella guerra senza patria. Le sue lettere dal centro di addestramento e poi dal fronte sono strazianti, e a renderle ancora più vive sono le scansioni di queste missive pubblicate fra le pagine del libro.
Quella di Fregona è una grande opera contro la guerra. Ci si immerge come in un romanzo d’avventura, ci si lascia coinvolgere da atmosfere esotiche che fanno sognare, ci si immedesima con i protagonisti del libro perché sono dei duri, ma parlano la nostra lingua. E lascia un forte amaro in bocca, perché il lettore riesce a capire che ogni proiettile sparato è una vita che si spezza, e ogni dito che preme il grilletto è un’anima rotta.

Luca Masiello

La maestra silenziosa
Autrice: Petra Cola
Editore: Rizzoli

L’autrice di questo libro è una giovane bolzanina che negli ultimi anni ha avuto un significativo successo come influencer digitale freelance. Per i non esperti in materia: attraverso le sue pubblicazioni sul social network Instagram la giovane altoatesina amante della montagna è riuscita a sommare (finora) ben 111mila follower, ovvero persone che seguono con passione il suo “profilo”.
Si tratta di un successo senza precedenti per un’altoatesina e Petra, ottima fotografa e sportiva a tutto tondo, è riuscita a sbarcare anche nell’editoria, realizzando un libro in cui racconta il suo percorso personale e l’amore per le montagne della sua terra. In particolare Petra Cola ha scritto un libro “al femminile”, indicando la montagna come sua “maestra” silenziosa” e spiegando cosa vuol dire secondo lei vivere la montagna in quanto donna.
Nel libro Petra collega di continuo tradizione e innovazione, facendo perno anche sulle conoscenze acquisite come testimonianal di alcune aziende di punta del settore. Grande importanza, soprattutto nella prima parte del libro, è riservata ai valori immutabili della montagna, che vengoni rilanciati in ottica terzo milliennio, tra orizzonti e libertà. Petra Cola non dimentica di spiegare cosa significa praticare lo sport in alta quota, al di là dell’aplinismo e dell’escursionismo. Prendendosi anche gli opportuni spazi per segnalare ai lettori del resto d’Italia (il libro è ben distribuito a livello nazionale) alcuni aspetti della storia dell’Alto Adige. E sappiamo tutti quando ce ne sia sempre bisogno.
Il libro è infine un ottimo spunto anche per le escursioni. Sono infatti una ventina quelle segnalate, tutte in provincia di Bolzano e tutte raccontate anche attraverso una serie di belle foto che ritraggono l’autrice.


Luca Sticcotti

Processi a Bolzano
Autore: Ettore Frangipane
Editore: Reverdito

L’ultima fatica letteraria di Ettore Frangipane getta una nuova luce sull’attività del Tribunale Speciale che, durante l’occupazione tedesca, a Bolzano giudicava i resistenti al nazismo. Tutti gli atti dei processi vennero distrutti, ma l’autore è riuscito in parte a ricostruirli attingendo alle notizie apparse sul giornale Bozner Zeitung e al diario dell’allora cappellano del carcere Don Giovanni Nicolli.

Pesce finto di Claudia

INGREDIENTI

2 rotoli di pasta sfoglia (rettangolare o tonda)
400 gr circa di patate
2 scatole di tonno da 240 gr
1 scalogno piccolo

Per decorare: olive nere

PREPARAZIONE

Lessate le patate e schiacciatele quando sono ancora tiepide.
Incorporate alle patate il tonno sgocciolato e lo scalogno tritato finemente.
Aggiustate il sale secondo il vostro gusti.
Stendere un rotolo di pasta sfoglia e adagiarvi sopra l’impasto formando una sorta di pesce e tagliando le parti in più.
L’altro rotolo serve per le decorazioni (squame, pinne, ecc…).
Qui e là porre delle olive seguendo la propria fantasia.
Cuocete in forno ventilato a 175 °C per circa 20/25 minuti.
Con i ritagli avanzati potete fare dei salatini da infornare con il vostro pesce finto.

Una nuova veste. Per voi e per noi.

Nello scorso numero dei nostri giornali abbiamo riflettuto sul significato degli auguri in occasione delle festività e del nuovo anno che si approssimava. In questo primo numero del 2022 torniamo nelle vostre case, come sempre in punta di piedi, ma con una sorpresa, piccola ma comunque significativa. Abbiamo leggermente modificato il layout, ovvero la grafica dei giornali, rendendola più leggera e moderna. Si tratta di un restyling estetico ma che, nel corso dell’anno, andrà di pari passo anche con altri cambiamenti. Man mano faranno la loro comparsa nuove rubriche e si affaccerà qualche collaboratore in più per la scrittura dei nostri contenuti, arricchendo con sguardi inediti e diverse prospettive il racconto delle nostre comunità, vero e unico scopo della nostra esistenza nel panorama dell’editoria locale.
In questo giornale per motivi di spazio non trovate la pagine degli annunci. è la prima volta che succede e ce ne scusiamo con i molti di voi che utilizzano questa sezione, gratuita, per trovare interlocutori alle loro offerte. Invece non manca la chiacchierata che ogni anno realizziamo con un collega giornalista, per rileggere le notizie più importanti dei dodici mesi appena trascorsi. In questa occasione abbiamo pensato di privilegiare l’ottica dell’innovazione, che ci pare la giusta chiave di lettura dei tempi difficili che stiamo vivendo. Una prospettiva che sposta naturalmente l’attenzione sui giovani, l’ambiente e il futuro. E le risorse che la nostra realtà locale dovrà per forza di cose adottare per rilanciare il suo sviluppo, in una necessaria duplice ottica di sostenibilità e di collaborazione tra le generazioni. A proposito: il giornale che ricevete viene scritto da altoatesini la cui età spazia dai 19 agli 85 anni, senza trascurare nessuna decade di mezzo. Comunità per noi significa anche questo. Ogni età ha il suo perché ed è in grado di raccontare, spaziando con lo sguardo avanti e indietro, senza indicare una generazione come “il problema”. C’è spazio per tutti. Anzi: rinnoviamo il nostro invito anche a voi. Raccontateci le vostre storie, le vostre esperienze e i vostri quartieri. Sono infatti anche le “nostre” storie.

Autore: Luca Sticcotti

Ecco la nostra nuova vita “onlife”

Sono passati ormai più di 5 anni da quando il filosofo Luciano Floridi ha coniato il termine “onlife”, a significare che la nostra vita si svolge ormai in un continuo coesistere tra la dimensione fisica (offline) e quella digitale (online). Nelle nostre città siamo in effetti sempre più “onlife”. Un interessante esempio di questa commistione è l’utilizzo del web, dei dispositivi cellulari, e di tecnologie che permettono di fornire informazioni e servizi agli utenti in base al luogo esatto in cui si trovano, e agli oggetti che li circondano. La più semplice tecnologia di questi “servizi localizzati” è quella, di cui abbiamo già parlato, del QR Code: un codice a barre a due dimensioni, ormai noto a tutti per la dibattuta questione del greenpass. Basta posizionare un apposito QR Code in un punto preciso della città, assicurandosi che, una volta letto, rimandi a una pagina web appositamente sviluppata (o sia interpretabile in modo corretto da una app presente sul cellulare), e il gioco è fatto. Un esempio di questo approccio è “Di Verso Inverso”, il “percorso di realtà aumentata” dedicato a Dante nell’occasione dei 700 anni dalla sua morte. Nove installazioni, distribuite nelle città di Bolzano, Merano, e Bressanone, possono essere fruite nella loro dimensione fisica e, allo stesso tempo, rimandano a contenuti digitali accessibili inquadrando QR code posti su esse. Per poter fruire dei contenuti digitali, basta scaricare la app gratuita imaginAR e seguire le istruzioni. La presenza di QR Code richiede un approccio attivo da parte delle persone: sono loro a decidere se inquadrare o meno il codice, e fruire dei corrispondenti contenuti digitali.
Diverso è il caso dei beacon, veri e propri “fari digitali” bluetooth che, posizionati nelle città in precisi punti, interagiscono autonomamente con i dispositivi cellulari, scatenando (previo consenso) azioni specifiche che vengono eseguite dai cellulari stessi, tipicamente sfruttando il web per ottenere ulteriori informazioni. Le applicazioni sono davvero tantissime: si va dall’inviare automaticamente a un turista informazioni sui punti di interesse della città che incontra camminando, a inviare pubblicità su sconti e offerte quando si passa davanti ad un negozio. Beacon Südtirol-Alto Adige, un progetto finanziato dal fondo sociale europeo e svolto tra il 2018 e il 2020, ha creato un’infrastruttura di beacon molto capillare su tutto il territorio altoatesino. Tra le applicazioni che sono state realizzate su questa infrastruttura c’è quella che traccia la posizione esatta dei bus nelle città di Bolzano e Merano, grazie appunto alla presenza di beacon posti alle fermate e sui bus stessi. Maggiori informazioni sono disponibili al sito beacon.bz.it

Autore: Marco Montali

“Sporcatevi le mani, mordete la vita, impegnatevi”

Tra i primi atti politici importanti del nuovo anno ci sarà l’elezione del Presidente della Repubblica. Intanto Sergio Mattarella, nel congedarsi dal 2021 e dal suo settennato, ha dato importanti spunti di riflessione. Lo ha fatto nel tradizionale discorso del 31 dicembre: un viatico per un 2022 ancora pieno di incognite.

“Ho percepito accanto a me l’aspirazione diffusa degli italiani a essere una vera comunità, con un senso di solidarietà che precede, e affianca, le molteplici differenze di idee e di interessi”. Il presidente della Repubblica Mattarella sottolinea la capacità che molti hanno avuto di guardare ai bisogni e alla situazione degli altri, un atteggiamento necessario se si vuole superare l’emergenza. Grazie dunque “per la maturità e per il senso di responsabilità” a chi, “fidandosi della scienza e delle istituzioni, ha adottato le precauzioni raccomandate e ha scelto di vaccinarsi”.
Centrale, nel discorso del Presidente, il ruolo dei giovani, presente e futuro. Essi “sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani”.
Alle nuove generazioni Mattarella sente di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società. Lo fa con le espressioni tratte da una lettera del professor Pietro Carmina, vittima del drammatico crollo di Ravanusa, che nel salutare i suoi studenti al momento della pensione, aveva scritto: “Usate le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha. Non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare…”.

Autore: Paolo Bill Valente

Il Welschwirt di Laives

Nel XVI secolo, Laives, piccolo borgo rurale alle porte di Bolzano, era un noto centro commerciale. Le strade brulicavano di vita (anche troppa, secondo gli abitanti dell’epoca, esasperati dal “gazèr” dei forestieri) ed era un viavai ininterrotto di carri e carrozze che sollevavano un gran polverone. Vi transitavano quotidianamente – e in particolare nei periodi di fiere e mercati – decine di commercianti, zatterieri, carrettieri e tutto quel popolo nullafacente in cerca di fortuna che accompagna sempre le attività più floride.
I Sacco di Rovereto, che gestivano in regime di monopolio il trasporto sull’Adige, avevano la loro base operativa a Bronzolo e tenevano a libro paga una quantità infinita di maestranze. Costoro erano temuti per la loro condotta a dir poco esuberante, tanto che i pacifici agricoltori del posto li definivano “dei veri e propri banditi”.
Ruberie e zuffe erano all’ordine del giorno e non di rado sfociavano nel sangue.
Il luogo più frequentato da questa stravagante umanità erano ovviamente le osterie. Le più importanti si affacciavano sulla vecchia via postale e commerciale. Alle porte del paese si trovava il “Kalten Keller” (Caneve), poco oltre, dove la strada imboccava l’odierna via D. Chiesa, il “Krueg” o “Großhaus”.
Nel vecchio paese dominava la scena lo storico “Koelbl” (Posta Vecchia). Lungo l’odierna via Marconi si trovava il “Burger” (carceri) e alla biforcazione per Bronzolo e la “Länd” (porto e dogana), quella più frequentata dai zatterieri e commercianti di legname: il “Welschwirt” (oste degli italiani).
Non era questo il suo vero nome ma probabilmente veniva chiamata così grazie ai suoi avventori. In realtà si chiamava “Raimann” e, più tardi, anche “Goldene Rose”. Solo in epoca più recente prese poi il nome “Gutleben”, derivato da tale Johann Baptist Guettleben, che la gestiva a metà del XVIII secolo. Il nome “Casa Rossa”, prevalente nel XX secolo, derivò invece dalla colorazione dell’edificio.
Il “Welschwirt”, come detto, era il luogo di ritrovo preferito di tutti coloro che gravitavano attorno alle “Reif” (depositi di legname) e al porto sull’Adige. Sull’odierna via Vadena, si trovava infatti anche la “Reif” del Comune di Nova Ponente, che faceva concorrenza a quella vescovile e a quella dei Conti del Tirolo presso l’Aichner, che pure gestiva da decenni il trasporto dei tronchi fino all’imbarcadero.
Il “Welschwirt”, di proprietà dei Lichtenstein (e quindi dei vescovi di Trento), è documentato dalla fine del XV secolo; allora lo gestiva tale Lienhart Raimann, da cui prese il nome.
Nel 1540 gli subentrò Joerg Kippermann e nel 1582, dopo la sua morte, acquistò il maso il proprietario del “Großhaus” Matheis Preth. Nel 1726 appare la denominazione “Welschwirt”, e nel 1828 il sacerdote Johann Gentili acquistò il maso dal Barone von Eyrl per rivenderlo nel 1892 alla famiglia Gerber, che lo conservò fino ad oggi.
Ora, a breve, questo “monumento” cittadino farà posto ad un condominio: e speriamo che delle preziose mura rimanga non solo un pallido ricordo.

Autore: Reinhard Christanell

Via Vanga, viaggio all’origine del nome

Via dei Vanga, è una delle vie che delimitano il centro storico di Bolzano. A chi e cosa si riferisce tale denominazione? I Vanga erano una nobile famiglia bolzanina; originaria di Burgusio (Val Venosta), nel XII secolo si era stanziata a Wangen (Vanga), frazione del Comune di Renon. Ma i Vanga fissarono la loro residenza anche a Bolzano costruendo una torre intorno alla quale sarebbe sorto, all’imbocco della Val Sarentina, un maniero. A dare lustro alla famiglia dei Vanga fu Federico, il figlio di Adelperone I, il quale aveva spostato nei pressi di Bolzano i suoi interessi economici. Intrapresa la carriera ecclesiastica, Federico divenne canonico di Augusta, nonché decano del Capitolo di Bressanone. Il 9 agosto 1207 fu eletto vescovo di Trento, con insediamento nella residenza episcopale il 18 novembre, festa della dedicazione della cattedrale. Federico di Vanga, il quale fu il primo vescovo a segnarsi con il titolo di principe, si distinse per intelligenza, energia, senso e tatto politico. Si pose subito all’opera, infatti già nel 1208 celebrò un Sinodo diocesano. Oltre a concedere ai due fratelli la costruzione del castello che sorge all’estremità di una roccia porfirica, strapiombante su tre lati sul torrente Talvera, a lui si deve la fondazione di Castel Rafenstein (Sarentino), ma sopratutto l’ideazione e la programmazione dell’attuale cattedrale trentina. Promosse la fondazione di vari ospizi per pellegrini, come quello di Longomoso sul Renon. Il vescovo Federico di Vanga mostrò abilità ed esperienza anche nell’amministrazione del principato; godette della fiducia dei sovrani, come Ottone IV di Brunswick (1182-1218) e Federico II di Svevia (1194-1250). Partecipò anche al Concilio Lateranense IV (Roma, novembre 1215). Partito per la quinta Crociata, morì il 6 novembre 1218 ad Accon, sulle coste della Siria, presso Tolemaide. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria degli Alemanni, dell’Ordine Teutonico.

Autore: Leone Sticcotti

Uno spazio dipinto di Blu pieno di musica

Nelle ultime settimane, sul canale Spotify di Musica Blu, hanno cominciato a fare capolino diversi post musicali dedicati alle attività presenti e passate dell’Associazione. Tutto è cominciato con la realizzazione di un EP con quattro brani intitolato Mettetevi scomodi, che è un po’ il sunto di un’iniziativa nata durante i mesi del lockdown e che si è poi conclusa con un incontro in presenza tenutosi la scorsa estate sui gradoni dell’arena del Pippo.Stage a Parco Petrarca.

Abbiamo colto l’occasione per incontrare Diego Baruffaldi e Thomas Traversa (artefici dell’iniziativa insieme a Maddalena Ansaloni) e fare il punto della situazione su questa ed altre recenti iniziative nate nell’ambito di Blu Space (la branca aggregativa di Musica Blu).
“Il nostro obiettivo – spiega Baruffaldi – è sempre stato quello di far diventare il nostro centro giovani un punto d’incontro anche per musicisti, farli conoscere, creare una situazione di supporto, vicinanza, crescita, condivisione di musica. In tempi normali lo facevamo con l’organizzazione di laboratori e concerti, coinvolgendo quando possibile anche dei big. Col secondo, lungo lockdown ci si è posto il problema di come fare non potendo contare sugli eventi in presenza, così sono nate alcune situazioni con concerti online senza pubblico, o, nel caso di Mettetevi scomodi, un’intervista accompagnata da ascolti di mp3 o video che abbiamo ricevuto dai partecipanti. La dimensione online, se da un lato è penalizzata dall’assenza del pubblico, dall’altra ha la capillarità della diffusione e ci ha permesso di raggiungere giovani interessati al progetto in tutta la penisola.”
Alla base dell’idea delle interviste con ascolti c’è l’esperienza maturata da Thomas Traversa, che nel primo lockdown aveva condotto dei programmi d’impostazione simile su Radio Quarantenna. Quando verso l’estate è stato possibile tornare ad organizzare eventi col pubblico, per i ragazzi di Blu Space è stato naturale, a chiosa del loro progetto, portare alcuni dei musicisti incontrati online nell’anfiteatro del Pippo per una sorta di gran finale.
“Maddalena ed io – è Thomas Traversa a parlare – abbiamo molti contatti in giro, in altre città, così abbiamo allargato il circuito anche al di fuori dei confini locali. Nel 2021 abbiamo realizzato quindici puntate, il format era abbastanza semplice, basato su una chiacchierata di una quarantina di minuti.
Col nuovo anno sarà Maddalena da sola a condurre la cosa, ma finché sarà possibile invece di essere online, gli incontri si svolgeranno in diretta.”
Tra i progetti messi in cantiere da Blu Space, a coronamento di Mettetevi scomodi e del Songwriting Circle, c’erano le realizzazioni di due CD durante l’estate, contando sul fatto che Musica Blu ha un eccellente studio di registrazione. Dopo aver riflettuto su come concretizzare la cosa, i responsabili sono però giunti alla considerazione che trattandosi di prodotti dedicati ai giovani il formato CD poteva essere obsoleto oltre che costoso da produrre.
“Thomas ha avuto l’idea di creare un canale Spotify di Musica Blu – prosegue Baruffaldi – e da lì, dall’avere il canale al comprendere che c’era la possibilità di mettere online un sacco di altre cose legate alle nostre iniziative, il passo è stato breve. Così un po’ alla volta oltre all’EP Mettetevi scomodi abbiamo postato anche i brani registrati nel nostro studio durante le varie edizioni di Mixer, produzioni musicali per bambini realizzate da Franco Bertoldi e alte cose.”
L’ultima iniziativa di Blu Space è partita a fine novembre ed è la nuova edizione di una versione autoctona di Ka Boom, la serie che viene postata su youtube: nella fattispecie vengono create delle coppie tra i musicisti che prendono parte all’iniziativa, viene poi affibbiato loro un titolo a sorpresa e partendo dal titolo devono cimentarsi col comporre una canzone.
“Visto che la cosa è nata durante il lockdown – racconta Baruffaldi – di solito per il titolo veniva preso un libro lo si apriva a pagina 19 e se possibile si trovava qualcosa di adatto alla diciannovesima riga. Per il primo ciclo di Ka Boom ci siamo affidati alle frequenze di Radio Quarantenna, i ragazzi avevano a disposizione una settimana, poi facevamo ascoltare il risultato dell’esperimento lasciando raccontare ai ragazzi il processo creativo. Al momento, un po’ nello studio di Musica Blu, e un po’ in quello casalingo di Thomas, si stanno producendo le canzoni nate da questa esperienza e quando saranno pronte saranno anch’esse disponibili sul nostro canale Spotify. Per quanto riguarda la nuova stagione di Ka Boom, come per Mettetevi scomodi, tutto avverrà in presenza nella nostra sede e i ragazzi invece che in una settimana dovranno comporre la canzone in un’ora e mezza. Ovviamente non vogliamo dimostrare che scrivere una canzone è cosa facile o da poco, l’obiettivo primario resta quello di fare incontrare i ragazzi, facendo fare loro una cosa carina, che li entusiasma e che li fa uscire da qui felici.”

Autore: Paolo Crazy Carnevale

Don’t look up

Dall’osservatorio astronomico Max Valier di San Valentino, una coppia di astronomi si accorge dell’esistenza di un meteorite che colpirà in pieno Bolzano in circa sei mesi e che distruggerà completamente l’intero territorio euroregionale. La notizia però non sembra interessare la politica e tantomeno la popolazione, concentrata al momento su problemi più importanti, come la toponomastica e il concerto di Vasco Rossi per 120mila persone che si terrà a maggio nella Trentino Music Arena. Nel dubbio però si sta organizzando un mega-raduno degli Schützen, pronti a colpire il corpo celeste con i loro fucili caricati a salve!

Autore: Roberto Tubaro

Auguri. Sulle ali degli uccelli.

Da sempre quando si avvicinano le festività di fine anno il mio pensiero va all’origine etimologica della parola auguri. Nell’antica Roma e fra gli Etruschi esisteva un tipo di sacerdote il cui compito era interpretare la volontà degli dèi dal volo degli uccelli. E proprio questi erano gli àuguri.
Leggere il volo degli uccelli… si tratta di un’immagine davvero piena di poesia.
E oggi, quando da millenni ormai nessuno più contempla il volo degli uccelli per trarne auspici, l’augurio rimane comunque un desiderio, una buona speranza che si esprime in occasioni speciali. Quasi come se già si conoscesse il volere delle divinità, corrispondente a ciò che si augura.
Il mio pensiero torna però lì: osservare il volo degli uccelli non ci farebbe male anche oggi. Ci servirebbe per liberare la mente da stress, ansie e – magari – pensieri negativi. Si tratterebbe di una sorta di meditazione che – facendoci volgere lo sguardo verso l’alto – potrebbe aiutarci a dimenticare, per qualche secondo, le miserie del nostro… “basso”.
In ogni caso fa impressione pensare che qui, proprio dove siamo adesso, persone come noi ma con credenze diverse ci abbiano lasciato in eredità idee e modi di dire così duraturi.
Questa cosa ci fa percepire – nell’augurare buon anno, o buon Natale – una radice profondissima. Facendoci rendere conto che le nostre parole non sono che l’antica sedimentazione di altre parole pronunciate da chi, tanti anni fa, condivideva la nostra stessa terra e… il nostro stesso cielo.
A ciò va aggiunto che l’etimologia della parola auguri nella nostra provincia si può inoltre combinare con quella dell’analogo verbo in lingua tedesca. Nello specifico “wünschen” sposta l’attenzione sul desiderio che ci anima quando facciamo gli auguri, compiendo una vera e propria “scelta” di fondo, legata – mi dicono – ad un termine Proto-IndoEuropeo che significa anche amare.
Il cerchio si chiude, insomma.
Buone feste!